Perché la Vergine Maria non chiese l’eutanasia di Gesù Cristo sulla croce, come invece permetterà il governo di Giuseppe Conte, bimbo prodigio di Villa Nazareth? Però per la Segreteria di Stato Vaticana e per i Vescovi Italiani il vero problema era Matteo Salvini che esibiva il rosario in piazza

— attualità ecclesiale —

PERCHÉ LA VERGINE MARIA NON CHIESE L’EUTANASIA DI GESÙ CRISTO SULLA CROCE, COME INVECE PERMETTERÀ IL GOVERNO DI GIUSEPPE CONTE, BIMBO PRODIGIO DI VILLA NAZARETH? PERÒ PER LA SEGRETERIA DI STATO VATICANA ED I VESCOVI ITALIANI IL VERO PROBLEMA ERA IL POPULISTA MATTEO SALVINI CHE ESIBIVA IL ROSARIO IN PIAZZA

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Mentre in Italia vince la cultura satanica della morte, seguitino pure a correre dietro al moderno dogma supremo del migrante, i Cardinali Pietro Parolin e Gualtiero Bassetti, amoreggiando ora col mondo, ora coi bimbi prodigio di Villa Nazareth del defunto capo-modernista Cardinale Achille Silvestrini. Noi invece siamo lì, inginocchiati nel posto migliore, sotto la croce di Cristo, dalla quale non cola la morte, ma il sangue che ci ha redenti. E di tutta questa gente, rossi di colore politico o rossi di porpora cardinalizia, non abbiamo proprio paura, all’ombra della croce di Cristo Dio.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Il Sommo Pontefice e il Capo del Governo Italiano Giuseppe Conte, incontro privato dopo i funerali del Cardinale Achille Silvestrini

Oggi la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 580 del Codice penale [cf. QUI] che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio e per il quale erano previste delle pene tra i 5 e i 12 anni di reclusione. La Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi sulla questione dalla Corte d’Assise di Milano nell’ambito del processo che vede imputato un celebre Cavallo di Troia: l’esponente del Partito Radicale Marco Cappato, coinvolto nel suicidio assistito di Fabiano Antoniani, noto al pubblico come Dj Fabo [cf. QUI] In questo modo la Suprema Corte ha aperto una porta alla possibilità di aiutare una persona a morire, dichiarando lecito l’ingresso del Cavallo di Troia e decretando che una norma che punisce il suicidio assistito ma che non tiene conto della situazione di chi soffre in modo insostenibile, è da considerarsi incostituzionale. Dunque, a partire da oggi, la Suprema Corte ha stabilito con sentenza il “diritto a morire” dichiarando allo stesso tempo:

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«non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

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A questo punto dovrà intervenire il legislatore con un’apposita legge, vale a dire proprio quel governo presieduto dal Professor Giuseppe Conte tanto appoggiato dalla Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana. In questo, come in altri casi, si mettano l’animo in pace i buoni fedeli cattolici, perché sia dalla Santa Sede, sia dalla Conferenza Episcopale Italiana, non udrete mai il dignitoso e umile lamento: “Perdono, abbiamo sbagliato”. Perché le logiche della peggiore superbia, che è la superbia clericale, funzionano sulla base di questo principio che in sé ha ovviamente del blasfemo: il Divino Padre e il Divino Figlio, possono anche sbagliare a far procedere il Divino Spirito Santo, ma la Santa Sede e la Conferenza Episcopale Italiana no, non possono sbagliare valutazioni e giudizi, mai!

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Mentre un Governo formato anche da membri della più furibonda sinistra radicale si accinge a brindare il varo della legge sull’eutanasia mascherata da “caso estremo”, la Suprema Corte Costituzionale ha aperto tutte le piste assoggettando la non punibilità:

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«[…] al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) ed alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente […] l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già aveva sottolineato nella sua precedente ordinanza 207 del 2018. Rispetto alle condotte già realizzate, il giudice valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate».

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All’udienza erano presenti Marco Cappato e la compagna di Dj Fabo, assieme a loro anche Mina, la vedova di Piergiorgio Welby, morto nel 2006 dopo che su sua richiesta gli era stato staccato il respiratore che lo teneva in vita. Tutti hanno pubblicamente esultato, come se la morte fosse una vittoria. Dal proprio canto Marco Cappato ha ribadito appellandosi niente meno che al dovere morale: «Ho aiutato Fabiano perché l’ho ritenuto un mio dovere morale» [cf. QUI]. Per poi seguire a gioire con un twitter: «Vittoria della disobbedienza civile; da oggi tutti più liberi, anche chi non è d’accordo».

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Queste parole suonano come bestemmie sataniche alle orecchie di qualsiasi spirito cristiano che durante la memoria pasquale rivive il mistero di Cristo che vince la morte con la sua risurrezione, alla quale tutti siamo resi partecipi. Oggi invece, da un degno prodotto di quel partito mefistofelico noto come Partito Radicale, ci tocca udire che la conquista è invece la morte, con tanto di richiamo a “doveri morali”. A questi commenti di giubilo hanno fatto seguito quelli del Senatore del Partito Democratico Monica Cirinnà, sui quali sorvoliamo, perché con le parole di Marco Cappato abbiamo detto più o meno tutto. Solo una cosa possiamo aggiungere: sotto i nostri occhi apatici e impotenti di cittadini cattolici, tutti quanti muniti di certificato elettorale, ma soprattutto beneficiari dei diritti costituzionali di libertà di pensiero, parola ed espressione, che nessuno può certo revocarci in quanto cattolici, abbiamo assistito alla penosa resa di una Chiesa italiana ormai fossilizzata in modo sclerotico-ossessivo solo sui migranti, mentre nel nostro Paese è ormai entrato il Cavallo di Troia della cultura della morte: il suicidio assistito.

