Una riflessione teologica sul coronavirus: tra corretta informazione e pericolose bufale degli idioti internetici, mentre l’uomo non è più capace a leggere i segni della terra e del cielo

— società e attualità ecclesiale—

UNA RIFLESSIONE TEOLOGICA SUL CORONAVIRUS: TRA CORRETTA INFORMAZIONE E PERICOLOSE BUFALE DEGLI IDIOTI INTERNETICI, MENTRE L’UOMO NON È PIÙ CAPACE A LEGGERE I SEGNI DELLA TERRA E DEL CIELO

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Che dire, nella Chiesa di oggi: poveri e migranti avanti a tutto e a tutti, mentre un pericoloso virus si sta diffondendo, senza che per il momento vi siano cure e vaccini. Da tutto questo capite bene che, il virus peggiore, è quello che da tempo si è diffuso dentro la Chiesa Cattolica. La cosa grave è che noi, per salvarci dalla pandemia, il vaccino ce lo abbiamo eccome. Se però ti azzardi a indicarlo, o peggio a chiedere che venga usato, rischi di essere letteralmente sbranato dagli utili e pericolosi idioti che inneggiano alla «rivoluzione epocale» della «Chiesa del nuovo corso».

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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PDF  articolo formato stampa

 

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il tweet del Prof. Roberto Burioni, microbiologo e virologo presso l’Università Vita e Salute dell’Ospedale San Raffaele di Milano

Quando ci si rivolge a un pubblico numeroso, grava sempre su di noi il dovere di non lanciarsi in analisi che richiedono delle competenze scientifiche molto profonde.

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Internet brulica soggetti che vanno dai tuttologi a quanti sfogano il peggio della loro idiozia, sino a trascendere nella vera e propria tragedia che prende pericolosa forma al momento in cui l’idiota che scrive è preso sul serio da un numero elevato di altrettanti idioti che lo leggono. Le conseguenze di questo mercato di offerta e di acquisto dell’idiozia, mi è stato spesso lamentato da insigni clinici romani di alta professionalità scientifica e di altrettanta reputazione, molti dei quali amici di vecchia data che spesso, con l’amico prete, hanno aperte le cataratte dei loro sfoghi privati. Una delle lamentele più ricorrenti è legata all’ambito diagnostico. Non è infatti raro che dopo esami clinici approfonditi e studi accurati del caso, questi specialisti si sentano dire con inquietante disinvoltura dal paziente, o da chi lo accompagna: «… ma su internet ho letto che …». Talvolta alcuni hanno chiesto ai pazienti o ai loro accompagnatori dove avevano letto simili notizie così anti-scientifiche. Poi, andando appresso a verificare hanno appurato loro stessi in che modo persone prive dei basilari criteri scientifici, dissertassero con pericolosa disinvoltura su delicati temi che variavano dalla oncologia alle malattie infettive, per non parlare della compagine degli anti-vaccinisti.

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Conosco insigni ed eccellenti specialisti clinici che hanno segnalato situazioni molto gravi e fatto scattare indagini giudiziarie, dopo essersi ritrovati dinanzi a casi di inaudita gravità prodotti dalla pericolosa ignoranza degli idioti internetici scriventi e degli idioti internetici utenti. Varie volte è accaduto che degli oncologi abbiano lamentato di essersi ritrovati dinanzi a malati di tumore in stato terminale che avrebbero potuto salvarsi se curati per tempo, il tutto perché il figlio o la figlia, naturisti internetici convinti e praticanti, hanno puntato alla … “medicina” naturale alternativa al grido di «No, alle multinazionali farmaceutiche che speculano sulle malattie con farmaci che recano gravi danni all’organismo». Per seguire con specialisti in pediatria, che  più volte hanno allertate le Procure della Repubblica dopo essersi ritrovati dinanzi a bambini con gravi problemi causati da genitori seguaci della setta vegana, di quella fruttariana e via dicendo a seguire.

