Nella Parigi laicista e scristianizzata è bruciato solo un involucro vuoto: la cattedrale di Notre-Dame

— attualità ecclesiale —

NELLA PARIGI LAICISTA E SCRISTIANIZZATA È BRUCIATO SOLO UN INVOLUCRO VUOTO: LA CATTEDRALE DI NOTRE-DAME

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[…] tenetevi la vostra Europa, le vostre utopie diaboliche: l’aborto dichiarato diritto e conquista sociale intangibile, l’eutanasia indicata come atto di misericordia, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso che possono adottare bambini, o comprarseli da uteri in affitto … La Cristianità languente è Notre-Dame in fiamme, ed è pertanto la Cristianità a rivendicare in tutto e per tutto Notre-Dame, non i laicisti che la Cristianità l’hanno uccisa.

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Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

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Notre Dame è giù bruciata alla fine del Settecento sul palco della ghigliottina che ha dato vita alla libertà, alla uguaglianza ed alla fraternità, attraverso migliaia di teste mozzate

La nostra rivista ha molti lettori sparsi per l’Europa ed il mondo, ed uno di questi ieri, da Parigi, mentre seguiva in diretta televisiva l’incendio della cattedrale di Notre Dame de Paris, ha vergato poche righe che poi ha inviato al Padre Ariel S. Levi di Gualdo, che le ha mostrate ai Padri de L’Isola di Patmos, che hanno deciso di pubblicarle con queste poche parole introduttive: l’uomo non è più capace a leggere i segni. Tutto pare essere frutto del caso, o di pure coincidenze fortuite. Quindi dobbiamo prendere come puro caso fortuito il fatto che nel Paese dal quale prese vita due secoli fa uno dei più feroci processi di scristianizzazione dell’Europa, agli inizi della Settimana Santa, a pochi giorni dal memoriale della passione e morte di Cristo Signore, il caso fortuito abbia data vita a questo terribile incendio … tutto e null’altro che caso fortuito … A proposito di “caso fortuito”, una cara amica, catechista di vecchia data, ha pubblicato ieri un commento molto interessante che vi invitiamo a leggere «Il Magnificat di Paul Claudel a Notre-Dame» [vedere QUI]

16 aprile 2019

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Museo delle cere di Parigi: Rivoluzione Francese, raffigurazione delle teste mozzate sulla ghigliottina

Cari Padri de L’Isola di Patmos,

Agli inizi della Settimana Santa, Notre-Dame brucia. È Crollata la volta, è crollato il pinnacolo, tra le fiamme. Vi sto scrivendo mentre dinanzi alle finestre di casa mia, che si trova a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla cattedrale, assisto ad uno spettacolo desolante, mentre in televisione sono trasmesse le riprese da vicino.

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Tuttavia, Notre-Dame è già stata ferita alla fine del Settecento dalle violenze turpi dei rivoluzionari, che con una processione blasfema portano al suo interno e depongono sull’altare una donna seminuda che simboleggiava la déa Ragione. È ancora dissacrata dal sangue di un folle che si suicidò sotto l’altare maggiore nel 2013. E poi ancora ferita dai flash delle macchine fotografiche di turisti che nulla scorgono tra quei marmi se non la bellezza grottesca e superba di una civiltà morta.

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Gridano! Gridano e grideranno a lungo, quei piccoli uomini, grideranno allo scandalo, alla tragedia. Strilla Emmanuel Macron: «…Triste veder bruciare una parte di noi». Bercia appresso la mummia del Quirinale: «…Un eccezionale patrimonio artistico di immenso significato per la Francia, per l’Europa e per la cultura del mondo […] l’Italia intera si stringe con sincera amicizia e vivissima partecipazione…» . 

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il presbiterio con l’altare maggiore sul quale nel novembre del 1793 fu portata in processione e sopra innalzata una donna seminuda che rappresentava il culto alla dèa ragione

Dall’adolescente non cresciuto dell’Eliseo alla mummia del Quirinale, costoro e altri mentono, perché di Notre-Dame venerano l’involucro di marmo e bassorilievi; il monumento identitario francese, non quella che fu una visibile opera della fede. Venerano il segno tangibile della vittoria: il monumento alla Cristianità morente, di cui loro sono i carnefici.

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Forse qualcuno tra loro oggi in segreto gioisce. La Chiesa ridotta a monumento, ora cenere e macerie. Più coerenti di tutti gli islamisti più o meno radicali, che hanno sùbito festeggiato il “felice” evento.

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Costoro non hanno il diritto di piangere Notre-Dame, che non è di quella Francia laicista che da tempo ha sfrattato Dio e la Cristianità, ma del Popolo di Cristo, che langue e piange da ben prima che le fiamme lambissero la cattedrale.

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tre uccelli che volteggiano sopra le fiamme, perché tre e non due o quattro? Come i tre fulmini che colpirono la croce sopra la cupola di San Pietro nel 2013, perché tre e non due, o quattro, o cinque ?

