Quella distruttiva ideologia immigrazionista clerico-politica: angioletti nigeriani in escandescenze a Roma? Il ricorso all’uso della violenza più che legittimo è indispensabile di fronte a certe situazioni e soggetti

— morale cattolica, politica e società —

QUELLA DISTRUTTIVA IDEOLOGIA IMMIGRAZIONISTA CLERICO-POLITICA: ANGIOLETTI NIGERIANI IN ESCANDESCENZE A ROMA? IL RICORSO ALL’USO DELLA VIOLENZA, PIÙ CHE LEGITTIMO È INDISPENSABILE DI FRONTE A CERTE SITUAZIONI E SOGGETTI

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Da sempre la morale cattolica insegna che devono essere valutate e applicate tutte le condizioni nelle quali l’uso della forza sia non solo necessario, ma indispensabile, vale a dire l’unico praticabile e perseguibile. Se tutti i mezzi civili più ragionevoli e non violenti si riveleranno però non solo inefficaci, ma dovessero persino risultare dannosi sulle persone che dovrebbero essere poste in condizione di non nuocere, a quel punto, il ricorso alla violenza, non solo è legittimo, ma è l’unico praticabile, ed è del tutto doveroso. In caso contrario: a breve ci ritroveremo con bande di immigrati incontrollabili e violenti che daranno vita a guerriglie urbane ….

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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video e servizio di TGCOM24 Roma: “Fratello profugo” nigeriano massacra portantino al Policlinico Umberto I, aggredisce una donna alla Stazione Termini e ferisce i Carabinieri. Aveva precedenti penali per aggressione e violenza sessuale ed era stato espulso dall’Italia, senza che l’espulsione fosse eseguita

Non sono il Cardinale Pietro Parolin né il Cardinale Gualtiero Bassetti, quindi per trattare certi temi ho atteso che fossero passate le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Sono un prete vecchio stile e ho avuto santi maestri che mi hanno istruito a cercare sempre di esercitare quella virtù che regge tutte le altre: la prudenza. Poi, se ai vertici della Chiesa c’è chi pratica l’imprudenza come fosse uno sport e al tempo stesso non trova di meglio da fare che dare dell’imprudente a me che dico la verità — e che la dico quando la verità non può mutarsi in danno e creare problemi maggiori —, questo è affar loro, non mio. Sarà poi compito dei Christi fideles membra vive del Popolo Santo di Dio, stabilire chi è autorevole nella fede, nella dottrina e nella pastorale, chi invece seguita a sprofondare nel ridicolo, esercitando forme di aggressivo autoritarismo clerical-dittatoriale per compensare la propria mancanza di autorevolezza, proprio come sono soliti fare i vari nani malefici che oggi impestano la povera ma pur sempre Santa Chiesa di Cristo…

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Nel Paese delle anime belle è accaduto in questi giorni che un “fratello profugo”, affetto da chissà quale disagio socio-psicologico, causato ovviamente dalla nostra cattiva società e da tutti i suoi cattivi componenti — che secondo certa sociologia politica moderna sono i veri e soli responsabili — presso il Policlinico Umberto I di Roma ha aggredito senza motivo e poi ripetutamente colpito un portantino causandogli lesioni e una prognosi di trenta giorni.

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Narrare il fatto di cronaca è superfluo, in un servizio di un minuto e 45 secondi il TgCom fornisce un dettagliato resoconto che vi invito ad ascoltare [vedere, QUI]. Se poi il fatto che si è consumato ed i danni causati da questo delinquente con precedenti penali per aggressione e per violenza sessuale non fossero sufficienti, si presti attenzione che presso la Procura della Repubblica di Roma, una di quelle anime belle che per la sua beltade potrebbe essere annoverata nella Candida Rosa dei Beati del Paradiso di Dante, si è persino preoccupata di indagare sui Carabinieri (!?). Infatti, dopo che i militi, arrestato il soggetto, lo trasportavano verso la località dove avvengono i rimpatri, il “fratello profugo” ha dato ulteriormente in escandescenze, picchiando infine la testa e causandosi una leggera ferita alla fronte. Dinanzi a un soggetto con precedenti e con un decreto di espulsione non eseguito, che aggredisce a schiaffi una donna alla stazione Termini, che tramortisce un portantino in una sala d’aspetto di un policlinico romano, che una volta ammanettato sputa e prende a morsi i Carabinieri, è a dir poco doveroso che una magistrato della Repubblica Italiana appuri se i militi della Benemerita gli hanno per caso causata una leggera escoriazione, siamo un Paese ultra garantista, o no? [vedere QUI].

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Per chi poi non lo sapesse, è bene informare che tra i pochi reati sempre perseguibili in Italia, per i quali si esce dal tribunale rigorosamente ammanettati per essere tradotti in carcere senza sconti di pena e benefici di alcun genere, oltre alla cosiddetta omofobia e alla presunta discriminazione dei gay, c’è quello di oltraggio a magistrato durante l’esercizio delle sue funzioni. Un reato anche noto come: inaudito attentato di lesa maestà alla suprema e intoccabile casta. Se però ad alcuni non fosse chiara l’antifona, allora la diciamo esaustiva fino in fondo: se un fuori di testa ti aggredisce per strada senza motivo alcuno, mentre Carabinieri o Poliziotti sono sempre a redigere i verbali in tribunale, il magistrato lo ha già rimesso in libertà con mille pretesti: era mezzo ubriaco, ha preso un colpo di sole, la violenza c’è stata però in modo non eccessivo … Però, se a fronte di tutto questo, uno dice al magistrato: «Guarda, che sei proprio uno stronzo ad agire così!», in tal caso state certi che non ci sono né mezze ubriachezze né colpi di sole e via dicendo, si finisce processati per direttissima, condannati per oltraggio e incarcerati senza sconto alcuno di pena. O qualcuno che vive e opera da anni e anni nell’ambito giuridico e giudiziario, può forse ragionevolmente negare il tutto?

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Certi magistrati mentono in modo spudorato, quando incalzati dai giornalisti su casi clamorosi come questo, che si ripetono sempre più di frequente nelle città italiane, rispondono affermando che loro applicano la Legge e che per tanto, la colpa, è del Legislatore. Cosa del tutto falsa, perché il Codice di Diritto Penale e il Codice di Procedura Penale, specie di fronte a casi di recidiva e di comprovata attitudine a delinquere, sino a costituire pericolo per la sicurezza delle persone, di leggi da applicare ne contengono eccome, ed anche precise e ben dettagliate. Quindi la giustificazione «noi applichiamo la Legge» ergo «è colpa del legislatore», non regge affatto, specie poi quando di fatto si applicano o si disapplicano le Leggi esistenti a proprio libero e insindacabile piacimento, tipo lasciare in libertà un soggetto pluri-pregiudicato, violento e quindi pericoloso.

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Ma ecco il coro delle anime belle che non hanno esitato a precisare: «.. si, vabbé, ma poteva essere anche un italiano!». Purtroppo, le anime belle, ignorano che diversi italiani, trovandosi all’estero per turismo o per soggiorno, quando hanno commesso dei reati — e c’è eccome, chi li ha commessi — sono stati rigorosamente arrestati, processati, condannati e spesso incarcerati. Prendiamo un esempio legato a un caso recente avvenuto in Spagna: un giovane campano di ventinove anni, originario di Casal di Principe, studente Erasmus, all’uscita da una discoteca ha aggredito un giovane spagnolo e dopo averlo fatto cadere a terra con un pugno, mentre il malcapitato era disteso inerme sulla strada gli ha sferrato un calcio alla testa facendogli perdere i sensi e causandogli un trauma, esercitando così anche l’aggravante della vigliaccheria [cf. cronaca, QUI, video QUI].

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Stazione di Torino: un gruppo di sabaude “anime belle” disapprova la polizia che sta cercando di immobilizzare un nigeriano clandestino che aveva appena preso a morsi un poliziotto. Uno degli agenti, alla “anima bella” che dice «…ma è un essere umano!», replica: «Cosa ne sa, ciò che è accaduto? E a noi, chi ci pensa?». Già, anima bella del post-umanesimo: ai poliziotti aggrediti e feriti, chi ci pensa? [cliccare sull’immagine per aprire il video]

Il pericoloso violento in questione, certo Emilio Di Puorto [cf. QUI] è stato arrestato dalle forze di polizia spagnole e tradotto in carcere in attesa di processo; e dovrà rispondere di un’accusa alquanto grave: tentato omicidio. Naturalmente, il genitore dell’aggressore, non ha mancato di far sapere e di rassicurare che «mio figlio non è un violento» [cf. QUI]. Poi, che l’atteggiamento aggressivo e violento della sua “innocua creatura” emerga dai suoi profili social e come tale sia diagnosticabile per semplice analisi d’immagini da qualsiasi psicologo clinico, questo è altro discorso. D’altronde è purtroppo risaputo, quanti genitori italiani, in particolare dell’Italia meridionale, sono disposti a dire: «Se mio figlio ha fatto questo, forse io sono stato un pessimo educatore»? O più semplicemente: «Se mio figlio ha fatto questo, non è che per caso io, senza rendermi conto, ho sbagliato a crescerlo ed educarlo?» No, non sia mai. Il figlio italiano in generale e quello meridionale in particolare, per i suoi genitori è sempre e solo perfetto. E se accade qualche cosa, sono gli altri che hanno sbagliato. E così, questo diffuso genere di genitori, sono capaci a dare la colpa a tutto ed a tutti, persino alla non meglio precisata entità astratta del cosiddetto «Stato assente». Perché, a loro dire, quando non sanno più dove attaccarsi, pur di non ammettere che forse sono stati degli autentici fallimenti come genitori, a quel punto cominciano con la giaculatoria: «Perché manca lo Stato … manca lo Stato!». E chi glielo spiega, a questi ex sudditi del Regno Borbonico, che lo Stato non è una distaccata entità astratta, ma siamo in concreto tutti quanti noi, in quanto noi, siamo la Repubblica Italiana?

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E non parliamo delle madri la polizia trova loro figlio col coltello sanguinante in mano e il cadavere del morto ammazzato per terra? State certi che la tipica madre campana, calabrese, pugliese e siciliana, non esiterà a difendere il proprio eterno bambino affermando che suo figlio stava pacificamente pulendo la lama di un coltello, quindi che quello caduto morto a terra, vedendolo pulire con tanta cura la lama, preso da invidia per il bel coltello gli si è lanciato contro colpendo ripetutamente la punta col proprio corpo, sia di petto sia poi, girandosi, ripetutamente con la schiena. Insomma: mio figlio non c’entra niente, è tutta quanta colpa del morto.

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A fronte di questo episodio, piaccia o meno al genitore del «giovane non violento» che colpisce in modo vigliacco un coetaneo caduto inerme a terra, anche in  questo caso l’Italia ha data di sé stessa l’immagine davvero poco edificante dei suoi non pochi giovani perditempo, mantenuti per anni fuori corso nelle università dai loro genitori, che fingono di studiare col piano Erasmus e via dicendo. E di fronte a questo fatto, non ci risulta che alcun magistrato iberico abbia detto: … vabbé, in fondo si tratta solo di un casertano di provincia nato e cresciuto nel feudo dei camorristi casalesi, studente di giurisprudenza per evidente hobby, oltre a essere totalmente ignaro dei fondamenti basilari del diritto, come prova il fatto che questo studente così zelante e impegnato, giunto quasi alle soglie dei trent’anni, non ha ancora seriamente deciso che cosa fare da grande, se il giurista o il teppista. Né ci risulta che alcuna anima bella iberica, in un Paese dove non manca certo una sinistra forse anche più sinistra e agguerrita della nostra, abbia levato lo scudo giustificatorio affermando … vabbé, poteva essere anche uno spagnolo!

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Ricordiamo per inciso che i Codici Penali di gran parte dei paesi democratici del mondo, considerano da sempre come elemento aggravante che un cittadino straniero, mentre soggiorna in un Paese che non è il suo, non trovi di meglio da fare che compiere dei reati. Aggravante queste che di prassi e rigore non è invece applicata dai giudici italiani.

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Studiando certi casi della giurisprudenza, potremmo notare e dimostrare, ovviamente con sentenze di condanna, non con libere chiacchiere, che non solo, alcuni nostri cittadini italiani, sono stati condannati all’estero per vari reati, ma che sono state ripetutamente negate dai magistrati del luogo e poi dai competenti ministeri per gli affari esteri le domande di estradizione presentate dall’Italia per rogatoria internazionale. Con questi dinieghi, che non sono stati pochi, è stata dimostrata la bassa considerazione che certi Paesi hanno della nostra magistratura e del modo in cui, in Italia, è applicata la giustizia. In questi Paesi nei quali nostri cittadini hanno compiuto reati per i quali sono stati processati e condannati, le autorità sia politiche che giudiziarie non gradiscono essere prese in giro dai nostri magistrati di Sinistra Democratica. Sanno infatti bene che questa casta di magistrati, anziché procedere alla esecuzione in Italia della pena a loro inflitta, hanno già firmato in anticipo il decreto di scarcerazione o quello per una farsesca pena alternativa agli arresti domiciliari, sin dall’atterraggio all’aeroporto di certi condannati in altri Paesi.

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Matera: “fratello profugo” nigeriano aggredisce i poliziotti a bordo della volante a colpi di bastone [cliccare per aprire il video]

Un alto magistrato federale statunitense, quasi un trentennio fa, dinanzi a un reiterato diniego di estradizione per una cittadina italiana condannata negli Stati Uniti d’America per concorso in reati di terrorismo e banda armata, mi disse testuali parole:

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«A noi non costa niente affidare questa cittadina alla giustizia italiana, anzi facendolo eviteremo di doverla mantenere noi in carcere. Però non possiamo farci prendere in giro né dalla vostra Sinistra né da certi vostri magistrati. Sappiamo infatti che costei, per il genere di condanna avuta nel nostro Paese, ma soprattutto essendo sempre stata una militante comunista, in Italia verrebbe accolta come un’eroina, quindi rimessa immediatamente in libertà dopo una vera e propria inversione delle parti e della realtà: lei figurerebbe come la buona, noi magistrati e la giustizia federale degli Stati Uniti d’America come i cattivi».

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La giustizia federale statunitense la consegnò poi all’Italia quando a questa detenuta fu diagnosticato un tumore, seppure non maligno. E, come volevasi dimostrare, all’aeroporto la Signora fu accolta tra lo sventolio di bandiere rosse del partito della Rifondazione Comunista, presente tutto il gota della Sinistra radicale italiana di fine anni Novanta [cf. QUI].

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I nostri magistrati godono di una grande fama a livello internazionale. Anche in questo caso raffiguriamo il tutto con un esempio: in una città italiana accade che due tunisini appena ventenni passano incuranti e sfottenti in pieno centro storico cittadino chiuso al traffico, in due sopra uno scooter cinquanta di cilindrata, ovviamente senza casco. Le infrazioni sono tre e tutte gravi: viaggiare in due su un ciclomotore omologato per un passeggero; non indossare il casco; veicolare in centro urbano chiuso al traffico. Vedendo a distanza due carabinieri, anziché indietreggiare i due tunisini tirano di lungo e, in modo sfrontato, cercano di passare davanti ai due militi con un sorrisetto ironico stampato sulla faccia. Uno dei carabinieri li ferma per procedere con l’immediato sequestro del mezzo. Uno dei due tunisini — essendo appunto un tunisino pregiudicato e potendosi quindi permettere di tutto in Italia — non trova di meglio da fare che sputare in faccia al carabiniere, il quale istintivamente gli molla una sberla. Il tutto ripreso dalle videocamere di sorveglianza installate in quell’angolo urbano.

