In ricordo di Vincenzo Maria Calvo

IN RICORDO DI VINCENZO MARIA CALVO

 « … una volta i padri accompagnavano i figli a prendere il treno per andare a fare il servizio militare, oggi io accompagno il figlio della mia vecchiaia a prendere la via del sacerdozio ».

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Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Padre Divo Barsotti, in una immagine della vecchiaia

Un giorno visitai Padre Divo Barsotti presso la Casa dei Figli di Dio a Settignano di Firenze, desideroso di approfondire temi di ecclesiologia e di storia della Chiesa che si legavano ad una mia pubblicazione data poi alle stampe anni dopo. Eravamo agli inizi dell’anno Duemila, avevo 38 anni. Il Padre Divo mi ascoltò con attenzione e m’indicò vari testi; poi mi guardò negli occhi in un modo che parve trapassarmi l’anima dicendomi in modo inaspettato: «Tu diventerai prete». Dinanzi a quel venerato sacerdote evitai di replicare con una battuta di spirito, ed in modo serio risposi: «Padre, o lei mi confonde con un’altra persona, o forse non le è chiaro che soggetto sono io». Sorrise, ed in tono quasi beffardo ribatté: «Puoi fuggire ancora, ma per poco, perché se il Signore ha deciso di prenderti, ti prenderà».

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Padre Divo Barsotti

Per una questione di discrezione avevo lasciata la mia fidanzata — se però devo essere sincero dovrei dire “la mia convivente” del momento — fuori da quella casa religiosa, evitando in tal modo potenziali imbarazzi legati a domande del tutto legittime, tipo ad esempio se eravamo sposati, vista la nostra età: io in cammino verso i quarant’anni lei splendida ragazza di venticinque. Uscito fuori da quella casa la mia — diciamo — fidanzata, mi domandò che impressione mi avesse fatto quell’uomo: risposi che era una persona al di sopra di tutte le righe, sicuramente un mistico, ma forse un vero e proprio visionario …

Questo accenno è già sufficiente a spiegare che fare una cronistoria del mio percorso vocazionale sarebbe cosa complessa e lunga, perché non stiamo a parlare di un soggetto entrato fanciullo in un seminario minore e consacrato sacerdote a ventiquattro anni, ma di un soggetto che — come direbbe mia madre — « … ne ha combinate più di Carlo in Francia» (1).

D’improvviso irruppe nella mia vita la grazia di Dio, prima atterrandomi poi risollevandomi; e nel risollevarmi trasformò il mio spirito ed il mio pensiero, quindi la mia esistenza. Le vocazioni degli adulti in particolare e quelle di tutti in generale, si riconoscono a prescindere dall’età da vari elementi, il principale dei quali resta per me la trasformazione: solo la grazia di Dio, liberamente accolta e lasciata operare, può infatti modificare la nostra struttura caratteriale per prepararci ad accogliere un carattere indelebile ed eterno: il sacerdozio.

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ricordi …

Nato in Toscana e poi vissuto nella gaudente Emilia Romagna, poche settimane dopo quel mio incontro col Padre Divo Barsotti decisi di spostarmi per un periodo indeterminato a Siracusa, dove di tanto in tanto mi recavo nel corso dell’estate e non solo. Avendo all’epoca mezzi economici ed entrate che potevano consentirmi un certo tenore di vita mi acquistai una casa nel cuore della Città greca, a pochi passi dall’antico Tempio di Apollo, dedicandomi ad attività editoriali, al giornalismo specialistico e ad alcuni lavori di consulenza in merito ai quali non entro poiché parte di una vita ormai morta e sepolta. Non nego che seguitai anche la mia vita da giovanotto spensierato, fino al giorno in cui, correndo con la mia moto sul tratto Catania-Siracusa, accadde qualche cosa che nello spazio di pochi secondi sovvertì completamente in mio essere ed esistere, ma soprattutto, da lì a breve, il mio divenire futuro. Non è però questa la sede per entrare in certi particolari, forse ne scriverò tra svariati anni, quando sarò un vecchio prete, analizzando me stesso come uno spettatore esterno, non certo per parlare di me, ma del mistero della grazia, del mistero della vocazione al sacerdozio e del miracolo da sempre più difficile: il miracolo della fede e della conversione, perché per poterlo realizzare Dio ha bisogno di incontrare la piena libertà dell’uomo.

