Tutto ciò che è moderno non è modernismo. Riflessioni sul modernismo: modernisti e tradizionalisti

TUTTO CIÒ CHE È MODERNO NON È MODERNISMO. RIFLESSIONI SUL TRADIZIONALISMO: MODERNISTI E TRADIZIONALISTI

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Il dialogo più urgente ed importante che oggi bisogna promuovere non è il dialogo con i protestanti, con gli ortodossi, con gli ebrei, con i musulmani o con i non credenti, tutte cose utili e da fare; ciò che urge è il dialogo intra-ecclesiale, il dialogo tra noi cattolici, perché ci sono in noi e tra di noi delle divisioni dottrinali e morali gravissime e intollerabili.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

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I Padri de L’Isola di Patmos sono rimasti amareggiati per il caso del presbìtero palermitano Alessandro Minutella [vedere QUI], sicché hanno deciso di dedicargli due diversi scritti: Giovanni Cavalcoli, una riflessione indiretta ma a lui preziosa legata al fatto che tutto ciò che è moderno non è modernismo; Ariel S. Levi di Gualdo, in modo più diretto, ha invece ritenuto in coscienza di doverlo richiamare ai doveri delle sue promesse sacerdotali.

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Immagine video minutella
da una scarsa formazione teologia e spirituale al sacerdozio, può nascere l’idea del tutto errata che ciò che è moderno sia di per sé modernista. il presbitero palermitano Alessandro Minutella ne ha data purtroppo prova. Per aprire il video cliccare sopra l’immagine

Il dialogo più urgente ed importante che oggi bisogna promuovere non è il dialogo con i protestanti, con gli ortodossi, con gli ebrei, con i musulmani o con i non credenti, tutte cose utili e da fare; ciò che urge è il dialogo intra-ecclesiale, il dialogo tra noi cattolici, perché ci sono in noi e tra di noi delle divisioni dottrinali e morali gravissime e intollerabili.

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Non si sa più cosa vuol dire essere cattolico, perché ognuno mette sotto questo titolo quel che gli pare e piace, e quindi le idee più strane, estranee e contraddittorie. Si va al supermercato delle religioni, si sceglie ciò che si preferisce, si passa dal vescovo alla cassa per pagare, e poi a casa, con i prodotti acquistati, si organizza il menù della settimana e si invitano gli amici.

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È dunque urgente che ci stringiamo tutti attorno al Papa, Maestro della Fede e supremo custode e promotore in terra dell’unità, della riconciliazione e della pace nella Chiesa, tutti attenti e fedeli alle linee fondamentali del suo servizio pastorale, senza stare a litigare per certe sue scelte contingenti, occasionali che sono e che restano discutibili con filiale libertà di pensiero, ma rinunciando al tempo stesso ad ogni sciocca adulazione e ad ogni critica malevola.

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Per leggere tutto l’articolo cliccare sotto:

02.04.2017  Giovanni Cavalcoli, OP   —   TUTTO CIO CHE È MODERNO NON È MODERNISMO. RIFLESSIONI SUL TRADIZIONALISMO: MODERNISTI E TRADIZIONALISTI

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6 thoughts on “Tutto ciò che è moderno non è modernismo. Riflessioni sul modernismo: modernisti e tradizionalisti

  1. Rev.do padre,
    la ringrazio di cuore per queste righe davvero “illuminanti”!
    Leggendole ho capito che è ciò di cui ho bisogno in questi tempi di drammatica confusione nella Chiesa per poter fare un “vero” discernimento degli spiriti, tra la Verità e la Menzogna, come avrebbe voluto originariamente S. Ignazio (e non come alcuni suoi falsi discepoli di oggi!)!

    Vorrei chiederle ancora – come già suggerivo in precedenza – una sua accurata disamina dei “fondamenti filosofici” sottostanti i “quattro postulati” presenti in Evangelii Gaudium, in quanto mi pare che, approfonditi alla luce di analisi puntuali come quelle di Dom Meiattini e p. Giovanni Scalese, poggino maggiormente su un pensiero storicistico ed immanentista di stampo “hegeliano” piuttosto che su una corretta impostazione tomista…e questo basterebbe a comprendere le ragioni di tanta confusione oggi nella stessa Chiesa, perché adottando Hegel come presupposto del pensiero è inevitabile che si formino due “fazioni” di “destra” e di “sinistra” (se così possiamo dire!) come la storia ci ha dimostrato in altri ambiti…in tal caso la riconciliazione che lei auspica (e a cui io mi aggiungo!) tra “opposti” sarebbe molto…

  2. Rev.do padre,

    la ringrazio di cuore per queste righe davvero illuminanti !
    Leggendole ho capito che è ciò di cui ho bisogno in questi tempi di drammatica confusione nella Chiesa per poter fare un “vero” discernimento degli spiriti, tra la Verità e la Menzogna, come avrebbe voluto originariamente S. Ignazio (e non come alcuni suoi falsi discepoli di oggi!)!

    Vorrei chiederle ancora – come già suggerivo in precedenza – una sua accurata disamina dei “fondamenti filosofici” sottostanti i “quattro postulati” presenti in Evangelii Gaudium, in quanto mi pare che, approfonditi alla luce di analisi puntuali come quelle di Dom Meiattini e Padre Giovanni Scalese, poggino maggiormente su un pensiero storicistico ed immanentista di stampo “hegeliano” piuttosto che su una corretta impostazione tomista … e questo basterebbe a comprendere le ragioni di tanta confusione oggi nella stessa Chiesa, perché adottando Hegel come presupposto del pensiero è inevitabile che si formino due “fazioni” di “destra” e di “sinistra” (se così possiamo dire!) come la storia ci ha dimostrato in altri ambiti … in tal caso la riconciliazione che lei auspica (e a cui io mi aggiungo!) tra “opposti” sarebbe molto difficile purtroppo…

    Grazie di cuore per il vostro importante lavoro e un ricordo nella preghiera!

