«Chiesa Aperta» (VII puntata) Come salvarsi dal coronavirus? Non certo con gli arcobaleni e la scritta “ce la faremo”, sottinteso: con le nostre sole forze. Ma chiedendo a Dio: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto» [Mt 7, 7]

— i Padri de L’Isola di Patmos vicini ai fedeli in questa quarantena —

«CHIESA APERTA» (VII puntata) — COME SALVARSI DAL CORONAVIRUS? NON CERTO CON GLI ARCOBALENI E LA SCRITTA “CE LA FAREMO”, SOTTINTESO: CON LE NOSTRE SOLE FORZE. MA CHIEDENDO A DIO: «CHIEDETE E VI SARÀ DATO; CERCATE E TROVERETE, BUSSATE E VI SARÀ APERTO» [Mt 7, 7]

Offriamo ai nostri Lettori questo terzo prezioso video del nostro stimato confratello Giovanni Zanchi, presbitero della Diocesi di Arezzo, affinché possa fungere anche da efficace e sapiente antidoto a tutti coloro che purtroppo, in questo momento di straordinaria crisi ed emergenza, non hanno trovato di meglio da fare che polemizzare, spesso anche in toni duri e aggressivi, contro le decisioni prese dai nostri vescovi per motivi di sicurezza a tutela della salute pubblica: sospendere le sacre celebrazioni e in molti casi chiudere le chiese. Ricordiamo che la Chiesa, nei momenti di crisi ed emergenza, non è mai stata salvata dalle polemiche di coloro che si ergono in tutti i tempi ai più fedeli tra i fedeli o ai più puri tra i puri, ma dall’unità. Qualcuno ha scritto in questi giorni che «i vescovi stanno suicidando la Chiesa italiana». Purtroppo non ha capito niente dell’essenza della fede cattolica: la Chiesa “si suicida” attaccando i vescovi, anziché seguirli e sostenerli in un momento di così grave prova. 

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RIPRESE VIDEO E MONTAGGIO A CURA DELLA EMITTENTE TELESANDOMENICO (AREZZO)

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TESTO DEL VIDEO

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I testi del Padre Giovanni Zanchi, direttore del Centro Pastorale Culto Divino della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, non sono stati pensati come articoli ma come testi audio-narrativi. Abbiamo provveduto a trascrivere il testo audio per i nostri Lettori.

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Giovanni Zanchi

Benvenuti alla VII puntata di Chiesa Aperta!

In questo tempo di pandemia, un sacerdote alla porta della sua chiesa ha appeso la seguente scritta: «Dice il Signore: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto!” (Mt 7, 7)», per far comprendere ai suoi fedeli che il sacerdote rimane comunque a loro disposizione, salve naturalmente la dovuta prudenza e la necessaria riservatezza (cf Duc in altum, 18 marzo 2020). Dunque anche in tempo di pandemia le chiese rimangono aperte, pur senza celebrazioni pubbliche, come segno de La Chiesa che rimane aperta gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.

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Nella presente situazione di emergenza i nostri Vescovi ci hanno dispensato dal dovere di partecipare alla Santa Messa domenicale, che è uno dei Precetti generali della Chiesa. Ma rimane l’obbligo di santificare la Domenica, che è un comandamento divino: «Ricordati di santificare le feste» (cf Es 20, 8 – 10).

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Notiamo che il diritto ecclesiastico già contempla il caso nel quale «per la mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica»; in tale situazione, «si raccomanda vivamente che i fedeli … attendano per un congruo tempo alla preghiera personalmente o in famiglia» (Codice di Diritto canonico, 1248 §2).

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In questa Domenica e per altre a seguire, la Chiesa resta allora comunque aperta per la santificazione del Giorno del Signore, memoriale della Risurrezione di Cristo: nelle chiese di pietra e di mattoni il Clero continua a celebrare il Sacrificio eucaristico e le famiglie cristiane, «piccole chiese domestiche» (cf Lumen gentium 11) e i cristiani che vivono da soli, vi si uniscono spiritualmente, pure attraverso la diretta televisiva o radiofonica, mediante la quale è garantita in un certo qual modo almeno la partecipazione alla Liturgia della Parola domenicale (letture, omelia, professione di fede, preghiera universale); purtroppo attualmente l’Eucaristia difficilmente può essere ricevuta nella santa Comunione, ma almeno la Comunione spirituale rimane sempre possibile, tanto più in giorno di Domenica. Inoltre non va dimenticato che la Liturgia domenicale non si riduce alla Santa Messa, ma contempla pure la Liturgia delle Ore, articolata in ben 7 momenti distribuiti nel corso della giornata, specialmente le Lodi mattutine e il Vespro; sono preghiere che possono agevolmente essere celebrate in famiglia o da soli, tanto più in Domenica.

