Il Preposito Generale della Compagnia di Gesù, usa forse “roba” tagliata male? Le gravi menzogne del Gesuita Arturo Sosa

difendere il Santo Padre dai cattivi amici

IL PREPOSITO GENERALE DELLA COMPAGNIA DI GESÙ, USA FORSE “ROBA” TAGLIATA MALE? LE GRAVI MENZOGNE DEL GESUITA ARTURO SOSA

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A Roma, in Via dei Penitenzieri, all’angolo della Curia Generalizia dei Gesuiti si trova una bella caffetteria storica, con una gran collezione di vini e liquori pregiati. «Non vorrei che questo venezuelano» ― sbraitava Ariel S. Levi di Gualdo dopo avere letta l’intervista fatta al Preposito Generale della Compagnia di Gesù ― « abbia aperta la succursale del proprio ufficio presso questa pregevole enoteca ! ».

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Veleno d’aspide sotto le labbra

Sal 140,4

giovanni ariel - isola
Giovanni Cavalcoli, OP    Ariel S. Levi di Gualdo

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Arturo Sosa
Padre Arturo Sosa, Preposito Generale della Compagnia di Gesù. Alle sue spalle una pittura contemporanea raffigurante non il Sacro cuore di Gesù, antica devozione che fu particolarmente cara ai Gesuiti di una volta, ma una collezione di mele, presumibile raffigurazione del peccato originale, ovviamente per chi ci crede, non certo per chi pensa che esso sia una metafora o una invenzione di Sant’Agostino, come insegnano alla Pontificia Università Gregoriana …

Anzitutto desideriamo dar modo ai nostri Lettori di capire e sapere cos’è accaduto nel dietro le quinte quando abbiamo ricevuta e letta l’intervista al Preposito Generale della Compagnia di Gesù [vedere testo QUI]. Per prima cosa, Ariel S. Levi di Gualdo ha contattato Giuseppe Rusconi, direttore del blog Rossoporpora, per avere garanzia che l’intervista fosse autentica e che l’intervistato avesse detto veramente quelle precise parole. Il direttore di Rossoporpora ci ha risposto che l’intervista era stata registrata e trascritta fedelmente. Comprensibile la nostra prudenziale verifica: ci sarebbe stato più facile credere che degli extraterrestri erano atterrati in Bolivia e che s’erano messi a incenerire le piantagioni di coca con raggi laser sparati da armi sofisticate e del tutto sconosciute a noi umani.

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Jorge A. Facio Lince e la filosofa Ipazia gatta romana si sono dovuti così sciroppare Ariel S. Levi di Gualdo che stava impersonando, anziché il ruolo dell’esorcista, quello dell’indemoniato, strepitando per casa:

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«Togliete il fiasco di mano a quel Gesuita! I vini italiani sono ad elevata gradazione; se uno non è abituato ad assumerli, possono dare effetti collaterali».

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D’altronde, in Via dei Penitenzieri, proprio all’angolo della Curia Generalizia della Compagnia di Gesù, si trova una bella caffetteria storica con una gran collezione di vini e liquori pregiati [cf. QUI]. Seguita pertanto a sbraitare Ariel S. Levi di Gualdo:

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«Non vorrei che questo venezuelano abbia aperta la succursale del proprio ufficio presso questa pregevole enoteca ! ».

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro

Dopo avere vociato col ricorso a tutti i paradossi sia narrabili sia inenarrabili, dando sfogo a tutta la sua teatralità tosco-romana, Ariel S. Levi di Gualdo s’è placato ed ha presentato il testo dell’intervista al suo “socio romagnolo”, Giovanni Cavalcoli, tentando di dare anzitutto una giustificazione ― s’intende, a modo suo! ―, basata su un principio tutto quanto tossicologico :

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«Padre Giovanni, devi sapere che i problemi legati all’uso delle droghe, derivano perlopiù dalle cattive droghe. Beninteso: non che esistano droghe buone e droghe cattive, la droga è da evitare e basta. Ma una droga cattiva fa molti più danni, per esempio gli acidi allucinogeni e la cocaina. Se infatti queste sostanze sono prese e diluite con anfetamine e sostanze psicotrope scadenti, ricavando a questo modo mezzo chilo di cocaina da un etto di cocaina pura, le conseguenze possono essere devastanti per il consumatore».

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E, detto questo, ecco che dal canto suo Jorge A. Facio Lince, d’origine italo-latinoamericana, ci mette un pizzico di suo:

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«Personalmente valuterei anche un altro elemento: le risposte date dal Generale dei Gesuiti dimostrano nei concreti fatti che l’intervistato tende ad avere il quoziente teologico-intellettivo di Nicolás Maduro e la capacità dialettica-espositiva di Hugo Chávez».

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro

L’Isola di Patmos ha già avuto modo di occuparsi più volte, soprattutto nel corso  dell’ultimo anno, per esempio in relazione ai commenti all’Amoris Laetitia o alle reazioni seguìte alle fraintese parole pronunciate da Giovanni Cavalcoli OP a Radio Maria [cf. QUI], di noti personaggi, fatti passare dai mass-media per amici o collaboratori del Regnante Pontefice, laici, teologi, religiosi, vescovi e cardinali, magari rivestiti effettivamente di alti incarichi ufficiali [cf. QUI]

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Costoro, approfittando slealmente della fiducia loro accordata dal Santo Padre e di alcuni difetti del suo essere umano defettibile, per le loro posizioni dottrinali contrarie alla sana filosofia e al Magistero della Chiesa, dimostrano di non essere affatto veri amici e collaboratori del Successore di Pietro, al quale Cristo ha affidato il compito di confermare i fratelli nella fede. Al contrario: questa pletora di adulatori, coi loro fraintendimenti degli insegnamenti pontifici e con le loro falsità mascherate, se non a volte palesi, denigrano noi che siamo invece autentici fedeli del magistero pontificio, presentando infine un Sommo Pontefice modernista, facendo in tal modo mancare ai fedeli un maestro che li illumini e una guida che li sostenga e che li conforti in questo momento di gravissima crisi di fede nella Chiesa, che sembra presentare addirittura i segni dell’apostasia finale predetta dalla Scrittura [cf. II Ts 2, 3-12; Mt 24, 9-14; Ap 13, 11-18].

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il cappuccino non è semplicemente del latte mescolato a caffè, è una cultura, un’arte che richiede degli autentici artisti

Si tratta, come notano ormai da molti anni gli osservatori colti, svegli e fedeli alla Chiesa e al Successore di Pietro, attenti ai segni dei tempi e fondati su criteri di fede, di un periodo storico agitato, drammatico e caotico, benchè non privo di illuminazioni e impulsi dello Spirito Santo e di grandi chances riformatrici. Ma in questo stesso periodo abbondano però i falsi riformatori [1], i «falsi cristi e i falsi profeti» [cf. Mt 24, 24], gli «spiriti menzogneri» [cf. I Tm 4, 1], «falsi maestri» [cf. II Pt 2,1], «animali irragionevoli» [cf. II Pt 2, 12], «anticristi» [cf. I Gv 3,18], «figli del diavolo» [cf. I Gv 3, 10] e «seduttori» [cf. II Gv 7].

