Rapsodia della fede. Una meditazione su musica, canto e teologia: l’essere umano come riverbero di gloria

catechesi & pastorale —

RAPSODIA DELLA FEDE. UNA MEDITAZIONE SU MUSICA, CANTO E TEOLOGIA: L’ESSERE UMANO COME RIVERBERO DI GLORIA.

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Come insegna la bellissima immagine platonica presente nel dialogo Ione : coltivare la tradizione musicale liturgica significa essere i rapsodi dell’amore divino incarnato e vivo sulla terra. Significa farsi sempre di più voce di Dio per l’uomo.

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Autore
Gabriele Giordano Scardocci, O.P.

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il Graduale Triplex, Hebdomada Tertia Adventus

Canto e musica sono una espressione spontaneamente umana e naturale. Dalla semplice esperienza quotidiana notiamo come i nostri giorni sono allietati dalla presenza di canzoni che diventano colonne sonore della routine quotidiana. Le radio, le televisioni, i lettori di musica mp3 e persino i telefoni cellulari Samsung ed Iphone, oggi sono veicoli di questa musica che ci accompagna; che esprime i nostri sentimenti, le nostre gioie, paure e anche desideri. Scriveva il letterato francese Marcel Proust:

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«La musica è l’esempio unico di ciò che si sarebbe potuta dire — se non ci fosse stata l’invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l’analisi delle idee — la comunicazione delle anime»  [La prigioniera].

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Ammetto francamente di non avere mai imparato l’arte della musica se non quando sono entrato in convento, perché proprio da quando ho cominciato la vita conventuale, c’è stata un’esperienza nuova che nella mia vita non avevo mai sperimentato. Modi di pregare ne conosciamo e ne mettiamo in pratica molti, eppure per me, il modo di pregare del tutto nuovo, entrando nell’Ordine dei Frati Predicatori, è stata la preghiera espressa nel canto, in modo particolare nel canto gregoriano. Non che non avessi mai cantato prima d’ora. Anzi, quand’ero nella mia parrocchia provavo i canti della messa fra chitarre, bonghi, cembali e volendo anche un po’ di organo. Ma lì, la mia voce, si assottigliava fino a nascondersi dietro ai cantori “professionisti”.

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Un sabato di metà inverno, noi postulanti ci trovavamo in chiesa. Silenzio, solitudine e tanta concentrazione. Dopo le prove delle varie antifone e di qualche sequenza, la voce comincia a venire meno. Siamo un po’ stanchi. A questo punto però, prima di andare via, ci avviciniamo alla statua della Madonna del Rosario, che col suo sguardo sereno e materno accoglie i pellegrini dallo stanco incedere quotidiano. A quel punto propose uno di noi:

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«Perché non la salutiamo come si deve?».

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Gabriele Giordano Scardocci, O.P. con il diapason

Fu così che abbracciati, cuore solo e anima sola, guardando Maria con tanto affetto intonammo l’ode Ave Regina Caelorum. E credo fu la prima volta che dentro di me non ebbi paura di stonare. Fu la prima volta che dentro di me pensai come Bach: Soli Deo Gloria! Fino a che qualcuno commentò qualcun altro sorridendo:

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«Avrà gradito!»

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Il canto e la musica, sono dunque un fenomeno puramente umano; un fenomeno bello e affascinante. Il Signore, avendo redento l’intera umanità ed elevata ad uno stato di grazia, ha elevato anche il canto e la musica dell’uomo per essere veicolo di preghiera; essi allora divengono uno specialissimo strumento di relazione e intimità con Dio. Vediamo in che modo …

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Sin dalle liturgie dell’Antico Israele, il Popolo Ebraico celebra la sua alleanza con Dio mediante canti e inni ispirati, un esempio su tutti:

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«Ecco coloro ai quali Davide affidò la direzione del canto nel tempio dopo che l’arca aveva trovato una sistemazione. Essi esercitarono l’ufficio di cantori davanti alla Dimora della tenda del convegno finché Salomone non costruì il tempio in Gerusalemme. Nel servizio si attenevano alla regola fissata per loro» [1].

