I Proci di Itaca e l’epopea della Sfranta che tacer non può

I PROCI DI ITACA E L’EPOPEA DELLA SFRANTA CHE TACER NON PUÒ

Gli unici coi quali la Sfranta non se la prende mai sono i proci, che ricordiamo sono i circa cento nobili di Itaca che nell’Odissea di Omero corteggiano insistentemente Penelope durante l’assenza di Ulisse, ma che nella moderna versione clerical-rainbow corteggiano invece Ulisse e ignorano del tutto Penelope. 

— Il cogitatorio di Ipazia—

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Autore Ipazia Gatta Romana

Autore
Ipazia Gatta Romana

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La lobby clerical-rainbow si preserva evitando l’esposizione diretta. Non agisce apertamente, non si assume la responsabilità delle decisioni più controverse. Preferisce operare per interposta persona, servendosi di soggetti che fungono da schermo, da esecutori, da strumenti sacrificabili. Sono i classici uomini di paglia e gli utili idioti: figure incaricate di fare ciò che i lobbisti decidono, una volta instillata in loro l’illusione di contare, di appartenere al potere clericale e di poterne trarre qualche riconoscimento. Ecco un saggio di quanto testé detto nell’immagine che sotto segue:

Foto: composizione grafica contenente estratti testuali riprodotti senza indicazione di autore e di fonte, come nello Sfranta’s style.

Nel mondo clericale, tali soggetti sono spesso laici clericalizzati che godono, proprio in quanto tali, di una libertà operativa che altri non possono permettersi. Sono loro a intervenire là dove i clerics-rainbow non intendono — o non possono — esporsi direttamente: delegittimano, offendono, segnalano, accusano, danno corso a procedimenti privi di reale fondamento, consapevoli che non produrranno alcun esito concreto. Ciò che conta non è vincere, ma compiere azioni di disturbo, intimidire. Questo è l’obiettivo.

Agiscono convinti di contare e di avere un peso all’interno della struttura di potere clericale; in realtà vengono utilizzati proprio perché sostituibili, esposti e sacrificabili. Ridotti a meri strumenti esecutivi, sono destinati ad assorbire l’urto delle azioni più oscure, quelle con cui i clerical-rainbow che li pilotano non intendono sporcarsi le mani. Pensano di dirigere, mentre in realtà sono diretti, alla maniera dei peggiori servi subordinati.

Questa modalità di azione non è episodica, ma strutturale. I clerics-rainbow conservano così una distanza di sicurezza: non firmano, non parlano, non appaiono. A esporsi è sempre l’utile idiota, al quale viene demandato il lavoro sporco. È il medesimo meccanismo che si riscontra in ogni organizzazione che intenda esercitare controllo senza assumersene apertamente il peso morale e giuridico. La responsabilità resta invisibile; l’azione, invece, è concretissima.

Accanto a questa prima categoria, ne emerge una seconda, più aggressiva e pericolosa: quella che il compianto Paolo Poli soleva chiamare, con impareggiabile precisione teatrale, le “sfrante”.

Clericalizzata alla massima potenza e caratterizzata da una militanza aspra, vendicativa e talora apertamente violenta sul piano relazionale, la Sfranta, anziché costruirsi un presente dignitoso per un futuro maturo, preferisce passare le giornate ad aggredire sui propri social chiunque decida sul momento: oggi i membri della Associazione Nazionale Magistrati da lei definiti «peggiori dei delinquenti» nonché «associazione paramafiosa», domani il Ministro della Giustizia accusato di essere «colluso» e «pagliaccio», segue un noto magistrato indicato come «pregiudicato» e «più criminale di tutti gli altri», dopodomani lancia fiamme sui membri di un dicastero della Santa Sede indicati come «analfabeti» e «idioti», il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti definito «volgare scaricatore di porto», uno tra i più noti giornalisti e conduttori televisivi italiani bollato come «il più vomitevole» e «bullo represso», per seguire con gli idraulici, i meccanici, le parrucchiere unisex … nessuno si salva dalla Sfranta.

ecc… ecc …

Gli unici coi quali la Sfranta non se la prende mai sono i proci, che ricordiamo sono i circa cento nobili di Itaca che nell’Odissea di Omero corteggiano insistentemente Penelope durante l’assenza di Ulisse, ma che nella moderna versione clerical-rainbow corteggiano invece Ulisse e ignorano del tutto Penelope. 

