Alessandro Minutella non è un modello di pietà sacerdotale che i fedeli cattolici devono seguire

ALESSANDRO MINUTELLA NON È UN MODELLO DI PIETÀ SACERDOTALE CHE I FEDELI CATTOLICI DEVONO SEGUIRE

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Quando fosti consacrato sacerdote promettesti obbedienza al Vescovo ed a tutti i suoi successori. Questo ti dovrebbe ricordare che noi siamo chiamati all’obbedienza nella fede, non all’obbedienza nel sentimentalismo e nella emotività. Pertanto, il vero e fedele Sacerdote, non ubbidisce solo al Vescovo che gli piace, che egli ritiene degno o che stima, ma ubbidisce al Vescovo in quanto tale, in quanto Sommo Sacerdote e membro del Collegio Apostolico.

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Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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I Padri de L’Isola di Patmos sono rimasti amareggiati per il caso del presbìtero palermitano Alessandro Minutella [vedere QUI], sicché hanno deciso di dedicargli due diversi scritti: Giovanni Cavalcoli, una riflessione indiretta ma a lui preziosa legata al fatto che tutto ciò che è moderno non è modernismo; Ariel S. Levi di Gualdo, in modo più diretto, ha invece ritenuto in coscienza di doverlo richiamare ai doveri delle sue promesse sacerdotali.

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Al Venerabile Fratello in Cristo

ALESSANDRO MINUTELLA

Presbitero della Chiesa di Palermo

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il presbitero palermitano Alessandro Minutella

Presso la nostra rivista telematica L’Isola di Patmos abbiamo ricevuto messaggi da parte di Lettori che chiedevano lumi su tue predicazioni e catechesi diffuse in video nella rete telematica. Ho risposto cercando di “correggere il tiro” dello scandalo verso il quale tu stavi precipitando.

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Poi sono stato contattato da giornalisti che si occupano di faccende ecclesiali ed ecclesiastiche, tra i quali due della stampa straniera, che mi hanno chiesto parere teologico e canonico. A quel punto non mi è stato più possibile “correggere il tiro”, ed in coscienza sacerdotale, in scienza teologica ed in ossequio alle Leggi della Chiesa, ho dovuto rispondere in modo imparziale e preciso.

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per aprire il documento video cliccare sopra questa immagine

Il tuo video qui riprodotto, contiene gravi difetti di sostanza e di forma. In esso tu dai avvio al tuo discorso riportando i casi di due tuoi confratelli sacerdoti dell’antica e nobile Chiesa panormitana che sviliscono la dignità del Sacro Ordine Sacerdotale. Di questi due non fai i nomi [vedere video-omelia QUI], pur lasciando però capire che si tratta di Fabrizio Fiorentino [vedere QUI] e Cosimo Scordato [vedere QUI]. Tra i due il più nocivo è di certo Cosimo Scordato, al quale non dovrebbe esser permesso insegnare teologia sacramentaria presso la Pontificia Facoltà Teologica di Palermo, per le sue palesi e documentate derive eterodosse legate sia alla ecclesiologia sia alla dogmatica sacramentaria.

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il presbitero palermitano Fabrizio Fiorentino, foto pubblica tratta dal suo pubblico profilo Facebook

Usare due figure di sacerdoti discutibili sul piano pastorale e teologico, dovrebbe essere per te motivo di dolore, non ragione per costruire la tesi che … l’altro è peggiore, quindi presentando te stesso dinanzi al Popolo di Dio come vittima innocente in quanto modello di virtù sacerdotale. Infatti, la tua veste talare ― la stessa che io indosso sempre tutti i giorni ―, perderà ogni significato pastorale e senso di testimonianza visibile della tua rinuncia al mondo, se dentro di essa non alberga un’anima capace a riconoscere per mistero di grazia il segno indelebile del sacerdozio anche in un confratello che in modo incauto diffonde le proprie fotografie in costume da bagno sulla rete telematica. Infatti, se la tua talare sacerdotale non è intimamente vissuta anche con pietà cristiana verso i visibili difetti altrui, diverrà parecchio peggiore del costume da bagno ostentato dal tuo confratello nelle fotografie da lui pubblicate sulla rete telematica. E questo, in profonda coscienza, te lo dico nella mia qualità di confessore di molti Sacerdoti.

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il presbitero palermitano Fabrizio Fiorentino, foto pubblica tratta dal suo pubblico profilo Facebook

Nessuno dei Discepoli ha mai accusato Cristo Dio di avere accolto nel Collegio degli Apostoli anche Giuda Iscariota, che poi lo ha tradito. Né alcuno ha mai negata l’autorità di Pietro ricordandogli di avere rinnegato Cristo per tre volte e di essersi dato alla fuga altrettante volte. Tutt’altro, il Beato Apostolo Paolo, che pure lo rimproverò duramente ad Antiochia [cf.  Gal 2, 1-11], non mise mai in dubbio l’autorità di Pietro, sapendo che il mandato di pascere il gregge [cf. Gv 21, 1-19] e di confermare i fratelli nella fede [cf. Lc 22, 31-34], a quel pescatore galileo debole, indegno e anche culturalmente limitato, era stato conferito per mistero di grazia da Cristo Dio in persona [cf. Mt 16, 13-20].

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Detto questo ti faccio notare quanto segue :

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1. dai video delle tue omelie e catechesi, emerge una formazione teologica lacunosa e strutturata sullo stile dei predicatori di certe sètte evangeliche, sino a scivolare nella eterodossia nel tentativo di salvaguardare l’ortodossia del deposito della fede cattolica ;

2. i tuoi richiami al teologo Hans Urs von Balthasars sono audaci e arbitrari e da essi si deduce che la tua conoscenza dell’opera di questo studioso del Novecento è approssimativa, quindi falsante, perché avere letto e studiato non vuol dire avere capito, ed in specie discorsi altamente complessi come quelli di questo Autore, per vagliare i quali non basta un’infarinatura di neoscolastica decadente, è richiesta una solida formazione scolastica e metafisica aristotelico-tomista ;

3. la tua mariologia trascende in forme di mariolatria, peraltro in un contesto latino-mediterraneo nel quale i pastori in cura d’anime hanno l’obbligo e il dovere di correggere certe forme deviate di devozione popolare legate a culti tradizional-popolari della Beata Vergine e dei Santi.

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il presbitero palerminato Fabrizio Fiorentino, foto pubblica tratta dal suo pubblico profilo Facebook

Mi fermo a questi brevi aspetti teologici per invitarti a riflettere sul modo in cui hai recato scandalo nel Popolo di Dio attaccando il tuo Vescovo durante una azione liturgica dall’interno della chiesa parrocchiale a te affidata, perché attraverso siffatti sproloqui hai dimostrato:

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  1. di usare i difetti altrui, quindi le stesse ragioni e la stessa emotività aggressiva tramite la quale Martin Lutero attaccò l’Autorità Ecclesiastica e quella Roma che già l’eresiarca tedesco chiamava prima di te «la grande prostituta», termine al quale tu hai aggiunto di tuo: «multinazionale della falsità» [cf. QUI] ;
  1. analogamente a Lutero, che denunciava i malcostumi, le corruzioni e le decadenze morali del mondo ecclesiastico ― tutte realmente esistenti e come tali da disapprovare, ieri come oggi ―, tu credi che la soluzione risieda nel tuo “ego” e nella frattura con la comunione ecclesiale ;
  1. tu hai gravemente mancato di rispetto al Sommo Pontefice accusandolo implicitamente di eresia, sovente anche con discorsi farneticanti, ed hai mancato altresì gravemente di rispetto all’autorità apostolica del tuo Vescovo, dichiarando di agire in nome di quella “difesa della verità” che di fatto costituisce però solo la tua personale idea di verità, posto che la custodia della verità non è affidata a te, tanto meno alla tua soggettività intrisa di un sentimentalismo che denota una emotività che tu non riesci e controllare.

