Nunzio Galantino è paradigma di un episcopato sul ponte del Titanic colpito dall’iceberg

NUNZIO GALANTINO È PARADIGMA DI UN EPISCOPATO SUL PONTE DEL TITANIC COLPITO DALL’ICEBERG

 

Portare personaggi come Nunzio Galantino all’episcopato, affidare a loro delle Chiese particolari e infine nominarli in ruoli di siffatta delicatezza ai vertici della Conferenza Episcopale Italiana, equivale a seguitare imperterriti a danzare sulle note dell’orchestrina nel salone delle feste del Titanic che sta colando a picco dopo avere colpito l’iceberg.

 

 

 Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

 

nunzio galantino 1
S.E. Mons. Nunzio Galantino Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana

La mancanza di prudenza manifestata più volte dal Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana S.E. Mons. Nunzio Galantino conduce a quella mancanza di tatto tipica dei soggetti che invece di praticare le strade della Dottrina Sociale della Chiesa ― il cui tracciato parte nel 1891 dal magistero del Sommo Pontefice Leone XIII attraverso l’Enciclica Rerum Novarum [cf. QUI] e culmina nel 1991 con la Centesimus annus [cf. QUI] del Santo Pontefice Giovanni Paolo II ― può portare sulla via di quei teologismi dai quali si sprofonda infine nel fumo dei sociologismi politici, ripetutamente stimmatizzati con rigore teologico tra le colonne telematiche di questa nostra rivista.

Un pensiero teologico erroneo quello del Vescovo Galantino, nel quale Cristo  – di fatto – non è inizio, centro e fine ultimo escatologico del nostro intero umanesimo [cf. Dominus Jesus, QUI], ma un accessorio; d’indubbia importanza, d’importanza fondamentale, ma comunque accessorio. E su quest’ultimo tema del Cristo accessorio pubblicherò a breve un’apposita e specifica analisi teologica.

Nell’Isola di Patmos si fa teologia e al momento opportuno è nostro imperativo di coscienza affermare cos’è oggettivamente ortodosso e cos’é oggettivamente eterodosso alla luce della Verità rivelata del Verbo Incarnato e del Magistero della Chiesa. Neppure dinanzi all’errore più ostinato abbiamo mai colpito le persone alle quali va sempre il nostro rispetto, a partire anzitutto dalle Autorità Ecclesistiche. Colpire però le idee sbagliate, ed in specie quelle portate avanti in modo molto pericoloso da talune Autorità Ecclesiastiche, è un dovere al quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci, perché difendere la verità dall’errore costituisce il fondamento della carità cristiana, che si fonda appunto sulla verità, non sul buonismo nazionalpopolare. Nostro compito pastorale e teologico è quindi spiegare e diffondere la Verità rivelata del Verbo Incarnato e il Magistero della Chiesa. Per il resto esiste una vasta gamma di riviste cattoliche che gioiscono nel girare il mestolo dentro il pentolone della politica; cosa peraltro del tutto legittima, perché i cattolici sono parte integrante e viva della vita di questo Paese, oltre che suoi cittadini dotati del diritto di voto, come di recente ho ricordato analizzando le inopportune comparse televisive di S.E. Mons. Domenico Sigalini Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Palestrina [cf. QUI].

galantino ciotti 2
“Le accoppiate vincenti della Chiesa contemporanea” –  A sinistra S.E. Mons. Nunzio Galantino, alla sua destra il “prete per caso” Luigi Ciotti il cui annuncio “evangelico” sono i diritti civili e il culto idolatrico di una male intesa “legalità”

Nessun “Galantino” dell’episcopato moderno ― o meglio filo-modernista ― cresciuto negli anni Settanta al grido di «più collegialità, più dialogo, più democrazia nella Chiesa», può quindi inibire a dei sacerdoti e teologi l’esercizio della libertà dei figli di Dio e il conseguente esercizio del senso critico nell’ambito della speculazione teologica. Esattamente ciò che il Codice di Diritto Canonico consente da sempre ai ministri in sacris e alle membra vive del Popolo di Dio. Il canone 212 domanda infatti, da una parte, l’obbedienza dei fedeli ai Pastori, dall’altra, riconosce a loro il diritto di esprimere delle riserve «su ciò che riguarda il bene della Chiesa». Il tutto basato a monte su un fatto documentato: ad Antiochia l’Apostolo Paolo muove delle severe critiche all’Apostolo Pietro su questioni di carattere pastorale [Gal 2,11]. Oggi purtroppo, nella moderna Antiochia, gli errori di Pietro potrebbero essere anche più gravi in quanto proporzionati a tempi molto tristi e ad una società occidentale al completo collasso, ma purtroppo pare non esserci neppure l’ombra di un Paolo nell’intero Collegio Apostolico.

