Mancano solo le mignotte ai lampioni di Via della Conciliazione

– attualità felina –

MANCANO SOLO LE MIGNOTTE AI LAMPIONI DI VIA DELLA CONCILIAZIONE

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Non cogliere nel bello e nell’arte una espressione della autentica fede in Cristo, ma riuscire a vedere solo l’espressione della fede nelle villas de las miserias, vuol dire, nella migliore delle ipotesi, avere una fede immatura e infantile, a prescindere dall’età dell’immaturo, che potrebbe essere un ragazzo di vent’anni come un anziano di ottant’anni.

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Autore Ipazia gatta romana
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Ipazia gatta romana

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Ravasi Cari Fratelli Massoni
ameno fotomontaggio che rende l’idea circa l’infelice articolo del Cardinale Gianfranco Ravasi «Cari Fratelli Massoni» [cf. QUI]

Come gatta romana nata sulla Salaria presso le Catacombe di Priscilla, sono rimasta colpita dalla scelta fatta dall’A.P.S.A [Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica] di conceder spazi commerciali che si trovano sul territorio italiano in prossimità dei confini dello Stato della Città del Vaticano, non a caso di proprietà della Santa Sede, come spiegherò più avanti, per evitare attività e servizi non consoni alla sacralità di quel luogo …

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Dopo gli studi di filosofia metafisica e dopo aver approfondito l’aspetto teologico degli animali nel mistero della creazione mi sono incentrata sul legame tra Creatore e creature animali secondo il racconto sul diluvio universale del Libro della Genesi. Sto quindi ultimando le bozze di questo mio studio, da cui uscirà un mio saggio biblico, per il quale mi è stata offerta una presentazione del Cardinale Gianfranco Ravasi, che dopo il suo «Cari Fratelli Massoni» edito su Il Sole 24 Ore [cf. QUI], ha deciso di scrivere anche una prefazione alla mia opera. Sua Eminenza mi ha anticipato che la intitolerà: « Cari Fratelli Gattolici ».

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A parte la mia poliedrica formazione nei vari àmbiti del sapere, sono da sempre anche sensibile alla storia della mia amata Urbe Quirite, che mi ha dato i natali. E questo mio amore per la Città di Roma mi ha portata a varie attività, sia caritative sia culturali. Sul piano caritativo, ho avuto modo di assistere più volte i gatti clochards di Largo Argentina, servendo loro pasti caldi con la sezione felina della Società San Vincenzo de’ Paoli. Sul piano culturale, ebbe invece una certa eco la mia lectio magistralis tenuta tempo fa ai gatti del Colosseo, poi pubblicata in un saggio dalla Libreria Editrice Vaticana, che ormai pubblica di tutto. In questa lectio parlai sul tema «Il valore del martirio nel Cristianesimo dei primi secoli». Molti sono infatti coloro che dimenticano quanti gatti hanno trovata la morte in quell’arena, gettati in pasto alle fiere per abituarle a prendere dimestichezza con lo spazio, prima di gettar loro donne e uomini cristiani.

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Madonna dei gatti
La madonna dei Gatti, attribuita a Leonardo da Vinci, ma opera in realtà del pittore torinese Cesare Tubino [vedere QUI]

In questi tempi di scristianizzazione, noi gattolici nutriamo particolare devozione verso la Beata Vergine Maria dei Gatti, nota anche come La Madonna Gattara, che porge a Gesù Bambino un gatto tra le braccia. Poi c’è il nostro venerato Gatto Pio, morto in fama di santità; felino caro anche al Sommo Pontefice Benedetto XVI, altro noto gattaro, che di questo gatto mistico e taumaturgo riconobbe la eroicità delle virtù. Il Sommo Pontefice, ricevendo una delegazione di gattolici, disse che potevamo anche venerarlo come modello di gattolico, ma precisando che non è prevista, né mai lo sarà, la canonizzazione di un gatto. Però, il Sommo Pontefice, ci rincuorò dicendoci che per quanto privi dell’anima immortale degli umani, quando alla fine dei tempi avverrà la risurrezione dei morti, probabilmente anche noi animali saremo presenti nella nuova dimensione di una natura riportata alla sua originaria perfezione. A tal proposito il pontefice teologo citò durante l’udienza concessa a noi gattolici nei giardini vaticani il passo biblico che recita: «Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà» [cf. Is 11,6].

