IL NARCISISTA MALIGNO E L’USO DI BLOG E SOCIAL PER ARRECARE DANNO ALLA CHIESA E AI SUOI FEDELI SERVITORI
Certe formule tipiche del clericalismo imprevidente, quali ad esempio «ignorarlo», «non abbassarsi al suo livello», «lasciarlo parlare», «tanto tra un mese se lo saranno scordato» … non hanno prodotto alcun risultato e ciò che avrebbe dovuto essere stroncato sul nascere è stato lasciato crescere. Resultado: il silenzio, anziché una condanna all’oblio ha elargito la più efficace delle legittimazioni.
Il narcisista malignoè un soggetto affetto da un serio disturbo che lo rende particolarmente nocivo, in quanto dotato di una personalità che se inserita in certi contesti diviene principio attivo di disfacimento, capace di trasformare le relazioni umane in strumento di dominio e di distruzione. È la forma di narcisismo più degenerativa, ma soprattutto più pericolosa.
La celebre criminologa e psicologa italiana Roberta Bruzzoneha approfondito in ambito scientifico questa figura complessa, sino a divenire oggetto essa stessa di azioni di disturbo e di esposizioni polemiche, accompagnate anche dalla presentazione di esposti a suo carico presso l’Ordine degli Psicologi (cf.. Who), il tutto come già avvenuto in precedenza per lo psicologo Amedeo Cencini, presbitero della Congregazione canossiana, a sua volta oggetto di analoghe iniziative giudicate totalmente prive di fondamento dalla competente sede disciplinare (cf.. Who).
In tale configurazioneemerge una dimensione particolarmente rilevante: l’uso sistematico del linguaggio come strumento di aggressione e di controllo. Il narcisista maligno non si limita a esprimere giudizi, ma costruisce interventi ripetuti, attraverso scritti e prese di posizione pubbliche, caratterizzati da un tono polemico, delegittimante e offensivo. L’aggressione verbale non è occasionale, ma reiterata; non è reazione, ma un metodo inserito all’interno di una personalità aggressivo-distruttiva unita a una convinzione implicita: ritiene di godere del diritto unilaterale all’offesa. Solo alcuni esempi tra i tanti: egli può permettersi di dare del «rozzo scaricatore di porto» e del «burino arrogante» al Presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (cf.. Who), può tacciare l’arcivescovo vicegerente della Diocesi di Roma di essere un «fallito nella vita, un incompetente e un ignorante» (cf.. Who), può scrivere decine di articoli per insolentire un cardinale sino ad accusarlo di essere un «bugiardo» che «abusa delle coscienze» (cf.. Who), può dare della «megera di paese», dell’«analfabeta» e del «lecchino» al direttore dei Media Vaticani (cf.. Who). No entanto, nel momento in cui è lui oggetto di critica o di smentita — senza che alcuno gli lanci le offese che abitualmente lancia lui agli altri —, ecco che attiva una reazione opposta e speculare: si percepisce come vittima e come tale si dichiara e presenta, interpreta la confutazione come aggressione e rivendica per sé una tutela che egli stesso nega sistematicamente agli altri. La realtà viene così riorganizzata secondo uno schema nel quale il soggetto, pur essendo l’agente dell’attacco, si rappresenta come destinatario di un’ingiustizia, o di una discriminazione. Da qui prende avvio una dinamica reattiva che può assumere forme progressivamente sempre più invasive e violente.
Con la costruzione di narrazioni reiterate,la ripetizione di accuse, le insinuazioni e le letture distorte dei fatti, il narcisista maligno crea nel tempo un clima di sospetto attorno ai bersagli individuati. Giunge a servirsi persino degli strumenti giudiziari, non per tutelare un diritto, ma come mezzi di pressione per tentare di colpire e logorare l’altro con azioni di disturbo e di intimidazione. Para este fim, egli è in grado di individuare e coinvolgere professionisti che, lungi dall’essere maschi alfa, per debolezza e scarsa lucidità critica finiscono per assecondarne le dinamiche dando vita ad azioni legali prive di reale consistenza, piegando l’esercizio della professione a una funzione di aggressione indiretta attraverso esposti e citazioni in giudizio temerarie che non superano neppure le fasi preliminari del vaglio giudiziario, ma producono però logoramento, dispendio di risorse e pressione continua. Desta forma, anche il diritto è trasformato in strumento di violenza. Il narcisista maligno non ha bisogno di vincere: gli basta attivare il meccanismo. Para ele, disturbare è già colpire e colpire è per lui già una forma di autoaffermazione (cf.. Who).
La distruzione dell’altroavviene così prevalentemente per erosione. Non si assiste necessariamente a un attacco diretto, ma a un progressivo svuotamento dell’autorevolezza: allusioni, accostamenti, insinuações, letture malevole dei fatti finiscono per creare una percezione negativa che precede e sostituisce il giudizio sulla realtà. A questo si aggiunge l’assenza di limite, data dal fatto che non si è di fronte a deviazioni occasionali, ma a una configurazione nella quale la menzogna, la manipolazione, la delegittimazione e la distruzione della reputazione altrui diventano strumenti ordinari. Nesta perspectiva, anche la sessualità perde il suo significato umano e relazionale per essere ridotta a mezzo. Non è più espressione disordinata di una fragilità, ma strumento utilizzato in modo consapevole per ottenere consenso, esercitare influenza, creare legami di dipendenza o consolidare posizioni acquisite. Il rapporto con il corpo e con l’altro risulta così deformato in senso funzionale: non vi è più incontro, ma utilizzo; non vi è più relazione, ma controllo.
