Riguardo il falso profeta Enzo Bianchi: «disobbedire a certi Vescovi è doveroso, salvo cadere nelle giustificazioni dei nazisti al Processo di Norimberga»

RIGUARDO IL FALSO PROFETA ENZO BIANCHI: « DISOBBEDIRE A CERTI VESCOVI È DOVEROSO, SALVO CADERE NELLE GIUSTIFICAZIONI DEI NAZISTI AL PROCESSO DI NORIMBERGA »

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Non amo dare dei codardi ai miei Confratelli Sacerdoti. Se però lo faccio, ciò può avvenire solo in caso davvero estremo, mosso nella mia accusa da profondo e straziante dolore. Detto questo devo prendere doloroso atto che la codardia, all’interno del nostro Clero, ha ormai da tempo superato ogni limite di guardia, adesso vi spiego perché …

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Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Enzo Bianchi, Cattedrale di Fidenza, presentato come “Padre“, forse … Padre della Fede ?

Se esiste un’ipotesi che nessun Presbìtero si augura possa mai divenire realtà, è quella di rifiutare in modo deciso l’obbedienza al proprio Vescovo. Per qualsiasi buon Sacerdote risulterebbe infatti più facile affrontare la morte, animato dalla certezza di fede nella vita eterna e nella risurrezione dei morti. Dalla disobbedienza al Vescovo può infatti nascere solo la certezza della morte ecclesiale, con questa grave conseguenza: recare grave danno alla Chiesa di Cristo con conseguente smarrimento e scandalo nei Christi fideles.

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Anche se oggi la Chiesa di Cristo pare sospinta verso la trasformazione in una multinazionale dedita al buonismo, all’ecumenismo, all’ecologismo, con tutte le sue fabbriche interne di melassa e di miele di bassa qualità, con i massoni che d’improvviso si sono scoperti papisti e con i membri del satanico Partito Radicale che d’improvviso si sono innamorati del Vaticano e che non minacciano più un referendum per chiedere l’abolizione dell’Otto per Mille alla Chiesa Cattolica, resta pacifico che pure al più incolto e ignorante dei Presbìteri, è chiaro che nella Chiesa particolare il Vescovo incarna il Cristo che regge tutte le membra vive che formano il Corpo della Chiesa. Noi siamo infatti il Corpo Mistico di Cristo, non una istituzione filantropica dedita all’assistenza sociale, perchè come dice il Verbo di Dio: « … quale merito ne avete ? Non fanno così anche i pagani ?» [cf. 5, 38-48]. E nella definizione «pagani» possiamo leggere sia i massoni infiltrati nella Chiesa, sia i satanici radicali convinti che ormai, a breve, la Chiesa “si converta del tutto” e che dichiari finalmente l’aborto una grande conquista sociale, l’eutanasia un atto di carità cristiana, l’omosessualismo un modo del tutto naturale di amare. Tutto questo senza che molti dei nostri vescovoni e cardinaloni si rendano conto che il Diavolo, quando ci accarezza, non lo fa perché è buono e ci ama, ma solo perché vuol rubarci l’anima e portarci con sé all’Inferno, che esiste e che non è affatto vuoto.

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Anche il più superficiale dei Presbìteri, quando in modo svogliato e frettoloso celebra il Sacrificio Eucaristico della Santa Messa, sbrigandosi velocemente perché dopo ha cose “più importanti” da fare ― tipo assistere i profughi o partecipare a un incontro “ecumenico” con la locale sètta degli eretici Pentecostali ―, sa bene di celebrare in comunione col suo Vescovo, a sua volta in piena e perfetta comunione col Vescovo di Roma.

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Enzo Bianchi, Cattedrale di Arezzo

Nel canone della Santa Messa, i nomi del Sommo Pontefice e del Vescovo della Diocesi non sono nominati per ricordare ai presenti chi siede al momento sulla cattedra di Pietro e chi sulla cattedra episcopale della Chiesa particolare, anche perché le parole pronunciate dal celebrante sono molto chiare: «Ricordati Padre della tua Chiesa diffusa su tutta la terra, rendila perfetta nell’amore in comunione con il nostro Papa Francesco, il nostro Vescovo …». E in questa frase recitata dal Celebrante sul Corpo e Sangue di Cristo deposti sull’altare, è racchiusa l’essenza dell’obbedienza, unita ad un’ovvia consapevolezza: il Sacerdote celebra sempre l’Eucaristia in comunione col Vescovo, perché la validità di tutte le Eucaristie celebrate nella Diocesi, dipendono dalla validità dell’Eucaristia celebrata dal Sommo Sacerdote, il Vescovo.