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Anche in tempi normali, la santificazione della Domenica non si riduce alla partecipazione alla Santa Messa e il precetto domenicale include pure il dovere del riposo, cioè l’astenersi «da quei lavori e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo” (Ibidem, 1247). Questo tempo di pandemia è caratterizzato purtroppo dalla forzosa cessazione di tante attività quotidiane, ma il riposo domenicale non è un semplice astenersi dal lavoro, ma vivere il tempo domenicale dedicandosi maggiormente a Dio, a se stessi e al prossimo.

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Ricordiamo a questo proposito quanto ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 2186:

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«È doveroso per i cristiani che dispongono di tempo libero ricordarsi dei loro fratelli che hanno i medesimi bisogni e i medesimi diritti e non possono riposarsi a causa della povertà e della miseria. Dalla pietà cristiana la domenica è tradizionalmente consacrata alle opere di bene e agli umili servizi di cui necessitano i malati, gli infermi, gli anziani. I cristiani santificheranno la domenica anche dando alla loro famiglia e ai loro parenti il tempo e le attenzioni che difficilmente si possono loro accordare negli altri giorni della settimana» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2186).

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Nella presente situazione eccezionale, ogni cristiano deve discernere come applicare queste norme di comportamento domenicale. Riposo non significa semplicemente darsi allo svago e alla distrazione; il riposo domenicale deve essere anche un tempo dedicato alla formazione della propria fede mediante l’informazione e lo studio di argomenti religiosi e spirituali; per esempio, la lettura della Nota pastorale dei Vescovi italiani intitolata Il Giorno del Signore, edita nel lontano 1984 ma sempre attuale e consultabile comodamente in internet QUI. Per troppo tempo abbiamo trascurato la Domenica quale Giorno del Signore, riducendola stancamente alla sola partecipazione alla Santa Messa o, peggio ancora, all’occasione di darci ai nostri comodi, defraudando allegramente Dio del giorno che gli appartiene a titolo speciale e che lui ci dona gratuitamente per la nostra salute spirituale. Ora è il tempo di riscoprire la Domenica nel suo giusto valore e in tutti i suoi aspetti; la dolorosa privazione della Santa Messa domenicale paradossalmente ci aiuta in questa riscoperta.

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Concludo ricordando che la Domenica è contemporaneamente sia “il primo Giorno della settimana”, quello nel quale Cristo è risorto dai morti, sia “l’ottavo Giorno”, anticipo e attesa del “giorno senza tramonto” nel quale il popolo dei salvati entrerà definitivamente nel “riposo di Dio” (cf Prefazio delle Domeniche del Tempo ordinario X, Messale romano). Per questo il Catechismo della Chiesa Cattolica ai numeri 2185 e 2188 ricorda che la Domenica è caratterizzata dalla “letizia propria del Giorno del Signore” e deve essere «vissuto come il giorno della nostra liberazione, che ci fa partecipare alla adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli” (Eb 12, 22 – 23)».

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La letizia domenicale risalta particolarmente ogni anno in questa IV Domenica di Quaresima, nella quale la Santa Chiesa all’inizio della Messa canta:

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«Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione» (cf Is 66, 10 – 11).

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Queste parole profetiche rimangono vere anche in tempo di angoscia, perché Cristo risorto dìssipa le tenebre della morte. Finché ci sarà una Domenica da celebrare, la Chiesa rimane aperta.

Santa e buona Domenica a tutti!

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Sansepolcro (Arezzo), 22 marzo 2020

 

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  1. Reverendo Padre, in questa gravissima epidemia, di cui al momento non si può conoscere né la portata né la durata, la Chiesa fa riferimento ad alcuni articoli del CDC e delle CCC da Lei citati e ne stabilisce l’applicazione – diciamo così – a tempo indeterminato. Mi chiedo: era possibile ricorrere agli stessi articoli anche per risolvere i problemi delle regione amazzonica, invece di proporre nel Documento Finale il ricorso ai viri probati e al diaconato femminile?
    Capisco che sono situazioni di emergenza causate da motivi differenti (lì la scarsità di sacerdoti e vocazioni per una zona vastissima, qui il timore del diffondersi di un’ epidemia), tuttavia in entrambi i casi i fedeli si trovano nelle condizioni di non poter accedere alle Messe e ai Sacramenti… tra l’altro, nel nostro caso – qui in Italia- la soluzione è stata individuata con una immediatezza sorprendente, addirittura quando ancora la situazione non sembrava così grave (e magari si potevano trovare soluzioni alternative), il che ha destato non poco sconcerto tra i fedeli. Oltre a tutto, come al solito i media hanno trattato l’argomento con estremo pressapochismo. La ringrazio in anticipo per la Sua risposta

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