Ignorare questi presupposti può comportare la caduta in due diversi errori: l’idolatria rivolta con supino spirito ruffiano ai potenti del momento sulla cresta dell’onda; la ribellione all’Autorità della Chiesa di Cristo per altro verso. Nell’uno e nell’altro caso, alla base del tutto c’è l’immaturità della fede, ma soprattutto il tentativo di togliere alle menti speculative la libertà dei figli di Dio, in nome dello spot del post-concilio: «Più collegialità, più dialogo, più democrazia nella Chiesa», il quale ha finito col portare al potere i peggiori dittatori, esattamente coloro che a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta il concetto stesso di autorità lo hanno distrutto. Come però da sempre risaputo i dittatori non ammettono mai sane discussioni, perché non si confrontano e non accettano il dibattito pubblico, sono auto-referenziali e distruttivi verso ogni opinione diversa dalla loro; e sulle ceneri dell’autorità da essi stessi distrutta hanno eretto i propri autoritarismi basati sul loro selvaggio e umorale arbitrio.

immigrati clandestini
una delle tante “carrette del mare” che trasportano a getto continuo immigrati clandestini in Italia, problema divenuto oggetto di accesi scambi tra il Segretario generale della CEI e vari esponenti del mondo politico italiano

La critica, col più devoto garbo del caso può essere rivolta in modo lecito anche al Romano Pontefice, quand’egli non si esprime in materia di dottrina come colui che, «una volta ravveduto», è chiamato per divino mandato a «confermare i fratelli nella fede» [cf. Lc 22, 31-34]. Figurarsi per ciò se non è lecito rivolgere critiche ai nebulosi sociologismi politici pseudo teologici e pseudo pastorali del Vescovo Nunzio Galantino.

Se per alcuni, quello di Galantino è un problema politico, per noi è dunque un problema teologico connesso a un dramma che sta vituperando la Chiesa: le persone sbagliate messe a fare danni nei posti più delicati. Indubbiamente siamo noi i primi a riconoscere che mai come oggi le relazioni tra Governo della Repubblica Italiana e Santa Sede erano state così tese, con punte notevoli di imbarazzo da ambo le parti, proprio per le improvvide sparate verbali del Vescovo Nunzio Galantino [cf. QUI]. Infatti, noi cattolici italiani, dobbiamo indubbia gratitudine a tutti i governi succedutisi dal dopoguerra in poi, inclusi governi socialisti e in seguito governi formati da membri della sinistra liberale post-comunista; perché tutti hanno sempre avuto un grande occhio di riguardo per la Chiesa Cattolica italiana, cosa questa che non andrebbe dimenticata e se il caso lo richiede spiegata anche al Segretario generale della CEI. A meno che egli non intenda sputare sul piatto dove l’episcopato italiano “mangia” all’incirca oltre un miliardo e mezzo di euro all’anno provenienti dal gettito fiscale dell’Otto per Mille. E con questi soldi sono mantenuti anche molti inutili parassiti con stipendi da funzionari negli uffici centrali della CEI, gran parte dei quali hanno come unico merito quello di essere parenti, nipoti o amici degli amici di qualche monsignorotto, non sempre tra l’altro eterosessuale, visto il diffuso omosessualismo che pare a volte regnare nella Chiesa, con tutte le ben note ed evidenti conseguenze. Questo per dire che prima di puntare il dito sull’acne adolescenziale dei politici bisognerebbe pensare alle nostre antiche croste da lebbrosi, specie in quest’anno liturgico nel quale, durante la sacra liturgia, si sta leggendo il Vangelo di Matteo dove il Signore Gesù tuona parole di fuoco contro gli ipocriti [cf. Mt 6,1-6.16-18; Mt 7,1-28]. Ora, che la boria verbale di Galantino sia fuori luogo, è pacifico, ma ripeto: il problema non è per noi politico ma teologico, frutto a monte di una pastorale sbagliata e demagogico-populistica. E ribadisco ancora che il problema è teologico perché dalla pseudo-teologia di Galantino si capiscono tutti i suoi improvvidi attacchi politici camuffati dietro pretesti pastorali che non reggono e che non stanno in piedi, se non alla luce dell’imprudenza e sotto certi aspetti anche della sottile carenza di autentica carità cristiana, la quale richiede anzitutto sapienza.

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S.E. Mons. Nunzio Galantino Segretario generale della CEI

Per capire da dove procede il parlar nebuloso di Galantino bisogna andare alle origini della sua formazione filosofica e teologica, posto che la prima – malgrado i “sacri titoli ” conseguiti – filosoficamente parlando è pressoché inesistente. La seconda è invece confusa, come spiegheremo in dettaglio a breve. Se infatti fossero sufficienti titoli in perfetta regola rilasciati da istituzioni accademiche civili o ecclesiastiche per essere delle autentiche menti speculative, dei filosofi o dei teologi, o dei naturali candidati all’episcopato, in tal caso il mondo sarebbe a tal punto pieno di Dottori della Chiesa che si avrebbero serie difficoltà a collocarli in qualche modo in vita e poi appresso da morti nell’Albo dei Santi.