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Enzo Bianchi, Diocesi di Civita Castellana

Durante il solenne atto sacramentale della consacrazione sacerdotale, dinanzi al presbitèrio ed al Popolo di Dio radunato nella Chiesa, noi tutti abbiamo risposto liberamente e coscientemente «si» ad una domanda molto chiara e precisa rivolta dal Vescovo: «Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?». Se pertanto vengono meno rispetto e obbedienza nei confronti del Vescovo, decade nel Presbìtero il sensus Ecclesiae, col rischio che appresso decada in esso anche il sensus fidei. E se nel Presbìtero decade l’obbedienza dovuta al Vescovo, in quel caso viene a mancare il principio di quella comunione sulla quale la Chiesa si fonda e si regge, con una conseguenza molto grave: l’Eucaristia celebrata dal Presbìtero che disubbidisse al Vescovo, dalla cui Eucaristia celebrata dipende la validità di tutte le Eucaristie celebrate nelle sua Chiesa particolare, in base alla gravità del caso rischia di essere una sacra celebrazione valida ma illecita. E detto questo è bene ricordare che il Presbitero non ha “il potere” di celebrare la Santa Messa o “il potere” di amministrare i Sacramenti, lo dimostra il fatto che noi Sacerdoti riceviamo dal Vescovo “la facoltà” di celebrare la Santa Messa, di amministrare confessioni e di predicare, non riceviamo un “potere irrevocabile” e tanto meno a “titolo personale”. E le facoltà a noi conferite e concesse, come dal Vescovo sono date, dallo stesso Vescovo possono essere revocate.

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Adesso è necessario intendersi su cosa realmente sia l’obbedienza, ma soprattutto su che cosa si fonda. La nostra obbedienza nasce dalla fede che prende vita dalla libertà dei figli di Dio benedetti dall’accoglimento delle sue azioni di grazia santificante. L’obbedienza non può né deve svilupparsi da un istinto irrazionale, ma solo dalla ragione. Ce lo insegna il Santo Dottore della Chiesa Anselmo d’Aosta: «Fides quaerens intellectum » [la fede richiede la ragione] e viceversa «Intellectus quaerens fidem » [l’intelletto richiede la fede]. Pertanto, l’obbedienza cristiana, esiste solo in relazione alla fede, ad una fede che richiede la ratio, per parafrasare la celebre enciclica di San Giovanni Paolo II: Fides et ratio.

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Il rapporto tra ragione e volontà umana, sta quindi alla base del principio stesso di obbedienza nella fede, che è obbedienza razionale, non irrazionale, tanto che la ragione umana è norma della volontà, come insegna San Tommaso d’Aquino:

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«La ragione umana è norma della volontà, di cui misura pure il grado di bontà, per il fatto che deriva dalla legge eterna, che si identifica con la stessa ragione divina […] È quindi chiaro che la bontà della volontà umana dipende molto più dalla legge eterna che non dalla ragione umana» [Summa Theol., I-II, q. 19, a. 4; cf a. 9]

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Enzo Bianchi, Diocesi di Assisi, Papale Basilica di Santa Maria degli Angeli

Il Presbìtero deve al Vescovo filiale rispetto e obbedienza perché costui è rivestito per mistero di grazia di quella pienezza del sacerdozio apostolico attraverso la quale è stato istituito legittimo custode del deposito della fede e della Legge Divina.

