La desesperación de no creer en Dios: un paralelo entre Kirillov y el "tarde te amé" de San Agustín.

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LA DISPERAZIONE DEL NON CREDERE IN DIO: UN PARALLELO TRA KIRILLOV E IL «TARDI TI AMAI» DI SANT’AGOSTINO

«Tardi ti amai, o bellezza tanto antica e tanto nuova: allí, tu eri dentro di me e io fuori; e fuori ti cercavo e mi gettavo, deforme, sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te… Mi tenevano lontano da te le cose che non esisterebbero se non fossero in te»

— Reflexiones pastorales —

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La ricerca del significato e dello scopo della vita è una questione centrale nell’esperienza umana. Per molti, la credenza in Dio svolge un ruolo fondamentale nella costruzione di un senso di identità e nella ricerca di risposte ai dilemmi esistenziali.

Fëdor Dostoevskij (1821-1881). Pintura al óleo sobre lienzo. Vassilij Perov (1833-1882)

Sin embargo, vi sono coloro che affrontano la disperazione derivante dalla mancanza di fede in Dio; esempio di ciò è il personaggio Kirillov, dell’opera di Fëdor Dostoevskij, I Demoni (o I Posseduti).

Kirillov è un personaggio complesso e tormentato che si dibatte con la disperazione di non credere in Dio. Egli riconosce l’assenza di un potere superiore e la mancanza di uno scopo trascendente nell’esistenza umana. Questa consapevolezza lo conduce a uno stato di disperazione, poiché si trova di fronte all’impossibilità di trovare un significato assoluto nella propria vita.

La negazione di Dio pone Kirillov in un crocevia esistenziale. Senza la credenza in un essere divino che possa offrire uno scopo o un ordine morale universale, egli si sente libero di fare ciò che vuole, incluso togliersi la vita. Para él, il suicidio diventa una scelta logica di fronte alla mancanza di senso dell’esistenza. Kirillov crede che, diventando l’autore della propria morte, diventerà il signore assoluto della propria vita.

La disperazione di Kirillov può essere interpretata anche come una risposta alla solitudine e all’isolamento che derivano dalla mancanza di una fede condivisa in Dio. Egli si sente alienato dalla società e incompreso dagli altri personaggi, i quali conservano ancora qualche forma di fede o di credenza in un potere superiore. Questa alienazione approfondisce la sua disperazione e lo conduce a cercare risposte in azioni estreme. Vi è un parallelo interessante tra Kirillov e alcuni aspetti del libertinismo e dell’ateismo contemporaneo.

Por otra Parte, en Tardi ti amai (confesiones), Sant’Agostino descrive la sua ricerca spirituale verso Dio. Agostino racconta come, lungo la sua vita, abbia cercato di soddisfare i propri bisogni attraverso le creature e il mondo materiale, per poi rendersi conto che tali ricerche erano vuote. La sua idea centrale

«Tardi ti amai, o bellezza tanto antica e tanto nuova: allí, tu eri dentro di me e io fuori; e fuori ti cercavo e mi gettavo, deforme, sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te… Mi tenevano lontano da te le cose che non esisterebbero se non fossero in te»

riflette il riconoscimento che Dio è sempre stato presente nella sua vita, ma che egli lo ha percepito solo tardi. Agostino vive un risveglio spirituale nel quale trova significato e pienezza in Dio, allontanandosi dal vuoto della ricerca edonistica e materialista.

Il Santo menziona l’impatto della verità divina sulla mente e sul cuore, dove la comprensione intellettuale si unisce a una profonda risposta esistenziale, portando una vera gioia nell’anima come processo graduale di risveglio alla realtà trascendente, colmando i vuoti emotivi e spirituali che egli aveva precedentemente sperimentato nel temporale. La chiarezza ottenuta attraverso questa comprensione rivela un aspetto centrale della libertà umana insegnato dal Concilio Vaticano II, che riassume il dramma di questi due personaggi (Kirillov-libertinismo; Agostino-libertà):

«solo nella libertà l’uomo può convertirsi al bene. Gli uomini del nostro tempo apprezzano grandemente e cercano con ardore questa libertà; e a ragione. Spesso però la coltivano in modo perverso, come se essa consistesse nella licenza di fare qualsiasi cosa, anche il male, purché piaccia. La vera libertà è un segno eminente dell’immagine divina nell’uomo» (La alegría y la esperanza, n. 17).

