Frate Cipolla, quel personaggio ideato da Giovanni Boccaccio che ispirò un sermone di fuoco a San Bernardino da Siena nel Medioevo illuminato. Mentre oggi, nel buio della moderna ragione, per raggirare i cattolici dell’analfabetismo digitale, basta dire: «Mi è apparsa la Madonna e mi ha detto che …»

— attualità ecclesiale —

FRATE CIPOLLA, QUEL PERSONAGGIO IDEATO DA GIOVANNI BOCCACCIO CHE ISPIRÒ UN SERMONE DI FUOCO A SAN BERNARDINO DA SIENA NEL MEDIOEVO ILLUMINATO. MENTRE OGGI, NEL BUIO DELLA MODERNA RAGIONE, PER RAGGIRARE I CATTOLICI DELL’ANALFABETISMO DIGITALE, BASTA DIRE: «MI È APPARSA LA MADONNA E MI HA DETTO CHE …»

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[…] una volta giunsero di primo mattino i camerieri per avvisare il Sommo Pontefice Benedetto XIV che durante la notte era scoppiato un incendio a Roma nel rione Monti. Al ché sbottò: «Cazzo! E ci sono stati morti?». Monsignor Teodoro Boccapaduli lo strattonò discretamente. Dopo che i camerieri gli ebbero dettagliato la gravità del fatto, il Sommo Pontefice replicò sbottando: «Cazzo!». E Monsignore lo strattona di nuovo. A quel punto Benedetto XIV, preso dal dispiacere per quel grave resoconto, si volta verso il prelato sbottando: «Boccapaduli, mi hai rotto i coglioni: cazzo, cazzo, cazzo! Ah, la voglio santificare questa parola. Anzi voglio promulgare una bolla del cazzo, per concedere l’indulgenza plenaria a chi pronuncia questa parola dieci volte al giorno».

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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AUDIO LETTURA DELL’ARTICOLO

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dipinto d’epoca del Sommo Pontefice Benedetto XIV [Bologna 1675 – Roma 1758], che con scurrile eleganza minacciò alcuni curiali scandalizzati dalle sue parole colorite, di promulgare una «Bolla del cazzo»

Più che avanzare un’ipotesi, oso attribuirmi una piccola scoperta: in un suo sermone infuocato San Bernardino da Siena [Massa Marittima 1380 – L’Aquila 1444] si ispirò, o fu in ogni caso influenzato dalla novella di Frate Cipolla racchiusa nell’opera Decameron, composta da Giovanni Boccaccio tra il 1349 e il 1351.

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Il fratacchione boccaccesco, era solito girare i paesi del contado mostrando ai bifolchi le reliquie più improbabili, tra le quali il dito mignolo dello Spirito Santo, una delle costole del «Verbum caro fatti alla finestra» [storpiatura del latino: et Verbum caro factum est], i raggi della stella che apparve ai tre Magi in Oriente, un’ampolla contenente il sudore di San Michele Arcangelo caduto dalla sua fronte quando combatté col Diavolo, la mascella della Morte di San Lazzaro e via dicendo.

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Trovandosi in quel di Certaldo, aveva promesso ai villici che il giorno seguente avrebbe esibita al popolo una straordinaria reliquia: una penna caduta all’Arcangelo Gabriele durante l’Annunciazione. Senonché la notte, due burloni del luogo sottrassero la preziosa penna angelica dall’interno della scatola in cui si trovava custodita, sostituendola con dei carboni. Al che, quando Frate Cipolla aprì la scatola per esibire la preziosa reliquia ai beoti, scoprendo al suo interno dei carboni, non si sgomentò, provvide a scusarsi coi presenti dicendo che alla sua partenza aveva preso per errore il contenitore sbagliato, identico a quello in cui si trovava conservata la preziosa penna. Così, dopo le scuse, provvide a esibire al popolo i carboni sui quali fu arrostito il Santo Martire Lorenzo.

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Alcuni decenni dopo, Bernardino degli Albizzeschi, figlio di una potente famiglia dell’alta Maremma toscana, oggi universalmente noto come San Bernardino da Siena [Massa Marittima 1380 – L’Aquila 1444], in uno dei suoi sermoni si scagliò contro le superstizioni popolari, prendendosela in particolare con le false reliquie e il redditizio mercato che vi girava attorno. Oggetto di quel sermone dall’evidente impianto boccaccesco, fu la reliquia del latte della Beata Vergine Maria conservata nella chiesa collegiata di Montevarchi, a cui riguardo tuonò Frate Bernardino:

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«E sia chi si voglia, io dico che non piacciono a Dio queste tali cose. Come del latte della Vergine Maria. O donne, dove siete voi? E anco voi, valenti uomini, vedestene mai? Sapete che si va mostrando per reliquie: non v’aviate fede […] Forse che ella fu una vacca la Vergine Maria, che ella avesse lassato il latte suo, come si lassa delle bestie, che si lassano mugnare? Io ho questa opinione: ossia che ella avesse tanto latte né più né meno, quanto bastava a quella bochina di Cristo Jesu benedetto» [San Bernardino da Siena Devozioni Ipocrite. in: Baldi. Novellette ed esempi morali di S. Bernardino da Siena, ed. 1916].

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Com’è noto agli studiosi seri, il Medioevo, quello vero, suddiviso nello spazio di quasi mille anni in tre diverse epoche susseguite nel corso della storia, non fu affatto l’epoca dei “secoli bui”, ma dei secoli della luce. Nel Medioevo si ebbe infatti il più alto sviluppo della luce della ragione speculativa, unita al senso critico e a uno spirito di incessante ricerca nei vari àmbiti del sapere scientifico. Basterebbe che i libri di storia in uso nelle scuole non fossero scritti da ideologi asini, perché allora sarebbe chiaro a tutti che le leggende nere sul Medioevo sono state costruite a tavolino sul finire del Settecento dagli illuministi avvelenati d’odio verso tutto ciò che era cattolico. Furono infatti costoro, animati da ideologia distruttiva, a relegare il Medioevo ai “secoli bui” in nome dei loro presunti “lumi della ragione” accesi sotto le ghigliottine francesi, dove le teste cadevano una dietro l’altra in seguito ad accuse basate su pure illazioni, spesso su pura invidia sociale, oppure dopo farseschi processi sommari nei quali non era concesso agli imputati né il diritto alla difesa, né quello alla parola [vedere la mia opera Nada te Turbe, QUI]. Il tutto contrariamente al tremebondo processo inquisitorio, frutto questo sì, delle più assurde e false leggende nere. Oh, quale crassa ignoranza! Il processo inquisitorio, oltre ad aver stabilito il diritto giuridico alla difesa dell’imputato, non poteva proprio essere celebrato, senza difesa e diritto di parola. Basterebbe leggere le opere giuridiche e i relativi atti dei glossatori bolognesi, che tra l’XI e il XII secolo, nel “buio” medioevo dettero vita a tutti quelli che diverranno poi i moderni istituti giuridici, dopo avere recuperato il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano e reinterpretato tutti i testi classici.