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Purtroppo la lista di questi personaggi ― ciò naturalmente sia detto senza misconoscere il loro il valore, la loro autorità e i loro meriti ― si sta allungando di giorno in giorno, perché ormai siamo al bollettino di guerra, senza che dinanzi a questo si levino voci significative per sfatare gli equivoci e per aiutare veramente il Sommo Pontefice nel suo magistero dottrinale. Per questo avviene che, per le imposture dei suoi cosiddetti “amici”, il nome del Sommo Pontefice venga bestemmiato, proprio come accadeva ai tempi di Lutero.

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro. Nella foto: la elegante e accogliente saletta interna.

I buoni fedeli chiedono: che sta accadendo? Chi si mette attorno il Santo Padre? Perché gli stanno attorno certi personaggi? E, con ragioni e grandi preoccupazioni, non da farisei, ma da figli sinceri e devoti, essi sospettano in lui delle liaisons dangéreuses [delle relazioni pericolose], come nel XV secolo avevano motivo di sospettare per certe frequentazioni femminili di Alessandro VI, con la differenza che qui si trattava della condotta privata del Sommo Pontefice, mentre adesso è in questione il governo della Chiesa e gli indirizzi pastorali della stessa.

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Noi Padri de L’Isola di Patmos, vorremmo esortare e scongiurare questi sedicenti “amici” del Sommo Pontefice, che sono per noi fratelli nella fede, a mettersi una mano sulla coscienza ― loro che parlano tanto di “coscienza” ―, ed interrogarsi seriamente sulla grave responsabilità che hanno nei confronti dei fedeli e del Sommo Pontefice stesso. S’interroghino quindi se non sia il caso che essi facciano buon uso dei doni che Dio ha loro dato, dei quali dovranno a Lui  render conto a tempo e luogo, ricordando che, se è possibile ingannare una creatura o anche centomila creature, ci fosse tra queste anche il Successore di Pietro, «di Dio non ci si può prender gioco» [cf. Gal 6,7], neppure con la scusa della  “misericordia”, o di quelli particolare “misericordia” che oggi pare andare tanto di moda: la “misericordia” elargita a … suon di bastonate.

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro. Nella foto: la sola esposizione e presentazione dei prodotti denota antica arte e maestria romana

Soprassediamo sulle critiche anche feroci che da non pochi formatori e docenti teologi Gesuiti sono piovute nel corso degli ultimi tre decenni su Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, perché sappiamo con quali ironie era trattato il loro magistero da più cattedre della Pontificia Università Gregoriana. Ricordiamo anche lo spirito irrisorio col quale diversi Gesuiti tedeschi in giacca e cravatta trattarono l’Arcivescovo di Monaco di Baviera Joseph Razinger. Ma soprassediamo su questi personaggi che dopo aver fatto a pezzi il solenne magistero pontificio, oggi esigono dogmatizzare a colpi di messaggi intimidatori su twitter un non-magistero, perché per intendersi: una risposta data parlando del più e del meno a un giornalista, o una lettera privata scritta a dei vescovi argentini [cf. QUI] non è magistero, sono faccende ed espressioni di un dottore privato alle quali non può essere vincolata né la dottrina né la pastorale della Chiesa.

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro. Nella foto: esposizione di vini

Il nuovo Preposito Generale della Compagnia di Gesù, il venezuelano Arturo Sosa Abascal, in questa sua intervista rilasciata al blog Rossoporpora e al Giornale del Popolo di Lugano, mostra indubbia sensibilità per la relatività delle interpretazioni umane del Vangelo, ma estende indebitamente tale relatività anche allo stesso Magistero della Chiesa, negando l’esistenza e la possibilità di chiarificazioni definitive dei testi evangelici, vale a dire il dogma. Le sue risposte denotano chiaramente la sua impostazione prettamente protestante, riscontrabile anche tra cattolici, come il Gesuita Karl Rahner e il Domenicano Edward Schillebeeckx. Così egli cade in una serie di false affermazioni teologiche, dalle quali è bene guardarsi come da infezione da virus HIV, perché possono mettere in pericolo la fede, a causa di quell’AIDS teologico ormai da tempo esploso e diffuso.

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Vediamole e facciamone una critica una per una.

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A proposito dell’insegnamento di Cristo sul matrimonio, il Preposito Generale dei Gesuiti afferma:

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  1. «Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito».

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Falso e pernicioso. Queste parole non sono insegnate a «qualcuno di definito», ma a tutta l’umanità, in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Il contesto e l’ambiente non interessano e non incidono perchè può trattarsi di qualunque contesto e di qualunque ambiente, visto che la Parola di Dio non è né delimitatafinita, ma infinita e come tale proiettata nell’eterno.

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  1.  «Non si tratta di mettere in dubbio la parola di Gesù, ma la parola di Gesù come noi l’abbiamo interpretata».

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Chi sono questi «noi»? Detta così, absolute, quest’affermazione è falsa, perché in realtà, tra questi «noi» c’è il Magistero della Chiesa, la cui interpretazione delle parole del Signore non può esser messa in dubbio, essendo il Magistero assistito dallo Spirito Santo. Invece, delle interpretazioni degli esegeti si può dubitare — anzi di questi tempi è a volte bene dubitare! —, perchè essi non sono infallibili. E in questi casi può essere necessaria una reinterpretazione o possono esistere più interpretazioni probabili.  

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  1. «Il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla Chiesa che è fatta di persone umane».

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro. Nella foto: gusto e classe nella esposizione dei vini pregiati.

Falso. Il Vangelo è stato scritto sì da esseri umani ― gli “agiografi” ―, ma ispirati da Dio a scrivere tutto e solo ciò che Egli ha voluto che scrivessero. E si tratta di verità soprannaturali, superiori all’umana ragione. Per questo il Vangelo non è parola umana, ma Parola di Dio, benchè espressa in parole umane [2]. E la Chiesa è fatta sì di persone umane, ma, nel suo Magistero, comprende e interpreta infallibilmente le parole di Cristo e le insegna al Popolo di Dio, esegeti compresi, i quali possono avanzare teorie interpretative di quei passi della Scrittura che: o non sono già chiari per se stessi, o che non sono stati chiariti dal Magistero. Quando un passo biblico è di per sé chiaro o è stato chiarito dal Magistero, il suo significato non può più esser messo in dubbio, perchè si tratta di verità divine, immutabili, morali o dogmatiche. Per esempio: l’essenza del matrimonio come Sacramento è una di queste verità. Invece può esser messa in discussione l’interpretazione di qualche esegeta, relativa ai passi ancora oscuri o di dubbia interpretazione, perchè può essere sbagliata o soggetta a diversa interpretazione. Ma quando il Magistero avoca a sé il diritto-dovere di interpretare, come per esempio il primato di Pietro esposto nel testo evangelico del Beato Evangelista Matteo [cf. 16,18],  tale interpretazione è chiara e definitiva e nessun fedele, anche se esegeta, si può permettere di metterla in dubbio. L’errore di Lutero, al riguardo, è stato quello di voler mettere in discussione tale interpretazione, che dev’essere invece fuori discussione e ritenuta assolutamente certa e immutabile. Il Preposito Generale dei Gesuiti si mostra quindi influenzato da Lutero, in modo pericoloso e anche inquietante.

