L’incarnazione di Gesù come monito all’estetica divina e all’armonia tra corpo e anima – The incarnation of Jesus as a warning against a distorted divine aesthetic and as the harmony between body and soul – La encarnación de Jesús como advertencia contra una estética divina distorsionada y como armonía entre cuerpo y alma

(Italian, English, Español)

 

L’INCARNAZIONE DI GESÚ COME MONITO ALL’ESTETICA DIVINA E ALL’ARMONIA TRA CORPO E ANIMA

È proprio il Santo Pontefice Leone Magno che in occasione di una omelia del giorno di Natale richiama i cristiani a riconoscere la propria dignità che senza tema di smentita passa anche per quella corporeità e fisicità che è manifestazione visibile della bellezza del Figlio incarnato e che dobbiamo difendere e custodire in noi.

— Attualità ecclesiale —

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Cap.

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Quando studiavo all’università di Cagliari, nei primi anni del corso di laurea in Farmacia, l’esame di anatomia era uno di quelli più difficili da sostenere insieme a quelli di chimica generale e inorganica e poi di chimica organica.

In un pomeriggio plumbeo nell’aula F del complesso universitario della cittadella di Monserrato, ricordo l’insegnante di Anatomia si accingeva a presentare il sistema nervoso centrale. Benché non fossimo studenti di Medicina, anatomia era una disciplina particolarmente ben fatta e approfondita, anche perché spesso la stessa insegnante faceva precisi riferimenti anche all’Istologia e alla Citologia (in breve tutto quello che riguarda lo studio dei tessuti e delle cellule animali e vegetali) che dovevamo conoscere come l’Ave Maria e che ogni imprecisione avrebbe suscitato l’ira del docente, ben più temibile dell’ira di Achille nell’Iliade.  

Nello spiegare il sistema nervoso centrale appresi dal docente dell’esistenza dell’Omuncolo Motorio e Sensoriale, che altro non è che una mappa visiva di come le diverse parti del corpo vengono rappresentate a livello corticale. Le aree sono tanto più grandi, di dimensione maggiore, quanto maggiore è la loro importanza ai fini della percezione sensoriale o motoria. La rappresentazione grafica è quella quindi di un uomo, ma di un uomo sformato e non armonico. Questo tipo di disarmonia è necessaria e funzionale finché ci riferiamo al nostro sistema nervoso, anzi possiamo dire che è proprio grazie ad essa che siamo in grado di fare la maggior parte delle cose che compiamo nella vita quotidiana.

Ma cosa accadrebbe se l’uomo fosse davvero così nella realtà, anatomicamente parlando? La cosa sarebbe piuttosto problematica, tuttavia è proprio in prossimità della solennità del Natale che ci rendiamo conto di come l’uomo è stato creato da Dio non come un omuncolo ma come un tutto armonico ed è proprio l’incarnazione del Verbo che costituisce la prova di quell’armonia di corpo e di spirito che il cristiano, come uomo credente, non può permettersi di tralasciare, pena diventare un omuncolo, ovvero una caricatura.

Il nostro direttore Padre Ariel ha da poco pubblicato un interessantissimo articolo dal titolo provocatorio: Alle porte del Natale è giusto dirlo: Gesù non è mai nato in cui afferma che: 

«il Figlio non comincia a essere a Betlemme. Egli è “prima di tutti i secoli”, perché “io da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”. Il Natale non è la nascita di Dio, ma l’Incarnazione del Figlio eterno “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”» (cfr. Qui).