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Altrettanto importante sarebbe notare la perfetta ripetizione di quanto già avvenuto a suo tempo nel 1978 col referendum sulla legalizzazione dell’aborto: i sostenitori di certe leggi, che mirano in vario modo a toccare al cuore la vita ― come se essa fosse un bene disponibile nelle mani di elettori, legislatori e medici ― le loro lotte le scatenano sempre basandosi su casi limite, anzi su casi rarissimi. Giocando su di essi vanno prima a colpire l’emotività collettiva, poi compiono un sovvertimento delle leggi fondamentali invertendo la stessa logica giuridica: trasformare l’eccezione ― spesso non rara bensì rarissima ― in regola generale. Sia chiaro: il diritto tiene conto da sempre della esistenza e della possibile sussistenza dell’eccezione rara, ma al momento in cui essa, previa manipolazione, finisce trasformata in regola generale, a quel punto siamo dinanzi alla vera e propria aberrazione giuridica e legislativa.

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Casomai molti non se ne rendessero conto, è bene chiarire che siamo solo all’inizio del processo di radicale e diabolica disumanizzazione. Il Cavallo di Troia è stato infatti appena introdotto, ancóra i soldati non sono usciti dal suo ventre, ma tra poco sortiranno fuori. Poi, in un futuro affatto lontano, grazie agli esponenti di quegli attuali partiti che urlano per ogni nonnulla al fascista e al nazista, ci ritroveremo in una società a tal punto libera e democratica da far impallidire il Terzo Reich nazista, ma soprattutto il Dottor Josef Mengele. E domani, ai più squisiti sensi di legge e senza consenso alcuno da parte degli interessati o dei loro familiari, saranno soppresse persone gravemente ammalate che permanendo in vita senza possibilità alcuna di cura e di guarigione, indistintamente giovani o anziani, non dovranno gravare sui bilanci dello Stato e sul Servizio Sanitario Nazionale. Anche perché la nostra popolazione, sempre più vecchia e con tasso di natalità al di sotto dello zero da quattro decenni, non tarderà a scoprire che i tanto accolti e desiderati migranti, non verranno affatto nel nostro Paese per cambiarci i pannoloni, né per porgerci le padelle e svuotarci i pappagalli, né per reggere e pagare col loro lavoro, con le loro tasse e con i loro contributi il nostro sistema pensionistico destinato al futuro collasso assieme al servizio sanitario nazionale.

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Se infatti non vivessimo obnubilati dal politicamente corretto, dovremmo sapere che la gran parte dei giovani africani che emigrano verso il nostro Paese, perlopiù provengono da Paesi nei quali i maschi non hanno mai brillato né per voglia né per capacità di lavoro. Ciò per un discorso puramente antropologico e culturale: nelle società di certi Paesi africani a lavorare sono le donne, non gli uomini. Dal canto loro, le nostre Forze dell’Ordine ed i fascicoli giudiziari che tracimano per certi specifici reati nei nostri tribunali, dimostrano che quando questi maschi antropologicamente e culturalmente sfaccendati si mettono a lavorare, creano spesso imprese di questo genere: prendono mogli e figlie e le portano a prostituirsi per le nostre strade. Quanti, ma soprattutto quanto numerosi sono i mariti ed i padri originari della Nigeria arrestati ripetutamente per sfruttamento della prostituzione, in particolare di quella minorile? Eppure a suo tempo, quella “grande scienziata” del Senatore Laura Boldrini, ebbe l’ardire di affermare che se non avessimo accolto i migranti, domani non avremmo avuto nessuno che da vecchi ci avrebbe cambiati i pannoloni (!?). Presto detto: o questa Senatore ha scambiato i giovani nigeriani musulmani nullafacenti, con una comprovata propensione alla violenza e al delinquere, per degli operosi cattolici filippini, notoriamente laboriosi nonché particolarmente rispettosi per anziani e ammalati, oppure stava proprio recitando sul set di un film di fantascienza, come da anni tendono a fare gli esponenti del Partito Democratico. C’è però anche una terza possibilità: forse la Senatore non conosce proprio usi, costumi e abitudini di alcune popolazioni del Continente Africano, quelle che peraltro producono i più alti flussi migratori e allo stesso tempo il più alto numero di reati commessi, una volta giunti in Europa. Detto questo si noti bene: ad affermare simili cose, non sono io dopo avere vestito i panni del cosiddetto razzista, fascista e nazista, ma sono i fatti e gli atti giudiziari. Basterebbe solo fare un giro nei vari Paesi europei per scoprire all’istante che neppure la solerte, disciplinata e rigorosa polizia della Repubblica Federale Tedesca, riesce a tenere a bada certe bande di delinquenti violenti, perlopiù provenienti dalla Nigeria.

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Come dicevamo poc’anzi non è un mistero che l’attuale governo sia stato appoggiato in modo sfacciato dalla Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana. E di questo governo è Primo Ministro il Professor Giuseppe Conte, un bimbo prodigio cresciuto presso Villa Nazareth a Roma, tra le sottane affatto compiante del Cardinale Achille Silvestrini, modernista a tutto tondo e membro di spicco della cosiddetta cardinalizia Mafia di San Gallo. Per pudore ecclesiale e amore di patria molti di noi hanno scelto di tacere, ma chi conosce certi personaggi e il loro modo di agire, ha compreso all’istante, nei giorni della crisi di governo apertasi in pieno agosto, che il famoso discorso rivolto principalmente all’attacco del Ministro dell’Interno, Senatore Matteo Salvini, dal Professor Giuseppe Conte [cf. QUI], è stato scritto in buona parte tra la Segreteria di Stato e Villa Nazareth, ubicata a Roma in via della Pineta Sacchetti, luogo ameno dove peraltro è molto più facile incontrare e intrattenersi a colloquio in modo del tutto riservato col Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.

