Rommiva, Romtozzi e gli altissimi uomini di colore: la canzone italiana rieducata dalla cultura woke
ROMMIVA, ROMTOZZI E GLI ALTISSIMI UOMINI DI COLORE: LA CANZONE ITALIANA RIEDUCATA
Padre Mathias si voltò verso il rettore e gli precisò: "Nosotros, in Costa d’Avorio, quando parliamo di voi diciamo “i bianchi”. Mica “gli uomini senza colore”».
— Attualità—
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Tutti ricordiamo la celebre canzone di quel pericoloso razzista di Edoardo Vianello: I Watussi, tormentone sempiterno che non è finito con l’estate del 1963 e che da oltre sessant’anni fa ballare gli italiani sotto l’ombrellone, ignari del crimine che stavano consumando. Finalmente giustizia è fatta.

Al razzista in questione, oggi ottantottenne e dunque recidivo da più di sei decenni, è stato censurato un testo gravemente discriminatorio, che fa ripetuto riferimento al «continente nero», espressione oggi considerata stereotipata, eurocentrica e carica di connotazioni coloniali. Ma soprattutto la canzone fa ripetuto riferimento ai «n*gri», termine oggi considerato altamente dispregiativo, offensivo e razzista.
Prima di procedere oltre vi devo una spiegazione sul perché uso nel testo il simbolo della stellina «*» e della «@». Lo faccio in ossequio all’odierna ipocrisia e per altro verso perché mi ricorda la mia adolescenza, quando al mattino, andando a scuola, passavo di necessità davanti a un palazzo sul quale era esposta la grande bacheca con le locandine del film in proiezione in un cinema a luci rosse. Le immagini delle attrici nude con i seni al vento avevano i capezzoli coperti da due minuscole stelline. En ese momento,, gli stessi che oggi censurano pensieri e parole, gridavano con scandalo all’ipocrisia clerico-democristiana.

Y entonces, per evitare la messa fuorilegge dell’hully gully, italianizzato in «alligalli», il testo è stato prontamente rieducato a questo modo:
Nel continente Africano
alle falde del Kilimangiaro
ci sta un popolo di uomini di colore
che ha inventato tanti balli
il più famoso è l’hully gully
Siamo i Watussi,
Gli altissimi uomini di colore
Ogni tre passi,
Facciamo sei metri
Del resto è cosa risaputa: in internet abbondano siti e blog dedicati alla bestemmia e al vilipendio del Cristianesimo, del Cattolicesimo in particolare, il tutto ovviamente nel legittimo “diritto” di pensiero, de palabra y de expresión. Però basta scrivere la parola «n*gro» perché scattino più allarmi di quanti mai ne scatterebbero uscendo dalla Profumeria Vaticana con una confezione di profumo alla quale la commessa ha dimenticato di togliere l’antitaccheggio. Ma sorvoliamo e procediamo con altre canzoni ad alto e pericoloso contenuto razzistico e discriminatorio.
Il termine «zing@ro» è oggi considerato dispregiativo e offensivo da gran parte delle comunità rom e sinti, oltre che da diverse organizzazioni per i diritti umani. Ragion per cui la scure della rieducazione non ha risparmiato neppure Iva Zanicchi e Umberto Tozzi. La celebre Zing@ra di Iva Zanicchi, con la quale vinse il Festival di Sanremo del 1969, oggi si intitola ROM:
Prendi questa mano Rom
dimmi pure che destino avrò
parla del mio amore, non avrò paura
solo questo voglio io da te
Stessa identica sorte per la canzone Zing@ro di Umberto Tozzi, anch’essa ribattezzata ROM:
ROM, voglio vivere come te
andare dove mi pare, non come me
e quando trovi uno spiazzo nella città
montare la giostra e il disco di un anno fa
Poiché la canzone della Zanicchi e quella di Tozzi oggi si chiamano entrambe ROM, per non creare confusione negli archivi della SIAE sono state catalogate rispettivamente come Rommiva y Romtozzi.
Non si capisce poi come Marco Masini, con la sua Bella stronza, abbia potuto scampare l’ergastolo in regime di carcere duro (Arte. 41-Bis, coma 2, dell’ordinamento penitenziario). Una pena alla quale Jo Squillo, che cantava Violent@mi sul metrò, è scampata solo perché donna. Provate a immaginare un cantante uomo al posto della Squillo che avesse inneggiato alla violenza sessuale in una canzonetta rock.
Da dove nascono queste riflessioni? Dal mio ultimo articolo (ver aquí), del quale ho dovuto cambiare di corsa il titolo pochi minuti dopo averlo pubblicato, perché vi parlavo dei «n*gri di New Orleans» che cantavano Cuando los santos van marchando e che per prudenza sono diventati «schiavi», come indicano le direttive desperté. Prendo quindi atto che a un secolo e mezzo dall’abolizione della schiavitù, la cultura desperté è riuscita a rimetterli in catene nel nome del politicamente corretto.
La filmografia storica non se la passa meglio. La “cultura” desperté, incurante della pornografia, anche violenta, che ci sommerge e alla quale qualsiasi minore accede da un semplice telefono cellulare, non ha trovato di meglio da fare che intervenire su Mary Poppins. Nel febbraio 2024 el British Board of Film Classification, l’ente britannico per la classificazione dei film, lo ha fatto passare da «U» (Universal), adatto a tutti, a «PG» (Parental Guidance), visione consigliata con la presenza di un adulto per i minori. Il motivo: nel film l’Ammiraglio Boom usa per due volte il termine «ottentotti» (hottentots), un vocabolo storico e dispregiativo usato dai coloni olandesi per descrivere i popoli indigeni dell’Africa australe. Nel contesto del film, il personaggio lo utilizza per riferirsi agli spazzacamini con il volto sporco di fuliggine. Ovviamente a nessun minore dotato di telefono cellulare è richiesta la Parental Guidance per vedere porno violento: il problema è Mary Poppins.
Concludo con un salto indietro di vent’anni, quando vivevo in una casa sacerdotale internazionale a Castel di Guido, alle porte di Roma. Eravamo tutti pronti a partire per San Paolo fuori le Mura, dove avremmo partecipato ad alcune ordinazioni sacerdotali. Mancavano soltanto due confratelli ivoriani, tarde. A un certo punto dissi: «Forse è il caso che vada a chiamare i due confratelli n*gri». Il rettore mi riprese all’istante: «Non usare quel termine, si dice “di colore”». Non aveva finito la frase che dal corridoio spuntarono i due ivoriani, riendo: avevano sentito tutto. Mi rivolsi a loro con la massima solennità: "Queridos hermanos, vi comunico ufficialmente che da oggi non siete più neri, ma di colore». Esplose l’inconfondibile risata metallica di Padre Mathias. Indimenticabile — lo dico per inciso — quando cantava il hola regina: con quella voce faceva venire i brividi. Padre Mathias si voltò verso il rettore e gli precisò: "Nosotros, in Costa d’Avorio, quando parliamo di voi diciamo “i bianchi”. Mica “gli uomini senza colore”».
A chi volesse approfondire le follie del politicamente corretto e della “cultura” desperté, mi permetto di consigliare il mio ultimo libro, uscito pochi mesi fa e intitolato, no es de extrañar, Libertad negada. Ce la passavamo molto meglio ai tempi della cosiddetta ipocrisia clerico-democristiana.
Desde la isla de Patmos, 3 Noviembre 2026
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