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il presbitero palermitano Fabrizio Fiorentino, foto pubblica tratta dal suo pubblico profilo Facebook

Penso di potermi esprimere in tal senso con autorevolezza e credibilità proprio perché più volte ho criticato il dottore privato Corrado Lorefice, di cui non condivido l’impostazione teologica improntata su quella Scuola di Bologna che giudico da sempre perniciosa, il tutto entro la libertà dei figli di Dio e la legittima disputa teologica da sempre riconosciuta e promossa dalla Chiesa, purché fatta in sapienza e soprattutto con carità [puoi vedere a tal proposito una mia lectio dello scorso anno, QUI]. Non ho neppure esitato a manifestare disagio per la nomina di Vescovi italiani appartenenti tutti e di rigore ad una scuola di pensiero ben precisa e portati all’episcopato da coloro che rivendicano la “pluralità di idee all’interno della Chiesa”, ma al tempo stesso impongono di fatto un pensiero unico, cosa questa che in altri linguaggi si chiama golpe. Ciò detto potrei seguitare a lungo nel dipingere il pensiero univoco, le carenze e soprattutto la mediocrità dei Vescovi di ultima nomina, ma senza mai porre in minima discussione la loro autorità apostolica, pure si trattasse dei peggiori Vescovi della storia della Chiesa, ai quali noi dobbiamo obbedienza, a prescindere dalla loro intelligenza e dalle loro qualità umane, teologiche e morali; e ciò fin quando essi non finissero col cadere nell’eresia. In questo secondo caso, a sentenziare sulla eterodossia di un Vescovo, può procedere solo il Romano Pontefice attraverso gli appositi dicasteri della Sede Apostolica. Noi dobbiamo denunciare all’Autorità della Chiesa gli eventuali casi di Vescovi eterodossi, non possiamo però condannarli, perché il nostro grado sacramentale è inferiore, quindi non possiamo erigerci a giudici di quanti sono rivestiti del supremo grado sacramentale della pienezza del Sacerdozio Apostolico.

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S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia

Quando fosti consacrato sacerdote promettesti obbedienza al Vescovo ed a tutti i suoi successori. Questo ti dovrebbe ricordare che noi siamo chiamati all’obbedienza nella fede, non all’obbedienza nel sentimentalismo e nella emotività. Pertanto, il vero e fedele Sacerdote, non ubbidisce solo al Vescovo che gli piace, che egli ritiene degno o che stima, ma ubbidisce al Vescovo in quanto tale, in quanto Sommo Sacerdote e membro del Collegio Apostolico. E nella sua Chiesa particolare il Vescovo personifica Cristo che regge e unisce tutte le membra vive del corpo che è la Chiesa. Pertanto, S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia, è il Vescovo al quale tu devi rispetto e filiale obbedienza, perché il Sacerdozio, a te come a tutti noi, è stato dato in “comodato d’uso”, non in “possesso”. E tu sei chiamato a esercitare il sacro ministero sacerdotale in comunione col  tuo Vescovo nei modi e nelle forme da lui stabilite. La validità delle Eucaristie che tu celebri, non dipendono dal tuo “potere magico“, ma dalla Eucaristia celebrata dal Sommo Sacerdote della Chiesa di Palermo, il quale ti ha conferita facoltà di celebrare il Sacrificio Eucaristico, amministrare confessioni e predicare. E come queste facoltà te le ha date secondo le leggi canoniche della Chiesa, queste facoltà può revocartele per ragionevoli motivi, perché è sì vero che noi tutti siamo sacerdoti segnati da un carattere indelebile ed eterno, ma resta altrettanto vero che il Sacerdozio non ci appartiene, non è un nostro possesso, è un servizio al quale siamo chiamati; e come servire la Chiesa attraverso il Sacerdozio, lo stabilisce il Vescovo della Chiesa particolare in comunione col Vescovo di Roma e Sommo Pontefice della Chiesa universale, non puoi certo stabilirlo tu ponendoti dinanzi ai fedeli al di sopra dell’autorità del Sommo Sacerdote della Chiesa panormitana, perché questo tuo agire è empio, censurabile e scandaloso dinanzi al Popolo di Dio.

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corrado lorefice consegna pallio
S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, il giorno che ricevette il pallio metropolitano dal Sommo Pontefice Francesco I

Nel tuo pubblico discorso tu affermi in modo chiaro e implicito di non riconoscere l’Autorità del tuo Vescovo, di cui non manchi di farti beffa. E ripieno di egocentrismo dichiari che non può interessarti nulla di eventuali sospensioni dall’esercizio del ministero e via dicendo, quindi che proseguirai la tua opera nel modo che meglio reputerai giusto e opportuno.

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Sappi che prima di te, Martin Lutero, ha agito nello stesso modo dinanzi al decreto del Sommo Pontefice, al quale rispose chiamando il Successore di Pietro: «asino», «Satana», «sacco di sterco». E come te questo eretico “dette fuoco” al decreto pontificio, lui materialmente, tu con le parole.

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corrado lorefice con pastorale
S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo metropolita di Palermo

Ritengo che l’Arcivescovo di Palermo sia stato paziente e prudente, caritatevole e misericordioso. Fossi stato io il tuo Vescovo ― ovviamente è un esempio accademico ―, sarei stato ugualmente paziente, prudente, caritatevole e misericordioso, ma da tempo avrei provveduto a revocarti la facoltà di celebrare la Santa Messa in pubblico, di amministrare confessioni e di predicare. E dopo averti convocato e chiuso in una stanza con me, ti avrei fatto pentire dei tuoi peccati, se da quella stanza tu non fossi uscito dopo avermi baciata la mano col ginocchio flesso riconoscendo la mia autorità apostolica, rinnovandomi obbedienza e dichiarando che avresti agito nei modi da me indicati e comandati in virtù della grazia di stato a me conferita, posto che la grazia di stato tua non sussiste e soprattutto non può operare e produrre frutti senza la superiore grazia di stato del Vescovo.

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Di diverso, tra il tuo Vescovo e me, c’è però una cosa: dopo avere redarguito te avrei anche revocata la licenza per l’insegnamento della teologia ad un pericoloso avvelenatore di cervelli come Cosimo Scordato e avrei fatto passare la voglia a Fabrizio Fiorentino di andarsene in giro per il mondo vestito come un trendy scapolo spensierato a farsi selfie da pubblicare sulla rete telematica. Questa è la sostanziale differenza che corre tra me ed una persona carente di aequitas e di senso delle proporzioni come Corrado Lorefice, che per Grazia di Dio e volontà della Sede Apostolica è il Pastore legittimo della Chiesa particolare di Palermo.

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Ti suggerisco fraternamente di chiedere anzitutto pubblicamente perdono al tuo Vescovo, scusandoti con i fedeli per averlo attaccato durante la celebrazione della Santa Messa. Fatto questo sarebbe opportuno che ti ritirassi per un periodo di due anni in un monastero, facendoti seguire da un bravo direttore spirituale per la cura della tua anima e da un esperto teologo anziano che possa sanare le gravi deformazioni del tuo pensare teologico intriso di adulterazioni e di gravi errori.

