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Caro Padre Alessandro Minutella: difenditi. Però fallo onorando il Romano Pontefice e senza cadere nella vecchia insidia di Martin Lutero

17 Gennaio 2018/2 Commenti/in Attualità/da Padre Ariel

CARO PADRE ALESSANDRO MINUTELLA: DIFENDITI. PERÒ FALLO ONORANDO IL ROMANO PONTEFICE E SENZA CADERE NELLA VECCHIA INSIDIA DI MARTIN LUTERO

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Al Pontefice nessuno t’impedisce di segnalare in modo rispettoso e filiale, sulla base di prove accertate, i suoi difetti morali e pastorali, dopo avere prima chinato il capo davanti al suo infallibile magistero di verità. Sta’ attento pertanto a non cadere nel tranello in cui caddero Martin Lutero con tutti gli eretici, ossia prendere a pretesto i difetti morali e pastorali, reali ed oggettivi del Sommo Pontefice, per poi accusarlo di eresia e respingere il suo magistero dottrinale.

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Autori
Giovanni Cavalcoli, O.P – Ariel S. Levi di Gualdo

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  PDF  articolo formato stampa

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Liberami dalla mano dei miei nemici, dalla stretta dei miei persecutori [Sal 31,16]

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Venerabile Fratello in Cristo,

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il presbìtero palermitano Alessandro Minutella [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

abbiamo ascoltato il video della tua difesa dalle accuse del Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero [cf. QUI]. Questo video ci è stato inviato da vari Lettori che chiedevano un nostro parere sui suoi contenuti. A quanti ci hanno chiesto parere ed a te, rispondiamo pubblicamente: a noi pare che ti sei difeso bene.

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Ti preghiamo di tener conto che a indirizzarti questo commento sono due sacerdoti rispettivamente: uno romagnolo, l’altro tosco-romano. Questo per aiutarti a capire, senza pena di fraintendimenti, alcuni nostri esempi per così dire ironici, paradossali o se vuoi anche grotteschi. Ci tranquillizza il fatto che tu sei siciliano, figlio di un nobile popolo antico che in elegante ironia è maestro.

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In questa tua vicenda, più che coi vertici più alti della Sede Apostolica ci sembra un po’ di avere a che fare con un arciprete di paese degli anni Trenta del Novecento, che per rifare il tetto alla chiesa, restaurare la canonica e costruire le sale parrocchiali, ha dovuto fare affidamento sulle generose donazioni di un ricco proprietario terriero della zona. Questo proprietario terriero ha però una figlia che si dà alla pazza gioia e che, come suol dirsi, salta allegramente di giovanotto in giovanotto. Tutti lo sanno, ma tutti tacciono, perché i paesani dipendono dal ricco possidente, che alla gran parte di loro dà lavoro, quindi sostentamento. L’allegra sgualdrina si reca dal Signor Arciprete per la confessione di precetto prima della Santa Pasqua, trovandosi dietro la grata del confessionale un uomo amabile, paterno, comprensivo, oggi si direbbe: misericordioso. Così, il buon sacerdote, quasi la conforta dicendole: «Eh, figlia mia, quando si è giovani, può anche capitare di commettere qualche piccolo errore, però s’intende: piccolo». La sgualdrina esce così assolta e persino confortata, lasciando il posto dinanzi alla grata del confessionale alla figlia di una serva del ricco e potente padre della precedente penitente, serva che lavora come lavandaia nella casa padronale, il marito lavora invece come contadino nei vasti terreni di questo proprietario. La giovane è fidanzata col figlio di altri contadini, un gran bravo ragazzo, il quale l’ha abbracciata e baciata. Ecco allora che il pio confessore si muta in quello che nel Codice Penale dell’epoca era il giudice istruttore, ed in tono severo, seguendo gli schemi del Manuale dei Confessori scritto nella seconda metà dell’Ottocento da Jean Baptiste Bouvier, Vescovo di Le Mans, comincia a chiedere quanto stretta sia stata abbracciata, ma soprattutto come siano stati scambiati i baci, perché se dati a bocca chiusa, erano peccati veniali, ma se la bocca fosse stata anche e solo leggermente socchiusa, in tal caso il peccato sarebbe stato mortale; e tra una amena descrizione e l’altra, il confessore intervalla il tutto rammentando alla penitente il fuoco dell’Inferno.