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Il primo dato biblico è la presenza del canto anche nel Popolo Ebraico. In questo passo si sottolinea la presenza di cantori ufficiali voluti da Dio nell’attesa che Salomone concluda il tempio in Gerusalemme. E da questo proponiamo dunque una prima fonte di riflessione: il ruolo di cantori assolve non solo a un’istanza tipica dell’uomo in quanto essere vivente pensante e romantico. L’essere “cantore” rientra nella stessa Antica alleanza del Signore in cui è prevista una cerchia di bravi esecutori di brani liturgici. La celebrazione del mistero di Dio richiede, quindi, un’elevazione dell’anima che arde della presenza misterica di Dio. Questa elevazione, è possibile grazie al mezzo della musica e del canto. Ecco dunque il primo ruolo del canto: essere veicolo di elevazione alla presenza di Dio.

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il Graduale Triplex

Già da ora siamo certi che il canto è quell’aliante trascendente che permette di unirci a Dio in uno slancio di puro amore. Analisi questa sulla quale sembra concordare un discorso tenuto dal Sommo Pontefice Benedetto XVI nel luglio 2015:

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«Che cos’è in realtà la musica? Da dove viene e a cosa tende? Penso si possano localizzare tre “luoghi” da cui scaturisce la musica. Una sua prima scaturigine è l’esperienza dell’amore. Quando gli uomini furono afferrati dall’amore, si schiuse loro un’altra dimensione dell’essere, una nuova grandezza e ampiezza della realtà. Ed essa spinse anche a esprimersi in modo nuovo. La poesia, il canto e la musica in genere sono nati da questo essere colpiti, da questo schiudersi di una nuova dimensione della vita» [Cf. testo, QUI].

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Consideriamo ora due concordanze bibliche neotestamentarie. Alla fine dell’Ultima Cena, due evangelisti si soffermano su un dettaglio non secondario:

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«E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» [2].

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Il canto che gli Apostoli e Gesù eseguono — un inno tipico della tradizione ebraica — qui fa da preludio ai drammatici eventi della Passione di Gesù Cristo. Ma allo stesso tempo l’inno citato dai Vangeli sinottici è inserito all’interno della Nuova ed Eterna Alleanza Eucaristica che Dio opera mediante la gloriosa opera di Cristo, con l’umanità. Il legame musica, sofferenza e gloria di Dio, si fa così forte: proprio nel momento della sofferenza profonda, Gesù canta insieme agli apostoli.

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Noteremo di nuovo insieme al Sommo Pontefice Benedetto XVI:

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«Una seconda origine della musica è l’esperienza della tristezza, l’essere toccati dalla morte, dal dolore e dagli abissi dell’esistenza. Anche in questo caso si schiudono, in direzione opposta, nuove dimensioni della realtà che non possono più trovare risposta nei soli discorsi». [Cf. testo, QUI]

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Frati Domenicani nel coro conventuale

Il canto qui eseguito è così uno speciale segno che vuole mostrare, col suo linguaggio composto di suoni, armonie e melodie, la gloria del Dio Cristo che, soffrendo, offre la sua vita per la redenzione [3]

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Ecco il secondo ruolo del canto: esso è dunque mezzo per mostrare la gloria a Dio, dirgli un grazie gioioso per averci donato la redenzione. È in questo senso che anche il Sommo Pontefice Francesco ha sottolineato recentemente questo ruolo nel suo recente Discorso ai partecipanti al III incontro internazionale delle corali in Vaticano il 24 novembre 2018, riproponendo la tematica in una sfumatura eucaristica:

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«La vostra musica e il vostro canto sono un vero strumento di evangelizzazione nella misura in cui voi vi rendete testimoni della profondità della Parola di Dio che tocca il cuore delle persone, e permettete una celebrazione dei sacramenti, in particolare della santa Eucaristia, che fa percepire la bellezza del Paradiso» [Cf. testo, QUI].

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Un’ultima riflessione che propongo, si spinge invece a concentrarsi non solo sul momento e sul luogo redentivo in cui viene eseguito l’inno, ma anche su chi lo esegue. Abbiamo detto: Gesù insieme gli apostoli. Ogni apostolo ha eseguito quell’inno con una propria tonalità e melodia, ed al tempo stesso lo ha eseguito con tutto sé stesso, dando il meglio di sé a Dio e unendosi così con Dio. Dunque, con linguaggio post pentecostale, diremo che tramite il canto gli apostoli si sono santificati. E così anche noi, quando facciamo lo stesso.