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Il tunisino si reca al pronto soccorso con una leggera escoriazione al labbro e dichiara di essere stato aggredito da un carabiniere. I poliziotti in servizio al pronto soccorso sono tenuti a prendere atto di quanto dichiarato ed a stilare il verbale. Il giudice per le indagini preliminari apre il fascicolo a carico del carabiniere che un mese dopo, con una velocità giudiziaria straordinaria, è processato, condannato e sospeso per due anni dal servizio senza stipendio. Il tutto per avere mollato una sberla a un tunisino che gli aveva sputato in faccia e che era noto alla giustizia sin da quand’era minorenne per tutta una serie di precedenti legati a furti e spaccio di droga. Non finisce qui la storia: il carabiniere rischiò una seconda incriminazione durante l’udienza preliminare da parte della immancabile magistrato di Sinistra Democratica la quale stava per aprire un fascicolo per reato di oltraggio dinanzi a una domanda a lei rivolta dal milite:

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«Se un pregiudicato con ventuno carichi penali pendenti sin da quando aveva sedici anni, avesse sputato in faccia a lei durante l’esercizio delle sue pubbliche funzioni, che cosa sarebbe accaduto?».

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Nella sentenza di condanna fu specificato che il milite aveva manifestato e posto in essere un comportamento violento del tutto incompatibile con l’appartenenza alle Forze dell’Ordine.

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“fratello profugo” nigeriano si avventa contro un poliziotto all’interno della questura  e gli stacca un dito con un morso [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

La domanda da porre alle anime belle sarebbe pure un’altra: che cosa sarebbe accaduto, a Tunisi, se un teppista appena ventenne avesse sputato in faccia a un poliziotto tunisino? Quando a suo tempo posi questa domanda durante una cena assieme a dei giuristi, due di loro risposero: «Il tuo paragone non regge, noi siamo un Paese civile». Replicai: «Capisco. Quindi tu, pur di difendere l’ideologia dell’indifendibile politicamente corretto, senza neppure rendertene conto stai di fatto affermando che la Tunisia non è un Paese civile?»

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Vogliamo scambiare due parole con gli agenti di pubblica sicurezza che lavorano in giro per l’Italia presso i vari uffici per gli stranieri e per l’immigrazione? Quante volte è accaduto che degli africani abbiano dato in escandescenze e aggredito i poliziotti? Possibile che nessuno si domandi come mai, questi stessi soggetti, presso gli uffici di polizia dei loro Paesi si presenterebbero invece a testa bassa e parlando sommessamente sottovoce? Dinanzi a questi fatti, c’è forse qualcuno che intende giustificare … vabbé, potevano essere anche degli italiani! Se così fosse tiriamo allora fuori i dati statistici: quanti sono gli italiani che decidono di correre il rischio di aggredire i poliziotti direttamente dentro gli uffici di pubblica sicurezza? Perché un italiano, per esempio un affiliato a qualcuna delle nostre associazioni mafiose, può essere tranquillamente capace di freddare a colpi di pistola un poliziotto mentre rincasa dal proprio servizio, poiché ritenuto colpevole di fare indagini approfondite sui giri d’affari di certe cosche, ed è accaduto e pure in più occasioni. Però non sarà mai così idiota da aggredire i membri delle Forze dell’Ordine direttamente all’interno degli uffici di polizia, come invece hanno fatto più volte nel tempo certi soggetti provenienti da vari paesi del Continente africano, dimostrando tra l’altro — piaccia o meno alle anime belle —, una forma di idiozia così inaudita che, se sottoposti ad esami clinici, forse sarebbe emerso un encefalo piatto, oppure un gas vaporoso dentro la testa al posto della materia cerebrale.

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Anni fa, tre prostitute minorenni nigeriane, fermate dalla polizia hanno aggredito due poliziotti. Conoscendo le “regole” della magistratura del nostro Paese i due poliziotti si sono lasciati malmenare, sono stati rincorsi mentre tentavano di fuggire senza muovere dito, finendo infine in ospedale. Dei due poliziotti uno, poco più che trentenne, rimaneva invalido permanente perché gravemente ferito a un occhio che non fu possibile salvare. Eppure, quei due poliziotti, per quanto le tre minori fossero aggressive, avrebbero potuto tirare fuori i manganelli di gomma e metterle quiete con quattro manganellate. Perché, non l’hanno fatto? O forse qualcuno conosce poliziotti che, seppure aggrediti, si difenderebbero a manganellate da tre prostitute minorenni indiavolate come delle pantere nere, oltre che intoccabili proprio in virtù del fatto che godono del grande privilegio di avere la pelle nera? E adesso ci si ponga un’altra domanda: A quelle tre prostitute minori, nel loro Paese di origine, sarebbe mai passato per la mente di aggredire due poliziotti nigeriani?

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Detto questo domandiamo adesso, sempre alle anime belle: sarebbe possibile avere le statistiche delle prostitute italiane minorenni che hanno aggredito dei poliziotti e che hanno causato ad uno di essi la perdita della vista da un occhio? Perché le prostitute ce le abbiamo anche noi, ed anche minorenni, semmai è più facile che esercitino l’attività in qualche super attico del quartiere Parioli [cf. video, QUI], non invece per strada. Ma di prostitute minorenni che aggrediscono e che costringono alla fuga dei poliziotti che temono a difendersi — sapendo cosa farebbe loro il buon magistrato donna di Sinistra Democratica —, che li rincorrono e che infine ne accecano uno a un occhio … no, questo genere di prostitute, in Italia, piaccia o meno alle anime belle, noi non le abbiamo. Anche perché, le nostre gloriose e professionali prostitute, minorenni o maggiorenni che siano, sono intelligenti, non sono stupide come certe nigeriane, che si fanno sbattere sui marciapiedi dai loro uomini nullafacenti dopo essere state terrorizzate con riti vudù e minacce di altre strane magie. E non mi si venga a dire «Ma poverine, è la loro cultura». No, la cultura è quella di Aristotele, di Tito Lucrezio Caro, di Sant’Agostino, Sant’Anselmo d’Aosta e San Tommaso d’Aquino; è quella di Dante, di Petrarca e di Boccaccio; è anche quella di Marx, di Hegel e dei poeti maledetti Rimbaud e Verlaine. Ma non chiamatemi “cultura” quella di donne che spaventate con una bambolina con due spilli piantati sopra ed un osso di pollo morto, finiscono sulla strada a prostituirsi, perché se proprio vogliamo dargli un nome — politicamente scorretto quanto vogliamo — a essere proprio buoni dovremmo parlare di sub-cultura sub-umana.

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La cosa tragica è che le sinistre radical chic d’Europa, assieme ad una certa fetta di episcopato che rappresenta sempre di più i salotti ristretti di se stesso, non ciò che pensano e che soprattutto vivono in concreto i preti ed i fedeli cattolici, pare avere dato concretezza politica ed ecclesiale a quello straordinario inno al surrealismo ateo della canzone Image di John Lennon:

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Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today… 

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace… 

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one 

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world… 

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one

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Immaginate

Immaginate che non ci sia alcun paradiso
Se ci provate è facile
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immaginate  tutta le gente
Che vive solo per l’oggi

Immaginate che non ci siano patrie
Non è difficile farlo
Nulla per cui uccidere o morire
Ed anche alcuna religione
Immaginate tutta la gente 
Che vive la vita in pace

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità

Immaginate che non ci siano proprietà
Mi domando se si possa
Nessuna necessità di cupidigia o brama
Una fratellanza di uomini
Immaginate tutta le gente
Condividere tutto il mondo 

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità.

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Milano: “fratello profugo” aggredisce poliziotto in pieno centro mentre se ne andava girando brandendo in aria un coltello … [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

Ciò di cui il multimilionario John Lennon si auspica la non esistenza, in realtà esiste, inclusa la demonizzata «proprietà». E lui, che ha lasciato un patrimonio ufficiale di circa trecentocinquanta milioni di euro, dovrebbe saperne qualche cosa della proprietà, se assieme a quel cobra imprenditoriale di Oko Ono non fosse stato un campione della più grottesca incoerenza … [cf. QUI].

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Non solo esistono patrie, ma con esse esistono anche relativi territori e confini, che all’occorrenza vanno protetti e difesi con tutti i loro abitanti. E se la pace nel mondo non esiste, è perché essa faceva parte di un’armonia perfetta che è stata corrotta dal peccato originale di Adamo ed Eva. È pertanto davvero diabolico che oggi, a rivendicare la pace, tra striscioni arcobaleno, con tutti gli annessi e connessi, siano proprio i sodomiti orgogliosi che mentre vi sto scrivendo queste righe stanno sfilando per le vie di Roma al grido di Peace and Love. Insomma, per invocare l’armonia della pace in nome di quel peccato contro natura annoverato tra i peccati che secondo l’espressione biblica «gridano vendetta al cospetto di Dio», occorre davvero un grande coraggio, ma soprattutto uno spirito alterato da colui che sin dalla notte dei tempi è il grande invertitore: Satana. Il tutto detto ed espresso liberamente senza badare alle vergognose empietà proferite in occasione dei vari Gay Pride da quel grande eretico del gesuita James Martin.

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Oltre alle patrie esistono i basilari principi della antropologia che attestano con rigore scientifico l’esistenza di diversi ceppi etnici, culture e influenze storiche e socio-politiche dissimili che determinano e condizionano comportamenti singoli e collettivi. Persino le situazioni geografico-climatiche rendono i popoli diversi a livello strutturale, incluse le diverse abitudini alimentari. È dunque presto detto che l’impianto comportamentale di un abitante di Stoccolma, il suo modo di rapportarsi con i propri simili e con la società in generale, il suo vivere, dormire, operare, alimentarsi e via dicendo, è del tutto diverso da quello di un italiano che vive nelle zone di Pachino, Porto Palo e Marzamemi, nella punta estrema della Sicilia sud orientale. Eppure, sulle carte di identità rilasciate dalla municipalità di Stoccolma e quelle rilasciate dai Comuni dei tre paesi siciliani dove l’Italia finisce, campeggia la scritta: Unione Europea. Questo vuol dire che si può partire dall’estremo Nord dell’Europa e giungere sino alla punta estrema della Sicilia che si trova su un parallelo geografico che è diciotto chilometri al di sotto di Tunisi, senza dover esibire il passaporto a nessuna frontiera, a meno che durante il percorso non si passi per i territori della Confederazione Elvetica, del Principato di Monaco, o del Principato di Liechtenstein. Volendo anche dal territorio dello Stato della Città del Vaticano, circondato da mura e da servizi di vigilanza, all’interno del quale non si può entrare e muoversi senza permesso, n’è prova il fatto che al suo interno non ci sono né rom, né barboni né venditori abusivi africani; non vi sono accampamenti nei giardini vaticani né roulotte di zingari nella piazza antistante al Palazzo del Governatorato … perché tutto ciò è sul territorio italiano, con la benedizione della Santa Sede, specializzata ormai da tempo a benedire di tutto e di più nei territori e nelle case altrui, ma non nel territorio proprio.

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L’europeo di Stoccolma e quello della punta estrema della Sicilia sud orientale, pur avendo sul documento d’identità la comune dicitura Unione Europea, sono delle figure antropologicamente antitetiche sotto tutti gli aspetti, influenzati e condizionati non solo da diverse storie, ma anche da diverse situazioni climatiche, ambientali e alimentari che incidono sul carattere e sulla sfera comportamentale. Esempio banale: quando la sera, nel periodo primaverile o autunnale, l’italiano che abita nella punta estrema delle Sicilia sud orientale, tra le 21 e le 22 si siede a tavola per cenare, a quell’ora, l’abitante di Stoccolma, è già a letto a dormire da due o tre ore, dopo avere cenato la sera tra le 17,30 e le 18, ad un orario nel quale, tra Napoli e Reggio di Calabria, si fa la merenda. E mentre l’abitante di Stoccolma dorme col piumino d’oca e forse anche col riscaldamento acceso, tra Napoli e Reggio di Calabria, in quei periodi primaverili e autunnali, si hanno già i condizionatori d’aria in funzione e si fanno i bagni al mare.

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La giustizia italiana in passato, specie in certe zone del nostro Paese, da una parte condannava, dall’altra tendeva a mitigare le pene per il cosiddetto delitto d’onore, riguardo il quale il Codice Penale recitava all’articolo 587:

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«Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella».

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Le disposizioni e le relative attenuanti previste per il cosiddetto delitto d’onore sono definitivamente abrogate solo nel 1981, con la legge n. 442 del 10 agosto. 

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Vicenza: “Fratello profugo” nigeriano lancia bottiglie sulla volante della polizia, poi aggredisce un poliziotto e gli rompe il setto nasale [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

Ci si domandi invece perché questa forma di delitto, con relative attenuanti, non era invece prevista nei codici penali dei Paesi scandinavi. Non che in questi Paesi siano assenti quelli che nel linguaggio popolare italiano sono indicati come cornuti, ma semplicemente perché a livello socio-culturale, nei Paesi scandinavi, un tradimento o una relazione considerata illecita non aveva la portata che poteva avere nella società italiana sino a meno di quarant’anni fa, in particolare in certe zone del nostro Meridione. In compenso i Paesi scandinavi, pure se non vantano un tasso elevato di cornuti, detengono da sempre il più alto tasso di suicidi, specie in fascia d’età giovanile. Per quanto invece riguarda ammalati, anziani o persone variamente stanche di vivere, è entrata da tempo in vigore quella possibilità altamente civile e socialmente evoluta della eutanasia o del cosiddetto suicidio assistito. Questa, è una civiltà evoluta, quella scandinava. Mica quella italiana, dove sino a pochi decenni fa si davano le attenuanti ad un marito che perdendo ogni controllo su se stesso faceva secca la moglie colta in flagrante insieme all’amante. In ogni caso sia chiaro: con la globalizzazione ci siamo evoluti anche noi. Infatti oggi, se un marito calabrese o siciliano torna a casa e trova la moglie a letto con l’amante, per non apparire retró dinanzi a lei ed a lui, può darsi che esordisca dicendo: «Amore mio, che sorpresa! Hai organizzato uno scambio di coppie … un ménage à trois a mia insaputa? Aspettate che adesso arrivo anch’io …».

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Il nostro è un Paese strano, originale. Noi italiani lo sappiamo e lo ammettiamo senza difficoltà alcuna. Infatti, chi come me agli inizi degli anni Novanta del Novecento era nella fascia d’età tra i venticinque ed i trent’anni, ricorda bene i barconi provenienti da alcuni ex Paesi comunisti, in particolare carichi soprattutto di albanesi e romeni. E tutti quanti ci dovremmo anche ricordare con qual genere di criminalità ci ritrovammo in casa, nel giro di breve tempo. Solo dopo scoprimmo che in molti di questi Paesi dell’ex blocco sovietico, alla caduta del Comunismo avevano aperte le galere e, non pochi tra i loro più pericolosi delinquenti, ce li ritrovammo in Italia. O nessuno ricorda le bande organizzate di albanesi, romeni, kosovari e via dicendo cantando, che depredarono le case di interi quartieri residenziali italiani?