Así, sia Kirillov sia Agostino hanno affrontato una crisi esistenziale, ma le loro risposte sono notevolmente diverse. Kirillov si getta nell’abisso del nichilismo, vedendo la libertà come un peso insopportabile. Agustín, en cambio, trova consolazione e significato nella scoperta della presenza divina nella propria esistenza. Mentre Kirillov cerca di diventare un “dio” attraverso la morte, Agostino cerca Dio per trovare la vita.

 

Jundiaí, 6 Mayo 2026

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THE DESPAIR OF NOT BELIEVING IN GOD: A PARALLEL BETWEEN KIRILOV AND SAINT AUGUSTINE’S “LATE HAVE I LOVED YOU”

«Late have I loved You, Beauty ever ancient and ever new; Mirad, You were within me, and I outside; and there I sought You, rushing headlong upon the beautiful things You had made, deformed myself. You were with me, but I was not with You… Those things kept me far from You which would not exist unless they existed in You»

— reflexiones pastorales —

Autor
Eneas De Camargo Bestia

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The search for the meaning and purpose of life is a central question in the human experience. For many, belief in God plays a fundamental role in shaping a sense of identity and in the search for answers to existential dilemmas. Yet there are those who face the despair that results from not believing in God; an example of this is the character Kirilov in Fyodor Dostoevsky’s novel Demons (also translated as The Possessed).

Kirilov is a complex and tormented character who struggles with the despair of not believing in God. He recognizes the absence of a higher power and the lack of any transcendent purpose in human existence. This awareness leads him into a state of despair, because he finds himself confronted with the impossibility of discovering an absolute meaning for his life.

The denial of God places Kirilov at an existential crossroads. Without belief in a divine being capable of providing purpose or a universal moral order, he feels free to do whatever he wishes, including taking his own life. For him, suicide becomes a logical choice in the face of the meaninglessness of existence. Kirilov believes that, by becoming the author of his own death, he will become the absolute master of his own life.

Kirilov’s despair may also be interpreted as a response to the loneliness and isolation that arise from the absence of a shared belief in God. He feels alienated from society and misunderstood by the other characters, who still retain some form of faith or belief in a higher power. This alienation deepens his despair and drives him to seek answers through extreme actions. There is an intriguing parallel between Kirilov and certain aspects of contemporary libertinism and atheism.

Por otro lado, en Late Have I Loved You (Confessions), Saint Augustine describes his spiritual search toward God. Augustine recounts how, throughout his life, he sought to satisfy his needs through creatures and the material world, only to realize that such pursuits were empty. His central insight

«Late have I loved You, Beauty ever ancient and ever new; Mirad, You were within me, and I outside; and there I sought You, rushing headlong upon the beautiful things You had made, deformed myself. You were with me, but I was not with You… Those things kept me far from You which would not exist unless they existed in You»

reflects his recognition that God had always been present in his life, though he came to perceive Him only late. Augustine undergoes a spiritual awakening in which he finds meaning and fullness in God, turning away from the emptiness of a hedonistic and materialistic search.

The Saint speaks of the impact of divine truth upon the mind and heart, where intellectual understanding is joined to a profound existential response, bringing true joy to the soul through a gradual awakening to transcendent reality, filling the emotional and spiritual voids that he had previously experienced within temporal things. The clarity attained through this understanding reveals a central aspect of human freedom taught by the Second Vatican Council, which summarizes the drama of these two figures (Kirilov-libertinism; Augustine-freedom):

«Only in freedom can man direct himself toward goodness. Our contemporaries highly esteem and eagerly pursue this freedom; and rightly so. Yet they often cultivate it in a wrong way, as though it consisted in the license to do anything whatsoever, even evil, so long as it pleases them. True freedom is an outstanding manifestation of the divine image in man» (La alegría y la esperanza, n. 17).

De este modo, both Kirilov and Augustine faced an existential crisis, but their responses are remarkably different. Kirilov throws himself into the abyss of nihilism, seeing freedom as an unbearable burden. Agustín, en la otra mano, finds consolation and meaning in discovering the divine presence within his own existence. While Kirilov seeks to become a “god” through death, Augustine seeks God in order to find life.