Se il Galantino filosofo fosse messo dinanzi ad un filosofo metafisico, non saprebbe neppure da dove cominciare il discorso e forse cercherebbe di salvarsi le penne facendo un giro di parole sulla … sintesi dialettica dell’alternanza ideologica secondo il paradigma della piattaforma del pensiero pensato in modo impensabile all’interno di un nucleo para-logico e fanta-razionale ma parzialmente oggettivo secondo i parametri dei contesti socio-politici contingenti di Dietrich Bonhöffer  … perché questo è di fatto il post sessantottino Galantino, una sorta di socio-politologo che nei caldi anni Settanta consegue la laurea in filosofia all’università civile di Bari discutendo una tesi sulla Antropologia di Bonhöffer come premessa al suo impegno politico.

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S.E. Mons. Nunzio Galantino Segretario generale della CEI

Di male in peggio i suoi studi teologici, attraverso i quali ha conseguito tutte quelle “santissime carte” in base alle quali troppi pensano che ciò basti per essere teologi dogmatici fuori d’ogni possibile discussione. Galantino consegue infatti la licenza specialistica in teologia dogmatica presso uno dei vari disastrati studi teologici del post-Sessantotto, quello dell’Italia Meridionale, noto come uno tra i peggiori del nostro Paese, visto che in esso erano spediti a insegnare dei gesuiti che a livello teologico risultavano imbarazzanti persino per la Pontificia Università Gregoriana degli anni Settanta, che è tutto dire. Se infatti a Roma, per la presenza della Sede Apostolica, c’era all’epoca perlomeno un debole tentativo di controllo delle università pontificie e delle cattedre, gli studi teologici periferici, a partire da quello di Napoli, erano invece incontrollata fucina e polo di diffusione dei peggiori pensieri ereticali. Un po’ come la Camorra, che svolge ed esercita i propri loschi traffici nelle zone di provincia di Caserta e località limitrofe, evitando così di dare troppo nell’occhio nelle zone centrali di Napoli sulle quali le forze dell’ordine cercano di esercitare un qualche controllo.

Bonhoeffer 1
immagine iconografica di Dietrich Bohnöffer

Come tesi di studio Galantino presenta un perfetto duplicato della sua tesi filosofica: Bonhöffer tra teologia ed impegno politico. E qui sarebbe interessante sottoporre Galantino ad un dibattito con dei veri teologi dogmatici per appurare quale sia, ma soprattutto quanto profonda sia la sua conoscenza della complessa e articolata storia del dogma, a partire dai primi concili della Chiesa, ma soprattutto quando sia profonda la sua conoscenza di quei Dottori della Chiesa grazie ai quali oggi possiamo parlare di teologia dogmatica: Sant’Anselmo d’Aosta, San Tommaso d’Aquino, San Bonaventura di Bagnoregio …    

… A meno che l’Ecc.mo Presule non intenda, come un altro intellettuale della Magna Grecia, il Prof. Don Giuseppe Ruggieri, sostenere che «San Tommaso d’Aquino è superato», ed una volta affermata questa “colta” stoltezza principiava il ciclo di lezioni allo Studio Teologico San Paolo di Catania basando la propria “teologia” su parametri hegeliani, nel silenzio totale dei vescovi siciliani che lo lasciarono per tre decenni avvelenare i cervelli ai loro futuri preti, con tutte le visibili e innegabili conseguenze disastrose del presente, a partire dalle ultime desolanti leve episcopali, ad eccezione dell’attuale Vescovo di Trapani S.E. Mons. Pietro Maria Fragnelli, che pur avendo ereditata una situazione molto difficile mostra decisa grazia e sapienza di buon pastore.

Infine, il già filosofo e teologo dogmatico Nunzio Galantino, consegue l’inevitabile dottorato che a Napoli, dove lo ha conseguito ― come del resto a Roma dove oggi i dottorati sono tirati dietro a tutti come coriandoli a carnevale, ivi incluso a soggetti con serie lacune non sulla teologia bensì sul Catechismo della Chiesa Cattolica ― è una cortesia che alla stregua di un caffè non si nega a nessuno per buon cuore clericale. Ovvio e scontato il titolo della tesi: La storicità come fedeltà alla terra in Bonhöffer.

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l’opera di Giovanni Cavalcoli  su Karl Rahner

Per fugare ogni potenziale malinteso preciso che non solo è cosa giusta ma persino doverosa e preziosa che i teologi facciano studi su autori infarciti delle peggiori eresie, ma allo scopo di confutare i loro errori. Basti pensare al mio confratello sacerdote e maestro, il Domenicano Giovanni Cavalcoli, col quale mandiamo avanti l’esperienza pastorale e teologica di questa rivista. L’insigne teologo pontificio ha dedicato tre decenni della propria vita allo studio dei complessi e articolati teologismi di Karl Rahner, indicando la velenosità del loro impianto e spiegando e dimostrando come e perché questo celebre teologo tedesco è una autentica fabbrica di eresie. Del tutto diverso invece il discorso speculativo di Galantino, che non ha confutato gli errori dottrinali e le eresie di Bohnöffer, ma le ha gioiosamente sposate e diffuse, ed oggi ce lo ritroviamo come numero due in carica presso la Conferenza Episcopale Italiana.