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Non tanto per sdrammatizzare, semmai per inquadrare con spirito di partecipata solidarietà questa tragedia, di frequente ho risposto a questi amici che noi preti e teologi condividiamo con gli specialisti clinici in modo diverso, ma del tutto simile, le stesse dolorose, frustranti e tragiche sorti. Non sono pochi i fedeli cattolici che dopo avere letto quattro idiozie pseudo-teologiche e pseudo-dottrinarie su internet, o dopo avere frainteso complessi documenti del magistero della Chiesa, estrapolando da essi frasi scisse da contesti che richiedono una preparazione molto profonda, in maniera spudorata affrontano un teologo di indubbia preparazione muovendo la spocchiosa contestazione: «No, non è affatto come dice lei …». In simili casi è quasi sempre inutile dire e precisare il giusto e ovvio vero, perché il “teologo” internetico è pronto a replicare con decisa e rara arroganza: «… guardi, lei si deve documentare, anzi deve proprio studiare bene la materia, perché io ho letto che …». E a fronte di tutto questo qualcuno si domanda persino, a partire da quella santa donna di mia madre, come mai talvolta esordisco con delle parolacce assai peggiori di quelle di uno scaricatore di porto, della serie: «Per imparare a dire tutte queste parolacce, era proprio necessario che tu diventassi prete?».

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Internet ci ha donato la nuova èra dell’analfabetismo digitale e della non-ragione, soprattutto forme nuove di superstizione che nulla hanno da spartire con le antiche o vecchie forme di un tempo, alla base delle quali c’era però una cultura basata su vecchie tradizioni o credenze popolari. Diversamente, alla base delle nuove superstizioni, non c’è cultura, né tradizioni o credenze radicate ma l’irrazionale che si nutre dell’irrazionale, l’ignoranza che si nutre della peggiore arroganza che nasce dal non-sapere che si muta in vera e propria fierezza del non sapere filosofico, storico, scientifico.

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Può, uno specialista clinico sbagliare una diagnosi e dare cure inefficaci, forse persino dannose? Sì, può accadere, anche e solo per errore umano del tutto involontario, senza che lo specialista sia stato in alcun modo né superficiale né negligente. Ciò che però sembra sempre più carente nella nostra odierna società, è la logica del buon senso che dovrebbe spingere a questa valutazione: produce più rischi e danni un oncologo che sbaglia diagnosi, oppure il “clinico” internetico improvvisato che persuade un proprio familiare a curarsi con la “medicina” naturale alternativa, inducendo il malato a giungere dall’oncologo quando le metastasi tumorali sono ormai diffuse in tutto in corpo dalla testa ai piedi, con la conseguenza che l’unica terapia possibile è il ricovero nel centro per malati terminali, dove le uniche cure sono quelle contro il dolore derivante dalla patologia tumorale che lo ha colpito?  

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In situazioni di questo genere ecco che a tragedia si aggiunge tragedia, perché certi idioti non sbagliano mai. Messi infatti dinanzi alla realtà del morto, sono capaci ad affermare che la conseguenza del decesso ― lungi dall’essere il risultato della loro incosciente idiozia ― è dovuta alle scie chimiche, agli esperimenti nucleari, ai farmaci ed ai vaccini che contengono al proprio interno elementi cancerogeni affinché il soggetto sviluppi in futuro il cancro e le multinazionali farmaceutiche possano così arricchirsi attraverso i medicinali e le chemioterapie.

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Sull’emergenza del coronavirus che dalla Cina si è ormai diffuso in vari altri Paesi del mondo e per il quale non esiste al momento vaccino, bisogna ascoltare anzitutto gli esperti e gli scienziati, poi seguire in modo scrupoloso i consigli dei clinici. Gli uni e gli altri, possono sbagliare? Sì, potrebbero anche sbagliare, ma i loro errori umani non giungerebbero mai, né mai avrebbero la devastante portata che di rigore hanno le “soluzioni” e le “diagnosi” offerte dagli idioti internetici, seguiti a loro volta, di prassi e di rigore, da un esercito sempre più numeroso di idioti utenti internetici.

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I nostri Lettori sanno bene quanto spesso io ricorra a paradossi più o meno a effetto, talora anche scioccanti. Con questi risultati: da una parte c’è chi ride, ma ridendo comprende bene il messaggio, mentre dall’altra c’è chi si arrabbia, accusandomi semmai di volgarità e rifiutandosi categoricamente di capire. Ebbene, rivolgendomi ai primi, non ai secondi racchiusi nella sfera degli irragionevoli irrecuperabili, vi dico: se proprio volete usare internet per farvi del male, se proprio fosse obbligatorio scegliere il male minore, in tal caso fate indigestione dei peggiori film porno che trovate disponibili in rete, ma non prestate ascolto a tutti gli “esperti” improvvisati che hanno già cominciato a seminare notizie che non hanno nessun fondamento scientifico riguardo il coronavirus.

