Riguardo il divieto della contraccezione: si riapre veramente la questione sulla Humanae vitae del Beato Pontefice Paolo VI ?

RIGUARDO IL DIVIETO DELLA CONTRACCEZIONE: SI RIAPRE VERAMENTE LA QUESTIONE SULLA HUMANÆ VITÆ  DEL BEATO PONTEFICE PAOLO VI ?

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La proibizione degli anticoncezionali può ammettere eccezioni? Possono esistere casi nei quali è lecito farne uso? Da come si esprime il Beato Pontefice Paolo VI sembrerebbe che simili eccezioni o casi non possano essere ammessi: «è assolutamente da escludere come via lecita per la regolazione delle nascite l’interruzione diretta del processo generativo». Eppure, oggi si parla di riaprire la questione …

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Autore
Giovanni Cavalcoli, O.P.

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La Humanae vitae del Beato Pontefice Paolo VI, 1968. Per aprire il testo dell’enciclica cliccare QUI

… se quanto ho cercato di spiegare con estrema chiarezza in questo mio articolo, riguardo il divieto della contraccezione stabilito dalla Humanæ vitæ del Beato Pontefice Paolo VI ― non escludendo la doverosa analisi di circostanze particolarmente gravi che rientrano di prassi quasi sempre in casi assolutamente eccezionali ―, dovesse finire accantonato per dare spazio ad altri generi di ragioni basate sul relativismo, la mutevolezza e quindi sul rigetto della immutabilità e della assolutezza della legge morale, tra non molto potremmo correre il serio rischio che taluni “teologi” aprano discussioni su quanto sia lecita la interruzione volontaria della gravidanza in alcuni particolari casi concreti, invocando la “reinterpretazione” del divieto categorico e assoluto di poter ricorrere all’aborto. E lo faranno evitando di spiegare che certi cosiddetti “casi concreti” da loro presentati, sono sempre dei casi limite rarissimi, se non addirittura unici. Ma soprattutto evitando di spiegare che neppure un caso limite, se non addirittura unico, di quelli che rasentano a volte l’incredibile, può consentire e legittimare in alcun modo la soppressione di una vita umana innocente. Perché la vita è un bene non disponibile, che tale sempre rimarrà in modo immutabile e assoluto, anche se oggi, a certi “teologi” e “dottori di morale”, le parole immutabile e assoluto causano stati di vera e propria allergia. Se questo problema legato sia al mondo teologico sia ad una certa cattiva pastorale non sussistesse, non sarebbe mai accaduto che nell’anno 2000, la Congregazione per la dottrina della fede presieduta dal Cardinale Joseph Ratzinger, per volontà e col pieno appoggio di San Giovanni Paolo II, si trovasse costretta a ricordare e lamentare di quanto certi “teologi” siano infastiditi da termini quali «unicità» e «assolutezza» della fede [segue l’articolo …]

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Per aprire l’articolo cliccare sotto

Giovanni Cavalcoli, O.P   —  « RIGUARDO IL DIVIETO DELLA CONTRACCEZIONE: SI RIAPRE VERAMENTE LA QUESTIONE SULLA HUMANÆ VITÆ DEL BEATO PONTEFICE PAOLO VI ? »
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2 thoughts on “Riguardo il divieto della contraccezione: si riapre veramente la questione sulla Humanae vitae del Beato Pontefice Paolo VI ?

  1. Premesso non solo “che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite,”
    ma che “È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”,
    pur ricordando che “se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali”,
    credo tuttavia che, oltre ai casi prospettati da Pio XII, l’uso della contraccezione sia tollerabile al fine di evitare peccati contro il patto unitivo d’amore, accrescitivo e fecondo, assunto dai coniugi di fronte a Dio.

  2. Padre Giovanni carissimo e maestro preziosissimo,

    è con vera venerazione sacerdotale che Ti ringrazio per questo articolo che non è un articolo ma una lectio magistralis.