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Grande paura è stata mostrata per il populista Matteo Salvini, mentre i giornali cattolici “di regime” dissertavano sulla inopportuna esibizione della corona del rosario e sui suoi richiami al Cuore Immacolato della Vergine Maria, quasi come fossero autentiche bestemmie. Soprassediamo poi sui tweet e le battute inopportune nelle quali si è cimentato Padre Antonio Spadaro, che spazia ormai tra la voce del padrone e la voce dell’incoscienza. Adesso, queste stesse persone, si ritroveranno a raccogliere i frutti che hanno seminato e in breve, il loro bimbo prodigio di Villa Nazareth, dovrà aprire con le sue stesse mani la pancia del Cavallo di Troia introdotto dentro la nostra Città. Questi sono i fatti ed i risultati di una Santa Sede e di una Conferenza Episcopale Italiana che irritata dalle corone del rosario e dai richiami populisti al Cuore Immacolato della Vergine Maria, si è messa ad amoreggiare con le frange della Sinistra radicale, della quale conosciamo da sempre le varie istanze: l’eutanasia, l’abolizione dell’obbiezione di coscienza per i medici che non intendono praticare aborti, il matrimonio tra coppie omosessuali, la concessione alle stesse dell’adozione di bambini, la liceità dell’utero in affitto, l’imposizione della educazione al gender nelle scuole primarie e via dicendo a seguire … Però, lo ripetiamo di nuovo: il problema erano le corone del rosario e le invocazioni rivolte al Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria.

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Temo invece purtroppo che il grosso problema è costituito da camaleonti professionisti come l’attuale Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Gualtieri Bassetti, che alcuni decenni fa, prete fiorentino che era, saliva sui pulpiti nei periodi pre-elettorali e invitava a votare alla Democrazia Cristiana, fosse persino costato turarsi il naso per non sentire la puzza. Oggi, in cammino verso gli ottant’anni, lo vediamo ridotto a sorridere ad una indiavolata come la Senatore Emma Bonino, già annoverata in precedenza tra le figure dei grandi italiani per l’augusta bocca del Pontefice felicemente regnante [cf. QUI, QUI]. Cos’altro dire: … Ah, quando avrei preferito, al posto di Gualtiero Bassetti, la salvezza della mia anima e il Paradiso, ad una porpora cardinalizia conquistata dopo aver saltato per una vita intera da un carretto a un altro!

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Sono consapevole che noi sacerdoti e teologi non ancora venduti al Principe di questo mondo come S.E. Mons. Vincenzo Paglia e numerosi nostri altri confratelli in luciferina carriera, ci rivolgiamo a un mondo secolarizzato e scristianizzato che non capisce più né il nostro linguaggio né i sentimenti ed i fondamenti evangelici che lo animano. A questo si aggiunga altro e peggio: ci ritroviamo a essere persino ostracizzati e perseguitati all’interno della stessa Chiesa nella quale oggi, tra un colpo di misericordia e una botta di sinodalità collegiale, siamo ormai ridotti ― come spesso ho detto ― al regime cambogiano dello schizofrenico Pol Pot.

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Per comprendere il terribile mistero della morte, della malattia, del decadimento fisico, del dolore e della sofferenza, è necessario partire da molto lontano: dalla creazione del mondo e dell’uomo. La morte, indicata da molti come “elemento naturale” e “inevitabile” del ciclo della vita, oltre a non essere affatto naturale, è in verità quanto di più innaturale possa esistere. Dio non ha affatto creato l’uomo mortale, lo ha creato immortale. Dio, datore della vita perfetta ed eterna, nel mistero della creazione non ha affatto concepito né il dolore né la sofferenza, né il decadimento fisico né la malattia. La morte, con tutte le sue relative conseguenze, entra nella scena del mondo quando l’uomo, beneficiando della libertà e del libero arbitrio a lui donati da Dio, decide di ribellarsi al proprio Creatore. È allora che entra nella scena del mondo quell’elemento del tutto innaturale che è la morte, conseguenza di un peccato che ha alterata la creazione stessa. Tutto questo è indicato come peccato originale; un peccato che nessuno di noi ha commesso, ma che tutti abbiamo ereditato assieme a una natura corrotta in origine da questo stesso peccato.

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Questa è la nostra fede, che parte proprio dal mistero della creazione. Una fede che conferisce a noi credenti tutt’altra percezione della morte e del dolore, un elemento talora più sgradito, nonché fonte di sofferenze persino maggiori, quando non affligge noi, ma colpisce attraverso la malattia le nostre persone più care e amate.

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In una società che assieme ai princípi cristiani rifiuta il decadimento fisico, la malattia e la morte stessa, più che difficile può risultare talora quasi impossibile parlare agli uomini di questo nostro mondo di quel grande elemento sia educativo sia salvifico che è il dolore. Argomento trattato dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II in una sua memorabile lettera apostolica dedicata al senso cristiano della sofferenza umana [Cf. Salvifici doloris, testo integrale, QUI].

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Evito sempre riferimenti personali, talvolta è però difficile raffigurare certi misteri se non partendo dalla propria esperienza; come del resto hanno fatto anche il Beato Apostolo Paolo, in seguito il Santo Padre e dottore della Chiesa Agostino vescovo d’Ippona. Questo dunque l’esempio del tutto personale: il 19 agosto di quest’anno ho compiuto 56 anni, il 23 agosto di 29 anni fa, ad appena 56 anni, moriva mio padre, dopo un anno di dolorosa malattia, per un tumore non diagnosticato per tempo. Alla sua morte mia madre aveva 49 anni, io 27 e mio fratello 23. Mio padre non ci ha dato un insegnamento solo attraverso la sua condotta di vita, ce lo ha dato anche da malato, ed infine anche agonizzando e poi morendo. Pochi mesi fa, proprio parlando di certi ricordi, mia madre mi disse: «Chissà tuo padre, con la sua sofferenza e la sua fede, quante anime ha salvato dall’Inferno?». Sorrisi replicando: «Avanti a tutte la mia, considerando che all’epoca vivevo come Saulo e non certo come Paolo, come Aurelio e non certo come Agostino».