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  1. «La Chiesa ha sempre ribadito la priorità della coscienza personale».

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Falso. La Chiesa ha sempre insegnato la priorità della verità sulla coscienza e quindi il dovere della coscienza di adeguarsi alla verità. «Le armi della nostra battaglia hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, rendendo ogni intelligenza soggetta all’obbedienza al Cristo» [cf. II Cor 10, 3-5]. La coscienza è soggetta alla verità, non padrona della verità. Occorre certo agire come detta la coscienza [cf. II Cor 1,12]. Nessuno nega la libertà della coscienza. Però questa libertà nasce dalla verità. Nessuno può essere altresì costretto ad agire o impedito di agire contro la sua coscienza [cf. I Cor 10,29], salvo la salvaguardia del bene pubblico. Ma la coscienza deve essere informata, formata ed educata, benchè sia scusato chi erra in buona fede [cf. Lc 23,34].

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  1. «Dottrina è una parola che non mi piace molto, porta con sé l’immagine della durezza della pietra».

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro. Nella foto: gran gusto e classe nella esposizione dei liquori pregiati.

La parola «dottrina» non è una parolaccia, è una immagine significativa e appropriata, di origine biblica [cf. Mt 7, 24; II Sam 22, 2; Sal 31, 4; 62, 3; 73, 26; 89, 27], perché indica saldezza, certezza, incorruttibilità, affidabilità, doti eminenti della Parola di Dio, che è Parola luminosa ed inequivocabile, che non ha bisogno di reinterpretazioni, sullo stile della ereticale ecclesiogenesi dell’eterodosso Leonard Boff [cf. QUI], di cui si sente il fetore dietro le righe di questa intervista. Dottrina è quindi una parola alla quale non si sfugge, tanto chiaro è il suo significato: Parola di Vita eterna, Parola che non passa [Mt 24, 35], Parola che è Dio stesso, immutabile ed eterno. Parola che ci è interpretata e mediata in modo chiaro, infallibile e immutabile dal Magistero della Chiesa. Questa è la dottrina e questo significa la parola dottrina. È pertanto brutto segno, se al Preposito Generale dei Gesuiti quell’immagine non piace. È segno che egli confonde la saldezza con la rigidezza e, per rifiutare questa, trascura quella. E questo è un grave errore ed è l’astuzia di coloro che trascurano i valori morali assoluti dandosi una patina di misericordiosi, pronti a mollare la mazza ferrata della “nuova misericordia” addosso a chiunque osi non pensarla come loro, con tutta la tipica violenza degli opportunisti e dei voltagabbana. E non parliamo poi di quanto essi siano coercitivi nell’imporre i loro dogmatismi dopo avere distrutta la saldezza del dogma che sta a fondamento del deposito della fede!  

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Dobbiamo invece costruire, come ci esorta Cristo stesso ― sempre che non venga fuori un “esegeta” Gesuita della Gregoriana a dirci che occorre reinterpretare secondo la “ecclesiogenesi delle comunità di base” ― la nostra casa sulla roccia, perché essa non crolli miseramente all’infuriare dei venti. È infatti il cuore, semmai — vale a dire la nostra attitudine nel campo della carità e della prudenza —, che dev’essere tenero e duttile; dev’essere «cuore per i miseri» e non rigido o di pietra, ma attento alle esigenze e alle possibilità di ciascuno, secondo le situazioni e le circostanze, sapendo eccepire, nei casi nei quali è necessario. Ma qui la dottrina non c’entra, se non in quanto essa dev’essere applicata con discernimento, saggezza e fedeltà. La dottrina dev’essere solida come la roccia, affinchè la nostra casa sia robusta e incrollabile ed affinchè il nostro agire sia fondato sulla Parola di Dio e sulla dottrina della Chiesa, non sulle sabbie mobili dell’ultimo discepolo di Rudolph Bultmann, di Edward Schillebeeckx e di Karl Rahner, il quale è assalito da orticaria dinanzi alla sola parola “dottrina”.

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  1. «Un vero discernimento non può prescindere dalla dottrina, però può giungere a conclusioni diverse dalla dottrina».

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro. Nella foto: l’angolo della gastronomia.

Anche questo è falso. Le conclusioni pratiche o pastorali, per essere sagge, prudenti, giuste, lecite, doverose e benefiche, non devono essere altro che la dottrina tradotta nei fatti. Le conclusioni pratiche, nei fatti e nel concreto, devono essere coerenti con la dottrina o con l’ideale universale, concepito dalla ragion pratica o dalla fede — la legge morale —, dalla quale partono e sulla quale si fondano. L’atto umano concreto non è che l’applicazione di un principio astratto, oggetto del giudizio o della scienza morale, che guida nell’azione. Così funziona l’agire umano sia nel bene come nel male. Certamente, l’esempio trascina, più che la considerazione astratta del principio. Ma l’esempio dev’essere l’attuazione del principio. Il «concludere» nella prassi diversamente dalla dottrina o dalla teoria non è un retto concludere, ma è un sofisma, è un inganno, è una finzione. Infatti, supposto che la dottrina sia sana, ossia comandi il bene, ne consegue che l’agire «diversamente», è un fare il male, attesa la diversità, anzi l’opposizione radicale del male al bene.

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Su questa stessa pericolosa linea si è già espresso il Monaco Camaldolese e biblista Guido Innocenzo Gargano, il quale sostiene che Cristo, nel Vangelo del Beato Matteo [cf. 19,6], afferma che «per i duri di cuore» vale sempre la legge di Mosè [cf. QUI]. È una esegesi che naturalmente può non essere condivisa ed è stata effettivamente contestata in radice. Però ha perlomeno il pregio della trasparenza e della “parresìa”, che invece latitano in chi cambia le parole di Gesù senza darlo a vedere e senza darne ragione.