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il grande palazzo dell’ex Sant’Uffizio, oggi sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, che potrebbe essere trasformato in ostello per poveri in occasione del Giubileo della Misericordia oppure mutato in Congregazione per i profughi mussulmani

Vista la sua attuale “inutilità” forse si potrebbe mutare il palazzo dell’ex Sant’Uffizio, oggi Congregazione per la Dottrina della Fede, in un ostello per ospitare i poveri che a breve accorreranno a Roma per il Giubileo della Misericordia, giacché i poveri sono la “vera fede”, sono la “carne di Cristo” dinanzi alla quale “inginocchiarsi adoranti”, mica inginocchiarsi davanti alla Santissima Eucaristia, ci mancherebbe altro! Tutto il resto è quindi un inutile sovrappiù, anzi è proprio una reminiscenza della Roma curiale del passato, che anziché preoccuparsi di collocare docce per i barboni sotto il colonnato del Bernini, richiamava presso quel dicastero i vari teologi che partivano per la tangente diffondendo dottrine non cattoliche in seno alla Chiesa Cattolica. Pertanto, Sua Eminenza il Cardinale Gerhard Ludwig Müller oggi Prefetto di quel Dicastero, potrebbe diventare nuovo Prefetto della Congregazione per i profughi musulmani, sempre ammesso che non venga soppiantato dall’Arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro, Cardinale del titolo di San Maometto Profeta in Lampedusa alle Porte Sfondate d’Europa.

A questo punto mi limito a sintetizzare solo alcune delle varie eresie che strutturano il pensiero dell’eretico luterano Dietrich Bonhöffer, mai indicate e come tali confutate da Galantino in alcuna sua pubblicazione e pubblica conferenza:

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1. Bonhöffer negò l’ispirazione divina dell’Antico Testamento giudicandone i Libri testimonianze che divengono Parola di Dio al momento che essa parla ad un individuo; altrimenti è solo la parola di uomo [1].

2. Bonhöffer Negò il Dio biblico perché a suo dire il concetto di Dio come Essere supremo, assoluto in potenza e bontà, è una falsa concezione di trascendenza e che l’idea di Dio come una ipotesi operante nella morale, nella politica e nella scienza dovrebbe essere abbandonata, o nei limiti del possibile eliminata [2].

3. Bonhöffer mise in dubbio la nascita verginale di Cristo [3].

4. Bonhöffer sostiene che «Gesù Cristo oggi non è una persona reale o un essere reale, ma una presenza corporativa», quindi negò di fatto la divinità del Verbo Incarnato [4].

5. Bonhöffer afferma che la resurrezione del Cristo deve essere letta nell’ambito degli aspetti «mitologici», con evidente richiamo alle eresie di Rudolf Bultmann, quindi che il Cristianesimo «deve essere interpretato in modo tale da non rendere la religione una pre-condizione della fede», quindi egli negò di fatto la resurrezione fisica di Cristo. E sempre su influsso di Bultmann afferma che i miracoli e l’ascensione di Cristo erano «concezioni mitologiche» [5].

6. Bonhöffer crede che Cristo non è la sola via che porta a Dio, aprendo così le porte al relativismo e al sincretismo e vanificando in tal modo l’intero mistero della Rivelazione [6].

7. Bonhöffer era un evoluzionista [7] e credeva che il libro della Genesi è un testo infantile e come tale pieno di miti [8] che necessitano di essere adeguatamente de-mitizzati.

8. Bonhöffer aderì alla teologia neo-ortodossa concernente la salvezza [9], era un sacramentalista [10], credeva che il battesimo dei bambini rigenerasse [11], come quello degli adulti [12], equiparò l’appartenenza alla Chiesa alla salvezza [13] e negò decisamente l’idea di una salvezza personale/individuale [14].

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Walter Kasper e Karl Lehmann
I Cardinali Walter Kasper e Karl Lehmann, due dei fedeli discepoli che hanno trascinato dentro la Chiesa il cavallo di Troia di Karl Rahner e che inevitabilmente sono finiti rivestiti di rosso porpora

Oggi abbiamo vescovi e cardinali che si sono formati con le idee velenose di Rahner, di Schillebeeckx, di Teilhard de Chardin, di Cox, di Heidegger, di Schleiermacher, di Kierkegaard, di Barth, di Bonhöffer, di Bultmann, di Moltmann, di Cullmann, di Lutero, di Loisy, di Cartesio, di Kant, di Hegel, di Freud, di Gentile …

I nostri vescovi pagano l’imprevidente ignavia della precedente generazione di loro confratelli formatisi nel periodo dell’immediato post concilio. E di tutti costoro il Vescovo Nunzio Galantino è paradigma e come tale è stato fatto Segretario generale dei Vescovi italiani.