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Nessuno ricorda, nelle zone delle ville sul Lago di Como, in quelle della Brianza, in quelle sui Colli Bolognesi, di Poggio Imperiale a Firenze e nelle campagne toscane, per seguire coi vari quartieri ultra residenziali di Roma, quante persone si ritrovarono con ladri in casa che in più occasioni si “divertirono” anche a tramortire di botte il padre e il figlio ed a stuprare la madre e la sorella minore? Sono fatti di cronaca e atti giudiziari che fanno parte della storia documentata del nostro Paese, non sono fiabe razziste e anti-immigrazioniste inventate da quelli della Lega Nord di ieri e di oggi. E si provi a chiedere, a qualche economista specializzato in mercato immobiliare, che cosa accadde nel corso di quegli anni Novanta, dopo la caduta del Muro di Berlino, con l’arrivo di certe ondate di gente nel nostro Paese, sotto la bandiera di falsi profughi che scappavano dalle macerie dei caduti regimi comunisti. Accadde in breve un vero e proprio crollo del mercato degli immobili di lusso. E così, persone che avevano acquistata una proprietà in certe zone agli inizi degli anni Ottanta, a fronte di quel problema e volendo ritornare a vivere in città per paura di furti e soprattutto di pericolose incursioni nelle ville da parte di bande di violenti, pochi anni dopo non riuscivano a rivenderle neppure alla metà di quanto le avevano pagate, perché molti volevano vendere, nessuno era però disposto a comprare, se non a prezzi stracciati.

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Se facciamo una ricerca negli archivi delle emeroteche, andando a leggere i giornali della Sinistra radical chic di allora, col figlio di Giorgio Napolitano che in quegli anni era studente di lusso alla scuola superiore Sant’Anna di Pisa, dove si dilettava a parlare di proletariato e di classe operaia, scopriremo che la colpa, non era delle bande dei ladri, nient’affatto! La colpa, praticamente, era dei ricconi borghesi che si facevano le ville di lusso sulla pelle dei loro poveri operai. Essendo però Napolitano junior coerente come John Lennon, veniamo a scoprire che oggi, in piena epoca di immigrazionismo sostenuto dai soliti noti in concorso con le odierne sacrestie, il rampollo se ne guarda bene dal favorire l’insediamento di bande di nigeriani nella esclusiva Capalbio, dov’egli è solito ritirarsi in vacanza assieme ai principali leaders della Sinistra radical chic.

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Se poi passiamo a una ricerca negli archivi giudiziari, scopriremo in essi, sempre conservati, i vecchi nastri delle registrazioni telefoniche fatte dai nostri investigatori, che si sono ritrovati dinanzi a colloqui incredibili: albanesi e romeni delinquenti e attivi come tali in Italia, che a dei loro connazionali in procinto di venire, o desiderosi di venire, spiegavano in tutta tranquillità che …

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«In Italia non funziona mica come funzionava da noi con Nicolai Ceaucescu. Se ti sorprendono a rubare, al massimo ti danno due anni, che poi non li sconti, perché per due anni, in carcere, non ti ci mettono nemmeno. Poi, i poliziotti italiani, non sono mica i nostri agenti della vecchia Securitate, che se ti prendevano t’ammazzavano dalle botte e poi ti facevano sparire. No, se in Italia un poliziotto di tocca, finisce lui in galera […] guarda, una volta, a me, mentre mi stavano portando dentro, appena arrivato al posto di polizia detti una testata sul muro, poi dissi che i poliziotti mi avevano picchiato dopo avermi portato dentro. Lo sai, che quei poliziotti sono finiti tutti e tre sotto processo?».

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Questo testo riportato è la traduzione giurata di una serie di registrazioni telefoniche messa agli atti durante un’inchiesta svolta dal Tribunale penale di Milano nel 1991 su bande organizzate di albanesi e romeni specializzate sul nostro territorio in furti e rapine.

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Prato: “Fratello profugo” marocchino, aggredisce verbalmente e ricopre di pesanti insulti un gruppo di poliziotti davanti alla questura. All’aggressione, i poliziotti, non reagiscono minimamente, sapendo perfettamente a che cosa andrebbero incontro se lo facessero [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

È superfluo a dirsi, ma lo diciamo lo stesso: delinquenti a parte, in Italia è giunto anche e soprattutto un prezioso esercito di lavoratori romeni e albanesi dotati di straordinarie capacità di lavoro e di grande manualità a livello tecnico. Certe grandi aziende edili bresciane, senza questi lavoratori avrebbero avuto serie difficoltà. Perché come i fatti purtroppo dimostrano, il giovane italiano, a quasi trent’anni, è capace ad andare in giro per l’Europa a fare lo studente Erasmus fuori corso da anni, ma a fare il muratore o il manovale non ci pensa proprio; e i primi a non volere che faccia un mestiere simile, sono i suoi genitori, costasse anche tenerselo a carico fino a quarant’anni. Sinceramente non ricordo di avere conosciuto italiani così operosi, laboriosi e instancabili come certi lavoratori romeni e albanesi. Come possiamo infatti dimenticare, sempre in quegli anni, i grandi imprenditori del Triveneto che si recavano direttamente in Romania e Albania per selezionare sia operai generici sia operai specializzati, non trovando in Italia giovani disposti a fare più certi lavori?

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L’Africa è un continente, come più volte ho spiegato e ribadito. Parlare quindi di africani è esattamente come parlare di quella entità complessa e sotto certi aspetti astratta che sono i cosiddetti europei. Un africano dell’Etiopia, con un africano della Costa d’Avorio, a livello sociale, culturale e antropologico ha da spartire ciò che un europeo della Grecia ha da spartire con un europeo della Finlandia. A parte il marchio dell’Unione Europea, cosa accomuna, sempre a livello sociale, culturale e antropologico, un lituano a un maltese? O un austriaco a uno spagnolo? E peraltro quale spagnolo, considerando che all’interno della Spagna vi sono zone e regioni che rivendicano culture proprie, del tutto distinte da quelle della entità geografica nazionale chiamata Spagna?

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Ricordo una discussione sulla entrata della Turchia in Europa. Facendo infine arrabbiare i due greci che erano presenti, affermai: «Ma la Turchia in Europa già ce l’abbiamo». E mentre alcuni mi domandavano se stessi scherzando risposi: «Dico sul serio. Se non abbiamo la Turchia nell’Unione Europea, abbiamo però i turchi, vale a dire i greci». Quando i diretti interessati si dichiararono offesi, replicai che, come italiano, non avevo difficoltà alcuna ad affermare che provenivo da uno dei popoli che a livello antropologico è uno tra i più “bastardi” esistenti a questo mondo, perché in Italia abbiamo avuto il passaggio di tutti i più disparati popoli d’Oriente e d’Occidente. Motivo per il quale oggi è possibile ritrovarsi di fronte a un sardo che, a livello morfologico, pare appena uscito dalla casba di un Paese arabo. Quindi ritrovarsi al tempo stesso dinanzi a un sardo da generazioni e generazioni che pare uscito invece da un negozio del centro di Oslo, perché è biondo, bianco di pelle, e con gli occhi celeste ghiaccio più di quanto potrebbe esserlo un norvegese.

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Ci sono più biondi dalla morfologia nord-europea a Palermo di quanti invece non ve siano a Torino. E siccome i palermitani hanno parecchio senso dell’umorismo, sono anche capaci a spiegarti … «Sai, le nostre nonne erano donne che si davano sempre da fare con tutti quelli che passavano dalle nostre parti!». Gli odierni greci hanno pertanto ben poco da urlare all’oltraggio, se qualcuno ricorda loro il semplice ed ovvio dato di fatto: gli attuali greci sono, per la gran parte, null’altro che turchi. Cinque secoli di dominazione turca — e che dominazione! — l’antica struttura morfologica greca, l’hanno distrutta e spazzata via del tutto. Poi, se gli attuali greci ritengono di rispecchiare quelli che sono i modelli delle statue dell’epoca classica, in tal caso, come dire: ci arrendiamo dinanzi all’evidenza dell’irreale. Purtroppo però, l’evidenza, ci dice e ci dimostra che certi tratti somatici tipici delle antiche popolazioni greche, non li ritroviamo negli attuali turco-greci, bensì negli abitanti di quella che fu la Magna Grecia: ad esempio nei calabresi della bassa Calabria, nei pugliesi delle zone del Salento, mentre nella vicina Bari predomina il carattere arabo; oppure nei siciliani di Siracusa, di Catania e dintorni, perché già nella vicina Ragusa il carattere somatico che predomina è quello arabo.

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Poi, se qualcuno fosse convinto che gli attuali egiziani siano gli autentici e puri discendenti dei padri dell’antico Egitto, le soluzioni sono due: o tacere, come a volte si tace con le persone non in grado di capire o non disposte a capire; oppure, se una persona non conosce ed è disposta e aperta a comprendere, si potrà spiegare che gli arabi hanno spazzato via ciò che nel VII secolo rimaneva della decaduta cultura degli egizi, compresa morfologia, tratti somatici e lingua. Quelli che noi chiamiamo egiziani, altro non sono che una popolazione araba che vive su un territorio geografico che fu a suo tempo la culla di quella cultura egizia oggi estinta in tutti i sensi. Pertanto, gli attuali egiziani, stanno a Ramses il grande e all’ultima regina Cleopatra, esattamente come un esquimese può stare ad un abitante del Madagascar, o come un attuale greco può stare ai tratti somatici immortalati nelle sculture di Skopas, Prassitele e Lisippo, o nei celebri bronzi rinvenuti non a caso nella calabra Magna Grecia, a Riace Marina, nel territorio della attuale provincia di Reggio di Calabria.

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Questo per ribadire e spiegare che dire africani, rivolgendosi con questa definizione agli abitanti di un intero continente, se non denota crassa ignoranza, perlomeno denota totale e involontaria mancanza di conoscenza.

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Nella variegata complessità del Continente africano, vi sono popolazioni che andrebbero tenute prudentemente a casa loro, impedendo a soggetti ad alto rischio di emigrare in Europa, perché la loro emigrazione può costituire ed essere solo fonte di grandi problemi, inclusi problemi di pubblica sicurezza. Ciò per tutta una serie di motivi che la vecchia Europa, con i propri sensi di colpa coloniali verso l’Africa, non osa neppure sospirare, ma costituiscono realtà non facilmente eludibili e tanto meno bollabili col marchio di razzismo e di razzista.

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Salerno: “Fratello profugo” nigeriano aggredisce sul treno il controllore di bordo [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

Parleremo adesso in senso lato, senza specificare i Paesi e le loro popolazioni, evitando così inutili problemi da parte delle anime belle. Anzitutto partiamo dal concetto di democrazia: gli africani di certe popolazioni non la conoscono proprio. Le loro società sono radicalmente edificate su impianti di carattere tribale, ed al loro interno esiste un’autorità assoluta, con connotazioni spesso magiche, dalla quale promanano altre “legittime autorità” che esercitano le loro autorità di pertinenza in modo deciso, duro e severo. Gli africani nati e cresciuti in questi contesti socio-culturali e magico-tribali, anche se hanno il collegamento a internet e l’ultimo modello di smartphone, se inseriti in contesti sociali democratici come i nostri, risulteranno ben presto soggetti al di fuori di ogni possibile controllo; e una volta fuori controllo risulteranno aggressivi e mossi da una violenza caratterizzata anche da elementi di crudeltà. Sempre per dirla con esempi concreti: se uno di questi soggetti, in un pullman di linea o in un treno, si toglie le scarpe e appoggia i piedi sul sedile, diffondendo semmai pure un odore nauseabondo tra i passeggeri, il controllore di bordo non può dirgli, con un sorriso sulle labbra: «Signore, per favore, lei deve mettersi le scarpe e non tenere i piedi appoggiati sul sedile». Così facendo, il controllore di bordo darà di sé stesso l’immagine dell’uomo debole e non virile, che appartiene come tale a un sistema debole che non merita rispetto e meno che mai obbedienza. Pertanto, questo genere di africano non si curerà dell’invito a lui rivolto. Se poi, il controllore di bordo, ripeterà l’invito, è molto probabile che questi si alzi e aggredisca chi ha osato richiamarlo all’ordine senza dimostrare di avere né forza, ne virilità né autorità per farlo. Purtroppo, in casi simili e con soggetti simili, non si dovrebbe chiedere proprio niente, perché l’unico linguaggio che questo genere di persone intendono è il seguente: il controllore di bordo si avvicina, non proferisce parole, tira fuori una spranga di ferro e lo colpisce ripetutamente ai piedi. Poi fa fermare il mezzo all’autista, prende questo soggetto come un sacco di patate e lo getta fuori ferito, in mezzo alla strada. Questo è l’unico linguaggio che queste persone intendono, tutto il resto: le nostre regole democratiche, il nostro rispetto, la tutela della persona e della sua incolumità fisica, per loro è solo manifestazione di debolezza da parte di uomini che non meritano di essere considerati uomini perché privi di virilità e di determinazione.

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È quindi politica fallimentare, anzi suicida, quella di certa Europa portata avanti dalle anime belle che pensa, con le sue meravigliose regole democratiche improntate sull’ultra garantismo, di potere educare e formare col tempo delle persone che hanno delle radici molto profonde alle quali non intendono rinunciare, in modo particolare proprio quando si spostano da casa loro e si insediano in altri contesti socio-culturali. È infatti proprio nelle situazioni di immigrazione che questi soggetti rafforzano più che mai le loro radici e il loro tribalismo, ampliando all’occorrenza la loro aggressività e la loro violenza appena si trovano a vivere in una società paradossale nella quale il magistrato donna di Sinistra Democratica condanna, a due anni commutati nella sospensione dal servizio senza stipendio, un carabiniere che ha osato dare una sberla a un tunisino pluri-pregiudicato che dopo avere violato tre articoli del codice della strada gli ha sputato in faccia durante l’esercizio delle sue funzioni.

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Le anime belle dell’inno “siamo tutti fratelli”, o della canzone Image di John Lennon, hanno forse dimenticato tutti i bigliettai, i controllori dei mezzi pubblici, gli autisti di pullman che in Italia sono stati aggrediti e hanno riportato gravi lesioni, alcuni anche gravi danni permanenti? Sono consapevoli, le anime belle, che a Roma e Milano, se un controllore sale su un treno o su un pullman per il controllo dei biglietti ai passeggeri, appena vede facce di giovani africani salta oltre e non osa chieder loro il biglietto? Vi rendete conto a quali livelli di razzismo siamo giunti? I controllori, i biglietti, li chiedono solo ai bianchi. E questo è puro e semplice razzismo, o no?