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Desidero per inciso ringraziare l’amico Paolo Del Debbio, di cui sono stato ospite varie volte al programma su Rete 4 Dritto e Rovescio, per avere dedicato ieri sera una puntata molto interessante nella quale è stata fatta corretta, precisa e soprattutto preziosa informazione. Chi non avesse visto il programma e volesse vederlo, può trovarlo disponibile in internet [vedere QUI].

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Molto interessante tra i vari ospiti la presenza del Prof. Alessandro Meluzzi, uomo di ineccepibile scienza quando svolge il mestiere di sua stretta pertinenza: quello del clinico dotato di indubbia cultura enciclopedica nell’ambito della medicina, alla quale unisce alte competenze legate al suo ramo specialistico, che è la psichiatria. Nessuno meglio di lui poteva trattare ― e lo ha fatto egregiamente ―, il discorso legato all’emergenza del coronavirus sviscerando il problema dal punto di vista infettivo virale, quindi da quello delle varie forme di psicosi che da esso possono prendere vita e svilupparsi a livello sociale. Dopo avere spiegata a rigore scientifico la inutilità delle mascherine di protezione; dopo avere spiegato in modo realistico che cercare di contenere questo virus sarebbe «come catturare l’aria con le mani»; dopo avere detto che un vaccino non c’è e che non sarà disponibile neppure nell’immediato, con un sorriso ha concluso quella parte di discorso con una breve battuta: «Al momento non ci resta che raccomandarci alla protezione della Vergine Maria, l’unica che in questo momento potrebbe fare qualche cosa».

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Dopo questo discorso che intendeva essere una doverosa premessa, posto che la parola spetta agli scienziati, ai virologi e agli specialisti clinici, passo a quello che è il mio “mestiere” di sacerdote e teologo, per dare un altro genere di lettura. Cosa che farò partendo proprio dalla battuta del Prof. Meluzzi: «In questo momento, solo la Vergine Maria potrebbe fare qualche cosa».

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Passando quindi alla mia sfera di competenze, posso affermare che per altro verso temo un’altra categoria non meno virulenta di idioti internetici: quella degli pseudo cattolici che tendono a vivere una ”fede” ottusa e cupa, fatta di visioni, rivelazioni, segreti svelati o non svelati, messaggi dati da varie Madonne e via dicendo, che quasi sempre e di rigore sono da loro male interpretati, alterati e manipolati allo scopo di seminare quel terrore ― che in verità non terrorizza nessuno ma che tende invece a far ridere tutti, dai cattolici ai laicisti ―, mirato al fine primo e ultimo di dire e soprattutto imporre: io ho ragione!

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Conoscendo come suol dirsi i miei polli, affermo con tutto il debito anticipo che il servizio più pessimo che certi cattolici veri o più facilmente presunti tali, possono fare in un momento di emergenza come questo, è di annunciare catastrofi più o meno predette, più o meno contenute in messaggi e rivelazioni private che, ricordo, non sono mai state fissate dalla Chiesa nel deposito della fede. O per dirla brutalmente: la nostra fede non dipende dai segreti rivelati o non rivelati dati ai tre pastorelli dalla Beata Vergine Maria di Fatima, piaccia o meno a certuni. La nostra fede non dipende dalla bella immagine del cosiddetto trionfo del cuore immacolato di Maria, ma dipende tutta quanta dalla incarnazione del Verbo di Dio nel ventre della Vergine Maria, dalla sua morte salvifica, dalla sua risurrezione e ascensione al cielo, quindi dipende dalla certezza, come recitiamo nel Credo, che Cristo Dio «un giorno tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti».

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Sempre a questi poveri cattolici meschini, ricordo che tre sono le fondamentali virtù teologali: la fede, la speranza e la carità [cfr. I Cor 1, 13]. Il terrore, che spesso costoro cercano di usare quando gridano ai peccati e ai peccatori di questo mondo caduto nel baratro, sempre nella “magica” e “fideistica” attesa che trionfi il cuore immacolato di Maria, non servono affatto a scuotere le coscienze, neppure a suon di visioni infernali o di rivelazioni di tremendi castighi del tal mistico o della tal mistica. Servono solo a produrre effetti del tutto contrari nell’uomo di oggi e nella odierna società contemporanea, che attraverso grande fatica ed esiti molto incerti di successo, ha bisogno di essere nuovamente evangelizzata, non terrorizzata. E purtroppo oggi, noi cattolici, siamo messi molto male, essendo tremendamente carenti di evangelizzatori virili, credibili e santi.