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In questo complesso discorso si inserisce anche quello della coscienza cristiana, quindi della coscienza sacerdotale, che è cosa del tutto diversa dalla coscienza modulata secondo il caso, o secondo la convenienza, o peggio quella a intermittenza propagata nell’ultimo mezzo secolo dai sociologismi e dai teologismi di molti membri della Compagnia delle Indie, già Compagnia di Gesù di Sant’Ignazio di Loyola. La coscienza cristiana è infatti quella che in poche e lapidarie parole è sintetizzata dal Beato John Henry Newman:

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«La coscienza non consiste […] in un desiderio di essere coerenti con se stessi; essa è un messaggero che viene da Colui che, tanto nella natura che nella grazia, ci parla quasi attraverso un velo e ci ammaestra e ci guida col mezzo dei suoi rappresentanti. La coscienza è un vicario aborigeno, il primo fra tutti, di Cristo, un profeta delle sue informazioni, un monarca nei suoi ordini, un sacerdote nelle sue benedizioni e nei suoi anatemi; ed anche se l’eterno sacerdozio che si trova incarnato nella Chiesa potesse cessare di esistere, nella coscienza permarrebbe il principio sacerdotale ed avrebbe il predominio » [cf. Lettera al duca di Norfolk, c. 5].

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Chiarito che il Presbìtero esercita il sacro ministero sacerdotale in comunione col Vescovo e che non può mai esercitarlo a prescindere dal Vescovo e dalla sua autorità apostolica, il problema che a noi si pone è il seguente: cosa accade quando il Vescovo, anziché mostrarsi attento custode e difensore della fede, pone invece a serio rischio l’integrità e la custodia della fede ?

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Passiamo agli esempi concreti: i Vescovi empi che invitano il Signor Laico Enzo Bianchi a predicare nelle loro cattedrali ai propri fedeli, o peggio a tenere corsi di formazione e ritiri spirituali al proprio clero, si rivelano in tutto e per tutto dei Pastori indegni, come quelli verso i quali tuonava il Profeta Ezechiele:

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«Guai a voi pastori […] non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e son preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate» [cf. Ez 34, 4-5].

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Enzo Bianchi, Diocesi di Padova

Pastori empi, questi Vescovi, perché invitano il lupo dell’eresia dentro i loro ovili. Infatti, Enzo Bianchi, come dimostrano ore e ore di pubblici filmati e di registrazioni di sue conferenze e lectiones pubbliche, brulica eresie cristologiche, pneumatologiche ed ecclesiologiche come un fiume in piena. Da mesi la redazione de L’Isola di Patmos è impegnata a studiare e raccogliere materiali costituiti perlopiù da “sermoni” pubblici tenuti dal Bianchi anche all’interno delle chiese cattedrali delle varie diocesi italiane dinanzi a Vescovi compiacenti, riguardo ai quali possiamo solo chiederci sconsolati: sono forse, costoro, custodi del deposito della fede? Non possiamo che rispondere decisamente: no! Perché un Vescovo che persino all’interno della propria cattedrale offre tribuna per il florilegio di simili eresie, null’altro è che un povero funzionario in carriera afflitto da una mediocrità tale da renderlo incapace a fare memoria dei fondamenti basilari del Catechismo della Chiesa Cattolica.

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Quando un Vescovo invita un eretico a parlare ai propri Presbìteri ed al Gregge a lui affidato da pascere e custodire; quando un Vescovo è a tal punto ignorante da non distinguere neppure una clamorosa eresia cristologica enunciata sotto le navate della sua chiesa cattedrale … ebbene, questo Vescovo, nel caso specifico testè enunciato, non va mai e in alcun caso ubbidito. E non va ubbidito perché il primato dell’obbedienza nella fede spetta alla coscienza cristiana, all’interno della quale ogni battezzato racchiude e conserva per mistero di grazia il naturale sensus fidei, assieme al senso naturale del bene e del male.

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… ancora: Diocesi di Padova, dove stavolta scopriamo persino “Padre” Enzo Bianchi …

Nessun Vescovo, in nome della propria apostolica autorità, o peggio in nome di quel devastante e distruttivo autoritarismo tipico dei mediocri al potere, può far passare il bene per male, né può definire l’eresia come “gran respiro spirituale”, com’ebbe a dire un Vescovo sciagurato dentro la sua Chiesa cattedrale all’interno della quale il Bianchi aveva appena negato attraverso le sue eterodossie il mistero del peccato originale, con una confusa esegesi biblica basata in parte sulle teorie di Rudolf Bultmann, in parte sui peggiori criteri storicisti.