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Noi non affermiamo che il tuo comportamento sia stato totalmente corretto ed esente da errori, come vedrai di seguito; ma dobbiamo in coscienza affermare che alla prova dei fatti, il Cardinale Beniamino Stella, con una vita passata nel servizio diplomatico della Santa Sede — cosa questa che lo rende un grande pastore in cura d’anime ed un grande esperto conoscitore della vita pastorale e dell’apostolato del clero —, sorvolando sull’esercito di sgualdrine che oggi popolano la Chiesa, se l’è presa con gli abbracci ed i baci appassionati scambiati da una vergine col fidanzato.

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Preso dall’impeto del sacro fuoco della passione, alcune cose sbagliate nel tempo le hai dette, seguite da giudizi severi che non tenevano conto sino in fondo della estrema e del tutto nuova complessità della crisi senza storici precedenti che la nostra povera Chiesa sta vivendo oggi. Ciò non toglie che nell’agire, prima del tuo Vescovo, poi della Congregazione per il clero, oggettivamente manca un elemento che sta a fondamento di quel diritto chiamato di per sé ad amministrare la giustizia, a ripristinare la giustizia violata, quindi a fare giustizia, vale a dire: il senso delle proporzioni. Lo abbiamo detto poco prima con l’esempio della sgualdrina d’alto bordo che si dà a tutte le pazze gioie del caso, rapportata alla figlia della lavandaia e del contadino inquisita per un abbraccio ed un bacio appassionato scambiato col fidanzato.

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È triste dover constatare di essere trattati in modo sproporzionato proprio da coloro che dovrebbero sostenerci e guidarci nella lotta. È triste doversi opporre a fratelli che dovrebbero essere fratelli d’armi nella santa lotta e invece stanno dalla parte del nemico. È triste che oggi la Chiesa sia perseguitata dai suoi stessi pastori, mentre «i nostri nemici ridono di noi» [Sal 80,7]. È triste che vi siano pastori i quali preferiscono scendere a patti col mondo piuttosto che seguire Cristo.

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Eppure, caro Confratello, tu che conosci la storia della Chiesa e le miserie di tanti suoi figli e le tue stesse miserie, non ti meravigli, ma cogli l’occasione per perdonare i tuoi nemici e vivere più intensamente il tuo sacro ministero sacerdotale, in unione con la Vittima divina sull’Altare del Santo Sacrificio.

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Oggi Satana sta mettendo alla prova il Sommo Pastore della Chiesa. Lo sta vagliando come il grano [Lc 22, 31], pertanto Dio permette ch’egli vacilli sotto i colpi, sia sensibile alle lusinghe, alle blandizie ed alle attrattive del mondo; permette che il Diavolo approfitti perfidamente dei suoi lati deboli, che sia circondato come Cristo in croce non da amici, ma da «un branco di cani» [Sal 22,17], non da fidati e competenti collaboratori, ma da dei Giuda. Pertanto occorre molto, come spesso egli ci invita a fare, pregare per lui. Occorre certamente svelare le malefiche trame che, nella Chiesa, stanno ordendo i figli del Diavolo contro il Romano Pontefice e contro la Sposa di Cristo. Se è questo che stai facendo va bene, infatti, come forse avrai notato, da anni lo facciamo anche noi Padri de L’Isola di Patmos. Però è indispensabile che tu faccia una più chiara professione di fedeltà al Romano Pontefice, perché i tuoi nemici, molti dei quali sono anche i pericolosi nemici della Chiesa — proprio loro che sono falsi amici e falsi rappresentanti del Romano Pontefice —, vorrebbero farti passare come un suo nemico.