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Eppure, ai giorni nostri, anche l’ultima delle puttanelle illetterate assurta agli onori televisivi come conduttrice di qualche seguito talk show, dall’alto della sua desolante ignoranza non manca di fare riferimenti pseudo storico-intellettuali al Medioevo, o allo spirito medioevale, il tutto per creare effetto, o peggio mettere in cattiva o ridicola luce qualche cosa di retrivo o di superstizioso. Purtroppo, la puttanella, giunta nel luogo in cui è giunta dopo essere liberamente saltata da un letto a un altro di manager e produttori – salvo denunciarli trent’anni dopo per molestie appena comincia a soffrire del calo di popolarità –, ignora che il Medioevo è l’epoca della riscoperta, dello studio e della messa in salvo di tutta la filosofia e la letteratura classica. Se noi, oggi, possiamo leggere le opere più critiche redatte da autori greci e romani contro il nascente Cristianesimo, o se possiamo leggere i carmi più lussuriosi e pornografici vergati da Valerio Gaio Catullo, non è certo per merito degli illuministi inventori di leggende nere e falsi storici, ma perché queste opere sono state salvate, trascritte e tramandate sino ai giorni nostri dai monaci amanuensi benedettini, nati nel VI secolo dal monachesimo fondato da San Benedetto da Norcia. E, nell’ambito del monachesimo benedettino, tra le varie cose si sviluppò sia il nome, sia lo stesso concetto socio politico di Europa. Quindi, sempre con buona pace della puttanella che dal portentoso mezzo televisivo si rivolge sovente a milioni di ascoltatori, è presto detto che il Medioevo è San Pier Damiani, Sant’Anselmo d’Aosta e i grandi maestri della scolastica. Il Medioevo è San Bernardo di Chiaravalle, San Tommaso d’Aquino, San Bonaventura da Bagnoregio, Duns Scoto. Il Medioevo sono i grandi ingegneri, architetti, matematici, astronomi e alchimisti. Il Medioevo ha segnata la stagione dei grandi letterati: la Scuola letteraria siciliana di Federico II di Svevia, Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio …

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L’uomo del Medioevo, aveva anche un gusto straordinario della satira, che tanto più era pungente quanto più faceva ridere pontefici, imperatori e regnanti, nessuno dei quali rinunciò a dilettarsi sulle opere satiriche più pungenti, non solo quelle del Boccaccio, ma anche quelle del più scurrile Pietro l’Aretino. Quando qualcuno voleva deliziare il Sommo Pontefice Pio II [Corsignano di Pienza 1405 – Ancona 1464], non doveva far altro che ingaggiare un talentato cantastorie per eseguire le rime del suo concittadino senese Cecco Angiolieri [Siena 1260 – Siena 1311 c.a]:

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S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;
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s’i’ fosse Papa, serei allor giocondo,
ché tutti cristïani embrigarei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo.

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Non che Silvio Enea dei conti Piccolomini, salito poi al sacro soglio col nome di Pio II, fosse da meno in tagliente sarcasmo, come quando in modo ironico condannò la richiesta e la speranza di ottenere da lui favori motteggiando:

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Quad’ero Enea,

nessun mi conoscea,

ma adesso ch’io sono Pio,

tutti mi chiaman zio.

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Un anziano teologo domenicano, discorrendo a riguardo del Medioevo definito da molti odierni asini come epoca dei cosiddetti “secoli bui”, con scientifica sapienza ironizzò dicendo: «Magari, l’uomo d’oggi avesse la ragione speculativa e il senso critico e analitico di quello del Medioevo! Purtroppo oggi, l’uomo per così dire illuminato, la sua presunta ragione la esercita ragionando o col cazzo o con le emozioni soggettive». Inutile a dirsi: ragionare col cazzo o le emozioni soggettive, segna la morte peggiore della ragione. Una morte che, all’apice della nostra iper-tecnologia, ci ha fatti precipitare in nuove forme di analfabetismo, molto più devastanti di quelle del passato. Senza infatti andare a ritroso nei secoli, basta fare un salto all’indietro di appena un secolo, agli inizi del Novecento, ai tempi delle Veglie di Neri, opera dello scrittore toscano Renato Fucini [Monterotondo Marittimo 1843 – Empoli 1921]. Partiamo anzitutto dall’elemento della memoria: anziani contadini che a malapena sapevano leggere e scrivere, non pochi dei quali versavano in condizioni di totale analfabetismo, erano delle autentiche biblioteche ambulanti di letteratura. Durante le veglie serali, nei tempi in cui non esisteva cinematografo, men che mai il televisore, intrattenevano narrando opere imparate a memoria: dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso a L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Io stesso posso di ciò dare testimonianza, quando bambino di appena dieci anni, nella bassa Maremma toscana, sul confine con il Lazio, per la prima volta conobbi l’esistenza dell’opera di Dante Alighieri, per l’esattezza L’Inferno, grazie a un anziano contadino, all’epoca ultra ottantenne – stiamo quindi parlando di un uomo nato sul finire dell’Ottocento – che si mise a narrare, a noi bimbi, del Conte Ugolino e dell’Arcivescovo Ruggieri recitando a memoria:

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La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.
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Poi cominciò: «Tu vuo’ ch’io rinovelli
disperato dolor che ’l cor mi preme
già pur pensando, pria ch’io ne favelli.
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Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo,
parlar e lagrimar vedrai insieme […]

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Presente una mia cugina, oggi settantenne, all’epoca appena laureata in lettere classiche, sbalordita disse poi agli altri familiari presenti: «Non ha sbagliata, non dico una frase, ma neppure una parola!». Quell’uomo aveva memorizzato interi libri di letteratura, che non aveva letto: li aveva appresi sin da bimbo nel corso delle veglie. Seppi, in seguito, che aveva fatto la seconda classe delle scuole elementari, il tempo strettamente necessario per imparare i basilari rudimenti della scrittura e della lettura, acquisiti i quali aveva seguito genitori e familiari nei campi di lavoro agricolo.

