«Ogni maledetta domenica». Scaliamo le pareti dell’Inferno un centimetro alla volta, per poter vincere così la più ardua di tutte le partite della vita

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

—  omiletica —

«OGNI MALEDETTA DOMENICA». SCALIAMO LE PARETI DELL’INFERNO UN CENTIMETRO ALLA VOLTA, PER POTER VINCERE COSÌ LA PIÙ ARDUA DI TUTTE LE PARTITE DELLA VITA 

Al Pacino interpreta l’allenatore di una squadra di football americano; prima di una partita difficilissima li sprona con un discorso bellissimo. In questo lungo discorso, invita i giocatori a scalare le pareti dell’Inferno un centimetro alla volta. Cioè a vincere la partita più ardua. Per riuscire nell’intento, li esorta a fare gioco di squadra: perché da soli non possono vincere. 

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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Cari fratelli e sorelle,

Locandina del film

le Letture di questa XXXII domenica del tempo ordinario [vedere Liturgia della Parola QUI], mi ricorda un bellissimo film sullo sport, intitolato Ogni maledetta domenica. Al Pacino interpreta l’allenatore di una squadra di football americano; prima di una partita difficilissima sprona i giocatori con un discorso bellissimo. In questo lungo discorso li invita a scalare le pareti dell’Inferno un centimetro alla volta, cioè a vincere la partita più ardua. Per riuscire nell’intento, li esorta a fare gioco di squadra: perché da soli non possono vincere. Nessuno può vincere solo.

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Questo esempio filmico introduce il tema di oggi. Nessuno vince da solo, nessuno si redime da solo. Concetto questo al quale ci introduce la lettura vetero testamentaria nella quale leggiamo:

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«È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita» [2Mac 7,1-2.9-14].

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Questo brano ci mostra la tenacia e la fedeltà dei fratelli Maccabei, che insieme resistono all’oppressione pagana, negando di cibarsi di pietanze proibite agli israeliti e così rendersi impuri davanti a Dio. Ecco che c’è il desiderio di rimanere santi e uniti a Dio. Notiamo che è ogni fratello parla a nome di tutti. I maccabei, con l’idea stessa di resurrezione delle membra, scandalizzano i greci, per i quali la carne è prigione del corpo e deve morire. Insieme, non solo non hanno paura di dire la verità, ma anche di morire per risorgere. Ciò indica anche una grande compattezza nel gruppo. Questa forza è moltiplicata da una comunione l’uno con l’altro e con Dio. Da ciò ci sembra giusto dire che si: verso la resurrezione si va con gli altri, mediante un cammino comunionale e comunitario nella verità.

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Per noi questo ci deve aiutare a generare legami di comunione. Uniti, con la fede in Gesù Cristo. Perché dove noi siamo riuniti nel suo nome, Lui è fra noi. Questo ricordiamolo anche nelle attività di difesa e protezione della vita, che non è un bene disponibile nelle mani dell’uomo. Allo stesso tempo allontaniamo le divisioni e generiamo quella comunione che porta alla resurrezione, come ascoltiamo nella lettura del Santo Vangelo lucano:

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«Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» [Lc 20,27-38].

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Precedentemente Gesù ha spiegato che in Paradiso nulla appartiene a nessuno. La moglie vedova non sarà di nessuno dei diversi fratelli. E Cristo sarà con tutti noi, distinti da Lui, uniti con la Trinità in Lui. Questa unione tramite la vita eterna avviene tramite la resurrezione di cui Gesù è strumento. Così va inteso quel “per lui”: Gesù dona la salvezza perché Essendo il capo del corpo mistico trasmette la salvezza alle membra: cioè a noi tutti. Questa apertura alla salvezza avviene con una certezza: che la resurrezione non si attende in modo passivo ma mediante la vita di fede. Proprio perché il collante è e sarà Lui e lui è il centro della fede e dell’essere operativi tramite essa.

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Scrive allora San Paolo nella seconda lettura:

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«Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi» [2Ts 2,16-3,5].

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Paolo che scrive a una comunità, chiede a questa comunità di pregare per un’altra comunità, richiamando in tal senso il concetto di koinonia [dal greco: comunione]. E chiede di pregare perché la Parola si diffonda e affinché siano liberati dal male fondamentalmente. Questa liberazione avviene tramite l’unione dei cuori e nella corsa e glorificazione della parola del Signore. Dunque si corre tutte insieme, verso la vita eterna e glorificando il Signore nella vita morale delle virtù, nell’esercizio della carità e specialmente pregando e meditando la parola di Dio. Anche per noi, questo è un invito fortissimo a tornare su qualche versetto della parola di Dio ogni giorno, ruminarlo di continuo perché si generi una meditazione continua con il Dio Logos. Il sostegno reciproco nella Sua parola è mezzo necessario ed efficace, insieme ai sacramenti.

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Chiediamo al Signore ogni giorno la sua grazia ed essa unita alla nostra libertà, alla nostra unicità e sacralità possa renderci fiammelle unite nella luce di Cristo per il mondo caduto nel buio fitto della cultura della morte.

Così sia.

Roma, 10 novembre 2019

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2 thoughts on “«Ogni maledetta domenica». Scaliamo le pareti dell’Inferno un centimetro alla volta, per poter vincere così la più ardua di tutte le partite della vita

  1. Siete dei vigliacchi solo perché dice la verità e la difende cioè Cristo.
    Voi la sapete la verità che Francesco è il falso profeta e che siete ciechi perché non l’avete difesa ;e ora non potete vedere perché Dio vi ha mandato lo spirito di ciecita’ . Lo conoscete il cardinale gofried dannees e avete paura di parlare.prima di diffamare in questa maniera un sacerdote dovreste fare un esame di coscienza. Per il fatto che un sacerdote è per sempre calunniando lui in questa maniera calunniate voi stessi. E lui rimane un sacerdote punto.
    Aprite gli occhi e guardate più in alto dove è la verità.

    1. … ai suoi quesiti ha risposto Sora Lella, una tra le più grandi teologhe del XX secolo, ben poco noi potremmo aggiungere, dinanzi a simile sapienza.

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