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In una società che assieme ai princípi cristiani rifiuta il decadimento fisico, la malattia e la morte stessa, più che difficile può risultare talora quasi impossibile parlare agli uomini di questo nostro mondo del mistero della croce, che è anzitutto indicibile sofferenza. Infatti, se uno specialista in medicina legale e uno specialista in anatomia patologia si mettessero a spiegare al grande pubblico quelli che sono sia i dolori, sia le conseguenze fisiche per una morte causata dal supplizio della crocifissione ― chiamato non a caso dal Diritto Penale Romano poena extra ordinem, ossia il summum supplicium ―, forse in molti non reggerebbero al dettaglio delle descrizioni.

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Eppure, sotto la croce … Stabat Mater dolorósa iuxta crucem lacrimósadum pendébat Fílius [stava la madre addolorata in lacrime, sotto la croce, sulla quale pendeva suo Figlio]. E la Madre Addolorata, dinanzi al figlio sofferente agonizzante, non supplicò alcun centurione di porre fine a quello strazio con un “misericordioso” colpo di lancia. Perché la Beata Vergine Maria, come recita la preghiera di San Bernardo alla Vergine riportata da Dante nel XXXIII Canto del Paradiso, era «Figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio». Proprio così: era Figlia del Figlio di Dio, non era una figlia di Satana come quell’anima votata alla dannazione del povero Marco Cappato — salvo suo sincero e profondo pentimento —, degno figlio politico di Marco Pannella ed Emma Bonino, la grande italiana, il quale esulta oggi sulla conquista della morte, introdotta nel mondo dal Demonio, non certo da Dio.

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Mentre in Italia vince la cultura satanica della morte, seguitino pure a correre dietro al moderno dogma supremo del migrante, i Cardinali Pietro Parolin e Gualtiero Bassetti, amoreggiando ora col mondo, ora coi bimbi prodigio di Villa Nazareth del defunto capo-modernista Cardinale Achille Silvestrini. Noi invece siamo lì, inginocchiati nel posto migliore, sotto la croce di Cristo, dalla quale non cola la morte, ma il sangue che ci ha redenti. E di tutta questa gente, rossi di colore politico o rossi di porpora cardinalizia, non abbiamo proprio paura, all’ombra della croce di Cristo Dio.

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dall’Isola di Patmos, 26 settembre 2019

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47 thoughts on “Perché la Vergine Maria non chiese l’eutanasia di Gesù Cristo sulla croce, come invece permetterà il governo di Giuseppe Conte, bimbo prodigio di Villa Nazareth? Però per la Segreteria di Stato Vaticana e per i Vescovi Italiani il vero problema era Matteo Salvini che esibiva il rosario in piazza

    1. Caro Padre Ariel,

      sono un medico cattolico e come tale posso dire solo di essere amareggiata da questa deriva eutanasica della società.
      Siate il sale della terra ha detto Gesù. Non solo ormai in Italia i cattolici, compresi preti vescovi cardinali e Papi, non sono più il sale, ma anzi, sono il fico secco che non da’ frutti.

      L’obiezione di coscienza per i medici spero sia ancora legittima.
      Nel giorno in cui non lo sarà più un medico dovrà scegliere fra la sua fede e la sua carriera. Come oggi devono scegliere fra Fede e carriera molto preti.

      Rispetto infinitamente lei ad altri sacerdoti che avete scelto la fede a scapito della carriera.

      Dr. Maria Cristina Venturi

  1. Grazie padre Ariel. Una preghiera e un pensiero costante per lei e per tutti i santi sacerdoti che sono rimasti ortodossi. Lei scrive: “Sono consapevole che noi sacerdoti e teologi […] ci rivolgiamo a un mondo secolarizzato e scristianizzato che non capisce più né il nostro linguaggio né i sentimenti ed i fondamenti evangelici che lo animano”. Non tutti, carissimo Padre Ariel, non tutti.

  2. “… una norma che punisce il suicidio assistito ma che non tiene conto della situazione di chi soffre in modo insostenibile…”

    è come una norma che volesse considerare peccato l’adulterio ma che non tenesse conto di chi soffre in modo insostenibile per il legame matrimoniale.

    Se Giovanni Battista avesse avuto nei confronti di Erode la misericordia insegnata in AL e non avesse avuto un comportamento in linea con le rigide regole di intolleranza predicate anche da Gesù, non ci avrebbe certamente rimesso la capoccia.
    Essere contro l’aiuto al suicidio assistito significa essere contro gli insegnamenti della nuova chiesa.

  3. Certi personaggi che tu, padre Ariel, chiami giustamente con il loro nome … “satanici”, “figli di Lucifero” ecc … sono di rigore per loro stessa natura terribilmente provocatori.
    Anche se dei Sacramenti può non interessar loro di meno, però, per provocazione ideologica e per piegare la Chiesa ai loro capricci, già dobbiamo far fronte alle coppie di gay e di lesbiche che ti portano il bimbo a battezzare.
    O posso forse, a due gay e a due lesbiche, ideologi del gender e via dicendo, chiedere l’adempimento delle promesse battesimali, chiedendo loro rinunci a Satana … a tutte le sue opere … a tutte le sue seduzioni …? Quando Satana in persona sono loro stessi pronti a profanare un sacramento, pur di dire: “ecco, anche questa volta l’abbiamo avuta vinta!” ?

    Adesso, anche se dei Sacramenti può non interessar loro di meno, per pura provocazione ideologica chiameranno noi preti per dare l’unzione degli infermi e i sacramenti prima del suicidio assistito, chiedendo dopo le esequie funebri …
    Vedremo … vedremo … cosa s’inventeranno i saltatori da un carretto all’altro, come giustamente tu li definisci, vedremo …

    Una cosa è certa: io il bambino giocattolo, o il bambino capriccio, a due gay o a due lesbiche che me lo presentassero, non lo battezzo. Se vogliono farlo battezzare, loro si mettono di lato in disparte e me lo fanno presentare da un padrino e da una madrina che siano cattolici e autenticamente credenti.
    Sacramenti a chi sceglie il suicidio assistito, non li amministrerò, perché sarebbe come assolvere chi si sta accingendo a compiere un peccato molto maggiore di quelli commessi nella sua vita.