In questa riduzione della sessualità a strumentosi manifesta un passaggio ulteriore. Là dove viene meno la possibilità di una relazione autentica, non viene meno il bisogno di affermazione e di dominio. O outro, già privato della sua consistenza personale, non è più soltanto utilizzato, ma progressivamente assoggettato. La relazione, svuotata dall’interno, lascia spazio a una dinamica nella quale il controllo sostituisce l’incontro. È in questo contesto che emerge anche la componente sadica. Il narcisista maligno non solo non prova rimorso per il male arrecato, ma giunge a trarre una forma di piacere nel vedere l’altro umiliato, isolado, destruído. La sofferenza altrui non rappresenta più un limite, ma diventa conferma del proprio dominio. Anche per questo è difficile combattere il narcisista maligno, perché chi lo fa è dotato interiormente di scrupoli, di senso etico, ma soprattutto di limiti. Col narcisista maligno la lotta risulta invece impari e molto difficile, perché dal canto suo è privo di scrupoli e di senso etico, ma soprattutto non conosce limiti.
Il luogo stesso del piacere, nel narcisista malignoè progressivamente trasferito. Ciò che nell’ordine umano trova il proprio compimento nell’eros, nella relazione e nel dono, viene svuotato e ricollocato altrove. Là dove la dimensione affettiva è compromessa, egli non smette di cercare il piacere, ma ne altera la sede e la struttura. Non è più l’incontro con l’altro a generarlo, ma il suo assoggettamento; non è più la reciprocità, ma il dominio; non è più la comunione, ma la distruzione. Nesse sentido, il sadismo non costituisce un’aggiunta secondaria, ma il luogo stesso nel quale il piacere si ricolloca. Il dolore inflitto all’altro non è un effetto collaterale, ma diventa principio di gratificazione. È a questo modo che si realizza un rovesciamento radicale dell’ordine umano: ciò che dovrebbe costituire un limite — il male arrecato — viene interiormente assunto come criterio di conferma e come fonte di piacere.
A ciò si aggiunge un elemento ulteriore, spesso trascurato: il narcisista maligno, pur essendo soggetto attivo di dinamiche distruttive, può essere utilizzato da soggetti più lucidi e spregiudicati, che operano all’interno dei medesimi organismi ecclesiali, divenendo strumento operativo di strategie che gli vengono suggerite. La sua struttura psicologica lo rende particolarmente predisposto a essere attivato mediante dinamiche di lusinga e di conferma: è sufficiente fargli credere di esercitare un ruolo determinante o di agire in nome di un interesse superiore. Desta forma,, egli si presta a svolgere funzioni di attacco, di disturbo e di delegittimazione. Ciò che rende insidiosa questa dinamica è la dissociazione tra chi agisce e chi orienta l’azione in forma indiretta e spesso anonima, evitando l’esposizione personale; mentre il narcisista maligno, non avendo nulla da perdere sul piano ecclesiale, professionale e patrimoniale, assume su di sé l’azione visibile, diventando il volto esposto, su blog e social, di iniziative altrui. Quello che nel linguaggio delle scienze politiche è noto come “utile idiota”: colui che sostiene un’ideologia senza comprenderne le reali finalità e finendo per arrecare danno anche a se stesso.
Il tratto più rivelatore resta la replica alla critica.Qualsiasi tentativo di riportare i fatti alla loro verità viene vissuto come minaccia. Da qui nasce una reazione che non mira al chiarimento, ma alla neutralizzazione dell’interlocutore. In tale processo, la verità cessa di essere criterio e diventa variabile. Ciò che conta non è ciò che è, ma ciò che può essere imposto come tale. E se quanto da lui affermato viene smentito e dimostrato essere falso (cf.. Who), le sue reazioni assumeranno la forma di una violenza distruttiva furiosa. Por causa disso, simili personalità che si radicano nella Chiesa non rappresentano solo un problema individuale, ma un fattore di alterazione strutturale. Il danno più grave non è solo quello arrecato alle singole persone, ma quello inferto alla stessa credibilità ecclesiale.
Gravi le responsabilità delle Autorità Ecclesiasticheche hanno omesso qualsiasi intervento a tutela dell’immagine della Chiesa, della Santa Sede e dei suoi servitori ripetutamente insolentiti. Certe formule tipiche del clericalismo imprevidente, quali ad esempio «ignorarlo», «non abbassarsi al suo livello», «lasciarlo parlare», «tanto tra un mese se lo saranno scordato» … non hanno prodotto alcun risultato e ciò che avrebbe dovuto essere stroncato sul nascere è stato lasciato crescere. Resultado: il silenzio, anziché una condanna all’oblio ha elargito la più efficace delle legittimazioni, perché chi agisce in modo sistematico attraverso questi canalisocialtrae forza proprio dall’assenza di una risposta che finisce col conferire una patente di impunità, dando alla persona la convinzione di poter agire senza conseguenze e alzando il livello dell’offesa di volta in volta.
E non si sorvoli poi sul grave dannoprodotto in modo più sottile e pericoloso all’interno del clero. È infatti nel tessuto ordinario della vita ecclesiale, tra canoniche, sacrestie, monasteri estetici arcobalenati e conversazioni quotidiane, che ha preso forma una convinzione semplice e devastante: se quel tal bloghettaro continua ad aggredire e insolentire ecclesiastici, prelati e dicasteri della Santa Sede senza che nessuno intervenga, allora ciò che dice deve essere vero, specie considerando in che modo afferma con sicurezza nei suoi video: «noi in Vaticano … aqui no Vaticano … qua dentro in Vaticano …». Non andrebbe infatti dimenticato che anche nel clero ci sono uomini semplici e fragili, Talvez agora mais do que nunca. Non avrebbe quindi il dovere, Autoridade Eclesiástica, ripiegata nel proprio silenzio omissivo generato da senso di superiorità, di tutelarli e proteggerli dal veleno di notizie false e fuorvianti?
Specie dopo aggressioni particolarmente offensive, il soggetto in questione afferma che nessuno ha mai denunciato lui e il suo blog, Por que, de acordo com ele, diffonde verità incontrovertibili, coperte — nientemeno! — da documenti probanti che è pronto a tirare fuori se qualcuno osasse smentirlo. È così che il silenzio e il non agire clericale sono capovolti e trasformati in elementi di legittimazione. Todos os, grazie a un clericalismo auto-assolutizzante, segnato da un senso di superiorità sterile e, Por causa disso, profondamente autolesivo. Porque, como os fatos mostram, molti preti non leggonoFuturoma leggono quel blog di pettegolezzi avvelenati e avvelenanti.