Questo cosa significa? Avremo modo di capirlo meglio durante la Santa Messa del giorno di Natale, in cui il Beato apostolo ed evangelista Giovanni ci ammaestrerà con il suo mirabile Prologo, ma per farla breve possiamo sintetizzare dicendo che il Natale è l’atto salvifico del Padre in cui il Figlio, per opera dello Spirito Santo, prende realmente forma mortale nel grembo di una Vergine Madre e si riveste della nostra umanità, venendo alla luce come vero uomo. Il Verbo di Dio, colui che per mezzo del quale il Padre ha fatto ogni cosa, assume un corpo e un’anima. Tale verità riecheggia nei Salmi in cui la lettura di fede cristologica ci fa dire che «Egli è il più bello tra i figli dell’uomo» (cf. Sal 44), e tale bellezza non è solo di natura spirituale ma anche fisica, tocca quel corpo che Egli ha assunto e che realmente trasmette l’ordine e l’armonia di Dio. Gesù Cristo come vero uomo è il modello di quella estetica divina che è al contempo armonia creatrice e ordinatrice, a lui dobbiamo ispirarci per crescere come uomini e come credenti. Solo nel mistero tragico della Passione ci rendiamo conto di come la bellezza del corpo del Redentore sarà sfigurata a causa del suo assumere su di se il peccato degli uomini, peccato che non costituisce solo un disordine sul piano spirituale di relazione con Dio ma che è anche un attentato a quella bellezza fisica che rende il Signore sfigurato e reietto, uomo dei dolori davanti al quale ci si copre il volto per rendere più sopportabile la visione di una pena così straziante che culminerà nella crocifissione sul Golgota.

Perché questa riflessione? Perché reputo quanto mai necessario far conoscere come il mistero del Natale non sia solo un evento per cuori emotivi che tocca lo spirito ma anche ed essenzialmente la corporeità umana. Non di rado assistiamo, anche nel popolo di Dio, a un modo disarmonico di intendere il corpo, in una maniera molto più simile alle filosofie antiche dove il corpo era visto come una prigione dell’anima immortale. Ma è proprio vero che più si trascura il corpo rispetto all’anima e più si è graditi a Dio? L’eresia è evidente e conduce a un modo di intendere la fede in maniera alterata, unita a una certa spiritualità malsana che predispone a forgiare non uomini, né tanto meno cristiani, ma omuncoli.

È proprio il Santo Pontefice Leone Magno che in occasione di una omelia del giorno di Natale richiama i cristiani a riconoscere la propria dignità che senza tema di smentita passa anche per quella corporeità e fisicità che è manifestazione visibile della bellezza del Figlio incarnato e che dobbiamo difendere e custodire in noi.

Un cristiano equilibrato nella fede, dunque, non può pensare di curare la sola anima se poi trascura o lascia deperire quel corpo che Dio gli ha dato e che il Salvatore ha assunto e glorificato con la resurrezione. Per le anime belle che si scandalizzeranno di un tale discorso ricordo come anche il Serafico Padre San Francesco, a nessuno secondo per la mortificazione e l’austerità di vita, «studiava di tenere il corpo con rispetto e santità, mediante l’integerrima purezza di tutto sé stesso, carne e spirito» (Fonti Francescane, 1349)» e che nel termine della sua vita aveva riconosciuto come fosse stato un po’ troppo severo con «fratello corpo» gravato dalle troppe penitenze e infermità. Questa riflessione potrebbe essere l’inizio per un cammino di maggiore riconciliazione e accettazione di sé che passa attraverso il necessario rispetto e cura del proprio corpo che è tempio dello Spirito Santo ma anche strumento reale per rendere gloria a Dio nell’immanenza. Ricordiamo – tra il simpatico e il provocatorio – che dopo l’elezione a Sommo Pontefice del Cardinal Prevost, si venne a sapere la notizia che il nuovo Papa da cardinale frequentava la palestra Omega Fitness Club di Roma, dove si allenava in incognito con cardio e macchine, dimostrando una forma fisica eccellente e curando l’equilibrio tra mente e corpo, cosa che ha sorpreso il suo personal trainer, che lo ha riconosciuto solo dopo l’elezione al pontificato.

Alcune considerazioni pratiche, prima di concludere: prepararsi bene al Natale ci permette di seguire il consiglio di Giovanni il Battista ed essere ben disposti all’incontro con Gesù, a mettere in atto gesti reali e concreti di giustizia per abbassare i colli dell’orgoglio personale in cui ricercare le radici di quei peccati che quotidianamente commettiamo. Una buona e meticolosa confessione è la base di partenza per celebrare bene la nascita del Redentore, unita poi all’incontro reale con Cristo nella santa Messa e nell’Eucaristia. Purtroppo, ancora molti cristiani non partecipano all’Eucaristia il giorno di Natale perché indaffarati in mille altri impicci e dimentichi di Colui che è il festeggiato per dare maggiore risalto a tutto ciò che è secondario, per poi venire il giorno di Santo Stefano e partecipare alla Messa con questa scusa: «Non sono potuto venire ieri ma vengo oggi tanto è lo stesso».