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O pensano forse costoro che le virtù teologali, da tre che erano, siano divenute oggi quattro, con l’aggiunta della quarta virtù del terrore? Non solo infatti, il terrore, non redime e non converte nessuno, ma come sacerdote che esercita il prezioso ministero di confessore, ricordo a tutti costoro che se una persona, presa da paura, decide di pentirsi dei propri peccati, solo perché teme condanne e castighi, o perché qualche “anima pia” lo ha terrorizzato con le visioni dell’Inferno della tal mistica o del tal veggente, io posso anche assolverlo dieci volte, ma l’assoluzione sacramentale non vale niente e non produce alcun effetto. Dio vuole infatti il nostro pentimento, non la nostra paura; della nostra paura, non sa proprio che farsene.

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È cosa nota il fatto che certe rivelazioni, comprese quelle riconosciute dalla Chiesa come autentiche, ma lungi come ho spiegato dall’essere state inserite nel deposito della fede, le ho sempre guardate con sospetto, soprattutto per le teorie decisamente folli che alcuni fedeli, ma purtroppo anche certi preti, hanno finito col creare soprattutto sui messaggi della Madonna di Fatima, anteposti in pratica, da molti, al Santo Vangelo stesso. Non sono dunque in alcun modo allergico alle rivelazioni in sé riconosciute come autentiche dalla Chiesa, sia ben chiaro; semmai sono contrario all’uso che certi scellerati ne fanno. Allo stesso modo sono assalito da orticaria ogni volta che certi soggetti inneggiano all’imminente trionfo del cuore immacolato di Maria; e ciò non perché io manchi di devozione alla Beata Vergine e al suo Cuore Immacolato, ma sempre per l’uso errato che certi soggetti rasenti il fanatismo fanno della immagine del cuore della Mater Dei.

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Nel lessico comune, il termine apocalisse e apocalittico ha assunta una connotazione del tutto negativa, ed è legato a eventi catastrofici. Non solo il tutto è sbagliato, perché si tratta di una radicale alterazione del significato che si forma attraverso i lemmi greci ἀπό (apò) e καλύπτω (kalýptō), da cui prende vita la parola composita ἀποκάλυψις (apokálypsis) che alla lettera significa: svelare, rivelare ciò che è nascosto.

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Il Beato Apostolo Giovanni scrisse il Libro dell’Apocalisse durante il suo esilio nell’Isola di Patmos, da cui prende nome questa nostra rivista; isola anche nota come il luogo dell’ultima rivelazione. Detto questo possiamo adesso chiarire che se c’è un messaggio di speranza, che per noi è certezza di fede, questi è proprio quello racchiuso nel Libro dell’Apocalisse, in cui si narra la definitiva vittoria del bene sul male e l’avvento di quel regno di Cristo che non avrà mai fine; un avvento anche noto come parusia, dal greco παρουσία, che alla lettera significa “presenza” e che indica il ritorno del Cristo glorioso, la sua presenza senza fine.

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Detto questo chiunque può comprendere ― fatta eccezione per certi cattolici “terroristi” che ci auguriamo di non vedere presto all’opera in questo momento di emergenza dato dal coronavirus ―, che il cuore del messaggio cristiano e dell’intero mistero della rivelazione, non è il terrore, non è la paura, ma la centrale virtù teologale della speranza, che non a caso sta nel mezzo e che regge assieme la fede e la carità. È vero, come insegna il Beato Apostolo Paolo e come noi tutti insegniamo con lui, che «di tutte e tre la più importante è la carità» [I Cor 1, 13], ma la speranza, che sta nel mezzo, come ripeto è la virtù che lega e amalgama assieme le altre, inclusa la più importante: la carità.