Il fatto non passibile di smentita è che il Vescovo Nunzio Galantino, il quale sprizza di fatto più modernismo che sorrisi, si è formato ed ha sviluppato il proprio pensiero “filosofico” e “teologico” su tesi e teorie di autori non cattolici infarciti delle peggiori eresie; e questi autori sono tutt’oggi i suoi punti strutturali di riferimento, Bonhöffer in testa. Da ciò ne consegue un problema davvero drammatico per un Vescovo posto in simile delicato ruolo, quello di non servire e di non diffondere la autentica Verità Rivelata del Verbo Incarnato ma di servire e di diffondere il verosimile, ossia quelle favole di cui parla il Santo Apostolo Paolo: «Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole» [II Tm 4, 3-4].

titanic affondamento
l’affondamento del Titanic avvenuto la notte del 14 aprile 1912

Portare personaggi come Galantino all’episcopato, affidare a loro delle Chiese particolari e infine nominarli in ruoli di siffatta delicatezza ai vertici della Conferenza Episcopale Italiana, equivale in tutto e per tutto a seguitare imperterriti a danzare sulle note dell’orchestrina nel salone delle feste del Titanic che sta colando a picco dopo avere colpito l’iceberg. Sia chiaro: nessuno pone in discussione l’autorità del Vescovo Nunzio Galantino che a lui deriva per sacramento di grazia dalla pienezza del sacerdozio. Sarei io il primo a prestargli devota e filiale obbedienza se per disgrazia fosse il vescovo avente giurisdizione canonica su di me. Il problema, a mio sommesso ma deciso parere, è che soggetti come Galantino non andrebbero proprio fatti vescovi; ma una volta che lo sono diventati la loro autorità apostolica è fuori discussione, mentre la loro autorevolezza o la loro mancanza di autorevolezza umana, filosofica, teologica e pastorale può essere invece soggetta a molte discussioni, senza nulla togliere a ciò che ad essi è dovuto in rispetto e obbedienza da parte dei presbìteri e dei sudditi delle loro Chiese particolari. O per dirla in altri termini: «Ti ubbidisco» — direi a Galantino se fosse mio Vescovo — «perché l’obbedienza ti è dovuta e perché te l’ho solennemente promessa. Sappi però che non ti stimo, perché la mia stima non ti è invece dovuta, perché mai te l’ho solennemente promessa, perché mai la Chiesa ha chiesto a me ed a qualsiasi presbitero dell’orbe catholica di promettere solennemente stima ai vescovi. E io, nell’esercizio della riconosciuta libertà dei figli di Dio, non ti reputo affatto degno della mia stima».

orchestra del titanic
L’orchestra sul ponte del Titanic che sta colando a picco [ vedere il video in fondo all’articolo]

Il Padre Giovanni Cavalcoli e io non siamo neppure scesi dal Titanic, per il semplice fatto che non vi siamo mai saliti sopra. Quando infatti nel porto di Liverpool udimmo in che modo l’uomo sfidava il Creatore affermando «Questa nave è inaffondabile perché neppure l’ira di Dio riuscirebbe mai a colpirla!», ci siamo messi a gridare: «Non salite sopra a quella nave, perché la superbia porta all’inevitabile rovina!». Fatto ciò, ci siamo allontanati in attesa di poter correre come soccorritori delle vittime sopravvissute a quel grande naufragio che domani sarà imputato ai vari Galantino, ed a tutti i piccoli cicisbei in carriera a caccia del loro posticino al sole che oggi lo invitano a tagliare i nastri ai vari eventi in giro per l’Italia, nella illusoria certezza di avere scelto il cavallo vincente. E mentre in verità costoro traballano su un calessino sgangherato tirato da un pony, rapiti dagli interessi del loro vivere solo l’immediato che deriva dal non avere capito cosa significa veramente l’Incarnazione del Verbo di Dio quindi cosa realmente è la Chiesa di Cristo in una prospettiva escatologica, sono persino convinti di procedere in trionfo sulla carrozza del re trainata da dodici stalloni arabi, col popolo bue che s’inginocchia per la strada incapace di urlare che il re è nudo, perché ciò è politicamente scorretto; e siffatta scorrettezza politica non sarebbe mai permessa dai nuovi ecclesiologi atei del quotidiano La Repubblica e dai massoni oggi più che mai gaudenti per l’ovile di Dio in rovina ad opera dei suoi stessi Pastori che hanno accolto i lupi tra le pecore. Ma prima o poi un ragazzino urlerà la evidente nudità del re e sarà così compiuta la volontà di Dio che ha «disperso i superbi nei pensieri del loro cuore e ha esaltato gli umili», mentre il tallone della Beata Vergine Maria schiaccerà la testa all’antico serpente, ed anche a tutta la nidiata delle sue viperelle ruffiane …