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Opponiti con tutta la tua forza a questa diabolica manovra, tuona con voce potente la tua salda certezza di riconoscere nel Sommo Pontefice Francesco I il Vicario di Cristo e il Maestro della fede, perché solo così potrai tagliare la loro lingua serpentina.

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Nel giorno della nostra sacra ordinazione sacerdotale, consacrati sacerdoti in eterno attraverso questo Sacramento di grazia, al Vescovo ordinante in comunione col Vescovo di Roma ― quindi di fatto, come sai, al Vescovo di Roma ― nessuno di noi ha promesso che avrebbe stimato il Vescovo ordinante ed il Romano Pontefice, o che avrebbe professato profonda e incondizionata simpatia per lui. Tutti noi abbiamo promesso devozione filiale e obbedienza, nessuno ha promesso che avrebbe stimato incondizionatamente il Romano Pontefice; e non ci risulta che nel corso degli ultimi quattro anni sia stato cambiato il rito del Sacramento dell’Ordine Sacro. Tu puoi anche non nutrire stima, nei riguardi del Pontefice regnante. E se la triste cosa può confortarti sappi che a non stimarlo, non sei l’unico. Ma se al Romano Pontefice la stima non è dovuta, perché se la vuole in tal caso se la deve meritare, l’obbedienza e la fedeltà, quella gli è invece dovuta, perché gliel’abbiamo solennemente promessa. Pertanto, anche se l’uomo Jorge Mario Bergoglio fosse pure uno dei peggiori Pontefici in assoluto della storia della Chiesa, a maggior ragione noi dobbiamo restare saldi nella fede, consapevoli che, se andiamo a scardinare la roccia di Pietro [cf. Mt 13, 16-20], tutta l’intera costruzione crollerebbe. 

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Al Romano Pontefice, nessuno t’impedisce di segnalare in modo rispettoso e filiale, sulla base di prove accertate, i suoi difetti morali e pastorali, dopo avere prima chinato il capo davanti al suo infallibile magistero di verità. Sta’ attento pertanto a non cadere nel tranello in cui caddero Martin Lutero con tutti gli eretici, ossia prendere a pretesto i difetti morali e pastorali, reali ed oggettivi del Sommo Pontefice, per poi accusarlo di eresia e respingere il suo magistero dottrinale.

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Viceversa, gli attuali adulatori e fans del Romano Pontefice, che non credono affatto all’infallibilità pontificia e neppure nell’immutabilità della verità ― tra i quali numerosi teologi, vescovi e cardinali ― hanno la sfacciata impudenza di presentarsi come suoi interpreti, rappresentanti e difensori, ed approfittando della sua negligenza nel reprimere l’eresia, o delle sue oggettive e ormai comprovate carenze di preparazione filosofica, storica dottrinale e teologica, presentano con successo alle folle mondane, tra lo sconcerto dei veri cattolici, il Pontefice regnante come un modernista. Tu rifuggi, giustamente, da questa diabolica ipocrisia, però guardati bene anche dalla prima insidia: rivolgere al Romano Pontefice le stesse accuse che a suo tempo gli rivolse Lutero.

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Il problema centrale della Chiesa di oggi ― e tu lo hai colto ―, è quello di come giudicare il Pontefice regnante e capire quale atteggiamento assumere nei suoi confronti. Al riguardo, la prima cosa da tenere a mente è, come già abbiamo detto, che il Sommo Pontefice Francesco, come ogni suo Predecessore, è maestro infallibile della fede. La sua indegnità umana ― che purtroppo è un doloroso fatto ―, riguarda però solo la sua condotta morale e il governo della Chiesa. Mentre invece tu lo accusi senza mezzi termini di diffondere l’eresia. Ti suggeriamo pertanto di cambiare opinione ed atteggiamento ed entrare in un diverso ordine di idee: il Pontefice regnante è negligente nel reprimere l’eresia. E tu sai bene che questo non è un gioco semantico: un conto, infatti, è diffondere l’eresia, un conto, invece, è non reprimere e non condannare l’eresia. Taluni, dinanzi a queste nostre affermazioni, hanno replicato che l’eresia, diffonderla o non reprimerla, è la stessa cosa. Ci dispiace, ma non lo è, cosa presto spiegabile con un semplice esempio: dal Santo Vangelo e dalle Lettere Apostoliche, possiamo ricavare anche l’invito a cercare di essere degli eroi, ma in nessun passo di queste sacre scritture è sancito l’obbligo ad essere eroi. Tutt’altro, il Beato Apostolo Paolo è chiarissimo nell’affermare:

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«Accogliete tra voi chi è debole nella fede, senza discuterne le esitazioni. Uno crede di poter mangiare di tutto, l’altro invece, che è debole, mangia solo legumi. Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; chi non mangia, non giudichi male chi mangia, perché Dio lo ha accolto» [Rm 14, 1-3].

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Ti ricordiamo anche che dal Vangelo e dal dogma risulta chiaramente che un Romano Pontefice non può essere, formaliter, intenzionalmente e volontariamente eretico, perché ciò supporrebbe che Cristo ha mentito quando ha promesso a Pietro la sua assistenza. Invece può capitare ― e di fatto è capitato ― che un Romano Pontefice, materialiter, temporaneamente ed incidentalmente cada nell’eresia, perché, o ingannato, come nel caso di Onorio I nel VII secolo, o perché minacciato, come nel caso di Liberio nel IV secolo, o per imprudenza, come Giovanni XXII nel XIV secolo, oppure per debolezza psichica o forse anche per qualche disturbo mentale; cosa quest’ultima non ancora accaduta nella storia del papato, ma potrebbe anche accadere.

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Per quanto riguarda il Pontefice regnante, le accuse che purtroppo si possono a lui rivolgere riteniamo da tempo che siano le seguenti:

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  1. ambiguità di linguaggio;
  1. grave negligenza nella difesa della sana dottrina;
  1. giudizi di lode nei confronti degli eretici;
  1. uso di collaboratori inadeguati e molto pericolosi;
  1. tollerare di essere lodato dai modernisti come modernista senza in alcun modo smentire siffatti e pericoloso laudatori. 

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Se i modernisti imperversano e se fanno da padroni, se i non modernisti sono perseguitati e se il Romano Pontefice è attorniato da collaboratori e da amici eretici, in parte ciò è dovuto al loro potere ed alla loro astuzia, ma soprattutto è dovuto alla sua disonestà ed al suo attaccamento al successo e al potere mondano. Sono questi, secondo noi, i punti sui quali devi battere.

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A noi è purtroppo chiaro in qual modo il Pontefice regnante si sia è cacciato in un terribile guaio, dal quale oggi non riesce a venir fuori, trovandosi infine nella condizione di non poter rispondere dicendo in modo chiaro né si né no. Allora è nostro dovere suggerirgli, come recita il titolo di un romanzo di Ignazio Silone, una Uscita di sicurezza, altrimenti potrebbe rischiare di andare all’Inferno trascinandone molti dietro con sé. E questa uscita di sicurezza è la Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, della quale egli si dice devoto.

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Vorremmo quindi suggerirti alcuni spunti per la tua linea di difesa e qualche consiglio per la tua azione.