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Molti nostri adolescenti super tecnologici, già sul finire delle scuole elementari hanno intere collezioni di film pornografici registrati nei loro smartphone; mentre le ragazzine, già a undici o dodici anni, postano le loro foto sui social media in abiti e posizioni che farebbero impallidire le prostitute che lavoravano nei vecchi bordelli, prima che nel 1952 la Legge Merlin ne decretasse la chiusura, grazie a una proposta di legge del Senatore Angelina Merlin, del Partito Socialista, presentata nel 1948. Eppure, questi moderni “mostri” iper-tecnologici, al contrario dell’uomo del Medioevo e dell’uomo di ieri, quello de Le veglie di Neri, posseggono siffatte carenze mnemoniche da non ricordare neppure il numero del telefono cellulare dei loro genitori. Ebbene: sapete che cosa accade se l’umana intelligenza, soprattutto attraverso il ragionamento e la memoria, non è esercitata? All’incirca può accadere quel che abbiamo sotto gli occhi: una generazione di idioti apatici e ignoranti. Proprio così: siamo regrediti a forme di analfabetismo spaventoso, basterebbe leggere i testi redatti da neo-laureati, per rimanere sconcertati dinanzi a cotanta sintassi deficitaria arricchita da errori grammaticali grossolani. Però … siamo evoluti. Tanto da permetterci con inaudita spocchia di fare ironia sul Medioevo, noi che non siamo più in grado di esercitare la ragione e il giudizio critico oggettivo, perché ormai ragioniamo solamente: o col cazzo o con le emozioni soggettive che fuoriescono dal nostro egocentrismo e dal nostro cieco narcisismo patologico. È presto detto che questa generazione, figlia degenerata dell’analfabetismo digitale, priva di memoria storica e di quella stessa memoria cerebrale esercitata, utile a farci ricordare perlomeno il numero telefonico dei nostri genitori, non dovrebbe permettersi, neppure per scherzo o per gioco ai paradossi, di ironizzare sul glorioso Medioevo bollandolo come epoca dei “secoli bui”.

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«Come mai scrivi pezzi così lunghi?», mi hanno domandato alcuni precisando: «… la gente non legge più. Ormai le persone saltano frenetiche per la rete e, più di una paginetta scarsa, non leggono». Senza esitazione ho risposto: … lo so, ma io scrivo per i pochi, forse per i pochissimi che ancòra capiscono, non certo per i molti che non capiscono un cazzo!

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Ecco, penso sia la quarta volta che menziono la parola “cazzo”, quasi come se non riuscissi a esprimermi senza certi schizzi di colore, cosa che invece riesco benissimo a fare. Cosa dirvi: in questi momenti di desolazione, uno schizzo di colore acceso lasciatelo pure a questo povero prete di mezza età alle soglie della vecchiaia, affinché ciascuno possa godere del proprio divertimento. Infatti, al termine “cazzo”, si unisce anche quell’altra bella frase idiomatica di … “notorie teste di cazzo”, vale a dire l’esercito sconfinato di coloro che non capiscono un emerito cazzo di ciò che hai scritto, o del modo profondo, volendo anche scientificamente pertinente, in cui l’hai scritto. Quindi, le idiomatiche e omonime teste di cazzo, si fossilizzano solo su questa parola, dopodiché, bigotti e pinzochere sedicenti cattolici mandano messaggi indignati al prete volgare, corredati da lezioni di stile e di morale. Di solito fanno tutto questo sbagliando due verbi, un sostantivo e un congiuntivo in una frase di quattro righe, saltando le doppie e considerando inutile la punteggiatura, per non parlare della omissione della lettera “acca”. Però ti danno lezioni di stile, queste gran belle persone scandalizzate dalla menzione del termine “cazzo”.

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Questo nobile termine era molto amato e usato dal Sommo Pontefice Benedetto XIV [Bologna 1675 – Roma 1758], al secolo Prospero Lambertini, bolognese. Con usuale frequenza l’Augusto Pontefice si lasciava andare a espressioni molto colorite, a partire dal suo primo affaccio dinanzi alla folla esultate dopo la sua elezione al sacro soglio. Fu infatti in quell’occasione che, vedendo quella gran folla radunata nella piazza della papale arcibasilica di San Pietro, disse a bassa voce al prelato a lui vicino: «E tutta questa gente, come campa?». Il prelato, che non era da meno e che del neo-eletto aveva profonda conoscenza, rispose: «… campano tirandoselo nel culo gli uni con gli altri». Replica il Pontefice: «… già! Poi ci siamo noi, che invece lo tiriamo nel culo a tutti!». In seguito, all’interno della curia romana, destò più volte stupore e perplessità ch’egli solesse intercalare dicendo «cazzo!». Fin quando l’Augusto Pontefice incaricò un suo assistente di camera, Monsignor Teodoro Boccapaduli, di tirarlo discretamente per la veste, se fosse partito con certi frasari coloriti. Fin quando una volta giunsero di primo mattino i camerieri per avvisare il Sommo Pontefice che durante la notte era scoppiato un incendio a Roma nel rione Monti. Al ché sbottò: «Cazzo! E ci sono stati morti?». Monsignore lo strattonò discretamente. Dopo che i camerieri gli ebbero dettagliato la gravità del fatto, il Sommo Pontefice replicò sbottando: «Cazzo!». E Monsignore lo strattona di nuovo. A quel punto Benedetto XIV, preso dal dispiacere per quel grave resoconto, si volta verso il prelato sbottando: «Boccapaduli, mi hai rotto i coglioni: cazzo, cazzo, cazzo! Ah, la voglio santificare questa parola. Anzi voglio promulgare una bolla del cazzo, per concedere l’indulgenza plenaria a chi pronuncia questa parola dieci volte al giorno».

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Molto vi sarebbe da narrare su questa grande figura, sicché ci limitiamo a dire in breve che il Sommo Pontefice Benedetto XIV fu un attento amministratore in favore dei bisogni del popolo e delle attività caritative, al tempo stesso fu un grande promotore delle arti e delle scienze. Dotato di acuta abilità politica, ma al contempo di grande spirito pastorale, fu indefesso custode della fede, promotore delle missioni per la nuova evangelizzazione e al tempo stesso uomo di profonda cultura e apertura mentale, tanto da intrattenere intensi rapporti epistolari con figure molto distanti dal mondo cattolico, dai sovrani protestanti sino al padre stesso dell’anticlericalismo moderno: François-Marie Arouet, noto con lo pseudonimo di Voltaire.

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Oggi i figli di questo grande secolo buio non sono in grado, all’apice del loro analfabetismo digitale, di ridere sulla Novella di Frate Cipolla, come facevano gli arguti illetterati del contado medioevale. Né sono in grado di comprendere un grande uomo di fede, talmente libero da ogni forma di volgarità interiore ed esteriore, da poter affermare con vero candore: … se non la smettete di rompermi i coglioni, vi promulgo una bolla del cazzo, con tanto di indulgenza plenaria per chi pronuncia questa parola dieci volte al giorno.