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Procedendo verso la conclusione di questo discorso tutto quanto teologico ed escatologico, affatto mirato a creare allarmismi sul problema oggettivamente grave del coronavirus, più che lecito è doveroso domandarsi: un giorno, vicino o lontano, perché a nessuno è dato sapere quando, si verificheranno eventi catastrofici, in seguito ai quali vedremo semmai decimata la popolazione mondiale e nazioni intere scomparire? Ebbene, senza dare vita ad allarmismi e senza irritare i laicisti ― che poi, alla prova provata dei fatti, sono più tolleranti e pronti alla discussione di quanto non lo siano certi cattolici “terroristi” al grido: la tal profezia, il tal segreto, il tal mistico o la tal mistica dice! ― posso serenamente affermare che la previsione di un evento disastroso è scritto nel deposito della nostra fede, ed è quindi per noi fede rivelata, perché è stato Gesù Cristo stesso a rivolgerci queste parole:

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«[…] “quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”. Poi disse loro: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo”» [Lc 21, 8-11].

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Anzitutto Gesù Cristo, perché è lui che parla in prima persona, ci invita a non essere terrorizzati. Figurarsi quindi se ci invita a terrorizzare il prossimo con catastrofi imminenti e disastrose, o con le visioni dell’Inferno racchiuse nelle rivelazioni del tal mistico, della tal mistica o di questo o quell’altro messaggio mariano, il tutto affinché «possa finalmente trionfare il cuore immacolato di Maria», come vanno dicendo in giro con abusivo spirito mariano certi cattolici “terroristi” che non hanno anzitutto capito proprio niente della mariologia stessa.

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Sì, un giorno avverrà qualche cosa di molto catastrofico, ce lo ha detto Gesù Cristo, ma chiunque abbia autentica e vera fede, ciò che un giorno avverrà di devastante, dovrà essere letto sin d’ora con gli occhi della speranza, perché tutto quello che Dio permette, è solo per il bene, la salute e la salvezza dell’uomo.

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Il coronavirus, potrebbe essere quindi letto come uno di quei tanti segni che l’uomo di oggi non è più in grado di cogliere e di interpretare. Potrebbe essere solo il preludio, seguito da chissà quali altri e numerosi segni, per chissà quale lungo lasso di tempo, prima dell’arrivo del grande e devastante segno di cui ci ha parlato Gesù Cristo. 

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Certo, mentre gli scienziati stanno facendo al meglio il loro lavoro, ancora una volta la nostra povera Chiesa, devastata al proprio interno da virus ben peggiori di ebola, di lavoro non sta facendo il proprio. Purtroppo infatti, sclerotizzata com’è su migranti e poveri su poveri e migranti che caratterizzano ormai questo pontificato in modo ossessivo compulsivo, nessuno, a partire dal nostro augusto Pastore Supremo, ha invitato a pregare nelle Chiese di tutto il mondo per chiedere a Dio Padre la grazia di risparmiare all’umanità un eventuale, forse possibile e anche pericoloso flagello. Come infatti diceva il Prof. Alessandro Meluzzi: «Non sono preoccupato della Cina e delle capacità organizzative e scientifiche che quel popolo ha nel far fronte a una simile emergenza, lo sono però per l’Africa. Cosa accadrebbe, se un virus del genere si diffondesse in quel continente?».

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Il Vescovo di Roma, tre anni fa invitò tutti i parroci della sua Diocesi a prendersi una famiglia di immigrati per parrocchia. Idea presumibilmente tratta dalla sceneggiatura di qualche film di fantascienza, a ben considerare che non pochi parroci hanno contratto debiti con le banche e hanno seri problemi a mettere assieme i soldi per pagare la bolletta della luce e il riscaldamento della chiesa parrocchiale. Peccato, che a fronte di questa situazione data dall’emergenza del coronavirus, dinanzi al quale non possiamo al momento sapere a che cosa rischiamo di andare incontro, non abbia ancóra invitato i parroci, alla data odierna, a pregare nelle chiese di tutto il mondo. Ma d’altronde, il nostro felicemente regnante, è un Sommo Pontefice totalmente incentrato sull’idea di una Chiesa povera per i poveri, mica sulla speranza che gli scienziati trovino presto un vaccino per salvare le vite, indistintamente, sia ai poveri che ai ricchi.