Mons. Vincenzo Calvo
Vincenzo Maria Calvo

Entra così nella mia vita la particolare figura di Vincenzo Maria Calvo, presbitero siracusano, uomo di grande esperienza umana, anch’egli vocazione adulta al sacerdozio. Molti sarebbero gli aneddoti da narrare su quest’uomo dotato di grande sagacia e profondo umorismo, mi limito per ciò a narrare l’episodio legato alla sua nomina a rettore del seminario arcivescovile. L’allora arcivescovo, dopo averlo accolto come candidato al sacerdozio, lo inviò a studiare a Roma, non potendo inserire nel seminario un adulto che stava per compiere trent’anni. Lo fece iscrivere all’Università Gregoriana, all’epoca ancora cattolica, facendolo alloggiare presso una casa sacerdotale. Ovviamente stiamo parlando di quasi mezzo secolo fa, perché oggi nessuno chiamerebbe “vocazione adulta” uno che inizia il percorso formativo per il sacerdozio a 29 anni compiuti. Dopo averlo consacrato sacerdote tre anni e mezzo dopo, alle soglie dei 34 anni l’arcivescovo gli fece questa proposta: «Devo nominare il vice rettore del seminario, te la senti di accettare? In fondo, non hai mai fatti un giorno di seminario, potrebbe essere un’esperienza interessante». Il giovane Padre Vincenzo rispose: «Eccellenza, non ho forse promesso, pochi giorni fa, obbedienza a lei ed a tutti i suoi successori?». Quella proposta era di fatto una nomina a rettore del seminario, perché il rettore dell’epoca era già avanti con l’età, tanto che nel giro di breve tempo il Padre Vincenzo lo sostituì. Non avere mai fatto il seminario gli “costò” così venti lunghi e felici anni di seminario, perché per due decenni fu rettore di quella casa di formazione, che lasciò 24 anni fa, dopo essere stato colpito da un ictus cerebrale, divenendo penitenziere del Santuario della Madonna delle Lacrime.

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Vincenzo Maria Calvo nel giardino del santuario mariano di Siracusa

Dopo alcuni anni di percorso svolti col Padre Vincenzo fui accolto come candidato ai sacri ordini dall’allora Vescovo di San Marino-Montefeltro. Lasciai così Siracusa, amata città adottiva nella quale avevo ricevuto il dono della vocazione al sacerdozio, per recarmi a Roma, dove per alcuni anni si sarebbe svolta la mia formazione. Prima di partire feci una solenne promessa al Padre Vincenzo: «Se Dio mi darà la grazia di diventare sacerdote, celebrerò la prima Messa all’altare di Santa Lucia, vergine e martire siracusana». Mentre eravamo in viaggio verso l’areoporto di Catania telefonammo al Vescovo, al quale Padre Vincenzo disse: « … siamo in viaggio. Una volta i padri accompagnavano i figli a prendere il treno per andare a fare il servizio militare, oggi io accompagno il figlio della mia vecchiaia a prendere la via del sacerdozio». A Roma il vescovo mi inviò presso un pontificio ateneo dove fui ammesso ai corsi specialistici in teologia dogmatica; e non potendo mettere un quarantenne in un seminario, mi affidò ad una casa sacerdotale. E così, la storia del padre, si ripeteva di nuovo attraverso il figlio …

Mons. Calvo e Ariel
Ricordi …

La Chiesa universale festeggia la martire siracusana il 13 dicembre, giorno del suo martirio, la Chiesa particolare di Siracusa la festeggia anche la prima domenica di maggio, detta anche Santa Lucia delle quaglie (2). Io ricevetti la sacra ordinazione a Roma per la festa di San Giuseppe lavoratore, il 1° maggio. La sera stessa presi l’aereo assieme a mia madre per recarmi a Siracusa ad adempiere al mio felice voto, perché quell’anno la festa di Santa Lucia delle quaglie cadeva il giorno 2. Il mattino alle 11 concelebrai l’Eucaristia con l’Arcivescovo Metropolita di Siracusa Salvatore Pappalardo, con l’Arcivescovo emerito Giuseppe Costanzo ed il Vescovo di Caltagirone Calogero Peri che aveva ricevuto la consacrazione episcopale un mese prima, ed i presbiteri presenti nella chiesa cattedrale. La sera alle ore 19 celebrai la mia prima Santa Messa nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia, presentato dal Padre Vincenzo all’assemblea che gremiva la chiesa.