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Altro discorso politicamente scorretto: nessuno si è mai accorto che vi sono alcuni gruppi etnici africani all’interno dei quali il lavoro è considerata cosa disdicevole per un uomo? Infatti, nel loro genere di sub-cultura a lavorare è solo la donna, compito dell’uomo è di comandare e di esercitare il meglio della sua maschia virilità. E che cosa accade quando questo genere di uomini giungono in Italia? Sono forse educati, formati al lavoro, stimolati dalla nostra meravigliosa società democratica a cambiare stile di vita, sempre tra il canto “Siamo tutti fratelli” e Image di John Lennon? No, gli uomini diventano seduta stante degli imprenditori del lavoro delle loro donne. E così, prese mogli e figlie, le mandano a battere per le nostre strade. È infatti cosa “culturalmente” molto più onorevole e soprattutto molto maschia far battere il marciapiede alla moglie e alle figlie, piuttosto che lavorare.

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Giungiamo adesso sul finire all’apoteosi della scorrettezza politica: quali sono gli africani dei vari Paesi di questo Continente che invece possono adattarsi, a volte anche bene, all’ambiente europeo in generale e forse a quello italiano in particolare? Ebbene: udite, udite! Perché adesso ve la sparo così grossa da meritare il leone d’oro alla carriera per la scorrettezza politica. Coloro che si adattano senza eccessive difficoltà, sono quegli africani provenienti da vari Paesi che appartengono al ceppo culturale cattolico e che per generazioni sono stati formati e catechizzati prima dai nostri missionari, poi dal loro clero autoctono. Infatti, attraverso la fede e la religione cristiana, hanno acquisita una forma e una dimensione di universalità e di universalismo che è tutta quanta peculiare al Cattolicesimo. Questo genere di africani, tramite il Cristianesimo, hanno acquisita, di conseguenza praticano e vivono, tutt’altra concezione di società, di famiglia, di rapporti tra uomo e donna, tra genitori e figli, tra loro e tra l’autorità costituita, civile o religiosa che sia. La loro radice culturale cristiana favorisce anzitutto il loro inserimento, rendendoli soggetti non problematici, o in ogni caso molto meno problematici.

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Frosinone: “Fratello profugo” nigeriano aggredisce e picchia il capotreno, poi fugge. Poco dopo, gli agenti della polizia ferroviaria che tentano di fermarlo, sono a loro volta aggrediti [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

Se la correttezza politica non fosse stata elevata a dogma supremo da quella stessa società civile e da certa politica nazionale ed europea che ride divertita e ironica sui dogmi di fede del Cattolicesimo — che peraltro nessuno di noi pretende d’imporre a chicchessia e tanto meno a colpi di leggi tassative, come invece i liberal-democratici hanno fatto col gender, l’omosessualismo, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, l’eutanasia e via dicendo … —, si dovrebbe avere il coraggio di dire che tutti quegli elementi di violenza, aggressività e crudeltà tribale, non sono posti in essere da africani che provengono da una cultura cristiana, ma da africani che provengono da sub-culture animiste, che sono legati a culti magico-tribali o che appartengono all’Islam. E nei Paesi africani, specie in alcuni, l’Islam ha una precisa caratteristica: tende a essere particolarmente radicalizzato, molto di più che nei Paesi arabi.

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Sempre proseguendo di estrema scorrettezza politica: le bande di nigeriani che hanno ormai impiantata una mafia pericolosissima dedita al mercato della prostituzione, allo spaccio di droga, al traffico di organi umani, con vari e pericolosi collegamenti a organizzazioni terroristiche di matrice islamica, per caso, risulta a qualcuno che siano dei nigeriani cattolici? Sono domande che bisognerebbe porsi, nell’ambito di studi, analisi e indagini serie, per esempio: quanti sono i maschi nigeriani di religione cattolica che portano le loro mogli e le loro figlie per strada a prostituirsi? Quanti sono i nigeriani cattolici che hanno compiuto stupri, aggressioni o atti di violenza anche in danno delle stesse forze dell’ordine? La Conferenza Episcopale Italiana ed i vari centri della Caritas, costituiti e diretti dall’apice delle anime belle, si sono mai domandati perché, a Lampedusa o varie zone di sbarco della Sicilia, dalla Nigeria giungevano per la quasi totalità animisti e musulmani? E come mai, ripetutamente, i pochi cattolici nigeriani che sono riusciti a imbarcarsi, hanno dichiarato e ribadito di avere fatto il viaggio con grande paura, perché più volte, quando certi soggetti hanno scoperto dei cristiani a bordo, hanno gettato in mare a morire uomini, donne e bambini? Possibile che la nostra società, libera ormai da tutti i generi di tabù, ne abbia creati a tal punto di nuovi sino ad impedire lo studio, l’analisi, la ricerca e il lucido esercizio del senso critico?

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Nello scorso mese di maggio, a Roma, mentre ero in un negozio per acquistare latte e pane, una mamma africana con tre bimbi, uno nel passeggino, gli altri due di quattro o cinque anni, vedendomi dalla vetrina ha mandato i piccoli dentro a salutarmi ed a chiedermi la benedizione. Il forno era pieno de romani de Roma, che sono rimasti sbalorditi quando i due bimbi, dopo che io gli imposi la mano destra sulla testa, si sono fatti il segno della croce e sono usciti sorridenti verso la mamma tutti contenti per avere ricevuta la benedizione dal prete. La madre mi ha sorriso e salutato con la mano da fuori, accennandomi un inchino con la testa. Sapete invece, sempre per le strade di Roma, quante volte è accaduto che mentre passavo sul marciapiede, qualche nordafricano abbia sputato a terra, oppure, due o tre ragazzoni neri, mi abbiamo volutamente urtato con una spallata passando in modo chiassoso? E posso garantire che non era affatto necessario domandare a questo genere di persone a quale ceppo socio sub-culturale appartenessero.

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Udite invece che cosa feci una volta: stavo camminando sul marciapiede e tre negroni poco più che ventenni sono venuti avanti in gruppo, della serie … o scendi dal marciapiede e ci fai passare o ti veniamo addosso. Capìto il tutto mi fermo e li guardo. Loro provano a sorridere con aria di sfida, ed io gli intimo: «Sentite bene, io sono un uomo di cinquant’anni passati e in questo Paese sono un’autorità religiosa riconosciuta dallo Stato» — ovviamente la sparai grossa, per darmi tutto il tono possibile e immaginabile — «quindi voi vi scansate e mi fate passare, anche perché siete voi ospiti in casa mia e non io ospite in casa vostra». Se quei tre rottweiler mi fossero saltati addosso, che cosa mi poteva accadere? Ho detto non a caso rottweiler per un motivo preciso: se questo genere di cane, indubbiamente pericoloso, vede che tu rimani immobile e non avverte in te paura e l’adrenalina che ti si scioglie nel sangue, a meno che non sia un cane totalmente deformato e addestrato per il combattimento clandestino, capace quindi ad aggredire pure il suo stesso padrone, non ti attaccherà mai.

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Milano: gruppo di “Fratelli profughi” nigeriani, immobilizzano il controllore del treno e lasciano poi in un lago di sangue il poliziotto intervenuto in sua difesa [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

A differenza di chi non ha da imparare da niente e da nessuno, io ho cercato di imparare anche dagli animali. In passato ho avuto un barboncino toy, lo presi che aveva un mese e mezzo ed ha vissuto una felice vita lunga quindici anni. Quando di anni ne aveva cinque fui costretto a darlo a mio fratello, perché a Roma vivevo in una casa sacerdotale internazionale e per quanto il cagnolino non disturbasse nessuno, il rettore, a giusta ragione, mi disse che permettendo a me di tenere una bestiola così amabile e ben educata, avrebbe creato comunque un precedente con gli altri preti, ed un giorno, altri, avrebbero potuto pretendere di tenere anch’essi animali domestici. Andò comunque a vivere nel contesto migliore, anche perché il figlio di mio fratello aveva anch’esso cinque anni e crebbero assieme. Una volta, mentre mio fratello si trovava nella sua casa di campagna nella bassa Maremma toscana, rimase raggelato nel vedere a distanza il piccolo barboncino che si era allontanato e se ne stava in mezzo a due enormi pastori maremmani, peraltro entrambi maschi. Temette che finisse sbranato. Quando a distanza lo chiamò sperando in bene, lui tornò con i due cani dietro. Poi avvennero altri episodi, diversi ma simili. Con lui, i cani di grossa taglia, maschi, stavano tranquilli. E ancora: una nostra familiare aveva due cani mezzi indemoniati che abbaiavano per ogni nonnulla, specie se sentivano anche e solo a distanza altri cani. Quando lui fu portato in casa loro, questi se ne stettero buoni senza emettere neppure mezzo abbaio. L’arcano fu svelato un giorno dal veterinario che disse a mio fratello: «La cosa è molto semplice, questo cagnolino è un capo branco. La taglia e le dimensioni sono del tutto irrilevanti. Gli altri cani, inclusi quelli di grossa taglia, avvertono, quindi gli riconoscono il ruolo del capobranco»… Ecco perché i tre negroni di cui narravo prima, che pure sembravano tre rottweiler, si scansarono e mi fecero passare sul marciapiede, sebbene io non sia propriamente un barboncino toy, ma il princìpio, sul piano dell’istinto animale, era esattamente quello. E noi umani, spesso, siamo molto più bestie delle bestie.

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Vedete, miei cari Lettori, con africani provenienti da vari Paesi di quel grande e complesso Continente, io ci ho vissuto assieme e con loro ho condiviso momenti molto importanti della mia preziosa vita sacerdotale. Sono stati loro, inclusi alcuni di essi che oggi sono Vescovi, ad insegnarmi come comportarmi con certe persone e in certe situazioni. Sono stati loro che mi hanno spiegato, in modo approfondito e dettagliato, che quando si ritrovano in Italia, pur paventando formale rispetto, sui nostri Vescovi e sui loro atteggiamenti ci ridono sopra. Un africano che aveva imparato particolarmente bene l’italiano, con tutte le sue più originali sfumature, persino con espressioni in romanesco, un giorno mi disse:

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«… ma voi, ai vostri Vescovi, poco prima che siano consacrati, per caso tagliate i coglioni? Sai, perché quando li vedo con quei sorrisini che neppure le nostre suore fanno, quando li sento parlare con quelle voci mielose, quando li vedo muoversi … mi domando se il presupposto per essere Vescovi in Europa sia quello di essere privi di virilità».

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Non è facile trovare un africano portato per certi studi speculativi, perché altre sono le doti che in linea di massima hanno, a partire dalle qualità pastorali. Lui invece molto portato lo era, ed al tempo stesso era anche portato per la diplomazia. A dire il vero, era un potenziale e autentico fuoriclasse. Tanto che, a sua completa insaputa, feci presente ad alcuni membri della curia romana che quel prete aveva la potenziale stoffa di un futuro Bernardin Gantin [cf. QUI]. A Roma se ne erano però già accorti e infatti lo volevano reclutare per indirizzarlo verso la diplomazia, ma lui si rifiutò categoricamente dicendo che voleva tornare nel proprio Paese. A me poi spiegò il motivo:

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«Io, come uomo africano e come prete, non potrei vivere e sopravvivere in mezzo a questa corte di donnette cattive, pettegole e … eccetera, eccetera».

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Da lui appresi l’elemento fondamentale che sfugge a molti alti prelati: per l’africano in generale, per alcune popolazioni in particolare, l’autorità è strettamente legata all’autorevolezza della persona. Autorità e autorevolezza, sono per loro inscindibili. E l’autorevolezza comporta tutta una serie di presupposti: dalla forza di carattere alla tempra particolarmente virile. Se mancano questi presupposti, per l’africano in generale e per alcune popolazioni in modo del tutto particolare, non può sussistere l’autorità, di conseguenza l’africano non ti presterà mai ascolto e meno che mai obbedienza. Trovandosi in certi contesti e con autorità non autorevoli — per esempio preti africani che si trovano a Roma per motivi di studio o per incarichi di vario genere —, fingeranno di ubbidire, ma appena voltate le spalle faranno ciò che vogliono e come meglio vogliono. E lo faranno anche con un senso di profondo disprezzo per l’autorità non autorevole, che quindi per loro non è un’autorità, bensì, come mi diceva un altro prete africano:

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«… null’altro che una maschera, proprio come le maschere che una volta portavano i nostri vecchi stregoni. Ecco, voi a Roma, in Vaticano, avete più stregoni mascherati di quanti mai ne abbiano avuti certe nostre popolazioni prima dell’arrivo dei Padri Bianchi che li convertirono al Cristianesimo».

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Lecco: banda di “Fratelli profughi” nigeriani aggrediscono prima il controllore di bordo e poi massacrano di botte un poliziotto seguitando a percuoterlo anche quando era a terra svenuto e dicendo in tono sfottente … «Tanto non potete farci niente, siamo profughi!» [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

Certe cattoliche anime belle tendono a gridare “allo scandalo” dinanzi a talune espressioni che a loro dire non dovrebbero fuoriuscire dalla bocca di un prete. Pace all’anima loro, perché l’esempio che segue, a chiunque non si fermi all’apparenza della frase in sé, dirà molto, anzi chiarirà più o meno tutto. Il fatto: ero diacono transeunte in procinto di ricevere da lì a breve la consacrazione sacerdotale. Un prete congolese, pur avendo dieci anni meno di me, ne aveva già dodici di sacerdozio. Provenendo da un contesto non metropolitano e neppure urbano, ma da una delle varie profonde province del Congo, tendeva a essere influenzato da certe condotte tipiche del suo contesto sociale. Quindi, senza volere, non essendo ancora io presbitero ma diacono, tendeva a trattarmi come se fossi stato un seminaretto. una sera, dopo cena, davanti ad altri due preti congolesi, gli dissi:

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«Cerca di non trattarmi come un ragazzino, ma non perché io sia più grande di te in età, non è questo il motivo. Il vero motivo è che, anche se sono bianco — e come dite dei bianchi scherzando tra di voi “puzzo di morto” —, devi sapere che io ce l’ho più grosso del tuo. Ho scelto di farmi eunuco per il Regno dei Cieli e rispetterò la castità per tutta la vita. Ma non dimenticare mai che provengo da un popolo di uomini virili che hanno fatto sospirare le donne di tutto il mondo. I più grandi seduttori della storia erano italiani, non congolesi, ricordatelo sempre». 

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Per due settimane non mi rivolse parola e si teneva a distanza da me come fossi peste, anche perché, in modo tutt’altro che causale, il tutto glielo avevo detto volutamente dinanzi ad altri due suoi connazionali. Finché un giorno, mentre loro tre congolesi erano nella piscina che avevamo a disposizione nel parco assieme ad altri impianti sportivi, andai anch’io a fare il bagno. Passai davanti all’offeso che era al bordo della piscina e che mi ignorò del tutto, al ché gli dissi: «Devi portare i pantaloncini da bagno più lunghi». Stizzito e con gli occhi tinti di sangue mi disse: «Adesso non ti vanno bene nemmeno i miei pantaloncini da bagno?». Replicai: «No, vanno benissimo, è solo per un discorso di decenza: non vedi che ti esce fuori pendendo all’altezza delle ginocchia?». Detto questo gli mollai uno spintone e lo gettai in acqua. Mentre lui rideva, mi tuffai anch’io. Appena fui dentro, prima mi spinse la testa sott’acqua simulando il mio affogamento e urlando «lo ammazzo, lo ammazzo!», poi, quando riemersi, mi abbracciò e mi baciò. Due mesi dopo, alla mia consacrazione sacerdotale, erano presenti a concelebrare col Vescovo novantadue sacerdoti residenti a Roma. Quei tre congolesi mi chiesero la “concessione di un privilegio”: potermi imporre le mani per primi subito dopo il Vescovo. E così, colui al quale dissi «ce l’ho più grosso del tuo» e via dicendo, mi impose le mani per primo subito dopo il Vescovo.