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Che dire, nella Chiesa di oggi: poveri e migranti avanti a tutto e a tutti, mentre un pericoloso virus si sta diffondendo, senza che per il momento vi siano cure e vaccini. Da tutto questo capite bene che, il virus peggiore, è quello che da tempo si è diffuso dentro la Chiesa Cattolica. La cosa grave è che noi, per salvarci dalla pandemia, il vaccino ce lo abbiamo eccome. Se però ti azzardi a indicarlo, o peggio a chiedere che venga usato, rischi di essere letteralmente sbranato dagli utili e pericolosi idioti che inneggiano alla «rivoluzione epocale» della «Chiesa del nuovo corso», come ha appena scritto giorni fa su queste nostre colonne Jorge Facio Lince in un suo articolo illuminato e illuminante [cfr. QUI].

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dall’Isola di Patmos, 31 gennaio 2020

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Cari Lettori,

nel mese di dicembre è entrato in distribuzione il mio nuovo libro Nada te turbe, un’opera di spiritualità sul martirio scritta in forma di romanzo storico e ambientata in un’epoca di feroce persecuzione della Chiesa. Ritengo che potrebbe edificare e aiutare molte persone, soprattutto in questo momento. Per questo vi invito ad acquistarlo presso il nostro negozio [vedere QUI] ma soprattutto a leggerlo.

 

 

 

 

 

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13 thoughts on “Una riflessione teologica sul coronavirus: tra corretta informazione e pericolose bufale degli idioti internetici, mentre l’uomo non è più capace a leggere i segni della terra e del cielo

  1. caro padre Ariel

    nel catechismo leggo 1453 La contrizione detta “imperfetta” (o “attrizione”) è, anch’essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un’evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l’azione della grazia, dall’assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1677]. vorrei un suo parere

    1. Mi dispiace, ma lei ha frainteso.
      Le garantisco che conosco ciò che lei cita, non potrebbe essere diversamente, perché in caso contrario mi andrebbe revocata all’istante la facoltà di poter amministrare le confessioni sacramentali.
      Nel mio scritto non parlo di contrizione “imperfetta” (o “attrizione”), ma porto con molta chiarezza l’esempio e il caso del penitente non pentito mosso a chiedere perdono solo per “paura” e “terrore”, o perché indotto da qualcuno ad essere impaurito e terrorizzato. E questo stato interiore non produce una domanda di perdono basata sul sincero pentimento.

    1. Caro Fabio,

      c’è «confessione sacrilega» quando il penitente, consapevole di certi suoi peccati, semmai anche gravi, li tace al confessore, ossia non li accusa e non chiede per essi la misericordia e il perdono di Dio.
      C’è «comunione sacrilega» quando un fedele riceve il Santissimo Corpo di Cristo in stato di peccato mortale.

      Ovviamente, il discorso, in sé e di per sé, sotto molti aspetti può essere parecchio complesso, posto che non è semplice dire “nero e bianco”, “si o no”.
      Esempio tutt’altro che peregrino e forse neppure raro: un sacerdote missionario che vive in un luogo isolato e che non ha la possibilità materiale di confessarsi perché il confratello più vicino si trova a centinaia di chilometri di distanza e ciò comporterebbe un viaggio ad alto rischio, semmai in zone di guerra e via dicendo a seguire, per poterlo raggiungere, trovandosi in stato di peccato, può celebrare la Santa Messa?
      Sì, perché il bene del Popolo di Dio è superiore al suo stato di peccato.
      Naturalmente, il sacerdote consapevole del proprio stato di peccato, chiederà perdono a Dio prima, durante e dopo ogni celebrazione con il fermo proposito di confessarsi quanto prima appena sarà materialmente possibile.

      Lo stesso princìpio può essere applicato a qualsiasi fedele cattolico che in una situazione del tutto identica non può usufruire del Sacramento perché non c’è un sacerdote. In simili casi di oggettiva impossibilità, il sincero pentimento e il desiderio di confessarsi, può equivalere a una assoluzione, se quel fedele è in pericolo di vita o se dovesse morire senza avere la possibilità di potersi confessare.

      Ci sono nel mondo luoghi isolati nei quali un sacerdote riesce a raggiungere i fedeli una volta ogni due o tre mesi e quando vi si reca ci sono semmai alcune centinaia di persone che partecipano alla Santa Messa, trovandosi nella impossibilità materiale di amministrare la confessione a centinaia di persone, perché dopo poche ore deve ripartire per raggiungere un’altra località.
      In quei casi assolutamente eccezionali – e solo in simili casi assolutamente eccezionali – si impartisce la assoluzione collettiva, condizionata al proposito che coloro che la ricevono si confesseranno appena sarà possibile avere un sacerdote che abbia la disponibilità e il tempo di amministrare singolarmente il Sacramento ai penitenti.