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Quando nel 1929 i Patti Lateranensi firmati dal Regno d’Italia e dalla Sede Apostolica posero fine alla Questione Romana col riconoscimento del piccolo Stato della Città del Vaticano, furono abbattute le antiche costruzioni che formavano la cosiddetta spina. Queste costruzioni si trovavano laddove oggi si apre la grande via chiamata non a caso della Conciliazione, appunto per ricordare la fine di quella questione apertasi con la presa di Roma nel settembre 1870 e la definitiva caduta dello Stato Pontificio [cf.video 3D su La Spina di Borgo, QUI].

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I puffi blu che attraversano le striscie in Via della Conciliazione

Molti terreni che si trovavano attorno al Colle Vaticano in territorio italiano erano di proprietà della Santa Sede. Oggi, su questi terreni ci sono palazzi di dieci piani, alcuni a pochi metri dalle mura dello Stato della Città del Vaticano. Se molte di quelle costruzioni fossero state evitate, la zona sarebbe stata ancor più bella. Ovviamente basta domandarsi: chi, all’epoca, vendette a peso d’oro quei terreni ai palazzinari degli anni Sessanta del Novecento ?

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La maggioranza di tutti gli stabili che si trovano in Via della Conciliazione sono di proprietà dell’A.P.S.A, diversi dei quali godono anche dello status della extra-territorialità secondo le convenzioni internazionali, poiché sede di vari dicasteri della Santa Sede, che come sappiamo equivalgono a quelli che per gli Stati sono i palazzi dei ministeri.

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Via della Conciliazione libreria Elledici
L’ex Libreria Don Bosco, Edizioni Elledici, di Via della Conciliazione, oggi sede dell’ Hard Rock Café . Vedere le altre librerie, QUI, tra le quali i locali della Dehoniana Libri, libreria già chiusa da alcuni anni, il cui fondo comerciale potrebbe essere adibito a sala da gioco per slot-machine

Dal 1929 in poi, in Via della Conciliazione e zone limitrofe le mura vaticane, le attività commerciali erano perlopiù librerie e negozi di articoli religiosi, gestiti da congregazioni religiose o da società cattoliche laiche. Vi erano anche alcuni bar e ristoranti consoni all’ambiente, da sempre meta di pellegrinaggi religiosi o di visitatori spinti in ogni caso da motivi di natura religiosa. Il tutto al fine di evitare negozi o attività commerciali non convenienti alla zona dove si trova il cuore della Chiesa Cattolica. Questo il motivo per il quale la Sede Apostolica si garantì la proprietà di buona parte dei fondi adiacenti soprattutto la Papale Arcibasilica di San Pietro.

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La libreria dei Salesiani, la Elledici, dopo svariati decenni ha lasciato i locali di Via della Conciliazione, ed all’interno di questo fondo commerciale di proprietà dell’A.P.S.A è stato aperto l’Hard Rock Café [cf. QUI, QUI].  E siccome ciò non bastava, a pochi metri da Porta Angelica, uno dei due ingressi principali della Città del Vaticano, apre McDonalds. Dinanzi all’apertura di questo fast-food che è la negazione della cucina italiana riconosciuta internazionalmente non solo come cucina ma come cultura e come dieta mediterranea, ecco pronte le giustificazioni della Elemosineria Apostolica che assicura: «Serviranno pasti gratis ai clochards» [cf. QUI].