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Storica caffetteria-enoteca-gastronomia De’ Penitenzieri, un luogo gradevole e confortevole a pochi metri da Piazza San Pietro. Nella foto: quando un caffè diventa un vero piacere …

Anche Guido Innocenzo Gargano trascura che in quel passo Gesù si riferisce a una norma da Lui abolita e sostituita con la legge della indissolubilità. Con ciò Gesù intende ripristinare il matrimonio dello stato d’innocenza, prima del peccato originale, «in principio», conformemente al piano divino originario della creazione. Non vediamo pertanto in che consisterebbero la trasparenza e la “parresia” di Guido Innocenzo Gargano. Occorre infatti notare l’enorme differenza tra il matrimonio mosaico e quello cristiano. Il primo era un semplice contratto di procreazione, simile a un contratto di lavoro, a tempo indeterminato, che però può essere sciolto o annullato nel momento in cui per una delle parti o per entrambe sorgessero fatti o eventi che dovessero far venir meno le ragioni che lo avevano motivato. Da qui la solubilità del matrimonio mosaico col famoso libello di ripudio. Invece, il matrimonio sacramento istituito da Nostro Signore, è un matrimonio che, al di là dell’aspetto contrattuale, è una vera e propria unione intimissima di persone, tanto che il Verbo di Dio usa l’espressione: «una sola carne» [cf. Gen 2, 18-24; Mc 10, 2-16]. Da qui la sua indissolubilità, perché non ha senso dividere una cosa che è una. Il contratto mosaico, dal canto suo, teneva conto dello stato di natura decaduta conseguente al peccato originale, stato che comporta quella che Gesù chiama «durezza di cuore», cioè quella concupiscenza, quella difficoltà di dominare l’istinto sessuale, quella tendenza egoistica, quella tendenza dell’uomo a dominare e a sfruttare la donna, quella incostanza e volubilità di volontà e di sentimenti, che sono il triste lascito del peccato originale. Ora, è chiaro che il matrimonio cristiano è sempre l’unione di due poveri figli di Adamo; tuttavia Gesù, con la forza della sua grazia e i suoi sublimi insegnamenti morali, soprattutto quelli relativi alla carità, ha voluto in qualche modo non solo ripristinare il matrimonio edenico, ma addirittura elevarlo alla dignità di Sacramento, il che vuol dire renderlo mezzo soprannaturale di redenzione e di salvezza eterna, vita di figli di Dio, pegno della futura resurrezione e, come spiegherà poi il Beato Apostolo Paolo, immagine dell’unione di Cristo con la Chiesa [3].

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Hugo Chavez e il pappagallo
il per nulla compianto Hugo Chávez, dittatore del Venezuela, con uno dei suoi vari pappagalli comunisti parlanti e sparlanti …

… e con questo è presto detto che mentre lo scioglimento del matrimonio mosaico, alle condizioni richieste, può essere una cosa buona e legittima, lo scioglimento del matrimonio cristiano è impossibile, ed il tentarlo è illegittimo e peccaminoso; da qui il peccato di adulterio come intrinsece malum, secondo l’insegnamento della Chiesa, presente ancora nel Santo Pontefice Giovanni Paolo II e nel Sommo Pontefice Francesco, ripetuto di recente anche dai Cardinali Carlo Caffarra, Gerhard Ludwig Müller, Raymond Leo Burke e altri.

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Detto questo concludiamo affermando: sostenere e difendere il magistero pontificio è certamente alto dovere del Preposito Generale della Compagnia di Gesù; ma ciò va fatto con solidi argomenti di sapienza filosofica e teologica, non con discorsi sofistici e argomenti fasulli e pseudo-esegetici, che finiscono con l’ottenere un effetto controproducente, gettando discredito, magari senza volere, sull’autorità di colui che si vorrebbe rappresentare, spingendo infine i fedeli su sentieri contrari alla verità.

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Nicolàs Maduro
l’attuale dittatore del Venezuela Nicolás Maduro, col baffetto sbarazzino stile Preposito Generale della Compagnia di Gesù …

Per questo motivo Padre Arturo Sosa, che non è né un filosofo né un teologo ma un politologo latinoamericano, ha dimostrato nei concreti fatti, in questo specifico caso, di avere il quoziente teologico-intellettivo di Nicolás Maduro e la capacità dialettica-espositiva di Hugo Chávez.

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Quanto di peggio, per ergersi a difesa del Romano Pontefice; quanto di peggio per governare quella Compagnia di Gesù dal seno della quale, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, sono stati seminati all’interno della Chiesa i peggiori veleni in nome di un male inteso Concilio, di un male inteso ecumenismo, di una male intesa apertura, per seguire con tutte le peggiori derive teologiche: la teologia della liberazione, la teologia femminista, la teologia indigenista, la teologia della affettività … sino a giungere alla diffusione della teologia della morte di Dio, secondo le devastanti teorie del protestante Paul van Buren, attraverso il quale giunge alla esaltazione teologica Friedrich Nietzsche, che fa dire a Zarathustra: «Gott ist tot » [Dio è morto].

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dall’Isola di Patmos, 25 febbraio 2017

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NOTE

[1] Vedi l’opera classica e precorritrice del Padre Yves Congar, Vraie et fausse réforme de l’Eglise, Les Editions du Cerf, Paris 1950.

[2] Cf. prima parte dell’omelia di Ariel S. Levi di Gualdo sul «porgere l’altra guancia» nella quale chiarisce la dimensione di eternità della Parola di Dio, in L’Isola di Patmos, 20 febbraio 2017. Testo leggibile QUI.

[3] Cf. Giovanni Cavalcoli, OP: La coppia consacrata, Edizioni Viverein, Monopoli, (BA), 2008.

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Se capitate nei pressi della Papale Arcibasilica di San Pietro, visitate la Caffetteria de’ Penitenzieri, in Borgo Santo Spirito, a pochi metri dalla Curia Generalizia della Compagnia di Gesù. È un angolo di autentica romanità che offre un servizio di alta qualità in bevande, vivande e pasticceria, il tutto unito alla accoglienza ed alla cortesia dei Gestori e del Personale.

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25 thoughts on “Il Preposito Generale della Compagnia di Gesù, usa forse “roba” tagliata male? Le gravi menzogne del Gesuita Arturo Sosa

  1. Cari Confratelli dell’Isola di Patmos,

    io scongiuro ogni giorno Iddio misericordioso affinchè voglia elargire una grande grazia alla sua Santa Chiesa: la soppressione – stavolta definitiva – della (ex) Compagnia di Gesù.

    1. Caro don Gianni,
      sottoscrivo tutto.
      Non si lascia vivere un albero ormai marcito completamente, poiché piamente illusi che possa dare anche frutti buoni.
      Sappiamo bene che un albero marcio non può dare mai frutti buoni. E se in esso sono sopravvissute due o tre mele sane in un ramo, a quel punto bisogna salvare le due o tre mele sane staccandole dal ramo e poi bruciare tutto l’albero malato, altrimenti anche le due o tre mele sane, sopravvissute per miracolo, marciranno, assieme a tutto l’albero.