A cascata seguono segnalazioni mirabolanti: esposti all’Ordine degli Psicologi contro una delle più note criminologhe italiane; minacce di querela a una diocesi che osò smentire ufficialmente la Sfranta con un pubblico comunicato della curia dopo che aveva offeso ripetutamente il vescovo in vari articoli; inviti a firmare una protesta ufficiale per destituire dalla cattedra un teologo di riconosciuta preparazione e innegabili qualità didattiche …

La Sfranta non si limita a fungere da strumento passivo del sistema, ma ne diventa attrice attiva, mossa dal frenetico obiettivo di sdoganare e legittimare the fantastic rainbow world all’interno della Chiesa. E se qualcuno si oppone all’ingresso di questo Rainbow Trojan Horse dentro le mura della Civitas Dei, l’accusa è pronta e il critico bollato come «soggetto affettivamente irrisolto». La Sfranta agisce come una vera avanguardia del sistema: dice e scrive, tramite blog e social media, ciò che certi clerical-rainbow non possono permettersi di affermare pubblicamente; colpisce coloro che questi ultimi non possono attaccare direttamente; esercita una pressione costante attraverso accuse, insinuazioni, segnalazioni alle autorità ecclesiastiche, lettere, esposti, campagne di delegittimazione. Guai però a smentirla, o a reagire alle sue raffiche di insulti, non sia mai! Seduta stante si proclama immediatamente vittima urlando alla discriminazione, secondo gli schemi ormai noti e consolidati della Sfranta’s logic.

La “forza” della Sfranta risiede nell’assenza pressoché totale di vincoli. Non risponde ad alcuna autorità ecclesiastica, non rischia sanzioni canoniche, non paga alcun prezzo istituzionale. Agisce, di fatto, in una zona griga di sostanziale impunità, che rende inefficace ogni tentativo di reazione giuridica proporzionata. Per questo risulta molto utile a certe frange di clerical-rainbow che se ne servono mantenendo una posizione apparentemente neutra: perché è lei a esporsi, a parlare, a scrivere, a segnalare; i pupari restano nel totale anonimato. 

I clerical-rainbow che governano questo sistema raramente compaiono in prima linea. Osservano, proteggono, orientano, lasciando che sia la Sfranta ad agire e metterci la faccia, nel tentativo disperato di delegittimare sacerdoti e teologi ostili a questa Rainbow Pious Brotherhood. È in questo contesto che una Sfranta priva di qualsiasi mandato formale si trasforma in promotrice di “segnalazioni” motivate da un presunto zelo per il bene della Chiesa. Oltre agli scritti diffonde anche video nei quali sospira, singhiozza e si abbandona a mossettine che ricordano la sorella meno dotata della satirica Rita da Cascia impersonata dal già citato grandissimo Paolo Poli.

Nessuna accusa esplicita, nessuna prova concreta: solo allusioni, sospetti, frasi lasciate cadere con apparente discrezione, nella speranza che, a forza di ripetere palesi falsità ripetutamente smentite come tali, queste finiscano per essere percepite come vere, passando infine come tali.

È all’interno di questo ambiente opaco che la Rainbow Pious Brotherhood trova le condizioni ideali per consolidarsi e riprodursi, rimanendo anonima e mandando all’attacco una Sfranta che cammina sul filo del rasoio, bordando insulti e facendo audaci allusioni a comportamenti che vengono indicati come penalmente rilevanti senza mai nominare apertamente il soggetto preso di mira, ma facendo capire a tutti chi sia questo innominato che, poco dopo, incomincia a ricevere numerosi messaggi di lettori e amici che lo avvisano «la Sfranta se l’è presa di nuovo con te».

In tal senso, la Sfranta ha fatto scuola. Tanto che ho deciso di imitarla con la stessa identica tecnica: non l’ho nominata, proprio come lei non nomina, spesso, quelli che prende pesantemente di mira.

E adesso vi saluto, devo correre a prestare assistenza a Penelope, profondamente depressa da quando i proci di Itaca si sono messi a sventolare the flag rainbow e a corteggiare Ulisse ignorando totalmente lei. Anche i proci di Itaca hanno fatto ormai un onesto coming-out, o come diceva Sant’Agostino in un suo celebre sermone: «Silere non possum (non posso tacere)» (Serm. 88, 14, 13, PL). Così, hanno deciso di non silere (non tacere) e di corteggiare apertamente Ulisse.

Dall’Isola dei Proci, 8 febbraio 2026

 

 

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