    In simili eventualità, se il vescovo protestasse, gli direi di battezzare lui in gran pompa (perchè poi di prassi vogliono anche la gran pompa) il figlio di due lesbiche e di due gay, e quindi dirò che ci vada lui, a confortare con i sacramenti, prima del suicidio, uno che sta per farsi togliere la vita.
    In caso contrario, le chiavi della parrocchia, non le restituisco nemmeno al vescovo, le spedisco direttamente in Vaticano alla Casa Santa Marta !

    1. Caro don Angelo,

      non vorrei proprio metterti il coltello nella piaga, la quale non è solo tua, ma di tutti noi, o almeno di noi preti ancora credenti ma … se vuoi verificare come certi battesimi “ideologici” siano già avvenuti in “grande pompa”, puoi appurarlo nel profondo giubilo di questo celebre sito gay che annuncia il battesimo della bambina di due lesbiche nella cattedrale di Cordoba in Argentina

      https://www.queerblog.it/post/129783/in-argentina-il-primo-battesimo-per-la-figlia-di-una-coppia-lesbica

      mentre in quest’altro, puoi leggere la cronaca del fatto, inclusa la madrina d’eccezione al battesimo della bimba delle due lesbiche: la presidente della repubblica dell’Argentina

      https://www.huffingtonpost.it/2014/04/02/battesimo-figlia-lesbiche-argentina-papa-francesco_n_5074567.html

      Già ci siamo … già ci siamo.
      Quindi, non dobbiamo fare altro che preparare le chiavi delle parrocchie da restituire fin da adesso.

    2. … ci siamo, ci siamo!
      Premessa: ogni volta che ho fatto commenti li ho sempre firmati, non lo faccio adesso, per evitare coinvolgimenti di terzi che è bene evitare, ciò che infatti importa è solo il fatto.
      Due sposi avrebbero avuto come propri testimoni di matrimonio una coppia di gay, italiani, uniti civilmente in matrimonio in Spagna.
      Mi sono categoricamente rifiutato.
      Loro vanno dal vescovo, il vescovo mi chiama, e io mi rifiuto in modo categorico anche con il vescovo.
      Il giorno delle nozze, fu concordato che avrei avuto un impegno improvviso, ho lasciato come parroco la delega al segretario del vescovo, che ha accolto lui il consenso, con la coppia di gay che si sono tenuti teneramente manina nella manina davanti a tutti nel corso dell’intera celebrazione liturgica.
      Ma se c’è letizia, c’è sempre amore.

      1. Peccato: sarebbe stato bello utilizzare anche, tra le letture del rito, la lettera ai “Romani 1. 18-32” e commentarla.
        Sarebbe stato un matrimonio di cui si sarebbe sentito certamente parlare.

        1. Caro Orenzo,

          idea molto brillante, anche opportuna, però rischiosa di questi tempi. Avremmo corso il rischio che un esercito di Drag Queen truccate da carnevale andasse di corsa a scalpitare sui tacchi a spillo in Vaticano per “l’affronto omofobo” dell’omofobo autore della Lettera ai Romani.
          Così noi preti, dai lezionari per la liturgia della parola, ci saremmo ritrovati con quella lettura fatta sparire di punto in bianco nelle nuove ristampe.
          _____________

          N.d.R.
          inseriamo il testo al quale sia Orenzo sia don Ciro fanno riferimento:
          https://www.biblegateway.com/passage/?search=Romani+1%3A18-32&version=LND

          1. Effettivamente la cosa sarebbe stata un po’ forzata e, in un matrimonio, alquanto fuori tema: se però fosse stato utilizzato quel passo della Genesi in cui si legge che “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
            Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra;”,
            si sarebbe potuto dire chiaramente in faccia alla coppia gay che il matrimonio è solo tra uomo e donna.

      2. Confratello sacerdote piemontese,

        complimenti! Hai fatti benissimo, Dio te ne renderà pure merito.

        Tremo e temo, a 74 anni, parroco di 3 parrocchie (una di medie dimensioni e due piccole), di dover dire un giorno un secco “no!” al vescovo.
        La disubbidienza verso colui che ti ha conferito mandato per esercitare il ministero sacerdotale, esercitato in comunione con la pienezza del sacerdozio del vescovo, è il peggiore dei fallimenti di un’intera vita sacerdotale. Cosa questa che, un certo prete di Palermo, poi scomunicato, non ha proprio compreso, ed oggi semina veleni tra i poveri fedeli sin troppo allo sbando già di per se stessi.

        Però, se un vescovo tenta in modo ambiguo e strisciante di far passare, e di imporre con il sorriso sulle labbra, cose oggettivamente contrarie al Vangelo e alla morale cattolica, dire purtroppo di no, da parte del prete, è un dovere, ed in quel caso, il colossale fallimento, non è del sacerdozio del prete, ma tutto quanto della pienezza del sacerdozio del vescovo, che la fede la deve custodire e preservare, non scempiare.
        E oggi siamo purtroppo allo scempio, c’è poco da dire: allo scempio.

  4. Ai sacerdoti davvero cattolici che hanno scritto qui sopra, anche a loro, dico di cuore GRAZIE. La vostra testimonianza è già martirio, perché soffrite e soffrirete le conseguenze mondane delle vostre azioni, perseguitati da vescovi (minuscola voluta) chiaramente e volutamente in errore, traviati dal demonio stesso. Non così in cielo: ogni vostra parola, ogni azione di testimonianza alla Verità è grata al Signore. Satana per ora ride, ma Dio avrà l’ultima parola. Prego per voi, per me, per la Chiesa tutta. Siamo entrati nell’epoca della prova.