Jundiaí, 6 May 2026

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LA DESESPERACIÓN DE NO CREER EN DIOS: UN PARALELO ENTRE KIRILOV Y EL “TARDE TE AMÉ” DE SAN AGUSTÍN

«Tarde te amé, Hermosura tan antigua y tan nueva; he aquí que Tú estabas dentro de mí y yo fuera, y por fuera te buscaba; y me lanzaba, deforme, sobre las hermosas cosas que Tú creaste. Tú estabas conmigo, pero yo no estaba contigo… Me retenían lejos de Ti aquellas cosas que no existirían si no existieran en Ti»

-Reflexiones pastorales -

Autor
Eneas De Camargo Bestia

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La búsqueda del significado y del propósito de la vida es una cuestión central de la experiencia humana. Para muchos, la creencia en Dios desempeña un papel fundamental en la construcción de un sentido de identidad y en la búsqueda de respuestas a los dilemas existenciales. Sin embargo, hay quienes afrontan la desesperación que resulta de no creer en Dios; ejemplo de ello es el personaje Kirilov en la obra de Fiódor Dostoyevski Los demonios (o Los poseídos).

Kirilov es un personaje complejo y atormentado que se debate con la desesperación de no creer en Dios. Reconoce la ausencia de un poder superior y la falta de un propósito trascendente en la existencia humana. Esta conciencia lo conduce a un estado de desesperación, pues se encuentra ante la imposibilidad de hallar un significado absoluto para su vida.

La negación de Dios coloca a Kirilov en una encrucijada existencial. Sin la creencia en un ser divino capaz de ofrecer un propósito o un orden moral universal, se siente libre de hacer lo que quiera, incluso quitarse la vida. Para él, el suicidio se convierte en una elección lógica frente a la falta de sentido de la existencia. Kirilov cree que, al convertirse en el autor de su propia muerte, llegará a ser el señor absoluto de su propia vida.

La desesperación de Kirilov también puede interpretarse como una respuesta a la soledad y al aislamiento que resultan de la falta de una fe compartida en Dios. Se siente alienado de la sociedad e incomprendido por los demás personajes, quienes todavía conservan alguna forma de fe o de creencia en un poder superior. Esta alienación profundiza su desesperación y lo lleva a buscar respuestas en acciones extremas. Existe un interesante paralelismo entre Kirilov y ciertos aspectos del libertinaje y del ateísmo contemporáneo.

Por otro lado, en Tarde te amé (Confesiones), san Agustín describe su búsqueda espiritual hacia Dios. Agustín relata cómo, a lo largo de su vida, buscó satisfacer sus necesidades a través de las criaturas y del mundo material, solo para darse cuenta de que tales búsquedas eran vacías. Su idea central

«Tarde te amé, Hermosura tan antigua y tan nueva; he aquí que Tú estabas dentro de mí y yo fuera, y por fuera te buscaba; y me lanzaba, deforme, sobre las hermosas cosas que Tú creaste. Tú estabas conmigo, pero yo no estaba contigo… Me retenían lejos de Ti aquellas cosas que no existirían si no existieran en Ti»

refleja el reconocimiento de que Dios siempre estuvo presente en su vida, aunque solo lo percibió tardíamente. Agustín experimenta un despertar espiritual en el cual encuentra significado y plenitud en Dios, alejándose del vacío de la búsqueda hedonista y materialista.

El santo menciona el impacto de la verdad divina sobre la mente y el corazón, donde la comprensión intelectual se une a una profunda respuesta existencial, llevando una verdadera alegría al alma mediante un proceso gradual de despertar a la realidad trascendente, llenando los vacíos emocionales y espirituales que anteriormente había experimentado en las cosas temporales. La claridad obtenida a través de esta comprensión revela un aspecto central de la libertad humana enseñado por el Concilio Vaticano II, que resume el drama de estos dos personajes (Kirilov-libertinaje; Agustín-libertad):

«Solo en la libertad puede el hombre convertirse al bien. Los hombres de nuestro tiempo aprecian grandemente y buscan con ardor esta libertad; y con razón. Sin embargo, con frecuencia la fomentan de manera condenable, como si consistiera en la licencia de hacer cualquier cosa, incluso el mal, con tal de que agrade. La verdadera libertad es un signo eminente de la imagen divina en el hombre» (La alegría y la esperanza, n. 17).

Así, tanto Kirilov como Agustín afrontaron una crisis existencial, pero sus respuestas son notablemente diferentes. Kirilov se arroja al abismo del nihilismo, viendo la libertad como una carga insoportable. Agustín, en cambio, encuentra consuelo y significado en el descubrimiento de la presencia divina en su propia existencia. Mientras Kirilov busca convertirse en un “dios” mediante la muerte, Agustín busca a Dios para encontrar la vida.