    L’ho meditato assieme a quello dedicato da Padre Ariel al Card. Caffarra di venerabile memoria ( http://isoladipatmos.com/la-chiesa-che-muore-per-risorgere-in-un-piccolo-gregge-carlo-caffarra-e-stato-un-autentico-dottore-e-padre-della-chiesa-del-xxi-secolo/ ).

    Sono due testi diversi, nei quali si percepisce, però, che … tutto è già stato scritto.
    Si ha, alle volte, l’impressione di vivere in una Chiesa che somiglia sempre più ai vecchi concorsi di una volta, quelli nei quali già si sapeva chi erano i vincitori che avrebbero vinto il posto. Però, il concorso, era necessario per dare una parvenza di regolarità, di legalità, di rispetto anche delle forme.

    E questo è il risultato di anni di incubazione, cerco di dirlo con un esempio …
    Tra il 1975 e il 1977, durante i mie ultimi due anni di seminario (fui ordinato nel 1978, poco prima della morte di Paolo VI), io mi trasformai in un gran raccoglitore attingendo dalle discariche dei preti. Raccattavo libri e libri, che i preti gettavano via, e li portavo poi nella vecchia casa di campagna dei miei genitori. In due anni riempii una intera soffitta, principalmente di libri e di paramenti sacri gettati via, tra di essi numerose pianete di bellissima fattura, piviali, veli omerali, borse per corporali, veli per calice, ecc …

    I preti, a volte anche con sprezzo, in modo ostentato, quasi sempre al grido di “rinnovamento” e “aggiornamento”, si liberarono innanzitutto dei libri di S. Tommaso, dei testi dei maestri della scolastica, anche della stessa patristica.

    In seminario, all’epoca, almeno nel mio, si parlava di psicologia, di sociologia, di reinventare la Chiesa.
    Dopo la mia ordinazione sacerdotale, ho trascorso anni, a leggere la gran parte di quei libri gettati, spesso ripeto anche in modo ostentato, di cui nessuno ci parlava in seminario, dove l’autore principe era, manco a dirsi, il supremo Karl Rahner.

    A 26 anni divenni sacerdote, a 32/34 anni imparai, da solo, da autodidatta, tutto ciò del quale ero stato privato, a partire da S. Tommaso, che da quarant’anni è la mia bussola di orientamento.

    Sono stati pazienti, modernisti, rahneriani, anti-cattolici interni, massoni ecc … hanno atteso per molti anni, e oggi, “finalmente”, hanno messo la ciliegina sulla torta.

    Hanno vinto il concorso nel rispetto apparente delle forme e della legalità, anche se da tempo era stato stabilito chi fossero i vincitori. E alla fine hanno avuto le cattedre … è che purtroppo, le cattedre, non sono quelle dei licei e delle università, ma le cattedre episcopali, e non solo, quelle episcopali, forse si sono accaparrati pure la cattedra delle cattedre …

    Il mio sacerdozio e la mia vita sacerdotale, è stata salvata dai libri gettati da altri preti nella spazzatura.
    Anche nelle discariche, talvolta, può esserci la salvezza.

    Quando il vescovo (avevo allora 34 anni), mi disse che avevo tradito la formazione del seminario e che se avesse saputo che raccoglievo “le anticaglie” non mi avrebbe fatto prete, io ebbi l’ardire di rispondergli: “Non dovrebbe forse Vostra Eccellenza pentirsi di avere fatto preti quei miei compagni che due o tre anni dopo hanno lasciato il sacerdozio?”. Proseguì per altri 9 anni ad essere vescovo della diocesi, non mi ricevette mai, e mai più mi rivolse la parola, alla Messa del S. Crisma mi evitava.
    A pensarci bene, il tutto, è stata una anticipazione della successiva grande stagione della misericordia: sorrisi alle Bonino e agli Scalfari, bastonate ai figli.

    Grazie a Te, Padre Giovanni, grazie al Padre Ariel per la vostra opera apostolica, ed una preghiera per voi a Maria Ausiliatrice.

    don Marcello dal Piemonte

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