D'autres brèves remarques hérésie lefebvristes

ALTRE BREVI CONSIDERAZIONI SULL’ERESIA LEFEBVRIANA

[…] se il Sommo Pontefice Paolo VI, come ha scritto e ribadito, dice al Vescovo Marcel Lefebvre che le sue idee sono «contro la fede» e lo invita a sottomettersi nell’obbedienza alla Chiesa e al Successore di Pietro, è evidente che intende accusarlo di eresia. Cos’è infatti l’eresia, se non una proposizione contro la fede derivante dal rifiuto di prestare obbedienza alle dottrine della Chiesa ed alla sua Suprema Autorità Apostolica? Come però di recente abbiamo visto, esistono “catholiques” che pur dinanzi a simili evidenze tentano di cavillare con futili sofismi, ma di fatto c’è poco da cavillare perché di futili sofismi appunto si tratta.

 

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Île de Patmos

Il concetto di eresia si può esprimere con varie espressioni verbali equivalenti. Non ci si deve attaccare alle parole, mais en accordant une attention à la notion; altrimenti si è degli ipocriti, dei farisei ottusi, oppure dei fanatici chiusi in se stessi.

pharisiens 2
«Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei» [Mt 16, 6]

Se per esempio affermiamo che Giuseppe non vive più, è chiaro che s’intende dire che è morto. È quindi presto detto che se il Sommo Pontefice Paolo VI, come ha scritto e ribadito, dice al Vescovo Marcel Lefebvre che le sue idee sono «contro la fede» [qui] e lo invita a sottomettersi nell’obbedienza alla Chiesa e al Successore di Pietro, è evidente che intende accusarlo di eresia. Cos’è infatti l’eresia, se non una proposizione contro la fede derivante dal rifiuto di prestare obbedienza alle dottrine della Chiesa ed alla sua Suprema Autorità Apostolica? Come però di recente abbiamo visto, esistono “catholiques” che pur dinanzi a simili evidenze tentano di cavillare con futili sofismi, ma di fatto c’è poco da cavillare perché di futili sofismi appunto si tratta.

Quanti per ciò asseriscono che in errore non era il vescovo eretico e scismatico Marcel Lefebvre bensì l’intera assisa ecumenica del Concilio Vaticano II, quindi il Santo Pontefice Giovanni XXIII, Bienheureux Pape Paul VI, le Saint-Père Jean-Paul II, i Sommi Pontefici Benedetto XVI e Francesco in quanto a loro direresponsabilidella continuità di questierroriderivanti niente meno che da un concilio ecumenicoseul ministère” puis “dogmatisme“, per la causa del quale la Chiesa sarebbe stata fatta scivolare addirittura nellaapostasie de la foi” [voir QUI], nell’affermare questo sono a loro volta eretici e diffusori di pericolose eresie, senza alcuna possibilità di cavillosi sofismi giustificatori sul piano teologico, metafisico ed epistemologico, se davvero vogliamo essere seri. Il Vaticano II, come più volte hanno scritto e spiegato i Padri Giovanni Cavalcoli e Ariel S. Levi di Gualdo nei loro vari articoli, anche se non ha sancito nuovi dogmi, secondo i principi ed i tre diversi gradi della infallibilità [cf. Pour protéger la foi, QUI] ha sancito delle nuove dottrine vincolanti e non passibili di rigetto da parte di chicchessia [sui gradi della infallibilità, voir notre article précédent QUI].

Pope Benedict XVI poses during a meeting with Roman Rota members at the Vatican
I giudici del tribunale ecclesiastico in udienza dal Sommo Pontefice

Anche se il Tal dei Tali è un eretico palese e manifesto, la Sede Apostolica, per motivi suoi, è libera di pronunciare o di non pronunciare un giudizio di eresia. Occorre dunque distinguere nei problemi di eresia quello che è il compito del teologo e quello che è il compito della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si tratta infatti di due orientamenti o funzioni pastorali diversi e in qualche modo indipendenti l’uno dall’altro. La Sede Apostolica non ha mai sostenuto certe teorie ed ha lasciato sempre i teologi liberi di esprimere i loro pareri.