      Spesso mi sono sentito rivolgere domande del tipo: «Che ne sarà stato di quel pubblico e notorio peccatore morto senza poter ricevere i Sacramenti e senza potersi riconciliare con Dio?».

      Ebbene, in questi casi diffidate di chi applica al mistero della salvezza le regole chiare e precise del Codice della Strada, rispondendo con sentenze precise e decise, perché nessuno – a partire dalla Chiesa e da tutti i suoi ministri sacri – può sapere che cosa è accaduto tra la coscienza di quell’uomo e Dio, anche e solo negli ultimi istanti di vita.
      Ci sono infatti cose dinanzi alle quali non possiamo avere risposte da dare, fatta eccezione per coloro che, col Codice della Strada alla mano, presumono di conoscere il giudizio di Dio sulle anime. E dire che costoro sono dei presuntuosi, è davvero un eufemismo.

  2. Caro Padre Ariel, condivido in tutto e per tutto la sostanza del suo articolo. Ed è anche per questo che tra gli altri non condivido, e ne ho avuto modo di discutere con gli studenti, il movimento di Greta Thurnberg, che fa leva sulla “paura” e sul “terrore” del futuro rubato e minacciato dall’Apocalisse. Lei lo applica alla fede, che non deve essere dominata dalla “paura di…” ma alimentata dalla fiducia piena nel Signore che ama le sue creature e tutto quello che ha creato, io lo applico a tanti contesti di questo nostro mondo, in cui non solo da Salvini, ma anche da molti altri cosiddetti buoni, coloro che con linguaggio forbito pontificano dall’alto della loro “sapienza”-supponenza, e instillano la paura nel cuore della gente, anche se sembra il contrario. A partire dall’UE, che non fa altro che minacciare e stangare appena si fanno cose contrarie alla sua ideologia. Se il discorso che lei fa non lo si applica anche a tutte queste cose non riesco ad accettarlo. Spero abbia capito quel che intendo. Grazie

  3. P. Ariel lei esclude che dalla paura possa sgorgare il Pentimento ? E se così fosse, nel Pentimento (e successiva Confessione) ritrovare quel Gesù che abbiamo scacciato?

  4. caro padre Ariel

    nell’ultima parte dell’articolo lei ricorda come ormai da tempo il sommo pontefice si soffermi su migranti e poveri, le segnalo un articolo

    https://www.ilmessaggero.it/umbria/cardinale_bassetti_qualcuno_piace_papa_criticare_va_bene_distruttismo_no-5007080.html

    Secondo lei è giusto che un pastore d’anime inviti a lasciare la chiesa? Ora nel vangelo leggo che il buon pastore dà la vita per le pecore invece il mercenario scappa.
    Le chiedo è distruttismo il denunciare le storture di un pontificato?
    Vi ringrazio.

    1. Caro Fabio,

      la sua domanda contiene già in sé la risposta tratta dal Vangelo che lei stesso cita: «il buon pastore dà la vita per le pecore invece il mercenario scappa».

  5. C’è una cosa curiosa che mi ha colpito. Si grida allo scandalo perché i cinesi in Italia sarebbero vittime di razzismo a seguito del virus. Nessuno però nota che non solo i cinesi sono parecchio razzisti dalle loro parti (p. es. verso le minoranze etniche o in Africa con gli africani), ma anche che, anziché prendersela con gli italiani che li ospitano, farebbero meglio a prendersela col loro governo che si regge sulla paura e l’omertà e molto probabilmente sforna virus a ripetizione. Ma non lo fanno sia per paura sia perché odiano perdere la faccia davanti agli stranieri, a differenza degli italiani che amano denigrare il proprio Paese e i propri governanti davanti agli stranieri.

