Dinanzi a una Chiesa che non vuole difendersi, la nostra difesa è esaurita
DINANZI A UNA CHIESA CHE NON VUOLE DIFENDERSI, LA NOSTRA DIFESA È ESAURITA
Decidere di non difendere sé stessi è legittimo, non lo è però lasciare indifesa un’istituzione in vertiginosa caduta libera, che per essere messa a nudo, oggi, non ha bisogno di eccelse figure come Blaise Pascal o Voltaire: basta un blogger.
— I redazionali dei Padri de L’Isola di Patmos —
Autore
Redazione de L’Isola di Patmos
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I Padri redattori di questa rivista hanno liberamente deciso di rimuovere tutti gli articoli pubblicati tra il 2023 e il 2026 dedicati a un blogger, al quale per tre anni abbiamo replicato con severità quando occorreva, con ironia quando si trattava di togliere serietà a ciò che serio non era. Lo abbiamo fatto perché credevamo che persone e istituzioni meritassero che qualcuno ristabilisse i fatti e difendesse chi, per la propria posizione istituzionale, poteva avere difficoltà a difendersi.

Chi non sa sostenere un confronto, anche aspro e polemico, ma leale e a viso aperto, fa ricorso ai peggiori mezzi sleali, coi quali non è facile misurarsi per chi agisce lealmente. È il caso di un avversario che da anni rivolge insulti e accuse a personalità e istituzioni ecclesiastiche, in particolare al Dicastero per la Comunicazione e al Vicariato di Roma. Quest’ultimo lamentò un paio d’anni fa la sottrazione e diffusione di propri documenti riservati, pubblicati peraltro in modo parziale, mentre i vertici del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede sono stati persino accusati di essere una «organizzazione criminale» e una «cricca di delinquenti».
Nessuna Autorità ecclesiastica e nessuna delle istituzioni colpite a raffica ha mai reagito nelle sedi in cui avrebbero dovuto farlo, incuranti che il diretto interessato si autolegittimi affermando di non essere mai stato denunciato a riprova che tutte le sue azioni e affermazioni sono lecite e vere, «criminali» e «delinquenti» inclusi.
Non agire è stato un errore gravissimo, figlio di quel clericalismo che suggerisce di ignorare certi fenomeni mediatici e social perché «noi siamo superiori» e «non bisogna dare importanza: si estingueranno da sé senza lasciare traccia». Invece non si sono estinti ma ingigantiti e i danni prodotti sono stati notevoli, mentre le istituzioni ecclesiastiche mostravano il peggio di sé stesse: non la presunta superiorità che una certa spocchia clericale crede di esibire tacendo, bensì l’impotenza derivante dalla mancanza di lungimiranza di chi non capisce quando agire è un imperativo di coscienza.
Abbiamo cancellato dall’Isola di Patmos tutti gli articoli riferiti a questo blog e al suo ideatore, non per timore o perché falsi, ma perché sono diventati inutili, come lo è una difesa che i difesi per primi non sostengono. E coloro che a certi insulti e aggressioni non intendono reagire non sono saggi né diplomatici sopraffini, ma persone immerse nell’accidia. Decidere di non difendere sé stessi è legittimo, non lo è però lasciare indifesa una Chiesa visibile in vertiginosa caduta libera, che per essere messa a nudo, oggi, non ha bisogno di eccelse figure come Blaise Pascal o Voltaire: è talmente disastrata e indebolita che basta un blogger al quale va riconosciuto il merito di aver fatto con la madre ciò che Cam fece con il padre Noè, esponendone la nudità, mentre i figli, a differenza di Sem e Iafet che coprirono il padre camminando a ritroso (cfr. Gn 9,22-23), non hanno saputo coprirla nemmeno con un velo pietoso, poiché convinti che lasciarla così esposta alla pubblica vista sia cosa altamente diplomatica, nonché manifestazione di potente superiorità clericale.

E ciò che adesso abbiamo sotto gli occhi altro non sono che i frutti più visibili e maturi dell’accidia clericale.
Dall’Isola di Patmos, 3 novembre 2026
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