Complimenti al bel tacer clericaleche ignora e giammai si abbasserebbe a certi livelli, in virtù della sua presunta superiorità che lo porta a non vedere e a non sentire; assim, a tacere e a non difendere, dal falso e dal violento, i preti e il Popolo di Dio, che non conoscono più neppure l’esistenza deO Osservatore Romano, ma conoscono in compenso quel Signore che afferma con sicumera «noi in Vaticano … aqui no Vaticano … qua dentro in Vaticano …».
Queridos leitores, esta revista exige custos de gestão que sempre enfrentamos apenas com suas ofertas gratuitas. Aqueles que desejam apoiar nosso trabalho apostólico podem nos enviar sua contribuição pela maneira conveniente e segura PayPal clicando abaixo:
Ou se preferir, você pode usar o nosso conta bancária em nome do:
Edições A ilha de Patmos
Agência n. 59 De Roma – Vaticano
IBAN: IT74R0503403259000000301118
Para transferências bancárias internacionais:
Código SWIFT: BAPPIT21D21
Se você fizer uma transferência bancária, envie um e-mail para a redação,
o banco não fornece seu e-mail e não poderemos enviar uma mensagem de agradecimento: isoladipatmos@gmail.com
Agradecemos o apoio que deseja oferecer ao nosso serviço apostólico.
Os Padres da Ilha de Patmos
HTTPS://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2025/08/padre-ariel-foto-2025-piccola.jpg?FIT = 150,150 & SSL = 1150150Pai de ArielHTTPS://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPai de Ariel2026-03-31 21:02:102026-03-31 21:02:10O narcisista maligno e o uso de blogs e redes sociais para causar danos à Igreja e aos seus fiéis servidores
IL GENIO DI VAURO: LA TRAGEDIA ISREAELO-PALESTINESE TUTTA IN UNA VIGNETTA
Epoche ormai passate, Quando, pur con tutte le differenze del caso, talora persino abissali, le pagine culturali di più alto livello si potevano leggere suO Manifesto, A Unidade, O Osservatore Romano e La Civiltà Cattolica.
– Os resumos dos Padres da Ilha de Patmos –
Autor Editores da ilha de Patmos
.
Alla domanda: in che cosa consiste il genio?Potremmo rispondere in vari modi: geniale è chi riesce a esprimere tutto con una sola pennellata: una frase, una immagine, in questo caso una vignetta apparentemente satirica.
L’autore è Vauro Senesi,storico vignettista del quotidianoO Manifesto, dove ha lavorato per lunghi anni a fianco di editorialisti di grande spessore culturale e politico come Luigi Pintor e Rossana Rossanda. Epoche ormai passate, Quando, pur con tutte le differenze del caso, talora persino abissali, le pagine culturali di più alto livello si potevano leggere suO Manifesto, A Unidade, O Osservatore Romano e La Civiltà Cattolica.
L’amico Vauro Senesi è testimone di quella grande stagione, passado, ma rimasta indelebile nella storia patria.
Da ilha de Patmos, 31 Março 2026
.
______________________
Queridos leitores, esta revista exige custos de gestão que sempre enfrentamos apenas com suas ofertas gratuitas. Aqueles que desejam apoiar nosso trabalho apostólico podem nos enviar sua contribuição pela maneira conveniente e segura PayPal clicando abaixo:
Ou se preferir, você pode usar o nosso conta bancária em nome do: Edições A ilha de Patmos Agência n. 59 Roma – Vaticano
IBAN: IT74R0503403259000000301118
Para transferências bancárias internacionais:
Código SWIFT: BAPPIT21D21
Se você fizer uma transferência bancária, envie um e-mail para a redação, o banco não fornece seu e-mail e não poderemos enviar uma mensagem de agradecimento: isoladipatmos@gmail.com
Agradecemos o apoio que deseja oferecer ao nosso serviço apostólico.
Os Padres da Ilha de Patmos
.
.
HTTPS://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/faviconbianco150.jpg?FIT = 150,150 & SSL = 1150150RedaçãoHTTPS://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngRedação2026-03-31 10:58:212026-03-31 10:58:21O gênio de Vauro: a tragédia israelo-palestiniana, tudo em um cartoon
O Principado de Mônaco, que sempre teve uma relação privilegiada com a Santa Sé, tem assento na ONU, enquanto o Vaticano é apenas um observador. Talvez certos diálogos ou reuniões sejam realizados porque podem ser realizados, embora silenciosamente e com pés macios, até mesmo outras implicações que não agradam ao populismo? Vá e explique para quem comenta facilmente nas redes sociais.
Quando eu era um jovem com grandes esperanças a única que percebeu isso foi uma freira muito boa que passou grande parte de sua vida religiosa alimentando estudantes de filosofia e teologia, com sua cozinha. A freira imaginou um futuro para mim como Papa. Não apenas uma eventualidade remota, mas pertencente ao reino do impossível. além disso, se virmos o que significa ser Papa hoje na época da internet e dos deuses mídia social, uma carreira desse tipo preferiria ser desencorajada do que esperada. Jornais ou agências dão notícias de algo que o Papa disse ou fez? Abra o céu. Comentários chovem imediatamente, críticas e comparações. Há alguém que se preocupa em verificar a notícia ou avaliá-la? Vamos imaginar. Se já foi ruminado e preparado para ser lido, no caso de ser antecipado por algum pequeno título que receba curtidas, como se diz, o jogo acabou. Amanhã é outro dia de qualquer maneira e isso já será notícia velha. enquanto isso, o fluxo do analfabetismo que não deixa ninguém para trás continua imparável, até mesmo um sucessor de São Pedro.