Jundiaí, 6 de mayo de 2026

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O DESESPERO DO NÃO ACREDITAR EM DEUS: UM PARALELO ENTRE KIRILOV E O “TARDE VOS AMEI” DE SANTO AGOSTINHO

«Tarde Vos amei, ó Beleza tão antiga e tão nova, eis que estavas dentro, e eu, fora – e fora Te buscava, e me lançava, disforme e nada belo, perante a beleza de tudo e de todos que criaste. Estavas comigo, e eu não estava Contigo… Seguravam-me longe de Ti as coisas que não existiriam senão em Ti»

-Reflexiones pastorales -

Autor
Eneas De Camargo Bestia

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A busca pelo significado e propósito da vida é uma questão central na experiência humana. Para muitos, a crença em Deus desempenha um papel fundamental na construção de um sentido de identidade e na busca de respostas para os dilemas existenciais. Sin embargo, existem aqueles que enfrentam o desespero resultante da falta de crença em Deus, exemplo disso é o personagem Kirilov, da obra de Fiodor Dostoiévski, “Os Demônios” (ou “Os Possuídos").

Kirilov é um personagem complexo e atormentado que se debate com o desespero de não acreditar em Deus. Ele reconhece a ausência de um poder superior e a falta de um propósito transcendente na existência humana. Essa percepção o leva a um estado de desespero, pois ele se depara com a impossibilidade de encontrar um significado absoluto em sua vida.

A negação de Deus coloca Kirilov em uma encruzilhada existencial. Sem a crença em um ser divino que possa fornecer um propósito ou uma ordem moral universal, ele se sente livre para fazer o que quiser, inclusive tirar sua própria vida. Para ele, o suicídio se torna uma escolha lógica diante da falta de sentido da existência. Kirilov acredita que, ao se tornar o próprio autor de sua morte, ele se tornará o senhor absoluto de sua própria vida.

O desespero de Kirilov também pode ser interpretado como uma resposta à solidão e ao isolamento que resultam da falta de uma crença compartilhada em Deus. Ele se sente alienado da sociedade e incompreendido pelos outros personagens, que ainda possuem alguma forma de fé ou crença em um poder superior. Essa alienação aprofunda seu desespero e o leva a buscar respostas em ações extremas. Há um paralelo intrigante entre Kirilov e certos aspectos da libertinagem e do ateísmo contemporâneo.

Por otro lado, em «Tarde Vos Amei» (Confissões), Santo Agostinho descreve sua busca espiritual em direção a Deus. Agostinho relata como, ao longo de sua vida, ele buscou satisfazer suas necessidades através das criaturas e do mundo material, apenas para perceber que essas buscas eram vazias. Sua ideia central

«Tarde Vos amei, ó Beleza tão antiga e tão nova, eis que estavas dentro, e eu, fora – e fora Te buscava, e me lançava, disforme e nada belo, perante a beleza de tudo e de todos que criaste. Estavas comigo, e eu não estava Contigo… Seguravam-me longe de Ti as coisas que não existiriam senão em Ti»

reflete seu reconhecimento de que Deus sempre esteve presente em sua vida, mas ele só o percebeu tardiamente. Agostinho experimenta um despertar espiritual no qual encontra significado e plenitude em Deus, afastando-se do vazio da busca hedonista e materialista.

O santo menciona o impacto da verdade divina sobre a mente e o coração, onde a compreensão intelectual se mescla com uma profunda resposta existencial, trazendo uma verdadeira alegria em sua alma como um processo gradual de despertar para a realidade transcendental, preenchendo os vazios emocionais e espirituais que ele experimentou anteriormente com o temporal. A clareza obtida através dessa compreensão revela um aspecto central da liberdade do ser humano ensinado no Vaticano II, o qual resume o drama desses dois personagens (Kirilov-libertinagem; Agostinho-liberdade):

«só na liberdade que o homem se pode converter ao bem. Os homens de hoje apreciam grandemente e procuram com ardor esta liberdade; e com toda a razão. Muitas vezes, porém, fomentam-na dum modo condenável, como se ela consistisse na licença de fazer seja o que for, mesmo o mal, contanto que agrade. A liberdade verdadeira é um sinal privilegiado da imagem divina no homem» (La alegría y la esperanza, n. 17).

Como esto, tanto Kirilov quanto Agostinho enfrentaram uma crise existencial, mas suas respostas são notavelmente diferentes. Kirilov se lança no abismo do niilismo, vendo a liberdade como um fardo insuportável. Agostinho, por outro lado, encontra consolo e significado em sua descoberta da divindade presente em sua existência. Enquanto Kirilov busca se tornar umdeuspela morte, Agostinho busca a Deus para encontrar a vida.

Jundiaí, 6 de maji de 2026

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