 

 

Rimprovero
quanti teologi andrebbero rimproverati per il bene della Chiesa e dei fedeli?

La Sede Apostolica può rimproverare il teologo che si è sbagliato nel giudicare un altro come eretico; ma non proibisce affatto ad un teologo di rilevare in un altro i germi di un pensiero eretico. Quanto al teologo che venga accusato da un suo collega di eresia, egli deve guardarsi — cosa che invece purtroppo succede — dall’indignarsi come se egli fosse stato diffamato; rien, l’accusato deve esaminare gli addebiti che gli vengono fatti e comportarsi di conseguenza. Se gli addebiti sono giusti, dovrà correggersi; se invece sono errati sarà il teologo accusatore a doversi scusare o riparare il torto fatto.

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il vescovo scismatico Marcel Lefebvre

Ci si potrebbe chiedere se l’evidenziare il fatto che Marcel Lefebvre è un eretico può essere utile per ottenere il ritorno dei lefevriani. La Sede Apostolica fino ad adesso ha proceduto con troppa delicatezza e i lefevriani ne hanno approfittato per trascinare la controversia ad infintum.

La Sede Apostolica è stata finora troppo parca nell’usare il termine “hérésie”, forse per non evocare oscuri fantasmi del passato? Questa eccessiva indulgenza, per non dire negligenza, ha finito però col permettere il sorgere, il risorgere ed il libero circolare di molte e svariate eresie, presentate da certi soggetti particolarmente aggressivi come “naturali” frutti del Concilio, dal collegio cardinalizio fino al sacrestano di una parrocchia di campagna; un Concilio che questi eretici palesi e manifesti indicano come “il male” e quindi come la “naturale” fonte e origine di tutti i mali.

È evidente che così non si può andare avanti, perché l’eresia pone ostacolo alla salvezza. Bisogna dunque tornare ad usare questo termine quando è il caso, in modo ben ponderato e vagliato; così come un medico coscienzioso fa la diagnosi di un carcinoma o di leucemia, con la differenza che da questi mali quasi sempre non si guarisce, mentre dalle eresie si guarisce.

hôpital de campagne
assistenza religiosa in un ospedale da campo

Il timore di ripetere gli sbagli del passato non deve essere così elevato sino a spingere l’Autorità Ecclesiastica a non far niente od a tacere, altrimenti si compiono sbagli opposti e peggiori, come è chiaro oggi, invasi come siamo da una grande quantità di malattie e privi di medici che le curano.

l'Eglise, dice il Santo Padre, è un «ospedale da campo». D’accordo. Ma dove sono i medici? Non è che le eresie spariscono da sé per il fatto che non se ne parla o non vengono curate. plutôt, come dimostrano i fatti, le eresie aumentano e la parola finisce per essere usata a sproposito da scriteriati esasperati come è testimoniato per esempio dagli estremisti che oggi accusano addirittura il Sommo Pontefice di eresia, ed i suoi predecessori succedutisi sulla Cattedra di Pietro dal 1958 à suivre.

errore medico
errore medico

Se un medico sbaglia una cura, forse che per questo dovrebbe smettere di fare il medico? L’uso pudico di circonlocuzioni per alludere all’eresia può essere utile in certe situazioni incandescenti, ma l’usarlo sistematicamente non ha per effetto, come è dimostrato dell’esperienza, altro che il dare il permesso a chiunque di abbracciare l’eresia sotto i più speciosi pretesti che tutti conosciamo.

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il rimprovero è un atto di amore e di misericordia al quale la Chiesa non può e non deve all’occorrenza sottrarsi

Se applichiamo dovunque questo principio devastante, nul, dato che siamo tutti fallibili, dovrebbe fare più niente per la paura di sbagliare. Ecco perché forse è giunto il momento di affrontare in modo deciso la questione dottrinale sotto questa angolatura.

