«Siate misericordiosi, come misericordioso è il Padre vostro, che è nei cieli», non come piace al mondo, ma come piace a Dio

L’Angolo di Girolamo Savonarola: omiletica cattolica in tempi di vacche magre

«SIATE MISERICORDIOSI, COME MISERICORDIOSO È IL PADRE VOSTRO, CHE È NEI CIELI», NON COME PIACE AL MONDO, MA COME PIACE A DIO

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Per il mondo è misericordia, quindi cosa altamente misericordiosa concedere attraverso l’eutanasia la morte ad una persona gravemente ammalata, o ad un anziano che è semplicemente stanco di vivere, semmai perché solo ed abbandonato. Ma ciò non è misericordia bensì immane abominio, esattamente come lo è abortire, ossia uccidere un povero innocente, dopo che dalla ecografia o dalla amniocentesi è stato appurato che il nascituro è affetto da sindrome di Down e quindi non è perfetto secondo i canoni di un mondo sempre più immondo

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo.

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Laudetur Jesus Christus !

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«siate misericordiosi come il Padre vostro che è nei cieli»

Il brano lucano di questa VII domenica del tempo ordinario [cf. Lc 6,27-38, vedere testo della liturgia, QUI] potrebbe suggerirci che ci sono momenti nei quali si finisce col temere che non solo dal Santo Vangelo si tenda a prendere ciò che si vuole nel modo come si vuole, perché avendo fatto un ulteriore salto avanti, è ragionevole temere che ci si trovi dinanzi a delle autentiche falsificazioni della Parola di Dio, facendo dire ad essa ciò che Cristo Dio non ha mai detto. Molti sarebbero gli esempi, prendiamone uno solo tra i molti: «Non giudicate per non essere giudicati» [Mt 7, 1]. Vediamo in che modo è stato spesso letteralmente falsificato questo monito, basterebbe ascoltare certe omelie costruite sui sociologismi improntanti sul desiderio di piacere al mondo, per udire poi da certi pulpiti sproloqui di questo genere:

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«La Chiesa ha infine capito che non poteva continuare a giudicare e condannare come a lungo ha fatto, ma che era necessario comprendere, capire, accogliere, essere misericordiosi …».

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Commenti di questo genere sono autentiche bestemmie proferite nella Casa del Padre dal luogo in cui si annuncia la Parola di Dio. Infatti, ammonendo «Non giudicate per non essere giudicati», Cristo Signore si riferisce forse ai suoi Apostoli ed alla futura Chiesa? Chi sono, i soggetti e gli oggetti di questo ammonimento? Sono coloro — come si spiega poco avanti in questo brano evangelico —, che hanno l’abitudine di osservare «la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio» [Mt 7, 3]. Il monito è dunque rivolto agli ipocriti ed all’umana ipocrisia esercitata nelle sue varie forme, cosa questa spiegata con divina magistralità da Cristo Signore in tutto il discorso che segue [cf. Mt 7, 1-29]. Per quanto invece riguarda la Santa Chiesa di Cristo, si sappia e sia chiaro che indicare cosa è giusto e cosa sbagliato, cosa è lecito e cosa illecito, cosa è santo e cosa invece diabolico, è un dovere ed un obbligo al quale la Chiesa non può e non deve sottrarsi. O per dirla con la Parola di Dio: la Chiesa, salvo tradire in caso contrario la propria missione, ha l’obbligo di dire e di insegnare in che modo i Christi fideles debbano entrare «per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa» [Mt 7, 13]. La Chiesa non può dunque omettere di giudicare e di condannare il male in modo all’occorrenza  severo, posto che il peccato non è affatto un modo diverso di intendere o di vivere la vita, ma la negazione del dono della vita in Cristo e la conseguente e probabile possibilità di essere dannati in eterno.

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La Chiesa non può derogare quell’obbligo che ad essa deriva dal suo Divino Fondatore che l’ha voluta come mezzo e strumento di salvezza, o come sarà definita dal Concilio Vaticano II e poi dal Catechismo: «La Chiesa sacramento universale di salvezza» [Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 774]. E qui è bene fa notare che il concetto di universalità, assieme alla totalità implica la esclusività. Dio non ha mai contemplato molteplici strumenti di salvezza, come non ha mai contemplato le più disparate chiese o religioni, la Sua Chiesa è una ed una soltanto, quella affidata a Pietro ed al Collegio degli Apostoli, il tutto entro un criterio di unicità che non contempla le molteplicità. Diverso è invece il discorso legato ai mezzi ordinari di salvezza, che sono la Chiesa di Cristo ed i Sacramenti di grazia di cui essa è dispensatrice, ed i mezzi straordinari di salvezza, che sono racchiusi nel mistero del cuore di Dio che nei modi più diversi, attraverso i più disparati mezzi cosiddetti straordinari, può portare i singoli uomini alla salvezza. Mezzi straordinari che però appartengono solo a Dio e dei quali nessun uomo può avvalersi, per esempio sostenendo che la Chiesa di Cristo è solo uno dei tanti mezzi è strumenti di salvezza. No, la Chiesa ed i Sacramenti di grazia di cui essa è dispensatrice non sono uno dei tanti mezzi, ma l’unico mezzo che Cristo Signore ha fornito all’uomo ed all’umanità per essere redenta attraverso il sangue della sua croce.

