La caduta dell’impero: quelle brutte storie del Vaticano II che nessuno racconta per non intaccare il superdogma …

Theologica

LA CADUTA DELL’IMPERO: QUELLE BRUTTE STORIE DEL VATICANO II  CHE NESSUNO RACCONTA PER NON INTACCARE IL SUPERDOGMA

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Siamo alla “caduta dell’impero” e tra non molti anni la Chiesa Cattolica come sino ad oggi l’abbiamo conosciuta e intesa non esisterà più; esisterà “altro”. Il nostro sistema ecclesiale ed ecclesiastico si è già sfasciato dall’interno, ed attualmente è in corso una inquietante trasformazione. Purtroppo, sia nel Collegio Episcopale sia nel Collegio Sacerdotale non abbiamo un numero neppure minimo di elementi in grado di fronteggiare questo progressivo decadimento.

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Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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«Se non vogliamo nasconderci nulla, siamo senz’altro tentati di dire che la Chiesa non è né santa, né cattolica: lo stesso concilio Vaticano II è arrivato a parlare non più soltanto della Chiesa santa, ma della Chiesa peccatrice; se a questo riguardo gli si è rimproverato qualcosa, è per lo più di essere rimasto ancora troppo timido, tanto profonda è nella coscienza di noi tutti la sensazione della peccaminosità della Chiesa».

Joseph Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo, 1968

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Ariel teatro
Ariel S. Levi di Gualdo, al teatro d’arte … molto drammatica

A favorire i modernisti nel loro micidiale attacco diabolico, è stato soprattutto il fatto che eravamo del tutto impreparati ad un attacco interno, perché abituati ormai da un paio di secoli, a cavallo tra il XVIII e XIX secolo, a doverci difendere dagli attacchi esterni. Pertanto non eravamo pronti, anzi forse non si è proprio mai pensato alla possibilità di un simile attacco interno, perché pure in presenza di divisioni, a volte anche forti ― che all’interno della Chiesa vi sono sempre state ―, al momento che il corpo della Chiesa era attaccato, i vescovi, i sacerdoti ed i Christi fideles erano compatti nel difenderlo, tornando poi solo dopo, a pericolo scemato, alle loro lotte e divisioni interne. Oggi invece, dinanzi alla desolazione ed a derive dottrinali che temo stiano superando la stessa crisi dell’eresia ariana, per tutta risposta ci divoriamo a vicenda, perché l’omocentrismo egocentrico, non solo ha preso piede nei modernisti, ma forse, più e peggio ancora, pure nei conservatori e negli stessi tradizionalisti, che con la loro litigiosa, ed a tratti fobica divisione, mostrano di essere degli accaniti difensori del proprio “io” anziché delle verità di fede di Dio. Si provi a metterli assieme in una battaglia compatta contro il comune e pericolosissimo nemico, per vedere all’istante gli avvilenti risultati che costoro daranno, rivendicando gli uni sugli altri di avere le idee più giuste e più cattoliche di tutti quanti, attaccati morbosamente con le unghie e coi denti al microcosmo del loro piccolo orticello, incapaci di andare oltre il loro devastante «ma io penso», «io sento», quindi è vero e giusto solo ciò che io penso e sento. Perché la fede mutata in una emotività soggettiva di tipo ego-omocentrico, è molto più forte nelle frange dei cosiddetti tradizionalisti che non in quelle dei modernisti, non ultimo perché questi secondi sono ormai al potere da mezzo secolo. Sulla emotività socio-politica e su quella sentimentalistica, i modernisti ci giocavano cinquanta, sessant’anni fa, oggi non ne hanno alcun bisogno. Infatti, gli eretici modernisti, oggi non danno più impulsi emotivi, danno ordini tassativi, impongono la nomina di vescovi dottrinalmente carenti e sovente eterodossi, i quali possano seguitare a formare e moltiplicare un clero dottrinalmente carente ed eterodosso, gravato di conseguenza da tutti quei gravi problemi morali derivanti dalla crisi del dogma da essi generata, perché come già in passato ho scritto: la crisi morale nasce e si sviluppa da una crisi dottrinale [segue tutto l’articolo …]

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Per aprire l’articolo cliccare sotto:

23.03.2017  Ariel S. Levi di Gualdo   —   LA CADUTA DELL’IMPERO : QUELLE BRUTTE STORIE DEL VATICANO II CHE NESSUNO RACCONTA PER NON INTACCARE IL SUPERDOGMA

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4 thoughts on “La caduta dell’impero: quelle brutte storie del Vaticano II che nessuno racconta per non intaccare il superdogma …

  1. Molto interessante, Padre Ariel, hai fatto un ottimo lavoro!… Molto esplicativo il resoconto della fase pre-conciliare, dove racconti il meccanismo dell’infiltrazione dei giovani teologi eretico-modernisti tedeschi tra le fila dei nuovi cardinali provenienti dalle terre di nuova evangelizzazione, e non abbastanza formati.