    2. Caro don Gianni,

      qua a Genova abbiamo la sede del noviziato dei gesuiti, ebbi modo di passarci due volte anni fa per delle celebrazioni, e non vi rimisi più piede.
      Transeat !
      Decisi, una volta, di fare gli esercizi spirituali ignaziani. Arrivato nella casa di esercizi spirituali, per prima cosa, mi dettero un libro di preghiere e un libro di meditazioni di Bianchi Enzo alias priore di Bose. Rimasi a dormire la sera, il mattino addussi come scusa (lo ammetto!) una santa bugia … ero in cura dal dentista e mi era nuovamente esploso un forte dolore ai denti.
      E me ne andai, perché a che io sappia, gli esercizi ignaziani non prevedono i testi di preghiera e meditazioni di Bianchi Enzo alias priore di Bose.
      in questa seconda occasione, chiusi ogni genere di rapporto, che, dopo quanto premesso, dubito di riaprire in futuro.

      1. Caro Confratello genovese,

        stessa storia stesso copione !

        Svariati anni fa, agli inizi della mia formazione al sacerdozio, ebbi anch’io la tua stessa malaugurata idea. E ti dico pure dove andai: nella casa di esercizi spirituali di Altavilla Milicia, vicino Palermo.

        Stessi libri del Bianchi stesse preghiere di Bose.

        Io fui mal guardato, di conseguenza mal giudicato, perché durante la Santa Messa mi rifiutai di auto-comunicarmi, avrei infatti dovuto prendere la SS. Eucaristia con le mie mani dalla pisside, intingerla dentro il calice del Prezioso Sangue di Cristo e quindi auto-comunicarmi.

        Insomma, una pia casa gesuitica di esercizi spirituali nella quale, liturgicamente, si imponeva agli ospiti un uso che è decisamente e severamente proibito dalla Redemptionis Sacramentum.

        Stesso copione, o come dicevano una volta nelle giostre dei luna park: «altro giro altra corsa!».

  2. … vedo che don Gianni ha detto con una essenziale e incisiva epigrafe quello che avrei detto anch’io, sicché mi limito a dire che concordo in tutto.
    Di mio aggiungo che anni fa il mio vescovo mi mandò a far la specialistica alla Gregoriana, già prete da 4 anni.
    Durante una lezione mi alzai e me ne andai via dicendo a voce semi alta … “non possiamo star qui a udire certe eresie”.
    Informai il vescovo che non intendevo rimanere un giorno in più alla Gregoriana, e devo dire che non se la prese con me.
    Dopo due settimane giunse al vescovo una informativa che voleva avere il sapore dello psicologico mescolato a pastorale e sociale, in cui si informava l’ordinario diocesano che quel suo prete (il sottoscritto) aveva problemi di relazione, di rapporto, di pastoralità …
    Questi sono i gesuiti!
    Enunciano eresie dalle cattedre?
    E mica si può dire che una eresia è una eresia, eh che diamine!
    Se lo fai hai problemi di relazione, di rapporto, di pastoralità …
    il mio vescovo non ci cadde e si limitò a dirmi che “evidentemente sono divenuti peggiori di quanto già lo fossero nel 1972 quando ci studiava io, all’epoca si limitavano solo a negare l’esistenza del purgatorio !”
    Il vescovo mi disse anche un’altra cosa che mi fece riflettere, questa: “se una simil lettera su un suo prete fosse giunta da Roma, dalla grande Gregoriana, a un vescovo di qualche sperduta diocesi missionaria del mondo che semmai ancora non ha fatto la sua prima visita romana ad limina apostolorum, quanto se la serebbe vista brutta, quel povero prete ?”.
    E questo, ripeto, mi fece molto ma molto riflettere …

    don Giovanni Paolo

    1. Pace e grazia da Dio a tutti voi cari confratelli che avete già commentato.
      vi parla un prete vecchiarello in cammino verso gli ottant’anni, forse voi siete tutti più giovani …
      Il mio vescovo di allora (sant’uomo che Dio lo abbia in gloria!), mi fece rimanere molto male all’epoca, quando nel 1976 gli chiesi se poteva mandarmi a fare una specializzazione in teologia dogmatica alla Gregoriana.
      Lo ricordo sempre … rimase almeno due minuti in silenzio, con la testa sulla scrivania, poi con aria accigliata mi disse un secco “no”, e agiunse pure “mai!”.
      Io tacqui. Sapete, all’epoca mica si chiedevano tante spiegazioni ai vescovi, e nessuno se ne sarebbe uscito con un … “non son d’accordo”.
      Lui, forse, temette d’esser stato troppo duro, e mi sorrise come un vero padre, poi mi disse … “come tu sai, io sono stato al Concilio, quello che voi conoscete dai giornali, dalle chiacchiere, da tante leggende. Durante quelle riunioni io ho sentito di tutto, e questo tutto me lo porterò nella tomba. Vedi … i soggetti peggiori e i teologi più pericolosi, quelli ai quali non permetterei mai di rivolger parola a uno dei miei seminaristi, oggi insegnano proprio tutti lì, si … tutti lì, alla Gregoriana”.
      Poi mi disse … “mi risulta che poco fa hai preso la patente. Bravo, hai fatto bene. Dimmi, dove hai preso lezioni di guida?”.
      Gli spiegai che ero stato alla scuola guida, che avevo avuto un bravo istruttore …
      E il vescovo mi disse … “bravo, hai fatto bene!” Poi si mise quasi a ridere e mi disse: “Ora, secondo te, io dovrei mandare un mio bravo prete a prendere lezioni di guida da un pericoloso pirata della strada? Proprio così caro mio: andare a far dogmatica alla Gregoriana, oggi, è come prender lezioni di guida da un pericoloso pirata della strada”.
      Dopo di lui, venne tutt’altra pasta di vescovo, e il giorno dopo averli ordinati … tutti a Roma alla Gregoriana!
      … e non vi dico che preti, poi, ci ritrovammo dopo in diocesi!
      Solo questo volevo dirvi: in cammino verso gli ottant’anni, benedico sempre quel santo uomo di Dio del mio vecchio vescovo.
      Una mia preghiera garantita per i padri dell’Isola di Patmos.

      don Igino

      1. Caro Padre (chiamo sempre “padre” e mai “don” gli anziani)
        Dio mantenga in vita a lungo Te e i preti come Te, perché il giorno che avremo perduto quelli come voi, saremo nella totale desolazione, ogni volta che i nostri anziani vengono a mancare, me ne rendo conto sempre di più … specie con i tempi che corrono.
        Per rimanere in tema, nel 2009, al mio vescovo che dopo l’ordinazione mi aveva mandato alla Gregoriana per la licenza specialistica, dissi: “in quella università la fede cattolica è stata da tempo suicidata”. Fu comprensivo, l’anno successivo mi mandò alla Santa Croce, e devo dire (premesso che non ho nessun legame d’appartenenza con l’Opus Dei), che fu un’esperienza positiva e … cattolica.