Tutto il periodo di Natale è festa di luce in cui ho l’occasione di immergermi in Gesù, luce nelle tenebre, e tale rischiaramento della vita non può che avvenire se non con la preghiera. Trovare momenti, attimi, istanti per restare davanti al Signore Gesù in preghiera intima e lasciare che la sua luce rischiari le mie tenebre e mi guidi all’incontro con Lui così come lo è stato per i Santi Magi.

Ma questa preparazione solo spirituale non basta se tralasciamo il corpo, se il giorno di festa non mi permette di curare il mio corpo e il corpo di chi amo, sapendo che è anche quello un luogo teologico in cui trovare Cristo. Curare il proprio aspetto fisico nei giorni di festa religiosa non è per nulla narcisismo o vanità. Così come si addobbano le chiese, gli altari e le case per le solennità del Signore anche il mio aspetto e corpo merita di essere preparato degnamente per incontrare il Signore, riflesso di quella bellezza che anche la liturgia canta nel vivo popolo dei battezzati.  

Ed arriviamo così alla mensa, ai pranzi e alle cene, momenti opportuni per far sì di non essere usati dal cibo ma al contrario di usare del cibo come strumento di lode, di unione fraterna e non di alienazione. Cibo che può servire anche per soccorrere il corpo e ristorare l’anima di coloro che si trovano nell’indigenza e nella marginalità e che spesso attendono, come il povero Lazzaro, poche briciole cadute dalle tavole dei molti ricchi Epuloni dei nostri tempi, di cui il primo sono io.

Ma non è solo questione di cibo, anche il tempo di Natale può essere l’occasione per vivere insieme alla famiglia o in solitudine attività salutari e salubri che rinvigoriscano il corpo e ci permettano di mantenerci efficienti per il Regno di Dio. Il pensiero corre a noi sacerdoti che la sedentarietà e il disordine dei giorni di festa spesso rischiano di farci prendere diversi chili di troppo, quando invece proprio la nostra scelta di vita vocazionale dovrebbe manifestare una corporeità sana e dinamica perché unita a una sana e dinamica spiritualità. Da sempre nella storia della Chiesa lo stile di vita dei consacrati – penso ai tanti ordini monastici e mendicanti ma non solo – si dipanava tra refettorio e attività fisica con estremo equilibrio e saggezza fuggendo il rischio dell’opulenza smodata e dell’ozio. Alcune Congregazioni moderne hanno inserito nel loro stile di vita quotidiano l’attività motoria o sportiva che è una bella metafora dell’ascesi cristiana e irrobustisce lo spirito nella lotta al peccato perché insegna che i risultati si ottengono con il sudore del sacrificio constante.

Che sia allora un buon Natale per tutti: un buon Natale per la nostra anima rinnovata dal torpore mortale del peccato e che sia un buon Natale anche per il nostro corpo reso forte dall’esercizio fisico e dalle opere di carità come veri e autentici operai nella vigna del Signore. Giovenale scriveva «Orandum est ut sit mens sana in corpore sano» (Sat. X, 356), «bisogna domandare agli dèi che la mente sia sana nel corpo sano», voglia il Signore concederci questo dono per risplendere anche noi, come Lui, della bellezza del più bello tra i figli degli uomini.

Sanluri, 24 dicembre 2025

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THE INCARNATION OF JESUS AS A WARNING AGAINST A DISTORTED DIVINE AESTHETIC AND AS THE HARMONY BETWEEN BODY AND SOUL

It is precisely Saint Leo the Great who, in a homily for Christmas Day, exhorts Christians to recognise their own dignity — a dignity that unquestionably passes also through corporeality and physicality, which are the visible manifestation of the beauty of the incarnate Son and which we must defend and safeguard within ourselves.

— Ecclesial actuality —

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Author
Ivano Liguori, Ofm. Cap.