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Detto questo: chi vuole fermarsi alle apparenti “battute volgari” e “non consone” a un prete, che lì si fermi e che li rimanga con tutta l’animo più scandalizzato che meglio preferisce. Invece, chi vuol capire ed è disposto a capire, che comprenda e, se vuole, faccia anche tesoro per sé stesso, di certe esperienze vissute, perché con gli abitanti del Continente africano in generale, con quelli di alcuni specifici Paesi e contesti socio-culturali in modo del tutto particolare, senza virilità, non si tratta. Per l’africano in generale, per certi ceppi di africani in modo del tutto particolare, lo spirito virile è la misura primaria con la quale loro misurano persone, popoli e situazioni, agendo poi di conseguenza, nel bene come nel male.

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Treviso: “Sorella profuga” nigeriana, dedita alla prostituzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti, trovata in possesso di vari ovuli di droga e portata in ospedale per evacuarli, strappa la pistola dalla fondina di un poliziotto e tenta di sparare … [cliccare sull’immagine per aprire il servizio]

Due preti africani, a Roma per motivi di studio, nella situazione qui descritta facevano quel che volevano e come volevano. Quando per la visita ad limina Apostolorum giunse il loro Vescovo, che alloggiò presso la casa sacerdotale dove noi vivevamo, notai in quei giorni un loro atteggiamento che mai avevo visto prima. Anzitutto, col loro Vescovo, parlavano sempre a voce sommessa, con lo sguardo basso e senza mai guardarlo in faccia. Solo il Vescovo, poteva parlare ad alta voce. Guardarlo poi diritto in faccia, sarebbe stata una mancanza di rispetto, perché solo i pari, si possono guardare tra di loro negli occhi. Verso di me e l’altro prete italiano presente in quella casa, questo Vescovo ebbe da subito un atteggiamento di istintiva e profonda simpatia. Volle che io lo accompagnassi per due volte in Vaticano, cosa che non mi chiese, ma che in modo molto amabile mi ordinò, perché un Vescovo in generale, un Vescovo anziano in modo particolare, a un prete non chiede, ordina. Motivo della simpatia verso di me e l’altro italiano? Dovuta a un fatto a dir poco per noi ovvio: quando giunse questo Vescovo di settant’anni, per salutarlo piegammo il ginocchio e gli baciammo la mano destra. Cosa che non fecero diversi amabili preti latinoamericani che invece gli batterono una pacca sulla spalla, col risultato che lui li fulminò con uno sguardo di fuoco e non li guardò più. Detto questo — perché molto altro vi sarebbe da narrare —, si può concludere solo dicendo: chi vuole intendere, che intenda. Anche se purtroppo, agli ammalati di ideologia, o della loro surreale idea di Africa e di africani, qualsiasi cosa che di reale e ragionevole si può dire, non serve a niente, perché in tal caso è la realtà che sbaglia, non le loro fantasie ideologiche.

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Ricordate quando il Cardinale Giacomo Biffi, negli anni Ottanta, facendo un discorso sul tema della immigrazione, osò dire che se l’Italia e l’Europa hanno bisogno di bravi lavoratori che sono contenti di fare — con tutte le giuste remunerazioni ad essi dovute e non certo sfruttati —, quel genere di lavori che purtroppo i nostri giovani non vogliono fare più, che sia favorita da certi Paesi orientali e africani la immigrazione di cattolici e di cristiani? Perché altrimenti, in caso contrario, accogliendo eserciti di musulmani, domani andremo incontro a gravi problemi [cf. QUI, QUI]. Qualcuno ricorda quali furono le reazioni scomposte sia delle anime belle della Sinistra radical chic, sia quelle dei cosiddetti “cattolici adulti”?

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Come possono essere gestite queste persone e situazioni, posto che ormai siamo di fatto in uno stato di ingestibilità? Anzitutto, a certi soggetti ad alto rischio, che sono oggettivamente tali perché antropologicamente e tribalmente violenti, quindi riluttanti a qualsiasi forma di integrazione, non dovrebbe essere permesso di mettere piede nei nostri Paesi, perché appena vi entrano si mutano in autentici pericoli per la collettività. E purtroppo, piaccia o non piaccia al nostro esercito di oniriche anime belle, queste persone possono essere gestite solo attraverso l’uso della coercizione più severa e del ricorso alla violenza. Mancando l’una e l’altra subentra nella loro ottica la debolezza, che vuol dire: di questo Paese, di queste persone, di questi agenti delle forze dell’ordine che non possono neppure sfiorarti di lontano, noi possiamo fare letteralmente tutto ciò che vogliamo.

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Torniamo all’esempio iniziale: l’aggressore del portantino al Policlinico Gemelli, una volta preso, andava portato dentro una caserma e poi gonfiato di botte come una zampogna; ovviamente senza recargli danni gravi, meno che mai danni permanenti, ma facendogli comunque sentire tutto il dolore delle percosse. Anche perché, percuotere la persona, vuol dire non solo punirla ma anche infliggerle una meritata umiliazione. Dopo essersi ripreso dalle percosse ricevute, andava processato e incarcerato. All’interno del carcere, avrebbe dovuto ricevere ordini ed ubbidire solo ad agenti di polizia penitenziaria rigorosamente donne. Alla prima mancanza di rispetto verso una di queste donne secondino, altra scarica di botte, ovviamente senza recargli danni gravi, meno che mai danni permanenti, ma facendogli comunque sentire tutto il dolore delle percosse. I pasti in carcere? Rigorosamente a base di carni di maiale. Pertanto: bucatini alla matriciana, porchetta, trippa e coratella di maiale. Invece, a soggetti affini, appartenenti a quei ceppi nei quali gli uomini non mangiano dolci e zuccheri perché credono che ciò limiti la potenza della loro virilità, che siano serviti piatti in agro-dolce, assieme a dolci di marzapane e cassate siciliane a volontà, ma soprattutto tiramisù, proprio considerando che costoro temono che i dolci tirinogiù. O forse qualche anima bella intende protestare presso qualche corte internazionale di giustizia per i piatti tipici della cucina romana o della pasticceria siciliana serviti in carcere a certi africani? O forse vogliamo mettere fuori legge la cucina romana perché nigeriani musulmani e appartenenti ad altri ceppi etnici magico-animisti decidono di delinquere in casa nostra e di finire nelle nostre carceri? Il delinquente in questione preso sin dall’inizio come esempio, è stato arrestato a Roma, mica a Riad. Se io commettessi un crimine a Riad e fossi incarcerato in Arabia Saudita, mica mi metterei a scalpitare od a lamentare la violazione dei diritti umani per il fatto che non mi darebbero i bucatini alla matriciana cucinati col guanciale di maiale! Altrimenti, se certi soggetti vogliono rivendicare il diritto ad avere certi cibi e a non averne altri, dovevano prendere a botte un portantino presso un policlinico della Mecca, mica un portantino presso un policlinico di Roma!

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… fatti di questo genere si ripetono giornalmente e sempre con gli stessi soggetti della medesima nazionalità [cliccare per aprire il video]

Tanto per chiarirsi: la morale cattolica non proibisce che a un pericoloso aggressore sia impedita la possibilità di recare danno a chiunque, in particolare a persone indifese. Sia per ciò chiaro: chi difende la propria vita e quella degli altri, commettendo in casi estremi anche un omicidio, dove non era possibile difendere in altro modo l’incolumità propria e quella altrui, non commette un peccato, ma può compiere persino un atto eroico. La nostra morale ci insegna altresì che la legittima difesa non è semplicemente un diritto, in alcuni casi è un dovere, è un cristiano imperativo di coscienza, in particolare per chi è investito di quelle responsabilità che mirano alla tutela della vita degli altri. Tra costoro vanno inclusi anche i magistrati iper-garantisti di Sinistra Democratica che rimettono in libertà pericolosi violenti pluri-recidivi, ma al tempo stesso indagano sui Carabinieri per verificare se il violento aggressore si era veramente ferito da se stesso dando in escandescenze oppure se, uno dei militi preso a morsi e sputi, aveva osato metterlo tranquillo con un cazzotto.

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Da sempre la morale cattolica insegna che devono essere valutate e applicate tutte le condizioni nelle quali l’uso della forza sia non solo necessario, ma indispensabile, vale a dire l’unico praticabile e perseguibile. Se tutti i mezzi civili più ragionevoli e non violenti si riveleranno però non solo inefficaci, ma dovessero persino risultare dannosi sulle persone che dovrebbero essere poste in condizione di non nuocere, a quel punto, il ricorso alla violenza, non solo è legittimo, ma è l’unico praticabile, ed è del tutto doveroso.

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Anche al peggiore dei delinquenti deve essere riconosciuta anzitutto la dignità umana e tutte le migliori garanzie democratiche di difesa e di tutela, se però queste tutele e garanzie a favore del delinquente con comprovata attitudine recidiva a delinquere, implicano ch’esso si rafforzi nella propria pericolosità e aggressività, in tal caso bisogna ricorrere ad altri mezzi, altrettanto legittimi e opportuni. La legge e chi è chiamato ad applicarla ed amministrarla, deve infatti anzitutto evitare di correre il rischio che per tutelare al meglio il delinquente abituale e pericoloso si finisca col dimenticare — in questa nostra società schizofrenica e ormai completamente invertita —, la tutela dei deboli e degli innocenti dai suoi potenziali e gravi danni. Sino al punto di giungere al vero e proprio parossismo: dinanzi a un cittadino con regolare porto d’armi che dentro la propria abitazione, trovandosi dinanzi a tre ladri ha aperto il fuoco e ne ha ucciso uno, non è pensabile che il coro del politicamente corretto delle anime belle  inneggi “povero rapinatore!”. Anziché valutare che quella persona, trovandosi di notte in casa con tre malviventi mentre sua moglie ed i suoi figli dormivano, per difendere anzitutto loro, quindi se stesso, non aveva molte altre soluzioni, anche perché, con tre ladri sorpresi di notte dentro una casa, semmai anche in un luogo isolato, c’è poco da ragionare per indurre i tre alla conversione e alla remissione dei loro peccati.

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In caso contrario, le anime belle della Sinistra radical chic, l’ampia fetta di episcopato che pare dargli corda con una ideologia socio-politica immigrazionista fallimentare e molto pericolosa, i magistrati di Sinistra Democratica che rimettono in libertà pluri-pregiudicati pericolosi e violenti, ma che però al tempo stesso sono capaci a condannare un carabiniere che ha reagito con una sberla ad uno sputo in faccia che gli è stato lanciato nell’esercizio delle sue pubbliche funzioni, di questo passo, tra il falso «Siamo tutti fratelli» e la surreale «Image» di John Lennon, ci porteranno entro pochi anni a situazioni di guerriglia urbana, con interi quartieri e città gestite da un genere di violenza originata da una malavita organizzata che mai abbiamo conosciuto con le mafie presenti sul nostro territorio nazionale. Infatti, qualsiasi persona ragionevole e realista alla quale fosse data eventuale possibilità di scegliere la propria esecuzione e quindi la propria morte, penso sceglierebbe di essere ammazzato dalla Camorra, dalla ‘ndragheta e da Cosa Nostra, ben pochi sceglierebbero di finire tra le mani dei criminali sanguinari, spietati e crudeli della Mafia Nigeriana.

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Tempo fa qualcuno — non ricordo il nome, ma non importa —, affermò che la Mafia non l’hanno inventata i nigeriani, ma gli italiani. Se questa persona così lacunosa anche in storia, si fosse documentata, anzitutto avrebbe appurato che la stessa parola Mafia non è italiana, ma è di origine araba. Detto questo: negli Stati Uniti d’America, la Mafia, non è stata importata e fatta conoscere dagli italiani, bensì dagli ebrei russi. Quella italiana, nota come Cosa Nostra, negli Stati Uniti d’America giunse circa un ventennio dopo e prese piede solo agli inizi degli anni Trenta, mentre gli ebrei russi, la loro mafia, l’avevano impiantata per primi in assoluto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

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Con i nostri buonismi, ed il nostro iper garantismo politicamente corretto, ci meritiamo questo e molto altro ancòra. Ecco a voi Roma e la vanificazione di ventisette secoli di storia, arte e cultura: “Fratello profugo” nigeriano fa il bagno nudo dentro la fontana del Gianicolo, mentre una coppia di neo sposi stanno posando davanti per le foto ricordo [per aprire il servizio cliccare sopra l’immagine]

Questa è storia provata e documentata, i primi che la narrano sono proprio gli storici ebrei dotati delle migliori competenze scientifiche. Forse, nessun rabbino liberal di Buenos Aires, fuori come tale da qualsiasi genere di ortodossia ebraica — per meglio intendersi di quei reformed che accettano di tutto e di più: aborto, eutanasia, matrimoni tra coppie dello stesso sesso e via dicendo —, non ha mai informato di tutto questo qualche illustre personaggio, durante i loro vari incontri inter-confessionali. Se invece questo illustre personaggio avesse frequentato studiosi ebrei seri e competenti, avrebbe scoperto che la “mafia ebraica”, detta Kosher Nostra, giunse e si impose per prima in assoluto trent’anni prima di quella italiana, detta Cosa Nostra.

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Dunque ci vada cauto, nel dare agli italiani dei primati che storicamente non hanno, quantunque la casupola del Quirinale e il governicchio del nostro Paese, dinanzi a quella dichiarazione offensiva non abbia chiesta alcuna rettifica e la presentazione delle scuse formali. Ciò a riprova che lo sfacelo e la decadenza è ormai totale, ed investe tutti i più disparati settori civili, politici e religiosi della nostra società ridotta a Image di John Lennon, mentre bande di nigeriani musulmani o magico-animisti, ingestibili e cosiddetti cazzuti, non esitano ad aggredire in modo violento dei liberi e innocui cittadini e dei membri delle Forze dell’Ordine. E se questi sono i fatti e questa è la realtà, qualche ideologo dell’aprite i porti, del costruite ponti e dell’abbattete i muri, non potrà che seguitare col dire, dinanzi ai fatti ed alla realtà: “Mi dispiace per i fatti e mi dispiace per la realtà, perché ciò che solo è vero e ciò che solo conta, è la mia surreale ideologia”.

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Beati i tempi del vecchio Sessantotto! Perlomeno all’epoca, i figli di papà contestatori, volevano mandare l’immaginazione al potere, oggi invece, al potere, ci hanno mandata la schizofrenia.