        Un saluto dal Friuli da don Luca

        1. Caro don Luca, esperienza tutta inversa, la mia.
          Al vescovo chiesi se ritenesse opportuno farmi fare una specialistica, e lui fu contento della mia richiesta (parliamo del 2010). Alla domanda dove vuoi andare, risposi che sarei andato volentieri alla S. Croce. Lui mi rispose che nell’università dell’Opus Dei non avrebbe mandato mai i suoi preti, sicché risposi che potevo far benissimo a meno della specialistica.
          Nel 2012 arrivò il suo successore, che mi mandò alla S. Croce, dove finii gli sudi del 2015.

          Anni prima, da seminarista, seguii le lezioni di metafisica del P. Prof. Giovanni Cavalcoli nello Studio Domenicano di Bologna.
          Esperienza meravigliosa e indimenticabile, grazie ancora per tutto e di tutto, Padre Giovanni Cavalcoli !!

  3. Insomma, si relativizza il dogma considerandolo una delle tante possibili interpretazioni e si assolutizza una delle tante ipotesi che si incontrano nell’ambito della cosiddetta esegesi storico-critica. Sarebbe interessante capire perché questo avviene anche nelle più alte gerarchie della Chiesa. La prima cosa che mi viene in mente è lo studio di Garrigou-Lagrange sui presupposti delle formule dogmatiche: una volta messe da parte le premesse razionali grazie alle quali viene concepito e accettato il dogma (anche qui bisogna ribadire che non si tratta di una parolaccia, ma di un termine che viene dal greco e significa “decisione che si basa su un giusto giudizio”, e quindi “insegnamento”, “norma”, o anche “insegnamento che ha valore normativo”) cade anche il dogma e tutto ciò che si basa su di esso. La Congregazione della Dottrina per la Fede, nel 1973, al fine di mettere in guardia il mondo cattolico da interpretazioni fuorvianti, è intervenuta con la Dichiarazione Mysterium Ecclesiae, difendendo soprattutto il dogma cattolico da interpretazioni che ne sminuivano il valore (vedi il cap. 5). Dunque, visto che è necessario, se questo testo non è più in circolazione, lo si ristampi!

  4. Carissimi,

    Complimenti vivissimi: insulti, diffamazioni, dare del drogato, alcoolizzato e minus habens ad un fratello nel sacerdozio é veramente una dimostrazione non solo di classe cristallina, ma di eroica testimonianza di ogni virtù cristiana ed umana.

    Mi compiaccio, sono i sacerdoti ed i teologi come voi che sanno dare della Chiesa l’immagine giusta, evangelica ed umana di cui tanto abbiamo bisogno.

    Cyrano

    1. La diffamazione è un reato contemplato e perseguito dall’art. 595 del Codice Penale.
      Nel nostro articolo non è ravvisabile la fattispecie di questo reato, pertanto lei usa parole inappropriate e applica delle figure di reato laddove esso non sussiste.

      Detto questo: pensi lei quanto era scurrile e volgare nel linguaggio Nostro Signore Gesù Cristo quando ai più alti notabili dell’epoca ed agli stessi appartenenti alla casta dei Sacerdoti, si rivolgeva chiamandoli «Serpenti», «razza di vipere», «sepolcri imbiancati pieni di putridume all’interno», «figli degli uccisori dei profeti», colpevoli di «intemperanza» e di «rapina» … e quest’ultima si, che è un’accusa legata ad una figura ben precisa di reato: la rapina [cf. Mt 23, 1-37].

      E quanto fu poco misericordioso, Nostro Signore Gesù Cristo, quando in modo violento e aggressivo, tra urla e percosse, aggredì fisicamente i poveri mercanti nel cortile interno del tempio di Gerusalemme [cf. Ma 11,15-19; Mt 21,12-17; Lc 19, 45-48].

      Tutto sommato, quei poveri mercanti e cambiavalute, se ci pensiamo bene erano solo brave persone che si guadagnavano da vivere, dei padri di famiglia che avevano mogli da mantenere e figli da sfamare, al contrario di Gesù Cristo, che era nato invece in una famiglia benestante e che era sostenuto per tutte le spese necessarie alla sua vita pubblica da famiglie ricche e da vedove molto abbienti. Basti pensare che accettò di essere persino unto con un prezioso olio di nardo da Maria; un olio che costava più dell’oro. Tanto che quella persona pratica e realista di Giuda Iscariota calcolò quel vasetto di olio per il valore di 300 danari, che equivalevano a quasi un anno di paga di un soldato romano [cf. Mc 14,3-9; Gv 12,1-8].

      In ogni caso prendiamo atto che lei è più delicato e misericordioso del Verbo di Dio, ma soprattutto prendiamo atto della sua eccelsa pedagogia: dinanzi ai «falsi profeti» [cf. Mt 7, 15-20] e dinanzi all’operato devastante delle «guide cieche» [cf. Mt, 23] che inducono il Popolo di Dio in grave errore, bisogna testimoniare – a quanto lei ci insegna – la «virtù cristiana», forse facendo nella migliore delle ipotesi finta di niente ?

      E ci dica: per dare della Chiesa «l’immagine giusta, evangelica ed umana di cui tanto abbiamo bisogno», bisogna per caso spazzare la sporcizia dell’errore sotto il tappeto ?

      La mia battuta «togliete il fiasco di mano a quel Gesuita!» è tutta proporzionata a ciò che di gravissimo quel Gesuita ha enunciato in palese sprezzo alla dottrina cattolica ed al Magistero della Chiesa, dimostrando nei fatti di non conoscere quel Catechismo che anche lei, caro Cyrano, mostra di non conoscere con il suo commento.

  5. Cari Padri cari Confratelli,
    non voglio invitarvi alla prudenza perché prudenti lo siete, ma all’ … attenzione … all’ attenzione … avete toccato soggetti la cui permalosità procede in pari passo con la loro altezzosità e la loro vendicatività, ve lo dico perchè l’ho sperimentato.
    splendido articolo, veramente.

    1. Caro Confratello,

      hai totalmente ragione, ma sappi però che non muoio di paura, anzi!
      Credo altresì che in diversi, abbiamo sperimentato ciò che hai sperimentato tu.
      In ogni caso, basta solo misurare il “nemico”.
      In fondo, stiamo parlando di persone che alle corti degli imperatori si presentavano a schiena curva come dei servi, certi di ottenere qualche cosa, che poi alla fine era solo qualche cosa, una elemosina …

      Con i deboli, invece, sono sempre stati forti; e Dio solo sa, in certi momenti, anche quanto rigidi, soprattutto da un punto di vista morale.