  5. Caro Padre Ariel , sono un medico cattolico e come tale posso dire solo di essere amareggiata da questa deriva eutanasica della societa’.
    Siate il sale della terra ha detto Gesu’ . Non solo ormai in Italia i cattolici , compresi preti vescovi cardinali e Papi, non sono piu’ il sale , ma anzi ,sono il fico secco che non da’ frutti.
    L’ obiezione di coscienza per i medici spero sia ancora legittima.
    Nel giorno in cui non lo sara’ piu’ un medico dovra’ scegliere fra
    la sua fede e la sua carriera. Come oggi devono scegliere fra Fede e carriera molto preti. Rispetto infinitamente lei ad altri sacerdoti che avete scelto la fede a scapito della carriera

    Dr. Maria Cristina Venturi

  6. Questo prete va zittito, una volta per sempre, perché arreca grave danno al nuovo corso rivoluzionario della chiesa di Francesco, bastian contrario a ogni spirito ecumenico e di grande apertura, quindi può fare solo danni.

  7. … senti senti.
    E mi dica, quali discipline ecclesiastiche e quali canoni del Codice di Diritto Canonico avrei violato, a tal punto da invocare la mia immediata messa a tacere?
    Quali eresie avrei enunciato?

    La informo poi, a stretto rigore teologico e canonico, che la Chiesa non è affatto del Romano Pontefice ma è di Cristo. Concetti come “rivoluzione” o “nuovo corso di …” sono di per sé stessi del tutto estranei non solo e non tanto al lessico, ma proprio alla cultura bimillenaria della Chiesa.

    Il Romano Pontefice ha un preciso ruolo basato sul mandato conferito da Gesù Cristo al Beato Apostolo Pietro. Della Chiesa egli non è padrone, tutt’altro: è il suo primo servitore.
    Quindi non può né intaccare il deposito della fede, di cui è supremo custode, né può dare vita a dottrine contrarie alla Divina Rivelazione, perché il corso lo ha tracciato Gesù Cristo, ed è quello il corso che siamo chiamati a seguire.

    Se ha dubbi, domandi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, se quando qui ho affermato è strettamente corretto, oppure no.

    Come tutti quelli che provengono dalle fila del vecchio Partito Comunista, rimasti orfani dopo la caduta del Muro di Berlino e infine rientrati nella Chiesa con uno spirito che risente però di tutta la loro formazione ideologica comunista, lei scambia il Romano Pontefice per quei vecchi idoli di cartone che tanto le furono cari: Lenin, Stalin, Mao Zetung e Castro.

    Mi creda, vi annuso da lontano e, annusandovi, alla prova dei fatti sinora non ho mai sbagliato.

    1. Si, nel lessico parlato e giornalistico si dice “senatrice” ma non è affatto corretto, anzi è gravemente sbagliato.
      Ci sono parole e titoli che non contemplano il femminile e che sono usati indistintamente per uomini e donne.
      Un giudice, sia uomo o donna, è un giudice, non si può usare il termine “giudicia” o “giudicessa”; un magistrato è un magistrato, uomo o donna che sia, non una “magistrata” … come non esiste il titolo di architetta, ingegnera/ingegneressa, farmacistessa, economistessa, avvocata/avvocatessa, né alcun ente pubblico o privato, tribunali inclusi, si serve di perite e peritesse, ma solo di periti, uomini o donne che siano, ecc …
      La prova, la troviamo poi sugli atti ufficiali dello Stato: nessuna delle mie ex colleghe, ai tempi che furono, è uscita dall’università con una pergamena sulla quale era scritto “dottoressa”, perché in seduta di laurea è stato detto dal presidente della commissione “in nome della legge io la dichiaro dottore in …”, appresso, sul diploma di laurea, è stato scritto: “Dottore Maria Rossi” non dottoressa.
      La lingua italiana non è un’opinione, né giornalisti o politici sgrammaticati, possono inserire nel vocabolario parole che non esistono.

      1. http://www.treccani.it/vocabolario/senatore/

        senatóre s. m. (f. -trice) [dal lat. senator -oris (lat. tardo senatrix -icis)

        Non sono giornalisti o politici sgrammaticati, ma il vocabolario Treccani che dice che il femminile di senatore è senatrice: se poi si vuole mettere in discussione anche il Treccani diciamo pure che anche quelli del Treccani sono ignoranti.

        1. http://www.treccani.it/vocabolario/petaloso_%28Neologismi%29/
          Beh guardi, proprio strenui difensori dell’italiano non li definirei…
          La stessa enciclopedia specifica in questa pagina http://www.treccani.it/enciclopedia/femminile-dei-nomi-di-professione_(La-grammatica-italiana)/ che i nomi di professione al femminile sono qualcosa di recente e (cito) “le soluzioni sono ancora aperte e nella scelta si scontrano sensibilità diverse”. Che poi mettano un “senatrix” come etimologia latina è curioso (anche se tecnicamente corretto, il femminile si farebbe così), sapendo che è una parola che mai fu utilizzata in quella lingua.
          Ma magari sono io un ignoranto e mi sbaglio.

  8. Un ringraziamento sincero a padre Ariel e a tutti i sacerdoti e le persone consacrate “nel” mondo ma non “del” mondo
    Uniti nella preghiera

  9. Buongiorno padre Ariel, sperando di non apparire come un provocatore vorrei approfittare della sua disponibilità (ed eventualmente di quella degli altri sacerdoti che intervegono nei commenti) per tentare di trovare una risposta ad un dubbio che mi attanaglia da tempo.
    Dio, oltre che onnipotente è onniscente. Egli sapeva già che i nostri due progenitori avrebbero usato male, anzi malissimo, la loro libertà e che la loro ribellione avrebbe condannato non solo loro, ma miliardi di loro discendenti a fare esperienza del dolore e della morte. Mi sembra che l’intera creazione sia un unico, gigantesco fallimento. Perché dar vita al mondo e all’umanità sapendo in che condizioni sarebbero state ridotte? Grazie fin d’ora per il tempo che vorrà e potrà dedicarmi.