    Matteo

    1. Caro Matteo,

      il Papa dovrebbe correggere non solo i primi, ma anche i secondi (per es. Bianchi, Melloni, Kasper, Ravasi, Sosa, Paglia, Forte, Galantino, ecc.), mostrando ad entrambi i partiti come tradizione e progresso, fedeltà e rinnovamento, dogma e storia, Concilio Vaticano II e Concilio di Trento, Messa vetus ordo e Messa novus ordo non si oppongono nè si escludono a vicenda, ma al contrario sono reciprocamente complementari.

      Soltanto dogma ed eresia, odio e amore, grazia e peccato, Cristo e Beliar non vanno d’accordo fra di loro.

      la persuasione che i fondamenti filosofici della Evangelii Gaudium “poggino maggiormente su un pensiero storicistico ed immanentista di stampo ‘hegeliano’ piuttosto che su una corretta impostazione tomista” non ha fondamento, al di là di certe espressioni del Santo Padre che possono dar adito a fraintendimenti.

      Anch’io ho esaminato attentamente l’enciclica e, come filosofo e teologo studioso sia di Hegel che di S.Tommaso da 50 anni, posso garantire che il Papa, anche se usa un linguaggio moderno non tomista, non può essere sospettato di hegelismo, che è una forma di idealismo storicista e panteista più volte condannato dalla Chiesa fin dal sec.XIX, una filosofia, che, al di là di taluni aspetti positivi, è imcompatibile con la fede cattolica. Per cui, accusare il Papa di essere hegeliano è come dargli dell’eretico, il che non è ammissibile.

      La cosa che invece io ho notato nell’enciclica è una professione di realismo, laddove il Papa sostiene il primato del reale sull’ideale.

      Anche la polemica del Papa contro lo “gnosticismo” – cosa del tutto nuova e più che opportuna nl Magistero pontificio – è certamente una polemica contro Hegel, che già il Maritain qualificava come gnostico nell sua Filosofia morale.

      E proprio sul realismo di Papa Francesco ho pubblicato sulla rivista PATH, della Pontificia Accademia Teologica, alla quale appartengo, un mio studio sull’argomento: “La dipendenza dell’idea dalla realtà nell’Evangelii Gaudium” di Papa Francesco, 2, 2014, pp.287-316.

      Un teologo infetto di hegelismo, come è noto, è semmai il Rahner. Quello che pertanto da tempo i teologi cattolici si attendono dalla Santa Sede è la condanna degli errori rahneriani, che costituiscono un’interpretazione modernista del Concilio Vaticano II, che tanto danno ha arrecato ed arreca alla cultura cattolica e per conseguenza ai buoni costumi morali, senza per questo misconoscere i pregi dell’opera rahneriana.

      Semmai l’appunto che si può fare al Papa è una certa mancanza di imparzialità ed equidistanza nel giudicare dell’aspra e scandalosa controversia tra lefevriani e modernisti: troppo severo coi primi, troppo indulgente con i secondi. E’ una misericordia senso unico.

      1. Rev.do Padre,

        la ringrazio di cuore per la sua risposta che mi aiuta molto a fare chiarezza! Per un “semplice fedele” come me che ha solo i minimi rudimenti culturali per comprendere lo stretto indispensabile le assicuro che questo clima di confusione tra sacerdoti, teologi, studiosi in cui ognuno “dice la sua” è davvero tremendo…nel mio piccolo io continuo ad obbedire solamente alla voce del Magistero e ad affidarmi nella preghiera al Padre perché mi custodisca sempre dall’errore, d’altro canto però parlando con numerosi sacerdoti amici e altri fedeli per noi “pecorelle” lo scandalo che viene recato a causa delle molteplici interpretazioni dei medesimi testi (dalla Scrittura ai documenti magisteriali dal Concilio di Trento ad oggi!) è davvero enorme!

        Anche perché mentre in molti di voi (come lei, p. Scalese o p. Livi) pur nelle divergenze siete però motivati dalla ricerca della Verità, tanti dei nomi che anche lei ha fatto sono invece mossi dall’orgoglio e dalla ricerca di potere e prestigio…ma hanno molta più risonanza mediatica!

        Ad ogni modo la ringrazio ancora per la sua attenzione e, confidando nel suo ricordo davanti al Signore, le assicuro la mia preghiera.

  3. Seguo sempre più frequentemente il vostro sito con interesse. Complimenti per tutto.
    Sull’argomento nutro solo un dubbio circa l’accostamento tra lefebvriani e modernisti. Mi chiedo se esista una logica e una misura per affermare che I primi siano tanto distanti da Cristo e dalla Chiesa quanto lo siano i secondi. Se I primi hanno un concetto della tradizione da rivedere,mi sembra che I secondi non solo commettano lo stesso errore dei primi in modi diversi,ma neghino anche basilari verità di fede. Sbaglierò, ma continuo a vedere maggiore irregolarità in chi nega la divinità di Maria rispetto ai lefebvriani.

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