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La frase sulla quale si struttura il passo del Vangelo lucano: «Siate misericordiosi, come misericordioso è il Padre vostro, che è nei cieli», si armonizza con un’altra frase dell’Antico Testamento che ci ammonisce e che ci esorta a essere «santi perché io, il Signore Dio vostro, sono Santo» [Lv 19, 2]. Il presupposto della misericordia è dunque la santità, non la mondanità. Non si è misericordiosi o caritatevoli quando si piace al mondo, bensì proprio quando non si piace al mondo. Il Santo Vangelo e le Lettere apostoliche ci insegnano infatti che la misura attraverso la quale si può misurare la nostra vera carità e la nostra vera misericordia, è quando noi non siamo affatto graditi ai figli di questo mondo:

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«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia» [Gv 15, 18-19].

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E per questo nostro mondo carità e amore vuol dire concedere a due uomini di poter coronare il proprio “sogno” con un matrimonio e di acquistare poi un bambino da un utero in affitto, mentre all’esatto opposto, per la carità e per l’amore che ci rende degni figli del Padre Nostro che è nei Cieli, chi compie simili mostruosità e compromette in tal modo la vita di queste creature innocenti, forse «sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare» [Mt 18, 6].

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Per il mondo è misericordia, quindi cosa altamente caritatevole concedere attraverso l’eutanasia la morte ad una persona gravemente ammalata, o ad un anziano che è semplicemente stanco di vivere, semmai perché solo ed abbandonato. Ma ciò non è misericordia bensì immane abominio, esattamente come lo è abortire, ossia uccidere un povero innocente, dopo che dalla ecografia o dalla amniocentesi è stato appurato che il nascituro è affetto da sindrome di Down e quindi non è perfetto secondo i canoni di un mondo sempre più immondo.

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Pensate a quante cose il mondo fa e seguita a fare in nome di un concetto di misericordia ormai completamente sovvertito dal grande invertitore del bene e del male, da colui che trasforma il male in bene ed il bene in male, ossia Satana. Pensateci bene: l’era moderna prende vita sotto i palchi delle ghigliottine dove al grido di libertà, uguaglianza e fraternità le persone venivano date in pasto al boia senza processo, o con dei processi sommari che erano delle farse, o perché denunciati per gelosia ed invidia sociale. Eppure, la libertà, è un alto principio cristiano, posto che essa è un presupposto della creazione stessa dell’uomo, che fu creato da Dio libero e dotato di libero arbitrio [Genesi, capp. 2-3]. Per non parlare dell’uguaglianza e della fraternità, la cui dimora naturale si trova all’interno del messaggio evangelico dove queste verità sono spiegate e trasmesse molto meglio di quanto non le abbia trasmesse Robespierre durante il regime del terrore a suon di teste decapitate in nome di una uguaglianza e di una fraternità svuotate di Cristo e riempite di neo-paganesimo.

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Anche il mondo con il suo temibile Prìncipe, da tempo si è appropriato di parole che sono termini fondanti il messaggio cristiano, svuotandole prima del loro significato e trasformandole poi in altro. A maggior ragione, oggi più che mai, bisogna capire anzitutto che cosa sia la vera misericordia, dopodiché essere «misericordiosi, come misericordioso è il Padre vostro, che è nei cieli», non come i figli del Prìncipe di questo mondo.

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Dall’Isola di Patmos, 24 febbraio 2019

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8 thoughts on “«Siate misericordiosi, come misericordioso è il Padre vostro, che è nei cieli», non come piace al mondo, ma come piace a Dio

  1. A mio avviso il “non giudicate” ha anche una sfumatura diversa. Nel linguaggio biblico/evangelico “giudizio” è spesso sinonimo di “condanna definitiva”: giudicare una persona (più che un atto) equivale a condannare definitivamente una persona, esercizio che spetta in ultima istanza a Dio. Un retto intendimento della Parola vorrebbe che si fosse solleciti nel condannare il male e l’azione cattiva, ma non la persona nel senso sopramenzionato: ecco l’esercizio della giustizia e insieme della misericordia. Gli ipocriti sono svelti nel fare il contrario. E d’altra parte vediamo spesso come gli “amici dell’umanità”, incarnazione anti-cristica dei misericordiosi, si distinguano nella demonizzazione settaria, magari attraverso parole melliflue, rivolte a se stessi (“noi siamo i buoni e gli intelligenti”), prima di passare alla liquidazione di massa degli “altri”, con tanti saluti alla retorica dell’Altro con la “a” maiuscola.