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Domandiamoci: ma chi sono, i veri volgari? Ve lo spiego subito: sono certi cattolici che inviano immagini create con photoshop, raffiguranti un Gesù Cristo in croce sacrilegamente gayzzato, con un volto androgino e un’espressione languida che non ricorda affatto il mistero della passione, piuttosto una fanciulla in attesa del coito. E dinanzi a queste immagini blasfeme, io che ho l’occhio abituato a Cimabue, al Beato Angelico, a Filippino Lippi da Prato, a Tiziano, Giotto e Michelangelo, per seguire con Guido Reni e Cararavaggio, sino alla più recente meravigliosa crocifissione di Salvador Dalì, forse non dovrei sbottare: pseudo cattolici del cazzo, mi avete rotto i coglioni, razza di blasfemi digitali! Cristo Signore non era un bamboccio languido da photoshop con l’aria androgina affisso alla croce, era vero Dio e vero uomo, per questo rese terribilmente vera la croce, per quanto era vero Dio e vero uomo.

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Solo in conclusione mi rivolgo ai nostri Lettori, dando per scontato che i figli della moderna èra digitale di questo secolo buio, dopo avere letta mezza pagina, scorso in due minuti tutto il testo e individuata la parolina sulla quale polemizzare, nella fattispecie il mitico lemma “cazzo”, già hanno inviato messaggi indignati, quasi ci tenessero al di sopra d’ogni altra cosa, a dimostrare fino in fondo quanto non abbiano proprio capito un emerito cazzo. E mentre del tutto indifferente li lascio affaccendarsi, posto che da anni e anni, ormai, non riescono più neppure a rompermi i coglioni, mi rivolgo ai pochi in grado di ridere su tutti i moderni Frate Cipolla che hanno però una prerogativa: far uscire fuori di tasca i soldi più di quanto un incantatore di serpenti possa riuscire a imbambolare un cobra indiano. Infatti, basta dire al popolino beota, quello dello pseudo cattolicesimo costruito sullo sprezzo della ragione ed eretto sulle soggettive emozioni sentimentali, che il tal giorno nel tal luogo mi è apparsa la Madonna e che mi ha dato un messaggio; detto questo basterà poi aggiungere che la Madonna mi ha rivelato un segreto terrificante che sconvolgerà l’umanità … ed ecco i portafogli aprirsi come fisarmoniche. Cosa mi ha detto la Madonna apparendomi? Basterà dire: “… la Madonna mi ha detto di dirvi che lei vi ama e che vi invita a essere buoni ed a pregare …”, ed ecco che le fisarmoniche si allargheranno ancora di più, se alla insulsa banalità del messaggio si unirà il grande prurito morboso del terrificante segreto, perché a quel punto le fisarmoniche esploderanno, sino alla vera e propria pioggia di danaro.

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Nello svolgimento della loro opera apostolica, i Padri de L’Isola di Patmos hanno sempre dovuto combattere con scarse risorse di danaro, sebbene indispensabile per portare avanti le nostre attività. Non essendo però dei Frate Cipolla, né avendo apparizioni della Beata Vergine Maria, né avendo ricevuto dalla Mater Dei alcun segreto terrificanti in custodia attraverso il quale suscitare il prurito del moderno contado iper-tecnologico, riusciamo da sempre a sostenerci con molta difficoltà, specie in questo periodo. Possiamo infatti sostenerci solo con le libere offerte e con la vendita dei libri delle nostre edizioni, che per oltre due mesi sono state bloccate, non avendo potuto, l’azienda di cui ci serviamo, provvedere alla stampa e alla distribuzione, perché durante l’emergenza da Coronavirus è stata data priorità a tutti i generi di prima necessità. Dal canto nostro chiediamo raramente aiuto, lo facciamo solo e di prassi una volta all’anno, non certo intervallando la recita del Santo Rosario trasmesso via radio con la richiesta di donazioni e la menzione del numero di conto corrente inserita tra il Gloria Patris ed il Pater Noster, sempre a proposito di Frate Cipolla. Quindi vedete voi …

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La verità ci renderà liberi, come recita il nostro motto tratto dal Vangelo del Beato Apostolo Giovanni [cf. Gv 8,32], ma al tempo stesso sappiamo quanto la verità non abbia mai pagato nessuno, in particolare quando si dicono quelle verità che nessuno vuol sentirsi dire, né quando si richiama alla realtà, alla fuga dalle emozioni e dai fatui sentimentalismi. La verità non paga quando si insiste a più non posso che la fede si muove sulla ragione e che richiede raziocinio e profondo senso critico e analitico, perché in questa era dell’analfabetismo digitale, agire a questo modo è un’autentica politica al suicidio, a ben considerare che oggi, la gente che si dice cattolica, vuole emozioni irrazionali, elementi sensazionali, tanta polemica sterile e tanto futile pettegolezzo. E chi offre questi prodotti, sarà sempre e in ogni modo lautamente pagato.

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Se vi sono taluni disposti a dire, con la sapienza del Sommo Pontefice Benedetto XIV: «… cazzo, ma non se ne può più di questo scadimento e di questi pseudo cattolici alle gomme rosa big babol, che mandano in giro immagini di languidi cristi androgini affissi alla croce e di madonnine perse tra fiorellini e nuvole che paiono cartoni animati, rasentando spesso la vera e propria blasfemia». Ebbene, coloro che hanno questo sentire e questo autentico spirito cattolico, o che cercano di perfezionarsi nella autentica fede cattolica, non si limitino solo a dirci «bravi!», «siete autentiche voci della fede cattolica», «le vostre parole ci sono di aiuto, conforto e sostegno in questo momento di terribile crisi sociale ed ecclesiale», ma ci mandino qualche offerta, perché ne abbiamo molto bisogno per il nostro apostolato svolto interamente a servizio vostro, non certo per il puro diletto nostro. E non fatevi scrupoli di sorta, perché nella causale potete tranquillamente scrivere “offerta del cazzo”. Capiremo tutto, capiremo all’istante che siete autentici cattolici e veri amici che come noi, di questo secolo buio digitale non ne potete più, perché tutti, noi pochi intelligenti e noi pochi uomini di fede sopravvissuti, ne abbiamo ormai veramente i coglioni pieni. E si noti che “coglioni” non è una parolaccia, tutt’altro: sono gli attributi psicofisici più importanti di cui Dio ha dotato l’uomo creato a sua immagine e somiglianza, non certo creandolo come una vignetta languida con photoshop.

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dall’Isola di Patmos, 25 maggio 2020

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30 thoughts on “Frate Cipolla, quel personaggio ideato da Giovanni Boccaccio che ispirò un sermone di fuoco a San Bernardino da Siena nel Medioevo illuminato. Mentre oggi, nel buio della moderna ragione, per raggirare i cattolici dell’analfabetismo digitale, basta dire: «Mi è apparsa la Madonna e mi ha detto che …»

  1. Ha perfettamente ragione.
    In settimana provvederò a fare un bonifico con un piccolo contributo.
    D’altra parte la vita quotidiana fa sempre più paura , e tra aiutare le missioni , aiutare la tua parrocchia di riferimento non è che rimane poi tanto altro .Tenga duro per favore , siamo oramai un gregge sempre meno numeroso e spaventato,e di buoni pastori , ognuno con le sue caratteristiche proprie sempre di meno. Che il Signore ci aiuti.