Se il Signore permette che una delle sue chiese vada a fuoco, anche la più piccola e sguarnita delle chiese parrocchiali, è per ricordarci che la Cristianità è in fiamme. E quelle fiamme non le arresteranno i pompieri, non le arresteranno le lacrime ipocrite di politici e burocrati, non il tempo.

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Quelle fiamme arderanno in eterno, finché il Signore lo vorrà e la testa del serpente verrà schiacciata dalla donna [cf. Gen 3, 15] donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle [cf. Ap 12, 1].

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Ma la Cristianità non muore con Notre-Dame devastata dalle fiamme. Muore con le chiese vendute e abbattute ogni anno in terra di Francia, in Belgio e in Olanda. La cattedrale di Utrecht, rifugio di una fede minoritaria e minacciata tra le dune di sabbia del Mare del Nord, presto non apparterrà più alla sua Chiesa, perché è stata messa in vendita dalla diocesi, che non può più mantenerla.

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Notre Dame de Paris, l’incendio del pinnacolo prima della sua caduta

Ma loro no, non piangono Utrecht. Non piangono le spoglie case canoniche di Lorena che divengono night club e centri sociali, studi professionali e musei. Non piangono la fede che muore. Piangono il catafalco marmoreo che ricorda loro il trionfo, come il ghetto di Praga, intatto su disposizione del Führer, avrebbe ricordato al Volk in un’Europa hitlerizzata, la “razza” sconfitta e annientata.

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Notre-Dame non diverrà il museo di una fede sconfitta. In quelle fiamme, infatti, la Cristianità trionfa. In quelle fiamme trionfa Cristo. Nell’oltraggio supremo, come nel sangue dei martiri, trionfa la Croce.

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Non è vero che oggi «siamo tutti Parigi». Oh, tiepidi, vi serve il fuoco per piangere. Ma nemmeno diverrete caldi: «Non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca» [Ap 3, 14-16].

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No, restate a casa, tenetevi la vostra Europa, le vostre utopie diaboliche: l’aborto dichiarato diritto e conquista sociale intangibile, l’eutanasia indicata come atto di misericordia, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso che possono adottare bambini, o comprarseli da uteri in affitto …

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La Cristianità languente è Notre-Dame in fiamme, ed è pertanto la Cristianità a rivendicare in tutto e per tutto Notre-Dame, non i laicisti che la Cristianità l’hanno uccisa.

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Parigi, 15 aprile 2019

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7 thoughts on “Nella Parigi laicista e scristianizzata è bruciato solo un involucro vuoto: la cattedrale di Notre-Dame

  1. Grazie.

    … l’uomo non è più capace a leggere i segni. Tutto pare essere frutto del caso, o di pure coincidenze fortuite.

    La cosa più triste è che a “pensare” in questo modo non sono solo i non credenti…

  2. Il castigo divino così tanto osteggiato dell’élite “missericordiosa” è finalmente arrivato come monito. Alla vigilia di un discorso alla nazione, alla vigilia di una guerra civile appoggiata in Libia. Sarà un caso? Ma noi cristiani sappiamo che il caso non esiste…

  3. Credete chei parigini e i francesi siano più colpevoli di tutti gli altri europei vel cristiani d’occidente? no vi dico, ma se non ci convertiremo (metanoeo) periremo tutti allo stesso modo. (cfr Lc 13, 1-5).
    La Cattedrale di Notre-Dame rappresenta la Cristianità occidentale, “franca” più di San Giovanni in Laterano o di San Pietro a Roma. Uno degli ultimi avvisi, dopo che si è preteso espellere Cristo e il cristianesimo dal discorso pubblico, fino a falsificare la storia. Solo resta il Segno del Figlio dell’Uomo, del Crocifisso Risorto, trionfante sulla polvere e i secoli.
    Efrem Massimo

    1. E’ difficile leggere i segni dei tempi… a volte mi auguro vivamente che si arrivi il prima possibile alla manifestazione anche terribile dello sdegno divino per un cambiamento radicale di questo mondo – perché seppur doloroso, sarebbe ancora una volta un atto di grazia da parte di Dio Padre per la nostra conversione e per la salvezza eterna delle nostre anime. E sarebbe un ripartire di nuovo nella pace e nell’ordine come poteva essere ai tempi post-diluvio (ipotizzando fatti reali e non simbologie).
      Dall’altra parte non voglio illudermi, credo che la pazienza del Signore, se pur messa quotidianamente alla prova, sia ancora immensa e non so se questa o le prossime generazioni vedranno quanto desideriamo, ossia il Suo trionfo sulla storia ma soprattutto sul Male. Mi viene in mente la storia di Zaccaria, il profeta che ha atteso nel suo cuore una vita intera la venuta di Gesù. Il Signore lo ha ascoltato, ma gli ha richiesto il sacrificio e la fede di un’intera vita. Pensiamo di essere più meritevoli di questo anziano uomo giusto e amato da Dio, da poter vedere questi tempi? Credo proprio di no, almeno io. Posso solo augurarmelo per i ns fratelli futuri.

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