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NOTE

[1] Cf. Testimony to Freedom, pp. 9, 104; Sanctorum Communio, p. 161
[2] Cf. Letters and Papers from Prison, S.C.M. Press edition, Great Britain: Fontana Books, 1953, pp. 122, 164, 360
[3] Cf. The Cost of Discipleship, p. 215
[4] Cf. Testimony to Freedom, pp. 75-76; Christ the Center, p. 58
[5] Cf. Christ the Center, p. 112; Letters and Papers from Prison, S.C.M. Press edition, Great Britain: Fontana Books, 1953, pp. 93-94, 110
[6] Cf. Testimony to Freedom, pp. 55-56
[7] Cf. No Rusty Swords, p. 143
[8] Cf. Creation and Fall: A Theological Interpretation of Genesis 1-3
[9] Cf. Testimony to Freedom, p. 130
[10] Cf. Life Together, p. 122; The Way to Freedom, pp. 115, 153
[11] Cf. Letters and Papers from Prison, Macmillan, pp. 142-143
[12] Cf. The Way to Freedom, p. 151
[13] Cf. The Way to Freedom, p. 93
[14] Cf. Letters and Papers from Prison, Macmillan, p. 156

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FEDELE E REALISTICA RAFFIGURAZIONE DELLA CHIESA E DELL’EPISCOPATO ITALIANO NELL’ANNO DEL SIGNORE 2015 E DEI SUOI NUMEROSI “NUNZIO GALANTINO

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22 thoughts on “Nunzio Galantino è paradigma di un episcopato sul ponte del Titanic colpito dall’iceberg

  1. Padre, non sono uno scrittore e spero di non essere monotono a riscrivere la sostanza di quello che ho appena scritto a commento dell’articolo di padre Giovanni Cavalcoli.
    Letto tutto di un fiato il suo articolo e quello del padre Cavalcoli, Dio vi … strabenedica!!
    Bentornati sulla vostra e (se permettete) anche sulla nostra Isola dove ci fate respirare aria cattolica, straziati come siamo noi poveri fedeli da omelie alla “Mazzi” e alla “Ciotti”, da messe celebrate perfino in calzoncini corti … proprio così! Ai primi di agosto in una chiesa del Salento un prete si è messo una stola arcobaleno sui calzoni al ginocchio e la maglietta a maniche corte, e a me e a mia moglie scandalizzati ha risposto che nella messa basta la sostanza, e la sostanza è stata una predica dove invece che Cristo ha nominato per 30 minuti Tonino Bello.
    E poi qualche confessore fa pure il severo, quando capita di dire che si è persa la messa della domenica perchè non si trovava una chiesa cattolica con un prete cattolico dove andare.
    Di lei in particolare mi colpisce una cosa, lei sa essere anche severissimo con i potenti (evidentemente c’ha fegato!) ma non gli manca mai di rispetto e non mette mai in dubbio la loro autorità. Mica per caso questo li fa arrabbiare di più ancora?
    Molte grazie.

    1. Caro Alberto,

      anch’io ho patito il caldo tra luglio e agosto in una zona calda della Sicilia sud-orientale dove mi trovavo, ma due anni fa, mia madre, invece di dare 1.000 euro a qualcuno di quei molti falsi poveri che sarebbe subito corso a giocarseli al super enalotto, portando poi al parroco la bolletta della luce da pagare dopo avere dilapidato il proprio assegno di disoccupazione in gratta&vinci, come regalo di compleanno mi fece una talare bianca di lino leggerissimo, di quelle consentite nei posti caldi dove non è possibile portare il nero, cosa che per un prete reputo più dignitosa dei calzoncini corti.

      Inoltre, mia madre, con questo e tanti altri doni ha veramente donato a un povero in conformità alle tendenze pastorali attuali della Chiesa, vale a dire al figlio prete che dovrebbe mantenersi con 780 euro di stipendio al mese; e infatti, senza l’aiuto generoso della mia famiglia, vivrei sul serio in miseria e in povertà vera.

      Il problema è che i preti con i calzoncini corti ridono dietro ai pochi che ancora cercano di dare anche nella esteriorità decoro al sacerdozio, oltre al fatto che il sacerdote dovrebbe essere sempre riconoscibile e dignitoso.

      I soggetti da lei citati: Mazzi, Ciotti e affini, sono delle autentiche vergogne del sacerdozio e se ancora esistesse la Congregazione per la dottrina della fede, prendendo i loro testi scritti, le loro conferenze ed omelie registrate, ce ne sarebbe in abbondanza per i più severi richiami e, in caso di mancata correzione, si dovrebbe procedere con le pene canoniche del caso. Sono infatti stanco di dover perdere del tempo prezioso per rispondere – cosa che faccio pastoralmente volentieri – ai quesiti posti da molti fedeli sulle sparate televisive dell’ormai rincitrullito Antonio Mazzi, per non parlare dell’ “eroico” prete “anti-mafia” Luigi Ciotti, il cui eroismo è suggellato da cinque agenti di scorta che lo accompagnano come una super star della legalità. Io a un notorio mafioso negai di fare da padrino a un battesimo dicendogli in faccia che era un mafioso, poi me ne tornai a piedi a casa mia senza problema alcuno e senza nessuno che mi guardasse le spalle; ma io non sono un prete eroe della legalità come quel politicante di Don Luigi Ciotti.