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Primo punto. Come tu stesso hai riferito al Cardinale Beniamino Stella che ti accusa di aver provocato confusione e smarrimento nella Chiesa, di creare sconcerto, di rompere la comunione ecclesiale e di parlare contro il Pontefice regnante; tutte queste accuse, per essere valide, andrebbero spiegate e motivate. Infatti, se manca la spiegazione delle accuse, esse sono nulle, in quanto mancanti di significato. Siccome si tratta di figure in autorità che pare vogliano imporsi con la forza ― e non solo nel tuo caso ―, tu devi confutarle con la logica o col diritto canonico. Se poi non ascoltano, dovranno renderne conto a Dio ed al suo Popolo Santo. Pertanto devi chiarire in particolare:

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  1. Quali sono i due termini della confusione? Si confonde A con B. Che cosa è che confondi? Qual è A e quale è B? Quindi, in che cosa consiste la confusione?
  2. Smarrimento? Che cosa o chi hai fatto smarrire, come e a chi? Che prove hanno?
  3. Hai creato sconcerto? Hai scandalizzato, turbato o sconvolto i buoni princìpi e la pace dei fedeli? Quali? Come?
  4. Hai rotto la comunione ecclesiale? Sei stato ribelle alla Chiesa? Sei scismatico? In che senso?
  5. Hai parlato contro il Pontefice regnante? Lo hai insultato? Con quali insulti? Lo hai diffamato? Hai respinto o falsificato il suo magistero? Quale? Hai disprezzato la sua autorità? In che cosa?

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Perché le accuse siano sensate e valide, devono essere precise, motivate e dimostrate sulla base del diritto canonico o della dottrina della fede o circa atti comprovati da te compiuti nell’esercizio del tuo ministero o circa proposizioni da te sostenute, altrimenti sono calunnie e diffamazioni, o più semplicemente atti di arrogante libero arbitrio in sprezzo a tutti i criteri basilari del diritto ecclesiastico.

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L’accusa generica non colpisce il bersaglio e l’accusato resta illeso. L’accusa infondata è accusa falsa e ingiusta: il fatto non sussiste. E di nuovo l’accusato resta innocente. In tal caso l’accusa è nulla: fa torto all’accusato e si ritorce sull’accusatore, che è tenuto a riparare e a restituire la buona fama sottratta all’accusato.

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Secondo punto. A nostro parere, più che di «neochiesa» o di «falsa Chiesa», faresti bene parlare di ”modernisti”, perché di ciò esattamente si tratta. È roba vecchia, non sono novità ― altrimenti porti davvero acqua al loro mulino ―,  anche se loro si ritengono i profeti dello Spirito Santo, la punta avanzata della Chiesa, per esempio i seguaci di Karl Rahner, Walter Kasper, Gianfranco Ravasi, Frei Betto, Enzo Bianchi, Jacques Dupuis, Vito Mancuso, Pierre Teilhard de Chardin, Leonard Boff o Edward Schillebeeckx. Infatti, benché essi abbiano un concetto falso di Chiesa ― e proprio per questo, non costituiscono affatto una Chiesa, ma un gruppo di potere o sètta ereticale all’interno della Chiesa che sta rovinando la Chiesa ―, essi sì, che sono meritevoli di essere scomunicati. Chiamandoli “modernisti”[1], li qualificheresti con maggior precisione ed esattezza storica, in modo tale da renderli più riconoscibili; in tal modo, la tua critica, sarebbe maggiormente mirata ed efficace. In altri passaggi tu li chiami col nome giusto, perché essi sono effettivamente gli «schiavi del mondo moderno», che non illuminano o correggono, come dovrebbero, alla luce del Vangelo, ma «il mondo moderno è loro dio, al quale sacrificano il Vangelo».

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Terzo punto. È necessario che tu distingua nel Pontefice regnante la sua autorità dottrinale o magisteriale dalla sua attività pastorale e dal suo governo della Chiesa. Nel primo campo, egli non può sbagliare. Semmai occorre fare di certe sue affermazioni un’interpretazione benevola, perché capita effettivamente che esse siano ambigue: possono andar soggette o a un senso ortodosso o a un senso eterodosso. Per esempio certe affermazioni del capitolo VIII° dell’Amoris laetitia sembrano influenzate o dallo storicismo o dall’etica della situazione, ma ad uno sguardo più attento ci si può accorgere che esse sono dottrinalmente corrette, benché ambigue. Semmai l’appunto che si può fare al Pontefice regnante è quello della mancanza di chiarezza circa la questione se i divorziati risposati possono o non possono, in certi casi, essere ammessi ai Sacramenti.