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dall’Isola di Patmos, 10 giugno 2019

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  Polizia di Stato

NOI SIAMO DALLA PARTE DELLE FORZE DELL’ORDINE CHE SERVONO IL NOSTRO PAESE, LE SOSTENIAMO MORALMENTE, PREGHIAMO PER I LORO UOMINI E LE LORO DONNE ED IL LORO COMPITO DIFFICILE, TALVOLTA PERSINO OGGETTO DI PROFONDA INGRATITUDINE DA PARTE DEI CITTADINI

Arma dei Carabinieri
Guardia di Finanza

 

 

 

 

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45 thoughts on “Quella distruttiva ideologia immigrazionista clerico-politica: angioletti nigeriani in escandescenze a Roma? Il ricorso all’uso della violenza più che legittimo è indispensabile di fronte a certe situazioni e soggetti

  1. Ma “Image” non è uno di quei canti tanto apprezzati dai bravi (vedi Manzoni) cattolici e che spesso si eseguono nelle Chiese come canto natalizio?

    1. Caro Orenzo,

      c’è un’aria di un’opera di Giuseppe Verdi nella quale il personaggio di Violetta, che non impersona né Sant’Agnese né Santa Cecilia vergini e martiri, bensì una allegra figura detta non a caso la Traviata, canta:

      Sempre libera degg’io
      folleggiare di gioia in gioia,
      vo’ che scorra il viver mio
      pei sentieri del piacer…

      Una volta, mentre ero in un contesto del tutto privato e allegro con dei confratelli sacerdoti e nessun’altra persona o secolare presente, feci morire dal ridere un paio di preti tedeschi spiegando loro che il Verdi – da questi due amatissimo come operista – aveva dovuto usare un linguaggio molto castigato ed edulcorato e pur malgrado, all’epoca, la figura di Violetta la Traviata, fu accolta da alcuni con profondo scandalo.

      Spiegato ciò dissi che il Verdi, forse senza alcun problema e senza scandalizzare nessuno, oggi avrebbe potuto far cantare tranquillamente alla soprano queste parole:

      Sempre libera degg’io
      voglio fare sempre la troia,
      vo’ che scorra il viver mio
      sopra i letti del piacer…

      Tutti i preti risero, i tedeschi più ancora di tutti.
      Ci fu un prete che non sorrise ma che poi, in privato, mi disse che era rimasto colpito dal mio spirito volgare e non consono a un sacerdote.

      Questo stesso prete dalla bocca così delicata, in sua qualità di docente di teologia presso un istituto superiore di scienze religiose, consigliava in lettura agli studenti i libri eretici di Andrea Gallo come spunti di ecclesiologia pastorale e di Vito Mancuso come spunto teologico. Il primo, sventolava la bandiera rossa e cantava “bella ciao!” alla fine della Santa Messa [cf. QUI], il secondo, sacerdote dimesso dallo stato clericale ad appena un anno dalla sacra ordinazione, autore di un libro che minava alla radice i principali dogmi della fede cattolica, tanto da essere bollato da un noto teologo di cosiddetta aerea progressista come S.E. Mons. Bruno Forte come affetto da «gnosi di ritorno» [Cf. QUI].

      Io sono allegro e scherzo in privato, con le persone opportune e nei luoghi opportuni, ma soprattutto senza mai trascendere nel volgare, mentre certi preti fanno eseguire, come dal filmato da lei inviato, un inno all’ateismo ed al nichilismo direttamente dentro le chiese con i coristi che danno le spalle al tabernacolo dal quale non è stato tolto neppure il Santissimo Sacramento.

      Che dire: evviva i preti “volgari” che però, in difesa dei sacri misteri, si farebbero fare la pelle!

      1. Caro padre Ariel,
        trovo che le parole scritte dal cardinale e gesuita Carlo Maria Martini nella prefazione al libro del sacerdote (Sacérdos in Aeternum) Vito Mancuso:
        “Anche quelli che ritengono di avere punti di riferimento saldissimi possono leggere le tue pagine con frutto, perché almeno saranno indotti o a mettere in discussione le loro certezze o saranno portati ad approfondirle, a chiarirle, a confermarle”,
        possano benissimo essere applicate anche a moltissime esternazioni del nostro Santo Padre sia riguardo ai migranti, come in questo caso, sia riguardo, soprattutto, a talune Sue interpretazioni evangeliche e dottrinali.

  2. Caro Padre,

    standing ovation!
    Evviva Iddio che qualcuno abbia il coraggio di dire la verita’ e al diavolo (letteralmente) il politically correct. Mio cugino, da tanti anni in polizia, mi ha spesso raccontato come si comportano le prostitute Nigeriane. Un episodio su tutti: rimpatriate su un aereo perché deliquenti a tutti gli effetti, si sono tolte gli assorbenti sporchi e li hanno gettati in faccia ai poveri poliziotti.
    Che cultura!

    Sono stata in Africa e conosco anche io, nel mio piccolo gli Africani. Mi parrebbe troppo ovvio dire che non sono tutti uguali e quindi non lo dirò. Sta di fatto che quelli che veramente sono stati evangelizzati si comportano differentemente.

    Se islamici o tribali (o anche di qualche denominazione cristiana stile americano, dove ci si converte in cambio di vantaggi economico-sociali), è tutta un’altra storia. Ma ormai i missionari Cattolici non vanno più a convertire, ma a convertirsi alla cultura locale! Eh perche’ loro sono più vicino alla Madre Terra!

    https://www.corrispondenzaromana.it/il-modello-di-evangelizzazione-del-sinodo-panamazzonico/
    Leggere per credere! Aggiungo che ho conosciuto personalmente Padre Zanotelli e conosco la…

    1. Gentile Elena,

      ho 34 anni e sono entrata nella Polizia di Stato dopo la laurea in giurisprudenza. Diventare “donna poliziotto” era un mio sogno da quando ero al liceo, e dopo la laurea l’ho realizzato.
      Sono tutt’oggi molto onorata di lavorare nella Polizia di Stato.

      Agli assorbenti usati cui lei si riferisce può aggiungere i sacchetti contenenti escrementi umani, anche quelli hanno lanciato addosso ai nostri colleghi, mentre gli sputi sono il “minimo sindacale”, la cosa più pulita che con questi elementi a alto rischio ci capita di ricevere.

      Ho visto portare in commissariato donne nigeriane per le quali erano necessari tre poliziotti per ciascuna di esse, e riuscivano a reggerle con molta difficoltà, quasi sempre rimanendo feriti da graffi, morsi e percosse.

      Noi agenti di polizia viviamo con il terrore di causare a esse un solo livido involontario, non perché picchiate, ma solo per tentare di reggerle o difendere noi stessi dalle loro aggressioni che sono sempre molto violente.

      I carabinieri feriti dal nigeriano che al policlinico di Roma tramortisce il portantino e a cui riguardo il magistrato ha voluto vederci chiaro da che cosa dipendesse la escoriazione che aveva sulla fronte mentre si premurava di rimetterlo in libertà, dice tutto su ciò che è il nostro lavoro sempre più difficile e nel corso del quale siamo da una parte esposti a certi delinquenti molto aggressivi, per altra esposti ai magistrati che non esitano ad aprire indagini su di noi.

      Sono finita pure io sotto indagine della magistratura e ho dovuto rispondere per avere percosso una nigeriana: mentre due miei colleghi stavano portando dentro per accertamenti questa furia tenendola sottobraccio (immagini degli uomini che tentano di trasportare una tigre, l’esempio è molto aderente alla realtà), lei si è divincolata, ne ha gettato uno a terra poi si è lanciata con le unghie sul viso dell’altro. Ero a pochi metri di distanza e ho impugnato il manganello colpendola ripetutamente.

      Nell’irrogarmi la sanzione il magistrato decretò che le percosse non erano motivate perchè la donna si trovava già dentro il posto di polizia e che (a suo dire) non poteva fuggire e nuocere. Il referto medico del collega al quale furono applicati sei punti su una guancia sulla quale la nigeriana aveva affondato delle unghie acuminate, non fu preso in minima considerazione, pensi se fosse riuscita a prenderlo agli occhi.

      In uno dei video riportati dall’ottimo padre Ariel nel suo lungo e molto interessante articolo, sono ripresi a Torino i commenti di un gruppo di buoni cittadini scandalizzati da un gruppo di poliziotti che cercano di ammanettare un nigeriano non facile da reggere. In quel video è rappresentato tutto: i buoni cittadini a difesa del ladro, del delinquente, dello spacciatore di droga, del violento ecc …
      [N.d.R. il video al quale la Agente di Polizia si riferisce è questo: QUI]

      Francesca (Roma)

      1. Francesca, per quello che può servire, tutta la mia solidarietà a lei e ai suoi colleghi. E la riconoscenza da parte dei cittadini onesti, anche con se stessi (i benpensanti di Torino non penso lo fossero).

  3. Questo documento farà stare male le vittime del politicamente corretto odierno. E’ tutto vero quello che dice.

    Molti italiani pensano che nel rispetto delle regole gli europei siano fessi come noi. Dalla mia esperienza ricordo tutto l’opposto.

    Ho vissuto a Parigi per alcuni anni e ricordo come fui trattato quando svenni in un centro commerciale a seguito di una lieve intossicazione alimentare e dal caldo terribile di agosto. Altro che servizi di pronto intervento! Quando mi ripresi hanno voluto capire chi fossi da dove provenissi e mi hanno perfino chiesto l’indirizzo di residenza temporanea prima di chiamare l’ambulanza dei pompieri.

    Prudenza eccessiva ma conseguenza del lassismo dei decenni passati in quanto l’immigrazione di massa ha creato la Francia di oggi.

    L’immigrazione di massa e NON selettiva ci porterà ad avere i carabinieri coi mitra a difenderci fuori dalle chiese, è bene che ce lo mettiamo in testa. In Francia già è realtà, l’ho visto.

  4. Nell’omelia della veglia di Pentecoste del Santo Padre dell’8 giugno 2019, il passaggio più bello è stato quando ha detto: “Questo pensiero alla maternità della Chiesa mi fa ricordare che 75 anni fa, l’11 giugno del 1944, il Papa Pio XII compì uno speciale atto di ringraziamento e di supplica alla Vergine, per la protezione della città di Roma. ”
    Andare a leggere quelle parole di Papa Pio XII
    http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1944/documents/hf_p-xii_spe_19440611_divino-amore.html
    è stato come potermi finalmente dissetare ad Acqua Viva di sorgente.
    Possibile che il passaggio in cui Pio XII implora: “Riconduci i profughi nelle terre abbandonate sotto l’imperversare della bufera, quelle care terre, ove essi nacquero, crebbero, lavorarono, invocarono il tuo dolcissimo Nome, e dà loro la forza di ricostituire con coraggiosa ed alacre lena le loro case distrutte, le loro chiese crollate, i loro campi desolati, le loro officine devastate, la loro domestica felicità turbata e sconvolta.”,
    non faccia sorgere il dubbio, a chi di dovere, che tutti quegli smartphonati ragazzotti nel fiore degli anni non sono propriamente dei profughi che fuggono da Erode?

  5. Magari qualcuno di noi fosse capace di impiantare una guerriglia urbana. Ci saranno solo massacri di polli sgozzati e pollastre stuprate a morte.

    1. …tranquillo, caro e sapiente commentatore: potremo essere difesi in modo egregio.
      Sicuramente ci difenderanno gli eroi arcobaleno del GayPride scandendo lo slogan: «porti aperti come i nostri culi»
      Vedere i links sotto, prego …

      http://www.riminitoday.it/cronaca/cartello-scandalo-rimini-gay-pride-porti-aperti-culi-ho-voluto-provocare-apposta-per-avere-attenzione.html

      https://www.facciabuco.com/post/698489qi9/porti-aperti-come-i-nostri-culi-scusa-in-che-senso.html

      https://www.facciabuco.com/post/831365ooo/forse-sto-invecchiando-vaccata-erotica-post-by-pleasureman.html

  6. Egregio Padre,

    per un poliziotto con 30 anni di servizio sentire un prete parlare e analizzare le situazione in questo modo lucido, impietoso e realista, è una autentica ventata di ossigeno.

    8 anni fa mi sono fatto alcune settimane di ospedale e mesi di cure per un grave incidente in servizio.

    Nelle adiacenze della facoltà di giurisprudenza di una città italiana (non importa quale), tentammo di acciuffare due nigeriani che spacciavano e rifornivano gli studenti universitari consumatori abituali di droghe cosiddette leggere che, malgrado la loro “leggerezza” sono sia fuorilegge sia nocive.
    Eravamo in quattro poliziotti.
    Mentre stavamo ammanettando i due neri siamo stati aggrediti da un gruppo di una ventina di studenti che hanno gridato “polizia assassina”. A causa di quella aggressione i due sono fuggiti (faccio notare che solo due mesi dopo uno di quelli che stavamo arrestando uccise a coltellate una prostituta e ne occultò il cadavere in una discarica).

    Cassonetti rovesciati, un paio di vetrine di negozi rotte ecc … ecc… e mentre i rinforzi stavano per arrivare noi fummo malmenati da una ventina di studenti universitari.
    Io ho avuto quattro costole fratturate e ho rischiato perché, non fossero intervenuti subito e bene una costola stava per perforare il polmone e forse altri organi vitali.

    Diversi degli studenti si presentarono spontaneamente in questura a deporre il falso e a dichiarare che noi avevamo aggredito i due neri e che loro erano intervenuti per difenderli dalla nostra aggressione.
    Fu aperto il fascicolo a nostro carico.

    A me l’avviso di garanzia fu notificato in ospedale il pomeriggio del giorno in cui fui operato di prima mattina.

    Grazie alle ottime capacità investigative dei nostri colleghi fummo salvati per la presenza di cinque videocamere di sorveglianza di alcuni negozi, ma soprattutto di un video girato da un ragazzo di 17 anni che dal terzo piano di un balcone riprese tutto, che lo consegnò alla polizia dicendo che lui sognava di diventare poliziotto da quando faceva la classe quinta delle elementari.

    Le registrazioni e specie quella del 17enne dimostrarono che noi non avevamo aggredito nessuno e che l’aggressione verso di noi fu inscenata da quattro giovani che risultarono nel corso degli accertamenti studenti di giurisprudenza, ai quali in seguito non fu fatto niente.

    il questore sollecitò il rettore dell’università a procedere all’espulsione dei quattro ritenendo gravissimo che proprio degli studenti di giurisprudenza avessero istigata una aggressione ad agenti di polizia che stavano arrestando degli spacciatori.

    Le autorità accademiche rigettarono la richiesta e non provvidero alla loro espulsione.
    Domani questi tipi saranno (se già a distanza di anni non lo sono) avvocati e magistrati, e saranno tra quelli che si preoccuperanno non delle lesioni gravi riportate da agenti di P.S. ma di una leggera escoriazione sulla fronte dell’arrestato che ha sbattuto da se stesso la fronte sul muro.

    Lei ha reso un grande servizio informativo e credo che molti poliziotti, carabinieri e membri delle fiamme gialle le saranno parecchio grati.

    Grazie veramente.

    Poliziotto con 30 anni di servizio

    P.S. il diciassettenne di cui sopra tre anni dopo, terminata la scuola medio-superiore, entrava a 20 anni compiuti presso la scuola di polizia.