    1. Caro Iginio,

      non posso essere tacciato né di filo-marxismo né di filo-comunismo, ciò premesso: prego Dio che in Cina il regime comunista possa reggere il più possibile, perché se in quel Paese abitato da quasi un miliardo e mezzo di abitanti cadesse il regime come avvenne tra fine anni Ottanta inizi anni Novanta negli ex Paesi sovietici e nella ex Unione Sovietica, la guerra civile che si verificò all’interno della ex Jugoslavia sarebbe davvero uno scherzo a confronto; e gli esiti sarebbero del tutto imprevedibili e incontrollabili per la sicurezza del mondo intero.
      Nella Jugoslavia le etnie che tra di loro si odiavano furono tenute a bada dalla dittatura di Josif Broz, detto il maresciallo Tito, in Cina, le etnie che tra di loro si odiano e che il regime comunista tiene a bada, sono centinaia, il tutto all’interno di un Paese molto popoloso, militarmente all’avanguardia e con una tecnologia di primissimo ordine.

      Che gli italiani amino denigrare il proprio Paese e i propri governanti è cosa risaputa nella misura in cui gli italiani non hanno il senso dello Stato, molti credono che lo Stato sia una entità astratta, mentre invece lo Stato siamo noi. Per quanto riguarda le lamentele su governi, governanti e amministratori locali, essendo noi tendenzialmente degli irresponsabili, compresi elevati numeri di persone che vanno a votare per scherzo o per protesta, all’italiano medio sfugge un elemento basilare: i governanti li abbiamo eletti noi, quindi i responsabili siamo noi. I governanti si trovano dove si trovano grazie al nostro voto, non per avere fatto un colpo di Stato.
      Dico “noi” in senso lato, perché per mia libera scelta non vado più a votare da 19 anni, ossia da quando non esiste nemmeno più il “meno peggio”, ma solo il vero e proprio improponibile. Ma questa è una scelta mia personale, da non prendere né come modello né da seguire.

  6. Gentile Padre Ariel, non condivido quanto detto da Meluzzi e la sua acritica adesione. Lei parla di non abbandonarsi alla paura ed al terrore, ma allo stesso tempo approva le parole di Meluzzi che (molto impropriamente) dice “che cercare di contenere questo virus sarebbe «come catturare l’aria con le mani”, ed allo stesso tempo sostiene che l’unica speranza sia affidarsi alla Vergine Maria.
    Che la Vergine Maria sia sempre una grande speranza è fuor di dubbio, ed a lei sempre ci affidiamo.
    Ma allo stesso tempo le parole di Meluzzi spargono esattamente lo stesso “terrore” che in teoria lei ha stigmatizzato precedentemente . Egli da una parte critica l’ignoranza della paura, dopo di che utilizza termini e locuzioni (catturare l’aria con le mani) che proprio la paura spargono, utilizzando esattamente l’ignoranza. Ora non sarà facile contenere questo virus, e se dovesse arrivare in Africa la situazione sarebbe molto probabilmente ancor più seria. E però da stigmatizzare colui che sparge terrore, denunciando l’inutilità di ogni azione preventiva, per poi stigmatizzare coloro che restano terrorizzati.

  7. Caro Padre Ariel,
    In merito alla domanda che le ho posto qualche giorno fa, non avendo ottenuto risposta, provo a dirle il mio pensiero. Della paura certo Dio non se ne fa niente. E l allontanamento di essa dal proprio interno avviene cercando motivi validi che ne aiutino il superamento. Umanamente l attuale società fornisce (nel suo peggio) ogni sorta di stordimento anestetizzante “utile” non già alla risoluzione di tale stato ma ad una sua effimera copertura. Occorre dunque discernimento e obbiettività per riconoscersi peccatori e se tale consapevolezza giunge a maturazione anche impauriti (perché no?) dalla perdita della Grazia. Ecco che i germi del Pentimento possono trovare terreno fertile e la paura avrà un termine temporale perché un peccatore che si pente, si confessa e si sforza di non ricadere(memore anche della suddetta paura) ha già iniziato la risalita. Egli non vuole star male dentro e conosce chi provoca in lui tali dolore. Pace e bene !

  8. Pace e bene !
    Questo messaggio può anche non essere pubblicato, poiché è diretto a colui o colei incaricato di moderare e filtrare i commenti. Nel mio precedente messaggio ho espresso il mio pensiero. Non so se sono in errore,non sto tendendo tranelli a nessuno. Ma se sbaglio qualcosa sarebbe opera di Misericordia Spirituale correggermi.
    Grazie.

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