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Arcivescovo Konrad Krajewski
S.E. Mons. Konrad Krajewski, Arcivescovo tit. di Benevento Proconsolare, Elemosiniere di Sua Santità [cf. QUI]

Quella elemosineria apostolica oggi capitanata da un prelato polacco che sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI era tutto uno sfoggio di vesti paonazze stirate ad arte, degne del suo ruolo di cerimoniere pontificio, coi colli delle talari alti cinque centimetri e via dicendo, avuta infine la nomina episcopale sotto questo pontificato che anela una «Chiesa povera per i poveri», previa grazia episcopale ricevuta s’è presto convertito ai clergyman scollacciati a mezze maniche. Ebbene, S.E. Mons. Konrad Krajewski dovrebbe sapere che nella Chiesa, la carità per i poveri, non nasce d’improvviso dopo il 13 marzo 2013. La Chiesa ha una storia di carità lunga duemila anni, Roma in modo particolare. A Roma, infatti, esistevano numerosi istituti e istituzioni che per secoli hanno accolto, nutrito e fasciate le ferite ai pellegrini, alla cura dei quali si sono dedicati anche alcuni dei nostri più celebri Santi, da San Filippo Neri a San Felice da Cantalice.

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Ciò che invece notiamo è il fatto che da una parte, gli stabili storici e artistici di quelli che furono conventi, monasteri e istituti religiosi disseminati per tutta Roma, ormai vuoti perché senza vocazioni da decenni, si sono progressivamente mutati dal 2000 a oggi in alberghi di categoria superiore, mentre sotto il colonnato del Bernini, nella Piazza San Pietro, nel pieno cuore della cristianità, sono stati installati quelli che in romanesco si chiamano pisciatòri.

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docce a san pietro
i bagni e le docce per i barboni sotto il colonnato del Bernini in Piazza San Pietro

La carità e l’assistenza che ne consegue, quella che da sempre si fa all’interno della Chiesa già prima del 13 marzo 2013, richiede anche luoghi e spazi idonei. Che certi spazi monumentali di alto interesse storico e artistico divengano dormitori e pisciatòri per barboni, o luoghi presi d’assalto da questuanti di etnia rom che molestano pellegrini e visitatori come le mosche della casba di Algeri attaccate sulle carni messe a essiccare appese ai soffitti dei negozi, è una profonda mancanza di rispetto e una ferita grave inferta a tutte le espressioni di fede autentica e profonda impresse nelle pietre e nei marmi secolari delle nostre opere d’arte. Opere nate non solo dall’ingegno umano, ma soprattutto dalla fede, perché persino artisti dalle condotte di vita spesso dissoluta, hanno prodotto opere artistiche e architettoniche del patrimonio della Chiesa con autentica fede e devozione.

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via della conciliazione er pisciatorio
ciò che accade a pochi metri da Piazza San Pietro: er pisciatòrio, per non parlare de er cacatòrio

Non riuscire a cogliere nel bello e nell’arte un’espressione di fede autentica in Cristo, ma riuscire a vedere solo l’espressione della fede nelle villas de las miserias, sino a trasformare i dintorni di San Pietro in una via di mezzo tra un pisciatòrio e un centro di accattonaggio, vuol dire avere una fede immatura e infantile, a prescindere dall’età dell’immaturo, che potrebbe essere un ragazzo di vent’anni come un anziano di ottant’anni. Ma soprattutto, fare questo, denota un odio intimo, più o meno inconscio, per Roma e la romanità. Nessuno di noi, infatti, ha memoria d’aver mai visto prima d’oggi escrementi umani in Via della Conciliazione; né si ha memoria d’essere stati costretti a muoversi a zigzag in Borgo Santo Spirito, alla sinistra del colonnato del Bernini, con gli occhi fissi a terra, per evitare di calpestare escrementi umani [vedere servizio fotografico QUI].