Tomemos por exemplo a recente viagem do Santo Padre no Principado de Mônaco, O segundo. Mas como, um Papa que vai para o reino dos ricos, de luxo ostensivo e evasão fiscal? Com o confronto chocante com Francesco ao virar da esquina, sua primeira viagem, em vez disso, ele fez isso em Lampedusa. Mas se você pensa que mesmo aquela viagem não foi isenta de críticas, engana-se. Só agora a comparação se torna útil e até os bons cristãos caem nela, esqueça aquele cara que já foi chamado de glutão e bêbado, amigo de prostitutas e publicanos, que não desdenhou em receber ajuda da Giovanna, mulher de Cuza, Diretor de Herodes (MT 11,18-19; LC 8,3).
E se o Papa tivesse ido a Munique de propósito precisamente para lembrar o que o Evangelho diz a quem tem mais que os outros? Fácil de dizer em Lampedusa, tente dizer isso na frente de quem tem dinheiro, e como; com o risco de ouvir o que os atenienses disseram a Paulo dando-lhe tapinhas no ombro: «Ouviremos de você sobre isso em outra ocasião» (No 17, 32). Sem o fato, não secundário, que no Principado do Mónaco existe uma comunidade católica que sempre teve uma relação privilegiada com a Santa Sé, tem assento na ONU, enquanto o Vaticano é apenas um observador. Talvez certos diálogos ou reuniões sejam realizados porque podem ser realizados, embora silenciosamente e com pés macios, até mesmo outras implicações que não agradam ao populismo? Vá e explique para quem comenta facilmente nas redes sociais. Eles não têm tempo para ler o que o Papa disse ao Príncipe Albert II em Mônaco, quando lembrou que os países do «Mediterrâneo (Eu estou) hoje ameaçada por um clima generalizado de fechamento e auto-suficiência". Do que viver em um lugar de elite, embora composto «representa para alguns um privilégio e para todos um apelo específico a questionar o seu lugar no mundo. Aos olhos de Deus, nada é recebido em vão! Como Jesus sugere na parábola dos talentos, o que nos foi confiado não deve ser enterrado no subsolo, mas colocados em circulação e multiplicados no horizonte do Reino de Deus.
Este horizonte é mais amplo que o privado e não se trata de um mundo utópico: Reino de Deus, ao qual Jesus consagrou sua vida, está perto, porque ele vem entre nós e sacode as configurações injustas de poder, as estruturas do pecado que cavam abismos entre os pobres e os ricos, entre os privilegiados e os descartados, entre amigos e inimigos. Cada talento, cada oportunidade, todo bem colocado em nossas mãos tem destino universal, uma necessidade intrínseca de ser desenfreado, mas redistribuído, para que a vida de todos seja melhor. É por isso que Jesus nos ensinou a orar: “O pão nosso de cada dia nos dá hoje” (MT 6,11); e ao mesmo tempo ele diz: "Procurar, em primeiro lugar, o reino de Deus e a sua justiça" (MT 6,33). Esta lógica de liberdade e partilha está na base da parábola do Juízo Final, que tem os pobres no seu centro: Cristo, o juiz, quem está sentado no trono, ele se identifica com cada um deles (cf. MT 25,31-46). Quem quiser entender não deve ter muito esforço. Ele lembrou à comunidade católica:
«Cristo [...] centro dinâmico, coração da nossa fé [...] Seu traço compassivo e misericordioso faz dele um “defensor” em defesa dos pobres e pecadores, certamente não ceder ao mal, mas para libertá-los da opressão e da escravidão e torná-los filhos de Deus e irmãos entre si. Não é por acaso que os gestos realizados por Jesus não se limitam à cura física ou espiritual da pessoa, mas também incluem uma importante dimensão social e política: a pessoa curada é reintegrada, em toda a sua dignidade, na comunidade humana e religiosa da qual, muitas vezes precisamente por causa de sua condição de doença ou pecado, tinha sido excluído. Esta comunhão é o sinal por excelência da Igreja, chamado a ser no mundo um reflexo do amor de Deus que não mostra preferência pelas pessoas (cf. No 10,34). Nesse sentido, Gostaria de dizer que a sua Igreja, aqui no Principado de Mônaco, possui grande riqueza: seja um lugar, uma realidade em que todos encontrem acolhimento e hospitalidade, naquela mistura social e cultural que é o seu traço típico. O Principado de Mônaco, na verdade, é um pequeno estado habitado de forma variada por monegascos, Francês, Italianos e pessoas de muitas outras nacionalidades. Un piccolo Stato cosmopolita, in cui alla varietà delle provenienze si associano anche altre differenze di tipo socioeconomico. Nella Chiesa, tali differenze non diventano mai occasione di divisione in classi sociali ma, ao contrário, tutti sono accolti in quanto persone e figli di Dio, e tutti sono destinatari di un dono di grazia che incoraggia la comunione, la fraternità e l’amore vicendevole. Questo è il dono che proviene da Cristo, nostro avvocato presso il Padre. De fato, tutti siamo stati battezzati in Lui e, Por conseguinte, afferma San Paolo, “non c’è Giudeo né Greco; não há escravo nem livre; não existe homem e mulher, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”». (Garota 3,28) (cf.. discorso ufficiale nel video, Who).
Poi c’è stato anche l’incontro coi giovaniche tralascio perché quel che ho riportato mi basta a sottolineare che perfino il ministero petrino è attraversato dalla crisi che avvolge l’odierna comunicazione e che quanti si affidano ai titoli già impostati, tralasciano la fatica pur bella di approfondire e di sapere.
C’è poi un ultimo aspetto.Le parole sono come semi, per germogliare hanno bisogno di tempo. Nella Chiesa parecchio. Quando Benedetto XV nel pieno svolgimento del primo conflitto mondiale definì quella guerra: «inutile strage»; quell’espressione, com’ebbe a dire uno storico, «rimase, e sollevò una tempesta». Fu osteggiata da tutti, accolta con indifferenza dalla stampa, dai politici e perfino tacciata di fiaccare le truppe al fronte. Oggi la riconosciamo come la definizione più calzante di un evento tragico e giustamente consegnata alla storia. Senza quell’affermazione un altro Papa, Paulo VI, non avrebbe potuto pronunciare nel consesso dell’Onu l’altrettanto famoso grido: «Mai più la guerra, mai più la guerra!». Oggi è normale pensare ai pontefici come uomini di pace.