  2. Caro Padre ho letto di un fiato il tuo scritto che mi ha raggiunto come un raggio di luce, Sono un vecchio di ottantacinque anni e mi hai fatto ricordare un’esperienza simile alla tua: Quando ancora usava la benedizione annuale delle stalle dei contadini, io allora bimbetto seguivo il mio Parroco come chierichetto e ho avuto modo di conoscere un certo Amireno che aspettava il Pievano perché gli leggesse Dante e Manzoni che l’anno successivo ricordava ancora a memoria. Ho studiato teologia nel tentativo fallito di diventare sacerdote e mi trovo a combattere con una delle mie tre figlie che si è lasciata incantare da Don Minutella. Ma non riesco a farle fare un solo ragionamento conseguente perché proprio quel sentimentalismo che condanni così logicamente è insegnato e appreso più facilmente della razionalità. Prega per me . Grazie.

  3. Padre Ariel, non sempre sono concorde con quanto lei scrive, ma devo dirle che questo articolo per me è stato una vera e propria boccata d’ossigeno! Mi ha veramente migliorato la giornata! La ringrazio di cuore!

  4. Con una punta acida che non nascondo penso che in altre parti del mondo non ci sono state inquisizioni leggende “bianche” o” nere” per i seguenti motivi

    “Ora dobbiamo considerare cos’è la religione per il monoteismo semitico, l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam.
    La religione è un ordine sociale rivelato da Dio a una specifica comunità di suoi credenti. Tutti gli altri esseri umani che non aderiscono a questa fede vivono in una condizione di peccato e sono esclusi dai mezzi per conseguire la salvezza. La religione è dunque un patto tra Dio e la Sua comunità di credenti che esclude tutti gli altri esseri, ne siano consapevoli o meno. Lo scopo principale della Religione è condurre il credente defunto alla salvezza (i cieli). Tutti i credenti devono quindi accettare i dogmi, cioè alcuni postulati di fede su cui è proibito indagare attraverso la ragione. Chi non accetta un dogma è escluso dalla comunità religiosa. Tutti i credenti devono seguire le stesse regole morali e la stessa condotta e le stesse prescrizioni rituali senza eccezioni. La religione è un intervento di Dio nella storia attraverso la rivelazione di un messaggio a una personalità umana.

    A questo punto è evidente che la Religione è completamente diversa dal Dharma. Il Dharma non è il frutto di una rivelazione storica, essendo libero dal tempo; per questa ragione il suo vero attributo è sanātana, permanente8. Il Dharma è anche libero dalle condizioni spaziali, essendo l’Ordine che regola l’equilibrio dell’intero Cosmo, in favore di ogni singola creatura che ne abbia o meno consapevolezza. Armonizza i bisogni di ogni essere, famiglia, casta e nazione, stabilendo regole flessibili, comportamenti e rituali adatti a tutti. Non impone alcuna credenza dogmatica9; al contrario, incoraggia tutti a perseguire la conoscenza. L’Hindū Śāstra10 non è una rivelazione che cade dal Cielo sulla Terra per il capriccio di un Dio: è la descrizione delle esperienze reali degli antichi muktas11. Inoltre il suo scopo essenziale non è la permanenza in qualche loka12, ma l’identificazione con la nostra Natura Reale, il Brahman13, così da conseguire la Liberazione da qualsiasi schiavitù del saṃsāra14.
    Chi ha ragione ? Lo scopriremo solo morendo

    1. I Vangeli riportano le “corrette istruzioni per l’uso” così come riferite direttamente da Colui che l’essere umano lo ha creato.
      Se le vuoi seguire meglio per te.
      Se non le vuoi seguire peggio per te.

      1. Per conseguenza il sig Orenzo mi vorrebbe significare che tutti coloro che per migliaia e migliaia di anni hanno piamente seguito, in lidi lontani e ben prima che la rivelazione fosse rivelata, il dharma, sono nella categoria del “peggio per te”, categoria che specularmente non esiste se non per i violatori del predetto dharma

        Come si vede la radice della” violenza” trova conferma e giustificazione ben precisa in questa espressione e non importa se la predetta violenza sia fisica, psicologia o spirituale.
        Altro che decolonizzazione permanente!
        Ricordo che l’argomento era in generale “l’inquisizione” intesa in ogni suo aspetto e sfaccetatura

        1. Hai idea di quante persone, pur non essendo mai venuti a conoscenza delle corrette istruzioni per l’uso, riescono a ugualmente a far funzionare bene le cose?
          Hai idea di quante persone, pur avendo le corrette istruzioni per l’uso, non riescono a far funzionare un bel niente?
          Hai idea di quante persone, siccome per loro tutto va bene com’è, una volta venuti a conoscenza delle corrette istruzioni per l’uso se ne fregano e continuano ad operare come prima rovinando spesso tutto?
          Lo scoprirai, temo a tue spese, morendo.

          1. Orenzo, suvvia, non dia troppo da mangiare al perennialista; come categoria sono interlocutori complicati in generale, lo stimato (senza ironia) signor Bonifacio in particolare.

          2. Caro Iacopo, il Bonifacio fa un copia incolla da qui
            https://scienzasacra.blogspot.com/2019/03/d-k-asvamitra-religione-e-dharma.html
            della seguente frase:
            “Tutti gli altri esseri umani che non aderiscono a questa fede vivono in una condizione di peccato e sono esclusi dai mezzi per conseguire la salvezza. La religione è dunque un patto tra Dio e la Sua comunità di credenti che esclude tutti gli altri esseri, ne siano consapevoli o meno.”,
            ed io dovrei abbozzare lasciano che si affermino cose false sulla religione cattolica?

            CCC:
            36 « La santa Chiesa, nostra Madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create ». Senza questa capacità, l’uomo non potrebbe accogliere la rivelazione di Dio. L’uomo ha questa capacità perché è creato « a immagine di Dio » (Gn 1,27).
            843 La Chiesa riconosce nelle altre religioni la ricerca, ancora « nelle ombre e nelle immagini », di un Dio ignoto ma vicino, poiché è lui che dà a tutti vita, respiro e ogni cosa, e vuole che tutti gli uomini siano salvi. Pertanto la Chiesa considera tutto ciò che di buono e di vero si trova nelle religioni come una preparazione al Vangelo, « e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita ».

        2. Caro Antonio, Dio non è capriccioso, altrimenti non sarebbe Dio, ovvero eterno, onnipotente, perfetto, infinito, etc. . Dio si rivela all’uomo Adamo prima del peccato originale e dopo il peccato originale, ossia parla all’uomo da amico ad amico, di se stesso. Tutto il resto sono tentativi umani, spesso sublimi, di arrivare a Dio, di tornare a Lui. Ecco perché Dio è grande e altamente amabile e dolce, perché ha reso l’uomo simile a Lui, lo ha reso capace di vette intellettuali altissime, ma assolutamente inutili in ordine alla salvezza (dopo il peccato originale).