Occorre far capire una volta per tutte ai lefebvriani in buona fede, che amano la verità e vogliono sinceramente essere cattolici e rispettare la Tradizione, che sono vittime dell’eresia, sperando che ascoltino. Altrimenti bisogna avvertire chiaramente i fedeli del pericolo, perché questi falsi cattolici continuano a far proseliti aumentando l’odio contro Roma, contro il Successore del Principe degli Apostoli, contro il magistero e le dottrine del Concilio Vaticano II.

il rimprovero, la correzione dell’errore e la lotta contro l’eresia, è un atto di amore e di misericordia al quale la Chiesa non può e non deve all’occorrenza sottrarsi, in modo particolare durante il Giubileo della Misericordia, indetto dal Sommo Pontefice Francesco per l’anno 2015/2016.

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ATTI E DOCUMENTI DELLA SANTA SEDE SUL CASO DELL’ERESIA LEFEBVRIANA

– «Lettre de S.S. Paul VI à Mgr Marcel Lefebvre», 29 juin 1975 [texte QUI]

– Lettre apostolique SS. Paul VI, «Nouvelle exhortation à S.It est. Mons. Marcel Lefebvre», 8 septembre 1975 [texte, QUI]

– S.S. Paul VI, «Lettre à l'Archevêque. Marcel Lefebvre», 15 août 1976 [texte QUI]

– SS de la parole. Paolo VI «Sur l'affaire douloureuse de Mons. Marcello Lefebvre», 1septembre 1976 [texte QUI]

– «lettre apostolique Ecclesia Dei«Le Souverain Pontife Jean-Paul II sous la forme de motu proprio, 2 juillet 1988 [texte QUI].

– Conseil Pontifical pour les Textes législatifs, Note explicative "Sur l'excommunication pour le schisme qu'ils encourent des adhérents au mouvement de Mgr Marcel Lefebvre», 24 août 1996 [texte QUI].

– Congrégation pour les évêques: «décret de remise de l'excommunication latae sententiae des évêques de la Fraternité Saint-Pie X», 21 janvier 2009 [texte QUI]

– «Notez le secrétaire d'Etat sur les quatre évêques de la Fraternité Saint-Pie X», 4 février 2009 [texte QUI]

Lettre du Saint-Père Benoît XVI aux évêques de l'Eglise catholique concernant la levée de l'excommunication de la 4 évêques consacrés par «Mgr Lefebvre [texte, 10 mars 2009 QUI].

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21 réflexions sur "D'autres brèves remarques hérésie lefebvristes

  1. Mi sono sbagliato quando la Provvidenza mi ha fatto scoprire il momento in cui Lei, pubblicava il mio post e la risposta ad esso, come colmo di: ” ….confuse, logorroiche futili etc.”? perché non permette la pubblicazione dei miei post con risposte precise alle precise domande che io li faccio? Già questo fa pensare!
    Intanto continua a non darmi le precise risposte: quale dogma ha negato Mons. Lefebvure per essere dipinto come eretico? E quale potere illimitato ha il romano Pontefice, da poter far tutto quello che vuole solo perché ha i timbri vaticani?
    Si deve tener conto ancora delle definizioni del Primo Concilio Vaticano (cfr Pastor Aaeternus) che ha detto: come e quando il Papa è meritevole di ubbidienza?

  2. lei puo presentare tutti documenti che vuole, resta il fatto che nemmeno ad un papa è concesso di abusare del suo potere con discorsi vaghi.

    Mons.Lefebvre non aveva idee personali da difendere nell’ambito delle sue responsabilità pastorali davanti a Dio, ma solo virtù di fedeltà al Magistero Irreformabile da preservare!

    Paolo VI ha sbagliato per ben due volte:
    1) perché non ha avuto un linguaggio chiaro nel condannare l’eresie in Monsignore se mai ce ne fossero;
    2)parce que, lasciava intendere che la fede coincide con le idee e che le idee di Monsignore poi non coincidevano con la ubbidienza al Magistero Irreformabile, mais: idee personali(!!!); facendo conseguire che solo le idee di Montini perché papa potevano essere la fede e la comunione ecclesiale reclamanti: soumission!
    Sottomissione a che cosa quindi alle idee personali di in papa che facendo e pensando cosi si descriveva da solo?
    No mio caro, lei ha sbagliato istituzione, nella Chiesa che non è un partito politico, comanda solo Gesu Cristo vero Pastore Buono, mi sbaglio?.