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corrado lorefice in cattedra
S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo

Se in modo lungimirante, maturo e umile non farai questo, il futuro che ti attende rischia di essere quello del “pastore” di una sètta cristiana vestito esteriormente da sacerdote cattolico, avvolto dall’aura del prediletto dallo Spirito Santo e animato da una visione catastrofica che costituisce la negazione stessa della nostra Santa Fede, non certo del grande messaggio di speranza racchiuso nell’Apocalisse del Beato Apostolo Giovanni. Un catastrofismo, il tuo, basato su quel pessimismo che è negazione stessa della nostra Santa Fede, che si regge su quella virtù teologale della speranza che non a caso è posta nel mezzo tra le altre due virtù teologali, proprio per unire assieme la fede e la carità.

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Non attendere né indugiare oltre a chiedere in modo docile e umile il perdono del tuo Vescovo, al quale non sei tenuto a tributare stima, perché non gliel’hai mai promessa, come nessuno di noi ha mai promesso di stimare il proprio Vescovo, però l’obbedienza sì, quella gliela devi, perché gliel’hai solennemente promessa.

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Ti benedico con fraternità sacerdotale e ti garantisco il mio ricordo nella preghiera per la tua conversione e per la tua rinnovata comunione con il Vescovo dell’antica e nobile Chiesa di Palermo.  

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dall’Isola di Patmos, 02 aprile 2017

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30 thoughts on “Alessandro Minutella non è un modello di pietà sacerdotale che i fedeli cattolici devono seguire

  1. Io umanamente sto con don Minutella e lo capisco se la sua “sofferenza” ha dato luogo a questo sfogo … espressione di un disagio a lungo represso.

    Purtroppo siamo schiavi del peccato, sovente la passionalità trascina le nostre azioni, ci induce a non “Onorare il padre e la madre”, a comportarci come Cam con Noè (Genesi 9,20-27).

    .. Però se il vescovo invita Bianchi a “insegnare e formare” i presbiteri panormitani; se il vescovo presente ascolta le indubbie strampalate affermazioni del Bianchi e non interviene per interpretarle, spiegarne il senso e correggerle, può significare solo che condivide per filo e per segno il significato eterodossodi quelle affermazioni; se il vescovo addirittura zittisce e redarguisce il presbitero che osa interrompere l’oratore per interloquire, eccepire e confutare …

    Se quel vescovo – pur investito di potestas – gira in bicicletta nella cattedrale, se accetta le novità liturgiche di altri presbiteri, tollera certe “benedizioni”, avalla certi abbigliamenti, certi atteggiamenti, certe iniziative, evidentemente quel vescovo usa due pesi e due misure, esprime una auctoritas perlomeno contradditoria, probabilmente è carente non solo del senso dell’aequitas ma anche di quello della dignitas.

    Quanto al confronto personale, non risulterebbero richiami privati e chiarimenti in camera caritatis che ogni padre rivolge al proprio figlio disobbediente, dopo averne ascoltato le ragioni.

    Ad ognuno di noi, la propria Croce…
    Sursum corda … Don Alessandro, coraggio, stai vivendo una dolorosa esperienza, non sei solo, tante buone persone pregano per te, fai tesoro dei consigli forniti anche dai Padri dell’Isola di Patmos e agisci in conformità con quello che la tua coscienza ed il tuo confessore ti suggeriranno.
    Habemus a Dominum

  2. Padre carissimo e stimato fratello sacerdote,

    io mi presento e firmo sempre, in questo caso elimina però il mio nome, non per me, che su Palermo potrei firmare una relazione pubblica senza remore (ci ho vissuto per anni), ma per i miei confratelli che operano in quella diocesi, e perchè oggi, a Roma, ricopro ufficio di vicario generale della nostra congregazione, e non vorrei che qualcuno prendesse le mie parole come espressione ufficiale della congregazione [Ndr. il sacerdote che scrive è un religioso, ex superiore di una comunità religiosa che nell’Arcidiocesi di Palermo ha due case con annesse parrocchie a loro affidate].

    Mi limito a definire quella diocesana palermitana una situazione disastrosa, un disastro che parte da lontano, dal lungo episcopato del card. Salvatore Pappalardo.

    Gli insegnamenti impartiti nella facoltà teologica dovrebbero essere oggetto di accurata ispezione da parte della Santa Sede, come le ordinazioni sacerdotali, perchè nel tempo sono giunti al sacerdozio elementi che in modo bonario possiamo definire … problematici.

    Come religioso devo onestamente riconoscere che a Palermo, alcuni dei peggiori esempi di vita sacerdotale, provengono da noi religiosi, che in quella diocesi siamo maggiori in numero al clero secolare.

    Scoprii perfino che diversi superiori, trovandosi con elementi problematici, li trasferivano nelle loro case di Palermo, allo stesso modo che il vescovo di Palermo, quando doveva liberarsi di preti imbarazzanti, li mandava a Roma a studiare.

    Il tuo richiamo a don Minutella è saggio, sapiente e caritatevole, e, in modo imparziale, non ometti d’indicare la mancanza del senso delle proporzioni, della aequitas

    Don Minuella ha sbagliato, perchè rimasto vittima del suo disagio (comprensibile), e del suo dolore (che può togliere lucidità), però lasciami dire che … ci sono preti secolari e sacerdoti religiosi, che per le loro condotte di vita avrebbero meritato molto di più, e, soprattutto, molto prima, provvedimenti anche più severi, che però non arriveranno mai, perché sono tutti allineati con il “potere” e con il “padrone”, gli uni proteggono l’altro e l’altro protette tutti gli altri uni …

    Oggi, poi, questi elementi, molto peggiori di don Minutella, si sentono pienamente legittimati dal vertice, dal capo del corpo …
    Spero che don Minutella ti ascolti e segua il tuo consiglio.

    Lettera Firmata

  3. Se don Alessandro Minutella avesse avuto vicino un confratello come p. Ariel, questo non sarebbe accaduto.
    Lo dico in base all’esperienza personale di chi non si è mai pentito, in un momento difficile, di aver seguito un preciso consiglio di p. Ariel, per il quale a distanza di anni sono sempre grato. Infatti io volevo “spaccare il mondo”, invece mi sarei solo spaccato la testa, ma all’epoca non lo potevo capire.

  4. Credo che don Minutella si trovi di fronte ad un bivio:
    – sottomettersi al suo Vescovo, fosse anche emulo di taluni Papi rinascimentali,
    – uscire dalla comunione ecclesiastica.
    Lo inviterei ad affidarsi ed imitare chi ha vissuto sulla sua pelle situazioni simili alla sua: S. Pio da Pietralcina.

  5. Reverendi Confratelli che avete postato alcuni interessanti commenti, da parte mia penso di poter rispondere come specialista in teologia meridionalista, perché io sono un meridionologo, ramo della teologia molto selettivo e specialistico, riservato a pochi.
    Mentre leggevo la lettera-articolo di padre Ariel che … diciamolo, è un pastore di anime (ora con le carezze ora con il bastone), pensavo che la mia Napoli e la Palermo in questione, sono due ex capitali di quello che fu il regno borbonico.
    Come specialista in teologia meridionalista, posso farvi questa mia alta esegesi: il mio vescovo, quello di Napoli, quando ci si mette non ha il senso del ridicolo, mentre quello di Palermo, senza neppure mettercisi, non ha invece il senso del tragico.
    Ecco … io bacio le mani e brindo al vescovo mio, che non ha il senso del ridicolo, fino a risultare amabile e simpatico, ma soprattutto pronto a capire tutte le pecche di tutti i preti, senza mai avere condannato le “pecche di destra” e sorvolato sulle “pecche di sinistra”, perché le pecche del clero sono tutte uguali, sia quando c’è da perdonare sia quando c’è da condannare, con quello spirito che padre Ariel, a chi vuol capire, ha chiamato “aequitas” e “senso delle proporzioni” …
    Ma quanti, oggi, sono in grado di capire?