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È assolutamente sbagliato, dinanzi a situazioni di siffatta gravità, cercare di cavarsela dicendo: «Se il Vescovo mi ordina o mi impone qualche cosa di sbagliato, io eseguo l’ordine, pur consapevole che si tratta di un comando errato, poi, con Dio, se la vedrà lui». Questa e altre affermazioni simili non sono manifestazione di specchiata virtù sacerdotale, al contrario sono nefasta e peccaminosa pavidità. O per dirla con un esempio: un Vescovo non può comandare ai propri Presbìteri di accompagnare per dovere di “carità cristiana” delle donne ad abortire. E il Presbìtero che dinanzi a un fatto simile reagisse dicendo: «So che è sbagliato, ma il Vescovo me lo ha comandato, quindi io eseguo l’ordine, poi a Dio ne risponderà lui», forse non tiene conto — o meglio gli fa comodo per quieto vivere non tenere conto — che in nome di alcuna obbedienza si può accondiscendere ad un turpe peccato, perché ciò farebbe di noi non solo dei complici, ma dei peccatori responsabili tanto e quanto lo è colui che ha dato un comando empio contro la Legge Divina.

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Non amo dare dei codardi ai miei Confratelli Sacerdoti. Se però lo faccio, ciò può avvenire solo in caso davvero estremo, mosso nella mia accusa da profondo e straziante dolore. Detto questo devo prendere doloroso atto che la codardia, all’interno del nostro Clero, ha ormai da tempo superato ogni limite di guardia, vi spiego perché …

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Diocesi di Faenza-Modigliana, Enzo Bianchi

… da anni, a proposito del Signor Enzo Bianchi, noi Padri de L’Isola di Patmos riceviamo lettere e messaggi privati da vari Sacerdoti italiani che lamentano la onnipresenza dell’illustre bosiano a incontri promossi dai loro Vescovi, ma soprattutto sono costretti a doverselo sorbire come invitato a tenere corsi di aggiornamento o ritiri spirituali al Clero. Inutile dire che la gran parte dei Presbìteri, in particolare quelli con quaranta o cinquant’anni di esperienza pastorale alle spalle, mal digeriscono che il laico Enzo Bianchi sia invitato dai loro Vescovi per istruirli e formarli su come essere buoni pastori, su come esercitare il sacro ministero, sul come fare liturgia, su come fare più generalmente Chiesa. E devo dire che i messaggi e le lettere private a noi indirizzate da questi Presbìteri sono sempre molto addolorate e contenenti racconti di non lieve gravità, vale a dire le svariate eresie enunciate dal Bianchi, con tutte le sue relative e conclamate punte gnoseologiche del caso.

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Siccome a chi domanda si risponde, la mia risposta di sempre è stata la seguente: «Caro Confratello, la cosa è molto semplice: ai simposi promossi dal tuo Vescovo col Bianchi, tu non ci vai, punto e basta». Diversi di questi Confratelli mi hanno risposto che il loro Vescovo, alla successiva assemblea del clero, aveva pubblicamente redarguito quelli che non erano andati. Pronta anche in questo caso la mia risposta: «E perché, dinanzi a un pubblico richiamo ingiusto, tu non gli hai risposto avanti a tutti che lui non può abusare delle propria autorità apostolica per imporre ai suoi Presbìteri di andare a udire le stoltezze di un eretico?». Ma è proprio qui che nasce il vero dramma …

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Diocesi di Roma, Enzo Bianchi

… alcuni Confratelli mi hanno risposto che il Vescovo non avrebbe esitato, per ritorsione, a togliergli la parrocchia; altri mi hanno detto che tenevano nella casa canonica i loro anziani genitori ammalati e che non potevano correre il rischio di essere spostati in qualche cappellania, senza più un adeguato alloggio per tenersi vicino a sé i genitori anziani e ammalati; altri mi hanno risposto con il classico «… e chi me lo fa fare, tanto non cambierò certo io le cose».