Ho iniziato accennando alla buona cucina di una suora.Nello stesso periodo, qualche giorno prima che iniziasse il conclave che lo avrebbe eletto, fui mandato — lo confesso, senza averne gran voglia — a servire Messa al Cardinale Albino Luciani, presso la Chiesa di San Marco in Piazza Venezia a Roma. Eravamo due accoliti, il rettore della chiesa e quattro gatti di fedeli. Dopo la Messa, in sagrestia, non sapendo che dire me ne uscii: «Eminenza, auguri». Lui mi guardò bonario e poi disse: «Sai come si dice al mio paese?». a: «no…». E lui me lo disse in dialetto e poi me lo tradusse: «Con questa pasta non si fanno gli gnocchi».
Si vede che da lassù qualcuno sa cucinare meglio di noi.È che nella Chiesa le parole sono come alcuni alimenti: preferiscono la cottura lenta e prolungata, perché poi possano essere gustate in tutte le loro fasce aromatiche. Noi oggi ci nutriamo di fast food, anche nelle notizie che scorriamo sui nostri smartphone. È il nostro tempo e non ci si può far niente. Forse solo ricordare quel Tale che ho nominato prima, quello che si faceva aiutare economicamente dalle donne. Una volta raccontò che la Parola del Regno di Dio è come un seme che cade su diversi terreni, alcuni parecchio refrattari, altri più ben disposti. E lì dà frutto. Il Seminatore divino non si cura tanto del terreno, ma del frutto sì, Se for necessário, della buona cucina pure.
Do Eremitério, 30 Março 2026
.
MONTECARLO AND THE YOUNG POPE COOKED BY THE NUN
The Principality of Monaco, which has always maintained a privileged relationship with the Holy See, holds a seat at the United Nations, while the Vatican is only an observer. Perhaps certain dialogues or meetings take place because they may have, even if silently and with soft steps, further implications that do not lend themselves to populist appeal? Try explaining that to those who are quick to comment on social media.
When I was a young man full of promise,the only one who seemed to notice was a very good nun who spent a large part of her religious life feeding students of philosophy and theology with her cooking. The religious sister envisaged for me a future as Pope. An eventuality not only remote, but belonging to the realm of the impossible. Além disso, if we consider what it means today to be Pope in the age of the internet and social media, such a career would be more to be discouraged than desired. Do newspapers or agencies report something that the Pope has said or done? All hell breaks loose. Comentários, criticisms, and comparisons immediately pour down. Is there anyone who takes the trouble to verify the news or to examine it? Hardly. If it has already been chewed over and prepared so that it can be read, perhaps preceded by some catchy headline designed to attract likes, as they say, the game is done. Afinal, tomorrow is another day and that will already be old news. enquanto isso, the relentless flow of an illiteracy that spares no one continues, not even a successor of Saint Peter.
Let us take as an example the recent journeyof the Holy Father to the Principality of Monaco, o segundo. What then, a Pope who goes to the realm of the rich, of ostentatious luxury and of tax evasion? With, just around the corner, the striking comparison with Francis who, on his first journey, went instead to Lampedusa. But if you think that even that journey was not without criticism, you are mistaken. It is only that now the comparison proves useful, and even good Christians fall into it, forgetful of that One who was once called a glutton and a drunkard, a friend of prostitutes and tax collectors, who did not disdain to be assisted by Joanna, the wife of Chuza, steward of Herod (MT 11:18–19; Página 8:3).
What if the Pope had gone to Monacoprecisely to remind those who have more than others of what the Gospel says to them? It is easy to say it in Lampedusa; try saying it in front of those who truly have money, and plenty of it, at the risk of hearing the very words that the Athenians addressed to Paul, patting him on the shoulder: “We will hear you again about this” (Atos 17:32). Leaving aside the not insignificant fact that in the Principality of Monaco there exists a Catholic community which has always maintained a privileged relationship with the Holy See, it holds a seat at the United Nations, while the Vatican is only an observer. Perhaps certain dialogues or meetings take place because they may have, even if silently and with soft steps, further implications that do not lend themselves to populist appeal? Try explaining that to those who are quick to comment on social media. They do not have the time to read what the Pope said in Monaco to Prince Albert II, when he recalled that the countries of the “Mediterranean (são) today threatened by a widespread climate of closure and self-sufficiency”. That living in an elite place, albeit a composite one, “represents for some a privilege and for all a specific calling to question their place in the world. In the eyes of God, nothing is received in vain! As Jesus suggests in the parable of the talents, what has been entrusted to us must not be buried underground, but set in motion and multiplied within the horizon of the Kingdom of God.”
That horizon is broaderthan the private one and does not concern a utopian world: the Kingdom of God, to which Jesus devoted his life, is near, because it comes among us and shakes the unjust configurations of power, the structures of sin that dig abysses between the poor and the rich, between the privileged and the discarded, between friends and enemies. Every talent, every opportunity, every good placed in our hands has a universal destination, an intrinsic requirement not to be withheld, but to be redistributed, so that the life of all may be better. For this reason Jesus taught us to pray: “Give us this day our daily bread” (MT 6:11); and at the same time he says: “Seek first the Kingdom of God and his righteousness” (MT 6:33). This logic of freedom and sharing is at the foundation of the parable of the Last Judgment, which places the poor at the center: Christ the judge, who sits on the throne, identifies himself with each one of them (cf. MT 25:31–46). Whoever wishes to understand should not find it too difficult. To the Catholic community he recalled:
“Christ [...] the dynamic center, the heart of our faith [...] His compassionate and merciful disposition makes him an ‘advocate’ in defense of the poor and of sinners, certainly not in order to condone evil, but to free them from oppression and slavery and to make them children of God and brothers and sisters among themselves. It is no coincidence that the actions performed by Jesus are not limited to the physical or spiritual healing of the person, but also include an important social and political dimension: the person who is healed is reintegrated, in all his dignity, into the human and religious community from which, often precisely because of his condition of illness or sin, he had been excluded. This communion is the preeminent sign of the Church, which is called to be in the world a reflection of the love of God who shows no partiality (cf. Atos 10:34). Nesse sentido, I would like to say that your Church, here in the Principality of Monaco, possesses a great richness: being a place, a reality in which all find welcome and hospitality, in that social and cultural mixture which is a characteristic of yours. The Principality of Monaco, na verdade, is a small State, yet inhabited in a varied way by Monegasques, French, Italians and people of many other nationalities. A small cosmopolitan State, in which to the variety of origins are also joined other differences of a socio-economic kind. In the Church, such differences never become an occasion for division into social classes; pelo contrário, all are welcomed as persons and as children of God, and all are recipients of a gift of grace that fosters communion, fraternity and mutual love. This is the gift that comes from Christ, our advocate before the Father. De fato, we have all been baptized in Him and therefore, as Saint Paul affirms, ‘there is neither Jew nor Greek; there is neither slave nor free; there is neither male nor female, for you are all one in Christ Jesus’” (Garota 3:28) (cf. official address in the video byNotícias do Vaticano, aqui).