  6. Caro don Ariel S. Levi di Gualdo,

    personalmente il suddetto articolo lo considero pessimo: esso è tanto denso di erudizione quanto privo di umanità…
    Per quanto riguarda la sua affermazione “la mariologia [di Don Minutella] trascende in forme di mariolatria, peraltro in un contesto latino-mediterraneo…” ebbene, io mi aspetto – secondo la profezia di quel grande teologo che è san Luigi Maria di Monfort – addirittura il “secolo di Maria” (pensi un po’!)… Se dunque noi – pervicacemente e orgogliosamente “mariani” del Piccolo Gregge – abbiamo una teologia “latino-mediterranea”, allora vuol dire che lei possiede invece una teologia “nordico-episcopale”, cioè proprio quella pessima teologia delle conferenze episcopali del nord-europa (quasi completamente protestantizzate) che si sono rese responsabili di aver introdotto nella Santa Chiesa Cattolica i vari Catechismi Olandesi… l’uso della comunione ricevuta sulle mani… le ineffabili tesi del sommo teologo K. Rahner, e via discorrendo…

    Vi prego, non importunate più questo grande Sacerdote di Dio (Don Alessandro Minutella), poiché egli è un novello s. Giovanni Battista, di questi ultimi tempi:”Non ti è lecito …tenere la moglie di tuo fratello!”
    Per quanto riguarda il nucleo centrale del suo articolo “l’obbedienza”, è vero che i santi hanno sempre obbedito (ma mai contro la Dottrina, contro la Morale, contro la Carità [in questi tre casi obbedire sarebbe un grave peccato, pensi un po’!]), ma è la particolarità dei tempi in cui stiamo vivendo a richiedere azioni diversificate e divinamente ispirate… Si rivada a leggere la vita di Sant’Atanasio (per esempio), Dottore della Chiesa, che non stava certo ad obbedire ai Vescovi e Concili di quel tempo (quasi tutti ariani…) o altre circostanze simili (e drammatiche) nella Storia della Chiesa… ebbene oggi, quella che sta avvenendo all’interno della Chiesa, ad opera di mercenari e lupi, ai quali non importa delle “pecore” (mentre per don Minutella le sue pecore sono ritenute preziose), supera di gran lunga quelle vicende passate, pur tuttavia tragiche e terribili, oggi l’apostasia proviene dall’interno della Chiesa (strano che lei non se ne sia accorto!), e proviene dai suoi vertici, come affermano mistici, santi ed Apparizioni Mariane recenti.
    Le consiglio di mettersi al servizio dell’Immacolata e non abbia paura di …

    1. A un articolo, che poi è una lettera pubblica, nella quale si parla anzitutto in termini sacramentali di che cosa sia il Sacerdozio ministeriale e quali siano gli obblighi a volte anche dolorosi a esso connessi e di quanto esso non sia affatto per sua stessa istituzione una questione sentimentale da vivere in modo soggettivo-emotivo, giunge per tutta risposta un commento che ignorando totalmente la profondità di questi contenuti, parte per la tangente offrendo una lettura tutta quanta soggettivo-sentimetalistico-emotiva.

      P.S.

      Entro domani pubblicheremo la video-conferenza tenuta il 31 marzo dal Padre Ariel nella quale egli parla, in tutta la parte iniziale, della emotività che vuole prevalere sulla ragione e sul dato scientifico.
      La preghiamo di ascoltarla, dura appena 20 minuti.

    2. Chi legge con costanza questa rivista sa che la tendenza “nordica” viene qui continuamente contestata con argomenti fondati. L’incomprensione è probabilmente sul mezzo: Don Minutella sollecita corde sentimentaliste, che mal si conciliano con la razionalità dei toni di Don Ariel e Padre Cavalcoli. Capisco anche le reazioni emotive dei fedeli, posti di fronte a varie sconcezze. Ma se il sentimentalismo è stato abilmente usato dai modernisti per portarci nel caos, non funzionerà al contrario per farcene uscire: ci vuole invece una linea ben fondata sull’ordine e la buona teologia. Stiamo camminando su uno stretto crinale e Lutero è in fondo ai burroni sia a sinistra che a destra.

  7. Su Don Minutella mi sto ancora facendo un’idea (inoltre detesto seguire interventi video/audio lunghi e quindi non ho seguito l’ultima omelia). Vedo buona fede ed energia, ma male indirizzata, perché alcuni problemi sono evidenti. I punti sollevati da Don Ariel mi paiono difficilmente contestabili. Mi pare si faccia un po’ di confusione tra la “resistenza” e la “disobbedienza”. La prima contempla il rifiuto di insegnare cose false, o di mettere in pratica atti sbagliati, non lo scontro diretto e cercato contro l’autorità superiore (si pensi p.es. a San Tommaso Moro).

    Capisco anche che molti fedeli sono, più che giustamente, disgustati dai troppi preti che fanno il pesce in barile. Ma non li si può guidare su basi improvvisate. Credo che una buona linea di resistenza sia stata ben delineata dai “quattro cardinali” e dietro a quella dovremmo compattarci.

    Auspico che Don Minutella si confronti con i Padri di Patmos e altri siti che gli hanno fatto esplicitamente appello, in modo che possa convogliare meglio le energie che può esprimere. So che c’è un’iniziativa che Don Minutella ha lanciato per la seconda metà del mese e magari c’è tutto il tempo per orientarla

  8. Reverendo P. Ariel:

    1) ho visto i video che lei richiama all’inizio del suo articolo, ma non ho percepito “l’altro è peggiore” semmai: con la benedizione del loro Vescovo : “ andate avanti così è questo il nuovo bene e la nuova verità”;
    2) Gesù non ha mai approvato il peccato di Giuda e né lo ha additato ad esempio da emulare. Pietro e gli altri Apostoli, benché fragili nella loro umanità, non hanno mai insegnato che il bene è male e il male è bene;
    3) i gerarchi nazisti, la gerarchia militare dell’epoca, ha applicato la stessa logica di obbedienza che lei pretende dal suo confratello in relazione agli ordini di Hitler, sappiamo tutti cosa è successo;
    4) quello che denuncia Don Minutella, benché non sia uno scolaro diligente e un po’ secchione, non sembra si riferisca alle miserie umane delle gerarchie ecclesiastiche;
    5) il problema è molto più grave, non manifestatosi neanche ai tempi del tizzone d’inferno (secondo la Beata Serafina Micheli). Le gerarchia dell’epoca, compreso il Pontefice, non risulta abbiano cancellato i dieci comandamenti obbligando con la repressione ad aderire a un decalogo all’incontrario;
    6) da parte sua, dover mettere in discussione quanto è accaduto…

    1. Caro Lettore,

      mi dispiace, ma quanto lei sostiene è ampiamente smentito dalle rivelazioni mistiche della Beata Quartina della nobile famiglia dei Marchesi del Grillo, per la quale è in corso la causa di canonizzazione e quasi certa la sua proclamazione a Dottore della Chiesa.

      Le suggerisco di vedere questo breve spezzone di filmato cliccando QUI.

    2. Caro Lettore,

      ciò che lei afferma al punto n. 1 di non avere «percepito», lo trova QUI [dal minuto 27 a seguire], perché noi, prima di esordire in pubblico, siamo soliti documentarci sempre e molto bene, specie in casi dolorosi e delicati come questo trattato.

      Per tutto il resto, vale invece il discorso della Beata Quartina al quale ha fatto riferimento il Padre Ariel.