      Poi c’è il discorso della coscienza duttile, la coscienza a intermittenza, la coscienza assecondo il caso , per esempio: se i re delle grandi corti europee avevano amanti sparse in ogni dove e saltavano la cavallina dalla sera alla mattina, in tal caso non vedevano, perché c’era di mezzo la ragion di Stato e varie altre ragioni, incluse semmai le sovvenzioni per la costruzione dei faraonici collegi dei Gesuiti, con annesse chiese – tutt’oggi visibili – che dovevano ostentare, sia in grandezza architettonica sia in pregio, maggiori dimensioni e ricchezza di quella della locale chiesa cattedrale.

      Qualcuno vuol negare l’esistenza di questi monumenti architettonici, alcuni dei quali costruiti – per caso? – proprio nelle immediate vicinanze delle cattedrali ?

      Se però un contadino strizzava l’occhio ad una allegra contadinella, in quel caso la coscienza non era duttile e non funzionava a intermittenza, né asseconda il caso, ma scattavano subito le fiamme dell’Inferno.

      Vuoi neutralizzarli, anzi semmai farteli persino amici ?
      Allora mostrati sempre forte, perché solo così si scampa a coloro che sono storicamente forti con i deboli e deboli con i forti; e quando proteggono i deboli – si veda la storia dell’America Latina degli ultimi sessant’anni – non lo fanno per loro, ma per tutt’altri scopi e finalità.

      Se i Gesuiti fossero esistiti sotto il pontificato di Alessandro VI e se Alessandro VI li avesse favoriti in vario modo, incluso a livello patrimoniale, in tal caso, dinanzi a chiunque avesse osato sospirare sulle condotte private ma comunque note del Sommo Pontefice, i Gesuiti avrebbero sostenuto con decise argomentazioni logiche che Donna Marozia, per qualità, virtù e costumi di vita, era seconda solo alla Beata Vergine Maria.

      E chi ha argomenti storici per smentire, che smentisca quanto ho detto.

  6. … scusate, ma i gesuiti, sono sempre quelli che anni fa, qua a Napoli, facevano gli incontri con quelli di “Noi siamo Chiesa”, e che insegnavano che la presenza reale di Cristo nell’eucaristia era una credenza istituita nel XII/XIII secolo ?
    Forse è per questo che non s’inginocchiano nel canone della Messa, ci si può mica inginocchiare davanti a una metafora di pane azzimo e di vino ?
    Io parlo però di diversi anni fa, può darsi che nel mentre si siano convertiti …

  7. … mah, caro don Ciro (simpatico come sempre!), forse si saranno convertiti da voi a Napoli, perché in estate, quando vengono dalle nostre parti (Sardegna) continuano sempre a celebrare la Messa sul mare in bermuda con la maglietta a mezze maniche e una sciarpetta variopinta che pende dal collo.
    Mi fanno anche tenerezza, in fondo non bisogna avere paura della tenerezza, come ci ricordava qualcuno che, teneramente, di volta in volta ci piglia sempre più a misericordiose bastonate, se osiamo essere preti cattolici …

    don Santo

  8. Entro in questo sitarello ogni tanto per fare due risate con gli anacronismi dei due integralisti che ci scrivono.
    Sono teologa, alla Gregoriana ho studiato, e so quanto sia seria, come seri sono i gesuiti, la differenza che c’è tra noi donne e voi preti (con tutto rispetto) persi in chiacchiere, è che se noi donne fossimo sacerdoti, impiegheremo meglio il nostro tempo, ma non è detto che un giorno, con gli impulsi dati dal grande Papa Francesco …
    intanto è a lavoro la commissione per lo studio del diaconato femminile …

    Martina Franci

    1. Gentile Signora.

      Il Demonio ride proprio come lei sulla verità, perché suo scopo è destituire di fondamento l’eterno assoluto ed elevare a suprema verità il mondo dell’irreale. Per questo egli scimmiotta Dio: per invertire bene e male e per creare un’altra realtà.

      Lei però ha studiato alla Gregoriana, quindi è stata presumibilmente formata secondo le sacre verità rahneriane, in base alle quali, il Demonio, è presentato come «una traduzione mitico-simbolica delle paure ancestrali dell’uomo».

      Una teologa che parla di donne diacono e di donne prete, può avere studiato solo alla Gregoriana, se non ce lo avesse detto lei, lo avremmo dedotto noi.

      Che i gesuiti siano seri, lo ha dimostrato il loro Preposito Generale che li rappresenta e che li guida, infatti, quando risponde alle interviste cadendo palesemente nello storicismo, nel relativismo e nell’eresia luterana, facendo ampio uso tra le righe dei concetti della de-mitizzazione di Rudolph Bultmann, in effetti è molto serio, come lo sono di prassi tutti coloro che enunciano eresie, perché nel farlo si prendono sempre molto sul serio, per questo riteniamo opportuno rispondere prendendoli in giro. Questo il motivo per il quale i Padri de L’Isola di Patmos, al Preposito Generale della Compagnia di Gesù hanno ricordato ch’egli non conosce il Catechismo della Chiesa Cattolica; e questo è un fatto, non un’opinione. Simile modo egli non conosce la Dottrina sociale della Chiesa, al punto da attingere al meglio del peggio di quelle derive post-conciliari – che niente hanno da spartire col Concilio Vaticano II – e che grazie soprattutto ai gesuiti e alle loro presunte interpretazione del “vero spirito del Concilio”, hanno dato vita a commistioni con il marxismo attraverso il cavallo di Troia della Teologia della liberazione, creando disastri immani in tutto il continente Latino Americano, dove la fuga dei fedeli dalle nostre chiese è giunta in alcuni Paesi a toccare anche il 50%, mentre le sètte degli eretici Protestanti riempivano le “chiese” proprie.

      Forse lei non concorda affatto che i Protestanti siano eretici e che i Pentecostali bestemmino ogni giorno lo Spirito Santo con la loro perniciosa ed ereticale pneumatologia, ma per noi sono invece tali.

      Non dubito che “voi donne”, se foste preti, impieghereste meglio il tempo, per esempio andando dal parrucchiere per la messa in piega prima della messa crismale nella chiesa cattedrale. Quale signora che si rispetti salirebbe infatti spettinata su un palcoscenico, pure si trattasse di una commedia comica intitolata: La riscossa delle donne diacono, produzione Carlo Maria Martini, regia Walter Kasper, sceneggiatura Luis Francisco Ladaria Ferrer ?

      Sul DIACONATO FEMMINILE rimando a questo mio studio: vedere QUI

    2. Egregia teologa,

      l’impianto teologico suo e dei suoi amici gesuiti è totalmente erroneo poiché poggia su base filosofica anticristica (panteismo, scetticismo). L’io umano coincide con l’Io divino. Tale teologia è in realtà una mera filosofia della religione.