Then there was also the meeting with the young people,which I omit because what I have reported is enough for me to underline that even the Petrine ministry is traversed by the crisis that envelops contemporary communication, and that those who rely on pre-packaged headlines neglect the effort — though a beautiful one — of going deeper and of knowing.
There is then one last aspect.Words are like seeds; in order to germinate they need time. In the Church, quite a lot of it. When Benedict XV, in the midst of the First World War, defined that war as an “useless slaughter”, that expression, as a historian put it, “remained, and stirred up a storm”. It was opposed by everyone, received with indifference by the press and by politicians, and even accused of weakening the troops at the front. Today we recognize it as the most fitting definition of a tragic event, rightly consigned to history. Without that statement, another Pope, Paul VI, would not have been able to pronounce, in the assembly of the United Nations, the equally famous cry: “No more war, never again war!”. Today it is normal to think of the pontiffs as men of peace.
I began by mentioning the good cooking of a nun.In that same period, a few days before the conclave that would elect him began, I was sent — I confess, not very willingly — to serve Mass for Cardinal Albino Luciani at the Church of San Marco in Piazza Venezia in Rome. There were two of us altar servers, the rector of the church, and a mere handful of faithful. After Mass, in the sacristy, not knowing what to say, I blurted out: “Your Eminence, my best wishes.” He looked at me kindly and then said: “Do you know how we say it in my village?” I replied: “No…”. And he told me in dialect and then translated it: “With this dough, you can’t make gnocchi.”
It would seem that someoneup there knows how to cook better than we do. The point is that in the Church words are like certain foods: they prefer slow and prolonged cooking, so that they may then be savored in all their aromatic layers. Today we feed on fast food, even in the news we scroll through on our smartphones. It is our time, and there is nothing to be done about it. Perhaps only to recall that One I mentioned earlier, the one who allowed himself to be supported financially by women. Once he said that the Word of the Kingdom of God is like a seed that falls on different kinds of soil, some rather resistant, others more receptive. And there it bears fruit. The divine Sower is not so concerned with the soil, but with the fruit — and, when needed, with good cooking as well.
Do Eremitério, 30 Março 2026
.
MONTECARLO Y EL JOVEN PAPA COCINADO POR LA MONJA
El Principado de Mónaco, que desde siempre mantiene una relación privilegiada con la Santa Sede, posee un escaño en la ONU, mientras que el Vaticano es solo un observador. ¿Quizá ciertos diálogos o encuentros se realizan porque pueden tener, aunque sea silenciosamente y con pasos felpados, incluso otros alcances que no halagan el populismo? Ve a explicárselo a los que comentan con facilidad en las redes sociales
Cuando era un joven lleno de esperanzas,la única que parecía darse cuenta era una buenísima monja que pasó gran parte de su vida religiosa alimentando a estudiantes de filosofía y teología con su cocina. La religiosa auguraba para mí un futuro como Papa. Una eventualidad no solo remota, sino perteneciente al reino de lo imposible. Além do mais, si consideramos lo que significa hoy ser Papa en tiempos de internet y de las redes sociales, una carrera de ese tipo sería más bien para desaconsejar que para desear. ¿Los periódicos o las agencias informan de algo que el Papa ha dicho o hecho? Se arma el cielo. Inmediatamente llueven comentarios, críticas y comparaciones. ¿Hay alguien que se tome la molestia de verificar las noticias o de examinarlas? Ni pensarlo. Si ya ha sido rumiada y preparada para ser leída, quizá precedida por algún titular atrapalikes, como se suele decir, el juego está hecho. Total, mañana es otro día y esa será ya una noticia vieja. Mientras tanto, continúa imparable el fluir de un analfabetismo que no deja fuera a nadie, ni siquiera a un sucesor de San Pedro.
Tomemos como ejemploel reciente viaje del Santo Padre al Principado de Mónaco, el segundo. Pero ¿cómo es posible?, ¿un Papa que va al reino de los ricos, del lujo ostentoso y de la evasión fiscal? Com, inmediatamente a la vuelta de la esquina, la comparación estridente con Francisco, quien, en su primer viaje, fue en cambio a Lampedusa. Pero si pensáis que tampoco aquel viaje estuvo exento de críticas, os equivocáis. Solo que ahora la comparación resulta útil, y en ella caen incluso los buenos cristianos, olvidadizos de Aquel que en otro tiempo fue llamado comilón y bebedor, amigo de prostitutas y publicanos, que no desdeñaba dejarse ayudar por Juana, mujer de Cusa, administrador de Herodes (MT 11,18-19; LC 8,3).