  9. Il messaggio di Medjugorje del 2 Aprile è tutto incentrato sul sentimento: si chiede tassativamente di “pregare con sentimento” come se questo fosse la chiave di volta della preghiera, quando, da sempre, la dottrina cattolica ha insegnato che nella devozione il sentimento, cioè il sensibile, l’insensibile, o addiritura l’avversione solo solo accidenti innanzi alla sostanza che è il dovere per tutti della preghiera. Don Minutella, che segue il medesimo filone, difatti ha anche lui locuzioni e sostiene Mediugorie e Anguera, mi sembra vittima degli stessi concetti fuorvianti. E’ vero che c’è una certa crisi nella Chiesa ma non è che arrabbiandosi e tirando pietre, come fa lui, questa si risani, semmai con la sua disobbedienza rende il danno ancora più ampio e se ne fa anche partecipe. Mi auguro rifletta e scelga l’obbedienza, l’umiltà e la Croce.

  10. Carissimo don Ariel S. Levi di Gualdo,

    ho capito che lei vuol convincermi che in quel suo articolo la “profondità di contenuti razionali e scientifici” risieda in sue frasi del tipo: “omelie e catechesi [di Don Minutella], nelle quali emerge un catastrofismo, il suo, basato su quel pessimismo che è negazione stessa della nostra Santa Fede, … [omelie] strutturate sullo stile dei predicatori di certe sètte evangeliche, …”. Ma lei, le ha mai lette le catechesi di una santa Caterina da Siena (per es.), in cui si percepisce – altro che “predicatori evangelici”- una tale forza e veemenza, che quelle di Don Minutella impallidiscono a confronto, o di un san Vincenzo Ferrer, oppure di un sant’Alfonso Maria De Liguori, o ancora di tanti altri grandi santi… senza considerare poi il “catastrofismo” presente nelle grandi Apparizioni Mariane (tutte approvate dalla Chiesa) come quelle di Fatima, di La Salette, di Akita, ed altre… o forse lei avrebbe il coraggio di censurare anche ciò che dice la Gran Madre di Dio (con la “preparazione teologica” che lei possiede le sarebbe sicuramente possibile) per rimettere in riga quei materni appelli, tutti pervasi di “emotività” e così semplicisticamente e Miseramente “accorati”! Ebbene, consideri il gentile Lettore, se qui io ho appena fornito una risposta alla maniera “soggettivo-sentimentalistico-emotiva”, oppure essa sia, al contrario, teologicamente ineccepibile.

    Vi è forse “profondità di contenuti razionali e scientifici” quando lei dice: “i richiami [di Don Minutella] al teologo Hans Urs von Balthasar sono audaci e arbitrari e da essi si deduce che la sua conoscenza dell’opera di questo studioso del Novecento è approssimativa, quindi falsante, …” A questo punto le devo chiedere: ma lei le ha mai ascoltate tutte le numerose conferenze e catechesi di Don Minutella [ricordo per inciso che esse hanno decine di migliaia di fedeli ascoltatori, al contrario delle sue, ché pur esse hanno decine di ascoltatori, tuttavia senza le migliaia], tanto da farla ergere a fedele ed unico interprete del pensiero di H. U. von Balthasar? O ancora, quando lei dice: “… avere letto e studiato non vuol dire avere capito, ed in specie discorsi altamente complessi come quelli di questo Autore, per vagliare i quali non basta un’infarinatura di neoscolastica decadente, è richiesta una solida formazione scolastica e metafisica aristotelico-tomista (!)”, lei sta implicitamente affermando che soltanto un Ariel S. Levi di Gualdo (o comunque qualcuno giunto a tali somme vette intellettuali) è all’altezza di interpretare un sì eccelso teologo! Ebbene, dalle mie parti, questa noi la chiamiamo “superbia intellettuale”… mi scusi, in questo modo, le sto forse rispondendo in modo “soggettivo-sentimentalistico-emotivo”?

    Dov’è la sua “profondità di contenuti razionali e scientifici” quando lei dice che: “la mariologia [di Don Minutella] trascende in forme di mariolatria, peraltro in un contesto latino-mediterraneo …”, poiché lei sta insinuando che (per es.) un “gigante” di spiritualità, come Giovanni Paolo II, che persino nel suo stemma (ma soprattutto in ciò che faceva e diceva) proclamava di essere “totus tuus” [o Maria]? Ma anche un san Massimiliano Maria Kolbe, o un san Bernardo di Chiaravalle, o un san Luigi Maria Grignon da Monfort, e tanti altri? Le sto forse adesso rispondendo in modo “soggettivo-sentimentalistico-emotivo”?

    Dov’è la “profondità di contenuti razionali e scientifici” quando lei dice: “Fossi stato io il tuo Vescovo… da tempo avrei provveduto a revocarti la facoltà di celebrare la Santa Messa in pubblico, di amministrare confessioni e di predicare. (sic!)”. [Però questo, lei lo dice animato dalla più sincera e cordiale “carità e fraternità sacerdotale”]. Oltre a ciò, ha lei ben chiara la distinzione teologica tra “promessa [di obbedienza]” e “voto [di obbedienza]”?…
    A questo punto però, mi fermo qui (anche se potrei fare moti altri rilievi al suo articolo): non ho intenzione di scrivere un trattato e poi… non vorrei scivolare “per la tangente soggettivo-sentimentalistico-emotiva”…

    Concludo soltanto nell’evidenziare quel suo “disprezzo” (questo sì, lo reputo veramente opportuno!) che mostra nei confronti di Lutero: strano però, che lei qui vada in controtendenza con quanto dichiarato da un certo Papa Bergoglio, il quale ha avuto invece parole di grande ammirazione ed entusiasmo verso tale grande eresarca … ma penso che lei, da buon ed umile sacerdote, che ha ben presente il principio di autorità, non osi contestare un sì sublime magistero pontificio …

    Con reciproca stima,

    Sergio Russo.

    P.S. Il video lo visionerò appena mi sarà possibile.

    1. Gentile sig. Sergio Russo “pergamene”,

      non faccio difese d’ufficio ma il prete, e poi, p. Ariel, non ha bisogno delle mie difese.
      In effetti lei si esprime “di pancia”, mosso da affetto istintivo verso un sacerdote che giudica (mi permetta a torto) un moderno Savonarola, ma non lo è …
      Vorrei dirle che p. Ariel ha dietro le righe un amor profondo verso il sacerdozio e il sacerdote in questione.
      Parlando di questo con altri preti, ci siamo detti … “p. Ariel riesce a difendere pure l’indifendibile … sì, solo questo cervello sopraffino, riesce a metter in piedi una difesa con una apparente condanna”.
      Ci sono poche parole, pesanti però come macigni, rivolte da lui al nostro vescovo indicato privo di aequitas e senso delle proporzioni, proprio mentre da una parte si rimprovera don Minutella.
      Le pare poco ? Questo le dice proprio niente ?
      Personalmente la chiamo grande abilità speculativa e dialettica, mentre lei la chiama insulto.
      Don Minutella non è assolutamente soggetto facile. Forse anche noi siamo colpevoli di non averlo aiutato … ma pensa sia facile aiutarlo ? Pensa sia facile farsi ascoltare da un tipo che comunica in diretta con la Madonna e i santi ?
      Poi non prenda come “oltraggio” il riferimento allo spirito mediterraneo di certa nostra gente del Meridione in relazione a culti popolari di “madonne e santi” che a volte hanno odor di paganitas. P. Ariel dice giusto, perchè anche se è romano [Ndr toscano di nascita e di famiglia paterna romana], la nostra Sicilia la conosce bene. Ci sono stati nostri vescovi che hanno lavorato anni solo per tentare (non sempre con successo) di riportare nell’alveo cristiano dei “culti popolari” veramente paganeggianti, prendendosi insulti, a volte pure aggressioni verbali.
      Molti di noi, non sono andati al famigerato e da don Minutella denunciato incontro con Enzo Bianchi, ma nessuno di noi come ha fatto lui dal pulpito durante la celebrazione della Messa ha dato praticamente dell’eretico al vescovo che chiamando a parlare di eresie un eretico sarebbe (è presto detto) a sua volta un eretico.
      E qui chiudo, invitandola a rileggere bene ciò che è stato scritto sopra le righe, ma soprattutto dietro …
      Questo mi sentivo di dirle, se i miei 72 anni vissuti mi hanno insegnato qualcosa come cristiano e come prete.

      don Salvo (Palermo)

  11. Da qualunque parte si analizza la questione, sono situazioni che non fanno bene alla Chiesa, e costano sangue e dolore al Sacro Cuore di Cristo, rinnovandogli la Passione.