    1. Lei si sbaglia in tutto, spiegarle però punto per punto gli elementi dei suoi gravi errori sarebbe inutile, come da sempre è inutile interloquire con chi è chiuso totalmente all’ascolto.
      Sulle nostre colonne sono stati pubblicati diversi articoli su questo tema, con un rigore teologico “chirurgico”, basati non su interpretazioni, supposizioni o umori soggettivi degli Autori, ma su atti e fatti che costituiscono i documenti ufficiali della Chiesa. Articoli che però lei non ha letto, o se li ha scorsi lo ha fatto accecato dalla totale chiusura all’ascolto.
      Lei è a suo modo l’evidente paradigma di ciò che i lefebvriani raccolgono da circa mezzo secolo e da ciò che producono in coloro che proclamandosi poi “veri” e “puri” cattolici, se ne vanno rabbiosamente girando a destra ed a sinistra a dare degli eretici ai Papi, a dichiarare apostatico un intero concilio ecumenico, a sconfessarne con fierezza le dottrine ed a dichiarare valide o invalide le celebrazioni eucaristiche.
      Glielo diciamo con autentico dispiacere: con persone come lei si può ragionare con le stesse probabilità di successo con le quali un cattolico potrebbe ragionare con un terrorista dell’ISIS nel tentativo di convincerlo che non si può sgozzare i propri simili in nome dell’unico vero Dio.
      Chi nell’ambito della Santa Sede ha tentato, muovendosi senza prevenzioni, di andare incontro ai lefebvriani, senza porre aut-aut e cercando il dialogo con loro, si è ritrovato a rimbalzare sul muro di gomma di un totale rifiuto al dialogo da parte di soggetti letteralmente accecati dalla superbia. Questi sono i fatti provati, e lei, à sa manière, è la conferma di ciò che da loro è stato seminato.

  3. la ringrazio per le offese, quando mi paragona ad un terrorista dell’ISIS, cosi faccio penitenza, sottolineo però: che mai in nessunlefebvrianoè regnato un tale spirito grazie alladicotomiatra Dottrina e Prassi che c’è per la libertà religiosa, che Mons. Lefebvre ha saputo insegnare, in conformità alla Chiesa preconciliare; altrimenti si abbia l’onestà di definire in tale modo la Stessa Chiesa preconciliare, poiché -fino a prova contraria- ad Essa siamo conformati! Le assicuro che in noi non c’è rabbia per i papi, ma solo l’invito supplichevole a riflettere sugli errori di SOLO TRE DECRETI conciliari e la nuova Messa che non è nemmeno secondo le istanze del Vat.II!. la “puri e veri cattoliciriguarda la professione di Fede che è diverso dalla santità personale!
    La Santa Sede invece di usare la parola “dialogue” per poi imporre quello che la (catholique) coscienza lefebvriana non puo accettare, avrebbe fatto meglio a dire che il dialogo non serve per giungere alla Oggettiva Verità della Tradizione, mais: la Tradizione si crea di papa in papa ad uso e consumo! La superbia non esiste in questi ambiti, perché la Tradizione non è opera del nostro ego.

    1. Lei confonde la tradition con limmobilismo et fissismo assoluto.
      lei “sfogale sue ragioni con il pretesto di muovere critiche legittime a degli scritti precisi e circostanziati, che però non legge.
      Lei sarebbe capace, dinanzi ad un articolo in cui si parla di arte culinaria e di degustazione di vini, a commentare: ” … et, però il un ordre ancien affiché …”.
      en bref, lei non legge proprio ciò che in questa rivista è stato scritto da più teologi, che in ossequio al dogma e alla più ortodossa dottrina, rifacendosi a San Tommaso d’Aquino e non ai teologi della Nouvelle Thelogie, hanno spiegato, ahimé inutilmente, a quelli come lei, ostinati a non capire perché esigono assolutamente non capire, un dato fondamentale per comprendere sia il concetto di Tradizione sia la liturgia: le substances invariables e gli accidents externes