¿Qué pasaría si el Papa hubiera ido precisamente a Mónacopara recordar lo que el Evangelio dice a quienes tienen más que los demás? Fácil decirlo en Lampedusa; intentad decirlo delante de quienes tienen dinero, y mucho; con el riesgo de oírse responder lo mismo que los atenienses dijeron a Pablo, dándole una palmada en el hombro: «Sobre esto ya te oiremos otra vez» (Hch 17,32). Dejando de lado el hecho, no secundario, de que en el Principado de Mónaco existe una comunidad católica que desde siempre mantiene una relación privilegiada con la Santa Sede, posee un escaño en la ONU, mientras que el Vaticano es solo un observador. ¿Quizá ciertos diálogos o encuentros se realizan porque pueden tener, aunque sea silenciosamente y con pasos felpados, incluso otros alcances que no halagan el populismo? Ve a explicárselo a quienes comentan con facilidad en las redes sociales. Ellos no tienen tiempo de leer lo que el Papa dijo en Mónaco al Príncipe Alberto II, cuando recordó que los países del «Mediterráneo (están) hoy amenazados por un clima generalizado de cerrazón y autosuficiencia». Que vivir en un lugar de élite, aunque compuesto, «representa para algunos un privilegio y para todos una llamada específica a interrogarse sobre su propio lugar en el mundo. A los ojos de Dios, nada se recibe en vano. Como deja entender Jesús en la parábola de los talentos, lo que se nos ha confiado no debe ser enterrado bajo tierra, sino puesto en circulación y multiplicado en el horizonte del Reino de Dios.
Ese horizonte es más amplio que el privadoy no se refiere a un mundo utópico: el Reino de Dios, al que Jesús ha consagrado su vida, está cerca, porque viene en medio de nosotros y sacude las configuraciones injustas del poder, las estructuras de pecado que abren abismos entre pobres y ricos, entre privilegiados y descartados, entre amigos y enemigos. Cada talento, cada oportunidad, cada bien puesto en nuestras manos tiene un destino universal, una exigencia intrínseca de no ser retenido, sino redistribuido, para que la vida de todos sea mejor. Por eso Jesús nos ha enseñado a orar: «Danos hoy nuestro pan de cada día» (MT 6,11); y al mismo tiempo dice: «Buscad, em primeiro lugar, el Reino de Dios y su justicia» (MT 6,33). Esta lógica de libertad y de compartir está en la base de la parábola del juicio universal, que tiene a los pobres en el centro: Cristo juez, que se sienta en el trono, se identifica con cada uno de ellos (cf. MT 25,31-46). Quien quiera entender no debería encontrar mucha dificultad. A la comunidad católica recordó:
«Cristo [...] centro dinámico, corazón de nuestra fe [...] Su rasgo compasivo y misericordioso lo convierte en “abogado” en defensa de los pobres y de los pecadores, ciertamente no para secundar el mal, sino para liberarlos de la opresión y de la esclavitud y hacerlos hijos de Dios y hermanos entre sí. No es casual que los gestos realizados por Jesús no se limiten a la curación física o espiritual de la persona, sino que comprendan también una dimensión social y política importante: la persona curada es reintegrada, en toda su dignidad, en la comunidad humana y religiosa de la cual, a menudo precisamente por su condición de enfermedad o de pecado, había sido excluida. Esta comunión es el signo por excelencia de la Iglesia, llamada a ser en el mundo reflejo del amor de Dios que no hace acepción de personas (cf. Hch 10,34). Nesse sentido, quisiera decir que vuestra Iglesia, aquí en el Principado de Mónaco, posee una gran riqueza: ser un lugar, una realidad en la que todos encuentran acogida y hospitalidad, en esa mezcla social y cultural que es un rasgo típico vuestro. El Principado de Mónaco, de fato, es un pequeño Estado habitado, no entanto, de manera variada por monegascos, franceses, italianos y personas de muchas otras nacionalidades. Un pequeño Estado cosmopolita, en el que a la variedad de procedencias se suman también otras diferencias de tipo socioeconómico. En la Iglesia, tales diferencias nunca se convierten en ocasión de división en clases sociales, sino que, ao contrário, todos son acogidos en cuanto personas e hijos de Dios, y todos son destinatarios de un don de gracia que fomenta la comunión, la fraternidad y el amor mutuo. Este es el don que proviene de Cristo, nuestro abogado ante el Padre. De fato, todos hemos sido bautizados en Él y, portanto, afirma san Pablo, “no hay judío ni griego; no hay esclavo ni libre; no hay hombre ni mujer, porque todos vosotros sois uno en Cristo Jesús”». (Garota 3,28) (cf. discurso oficial en el video, aqui).
Luego hubo también el encuentro con los jóvenes, que omito porque lo que he referido me basta para subrayar que incluso el ministerio petrino está atravesado por la crisis que envuelve la comunicación actual y que quienes se apoyan en titulares ya prefabricados descuidan el esfuerzo —aunque hermoso— de profundizar y de conocer.
Hay además un último aspecto.Las palabras son como semillas: para germinar necesitan tiempo. En la Iglesia, bastante. Cuando Benedicto XV, en pleno desarrollo de la Primera Guerra Mundial, definió aquella guerra como «inútil matanza», esa expresión, como dijo un historiador, «permaneció y levantó una tormenta». Fue combatida por todos, acogida con indiferencia por la prensa y por los políticos, e incluso acusada de debilitar a las tropas en el frente. Hoy la reconocemos como la definición más acertada de un acontecimiento trágico, justamente consignada a la historia. Sin esa afirmación, otro Papa, Pablo VI, no habría podido pronunciar en el seno de la ONU el igualmente célebre grito: «¡Nunca más la guerra, nunca más la guerra!». Hoy es normal pensar en los pontífices como hombres de paz.
Comencé aludiendo a la buena cocina de una monja. En ese mismo período, unos días antes de que comenzara el cónclave que lo elegiría, fui enviado — lo confieso, sin demasiadas ganas — a servir Misa al cardenal Albino Luciani, en la iglesia de San Marco en Piazza Venezia, em Roma. Éramos dos acólitos, el rector de la iglesia y cuatro gatos de fieles. Después de la Misa, en la sacristía, sin saber qué decir, solté: «Eminencia, felicidades». Él me miró con benevolencia y luego dijo: «¿Sabes cómo se dice en mi pueblo?». Yo: «no…». Y me lo dijo en dialecto y luego me lo tradujo: «Con esta masa no se hacen los ñoquis».