    Lo scatascio, diceva Padre Pio, è il tempo della confusione generale perché nei cuori degli uomini è entrata la disobbedienza generale. Infatti noi vediamo che anche la S. Chiesa soffre per queste divisioni di vari gruppi che anche in buona fede, dividono la Chiesa, in tante Chiese ed invece Dio vuole una Chiesa sola, la Chiesa dei cuori, la Chiesa dell’Amore. Per giungere a tale unità è necessario ritornare all’obbedienza a coloro che sono incaricati di guidare il popolo di Dio verso l’unità, ma se noi ci disperdiamo in tanti groppuscoli divisi l’uno dall’altro ecco che portiamo il regno di Satana, perché laddove c’è la divisione non regna Dio ma regna il Demonio. Dio è unità, Dio vuole l’obbedienza ad una gerarchia di Amore scelta appunto per creare questa unità. Questa unità si crea se obbediamo alle parole di amore di Dio, alle parole che ci giungono dalla Chiesa al fine di riunire tutti i popoli, tutte le genti sotto lo scettro di Gesù Cristo.

  12. Eccellenza P. Ariel S. Levi di Gualdo,

    mi perdoni, ma non capisco. Prima di questo avevo a suo tempo letto il suo: “Riguardo il falso profeta Enzo Bianchi”. Ora, delle due l’una: o lei ha cambiato parere o io non ho capito nulla. Intendiamoci, cambiare di parere non è certo una colpa, può anzi essere una manifestazione di maturità; pur di dirlo con chiarezza. Se viceversa sono io a non aver capito, la prego di scusarmi e la chiudiamo qui.
    Grato comunque per l’attenzione, cordialmente,

    Licio Zuliani

    1. Caro Licio,

      anzitutto respingo il titolo di “Eccellenza” perchè non sono vescovo, o se vuole posso prenderlo come uno scherzo.

      Sulle colonne de L’Isola di Patmos, noi abbiamo rivolto delle critiche molto dure a Enzo Bianchi e stiamo da mesi lavorando ad una pubblicazione nelle quale saranno raccolte e rigorosamente documentate tutte le sue pericolose eresie, pronunciate peraltro da luoghi delicatissimi, tipo per esempio i pulpiti di diverse chiese cattedrali, inclusa quella di Palermo.

      Mi permetta però di dirle che qui, Bianchi, non c’entra niente.
      L’oggetto della questione è un presbìtero palermitano che a fronte di una situazione ecclesiale che genera in molti sacerdoti del mondo disagio e amarezza, ha deciso di reagire con un atto di pubblica sfida e solenne disobbedienza al proprio Vescovo, rigettandone la legittima autorità apostolica.
      Questo è il problema, da non confondere con Enzo Bianchi, che invece è altra e grave cosa.

      Al momento in cui un sacerdote pone così drasticamente in discussione e rigetta in modo così deciso l’autorità del vescovo, fa sì che le eresie di Enzo Bianchi – che tra l’altro è un laico e non un presbìtero -, passino purtroppo in secondo piano.

      Se dinanzi a un vescovo che pure commettesse errori o avesse una disinvolta guida di governo pastorale, noi preti cominciamo a dire, in nome del nostro personale “io“, che rigettiamo la loro autorità, faremmo scoppiare l’anarchia più distruggente all’interno della Chiesa, cosa questa peggiore dell’eresia, che si basa invece su errori dottrinari più o meno gravi, non di rado mossi anche da inconsapevolezza e persino da spirito tutt’altro che malvagio, basti pensare a Gioacchino da Fiore, che fu condannato per eresia, ma al tempo stesso, il Concilio Lateranense IV° che lo condannò, riconobbe che, al di là del suo errore, era un indubbio sant’uomo.

      Diversamente dall’eretico – che ripeto può essere anche in buona fede -, chi invece attacca e dichiara illegittima o in grave errore l’autorità della Chiesa, non è mai un sant’uomo, perché come diceva il Beato Antonio Rosmini – anch’esso caduto in eresia e poi dalla stessa ripresosi e corretto – «l’uomo e il cristiano sono il primo grado del Sacramento dell’Ordine».

      il Presbìtero Alessandro Minutella, che in questi giorni si sta difendendo affermando di avere studiato alla Pontificia Università Gregoriana e di avere conseguito ben due dottorati [cf. QUI], non ha capito questo principio rosminiano, ma soprattutto non ha capito che la sapienza è un dono che a noi deriva dalla grazia dello Spirito Santo, non certo dalle carte accademiche prese nelle università pontificie.

  13. Pingback: Sommo e Massimo
    1. Caro Lettore,

      lei “smonta” il sacerdozio e l’autorità ecclesiastica, con gli stessi argomenti con i quali l’uno e l’altra furono smontati da Giovanni Calvino.
      Non è un’opinione mia personale, è un fatto, un puro e semplice dato di fatto storico non passibile di facile smentita: lei usa le stesse argomentazioni delle sètte evangeliche.
      E, come ripeto, questo è un fatto, un puro e semplice fatto basato su ciò che lei ha scritto e su quello che Calvino ha affermato prima di lei.

      1. Al sig. Boanerges vorrei appena ricordare che S. Paolo, il quale si dimostra a volte così singolarmente “geloso” del “suo Vangelo”, con parole che lettori superficiali potrebbero equivocare, andò a Gerusalemme per farsi confermare nella sua missione evangelizzatrice da compiere fra i pagani, esponendo “in privato, ai personaggi più stimati il vangelo che proclamo ai pagani, per evitare il rischio di correre o aver corso invano (…) e conosciuta la grazia data a me, Giacomo, Cefa e Giovanni, che erano stimate le colonne, diedero la destra a me e a Barnaba in segno di unione…” (Galati, 2)

  14. Caro don Ariel
    Magari lei fa bene ad esercitare questa forma correzione fraterna pubblica a don Minutella che agisce e parla pubblicamente.
    Però credo che le sfuggano alcune cose: il mondo di questo presbitero e quindi il popolo che lo segue non è affatto quello che pensa lei e cioè un concentrato di deleteria e paganeggiante devozione popolare, glielo dico da meridionale. Il popolo di don Minutella si nutre e si alimenta di qualcos’altro, un calderone che da Fatima arriva a Medjugorje, legga i messaggi di Anguera degli ultimi mesi e troverà tutto don Minutella. Io conosco personalmente sacerdoti che hanno avuto come privilegiata fonte di spiritualità il libro azzurro di Gobbi. Questo popolo è stato alimentato e incoraggiato per trent’anni da un papa che del Totus Tuus del Monfort ne ha fatto uno stendardo, una bandiera. Per trent’anni radia Maria ha radunato e tirato le fila. Alcune catechesi di Padre Livio di 20 anni farebbero impallidire il povero don Minutella. Oggi come un mutante di X-File si mimetizza, ma tant’è. Vorrei spiegarglielo meglio, ma lo spazio è questo, penso che abbia capito …