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Il terzo ruolo del canto, quello di essere segno della nostra santificazione e unione con Dio, ci porta a concludere con queste parole del Sommo Pontefice Benedetto XVI :

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«Infine, il terzo luogo d’origine della musica è l’incontro con il divino, che sin dall’inizio è parte di ciò che definisce l’umano. A maggior ragione è qui che è presente il totalmente altro e il totalmente grande che suscita nell’uomo nuovi modi di esprimersi. Forse è possibile affermare che in realtà anche negli altri due ambiti – l’amore e la morte – il mistero divino ci tocca e, in questo senso, è l’essere toccati da Dio che complessivamente costituisce l’origine della musica» [Cf. testo, QUI].

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un gruppo di Frati Domenicani nella basilica romana di Santa Maria sopra Minerva

Nella nostra tradizione domenicana non dobbiamo mai svalutare o dimenticare l’importanza del canto corale. Basti solo ricordare il motivo per il quale è stato istituito il canto del Salve Regina — e la contemporanea processione — dal Beato Giordano di Sassonia, che succedette alla guida dell’Ordine dei Frati Predicatori dopo San Domenico di Guzmàn. Infatti, il Diavolo continuava a tormentare i frati, ed allora essi si unirono nel coro mariano per eccellenza per porsi sotto il manto protettivo della Beata Vergine Maria. Per questo oggi più che mai necessario riprendere la nostra tradizione musicale e liturgica. Affinché i nostri cuori ardano come quelli del Santo Padre Domenico e, da futuri predicatori, potremmo così incendiare tutto il mondo con la Parola di Dio, Armonia Celestiale di quinte parallele che formano il coro della Chiesa Cattolica.

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Il canto è espressione più forte e vivida delle corde dell’anima, che come una chitarra strimpellata con maestria, eleva i suoi accordi d’amore al Signore. La sinfonia ha la sua chiave nel Si che diciamo all’inizio di ogni nostra scelta vocazionale, mentre il resto del pentagramma ce lo suggerisce Gesù stesso. Noi, che invece eseguiamo, siamo dal canto nostro strumenti scordati e voci stonate, non facciamo altro che lasciarci arpeggiare da Lui. L’elevazione del canto ci porta allora ad Altezze d’Amore che finora non avevamo mai pensato neanche di sfiorare. Quando poi riscendiamo sulla terra, abbiamo così ricevuto un tesoro inestimabile. Più saliamo con la voce cantante verso Dio, più possiamo penetrare i cuori degli uomini con la voce predicante. È adesso che realizziamo, con la nostra carità operativa, il mistero della Chiesa Congregante. Il riverbero, che viene a crearsi quando incrociamo le voci con due accordi diversi come in un canto per quinte parallele, genera un effetto sonoro che fa letteralmente esplodere i cuori di chi è presente alla Santa Messa. È il riverbero della Gloria, il riverbero come profusione di un affetto fortissimo. Con il Sant Padre Francesco mi sento invece di concludere:

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«La musica, dunque, sia uno strumento di unità per rendere efficace il Vangelo nel mondo di oggi, attraverso la bellezza che ancora affascina e rende possibile credere affidandosi all’amore del Padre» [Cf. testo, QUI].

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Per ciò, come insegna la bellissima immagine platonica presente nel dialogo Ione : coltivare la tradizione musicale liturgica significa essere i rapsodi dell’amore divino incarnato e vivo sulla terra. Significa farsi sempre di più voce di Dio per l’uomo.

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«Gesù dolce, Gesù amore» [Santa Caterina da Siena]

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Roma, 18 dicembre 2018

III Settimana di Avvento

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[1] Cr: 6, 16-17

[2] Mt 26:30; Mc 14: 26.

[3] Catechismo della Chiesa Cattolica 1156 «La tradizione musicale di tutta la Chiesa costituisce un tesoro di inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrale della Liturgia solenne» [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 112]. La composizione e il canto dei Salmi ispirati, frequentemente accompagnati da strumenti musicali, sono già strettamente legati alle celebrazioni liturgiche dell’Antica Alleanza. La Chiesa continua e sviluppa questa tradizione: Intrattenetevi «a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore» (Ef 5,19) [Cf Col 3,16-17]. «Chi canta prega due volte» [Cf. Sant’Agostino, Enarratio in Psalmos, 72, 1]. Ricordiamo altri due documenti del magistero pontificio a proposito della musica: Musicae Sacra Disciplina, Pio XII – enciclica 25 dicembre 1955. Musica Sacra San Paolo VI – istruzione 5 marzo 1967

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