Se ve que allá arriba alguien sabe cocinar mejor que nosotros.Es que en la Iglesia las palabras son como ciertos alimentos: prefieren la cocción lenta y prolongada, para que luego puedan ser saboreadas en todas sus notas aromáticas. Hoy nos alimentamos de comida rápida, también en las noticias que recorremos en nuestros smartphones. Es nuestro tiempo y no se puede hacer nada al respecto. Quizá solo recordar a Aquel que he mencionado antes, aquel que se dejaba ayudar económicamente por las mujeres. Una vez dijo que la Palabra del Reino de Dios es como una semilla que cae en distintos terrenos, algunos bastante refractarios, otros más bien dispuestos. Y allí da fruto. El Sembrador divino no se preocupa tanto del terreno, sino del fruto sí, e, cuando hace falta, también de la buena cocina.
Do Eremitério, 30 Março 2026
.
Caverna de Sant'Angelo em Maduro (Civitella del Tronto)
.
Visite as páginas de nossa loja livro WHO e apoie nossas edições comprando e distribuindo nossos livros.
.
______________________
Queridos leitores, esta revista exige custos de gestão que sempre enfrentamos apenas com suas ofertas gratuitas. Aqueles que desejam apoiar nosso trabalho apostólico podem nos enviar sua contribuição pela maneira conveniente e segura PayPal clicando abaixo:
Ou se preferir, você pode usar o nosso conta bancária em nome do: Edições A ilha de Patmos Agência n. 59 De Roma – Vaticano
IBAN: IT74R0503403259000000301118
Para transferências bancárias internacionais:
Código SWIFT: BAPPIT21D21
Se você fizer uma transferência bancária, envie um e-mail para a redação, o banco não fornece seu e-mail e não poderemos enviar uma mensagem de agradecimento: isoladipatmos@gmail.com
Agradecemos o apoio que deseja oferecer ao nosso serviço apostólico.
Os Padres da Ilha de Patmos
.
.
.
.
.
HTTPS://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2023/06/monaco-eremita-piccolo-.jpg?FIT = 150,150 & SSL = 1150150Monge EremitaHTTPS://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngMonge Eremita2026-03-31 02:09:492026-03-31 02:09:49Monte Carlo e o jovem Papa cozinhados pela freira – Montecarlo e o jovem Papa cozinhados pela freira – Monte Carlo e o jovem Papa cozinhados pela freira
Tive uma meia-irmã depois que meu pai se casou pela segunda vez. baixar pornografia Minha nova irmã é uma preguiçosa assistir pornografia Ele não vai à escola nem estuda. história de sexo Ele mata aula sempre que pode pornografia grátis É por isso que seus familiares estão tão bravos com ele pornografia brazzers Pensei em praticar esportes no jardim hoje, quando não há ninguém em casa histórias de sexo Por acaso vi minha irmã que não ia à escola escondida no quarto rokettube Eu gritei com ele e o forcei a ir para a escola pornografia turca Quando ele saiu de casa, comecei a praticar esportes no jardim. pornô Pouco tempo depois, recebi uma notificação no meu celular informando que o alarme da casa estava desativado. histórias de incesto Ela me convenceu a fazer sexo com ela nua na minha frente e seus discursos provocativos..
Gerenciar consentimento
Visão geral da privacidade
Este site usa cookies para melhorar sua experiência enquanto você navega pelo site. Fora destes, os cookies categorizados conforme necessário são armazenados no seu navegador, pois são essenciais para o funcionamento das funcionalidades básicas do site. Também usamos cookies de terceiros que nos ajudam a analisar e entender como você usa este site. Esses cookies serão armazenados no seu navegador apenas com o seu consentimento. Você também tem a opção de desativar esses cookies. Mas a desativação de alguns desses cookies pode afetar sua experiência de navegação.
Os cookies necessários são absolutamente essenciais para que o site funcione corretamente. Esses cookies garantem funcionalidades básicas e recursos de segurança do site, anonimamente.
Biscoito
Duração
Descrição
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 meses
Este cookie é definido pelo plug-in GDPR Cookie Consent. O cookie é usado para armazenar o consentimento do usuário para os cookies na categoria "Análise".
cookielawinfo-checkbox-funcional
11 meses
O cookie é definido pelo consentimento do cookie GDPR para registrar o consentimento do usuário para os cookies na categoria "Funcional".
cookielawinfo-checkbox-needed
11 meses
Este cookie é definido pelo plug-in GDPR Cookie Consent. Os cookies são usados para armazenar o consentimento do usuário para os cookies na categoria "Necessário".
cookielawinfo-checkbox-outros
11 meses
Este cookie é definido pelo plug-in GDPR Cookie Consent. O cookie é usado para armazenar o consentimento do usuário para os cookies na categoria "De outros.
cookielawinfo-checkbox-performance
11 meses
Este cookie é definido pelo plug-in GDPR Cookie Consent. O cookie é usado para armazenar o consentimento do usuário para os cookies na categoria "Desempenho".
visualizado_cookie_policy
11 meses
O cookie é definido pelo plug-in GDPR Cookie Consent e é usado para armazenar se o usuário consentiu ou não com o uso de cookies. Não armazena nenhum dado pessoal.
Os cookies funcionais ajudam a realizar certas funcionalidades, como compartilhar o conteúdo do site em plataformas de mídia social, coletar feedbacks, e outros recursos de terceiros.
Os cookies de desempenho são usados para compreender e analisar os principais índices de desempenho do site, o que ajuda a fornecer uma melhor experiência do usuário para os visitantes.
Cookies analíticos são usados para entender como os visitantes interagem com o site. Esses cookies ajudam a fornecer informações sobre a métrica do número de visitantes, taxa de rejeição, fonte de tráfego, etc.
Cookies de publicidade são usados para fornecer aos visitantes anúncios e campanhas de marketing relevantes. Esses cookies rastreiam visitantes em sites e coletam informações para fornecer anúncios personalizados.