  15. Carissimo don Ariel S. Levi di Gualdo, insomma lei vuol convincermi che avendo io citato grandi santi come san Luigi Maria Grignon da Monfort, o grandi pontefici quali san Giovanni Paolo II, Le abbia risposto alla maniera di Calvino e di certe sette evangeliche, oltre ad aver “smontato” il sacerdozio e l’autorità ecclesiastica?
    Oppure, avendo nominato grandi Apparizioni Mariane, come Fatima, La Salette, Akita… (tutte approvate dalla Chiesa) io stia rispondendo alla maniera di Calvino e di certe sette evangeliche, oltre a “smontare” il sacerdozio e l’autorità ecclesiastica?
    Od ancora, ricordandole la distinzione teologica fra concetto di “promessa” e quello di “voto”, e consigliadola di andare a rivedersi la storia di Sant’Atanasio, e le relative ingarbugliate vicende dell’eresia ariana, in cui quel grande Santo non si ritenne obbligato ad obbedire a Vescovi e neppure a Concilii, qui Le pare che io abbia risposto alla maniera di Calvino e di certe sette evangeliche, oltre a “smontare” il sacerdozio e l’autorità ecclesiastica?
    Ed infine, condividendo quel suo [di Lei, don Ariel] “santo disprezzo” (pur tuttavia in controtendenza dell’attuale magistero pontificio di Papa…

    Bergoglio) che Lei ha (ed anch’io ho) nei confronti di Martin Lutero, pensa proprio che io stia argomentando alla maniera di Calvino e di certe sette evangeliche, oltre a “smontare” il sacerdozio e l’autorità ecclesiastica?
    Beh, allora, a tale punto… lasciamolo valutare dai gentili frequentatori di questo blog, se le mie siano risposte “calviniste” o meno… (anche per il fatto che mi sembrava di essere un po’ troppo sul fronte “soggettivo-sentimentalistico-emotivo”)…
    Con stima reciproca. S.R.
    1° P.S.: Non riesco a mettere assieme quel suo (giusto) rettificare al Tal lettore, che Lei non è un “Eccellenza”, con invece il frequente uso del “plurale maiestatis”…boh…
    2° P.S.: Non riesco a mettere assieme quando lei rimprovera a Don Minutella di non essere all’altezza di un von Bhalthasar (poiché Lei giustamente dice che in quel caso “non basta un’infarinatura di neoscolastica decadente, ma è richiesta una solida formazione scolastica e metafisica aristotelico-tomista”) e poi, avendo saputo che Don Minutella possiede due Dottorati in materia, allora… lei dice invece che “la sapienza è un dono che a noi deriva dalla carte accademiche prese nelle università pontificie”… mah…

    1. si … « lasciamolo valutare dai gentili frequentatori di questo blog, se le mie siano risposte “calviniste” o meno…».

      Ma soprattutto lasciamo valutare a loro se questo suo spirito di litigiosità corrisponde ai crismi del vivere, sentire, pensare ed esprimersi cattolico.
      Sì, lasciamolo valutare a loro.

      Lei mette assieme in un minestrone immane tutto e il contrario di tutto, ma soprattutto temi complessi e delicatissimi, per esempio Ario e l’eresia ariana, passando per le rivelazioni mariane della storia e giungendo al magistero o al “non magistero” dell’attuale pontificato, etc ..

      Ma ciò che colpisce, è più di tutto la sua mancanza di coerenza, perché pur di portare avanti il suo spirito litigioso, la coerenza diviene per lei una vaga opinione accessoria, anzi del tutto relativa. E detto questo le ricordo che in altri suoi scritti e commenti passati, lei ha duramente attaccato il teologo Hans Urs von Balthasar usandolo per :

      1. sparare sulla Nouvelle Thèologie ;
      2. spiegare come questi autori, Balthasar incluso, avessero gravemente danneggiata la Chiesa con i loro errori.

      In un suo scritto lei accusò Balthasar di avere negato l’inferno.
      Per tutta risposta, in quell’occasione, io le replicai che Balthasar non ha mai negato l’inferno e che in verità, rispondendo ad un giornalista, fece una battuta – e ripeto una battuta -, nella quale affermò: «L’inferno esiste, ma spero sia vuoto».
      Il giornalista pubblicò poi un articolo facendo dire a Balthasar quel che egli non aveva detto: «L’inferno esiste ma è vuoto».

      Da questo fatto, Balthasar, rimase a tal punto toccato che successivamente scrisse e pubblicò due saggi sull’Inferno, per parlare della teologia dell’inferno e della dannazione eterna.

      Quando io le detti queste spiegazioni, lei, con il suo stile irredimibilmente litigioso, cominciò a portare, proprio come adesso, tutte le più ammassate ragioni per sostenere appunto che lei aveva ragione e che Balthasar era un eretico modernista.

      Come mai, adesso, sta invece facendo uso di Balthasar per sostenere le sue ragioni?

      Intende forse, domani, dinanzi alle ragioni soggettive della sue difese passionali, fare uso di Pelagio o di Lutero, per sostenere che ciò che lei dice è giusto e, soprattutto, altamente coerente?

      Ma questo, come lei ha detto: «Lasciamolo valutare ai gentili lettori».

      P.S.

      Le ricordo, sempre a proposito di coerenza, che il San Giovanni Paolo II citato a sommo suffragio di ciò che lei asserisce – della serie “io ho ragione perché ho citato anche un Santo Pontefice” – è lo stesso identico San Giovanni Paolo II che lei, in altri scritti, ha variamente definito come il “responsabile” dello “scempio” di quel “sincretismo” messo in scena ad Assisi.
      Pertanto, nei vari blog dove lei pubblica i propri scritti a mia smentita, veda di pubblicare anche queste cose, sempre per coerenza, perché altrimento provvedo a farlo io …

  16. Caro Padre Ariel,
    è bene pensarci e mai rispondere di getto. Se insisto, dopo matura riflessione, non è per l’affermazione del mio ego, al quale sono in verità assai poco attaccato. Il fatto è che la questione è importante: in tempi di totale marasma molti cristiani, per lo più cattolici d’annata come il sottoscritto, sono alla ricerca di una guida affidabile, non contradditoria. Questo era il senso della mia domanda, espresso sia pur sinteticamente (ma a buon intenditor poche parole). Certo, se si limita il discorso al “problema Enzo Bianchi”, non aveva senso che io la disturbassi. Il fatto è che il titolo completo del suo precedente articolo al quale facevo riferimento, e da me interamente riportato, è il seguente: ” Riguardo il falso profeta Enzo Bianchi: Disobbedire a certi Vescovi è doveroso, salvo cadere nelle giustificazioni dei nazisti al processo di Norimberga.” E’ ben vero che lei precisa nello stesso articolo che la disubbidienza “doverosa, giusta, sana e meritoria” vale solo per lo specifico caso; tuttavia, accettata una deroga, chi potrà negare ad altro confratello in buona fede il diritto ad avvalersi del libero arbitrio?
    Cordialmente,
    Licio

  17. -Gesù fu schiaffeggiato per aver osato ribattere al gran sacerdote
    -Gesù preferì farsi uccidere piuttosto che rinnegare Dio Padre, piuttosto che scendere a compromessi ed aver salva la vita.

    Don Minutella sarebbe stato al fianco di Gesù, infischiandosene di perdere tutto ma non l’anima.
    Credo invece , ma spero di sbagliarmi, che lei si sarebbe schierato con gli accusatori (ovviamente non sapendo che quell’uomo umile, indifeso ed attaccato da tutti i benpensanti.. era il Messia).

    Le seguenti frasi tra l’altro sono in netto contrasto con la carità di Gesù (ricorda la parabola del figliuol prodigo..come si comporta il padre?)

