Teologia della speranza: «Dopo il Sinodo il Papa tornerà a indossare le scarpette rosse?». Rileggendo oggi quello che un anno e mezzo fa scriveva il Padre Ariel …

TEOLOGIA DELLA SPERANZA: «DOPO IL SINODO IL PAPA TORNERÀ A INDOSSARE LE SCARPETTE ROSSE?». RILEGGENDO OGGI QUELLO CHE UN ANNO E MEZZO FA SCRIVEVA IL PADRE ARIEL …

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[…] il Santo Padre Francesco può dunque piacere o non piacere, cosa del tutto legittima, ma per divina volontà e per divina istituzione rimane il clavigero, oggetto e soggetto come tale della nostra fede e della nostra speranza: «Tu sei Pietro», quindi della nostra autentica e inesauribile devozione per il mistero che egli incarna.
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Autore  Redazione dell'Isola di Patmos
Autore
Redazione
dell’Isola di Patmos
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Un anno e mezzo fa Ariel S. Levi di Gualdo pubblicava un articolo nel quale parlava con notevole anticipo delle vicende odierne nelle quali, a quanto si sta delineando all’orizzonte, sembrano risorgere dalle ceneri vecchi veleni mescolati a veleni nuovi, il tutto secondo tragici copioni già vissuti tra il 2012 e il 2013 dal Santo Padre Benedetto XVI con Vatileaks.
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Purtroppo sembra che oggi, per il Santo Padre Francesco, si stiano confezionando di nuovo le scarpette rosse, ma per ciò che esse significano: il martirio di San Pietro che con i piedi sanguinanti fu condotto sul Colle Vaticano per essere crocifisso a testa all’ingiù.
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Per quanto restio, il Padre Ariel ha dovuto cedere al democratico imperativo dei suoi collaboratori di redazione che desideravano pubblicare di nuovo questo suo vecchio articolo. Uno spirito restio basato su un principio da lui spesso enunciato: «Quando io ipotizzo certe cose o esprimo che in un futuro più o meno vicino si potrebbero verificare certe situazioni, non desidero mai avere ragione, anzi prego e spero sempre di avere torto, ed avere così il grande piacere di smentire me stesso e ammettere che avevo sbagliato nel fare certe analisi».
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3 thoughts on “Teologia della speranza: «Dopo il Sinodo il Papa tornerà a indossare le scarpette rosse?». Rileggendo oggi quello che un anno e mezzo fa scriveva il Padre Ariel …

  1. èh, se lo leggessero quelli che dovrebbero leggerlo, questo articolo!
    Un anno e mezzo fa, fu scritto quello che ci aspettava nel tempo avvenire, è un fatto.
    La cosa che mi lascia perplesso è che purtroppo, siamo solo agli inizi del peggio, a fronteggiarci con soggetti che non accettano la realtà, per non dover correre ai ripari.
    E questo è per davvero drammatico, specie per noi preti.

  2. In tutta onestà, Don Ariel, questo post è del tutto fuorviante e prematuro. Io per primo ho prestato molta attenzione al suo vecchio post delle “scarpette rosse”, e in un paio di circostanze ho pubblicamente espresso la mia attenzione per esso. Tuttavia, lei ora sta spostando il significato del post, il cui punto focale era:

    “Quando il Santo Padre non potrà più muoversi in modo vago, quando non sarà più possibile avere la botte di vino piena e la moglie ubriaca, si ritroverà dinanzi a un bivio che comporterà l’obbligo di dire in modo chiaro e inequivocabile cosa è giusto e cosa è sbagliato, mentre su di lui incomberà grave e solenne il divino monito: «Il vostro parlare sia si quando è si e no quando è no, perché il di più proviene dal maligno»”

    Non mi risulta sia cambiato niente, per ora, del modo di comunicare di Francesco. Quanto poi all’interpretazione che i recenti eventi in Vaticano siano una persecuzione nei confronti di Francesco, mi pare pure prematuro. Per esempio, in questo momento i giornali secolari hanno messo sulla graticola un certo numero di alti prelati, non certo Francesco. Vedremo come evolve la cosa.

    1. Caro Fabrizio.

      Certo, che «non è cambiato niente», per adesso. Non a caso andiamo ripetendo di non prendere per “nuove discipline della Chiesa” ciò che di arbitrario scrivono i giornali; che una relazione finale al Sinodo è appunto solo una relazione presentata al Santo Padre, il quale poi deciderà, tenendo o non tenendo in considerazione quello su cui i Padri Sinodali hanno discusso e le eventuali soluzioni ipotizzate.
      E il Santo Padre, senza possibile pena di “ambiguità”, dovrà decidere e deciderà attraverso la sua Esortazione post-sinodale. E in quel caso su di lui incomberà grave e solenne il divino monito: «Il vostro parlare sia si quando è si e no quando è no, perché il di più proviene dal maligno».

      E’ logico, ma soprattutto è un “copione scritto”, il fatto che «in questo momento i giornali secolari hanno messo sulla graticola un certo numero di alti prelati, non certo Francesco». La cosa funziona infatti come il racket delle estorsioni da parte dei mafiosi verso il negoziante che non vuole pagare il pizzo: prima gli fanno trovare una tanica vuota di benzina davanti al negozio, poi, se non paga, gli incendiano il negozio, poi, se non paga o peggio ancora se li denuncia, allora gli fanno la pelle.

      I “mafiosi ecclesiastici” non attaccano mai, nella prima fase, il soggetto direttamente, prima gli creano scompiglio attorno. E questo si chiama, appunto, avvertimento mafioso.

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