    1. C’è un brano evangelico dal quale si potrebbe più o meno indirettamente capire molto:

      «Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre» [Mt 24, 36].

      Nessun umano ha la capacità di comprendere pienamente il mistero, quindi le ragioni di Dio; chi vi riuscisse, sarebbe a sua volta un dio, forse più potente ancora del Creatore. E proprio questa fu la prima grande tentazione nella quale caddero Adamo ed Eva invitati alla disubbidienza e alla ribellione: «[…] e diventereste come Dio» [Gn 3,5].

      Bisogna tenere conto che Dio ha creato Adamo ed Eva mediante un atto di supremo amore, il loro peccato è stato null’altro che il frutto di una loro risposta negativa a questo atto di amore puro.

      Dio sapeva sì, quello che avrebbe fatto l’uomo dotato di libertà e di libero arbitrio; eppure non ha rinunciato a crearlo.

      Detto questo bisogna sottolineare che il peccato non dipende in alcun modo da Dio, ma dall’uomo. Dio non ha creato l’uomo affinché l’uomo desse vita al peccato, lo ha creato libero e dotato di libero arbitrio, ed il peccato è una faccenda tutta quanta dell’uomo.

      Nel corso della storia umana, Dio ha inviato il suo Figlio unigenito per porre rimedio alla ribellione dell’uomo consumata all’alba dei tempi.

      A questo punto il suo legittimo ragionamento dubitativo potrebbe essere applicato anche al mistero della redenzione: a qual scopo l’incarnazione del Verbo, consustanziale al Padre, che è Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato della stessa sostanza del Padre, se Dio, onnipotente e onnisciente, sapeva in anticipo la fine che avrebbero fatto fare a Gesù Cristo, ma soprattutto che, a distanza di duemila anni, l’umanità sarebbe risultata peggiore di quella di due millenni prima?

      La ragione – come affermò nella sua Fides et ratio il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II rifacendosi a secoli di speculazioni filosofiche e teologiche antecedenti che partono dai primi grandi Padri della Chiesa – conduce alla fede. Giunti con la ragione alla fede, a quel punto si può procedere solo con la fede, perché l’uomo, che è parte viva del mistero, può percepire e anche comprendere molto parzialmente il mistero, ma non potrà mai comprenderlo a pieno, proprio perché Dio valica di per sé tutte le nostre umane capacità di comprensione.

      I più grandi fabbricanti di atei non sono stati gli illuministi, i materialisti od i marxisti, spesso sono stati proprio gli pseudo maestri della neo-scolastica decadente e della metafisica adulterata, i quali devono avere e quindi dare una risposta a tutti i costi e costi quel che costi, essendo privi – come tutte le persone senza fede – di quella somma umiltà che ci deve portare a dire: dinanzi al grande mistero si può dare spiegazioni, ma solo fino a un certo punto. Oltre certi limiti, la ragione cede infine il passo alla fede, che non è un atto di fideismo né di deliberato e incosciente non-ragionamento, bensì frutto della più profonda libertà dell’uomo.

      Io le posso spiegare che dopo la Preghiera Eucaristica, sotto le sacre specie del pane e del vino, grazie al miracolo della transustanziazione, è presente realmente e sostanzialmente, tutto intero, in anima, corpo e divinità, Nostro Signore Gesù Cristo.
      Però, se lei mi chiede di dimostrarle in modo oggettivo e scientifico che Gesù Cristo è veramente presente in modo reale e sostanziale, io non posso farlo. E detto questo le dirò di più: se per caso qualcuno invece glielo dimostrasse, la prego di prendere immediatamente le distanze e di non prestare ascolto alle spiegazioni ed alle “inconfutabili dimostrazioni” che le offrirà.

        1. Caro Emanuele,

          noi siamo stati istituiti, per grazia di stato sacramentale, a servizio del Popolo di Dio come loro guide e maestri.
          Non ringrazi quindi un prete che ha fatto null’altro che il proprio dovere.

        2. “Matto è chi spera che nostra ragione / possa percorrer l’infinita via/ che tiene una Sostanza in tre Persone. / State contenti, umane genti, al quia / che se possuto aveste veder tutto / mestier non era parturir Maria”. La scrivo come la ricordo dai remoti tempi del Liceo, forse inesatta.
          Ma ai tempi di Dante c’erano già i segni premonitori di quella che lei chiama neo-scolastica decadente, Padre Ariel? O a chi si riferiva il Sommo Poeta per bocca di Virgilio? Se trovasse il tempo per rispondermi, gliene sarei grato. Come già lo sono per questo bellissimo articolo e per le risposte di alcuni Sacerdoti. Rincuora sapere che ce ne sono ancora molti così.

      1. Finalmente una risposta “da prete”, per noi poveretti che, non essendo fini teologi, ci dibattiamo spesso in questi interrogativi…

      2. Io credo che Dio sapesse del peccato di Adamo perché Adamo ha scelto liberamente di peccare;
        se Adamo avesse liberamente scelto di non peccare, Dio avrebbe saputo che Adamo non avrebbe peccato.
        Potrebbe sembrare un ragionamento stupido, ma si basa sull’assunto che, in Dio, non esiste lo scorrere del tempo e tutto è un eterno presente: mentre nella nostra realtà concettuale riusciamo ad immaginare un Dio che conosce il futuro, non riusciamo proprio ad immaginare come passato e futuro possano coesistere nel presente.