  7. Quanto sono migliori gli animali in certe cose di noi!
    Nessun cane si mette a lottare insensatamente con un altro cane in cui riconosce un maschio alfa o un suo capo branco, non importa le dimensioni , perché sa e sente che sarebbe una lotta insensata e gli animali non fanno nulla di insensato e privo di scopo.

    Fra gli umani invece preti e vescovi-capponi, per non dire un altra parola che finisce in …oni vogliono ergersi come aquile a dettar legge a politici ed elettori, ed indegne gazzarre fra conferenze episcopali e partiti politici deturpano perfino la Santa Messa di Pentecoste.

    I fedeli assistono attoniti.

  8. Reverendissimo Padre,

    se fossimo in un contesto ufficiale la ringrazierei a nome dell’Arma dei Carabinieri, invece non posso inviarle un messaggio ufficiale né pubblicamente qualificarmi. La lettera privata che le ho inviato rimane come nostro rapporto privato e anche in questo commento le rinnovo l’invito a visitare la nostra caserma.

    Qualcosa mi dice che il suo articolo sta girando per tutta Italia, se considero che a me è stato inviato da ben 11 carabinieri che mi invitavano a leggerlo.

    Come le ho spiegato nel dettagliato testo privato: a me, quando ero capitano, fu bloccata la promozione e fui chiamato a rispondere in sede processuale. Tutto si risolse poi, ma dopo uno spiacevole e umanamente pure doloroso iter.

    Il fatto: i miei uomini arrestarono due prostitute nigeriane non tanto per prostituzione in sé (che come sappiamo è il reato che è) ma per spaccio e detenzione di cocaina.

    Tradotte in caserma le chiudemmo nella stanza di sicurezza mentre i tre carabinieri che le avevano arrestate si stavano facendo medicare le ferite, essendo stati ripetutamente aggrediti mentre le portavano in caserma. Chiamai io stesso i colleghi della vicina questura domandando se potevano inviarci alcune donne poliziotto per procedere alla perquisizione delle due arrestate giacché non ritenevo opportuno spostarle presso di loro, perché già avevano ferito tre carabinieri e trasportarle alterate a quel modo non era facile.

    Giunsero due agenti donne di polizia con una ispettrice capo e si ritrovarono dinanzi a una scena che definire “scena madre” sarebbe riduttivo: le due (che erano entrate vestite) avevano i vestiti strappati, il volto arrossato da schiaffi (che nessuno di noi aveva mai dato loro) e erano prive di biancheria intima (!?). Appena videro le donne poliziotto le abbracciarono piangenti.
    Roba da premio oscar per la recitazione!

    Il giorno dopo i giornali titolavano: “carabinieri sotto indagine per sospetto stupro”.

    Lei conosce i dettagli che le ho narrato, mentre a chi legge penso sia sufficiente quanto testé descritto per capire incontro a quale guaio andò il sottoscritto comandante della stazione e gli altri tre carabinieri.

    Dopo quell’episodio il nostro comando regionale dispose la installazione di videosorveglianza interna presso tutte le caserme che non ne erano ancora provviste, fatta eccezione per i servizi igienici tutto doveva essere videosorvegliato all’interno.

    Un ringraziamento, Padre carissimo, a nome mio e penso anche di tanti miei colleghi e commilitoni.

    Un comandante dei Carabinieri

  9. Rispondo qui per dare solidarietà al collega per quanto ha scritto, sono storie tristi e note, anche se non narrate.
    Quando accadono queste cose si riempiono le prime pagine dei giornali, quando i poliziotti sono scagionati perché innocenti si scrive un breve articoletto nelle pagine interne, possibilmente di lunedì, quando certi quotidiani danno principalmente notizie sportive della domenica precedente e la gente va a leggere altre cose …

    Caro Padre Ariel,

    grazie per questo servizio che è un servizio in tutti i sensi, noi stessi, come agenti di P.S. abbiamo sicuramente imparato molte cose circa usi, costumi, abitudini modi di agire di certe popolazioni e loro cittadini non facili da trattare quando vengono in Italia.

    Ho avuto modo di conoscere una delle vostre firme, il Padre Ivano Liguori, nostro sardo (quando visitava i malati), perché ho frequentato per motivi di servizio l’ospedale dove lui opera come cappellano a Cagliari, ogni tanto a noi capita di doverci portare qualcuno che semmai non è propriamente un libero cittadino, o frequentare per motivi di servizio il pronto soccorso ecc..
    Per email le ho dato i riferimenti, se capita in Sardegna nelle nostre zone, visiti il nostro commissariato perché la accoglieremo come un amico.

    Bellissima la sua battuta sui due sardi … uno che sembra uscito da una casba araba e uno che sembra uscito da un negozio della capitale della Norvegia. Vedo che conosce la nostra popolazione e tutte le nostre antiche mescolanze, che sono antiche e tante.

    1. Caro Giuliano,

      il mio bisnonno paterno, che ebbe pure il “piacere” di essere bastonato dagli agenti dell’O.V.R.A [cf. QUI] con Alberto Salustri detto er Trilussa fuori da un caffé di via Veneto nel 1927, dopo la promulgazione delle leggi fascistissime dovette scegliere tra l’esilio e il carcere. Nel 1937 morì in esilio fuori dall’Italia.

      Mio nonno paterno dovette lasciare Roma nel 1939 con i due bambini, uno dei quali mio padre, perché sospettato di idee sovversive. Mise al sicuro i figli e sua moglie che era di origine veneziana in una zona sperduta di confine del Friuli, dopodiché tornò per adempiere ai suoi patri doveri.

      Mio nonno materno, in guerra come ufficiale dei carabinieri, si offrì prigioniero volontario in Jugoslavia in cambio della liberazione di alcune famiglie di italiani, dicendo ai comunisti titini che nelle loro eventuali trattative avrebbe pesato di più un ufficiale che non delle povere famiglie. Quando agli inizi del 1940 partì per la guerra sua moglie era incinta e quando solo nel 1949 ritornò dopo essere stato liberato dalle carceri jugoslave anni dopo la fine della guerra, conobbe la sua unica figlia che aveva ormai nove anni. Nel 1954 gli fu conferita la medaglia d’oro al valore.

      Mio padre e mia madre, che io sappia, nel periodo in cui in Italia era presente un forte Partito Comunista si sono sempre turati il naso ed hanno dato il voto alla Democrazia Cristiana.

      Per quanto personalmente mi riguarda, se fossi stato vivo in quegli anni, per il tipo che sono e per la fede che mi anima, prima avrei protetto e cercato di salvare le vite dei comunisti perseguitati dai fascisti, poi, dopo il 1943, alla caduta del fascismo, avrei cercato di salvare le vite dei fascisti ricercati dai comunisti che non contenti di ammazzarli facevano anche osceno vilipendio dei loro cadaveri sulle pubbliche piazze.

      Siccome le storie delle nostre famiglie italiane sono a volte complesse e a volte sorprendenti, le suggerisco di fare una ricerca sull’albero genealogico suo, perché forse, mentre lei si diletta a dare del «fascistello» a me, potrebbe anche scoprire che mentre miei vicini antenati dai fascisti erano bastonati e mandati in esilio, gli antenati suoi cantavano “Duce, Duce!” e nel periodo coloniale “Faccetta nera bell’abissina“, diventando poi comunisti il giorno dopo la caduta del fascismo. Sa, ne ho conosciute tante, di storie di questo genere …

      1. Come ha ragione! Mia madre mi raccontava come finita la guerra il sacerdote, tornato libero dal carcere di S. Vittore dove invece era morto il parroco, ebbe a dire durante un’omelia di essere stato minacciato di morte chiudendo con queste parole ” abbiamo ricevuto minaccie, sappiamo che è cambiato il colore dell’inchiostro ma la mano che scrive è sempre la stessa.”

  10. Sonetto dedicato
    a Sua Em. Ill.ma il cardinal lucifero-movimentista-elettricista-(futurista?),
    alla nuova elettro-teologia di non pagare la luce terrena,
    e al nuovo uso vaticano delle bollette (non pagate),
    da N.N. miscredente-pagatore-di-bollette (e dei costi di chi non le paga).

    __________

    Supplica ‘l pio ministro delli frati
    zoccolanti la BOLLA d’esenzione
    dall’arcivescovil giurisdizione
    per esser pari a priori ed abati;
    e de’ li canonici prebendati
    il cattedral capitol speme pone
    nella mozzetta viola e ambizione,
    supplicando curiali e porporati.

    Ricever suppliche con boni uffici
    fu pel pontefice cosa ben accetta:
    fur esauditi sempre i pii auspici
    e presta era la bolla benedetta.
    Or si riceve – idee novatrici! –
    scaduta della luce una BOLLETTA.

    Pasquino romano redivivo

  11. San Giovanni Paolo incoraggiò e consolò il mondo con una bellissima parola d’ordine cristiana: “Non abbiate paura!”. C’è chi invece collaziona le chiacchiere da bar di periferia, con capacità mimetiche da neorealismo d’antan, e le fa passare per una predica un po’ alcolica, le firma addirittura “dall’isola di Patmos” quasi fosse un beato apostolo (e qui siamo al goliardico, non c’è che dire), per ottenere nient’altro che una paura soffusa e rabbiosa negli animi semplici. Va bene il malessere dei preti, il dramma dei curati di metropoli, e peggio ancora quello di chi non ha neppure una parrocchia con confini certi, va bene il dramma del web che immateriale com’è inclina al delirio, ma spargere dolore e timore non mi sembra granché cristiano. Anche il don Camillo di Brescello agitava i pugni però Guareschi non faceva il bulletto alla moda. Anche il Vangelo usa parole toste ma quando in nome della legge si affollano intorno all’adultera (“alla mignotta”, direbbe don Ariel compiaciuto) già con le pietre in mano, il Maestro per calmare gli animi prende tempo, evita i linciaggi, scrive per terra, spegne la tensione. Non eccita gli animi contro le prostitute minorenni…

    1. … ma lei, ha letto che cosa hanno scritto e commentato diversi agenti delle Forze dell’Ordine che vivono nel mondo del reale e non del “buonismo onirico”, diversi dei quali aggrediti, feriti, finiti in ospedale sotto i ferri dei chirurghi e via dicendo?
      Una parola per loro, visto che difendono anche la sicurezza sua, non ce l’ha proprio?

      1. La parola è semplice: grazie. Ma forse la polizia non ha bisogno di preti che indichino come e dove picchiare gli alcolizzati benché islamici. Ma soprattutto non ha bisogno di questa patetica espressione di ‘buonista’ o ‘cattivista’. Non siamo all’asilo d’infanzia, non siamo le nonnine pietose: “fai il buono a nonna” o “non fare il cattivo, non fare arrabbiare l’angioletto”. Siamo grandi e grossi, cattivi alla radice per via di quel peccato nell’Eden che lei sa meglio di me, dovremmo cercare di vincere la malvagità che è in noi, magari anche di amare il nostro prossimo come noi stessi, né di più né di meno. E certo questo non va confuso con il sentimentalismo stucchevole, con la morale d’oratorio, con le pie intenzioni (ma con le opere pie magari sì), senza però finire nel club delle squadre speciali di polizia, degli agenti più duri. Sarà ignoranza personale non trovo una pagina evangelica che esalti la repressione o semplicemente l’ordine (di cui pure l’umanità ha bisogno). Non vi si trova neppure la parola ‘patria’. Forse ‘prima gli ebrei’ sì, ma siccome la risposta d’Israele non fu entusiasmante, Gesù disse ai suoi di predicare alle altre genti. Per…

        1. Lei parla di realtà che non conosce, di persone che non conosce, di antropologie che non conosce.
          Soprattutto non ha letto il mio scritto e se lo ha letto lo ha inteso in modo del tutto diverso. Per esempio temo non abbia prestato attenzione al fatto che io ho spiegato e illustrato che con africani provenienti da vari Paesi di quel Continente ci ho vissuto assieme per anni. A questo aggiunga che ho viaggiato più volte per tutto il Magreb e per vari Paesi di quel Continente. Per poco che abbia imparato, forse qualche cosa ho appreso, molto più che dagli articoli surreali della stampa della Sinistra italiana.

          Proprio non ha prestato alcuna attenzione a tutte le parti nelle quali, riportando proprio i miei colloqui con africani, spiego quale è il loro concetto di autorità e di autorevolezza, ecc … ecc …?

          Le persone sono antropologicamente e culturalmente ciò che sono, non possono essere mutate in ciò che a noi piacerebbe che fossero, ma che assolutamente non sono.

          Le porto un esempio legato alla pura natura animale:

          lei è libero di pensare che un cane randagio, o peggio un branco di cani selvaggi, possano essere trattati con le stesse maniere con le quali una nobildonna inglese può trattare il proprio cagnolino domestico.

          Le auguro dal profondo del cuore di avere qualche volta a che fare sia con un pericoloso cane randagio sia con un branco di cani selvaggi, affinché lei possa adottare i criteri che ritiene del tutto idonei.

          Quando poi sarà ricoverato mezzo in fin di vita in un ospedale, mi chiami o mi faccia chiamare, perché a quel punto le domanderò se la pensa sempre allo stesso modo.

          1. Leggermente risibile, ne fa una questione personale: non ci conosciamo, ma lei si permette di stabilire se ho dimestichezza con marocchini e poliziotti quanto lei, se sa di cani quanto me,ecc. I preti dovrebbero occuparsi di Vangelo, quando appunto entrano al bar e si mettono a dire su chi ce l’ha più lungo, con facezie buone per fare colpo all’oratorio, sono semplicemente patetici. Che serve far la dura vita del prete per annunciare poi la buona novella canina? Ma se ne rende conto? Le volpi hanno una tana ma il Figlio dell’Uomo no. Non ricambio il suo auspicio che io finisca accerchiato da feroci randagi (roba da don Carognetta impersonato dal grande Sordi), voglio anzi caritatevolmente sperare che lei non muoia di ridicolo quando passeggia con i suoi barboncini.

          2. Lei mi imputa cose che non ho detto, affermazioni che non ho fatto e quel che è peggio stravolge totalmente delle narrazione che hanno una profonda valenza di carattere antropologico e socio-psicologico; ma soprattutto risponde aggredendo in modo sfottente e non rispondendo nel merito delle questioni.

            Io sono anzitutto un gentiluomo e sulla stoffa del gentiluomo è stata tessuta quella del prete.
            Non si permetta di dare di me una immagine grottesca di prete da bar che va a discutere amenamente con «chi ce l’ha più grosso», perché a me in questi luoghi non mi troverà mai, mi troverà invece a pregare, a celebrare la Santa Messa, ad amministrare confessioni, a predicare ed a dare l’unzione degli infermi a malati terminali.

            Io ho parlato e spiegato in modo rigorosamente scientifico, in pagine e pagine che lei non ha letto o non ha capito, quale incidenza abbia il principio ed il concetto della virilità nelle varie culture africane, dove essa costituisce un elemento fondamentale. Ho poi spiegato con tutti i dettagli del caso come io stesso mi sono attenuto a certi stili di comportamento quando ho avuto a che fare con certi miei carissimi e amatissimi confratelli sacerdoti provenienti dai vari Paesi di questo continente, i quali sono stati i primi a istruirmi su come comportarmi e rapportarmi alle loro varie popolazioni.