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Errore del Pontefice regnante è sicuramente quello di sottrarsi alle sue responsabilità, ossia alle interpellanze, se non altro per respingerle, specie considerando ch’esse salgono sempre più numerose ― alcune molto autorevoli ― dal Popolo di Dio, lasciando ad altri le risposte più o meno autorevoli o discutibili, o permettere che alle domande rivolte a lui rispondano i modernisti diffondendo interpretazioni false, cosa questa di estrema gravità. Così facendo egli dà l’impressione di essere sfuggente o di non essere padrone della materia da lui trattata, o detta brutalmente in altri termini: di essere un ignorante. Tuttavia, tieni presente – come abbiamo dimostrato ampiamente in questi ultimi due anni su L’Isola di Patmos – che di per sé il Sommo Pontefice, in forza del potere delle chiavi, ha la facoltà di mutare la disciplina vigente circa la questione dell’eventuale concessione dei Sacramenti ai divorziati risposati in casi speciali. Quello che giustamente fai notare tu, è che egli non ha ancora chiarito se concede o non concede il permesso. Quindi per adesso vale la legislazione attuale, che è quella contenuta al n. 84 della Familiaris consortio del Santo Pontefice Giovanni Paolo II.

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Quarto punto. È invece lecito far notare al Pontefice regnante alcuni suoi gravi errori morali e pastorali, per esempio egli:

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  1. Parla di Cristo, ma non ricorda e trascura il suo ufficio di Vicario di Cristo;
  2. parla della confidenza in Dio, ma non parla del timor di Dio;
  3. parla della fede, ma non chiarisce che la fede è conoscenza intellettuale della verità e che solo nella Chiesa cattolica c’è la pienezza della verità;
  4. parla della verità di fede, ma non parla dell’immutabilità del dogma;
  5. parla del peccato, ma non parla mai del peccato di eresia;
  6. parla della fede e non parla della ragione;
  7. parla della carità, ma non chiarisce che la carità dipende dalla verità;
  8. parla della carità verso il prossimo, ma non parla della superiore carità verso Dio;
  9. parla del dovere della carità fraterna, ma non parla mai del merito delle buone opere;
  10. parla del dovere di fare la volontà di Dio, ma non dice mai che la legge morale naturale è immutabile;
  11. scomunica i mafiosi, ma non scomunica i modernisti;
  12. condanna l’aborto, ma è tenero con gli abortisti;
  13. esalta il matrimonio, ma non rimprovera le coppie adulterine;
  14. parla delle coppie adulterine, ma non dice che devono interrompere il loro rapporto;
  15. parla delle famiglie ferite, ma non parla delle famiglie feritrici e scandalose;
  16. parla del rispetto dovuto agli omosessuali, ma non condanna il peccato di sodomia;
  17. dice che tutti sono chiamati ad essere figli di Dio, ma non dice che solo chi crede in Cristo ed è in grazia è figlio di Dio;
  18. parla della salvezza, ma non parla della visione beatifica;
  19. parla del peccato, ma non dice che fa perdere la grazia;
  20. parla del peccato, ma non dice che merita il castigo;
  21. parla della natura come fosse solo destinata ad essere utilizzata dall’uomo e trascura di parlare dell’ostilità della natura punitrice del peccato;
  22. parla della dignità umana, ma non chiarisce come e perchè essa è corrotta dal peccato originale, da cui la necessità della legge, dell’ordine giuridico e giudiziario, dell’ascetica, della disciplina e della giusta coercizione;
  23. parla del Battesimo, ma non dice che la colpa originale è stato un fatto storico e che la colpa originale si trasmette per generazione;
  24. parla dell’Eucaristia, ma non parla della transustanziazione;
  25. parla del Sacerdozio, ma non dice che comporta l’offerta del sacrificio;
  26. raccomanda che il Confessionale non sia una ”sala di tortura”, ma non ricorda che esistono condizioni nelle quali certi fedeli non possono essere assolti;
  27. parla della collegialità episcopale, ma non denuncia i vescovi che disobbediscono al Papa o al magistero della Chiesa;
  28. parla dei santi del Paradiso e trascura di parlare dei dannati dell’Inferno;
  29. parla della Chiesa accogliente, ma non parla della Chiesa militante;
  30. dice che la Chiesa è aperta a tutti, ma non dice che deve scomunicare i ribelli, senza confonderli con i profeti;
  31. parla delle persecuzioni nel mondo, ma non parla delle persecuzioni intra-ecclesiali;
  32. deplora i terroristi, ma non dice che molti di loro sono ispirati dal Corano;
  33. dice che la Chiesa è al servizio del mondo, ma non dice che la Chiesa non è serva del mondo e che trascende il mondo;
  34. parla del dialogo col mondo, ma non parla dello scontro e della vittoria sul mondo;
  35. parla della diversità delle religioni, ma trascura di parlare del primato del Cristianesimo sulle altre religioni;
  36. parla della conversione, ma non dice che i non-credenti e gli eretici si devono convertire;
  37. dice che occorre rispettare l’altro, ma non dice che occorre guardarsi dagli eretici;
  38. dice che dobbiamo ascoltare l’altro, ma non dice che dobbiamo correggere e convertire gli increduli e i non-credenti;
  39. parla del dovere di soccorrere i sofferenti, ma trascura di parlare del valore espiativo e soddisfattorio della sofferenza;
  40. dice che Dio è misericordioso con i pentiti, ma trascura di parlare del castigo dei malvagi;
  41. parla delle opere della misericordia materiale, ma non della maggiore importanza di quelle della misericordia spirituale;
  42. condanna la violenza, ma non parla del giusto uso della forza;
  43. condanna la guerra ingiusta, lasciando sottintendere che per lui ogni guerra è ingiusta, perché ogni guerra è motivata solo da interessi economici o di potere, e non può essere fatta in nome di Dio o per volere divino;
  44. predica la misericordia per gli oppressi, ma non dice che gli oppressori andranno all’Inferno.