      Dentro il confessionale ascolto sempre più spesso il lamento addolorato di fedeli veramente devoti che confessano di non avercela proprio fatta ad andare una domenica alla Messa, perché non volevano essere torturati dall’ennesimo show del prete-attore, del prete eccentrico, del prete improvvisatore ecc …
      Rispondo loro che spesso, il sacrificio incruento di Cristo che si ripete attraverso la celebrazione dell’Eucaristia, rischia a volte di divenire il sacrificio cruento dei fedeli; ma i più qualificati a dare risposte dovrebbero essere i vescovi diocesani, investiti di quel potere correttivo e punitivo che invece io non ho. Posso infatti assicurarle che con me, quel prete che il Giovedì Santo fece il Santo Sepolcro con il forno a micro-onde, avrebbe passato veramente ma veramente un brutto quarto d’ora, perché prima avrei tolto il Santissimo Sacramento dal suo interno e lo avrei messo al sicuro e subito dopo gli avrei fracassato il forno a micro-onde in testa, possibilmente davanti ai fedeli.

      In quanto al rispetto, lei ha colto nel segno, come infatti avrà notato io distinguo obbedienza e stima, visto che la prima l’ho solennemente promessa e sempre rispettata, la seconda non mi è mai stata richiesta come solenne promessa, a me come a tutti i miei confratelli sacerdoti.

      Non so se questo possa far arrabbiare di più certe persone, anche perché io non voglio proprio farle arrabbiare, mi sento semplicemente in dovere di dire la verità conformemente al deposito della fede cattolica e al Magistero della Chiesa.

      1. Nel merito del Suo bellissimo articolo, Padre Ariel, balzano agli occhi i nomi di tanti eretici tedeschi. Peccato per quella terra bagnata dal sangue di S. Bonifacio, che dette un modello di santità sul trono nella persona di S. Enrico II, e che da qualche secolo sforna eretici a carrettate, a cominciare da quello sbevazzone del frate agostiniano sassone.
        E pensare che al zozzo fratacchione il comune di Roma ha pensato bene di dedicare una piazza, senza che dalle parti del Vicariato si levasse nemmeno un sussurro di protesta. Ah già, dimenticavo, il “dialogo” prima di tutto…
        Sul “sacrificio cruento” dei fedeli durante certe messe, avrei dei volumi da scrivere Padre Ariel. A cominciare da quelle prediche – pardon, oggi si deve dire omelie in corretto ecclesialese – di mezz’ora e passa, strabordanti di luoghi comuni e qualche passabile eresia. Ciò in deroga ad un aureo suggerimento che dava ai suoi confratelli il sacerdote romagnolo Don Francesco Fuschini, ossia “predga curta, brasula longa” (trad. predica corta, braciola lunga): ai sacerdoti il compito di tenere la “predga curta” e ai fedeli il piacevole dovere di una “brasula longa” rigorosamente DOPO la messa (qualcuno forse ancora ricorda l’obbligo di non mangiare prima di comunicarsi?…) E che dire della “preghiera dei fedeli” spesso tratta pari pari dall’ultimo telegiornale: “preghiera” che andrebbe chiamata invece “pazienza dei fedeli” in quanto quest’ultima viene messa a dura prova da una colata lavica di luoghi comuni e vomitevole buonismo pauperista. Il tutto proposto da “fedeli” né carne né pesce (della serie: hai la voce da prete ma non sei un prete, oppure hai l’aspetto da suora ma non sei una suora…)
        ed amplificato a 110db da microfoni a tutto volume…

  2. Severo, giusto, ma soprattutto veramente misericordioso, perché la misericordia nella quale c’è salvezza si poggia sulla verità, e la salvezza che a noi veramente interessa, è la salvezza della Chiesa che ci salva.
    Complimenti.

    1. non penso di andare fuori tema con questo esempio …
      Il fatto: insieme a due parroci vicini volevamo invitare p. Ariel per una conferenza diretta soprattutto alla fascia di età dai 20/25 anni in su, nella nostra diocesi … [CANCELLATO].
      Il vescovo disse che non c’era problema, e precisò: “questo prete è molto colto … sa, di certo, il fatto suo, però spara troppo in alto …”.
      In passato, il nostro vescovo, ha permesso che certi nostri confratelli invitassero nelle loro parrocchie:

      1. don Andrea Gallo
      2. Vito Mancuso
      3. Enzo Bianchi
      4. don Luigi Ciotti
      5. il pastore valdese Ricca
      6. una “pastora” evangelica

      e il pastore e la “pastora” hanno parlato in chiesa, dall’ambone.
      Per dire che anche il nostro vescovo balla sul Titanic che affonda.