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via della conciliazion 3
Via della Conciliazione ed i suoi splendidi e comodi lampioni

A questo punto proporrei di cambiar nome a Via della Conciliazione e titolarla a Santa Maria Maddalena, lasciando stazionare le mignotte sotto i lampioni di quella strada, perché ormai, nella situazione che s’è creata attorno alle mura del Vaticano, mancano solo le lucciole. Volendo si potrebbe spartire la via tra mignotte e transessuali, le prime sotto i lampioni di destra, i secondi sotto quelli di sinistra.

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Così, alla prossima Missa in Coena Domini, per la tradizionale lavanda dei piedi il Sommo Pontefice potrà compiere, lampione dopo lampione, il pio rito al quale da alcuni anni ci ha abituati [cf. QUI, QUI], facendo ancora una volta la gioia del quotidiano ultra laicista La Repubblica e di tutti gli anticristi anti-cattolici che da quattro anni vanno inneggiando: «nuova Chiesa», «rivoluzione», «cambiamento epocale» … con Alberto Melloni che pontifica, Andrea Riccardi che gongola ed Enzo Bianchi che munifico dona eresie.

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lampioni di via della conciliazione 2
Via della Conciliazione ed i suoi splendidi e comodi lampioni

Ai lettori non romani ricordo che il termine mignotta è una delle parole tra le più poetiche del romanesco, perché nasce non da spirito di offesa, tutt’altro: nasce da quella tenerezza di cui non bisogna aver paura. Tenerissime erano infatti le mamme della vecchia Trastevere quando allattavano i loro neonati cantando: «poppa, poppa ber fijo de mignotta». Usare la parola mignotta per indicare una prostituta, come io stessa ho fatto, è cosa di per sé impropria. E qui và ricordato che i bambini lasciati nei secoli addietro nelle ruote dei monasteri o degli orfanotrofi istituiti dalla carità di Santa Madre Chiesa – che come ripeto faceva la carità già prima del 13 marzo 2013 – venivano indicati come filii matris ignotae. Successivamente, ai trovatelli, nei “centri neonatali”, era messa al polso una pezzetta di stoffa con scritto filius matris ignotae, poi abbreviato in m. ignotae, che finì per essere letto mignotae. E da qui nasce il termine romanesco, amabile e per nulla offensivo, di fijo de mignotta, che non vuol dire affatto “figlio di una meretrice”, ma figlio di madre ignota. Perchè, come dicevano i vecchi saggi romani: «Ner fonno de’ ogni romano, se nasconne sempre un gran fijo de ‘na mignotta ».

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Io, per esempio, nun faccio mistero d’èsse ’na fija de ‘na mignotta, ossia di madre ignota, perché sono stata abbandonata da piccola e poco dopo salvata da morte certa sotto le ruote delle automobili della Via Salaria da un sacerdote di Cristo, che si trovava a passar per quella strada col suo collaboratore. Questo il motivo per il quale, ogni giorno, raccomando nelle mie preghiere il mio sacerdote alla Beata Vergine Maria dei Gatti, affinché la Mater Ecclesiae possa sempre vegliar su di lui, specie in quest’anno 2017, nel quale ricorre il centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima, alla quale rivolgiamo supplica affinché, in occasione dei Cinquecento anni dello scisma protestante dell’eresiarca Martin Lutero, questi fratelli separati possano abbandonare i loro gravi errori e tornare nel seno della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

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Dall’Isola di Patmos, 12 gennaio 2017

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ipazia papa
uno dei titoli trionfali ai quali da quattro anni ci ha abituato l’ormai organo ufficioso della Santa Sede, La Repubblica. A chi volesse fare interessanti ricerche, si consiglia di andare a leggere cosa questo quotidiano della sinistra radical chic scriveva in sberleffi e sfottò vari sul Beato Pontefice Paolo VI, sul Santo Pontefice Giovanni Paolo II e sul Sommo Pontefice Benedetto XVI. E quando avrà letto, ne avrà a sufficienza per dire: « Da certi laudatori mi guardi Iddio! ».

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