            In quanto al mio essere «patetico», respingo il tutto a lei e le proibisco, per lo meno su questo nostre colonne, di usare a sproposito l’immagine del Santo Vangelo, che qualora non lo sapesse, della virilità, è la quintessenza, per quanto è vero che Cristo fu vero Dio e vero uomo; e come uomo era perfetto in tutto e per tutto nella sua natura umana.

            Lei ha del Vangelo una immagine falsata e sdolcinata, alla peace and love da Gay Pride, sino a divenire aggressivo e insultante con un ministro in sacris che le risponde a giusto tono e come lei si merita dopo avermi insultato e dopo avere mistificato in modo grottesco le mie parole.

            P.S.

            Al tutto aggiunga l’elemento della sua vigliaccheria: mentre io ho un nome, una identità e un volto col quale rispondo di ciò che dico e scrivo, lei lancia insulti protetto dietro al totale anonimato, cosa questa che la qualifica e la squalifica.

          3. Caro Padre Ariel,

            La dettagliata attenta disamina della società che fai riportando prove provate di vergognosi e sconcertanti episodi di efferata criminalità nei confronti dei cittadini italiani ti rende onore! Se un sacerdote prova a comunicare il messaggio mediante una semplice omelia non sarà mai cosi appassionato, a compiere una mirata ricognizione che appura persino la motivazione antropologica razziale di un comportamento criminale che va oltre i semplici confini culturali.

            Innumerevoli sono gli esempi di crimini riportati in territorio italiano, compiuti a causa di una pseudo vantata “evoluzione sociale” più involuzione direi, sfociata nella globalizzazione voluta a tutti i costi anche a discapito della stessa società in cui trionfa l’ignoranza. Quella stessa ignoranza di una società decadente,dovuta proprio alla libertà di dover dire ognuno la sua, per dare voce a luoghi comuni di uguaglianza, di parità senza capire la vera essenza dei mali che tale fenomeno genera e che deve essere fermato da chi come te ci mette la faccia al di la di qualsiasi ipocrisia o falsa ideologia, col dono della persuasione documentale e non solo verbale.

          4. Lei è stato veramente e gravemente insultate.

            Lo scritto del padre Ariel ha dei fondamenti e una valenza scientifica e antropologica sulla quale c’è molto poco da ironizzare.
            Tutti gli esempi che il padre Ariel le ha portato sono decisamente pertinenti, in particolare quello sul cane randagio aggressivo e sul branco di cani feroci, che non possono essere trattati come il cagnetto domestico di una dama britannica.
            L’esempio è talmente ovvio, ma proprio scientificamente ovvio!

            Non so a quale fede lei appartenga, se però fosse cattolico, allora nessuno, sin dal catechismo, le ha insegnato che non ci si rivolge a questo modo a un presbitero, il tutto con una aggravante di non poco conto: lei ha tentato in tutti i modi di stravolgere e falsare le parole e i contenuti di padre Ariel sino all’ultimo e grave tentativo, quello di rovesciare su di lui e su ciò che mai ha detto e affermato il puro e offensivo ridicolo, sbeffeggiandolo come fosse un prete triviale da bar, uno che ha da imparare il Vangelo e via dicendo … e tutto questo perché la sua personale emotività soggettiva e ideologica è l’unica verità e legge valida.
            Insomma: lei è il classico pacifista ideologico e violento con la spranga di ferro in mano.

            Rilegga la cronologia dei suoi commenti e delle sue risposte e vedrà che è esattamente così.

          5. ma lei dove vive? In quale città e in quale realtà? In quale mondo di pace alla “siamo tutti fratelli” lei conduce la sua esistenza?
            Lei lo sa, che io ho dovuto rinunciare a una cattedra di insegnamento poco dopo essere riuscita a entrare di ruolo?
            Gliela spiego subito, come donna oggi di 39 anni, la mia personale “dimestichezza con marocchini” ai quali lei allude.

            Sono modenese e vivo a Modena ed ebbi ruolo d’insegnamento a Bologna, non importa in quale scuola, conta il fatto che adesso le narro.
            In pieno giorno, e in pieno centro, da tre marocchini fui spinta dentro il portone di una casa, e lascio alla sua fantasia quelle che fossero le loro intenzioni.

            Mi sono salvata grazie a due studi professionali, uno di un dentista l’altro di un avvocato, che si trovavano al primo piano di quello stabile e che furono richiamati da due mie urla prima che uno dei “fratelli extracomunitari” mi tappasse con una mano la bocca mentre con l’altra cercava di aprirmi le gambe … ha capito: anima bella del pacifismo e dell’accoglienza dei miei c …..? Perché forse, gli attributi, ce li ho più io che sono donna di lei che come uomo ragiona a questo modo.

            Se il dentista, le sue assistenti e i pazienti che erano in sala di attesa non si fossero affacciati dal pianerottolo nell’atrio, inducendo i tre a scappare di corsa, mi dice lei, cosa poteva accadermi, mentre gli altri due avevano già chiuso il portone e l’altro mi aveva già tappata la bocca?

            Ma si … venite, venite: pace e amore!
            Quando io sento la frase “porti aperti” sono percorsa da un brivido, perché mi tornano alla mente quelli che dentro l’atrio di un portone in pieno centro a Bologna, cercarono di aprirmi le gambe.

            Lettera Firmata

  12. Grazie don Ariel. Discuto spesso con delle anime pie cattoimmigrazioniste naturalmente votanti sinistra, ma tutto è inutile. Sono talmente ideologizzate che non vogliono capire il problema. Pensi che uno di loro, il quale si vanta di essere laureato in teologia, sostiene che il poveretto soccorso dal buon samaritano fosse un immigrato..
    Tutto ciò è merito della nostra gerarchia ecclesiastica che non sa più ragionare secondo prudenza evangelica e a sua volta è fomentata dal nostro caro papa.
    Mi permetto una piccola osservazione che avvalora il suo discorso sul popolo egiziano: Cleopatra, della dinastia tolemaica, era di origine macedone.

  13. A quanti pensano che si stia incitando all’odio razziale, chiederei di fornire una soluzione pratica, realizzabile e non fumosa dei problemi legati alla immigrazione di soggetti incapaci di vivere accettando le regole di una società, che benché lontana dall’essere perfetta, cerca di garantire quantomeno la sopravvivenza e convivenza civile.

    Se uno di tali soggetti immigrati, o persone italiane affette da ipermisericordismo bergoglioso, volesse provare a delinquere in un qualsiasi altro paese, soprattutto musulmano, avrebbe modo di apprezzare la differenza di trattamento.

    Io parlo da immigrata, vivo a Londra, dove di immigrati di ogni genere sono sempre arrivati. E’ vero che questo paese è sempre più islamizzato ed eterofobo (se non sei omosessuale vali poco insomma!), ma legnate, quando servono, i poliziotti ne danno eccome.

    Se ne facciano una ragione anche gli ecclesiastici degenerati: è vero che siamo tutti creature di Dio ma non automaticamente Figli di Dio. Perchè “quelli che ha predestinati, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati, li ha anche glorificati”.

  14. Immigrato a Reggio Emilia palpa poliziotta e si masturba. Il giudice lo rimette subito in libertà perché il fatto è “di lieve entità”. Il giorno dopo in stazione dà in escandescenze con un bastone in mano,
    Non commento perché siamo su un sito religioso e non saprei farlo senza usare parole inappropriate.
    Mi limito a chiedermi come possa essere di lieve entità un’azione che prima offende una donna in quanto donna, poi la offende in quanto componente delle forze dell’ordine e di conseguenza offende tutti gli italiani che lei rappresenta nello svolgimento della sua funzione.
    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/immigrato-molesta-unagente-subito-libero-giorno-ancora-1710682.html

    1. [… ] «Non commento perché siamo su un sito religioso e non saprei farlo senza usare parole inappropriate».

      Caro Klaus,

      allora commento io, anche perché, come forse avrà capito, non nutro alcuna velleità a diventare vescovo e cardinale. Anche perché considerato lo scadimento ai minimi termini dell’uno e dell’altro sacro collegio, trovarmi con certe persone sarebbe per me molto umiliante.

      Spero invece in ben altro genere di carriera. Infatti, ogni volta che celebro la Santa Messa, chiedendo perdono per i miei peccati prima della celebrazione, nel corso dell’atto penitenziale, durante la purificazione delle mani nel rito di offertorio e nella oratio secreta prima della Comunione, domando a Dio di concedermi la grazia di un leggero purgatorio.
      Pochi sono coloro che appena morti – ed in specie proprio noi preti – potranno andare immediatamente nel Paradiso.

      Senza paura che il Divino Giudice mi commuti, per quanto adesso le dirò, un eventuale leggero purgatorio in un duro purgatorio, posso affermare …

      … se il “fratello extracomunitario” in questione, si fosse eroticamente esibito davanti a qualche dicastero della Santa Sede mentre molti gioiosi monsignorini uscivano al termine dei loro estenuanti lavori, diversi di costoro si sarebbero affrettati a dargli il loro biglietto da visita dicendogli … «mi raccomando, teniamoci in contatto e appena sei libero chiamami!».

      Ecco, l’ho detta io molto più grossa di quanto mai l’avrebbe detta lei, ma sappia che purtroppo è la pura verità, lo sanno tutti, a partire da coloro che purgano le notizie negli uffici stampa della Santa Sede.

  15. L’articolo di don Ariel è ineccepibile nei contenuti e nella denuncia che fa. Chi nega, non sa di che si tratta. Accusare poi – come va di moda fare – di suscitare paura chi invece dà voce alla paura concreta e giustificata di molti, è semplicemente grottesco. Difendere la convivenza civile non è “fascista” (i fascisti anzi se ne infischiavano delle regole di buona convivenza), è solo di qualsiasi cittadino decente (e libero e democratico).
    Mi permetto solo di eccepire che i greci, anche se con molte usanze di matrice turca ( vedi la cucina), fisicamente non sono proprio simili ai turchi; le donne sono molto diverse (quelle turche sono più belle, ahimé). Anche se in effetti in Grecia nel Medioevo si ebbero stanziamenti di altri popoli (slavi e albanesi in primis, ma anche occidentali e persino qualche normanno) che ne mutarono la composizione etnica, e i turchi stessi hanno invaso e occupato terre già abitate da altri popoli.

    1. “Accusare poi – come va di moda fare – di suscitare paura chi invece dà voce alla paura concreta e giustificata di molti, è semplicemente grottesco”. Parole sacrosante.
      Purtroppo non riesco quasi più a frequentare Facebook perché mi scontro quotidianamente con una coppia di amici che continuano a ripetere proprio questa accusa additando come spargitore di odio chi viene frequentemente ritratto a testa in giù come a Piazzale Loreto e trova anche sacerdoti che invitano alla sua uccisione durante le omelie (sic, a quanto sembra, ahimé).
      Ogni volta mi riprometto di tacere, poi la sparano più grossa della volta precedente e non ce la faccio. Persone che si vantano di essere state sempre accusate di essere cattocomunisti. Vorrei rispondere: non cattocomunisti, il comunismo era una cosa seria nel suo tragico errore, per non parlare del Cattolicesimo, Voi siete sempre stati pseudo-catto-radical-chic (senza entrare nella sincerità della loro convinzione religiosa, quello compete solo al Divino Giudice). Ma sarebbe la rottura definitiva e non me la sento.

  16. E il cibo offerto ai migranti (i quali per altro si lamentano spessissimo vuoi della qualita’ vuoi che non e’ halal e via dicendo) finisce a quintali nella spazzatura, neanche aperto
    https://cronicasdepapafrancisco.com/2019/06/15/nei-centri-di-accoglienza-il-cibo-si-butta-a-quintali-ma-la-cei-e-bergoglio-fingono-di-non-sapere/
    Complimenti, in una botta sola si dimostra quanto questi aiuti non siano apprezzati ne’ utilizzati e come quanti gestiscono il tutto siano pure poco ecologici (non riciclano nemmeno nella maniera corretta, anche se questo mi pare il minore dei mali). Il pasto caldo che il comune portava a mia mamma era meno abbondante! E nessuno si e’ mai offerto di pagarle la luce, ma si sa, lei e’ italiana e non ha mai chiesto nulla

    1. … e poi sua madre era anche cattolica!
      Insomma, sua madre era un autentico concorso di cause ostative all’esercizio della carità verso di lei, cerchi di capire.

      Ebbene sa che io, più volte, ho dovuto rimproverare diversi preti africani che gettavano via il cibo fresco nella casa sacerdotale e che sprecavano tutti i giorni l’acqua e le bibite? Già, perché dopo avere aperto bottiglie di acqua gasata o bibite gasate, non le richiudevano, perché ciò comportava un grande dispendio di energia. Dopodiché, una volta sgasate, le gettavano.

      Nel 2010 inviai un documento filmato alla Congregazione per il clero per documentare lo spreco che veniva fatto in oltraggio alla miseria in due diverse case sacerdotali internazionali, ed il tutto, rigorosamente, da preti provenienti da vari Paesi del continente africano.
      Prefetto dell’epoca (2010/2011) era il Cardinale Mauro Piacenza.

      Mai ricevuta alcuna risposta, mai preso alcun provvedimento.
      Dopodiché, i soggetti qui descritti, nelle loro omelie tenute nelle parrocchie romane dove prestavano servizio dicevano che mentre in Europa si sprecavano soldi per dare da mangiare a gatti e cani domestici, nei loro Paesi i bambini morivano di fame.

      Ho sempre avuto animali domestici e posso testimoniare che mai, nessuno di loro, ha sprecato cibo.

    1. Non posso pensarne niente, perché purtroppo non lo conosco se non di nome.
      E per dire qualche cosa, bisogna conoscere persona, vita e opere.
      Io non conosco nulla di queste tre cose.

  17. Don Ariel vi fate prendere dal “colpo ad effetto” e per esempio dal punto della continuità etnica siete superficiale. Ma questa rimane solo un’imprecisione, pergiunta utile al fine retorico di questo doveroso articolo.

    L’impostazione che date è invece passibile di strumentalità.
    Non potete essere così ingenuo da ignorare la morsa a tenaglia sul mondo cattolico, che l’Oriente europeo interpreta semplicemente un ruolo quando dati alla mano spesso sta messo peggio dei paesi occidentali – ciò dal punto di vista dei soli temi di destra, sempre se da cattolici ci si debba interessare a questa dicotomia – prima fra tutti la Russia. Non potete neanche ignorare che il mondo tradizionalista è “infiltrato” o pagato da terzi.

    Parlate delle forze di polizia, che pur pregne di persone per bene ed esemplari, sanno chi non devono toccare, dall’alto al basso ed infatti il risultato lo palesa lei stesso : meglio lavorare che ammutinarsi.
    Certe affiliazioni stabiliscono da che parte si sta e lo stato italiano ab origine è una di queste. Siamo più soli di quanto si creda umanamente parlando e rigraziando DIO non verremo giudicati su quel che ignoriamo. Ma non si cerchi aiuto dove non…

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