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Caro Confratello, ti siamo vicini nella tua prova, ma ti preghiamo proprio per questo di interrogarti se per caso non hai dato svariate occasioni alla tempesta che si è scatenata contro di te e su di te.

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Per quanto sia facile a dirsi e più difficile invece a farsi, ti esortiamo a sopportare nella pace, unito a Gesù Cristo e alla Vergine  Maria, come siamo certi che starai facendo, ed offrendo per il bene tuo e delle anime le tue sofferenze. Piacendo alla Chiesa tu potrai continuare a svolgere la tua missione sacerdotale, nell’attesa che si faccia giustizia. Così potrai mettere a nuovo e più ricco frutto i doni di mente e di cuore che Dio ti ha dato.

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Ricordiamoci a vicenda nella preghiera.

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dall’Isola di Patmos, 16 gennaio 2018

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_______________

NOTE

[1] I modernisti di oggi, per chi conosce la storia delle eresie, sono tutt’altro che moderni, perché sono la riesumazione, con un nuovo maquillage ed un opportuno deodorante, del modernismo condannato dal Santo Pontefice Pio X. Essi amano coprirsi con l’onesto aggettivo di “progressista”, ma in realtà essi sono dei falsari dell’autentico  progresso  ecclesiale.

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CARI LETTORI, VI PREGHIAMO CON SOLLECITUDINE DI PRENDERE VISIONE DI QUESTO NOSTRO SCRITTO, QUI

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«ALTIUS CÆTERIS DEI PATEFECIT ARCANA»

(in modo più alto degli altri, Giovanni ha trasmesso alla Chiesa, gli arcani misteri di Dio)

La lunetta usata come copertina della nostra home-page è un affresco del Correggio del XVI sec. conservato nella Chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma

ratrice del sito di questa rivista:

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