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When I was studying at the University of Cagliari, during the first years of the degree course in Pharmacy, the exam in Anatomy was among the most difficult to face, together with General and Inorganic Chemistry and later Organic Chemistry.

On a gloomy afternoon in Lecture Hall F of the university complex in the Monserrato campus, I recall the Anatomy professor preparing to introduce the central nervous system. Although we were not medical students, anatomy was taught in a particularly thorough and rigorous way, also because the same lecturer frequently made precise references to Histology and Cytology (in short, everything concerning the study of animal and plant tissues and cells), subjects we were expected to know as well as the Hail Mary. Any inaccuracy would have provoked the professor’s wrath, far more fearsome than Achilles’ anger in the Iliad.

While explaining the central nervous system, I learned from the lecturer about the existence of the Motor and Sensory Homunculus, which is nothing other than a visual map of how different parts of the body are represented at the cortical level. The areas are larger in proportion to their importance for sensory perception or motor function. The graphic representation is therefore that of a human being — but a distorted and disharmonious one. This type of disharmony is necessary and functional as long as we are referring to the nervous system; indeed, it is precisely thanks to this arrangement that we are able to perform most of the actions of daily life.

But what would happen if man were truly like this in reality, anatomically speaking? The situation would be highly problematic. And yet it is precisely as the solemnity of Christmas approaches that we realise how man has been created by God not as a homunculus, but as a harmonious whole. It is precisely the Incarnation of the Word that constitutes the proof of that harmony between body and spirit which the Christian, as a believing man, cannot afford to neglect — on pain of becoming a homunculus, that is, a caricature.

Our Director, Father Ariel, has recently published a most interesting article with the provocative title At the Threshold of Christmas It Must Be Said: Jesus Was Never Born (cf. Here), in which he affirms:

“The Son does not begin to exist in Bethlehem. He is ‘before all ages’, because He is ‘God from God, Light from Light, true God from true God’. Christmas is not the birth of God, but the Incarnation of the eternal Son, ‘begotten, not made, consubstantial with the Father’.”

What does this mean? We shall understand it more fully during the Holy Mass on Christmas Day, when the Blessed Apostle and Evangelist John will instruct us through his marvellous Prologue. But briefly, we may say that Christmas is the salvific act of the Father in which the Son, by the work of the Holy Spirit, truly takes mortal form in the womb of a Virgin Mother and clothes Himself in our humanity, coming into the world as true man.

The Word of God, through whom the Father made all things, assumes a body and a soul. This truth resounds in the Psalms, where a Christological reading of faith leads us to proclaim: You are the most handsome of the sons of men (cf. Ps 44). This beauty is not merely spiritual but also physical; it touches the body He has assumed, which truly transmits the order and harmony of God. Jesus Christ, as true man, is the model of that divine aesthetic which is at once creative and ordering harmony. He is the one to whom we must look in order to grow as human beings and as believers.

Only in the tragic mystery of the Passion do we grasp how the beauty of the Redeemer’s body will be disfigured by His taking upon Himself the sin of mankind — a sin that is not merely a disorder on the spiritual plane of relationship with God, but also an assault upon that physical beauty which renders the Lord disfigured and rejected, a man of sorrows before whom one covers one’s face to make the sight of such suffering bearable, suffering that will culminate in the crucifixion on Golgotha.

Why this reflection? Because I consider it more necessary than ever to show that the mystery of Christmas is not merely an event for emotional hearts that touches the spirit alone, but one that also — and essentially — concerns human corporeality. Not infrequently, even among the people of God, we encounter a disharmonious way of understanding the body, one that closely resembles ancient philosophies in which the body was seen as a prison for the immortal soul.

But is it really true that the more one neglects the body in favour of the soul, the more pleasing one is to God? The heresy is evident and leads to a distorted way of understanding the faith, united to an unhealthy spirituality that predisposes one to form neither men nor Christians, but homunculi.

It is precisely Saint Leo the Great who, in a homily for Christmas Day, exhorts Christians to recognise their own dignity — a dignity that unquestionably passes also through corporeality and physicality, which are the visible manifestation of the beauty of the incarnate Son and which we must defend and safeguard within ourselves.