  5. Io tutto ciò che è politicamente scorrettissimo lo approvo a prescindere, ma in questo caso dovrei fare alcuni distinguo da cui questo iniziale giudizio sommario, appunto, prescinde.
    Solo che so già che poi mi dirà che non ho capito un cazzo, e siccome è un bel modo di interloquire mi astengo. Però sappia che ho molte riserve, per quel che vale.

  6. Può sembrare strano, ma il termine “secoli bui” riferito al Medioevo fu usato per la prima volta dal Vasari pittore e scrittore di vite di artisti. Secondo il quale il neoclassico offuscava ogni altro stile. Nell’ottocento poi alle belle cattedrali medioevali fu dato il termine dispregiativo di “gotico”, quando i Goti o non esistevano allora o non sono mai passati di là. Lo stesso termine “romanico” aveva un senso dispregiativo. Per fortuna da 40 anni si sta riscrivendo la storia manipolata spesso per motivi politici o ideologici. Voltaire, Gibbon e altri ci tramandarono solo o quasi grandi bufale. Mi permetto di segnalare un prezioso libro che riassume le tante bufale sul cattolicesimo. Autore Rodney Stark ” False testimonianze. Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica” Un bel riassunto utilissimo per rimettere a posto la storia. L’autore è un protestante educato alla denigrazione del cattolicesimo fino a quando studiò la storia sui documenti non su autori spesso manco storici di professione e sopratutto ideologizzati da fare…. Utilissime e divertenti, almeno in buona parte , le lezioni dello storico torinese Alessandro Barbero che si trovano su youtube. E’ uno storico del Medioevo. Ancora merita citare Leo Moulin , un esperto dei conventi medioevali di cui si innamorò, lui non credente e spara a zero con i famosi “illuministi”. Ancora una cosa. Credo che oggi occorre fare di nuovo una buona apologetica per vincere l’ignoranza dei cattolici. Il termine ha preso un senso dispregiativo, ma i Padri apologisti la pensavano diversamente.

  7. Articolo bello e vero, solo non mi è piaciuto il solito attacco a Radio Maria, questo poteva risparmiarselo.

    1. Perché doveva risparmiarselo? …..radio Maria, con Medjùgorie più che un emittente cattolica,sembra una radio di racconti fantasy…..

  8. Ebbene non avendo studiato, devo ammettere che anche a me i punti e le virgole danno un certo fastidio; sopra tutto quando sono rare in mezzo alle cifre.
    Un caro saluto.

  9. Dopo essere scampato all’attentato di Ali Agca, GPII disse che una mano assassina aveva sparato il colpo mortale, ma che una mano materna l’aveva deviato. Frate Cipolla gli fa un baffo.

    1. Il Santo Pontefice Giovanni Paolo II attribuì la propria salvezza, dopo quello che poteva essere un attentato mortale, alla Beata Vergine Maria di Fatima.
      Il proiettile che fu estratto dal suo corpo, egli lo portò presso quel Santuario, facendolo incastonare nella corona della Beata Vergine.
      Non è una novella, ma un fatto.

  10. Al Sig Iacopo
    In termini meno compromettenti si potrebbe dire ecumenismo contemplativo. Effettivamente comunque, in luogo di sterili chiacchiere – logismoi – espressione comunque dell’ego (e parlo per me) e vista l’età (parlo per me) sarebbe opportuno, anzi necessario se non indispensabile, mettersi a leggere e praticare quanto scrive Santa Teresa d’Avila ne “il Castello interiore”(che un poco perennialista lo è)

    Altro non serve, anzi il Castello è già sovrabbondante di suo per le limitate risorse spirituali di noi contemporai.

    1. E’ mentre leggevo “il castello interiore” che sono passato da essere perennialista (parlavo per esperienza sul fatto di essere difficili interlocutori) a cristiano. La prospettiva in cui ci mettono certi lavori e le conclusioni magari radicalmente diverse a cui ci portano sono sempre un grande mistero, ma è bello così.

      Seguo il mio consiglio, e non parlo oltre, un po’ per rispetto per la sua età ed esperienza di vita, sicuramente superiori alle mie e un po’ perchè sono pessimo a dibattere e faccio sempre brutte figure.
      Comunque ogni volta che vedo un suo commento un po’ gongolo e faccio il tifo per lei , che prima o poi gli autori della rivista le rispondano e che riesca a realizzare qualisasi scopo si sia prefissato con la sua presenza digitale qui.

      1. Gent Sig. Jacopo

        Posso interloquire un attimo con lei nonostante la chiusa? Se ogni tanto mi punge vaghezza di scrivere qualche scemenza sull’Isola e perchè soffro molto della decadenza del cristianesimo che in realtà è decadenza del mondo occidentale e, ormai, del mondo intero. Per cui mi piacciono assai -quando addirittura non mi entusiasmano -gli interventi di padre Ariel esperiti, che so, sul tema delll’accuraterzza dell’esecuzione del messale, o sul periodo medioevale, mentre altre volte mi irrito con Lui (o con altri) con mentale veemenza, per esempio, sul valore della cosidetta arte sacra rinascimentale (arte a soggetto sacro ma non sacra) e per altri motivi su cui non sto qui a dilungarmi. Definirsi perennialista è un’eticheta di comodo ma indica una posizione spirituale, ovvero quella di colui chi pensa che, sebbene unica sia la verità, parimenti diverse vie possono condurre ad essa. La contemplazione mostra che tale accostamento fra religioni ha una sua autenticità di base, perchè lo stato mistico più elevato e IRREVERSIBILE, al cui raggiungimento consorrono, unitamente alla grazia, tecniche operative assai complesse, fondate su “pronuncia vocale” “posizione del corpo” e ben altro ancora, conduce al manifestarsi del medesimo stato: il “Riposo”. Purtroppo pare che il cattolicesimo, ma non il cristianesimo ortodosso ad esempio, si sia estraniato dall’orizzonte conteplativo già appena dopo il ‘600.