  2. Caro don Ariel

    vorrei domandarle perché la chiesa dal concilio vaticano 2 ha rinunciato a condannare l errore? vi ringrazio

    1. Caro Fabio,

      a me non risulta che dopo l’ultimo concilio la Chiesa abbia rinunciato a condannare l’errore, al limite, semmai ha cominciato a condannarlo in altro modo. Infatti, da dopo il Concilio Vaticano II a seguire, non sono affatto mancate:

      1. condanne di teologi per derive eterodosse;
      2. condanne di libri di teologi e di ecclesiastici contenti errori dottrinari o palesi eresie;
      3. condanne di membri del clero secolare e regolare per le ragioni sopra espresse e revoca agli stessi della licenza per l’insegnamento di materie filosofiche, storiche e teologiche presso le università ecclesiastiche;
      4. scomuniche comminate a vescovi e sacerdoti;
      5. dimissione dallo stato clericale di vescovi e sacerdoti;
      6. dimissioni – fatto questo recente – dallo stato clericale persino di un membro del Collegio Cardinalizio;
      7. ammonimenti a non finire da parte della Congregazione per la dottrina della fede.

      ecc …

      Ma chi gliel’ha detto che la Chiesa del Concilio Vaticano II – che poi è sempre la stessa, medesima e identica Chiesa Cattolica di sempre – ha cessato di condannare gli errori?

      Le offro un puro, semplice e verificabile dato di fatto storico: da dopo la chiusura dell’ultimo concilio avvenuta L’8 dicembre 1965 ad oggi, nel corso dei cinquantaquattro anni che sono seguiti la Chiesa ha scomunicato più vescovi e preti di quanti mai ne abbia scomunicati da dopo il 20 settembre 1870, ossia dopo l’unità d’Italia, sino all’11 ottobre 1962, data della prima sessione di apertura del concilio.

      Proprio così: in soli cinquantaquattro anni sono state comminate più scomuniche e dimissioni dallo stato clericale di quanta invece non ne sono state comminate nei novantadue anni che da dopo l’unità d’Italia a seguire hanno preceduta l’apertura del concilio.

      Provi a farsi questa domanda, procedendo poi semmai con la verifica storica: i Sommi Pontefici Leone XIII, San Pio X, Benedetto XV, Pio XI e Pio XII, quanti vescovi le risulta che abbiano mai scomunicato o dimesso dallo stato clericale?

      Ebbene, tenga conto che solo il Santo Pontefice Giovanni Paolo II ed il suo successore Benedetto XVI ne hanno scomunicati, ed alcuni dimessi dallo stato clericale, più di quanti non ne siano mai stati invece scomunicati e dimessi dallo stato clericale a partire da Leone XIII a seguire, anche perché, per tutti i pontefici che hanno preceduto il Concilio Vaticano II, la scomunica di un vescovo, o peggio la sua dimissione dallo stato clericale, era cosa di per sé possibile, ma comunque difficile anche e solo da pensare.

      Dia retta, non presti ascolto ai blogghettari improvvisati storici della Chiesa sulla rete telematica, perché dicono tante fesserie, come ad esempio che da dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa non condanna più.

  3. Uno degli articoli più chiari e fluidi che abbia letto in tema di misericordia.
    E’ un tema di un interesse fondamentale per chi si professa cristiano oggi. Volendo trovare un luogo per descrivere quanto da lei espresso, penso a Parigi, la capitale della Francia. Quando vivevo a Parigi leggevo la triade libertà, fraternità, uguaglianza sul cornicione di ogni scuola, sopra ogni monumento pubblico e mi venivano i brividi quando passavo da Place de la Concorde. Più che sentire il profumo della libertà sentivo il sangue scorrere sul pavimento (le cronache parlano di fiumi…). Agghiacciante quella città che ha distrutto gran parte il nostro passato dopo aver trasformato le chiese in stalle per imporre la modernità che dura ancora. Però il francese medio parla quotidianamente di pace, di misericordia, di perdono. Sono tutti candidi come neve quando parlano di eutanasia, di accoglienza e di valori traditi. Lì ho capito che prima di comportaci da cattolici dobbiamo pensare da cattolici secondo la nostra mentalità la quale tutti gli ismi degli ultimi secoli hanno cambiato.
    Dobbiamo diventare cattolici nella testa per capire la vera misericordia specialmente quando diventa autoassolutoria.

  4. Dio è Misericordia, ossia eterna ed incondizionata fedeltà al “Patto” anche se l’uomo lo tradisce infrangendolo.
    Di norma, quando un patto è unilateralmente infranto, l’altra parte non vi è più obbligata;
    Dio invece non si comporta così con l’uomo: ogni volta che l’uomo, anche solo col cuore sincero, si ripropone il ritorno al rispetto del Patto, Dio dimentica il tradimento e corre ad abbracciare il figlio mai ripudiato che ritorna a casa.

      1. E’ ben vero che “il vestito più bello… l’anello al dito e i calzari ai piedi” furono posti al figlio al suo rientro nella casa e dopo un probabile quanto salutare bagno,
        però è altrettanto vero che, in modo analogo a colui che “guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”,
        così’ anche il figlio che “col cuore sincero, si ripropone il ritorno” alla casa del Padre “rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni.”, ha già iniziato il suo ritorno a casa ed infatti “Partì e si incamminò verso suo padre”.
        Quel Padre però non aspetta che il figlio varchi la soglia di casa per abbracciarlo, ma “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.”

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