A Christian who is balanced in faith, therefore, cannot think of caring for the soul alone while neglecting or allowing to deteriorate the body that God has given him and that the Saviour has assumed and glorified through the Resurrection.

For those “beautiful souls” who may be scandalised by such discourse, I recall how even the Seraphic Father Saint Francis, second to none in mortification and austerity of life, strove to treat the body with respect and holiness, through the most perfect purity of his whole self, flesh and spirit (Franciscan Sources, 1349), and how at the end of his life he acknowledged that he had perhaps been too severe with “Brother Body”, burdened by excessive penances and infirmities.

This reflection could mark the beginning of a path of greater reconciliation with and acceptance of oneself, passing through the necessary respect for and care of one’s own body, which is the temple of the Holy Spirit but also a real instrument for giving glory to God in immanence.

Let us recall — somewhere between the amusing and the provocative — that after the election of Cardinal Prevost as Supreme Pontiff, it became known that the new Pope, while still a cardinal, frequented the Omega Fitness Club in Rome, where he trained incognito using cardio equipment and machines, demonstrating excellent physical condition and caring for the balance between mind and body. This surprised even his personal trainer, who recognised him only after his election to the papacy.

Some practical considerations, before concluding. Preparing well for Christmas allows us to follow the counsel of John the Baptist and to be well disposed to the encounter with Jesus, putting into practice real and concrete acts of justice in order to lower the hills of personal pride and to seek out the roots of those sins we commit daily. A good and meticulous confession is the starting point for celebrating the birth of the Redeemer well, together with the real encounter with Christ in the Holy Mass and in the Eucharist.

Unfortunately, many Christians still do not participate in the Eucharist on Christmas Day because they are caught up in a thousand other commitments, forgetting the One who is being celebrated, in order to give greater prominence to what is secondary — only to attend Mass on the following day with the excuse: I couldn’t come yesterday, but I’ll come today, it’s the same thing anyway.

The entire Christmas season is a feast of light, in which I have the opportunity to immerse myself in Jesus, light in the darkness. Such illumination of life can only take place through prayer: finding moments, instants, occasions to remain before the Lord Jesus in intimate prayer and allowing His light to illuminate my darkness and guide me toward the encounter with Him, as it was for the Holy Magi.

Yet this purely spiritual preparation is not sufficient if we neglect the body — if the feast day does not allow me to care for my body and for the bodies of those I love, knowing that this too is a theological place in which Christ may be encountered. Caring for one’s physical appearance on religious feast days is by no means narcissism or vanity. Just as churches, altars and homes are adorned for the solemnities of the Lord, so too my body and appearance deserve to be prepared worthily to meet the Lord, as a reflection of that beauty which the liturgy itself sings in the living people of the baptised.

Sanluri, 24 December 2025

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LA ENCARNACIÓN DE JESÚS COMO ADVERTENCIA CONTRA UNA ESTÉTICA DIVINA DISTORSIONADA Y COMO ARMONÍA ENTRE CUERPO Y ALMA

Es precisamente el santo pontífice León Magno quien, en una homilía del día de Navidad, exhorta a los cristianos a reconocer su propia dignidad, que sin temor a equivocación pasa también por esa corporeidad y fisicidad que son manifestación visible de la belleza del Hijo encarnado y que debemos defender y custodiar en nosotros mismos.

— Actualidad eclesial —

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Autor
Ivano Liguori, Ofm. Cap.

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Cuando estudiaba en la Universidad de Cagliari, durante los primeros años de la licenciatura en Farmacia, el examen de Anatomía era uno de los más difíciles de afrontar, junto con los de Química General e Inorgánica y, posteriormente, Química Orgánica.

En una tarde plomiza, en el aula F del complejo universitario de la ciudadela de Monserrato, recuerdo que la profesora de Anatomía se disponía a presentar el sistema nervioso central. Aunque no éramos estudiantes de Medicina, la anatomía era una asignatura particularmente bien estructurada y profunda, también porque la misma docente hacía frecuentes y precisas referencias a la Histología y a la Citología (en resumen, todo lo que concierne al estudio de los tejidos y de las células animales y vegetales), materias que debíamos conocer como el Ave María y en las que cualquier imprecisión habría suscitado la ira de la profesora, mucho más temible que la ira de Aquiles en la Ilíada.