        Ora la citazione di santa Teresa, provocatoriamente ascritta al club perennialista, discende dal lungo lavoro operato dalla studiosa Luce Lopez – Baralt sul testo di santa Teresa Il castello interiore, in cui la ricercatrice di Harward ha mostrato i numerosi apparentamenti dell’itineraio compiuto dalla santa con una “certa” mistica islamica identicamente adagiata su uno schema settemplice, un poco come Dante avrebbe ereditato l’impianto della commedia da Oriente (Miguel Asin Palacios) includendo nel Poema di matrice neoplatonica addirittura alcune espressioni dai Libri dei Morti egizi (un noto egittologo fece questo confronto)

        Tuttavia la mistica cristiana non è solo Santa Teresa è anche Eckhart e qui si fa dura perche Ortodossia e non Ortodossia in questi si mischiano pericolosamente (si pensi allo “schiantante”: Prego Dio che mi liberi da dio) e di quelli del suo successivo verseggiatore Silesius. Per il Maestro renano, come saprà, v’è un’identità tra l’anima individuale e Dio (un poco come Atma – Brahman), v’è un ribaltamento nella concezione del valore degli antichi filosofi “che giunsero più in là dell’apostolo Paolo” (ribaltando quindi il loro ruolo di preparatori) e, dulcis in fundo, non c’è gradualità nell’esperienza mistica, come avviene in Teresa, questa folgora e “india” il praticante in un istante (il famoso Kayros) il che rende accostabile tutto ciò all’advaita Vedanta che non ha tecniche peculiari. Mi fermo qui, come vede il mio intento polemico è pari a 0.

  11. Grazie al “cazzo”! Stamattina ascoltavo l’audio mentre facevo colazione, non perché non volessi leggere, ma perché prevedendo una giornata davanti allo schermo del pc per lavoro o aiuto compiti, ormai virtuale, quando posso riposo gli occhi. Caro Padre Ariel, mi hai fatto fare quattro sane risate! Ormai sono diventata quasi intollerante a sedicenti sacerdoti che usano il loro tanto o poco sapere per reclutare operai per le loro fabbriche produttrici di schiavi. Ti ringrazio per il coraggio che mostri e per l’esortazione che fai a noi di metterci alla ricerca, documentarci e dire la realtà dei fatti. So che ci attendono solo calci in bocca “cazzo”! Ma a noi la scelta: menzogna o verità!! Buona giornata!

  12. 1) Mi scusi, padre Ariel, volevo chiederle perché nel link seguente si dice che dire parolacce è peccato, anche se perlopiù veniale.
    2) Quanto al resto, mi sono reso conto anch’io della crassa ignoranza dei miei alunni adolescenti: certi, addirittura, non sanno scrivere in corsivo e usano lo stampatello perché, altrimenti, non capirebbero ciò che hanno scritto! Dall’altro lato, sono rimasto colpito da certe persone anziane che sanno molte piu cose degli studenti neodiplomati e che hanno un titolo di studio inferiore. Per non parlare delle loro capacità di calcolo mentale, oggi sparite. Ciononostante, mi tocca sorbirmi dei webinar in cui si esaltano “le magnifiche sorti e progressive” della scuola digitale e della didattica per competenze, anziché per conoscenze. Ne ho veramente pieni i…
    Appena possibile, vi farò una piccola offerta per il vostro lavoro sul Blog. Grazie!

    P. S. Mi scusi, ho dimenticato di inserire il link: https://www.amicidomenicani.it/perche-le-parolacce-vanno-considerate-come-peccato/

    1. Caro Filelleno,

      nel link che lei allega c’è una spiegazione data da Padre Angelo, dell’Ordine dei Frati Predicatori, che è un ottimo sacerdote, pedagogo e divulgatore di talento.
      Il Padre, risponde a una domanda a lui rivolta in modo specifico; e lo fa con la precisione e l’equilibrio che è proprio della sua persona.
      Quindi, tutto giusto.

      Ampliando però il discorso posso portarle a tal proposito diversi esempi, credo tutto sommato molto pertinenti.
      Le parole hanno indubbiamente un loro preciso significato, però, in ogni caso, siamo noi a dare vita alle parole e a dare a esse un significato ben preciso.
      Esempio: se in tono molto ironico-cattivo velato di sprezzo, dico a una persona: «Ah, ma che bell’essere umano che sei!», attraverso questa frase esprimo un concetto per così dire pulito, che non racchiude al proprio interno alcuna parolaccia. Pur malgrado, nella mia decisa intenzione di fondo, ho espresso il mio profondo sprezzo facendo uso di una frase apparente innocua per colpire e anche per offendere una persona».

      Diversamente invece, se in un ambito colloquiale privato, parlando con un amico o con un gruppo di amici intimi, rivolgendomi a uno di loro che ha fatto una cosa opportuna, buona e giusta, dimostrando con essa sapiente intelligenza, gli dico «… sei veramente un gran figlio di mignotta!», quella espressione, in quel particolare e preciso contesto, suonerà come un apprezzamento profondo e sincero per la persona e per quanto da egli compiuto in modo sapiente e intelligente.

      Di recente, in un colloquio strettamente privato, un sacerdote mi ha narrato di come ha messo in riga alcune persone invadenti, arroganti e presuntuose che pretendevano di insegnargli come doveva fare il prete. Per tutta risposta, in tono affettuoso e scherzoso gli ho detto: «… ah, ma sei proprio un gran pezzo di merda!»
      Il confratello ha riso compiaciuto e contento. Inutile a dirsi: con quella espressione goliardica, gli ho mostrato apprezzamento per il suo agire e per il modo giusto e intelligente nel quale ha agito.

      Altro esempio: ieri ho incontrato per strada due giovani carabinieri che conosco e, sempre in un contesto amichevole privato, senza ovviamente che nessun altro potesse udire, dopo avermi salutato mi hanno detto che stavano attendendo il loro comandante. Al che ho risposto: «Bene, così sarete finalmente in tre e potrete costituire una regolare associazione a delinquere ai sensi del codice penale». Loro ridono a più non posso, io li saluto e, cinque minuti dopo, mi arriva un what-sapp del capitano: «Salve padre, un caro saluto. Associazione costituita, adesso siamo in tre!».

      Non è necessario spiegare che, se in modo dispregiativo e offensivo, avessi accusato dei pubblici ufficiali di costituire una associazione a delinquere, sicuramente mi avrebbero trattenuto, portato in caserma e chiesto tutte le debite spiegazioni.

      Insomma: non esiste di per sé parola o espressione volgare, a rendere volgari parole ed espressioni è l’uomo che dà a esse vita e soprattutto significato.

      Dire cosiddette parolacce senza essere volgari e soprattutto senza essere offensivi, è una vera e propria arte che richiede a monte la purezza di intenti della persona. Un po’ come certe donne, alcune delle quali riescono a portare minigonne o scollature vertiginose con una tale grazia e una purezza d’animo che possono essere solo apprezzate per la loro eleganza, mentre altre, seppure vestite dal collo fino alle caviglie, hanno una tale volgarità e malizia interiore al punto che, quando arrivano, prima sono precedute dalla loro troiaggine interiore, poi seguono loro dietro.

      E’ l’uomo che rende puro o impuro ciò che esce dalla sua bocca.

  13. Sig. Orenzo

    La sua caccia al ladro l’ha condotta a un risultato errato.