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A questi Confratelli pronti a fulminare il Bianchi nel nascondimento delle loro sacrestie, unico luogo dove sono capaci a prendere pro tempore sembianze da leoni, od a lamentarsi di lui in messaggi privati o nella segretezza del foro interno, debbo ricordare che a nessuno può essere imposto l’eroismo, però, essere un Sacerdote in cristiana linea con i principi basilari della cattolica coerenza, questo è sì un obbligo. Se pertanto un Sacerdote, per la tutela della propria posizione, della propria tranquillità e dei propri interessi privati, soprassiede pavido su ciò che egli sa essere gravemente sbagliato sul piano dottrinale e pastorale, si rivelerà in tal modo un sacerdote non in grado ― oltre che indegno ― di celebrare il Triduo Pasquale. E se proprio lo celebra, dovrebbe farlo con la consapevolezza che lo stile del suo sacerdozio è tutto racchiuso nel Vangelo della Passione all’interno di una frase ben precisa: «Allora, tutti i discepoli, abbandonatolo fuggirono» [cf. Mt 26,56].

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Arcidiocesi di Lyon, Enzo Bianchi ospite nella chiesa cattedrale

Più grave dello spirito codardo è sicuramente quello mosso da quell’interesse privato che genera in taluni Sacerdoti il timore che mettendosi contro il Vescovo che sbaglia in modo grave a porre in cattedra dinanzi ai suoi Presbìteri un eretico, possano rischiare di non giungere alla prestigiosa arcipretura cittadina alla quale agognano, o di non essere nominati canonici del capitolo metropolitano, o di non ricevere in premio la fascetta da monsignore, o di non essere messi a capo di un ufficio di curia, o di essere esclusi da qualche terna per la candidatura all’episcopato. Questo genere di Presbìteri mossi da interessi così meschini, sono peggiori assai dei codardi, posto che talvolta, la codardia, può nascere da limiti puramente caratteriali del tutto indipendenti dalla volontà, mentre invece rientra nella studiata e premeditata volontà la scelta di vivere un sacerdozio di comodo all’interno del quale si mira a raggiungere e ottenere il massimo col minimo sforzo, ma soprattutto senza correre rischi. Inutile dire che questo secondo genere di Sacerdoti, col loro modo di vivere e agire ci dimostrano in qual misura, i martiri della fede, siano soltanto una via di mezzo tra degli idealisti strampalati e dei poveretti che non hanno mai capito nella loro vita come funzionano le cose a questo mondo, ed in che modo bisogna invece essere scaltri e falsi per ottenere i benefici massimi col minimo sforzo.

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Poi ci sono i seminaristi inviati obbligatoriamente dai loro Vescovi a fare ritiri nella confusa comunità multi-religiosa di Bose prima delle loro sacre ordinazioni diaconali e presbiterali. Diversi di loro hanno lamentato questo dovere coatto, spiegando la totale mancanza di stima da essi nutrita verso il Bianchi. Anche in questo caso la mia risposta è stata semplice e chiara: «Non ci andare, rifiutati!». Ma ecco che il seminarista, candidato a diventare solo per questo un pessimo sacerdote, prontamente risponde: «Se non ci vado, il Vescovo non mi ordina». E dinanzi a questa “giustificazione” che non è una giustificazione, bensì la cronaca di una morte sacerdotale annunciata, più volte ho replicato: «Sappi che al posto tuo io non mi farei proprio ordinare, da un Vescovo che prima di farti diacono ti obbliga ad andare ad abbeverarti presso quella fonte di eresie».

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Arcidiocesi di Milano, Enzo Bianchi

A questi Sacerdoti lamentatori eterni in privato, ma complici e sostenitori dell’errore e dello scandalo in pubblico, possiamo solo ricordare ciò che risposero a uno a uno i nazisti posti sotto interrogatorio presso il Tribunale di Norimberga. Dinanzi alle atrocità del Nazismo si giustificarono rispondendo che in quei momenti erano dei militari in guerra e che come tali avevano solo ubbidito a degli ordini superiori.

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Inutile ricordare le condanne che ebbero e la fine che fecero questi zelanti e ciechi obbedienti ad ordini superiori, grazie a quali fu possibile la realizzazione di alcuni tra i peggiori crimini contro l’umanità. Perché il crimine contro l’umanità, diversamente da una azione di guerra in cui possono anche perdere la vita degli innocenti, non è mai giustificabile dietro al paravento di un ordine ricevuto, perché non esiste ordine superiore che possa totalmente inibire la coscienza sino a spingere l’essere umano a farsi fedele esecutore dei peggiori crimini contro l’umanità.