Al explicar el sistema nervioso central, aprendí de la docente la existencia del Homúnculo Motor y Sensorial, que no es otra cosa que un mapa visual de cómo las distintas partes del cuerpo están representadas a nivel cortical. Las áreas son tanto más grandes cuanto mayor es su importancia para la percepción sensorial o la función motora. La representación gráfica es, por tanto, la de un hombre, pero de un hombre deformado y no armónico. Este tipo de desarmonía es necesaria y funcional cuando nos referimos al sistema nervioso; es más, podemos decir que precisamente gracias a ella somos capaces de realizar la mayor parte de las acciones que llevamos a cabo en la vida cotidiana.

Pero ¿qué sucedería si el hombre fuese realmente así en la realidad, desde un punto de vista anatómico? La situación sería bastante problemática. Sin embargo, es precisamente al acercarnos a la solemnidad de la Navidad cuando nos damos cuenta de que el hombre ha sido creado por Dios no como un homúnculo, sino como un todo armónico, y es precisamente la Encarnación del Verbo la que constituye la prueba de esa armonía entre cuerpo y espíritu que el cristiano, como hombre creyente, no puede permitirse descuidar, so pena de convertirse en un homúnculo, es decir, en una caricatura.

Nuestro Director, el Padre Ariel, ha publicado recientemente un interesantísimo artículo con el título provocador A las puertas de la Navidad es justo decirlo: Jesús nunca nació, en el que afirma:

«El Hijo no comienza a existir en Belén. Él es “antes de todos los siglos”, porque es “Dios de Dios, Luz de Luz, Dios verdadero de Dios verdadero”. La Navidad no es el nacimiento de Dios, sino la Encarnación del Hijo eterno, “engendrado, no creado, de la misma naturaleza del Padre”» (cf. Aqui).

¿Qué significa esto? Tendremos ocasión de comprenderlo mejor durante la Santa Misa del día de Navidad, cuando el Beato apóstol y evangelista Juan nos instruirá con su admirable Prólogo. Pero, en síntesis, podemos decir que la Navidad es el acto salvífico del Padre en el que el Hijo, por obra del Espíritu Santo, toma verdaderamente forma mortal en el seno de una Virgen Madre y se reviste de nuestra humanidad, viniendo a la luz como verdadero hombre.

El Verbo de Dios, por medio del cual el Padre hizo todas las cosas, asume un cuerpo y un alma. Esta verdad resuena en los Salmos, donde una lectura de fe cristológica nos lleva a proclamar: «Eres el más bello de los hijos de los hombres» (cf. Sal 44). Y esta belleza no es solo de naturaleza espiritual, sino también física; toca el cuerpo que Él ha asumido y que transmite realmente el orden y la armonía de Dios. Jesucristo, como verdadero hombre, es el modelo de esa estética divina que es al mismo tiempo armonía creadora y ordenadora; a Él debemos inspirarnos para crecer como hombres y como creyentes.

Solo en el misterio trágico de la Pasión nos damos cuenta de cómo la belleza del cuerpo del Redentor será desfigurada a causa de haber asumido sobre sí el pecado de los hombres, pecado que no constituye únicamente un desorden en el plano espiritual de la relación con Dios, sino que es también un atentado contra esa belleza física que hace del Señor un ser desfigurado y rechazado, varón de dolores ante el cual se cubre el rostro para hacer más soportable la visión de un sufrimiento tan desgarrador, que culminará en la crucifixión en el Gólgota.

¿Por qué esta reflexión? Porque considero más que necesario dar a conocer que el misterio de la Navidad no es solo un acontecimiento para corazones emotivos que toca el espíritu, sino que concierne también — y esencialmente — a la corporeidad humana. No pocas veces asistimos, incluso en el pueblo de Dios, a una manera desarmónica de entender el cuerpo, muy semejante a las filosofías antiguas en las que el cuerpo era visto como una prisión del alma inmortal.