    Il brano “virgolettato” l’ho prelevato dal blog del sito delle edizioni Ekatos e credo che sia stato formulato da un noto indologo della università Ca Foscari di Venezia. L’ho semplicemente messo in vetrina per mostrare la differenza tra due approcci al sacro, diciamo così, di cui il secondo non genera “inquisizioni” di sorta. Non ho fatto commenti personali, non ho detto “volemose bene” perchè siamo tutti figli di madre terra. Nulla di ciò. L’autore del brano se lui è, nel subcontimente asiatico c’è vissuto per decenni, conosce molto bene l’induismo ( o meglio il dharma) e le sue varie scuole, e sa come erano trattati i locali ed il sentimento di inferiorità che, generatosi allora, tuttora li investe. Temi complessi, molto complessi che non possono essere risolti a battute polemiche (le sue) ma vanno studiati con la massima onestà d’animo.

    Queste sono comunque vie in cui la teologia s’accompagna necessariamente alla pratica

    Se quindi non le piace (padronissimo) contesti all’autore la formulazione adottata, in ogni caso le frasi da lei apposte riguardano l’atteggiamento della chiesa di oggi non di ieri, Non la pensavano così’ i missionari che sono stati in India e, per dire, la disrinzione tra mistica naturale e vera mistica stata faticisissimamente superata dal Vaticano II

    1. L’induismo non “genera “inquisizioni” di sorta”?
      Quindi i cristiani che vengono a tutt’oggi uccisi dagli indù a motivo della loro fede li ho solo sognati?
      Vorrei chiederle una cosa: se posso abbeverarmi alla fonte d’acqua viva che sgorga dalle parole di Cristo, perché dovrei bere invece l’acqua di altre fonti meno dissetanti, appaganti e sazianti?
      Non le sembra che chi veramente conosce le proprietà dell’unica fonte d’acqua viva e si abbevera ad altre fonti per dissetarsi sia perlomeno uno stupido?

      1. Sig Orenzo

        Lei preso dalla foga mi sembra che vada un poco per conto suo e i ragionamenti che fa ne conseguono. L’inquisizione come tribunale fu creato per combattere l’eresia, di norma quindi non riguardava i rapporti interreligiosi. Il grande impulso all’Inquisizione fu dato da Innocenzo III e non proseguo. Il problema dei rapporti interreligiosi nasce piuttosto dalla donazione di Costantino che attribuiva alla veste papale due prerogative quella imperiale ovvero il manto rosso e la tiara. Bonifacio Vlll (sic!)andò oltre perchè aggiunse altre due corone alla tiara trasformandosi nel Triregno (ripudiato da Paolo Vi se non erro ingloriosamente squagliata e donato il ricavato ai poveri). Mi sembra che con ciò sia stato fatto un passo enorme in quanto il papa da amministratore è divenuto regnante (il famoso papa re).

        Tutto ciò ha comportanto per farla breve un grande mutamento negli assetti tra Chiesa e Impero in quanto in una sua lettera Innocenzo III dichiarò che:” il pontefice romano aveva ricevuto da Cristo”il dominio dell’universo orbe”… poichè egli era in vicario di Cristo (e non più di Pietro)… Il papa è come Melchisedeq, sacerdore e re allo stesso tempo”(Assunto ciò pare che il pontefice si ponesse in condizione di regalare continenti interi nella formula “oro per i regnanti e anime per la chiesa”, il che ha prodotto qualche piccolo “incidente” di cui si pagano ancora le conseguenze e sui cui deleteri effetti antropologici la letteratura abbonda.

        Come sa Dante, che non è l’ultimo arrivato sul tema, inclinante per gli Spirituali francescani (questi si perseguitati dall’Inquisizione), ascoltando le prediche di Pier di Giovanni Olivi si formò allo spirito gioachimita (oggi in odore di beatificazione) ed espresse tutto il suo livore contro il simoniaco Bonifacio nella Commedia.

        Riguardo la sua chiusa le dico che per fare l’indiano, il buddista, il taoista o lo scintoista e quant’altro bisogna avere una mentalità retrostante che si forma nei secoli. Avrà osservato che nessuno di questi nominati è venuto nei secoli trascorsi a casa sua imponendole, più che Cristo, l’orientalizzazione forzata (anzi è avvenuto il contrario!). Non esiste lì una “chiesa” detentrice di un magistero dogmatico, ma singole “scuole” (darsana) adatte al quid del partecipante e quindi affatto in dissidio tra loro. I deprecabili fatti persecutori quindi riguardano situazioni contingenti non la norma e questo lo dico senza scogliere alcun peana a chicchessìa.

        Il contrario invece è avvenuto. Del resto oggi l’ India è “secularist” con ciò che ne consegue. Però posso dirle che diverse personalità di quel mondo lontano si sono “innamorate” di Cristo e ne hanno seguito gli insegnamenti ma nonostante il loro grande fervore non si sono convertiti perchè il oro sottofondo menta

        1. Sig Antonio

          Lei preso dalla foga mi sembra che vada un poco per conto suo e i ragionamenti che fa ne conseguono: se si fosse infatti preso almeno la briga di consultare un dizionario, avrebbe letto che oggi, il termine “inquisizione”, sta comunemente ad indicare una “inchiesta speciale, svolta con una procedura arbitraria o che comunque violi i diritti, la libertà e la dignità di un individuo”(Treccani).

          Per prendere invece atto dei danni che fanno alla Chiesa taluni Papi, non è necessari tornare indietro nel tempo… questo dimostra, per chi ha occhi per vedere e cervello per capire, come la Chiesa sia un’istituzione divina.

          Il resto del suo intervento dimostra semplicemente che il mondo si divide in due sole parti:
          1. Chi crede che Gesù è Dio.
          2. Chi non crede che Gesù è Dio.

        2. Se poi tu, o carissimo Antonio,
          ritieni l’affermazione ” che il mondo si divide in due sole parti:
          1. Chi crede che Gesù è Dio.
          2. Chi non crede che Gesù è Dio.”
          sia solo una mia balzana ed elitaria idea,
          ecco cosa disse Gesù a Nicodemo (Gv 3.16-18):
          “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
          Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
          Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.”
          O si credi a quello che ha detto Gesù,
          o si ritiene Gesù solo un pazzo farneticante:
          a te la scelta.

  14. Sig Orenzo io la capisco poco o nulla, mancherò probabilmente della dovuta intelligenza e provo di nuovo a risponderele anche se questo scambio di vedute riguarda Lei e me e non haormai a che fare con l’argomento proposto dal post

    Se vogliamo ricorrere alla Treccani per la santa inquisizione essa esattamente dice
    Inquisizione Speciale tribunale ecclesiastico per la repressione dell’eresia.

    Per quanto riguarda i papi coinvolti nel pregresso discorso le dico non critico ma espongo dei fatti chre mi sembrano notori e incontrovertibili, accettendo tranquillamente d’aver eventualmente errato

    Riguardo alla terza affermazione, che le debbo dire se non: chapeau! Monsieur de La Palise era un principiante al suo confronto

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