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Pertanto, Venerabili Confratelli lamentatori in privato, sappiate anzitutto che l’eresia è il peggiore crimine contro la fede e che a fronte di tutto questo, il giudizio di Dio su di voi sarà particolarmente severo, perché voi siete colpevoli di assistere passivamente alle verità della fede gasate da certi vostri Vescovi e poi dagli stessi incenerite dentro i forni crematori, ma sentendovi pur malgrado con la “coscienza” a posto, perché avete solo ubbidito a un ordine superiore, proprio come i criminali nazisti processati alle sbarre del Tribunale di Norimberga, che alla domanda: «Lei ammette di avere guidato e rinchiuso per due anni migliaia di esseri umani dentro le camere a gas?». Con incredibile freddezza rispondevano: «Si, l’ho fatto, ma non per mia scelta e volontà, ma solo perché ho ubbidito a degli ordini superiori».

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Diocesi di Foggia, Enzo Bianchi

Vi sia pertanto di monito la frase del Vangelo che tutti voi avete letto e predicato in vari periodi dell’anno liturgico: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» [cf. Lc 12, 39-48]. E, come ben sapete, alle nostre indegne mani Cristo ha affidato il mistero del Suo Corpo e del Suo Sangue, alla nostra custodia e protezione ha affidato la sua Santa Chiesa.  

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Segue adesso l’elenco dettagliato dei Vescovi che hanno invitato dal febbraio sino all’ottobre 2017, il cattivo maestro Enzo Bianchi nelle loro Diocesi e chiese cattedrali [cf. QUI]. L’invito che rivolgiamo ai Confratelli Sacerdoti che non vogliano fare la fine dei nazisti alle sbarre del Tribunale di Norimberga, è quello di non giocare ai leoni da sacrestia in privato ed ai pavidi che ubbidiscono a ordini superiori in pubblico; ed a quanti di loro è caro e prezioso il mistero della Rivelazione ed il deposito della fede cattolica, non esitino a disertare questi incontri, evitando di partecipare a simposi nei quali questo eretico è celebrato come ospite d’onore da diversi vescovi stolti ed empi, che agendo a questo modo spingono il deposito della fede verso le camere a gas e poi verso i forni crematori.

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Spero altresì — e ciò per loro, non per me che non aspirando a una veste rossa sono per grazia di Dio libero — che taluni Vescovi si guardino bene dal tuonare allo spirito «intollerante» e «aggressivo» da parte mia, giacché a loro dire «nella Chiesa convivono da sempre opinioni diverse» (!?). L’eresia non è una libera opinione diversa, è una lancia sul costato di Cristo, un attentato al Mistero della Rivelazione, quindi a quella fede di cui i Vescovi sono supremi custodi, non certo opinionisti opinabili, secondo le mode, i vezzi ed i malvezzi di questo mondo. Pertanto, ai Vescovi che non tutelano la verità dall’errore, ma che anzi invitano nelle loro chiese cattedrali coloro che il veleno dell’errore lo diffondono, è cosa doverosa, giusta, santa e meritoria ― nel caso specifico e solo nel caso specifico ― di non ubbidire, mai !

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Dal febbraio all’ottobre 2017, Enzo Bianchi sarà ospite e relatore nelle Diocesi dei seguenti Vescovi :

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S.E. Mons. Riccardo Fontana, Vescovo di Arezzo