Pero ¿es realmente cierto que cuanto más se descuida el cuerpo en favor del alma, tanto más se agrada a Dios? La herejía es evidente y conduce a una manera alterada de entender la fe, unida a una espiritualidad malsana que predispone a forjar no hombres, ni mucho menos cristianos, sino homúnculos.

Es precisamente el santo pontífice León Magno quien, en una homilía del día de Navidad, exhorta a los cristianos a reconocer su propia dignidad, que sin temor a equivocación pasa también por esa corporeidad y fisicidad que son manifestación visible de la belleza del Hijo encarnado y que debemos defender y custodiar en nosotros mismos.

Un cristiano equilibrado en la fe, por tanto, no puede pensar en cuidar solo el alma si luego descuida o deja deteriorarse el cuerpo que Dios le ha dado y que el Salvador ha asumido y glorificado con la Resurrección.

Para las “almas bellas” que se escandalicen ante un discurso de este tipo, recuerdo cómo incluso el Seráfico Padre san Francisco, insuperable en mortificación y austeridad de vida, «procuraba tratar el cuerpo con respeto y santidad, mediante la integridad purísima de todo su ser, carne y espíritu» (Fuentes Franciscanas, 1349), y cómo al final de su vida reconoció haber sido quizá demasiado severo con el “hermano cuerpo”, cargado de excesivas penitencias y enfermedades.

Esta reflexión podría ser el inicio de un camino de mayor reconciliación y aceptación de uno mismo, que pasa por el necesario respeto y cuidado del propio cuerpo, que es templo del Espíritu Santo, pero también instrumento real para dar gloria a Dios en la inmanencia.

Recordemos — entre lo simpático y lo provocador — que tras la elección del cardenal Prevost como Sumo Pontífice, se conoció la noticia de que el nuevo Papa, cuando aún era cardenal, frecuentaba el gimnasio Omega Fitness Club de Roma, donde se entrenaba de incógnito con ejercicios cardiovasculares y máquinas, demostrando una excelente forma física y cuidando el equilibrio entre mente y cuerpo, algo que sorprendió incluso a su entrenador personal, quien lo reconoció solo después de la elección al pontificado.

Algunas consideraciones prácticas, antes de concluir. Prepararse bien para la Navidad nos permite seguir el consejo de Juan el Bautista y disponernos adecuadamente para el encuentro con Jesús, poniendo en práctica gestos reales y concretos de justicia para abatir los montes del orgullo personal y buscar las raíces de aquellos pecados que cometemos cotidianamente. Una buena y meticulosa confesión es el punto de partida para celebrar dignamente el nacimiento del Redentor, unida luego al encuentro real con Cristo en la Santa Misa y en la Eucaristía.

Por desgracia, todavía muchos cristianos no participan en la Eucaristía el día de Navidad porque están ocupados en mil otros quehaceres y olvidan a Aquel que es el verdadero festejado, dando mayor relieve a todo lo que es secundario, para luego acudir a Misa el día de san Esteban con esta excusa: «No pude venir ayer, pero vengo hoy, total es lo mismo».

Todo el tiempo de Navidad es fiesta de luz, en la que tengo la ocasión de sumergirme en Jesús, luz en las tinieblas. Y este esclarecimiento de la vida no puede darse sino a través de la oración: encontrar momentos, instantes, espacios para permanecer ante el Señor Jesús en oración íntima y dejar que su luz ilumine mis tinieblas y me guíe al encuentro con Él, como sucedió con los Santos Magos.

Pero esta preparación solo espiritual no basta si descuidamos el cuerpo, si el día de fiesta no me permite cuidar mi cuerpo y el cuerpo de quienes amo, sabiendo que también este es un lugar teológico en el que encontrar a Cristo. Cuidar el propio aspecto físico en los días de fiesta religiosa no es en absoluto narcisismo ni vanidad. Así como se adornan las iglesias, los altares y las casas para las solemnidades del Señor, también mi aspecto y mi cuerpo merecen ser preparados dignamente para el encuentro con el Señor, reflejo de aquella belleza que la liturgia misma canta en el pueblo vivo de los bautizados.

Sanluri, 24 de diciembre de 2025

 

 

 

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