    In certo modo, direi che questa è la Storia dell’uomo, e che quindi, per motivi provvidenzialmente misteriosi, doveva andare così.

    Drammatica, certo, la tua conclusione, sul fatto che questa fase della crisi della Chiesa sia ormai irreversibile, e si dovrà toccare il fondo, per risalire – non è dato sapere in quali termini. Ci vorranno duecento anni per recuperare, tu dici? Difficile fare ipotesi temporali, ma d’altronde, dopotutto, a motivo dell’inorgoglirsi dell’uomo, che per la sua aumentata potenza inizia a farsi dio a sé stesso, l’idea cristiana globalmente intesa perde fin dal Rinascimento, quindi ormai son già 700 anni e passa.

    Qualche ecclesiastico di alto rango ti ha chiesto come dovremmo fare per non cadere nel baratro? E meno male, dico io, anche se ormai è tardi. Però, osservo che la maggioranza di quelli che sono ai posti di comando della Chiesa, sono ancora lanciati a tutta birra verso il burrone, e si portano appresso tanta parte del popolo. Vedi, qui, in dettaglio

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/11/14/convegno-ecclesiale-nazionale-disinquinare-il-nuovo-umanesimo/

    la folle ostinazione dei vertici della Chiesa italiana di voler proporre figure impresentabili come quella di don Lorenzo Milani e dello statalista Giorgio La Pira, vicino alla dossettiana “scuola di Bologna”, come “testimoni della Chiesa italiana del nuovo millennio”.

    Ce la siamo proprio cercata …

  2. comando della Chiesa, sono ancora lanciati a tutta birra verso il burrone, e si portano appresso tanta parte del popolo. Vedi, qui, in dettaglio

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/11/14/convegno-ecclesiale-nazionale-disinquinare-il-nuovo-umanesimo/

    la folle ostinazione dei vertici della Chiesa italiana di voler proporre figure impresentabili come quella di don Lorenzo Milani e dello statalista Giorgio La Pira, vicino alla dossettiana “scuola di Bologna”, come “testimoni della Chiesa italiana del nuovo millennio”.

    Ce la siamo proprio cercata…

  3. Reverendo don Ariel,

    leggo e apprezzo tanto i tuoi articoli. Tuttavia dissento ogni qual volta tu affermi che, data la presente e drammatica situazione ecclesiale, è bene dissuadere i giovani a entrare nei seminari, o quanto meno è opportuno rimandarne l’ingresso. A mio parere, avvertita la vocazione, ricevuta l’approvazione del proprio direttore spirituale, ed essendoci l’accoglienza da parte del vescovo diocesano, il giovane deve essere più che altro incoraggiato ad entrarci. In seminario, anche per la difficile situazione odierna, il giovane si farà “le ossa”.

    Nella parrocchia dove mi trovavo prima, io sono un sacerdote, ho lasciato un seminarista, che oggi è alle porte dell’ordinazione. So che in questi ultimi anni, anche per via dei nuovi formatori, questo giovane ne ha viste di tutti i colori, in particolare da parte del rettore. A questo ragazzo, a cui voglio bene come un figlio, di sicuro l’esperienza l’avrà forgiato. Ciò che ha maturato in seguito alle sofferenze vissute là, di certo lo aiuterà tanto nel suo prossimo ministero e, in generale, nella vita.

    E’ importante, però, non lasciare soli questi seminaristi. Il direttore spirituale deve essere continuamente al loro fianco. Tempo fa, questo seminarista mi confidava: “Se non fosse stato per il mio direttore spirituale, da tempo sarei già scappato”.

    Io spero che questi ragazzi di provata vocazione vadano avanti, e siano il futuro della Chiesa. Perché privare la Chiesa di persone chiamate da Dio? Ecco, questo è il mio contributo. Approfitto per un cordiale saluto.

    don Angelo

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