      Cara Signora, come lei dovrebbe sapere la teologia aiuta il magistero, non lo demolisce e si sostituisce ad esso. Non si può più andare avanti con questa follia idealista nella Chiesa.

      Necessariamente si arriverà allo scontro finale, rimandato per decenni. Questo tempo che oggi viviamo sembra essere il momento adatto per un epilogo finale. Non c’è alcuna possibilità di conciliazione tra Cristo e Satana, ma lei non può comprendere questo poiché le sue categorie mentali sono fondate sul principio di contraddizione.

      Il vostro maestro, primo idealista, è il serpente che ha contribuito alla nostra catastrofe originaria. Che il Signore Gesù Cristo abbia pietà della sua anima.

    3. Cara Signora Franci,
      Non intervengo mai, in nessun sitarello, ma ora mi trovo costretta a difendere due realtà: una è questo sitarello, che mi ricorda le vere origini del Cristianesimo, quando un gruppetto di ragazzi e uomini, fatto solo di maschi, pochi e poco teologi, venne chiamato da un Capo, che è Re in Eterno, l’altra è il RESTO del popolo femminile che è buono, saggio, intelligente e anche bello (fisicamente).
      Non sono teologa , né filosofa accademica per grazia, sebbene quando fui fra i venti e i trent’anni ricevetti ben tre offerte in tal senso (l’ ultima fu quella di un sacerdote che amava flirtare con i massoni.. avevo già pronto tutto anche il titolo del corso che avrei dovuto tenere a gente anche più vecchia di me). Rinunciai e in un caso venni “sputata” fuori come indesiderata, perché la mia coscienza quando fa a pugni con la verità perde sempre. E poi c’è quell’insopprimibile BISOGNO DI LIBERTÀ. E poi Pinocchio va letto fino alla fine. Anche il burattino è diventato un uomo, ma è dovuto ripartire da una stamberga donatagli dal Grillo importuno. Massoni a parte, sono memore che la vanagloria può accecarmi sempre. Dio non voglia che finisca teologa!

  9. Reverendi Padri,

    la vostra analisi, le vostre confutazioni sono eccezionali, sono ineccepibili ed estremamente lucide.
    Coma in altri articoli vi arrestate sempre ad un passo dalla risoluzione dell’enigma. Penso che tutti gli indizi, la sintomatologia, conduce ad un problema, non capisco perché. Le fondamenta logiche (identità, non contraddizione, terzo escluso) sembrano franare miseramente.

    Il problema che non volete vedere è l’attuale Pontefice.
    I ciambellani di corte costituiscono un effetto, non la causa del problema.
    Cappuccetto rosso è stato divorato dal lupo e non è stato cappuccetto rosso a divorare il lupo.

    Mi dispiace che le vostre benemerite qualità tanto qualificate, non vogliano o non possano andare nel merito della questione, sarebbero un grande aiuto al bene attuale della Chiesa militante.
    Che peccato !!!

    Papa Clemente XIV avrebbe dovuto sopprimere i Gesuiti con un atto solenne di magistero così da chiuderli definitivamente.

    Buon lavoro.

  10. Vorrei rispondere alla “teologa” Martina Franci sulla questione del diaconato femminile.

    La Vergine Maria non si è mai permessa di mettersi al posto di Suo Figlio.

    Lei che è Immacolata, Regina del Cielo e della Terra si è fatta docile, obbediente e umile, quindi noi donne non avendo la Grazia che Dio ha donato a Maria, a maggior ragione dobbiamo fare la Volontà del Padre, servendo i fratelli ad imitazione della Vergine Maria: nel silenzio, nella carità, nel nascondimento, nella preghiera e nella SANTA UMILTA’!

    Le ricordo che San Giovanni Paolo II ha definito in Ordinatio Sacerdotalis che le donne non possono ricevere il Sacramento dell’Ordine.

    Da brava “teologa” dovrebbe sapere che quando un Papa si pronuncia ex cathedra su una questione di Fede o morale, la verità definita non è più confutabile. Ora io non so cosa significhi per lei la parola dogma, temo però che avendo studiato alla Gregoriana pensi che i principi di Fede mutino al cambiare dei tempi negando la trascendenza di Dio.

    La cosa migliore per il bene della Chiesa sarebbe che ognuno occupi il posto che Dio gli ha assegnato senza mettere in discussione quello che Lui ha stabilito.

    Anna

  11. Mi stupisco che qualcuno si stupisca se Padre Ariel dice quello che deve dire anche se si tratta di dirlo al capo dei Gesuiti. Ma é proprio perché quelle parole le ha dette non uno qualunque che non si può tacere! Mi sembra che Padre Ariel sia stato ancora gentile davanti alla gravità del fatto. Lo stile colorito non fa che avvolgere di leggerezza la carità cristiana che vi si sente.
    Riguardo alla signora teologa, si sente invece la superbia ed il senso di valere che non sono certo presenti in Santa Bernardette Soubirous di cui ho appena letto alcuni brani sulla sua vita. Tanto per citare una donna e una Santa. Tempo fa, ho corrisposto brevemente con una teologa cattolica tedesca che in un programma TV della chiesa protestante svizzera diceva tranquillamente che il demonio non esiste. Oggi (cioé noi uomini della civiltà moderna) capiamo che é una rappresentazione simbolica di problemi psicologici che la moderna psichiatria puo’ curare, e via dicendo…

    Stare zitti sarebbe un peccato di omissione.

  12. Sempre piangendo sui gesuiti che quasi 60 anni fa mi dettero indirettamente e poi anche direttamente una certa qual formazione cristiana non eretica, non aggiungerò nulla su codesto bellimbusto, tranne che, egli che ha tanta cura di farsi registrare da rossoporpora non sembra aver mai sentito parlare delle straordinarie mnemotecniche che nei millenni e nei secoli passati custodivano intatti e inalterabili i tesori dello spirito donati all’umanità.

    1. Carissimo,

      chi, come il sottoscritto, è stato allievo dei Gesuiti della vecchia scuola, quelli formatisi e divenuti sacerdoti agli inizi degli anni Cinquanta del Novecento, ha particolarmente sofferto, per le parole di questo povero soggetto.

  13. Quasi sempre, anche dopo essere stati colti in fallo, senza aver fatto ammenda, senza ponderare bene quello che dicono, ci ricascano con sorprendente facilità:
    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/03/08/superiore-gesuiti-con-populismi-rischio-dittature_e9053589-9477-49ed-be6e-82166ea11324.html
    Opportuno il salace commento di Langone:
    http://www.ilfoglio.it/preghiera/2017/03/09/news/chi-sono-i-gesuiti-se-il-vangelo-non-e-vero-124380/

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