    “Fossi stato io il tuo Vescovo [..] dopo averti convocato e chiuso in una stanza con me, ti avrei fatto pentire dei tuoi peccati, se da quella stanza tu non fossi uscito dopo avermi baciata la mano col ginocchio flesso riconoscendo la mia autorità apostolica, rinnovandomi obbedienza e dichiarando che avresti agito nei modi da me indicati e comandati in virtù della grazia di stato a me conferita, posto che la grazia di stato tua non sussiste e soprattutto non può operare e produrre frutti senza la superiore grazia di stato del Vescovo”.

    “Fatto questo sarebbe opportuno che ti ritirassi per un periodo di due anni in un monastero, facendoti seguire da un bravo direttore spirituale per la cura della tua anima e da un esperto teologo anziano che possa sanare le gravi deformazioni del tuo pensare teologico intriso di adulterazioni e di gravi errori”

    “Non attendere né indugiare oltre a chiedere in modo docile e umile il perdono del tuo Vescovo, al quale non sei tenuto a tributare stima, perché non gliel’hai mai promessa, come nessuno di noi ha mai promesso di stimare il proprio Vescovo, però l’obbedienza sì, quella gliela devi, perché gliel’hai solennemente promessa.”

    Gesù non imprigiona, non umilia , non sottomette..è lui stesso a farsi imprigionare , ad umiliarsi, a sottomettersi.
    Per anni sono stato ateo ed anticristiano, cosa crede che pensassi dei cristiani che parlano come lei? Li usavo per gettare fango sulla Chiesa.. “ecco! Vedete..ecco come sono i cristiani!” ..speravo di poter sentire certe frasi in bocca a dei cristiani. ; )
    Crede che mi sarei fatto cristiano? Che cosa di quanto ha detto mi avrebbe convinto ad abbracciare la fede? Grazie a Dio incontrai degli agnelli.

    ricapitolando, lei accusa Don Minutella dei seguenti misfatti:

    -violazione delle norme della Chiesa
    -aver evidenziato gli errori commessi da sacerdoti
    -mariolatria
    -ignoranza
    -“Don minutella come Lutero”
    -non obbedienza al vescovo, come da norme della Chiesa.
    -mancato rispetto pontefice

    Volendo ben vedere sono le accuse formulate dai sacerdoti del tempio a Gesù:

    -Gesù dice “seguite leggi fatte da uomini e trasgredite la legge di Dio” (es: Bergoglio ha cancellato il 6° comandamento, il vescovo ha approvato il sacrilegio di Scordato)
    -Gesù ai sacerdoti risponde PUBBLICAMENTE “guardate la pagliuzza ma non vedete la trave, scartate il moscerino ed ingoiate il cammello”
    -Gesù ama sua madre alla follia, ne fa la sua corredentrice..la prima creatura che, come Dio, risorge a vita nuova..anima e corpo. Don Minutella non adora Maria, la chiama “mamma” come fa Gesù. Lei come la chiama? La chiama?
    -Gesù dice che Dio nasconde le cose ai dotti per svelarle alle anime semplici. Io sono ignorante, e ringrazio Dio per aver capito cose che a lei decisamente sfuggono.
    -Gesù fu accusato di eresia, di essere capo di una setta
    -Gesù fu schiaffeggiato per aver osato ribattere …

    Se avessi voluto il mondo sarei rimasto fuori dalla Chiesa, invece la Chiesa che ci proponete e che difendete è come il mondo.

    Per anni sono stato ateo ed anticristiano, cosa crede che pensassi dei cristiani che parlano come lei? Li usavo per gettare fango sulla Chiesa.. “ecco! Vedete..ecco come sono i cristiani!” ..speravo di poter sentire certe frasi in bocca a dei cristiani. ; )
    Crede che mi sarei fatto cristiano? Che cosa di quanto ha detto mi avrebbe convinto ad abbracciare la fede? Grazie a Dio incontrai degli agnelli

    Si ricordi che la salvezza è con Gesù, si ricordi che pure il buon ladrone andò in paradiso.
    Invece Caifa è dannato per sempre.

    Pace e bene, la ricorderò nelle mie preghiere. Spero di incontrarla in paradiso.

    (non importa se non me la pubblica, questo è per lei..Gesù la ama, non rinuncia a lei tanto facilmente!)

    1. Ecco, un altro “teologo” ed “esegeta” da tango della passione!

      Anzitutto la informo che lei è un eretico, detto questo le spiego perché.
      Lei accusa il Sommo Pontefice di avere cancellato il 6° comandamento: «es: Bergoglio ha cancellato il 6° comandamento […]».
      Se il Successore di Pietro avesse fatto questo – cosa che non ha fatto -, sarebbe caduto in qualche cosa di peggiore dell’eresia: la più grave apostasia dalla fede.
      Ora, accusare il Sommo Pontefice di apostasia, vuol dire essere eretici, perché solo un eretico può accusare il custode del deposito della fede di avere cancellata la Legge di Dio.

      E mi dica … le risulta anche che Gesù, il Verbo di Dio fatto uomo, abbia disubbidito al Padre e si sia ribellato a lui?
      Perchè vede, nella nostra fede – nella sua non so, non posso sapere -, è impresso un passo drammatico della vita del vero Dio e vero Uomo: l’avere accettato l’amaro calice vale a dire avere obbedito alla volontà del Padre [cf. Mt 20:23; Mc 10:40;Mt 26:39; Mc 14:36; Lc 22:42; Gv 12:27].

      Il Beato Apostolo Paolo lo dice in altre parole ancora:

      Cristo, pur essendo di natura divina,
      non considerò un tesoro geloso
      la sua uguaglianza con Dio;
      ma spogliò se stesso,
      assumendo la condizione di servo
      e divenendo simile agli uomini;
      apparso in forma umana,
      umiliò se stesso
      facendosi obbediente fino alla morte
      e alla morte di croce.
      Per questo Dio l’ha esaltato
      e gli ha dato il nome
      che è al di sopra di ogni altro nome;
      perché nel nome di Gesù
      ogni ginocchio si pieghi
      nei cieli, sulla terra e sotto terra;
      e ogni lingua proclami
      che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre [Fil 2, 6-11].

      Per quanto riguarda Maria Corredentrice la informo – e se ha prova contraria ce la esibisca – che a partire dal Beato Pio IX sino a giungere a Benedetto XVI, passando per San Pio X, Pio XII, il Beato Paolo VI e San Giovanni Paolo II, che erano uomini di grande devozione mariana, la Chiesa ha sempre rifiutato di mettere in discussione la eventuale proclamazione del dogma di Maria Corredentrice, richiesta più volte avanzata ai vari Pontefici da alcuni teologi. Il più deciso nel dire “no!” fu proprio San Giovanni Paolo II, che l’emblema della Beata Vergine lo aveva persino voluto nel suo stemma pontificio.

      E con questo abbiamo chiarito, a lei per un verso, ai lettore per altro verso, da quale pulpito sono tuonate certe difese attraverso un uso falso e falsante del Vangelo e delle verità della nostra Santa Fede.

      Lei scrive:

      «Per anni sono stato ateo ed anticristiano, cosa crede che pensassi dei cristiani che parlano come lei? Li usavo per gettare fango sulla Chiesa.. “ecco! Vedete..ecco come sono i cristiani!” ..speravo di poter sentire certe frasi in bocca a dei cristiani. ; )
      Crede che mi sarei fatto cristiano? Che cosa di quanto ha detto mi avrebbe convinto ad abbracciare la fede? Grazie a Dio incontrai degli agnelli».

      Ebbene io le rispondo:

      è meglio un ateo onesto, che un cattolico fanatico e ignorante nelle fondamentali meterie di dottrina e di fede.

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