  10. Tornerò a rilegggere con calma. Intanto annoto: come nei periodi di violenza, sotto il manto della giustizia popolare si coprirono efferati delitti privati, adesso chi potrà evitare sotto il manto delle intollerabili sofferenze l’assassinio legalizzato del parente scomodo, padre da cui ereditare, moglie di traverso all’amante, eccetera eccetera ?
    Salvini strumentalizza la Corona ? E che dire di Spadaro, se non che brandendo “sui social” un’orazione di Santa Messa strumentalizza il Divin Sacrificio, e non pago di tanta bestemmia ci mette pure la falsificazione del testo, proclamando che la sua orazione falsificata e blasfema è Lex Orandi, aggiungendo quindi la patente eresia .
    Ricordo, Padre Ariel, che lei raccontò di aver proposto per l’episcopato un valido sacerdote, e che il suo vescovo rispose: “Giammai, perché è rigido e ingessato”. La presi per una stramberia, invece colui aveva capito tutto come autorevolmente avalla El Papa. Che poi non bada che “rigido” è un aggettivo, e si scaglia contro l’uso degli aggettivi.

  11. Il narcisista e “tempestoso” Ariel, dall’olfatto sopraffino, pensa sempre di scrivere articoli straordinari; di notte sogna di essere il “Grande Inquisitore” di Dostoevskij che al povero Cristo il quale, ritornando sulla Terra, non profferisce verbo, dice:” Perchè sei venuto a disturbarci?”.

    1. Hai qualche argomento teologico concreto per affermare quello che scrivi o è solo una tua personalissima opinione?
      Ti ricordano nulla le parole: “Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”

    2. Potrebbe farmi anche un commento letterario su:

      Andrea Gallo
      Luigi Ciotti
      Vitaliano Della Sala
      Alberto Maggi

      ecc … ecc …

      Vista la sua vena letteraria, faccia anche una epigrafe sul defunto Padre Davide Maria Turoldo, che ha firmato per anni articoli in prima pagina su Il Manifesto Comunista.

      Forse poi capirà, chi sono stati i veri e pericolosi inquisitori che la notte sognavano Marx e Engel e poi di giorno avvelenavano il Popolo di Dio sparando pericolose cazzate a più non posso ….

      1. Vuole un consiglio spassionato per rimanere in questo mondo con i piedi per terra, senza sparare ca…..te su comunismo e anticomunismo? Lasci per un pò lo studio della Teologia, si procuri qualche libro sull’Astrofisica (la conoscenza delle conquiste spaziali attuali le apriranno la mente) e sulla Biologia Molecolare (studio del DNA , RNA, proteine, ecc..). Sono convinto che queste “conoscenze” miglioreranno il Suo atteggiamento esageratamente fondamentalista. Lei, che possiede intelligenza, ha tanto bisogno di approfondire la Scienza: solo così Le si apriranno nuovi e proficui Orizzonti.

        1. … ripeto, io sono un ministro in sacris e non un timoroso seminaretto della multinazionale eretica dei seminari Redemptoris Mater, pertanto, consigli e soprattutto ordini su come vivere e improntare il sacerdozio, li prendo solo dall’autorità ecclesiastica, non dai prodotti surreali di due ridicoli apprendisti stregoni spagnoli che inventano cammini ai confini con la realtà.
          E con questo le ho detto tutto.

          Scriva pure “cazzate” per esteso, senza puntini di sospensione. Nessuno tra queste colonne si scandalizza, specie verso chi, come i camminanti, di cazzate ci vive.

        2. Come è possibile studiare astrofisica e biologia molecolare se non ci fossero le leggi di natura?
          E come è possibile scrutare le leggi di natura senza porsi il problema di Chi ha stabilito tutte queste leggi?
          Quindi, per finire, come è possibile porsi il problema di Chi ha stabilito che tutto ciò che esiste sia quello che è senza fare Teologia?

  12. Mi perdoni sig Oronzo ma la teologia viene dopo, Mi permetto di allegarle una nota dalla treccani che chiarisce le posizioni diverse tra deismo e teismo.
    deismo s. m. [dal fr. déisme, der. del lat. deus «dio»]. – In generale, orientamento di pensiero che riconosce l’esistenza di un Dio come prima causa, creatore e ordinatore del mondo: tale credenza (che, stabilita dalla ragione naturale, costituisce insieme all’immortalità dell’anima il nucleo della religione naturale), pur non essendo, per molti aspetti, in contrasto con posizioni teologiche delle chiese cristiane, storicamente assume – lungo il sec. 17° e soprattutto nel 18° – un significato polemico contro le religioni storiche, le chiese, contro l’idea di rivelazione o di mistero, in nome della ragione e della libertà di coscienza. Il termine, adoperato spesso come sinon. di teismo, ha in realtà oggi un significato nettamente distinto da questo, soprattutto per opera di Kant, il quale considera il deismo come legato a un’idea di Dio puramente razionale, senza alcun riferimento alla rivelazione, mentre il teismo è legato alla credenza in un dio vivente i cui attributi possono essere determinati secondo l’analogia con la natura

    1. … suvvia, Bonifacio,
      la prossima volta ci mandi una definizione tratta direttamente dai testi della Grande Loggia Massonica del Grande Oriente d’Italia.
      Ma per piacere!
      A che cosa le giova, cercare il puntiglio più cavilloso per il piacere insopprimibile della lite?

    2. Oronzo sarai tu e oronzini tutti i tuoi bambini.
      Premesso questo, il deismo non mi interessa ed il teismo potrebbe interessarmi se riguardasse il tè.
      Se poi vuoi sapere perché la teologia viene prima, ti consiglierei di studiare attentamente la nascita della scienza moderna.

      1. A proposito di tè, il grande e celeberrimo matematico e logico Bertrand Russel parlò di una “enorme teiera che girava attorno al mondo”. Se vuole, può andare a leggersi che cosa sosteneva il Russel a tal proposito.

        1. Signor Domenico, perdoni la domanda ma cita Russel perchè ritiene che orenzo abbia l’onere della prova in una delle sue affermazioni o perchè “lol, ateismo”? Confesso che sarei molto perplesso se fosse questo il caso.

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