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ricordi …

Durante questa Ottava di Natale il Padre Vincenzo mi ha chiesto di amministrargli la confessione e pochi giorni dopo, prima dell’Epifania, mi ha chiesto se potevo amministrargli l’unzione degli infermi; non perché stesse male, ma perché … «un tocco d’olio santo» — disse in tono scherzoso — «alla mia età non fa mai male a nessuno».

I ricordi delle nostre uscite mi accompagneranno nel corso della vita, incluse le nostre discussioni. L’uno con l’altro riuscivamo a dirci squisitezze colorite che non è necessario ripetere, caratterizzati entrambi da una qualità: la totale assenza di quello spirito clericale che non ci ha mai sfiorati e per il quale abbiamo sempre provato entrambi santo sprezzo cristiano.

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ricordi …

All’età di 78 anni, nella notte tra la vigilia e il giorno dell’epifania, Vincenzo Maria Calvo è passato dal sonno alla morte. Lo ha trovato al mattino il rettore del Santuario, che non vedendolo giungere per la celebrazione della Messa delle 8.30 è andato a cercarlo nella sua camera, dove ha trovato il suo corpo senza vita. Ciò che il Padre Vincenzo ed io ci siamo detti un paio di giorni prima rimane sigillato nel mio cuore. Se n’è andato tanto sereno quanto consapevole che la situazione ecclesiale odierna è di fatto intrisa di risvolti drammatici. Appena sabato sera, andando a cena presso dei cari amici che hanno un agriturismo nella riserva naturale della necropoli di Pantalica, gli dissi: «Tu hai già 78 anni, io ne ho appena compiuti 51. Visti i tempi a volte mi domando: se giungerò alla tua età, che cosa dovrò vedere?». Mi ha replicato: «Speriamo di fare il grande botto prima possibile, così che si possa ripartire quanto prima a costruire da capo sopra le macerie». Su una cosa abbiamo però sempre concordato al termine dei nostri battibecchi: sulla speranza. Quando infatti tempo fa lesse un mio articolo dedicato proprio alla teologia della speranza [vedere qui], mi disse: «Solo per questo sono felice di averti guidato verso il sacerdozio».

talare romanaQuesta sera sono andato alla veglia di preghiera, ed anche se l’aria era fresca non ho indossato la veste talale invernale ma quella da mezza stagione; la talare che lui mi regalò prima della mia ordinazione diaconale, all’interno della quale è ricamata una piccola scritta nel risvolto interno del taschino: «Dono di Padre Vincenzo». Oggi presso il Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa saranno celebrate le sue esequie funebri. Assieme a me ci sarà il mio caro allievo, colui di cui oggi io sono padre, mentre il Padre Vincenzo, che era il padre del padre, era suo nonno; perché la storia si ripete per mistero di grazia, attraverso noi sacerdoti che ci trasmettiamo gli uni con gli altri il divino dono della paternità pastorale, in cammino verso il Suo Regno che non avrà fine.

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(1) L’espressione “farne più di Carlo in Francia”, vuol dire combinarne di tutti i colori e trae origine dalla vita di Carlo Magno che ebbe tra l’altro almeno 6 mogli e 20 figli.
(2) La festa di Santa Lucia delle quaglie si svolge ogni anno, la prima domenica di maggio. L’evento vuole ricordare un miracolo avvenuto durante la terribile carestia che colpì Siracusa nel 1646. Il popolo, stremato dalla mancanza di cibo, si raccolse in preghiera attorno alla sua Santa Patrona. In seguito alle preghiere arrivò poco dopo un flotta di navi cariche di grano, che venne preannunciato dal volo di uno stormo di quaglie.

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One thought on “In ricordo di Vincenzo Maria Calvo

  1. Le vie degli Signore ci sembrano a volte strane, avviluppate, aggrovigliate. Man mano che la matassa della nostra vita viene dipanata scopriamo che tutto è legato da un unico filo… quello della Sua Carità e della Sua Grazia. Grazie, Padre, per aver condiviso con noi, anche questo momento umanamente doloroso, ma spiritualmente glorioso per il suo maestro ed edificante per tutti noi.

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