S.E. Mons. Gabriele Mana, Vescovo di Biella

S.E. Mons. Alberto Silvani, Vescovo di Volterra

S.E. Mons Claudio Cipolla, Vescovo di Padova

S.E. Mons. Gianfranco Agostino Gardin, Vescovo di Treviso

S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo

S.E. Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo Metropolita di Modena

S.E. Mons. Erminio Descalzi, Vescovo ausiliare di Milano

S.E. Mons. Enrico Dal Covolo, SDB, Magnifico Rettore dell’Università Lateranense

S.E. Mons. Gabriele Mana, Vescovo di Biella

S.E. Mons. Gianni Ambrosio, Vescovo di Piacenza

S.E. Mons. Piergiorgio De Bernardi, Vescovo di Pinerolo

S.E. Mons. Giovanni Scanavino, Vescovo emerito di Orvieto

S.E. Mons. Andrea Migliavacca, Vescovo di San Miniato

S.E. Mons. Roberto Filippini, Vescovo di Pescia

S.E. Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari

S.E. Mons. Italo Castellani, Arcivescovo di Lucca

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POSTILLA

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Quando presso la Santa Sede supplicai chi di dovere di non promuovere alla dignità episcopale il Presbìtero pisano Roberto Filippini, oggi Vescovo di Pescia, già noto a Pisa come il maestro dell’abuso liturgico e della più spinta e distorta idea di ecumenismo e di dialogo interreligioso, ovviamente non mi dettero ascolto. Il manifesto dell’Ufficio Culturale della Diocesi di Pescia qui riprodotto [cf. QUI], dimostra quali siano stati i risultati: la adulterazione e la falsificazione del Concilio Vaticano II, il quale affermando «La Chiesa in cammino verso la meta è chiamata da Cristo a una continua riforma», non intende dire che i cattolici debbano essere spinti da certi loro Vescovi ad abbracciare la pseudo “riforma” di Martin Lutero. Questo eresiarca tedesco non ha proprio riformato niente, ha solo rotto in modo drammatico la comunione della Chiesa attraverso l’eresia e la ribellione a Pietro istituito dal Verbo di Dio come Vicario di Cristo sulla terra, unico e legittimo custode della integrità del suo Corpo Mistico della Chiesa una, santa cattolica e apostolica, nella quale non sono affatto contemplate dal Mistero della Rivelazione una “molteplicità” di “chiese”, perché Cristo, sulla terra, ha fondato una sola e unica Chiesa affidata a Pietro ed agli Apostoli. Questa è la nostra fede, questa è la fede che è nostro dovere diffondere, proteggere e tutelare.

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Diocesi di Pescia

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7 thoughts on “Riguardo il falso profeta Enzo Bianchi: «disobbedire a certi Vescovi è doveroso, salvo cadere nelle giustificazioni dei nazisti al Processo di Norimberga»

  1. Non c’è da stupirsi. Ci sono preti che, se gli si va a chiedere un supporto per comprendere cosa sta succedendo dentro la Chiesa, rispondono “Non leggete i giornali”. Grande cura pastorale.

  2. Grazie Padre Ariel per questo tuo servizio alla verità dei fatti, che viene peraltro dopo il precedente, articolato intervento sul medesimo tema, del Padre Giovanni Cavalcoli:

    http://isoladipatmos.com/enzo-bianchi-e-il-violino-tzigano-i-falsi-profeti-e-le-loro-sviolinate-al-sommo-pontefice/

    I Padri dell’Isola, assumendosi la responsabilità di mettere in guardia il popolo di Dio nei confronti dei falsi profeti, hanno scelto di prendere un grande peso sulle loro spalle. Dio gliene renda merito.

    Da parte mia, aggiungo di essere molto dispiaciuto e preoccupato per la Chiesa di Cristo. La quale, certo non da ora, ma specialmente ora, pare abbia voluto rinunciare a educare, e pare preda, fino ai vertici della sua gerarchia, di perniciose derive ideologiche. Esempio eclatante, in tema pertinente ai falsi profeti, l’ostinazione di voler portare a esempio di testimone della Chiesa italiana, quel pericoloso ideologo che fu don Lorenzo Milani. I dettagli qui:

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2017/02/10/gods-not-dead-e-nemmeno-leducazione/

    E’ bene che ciascuno di noi si prenda le proprie responsabilità, pensando al giorno del giudizio.

  3. Ho letto l’interessantissimo articolo però purtroppo mi si sono di nuovo confuse le idee.
    Lei scrive che il presbitero deve rispetto e obbedienza al vescovo a meno che esso non pone a rischio l’integrità e la custodia della fede.
    E se un sacerdote vedesse nella concessione della comunione ai divorziati risposati un rischio per la custodia della fede, anche in quel caso non dovrebbe obbedire?
    E per il papa vale lo stesso discorso? In materia di fede vale l’infallibilità del papa e in questo caso l’obbedienza deve essere supportata da questo dogma?
    Ho scritto che mi si sono di nuovo confuse le idee perchè questo dilemma pensavo di averlo risolto proprio “sottomettendo” il proprio pensiero e la propria volontà (e quindi l’obbedienza) al dogma dell’infallibilità del papa.
    Sono un semplice cristiano che cerca di capire quindi mi scuso se ho espresso male qualche concetto e se di nuovo trono su questo argomento.

