Ius ad beatitudinem? Est enim beatitudo ab abysso magna inter totius orbis architectus interminatur felicitas Dei

- Ecclesia nuntium -

IL DIRITTO ALLA FELICITÀ? TRA LA FELICITÀ DEL GRANDE ARCHITETTO DELL’UNIVERSO E LA FELICITÀ DI DIO CORRE UN ABISSO

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La Costituzione americana, odorosa di illuminismo massonico ed entrata in vigore mentre in Europa scoppiava nel 1789 la Rivoluzione Francese, prevede anche il diritto alla felicità, con tanto di richiamo a un Creatore che somiglia però al Grande Architetto dell’Universo, anziché a Dio Padre.

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auctor:
Giordano M Gabrielis. Scardocci, o.p.

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Nella IV settimana di Quaresima, quando giorni fa si è celebrata la Domenica in Laetare, anche conosciuta come Domenica della Felicità, mi sono interrogato su che cosa sia la felicità, soprattutto cosa può condurci alla sua scoperta. È una domanda che assilla molti animi cristiani, soprattutto oggi che nel mondo trionfano l’edonismo e il materialismo.

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L’anno 2021 è nato sotto il grave peso dalla pandemia, con tutti i problemi sociali ed economici che ne conseguono. Problemi di cui già prima eravamo ricolmi; problemi dai quali temo saremo afflitti ancora in futuro, forse a lungo. Quanto basta a lamentare la sottrazione del … “diritto alla felicità”.

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Oggi per molti la felicità è sapere se si può uscire, fare la movida e trovarsi per l’aperitivo con gli amici, se è possibile riprendere le abitudini di sempre, in una vita senza dolore, morbus, invecchiamento, decadimento fisico e morte. in brevi, il trionfo del mondo dell’irreale, come spesso abbiamo scritto e lamentato noi Padri de In insula, quæ appellatur Patmos, su queste nostre colonne. quidem, voler sapere quando questo incubo sarà finito e desiderare che finisca, è a dir poco comprensibile, meno lo è invece il rifiuto della realtà, in questa nostra società di giovani immortali che non soffrono, non si ammalano, non invecchiano, non decadono fisicamente e infine non muoiono.

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Per molti la felicità è avere l’ultimo smartphone, l’abbonamento in tribuna allo stadio della propria squadra del cuore, o conquistare quella ragazza come se fosse un trofeo, semmai solo per una notte di passione. E con ciò è stato dipinto il mondo delle cosiddette “tre esse”: sexus, soldi e successo. Per molti la felicità è principalmente costituita dalla liquidità di danaro col quale si può conseguire successo e avere i migliori appagamenti sessuali. E proprio a proposito dei liquidi Jerome David Salinger illustrava saggiamente la sostanziale differenza che corre tra felicità e gioia:

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«[...] è un fatto che appare sempre ovvio quando ormai è troppo tardi, ma la più spiccata differenza tra la felicità e la gioia è che la felicità è un solido e la gioia un liquido» [Il periodo blu di De Daumier-Smith; in Nove racconti, 1953; italicarum scriptores, 1962, traduzione di C. Fruttero].

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La Costituzione americana, odorosa di illuminismo massonico ed entrata in vigore mentre in Europa scoppiava nel 1789 la Rivoluzione Francese, prevede anche il diritto alla felicità, con tanto di richiamo a un Creatore che somiglia però al Grande Architetto dell’Universo, anziché a Dio Padre:

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«tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità».

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Molto vi sarebbe da discutere, sul concetto di soggettiva felicità umana mutato in diritto positivo, per esempio domandandosi come sia possibile innalzare a diritto uno stato emotivo soggettivo o collettivo della persona. Che l’uomo ricerchi la felicità intesa come benessere fisico e psicologico, questo è noto da sempre. A maggior ragione bisognerebbe capire che cosa s’intende per felicità sul piano giuridico e filosofico, forse la virtù cinico-socratica o forse la soppressione dell’istinto di desiderio della scuola epicurea? Che poi la ricerca della felicità sia lo scopo della vita dell’uomo è una posizione filosofica decisamente diffusa e dalle origini nobili e antiche. La questione impone quindi di capire, primum, cosa sia la felicità: è forse l’atarassia stoica e scettica trasmessa come virtù dalla scuola socratica, oppure la soppressione del desiderio della scuola epicurea?

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Tutto questo è di per sé qualche cosa di molto liquido, mentre invece il Signore ci guida alla scoperta della felicità solida, che nasce e diviene stabile attraverso l’incontro con Lui. Nicodemo, che ebbe un lungo colloquio con Lui di notte, poté sì sperimentare in quel modo la felicità vera. Gesù infatti, parlando con lui, riportò la sua memoria agli eventi biblici che avevano formato la cultura ebraica, richiamandolo con queste parole:

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«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» [Gv 3, 14-16].

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Qui Gesù cita l’episodio presente nel Libro dei Numeri [Cf.. 21, 1–10], quando il Signore dice a Mosè che ponendo un serpente su un’asta, gli Israeliti guariranno dai morsi sempre di altri serpenti velenosi. Il Signore però non si ferma alla memoria. salutis, la guarigione eterna sono presenti ora e adesso per Nicodemo. La vita eterna è offerta tramite la fede nel Figlio dell’Uomo, Gesù Cristo Figlio del Padre.

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La gioia del Dio trinitario si può vivere anche oggi, basta passare dalla memoria del passato alla fede di un presente penetrato e abitato dalla redenzione di Cristo. In hanc, il Signore aggiunge:

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"Dio, in facto,, Non enim misit Deus Filium suum in mundum, ut judicet mundum, sed ut salvetur mundus per ipsum. Qui credit in eum, non judicatur;; qui autem non credit, jam judicatus, quia non credit in nomine unigeniti Filii Dei " [Gv 3, 17-18].

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La felicità che dona il Padre est, materialmente, nel ricevere e donare la Carità. Non c’è in quest’ottica una condanna senza appello. La fede porta a questo: fare un atto di giustizia e umiltà di fronte ai propri peccati, debolezze ed errori e chiedere l’amore del Padre nel Suo Figlio, che ci sarà effuso senza limite. La gioia solida è sfuggire le opere delle tenebre e del male, che soddisfano l’effimero desiderio di vendetta. in facto,:

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«E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, Qui odit lucem,, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» [Gv 3, 19-21].

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La felicità solida è dunque compiere le opere della Luce ed effondere questo amore di carità. Il Dio Padre, filius, Spiritus Sanctus, vale a dire Dio stesso uno e trino, ci chiede di donarlo ad altri. Perché in queste opere di misericordia saremo strettamente uniti a Lui. Questa la gran differenza che corre tra la felicità che procede da Dio e la falsa felicità che procede dal Grande Architetto dell’Universo, cum omnibus his quae consequuntur ex causa.

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Roma, 20 March 2021

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