    Grazie.

    1. Caro Lettore,

      con tutta la buona volontà, chiarirle le “idee confuse” non è proprio possibile a farsi in una più o meno breve risposta ad un commento. Una cosa che però la invitiamo a fare, se vuole, è di usare internet come efficace strumento per chiarire i dubbi, non per aumentarli.

      Mi spiego meglio: saltare come uccellini di fiore in fiore, con un veloce clik di pagina in pagina, od abbeverarsi alle opinioni delle opinioni o alle ipotesi delle ipotesi, spesso redatte da persone senza neppure identità, altre volte da soggetti che si sono auto-attribuiti la qualifica di “esperti” teologi, ecclesiologi e canonisti telematici, pur non conoscendo di fatto le basi del Catechismo della Chiesa Cattolica, come ben capisce è un materiale che non può giovare proprio a nessuno.

      Il Padre Giovanni Cavalcoli ed io, che non ci occupiamo né di cronaca clericalese né tanto meno di gossip vaticanese, gestiamo L’Isola di Patmos con tutti i criteri teologici e scientifici con i quali si gestisce di prassi una rivista specializzata nella quale sono pubblicati articoli la cui impostazione ed il cui rigore parla da sé, la riconoscono, questa nostra professionalità, persino gli studiosi e le persone che non la pensano proprio come noi.

      Naturalmente, io non pretendo che lei si prenda cura di leggere decine di pagine che noi abbiamo scritto a proposito di quanto lei ci dice, perché sull’argomento da lei sollevato, noi abbiamo scritto per dei mesi interi, proprio per chiarire quanto più possibile sia quei dubbi sia quegli smarrimenti che è nostro compito pastorale e teologico chiarire, basta solo avere la pazienza di leggere quello che abbiamo scritto.

      Aprendo questo link potrà trovare indicati in ordine cronologico tutti gli articoli che abbiamo scritto sulla specifica materia, riguardo la quale, sinceramente, dubito che chicchessia possa dissipare a chiunque le “idee confuse” rispondendo con quattro righe nello spazio dei commenti agli articoli.

      VEDERE QUI

  4. Don Alessandro Minutella, su questa pagina
    https://www.facebook.com/radiodominanostra/posts/1867462760165643
    fa un ampio resoconto della lezione che Bianchi ha tenuto a Palermo il 21/03, durante il quale
    un Sacerdote Don Leonardo Ricotta – non potendo sopportare oltre quelle che egli stesso ha definito le “corbellerie” che Bianchi andava esponendo – è stato ripreso e zittito dal vescovo Lorefice.
    Sulla medesima pagina facebook viene pubblicata la “dichiarazione aggiuntiva”, dell’arciprete di Villabate (PA) da cui estrapolo alcune considerazioni:
    “…A RIGUARDO DI ENZO BIANCHI
    … E’ SEMPLICEMENTE VERGOGNOSO. … UN ERETICO CHE SI FA MAESTRO DELLA FEDE E UN CLERO CHE DIMOSTRA DI NON ESSERE CAPACE DI CAPIRE TUTTE LE “CORBELLERIE” TEOLOGICHE DICHIARATE DA BIANCHI. ED E’ PARTICOLARMENTE DOLOROSO CHE IL VESCOVO CORRADO LOREFICE MI ABBIA INTERROTTO E MI ABBIA IMPEDITO DI ESPORRE COMPIUTAMENTE IL MIO PENSIERO – CHE POI E’ LA FEDE CATTOLICA. IO NON HO VOLUTO INSISTERE PER EDUCAZIONE … omissis”

    Se un vescovo mortifica così i suoi sacerdoti…
    Signore, abbi pietà di noi

  5. Educato ad avere stima filiale per la missione soprannaturale del clero, non ho mai capito come possa un ordinato o anche un ordinando in sacris nutrire ambizioni di carriera, posto che umanamente ed economicamente parlando la “carriera” ecclesiastica almeno in Italia è risibile o addirittura pidocchiosa. E per tale meta, vivere da servi ? “la Verità vi farà liberi – No grazie, preferiamo essere schiavi e mangiare cipolle in Egitto”.

    Quanto al ragionier Bianchi, null’altra definizione gli si attaglia se non quella di gestore di un agriturismo.

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