      1. Caro Confratello.

        Perdonami se di mia iniziativa ho sostituito il tuo nome con la dicitura “lettera firmata” e se ho tolto dal tuo testo il nome della diocesi.
        Non voglio, infatti, che un giovane sacerdote trentenne si esponga per delle cose “da poco” ; perché dobbiamo esporci, eccome! All’occorrenza anche bruciarci le cosiddette penne, ma per cose molto più gravi.

        Nella tua lista ti è sfuggita una cosa che mi permetto di ricordarti: il vice-rettore del seminario che portava i seminaristi al suo incontro settimanale col gruppo degli omosessuali cattolici, di cui era “assistente spirituale”. E durante questi incontri erano spiegate le ragioni per le quali in torto non erano loro che avevano il «sacrosanto diritto di amare», era in torto la morale «medioevale» della Chiesa (!?).

        Per questo il tuo vescovo non mi ha gradito come conferenziere nella vostra diocesi, perché questo fatto lo portai a conoscenza di tutte le competenti autorità ecclesiastiche romane, lamentando che non si lascia un prete del genere a formare i nostri futuri preti.

        E tu ricordi anche quale fu il risultato: da vice-rettore il vescovo lo nominò poco dopo rettore; e quando voi mi chiedeste una conferenza, il vescovo preferì far parlare dagli amboni delle sue chiese un eretico valdese ed una eretica pentecostale.

        Amen!

      2. A proposito di chiese e amboni: non è anomalo che lo spazio sacro di un luogo di culto venga utilizzato come centro polifunzionale per conferenze, concerti di musica profana(trice), arringhe sociopolitiche, presentazioni di libri, ecc.?

  3. Quando nel dicembre 2013 il Papa scrisse ai fedeli della nostra diocesi (Cassano all’Jonio) chiedendo perdono per averci tolto il nostro vescovo (don Nunzio Galantino, così voleva essere chiamato), noi preti lo perdonammo subito, di tutto cuore, e fummo felici più che mai (noi preti, e con noi parecchi laici) di dargli il nostro vescovo.
    Molti erano tentati di dirgli … per favore, non solo se lo prenda, ma se lo tenga!

    1. … e come sacerdote io la informo, insigne teologa, che lei ha perfettamente ragione e che quanto dice è vero.

      Detto questo la illumino sul fatto che il primo a non essere degno di partecipare per mistero di grazia al sacerdozio ministeriale di Cristo è il Sommo Pontefice Francesco, ed appresso a lui tutti quanti noi. E ciò per un fatto molto semplice, sempre teologicamente parlando, s’intende: il sacerdozio è appunto un mistero di grazia di cui nessuno di noi è degno, per questo la vocazione rimane per gran parte un mistero.

      Esempio: se parlando al Curato di Ars Giovanni Maria Vianney, oggi santo protettore dei sacerdoti, od a San Pio da Pietrelcina, particolarmente invocato da noi sacerdoti confessori dinanzi a confessioni e penitenti difficili, lei avesse affermato di ritenerli degni di partecipare al sacerdozio ministeriale di Cristo, che cosa pensa che le avrebbero risposto?

      Ecco, San Giovanni Maria Vianney, non so, ma da San Pio da Pietrelcina avrebbe corso il rischio di prendersi pure una sberla o nell’ipotesi migliore due parolacce in dialetto stretto.

      Io che invece non sono santo, non le do né una sberla né le dico parolacce, anche se l’una e le altre sarebbero del tutto meritate da parte sua.

      Ogni bene per le sue alte speculazioni teologiche, che spero siano incentrate su “Dio” e non sul pensiero del suo umorale “io”.

  4. se per ciò che scrivi, e soprattutto per come lo scrivi, fino a oggi non ti hanno fatto nemmeno un sospiro, vuol dire allora che non sanno come controbattere alla verità.
    Grazie ancora per questo tuo nuovo articolo, volesse Dio lo leggesse chi dovrebbe leggerlo …

    1. Caro Confratello.

      Lo sanno … lo sanno come controbattere alla verità!
      Uccidendo i profeti uno dietro l’altro e infine, quando il Padrone del campo mandò direttamente il suo unico Figlio e suo erede, non hanno trovato di meglio da fare che attaccare il Verbo di Dio fatto Uomo con quattro chiodi ad un palo incrociato.
      Da allora sono trascorsi 2000 anni, ma sono rimasti inesorabilmente gli stessi, tali e quali.

  5. Caro Donato.

    Anzitutto può abbassare anche la cifra, perchè sarei molto lieto di risponderle anche per soli 10.000 euro, visto che l’Isola di Patmos non ha un centesimo in cassa, purtroppo!

    Non conosco il Cardinale Angelo Bagnasco, lo incrociai solo una volta di sfuggita diversi anni fa presso un istituto religioso di Roma, gli rivolsi un saluto e gli baciai la mano e basta; non ho mai avuto alcun colloquio con lui.

    Ciò che posso dire è che in questo clima di sciatteria episcopale degenerativa, nel quale i vescovi sembrano a volte fare a gara – almeno esteriormente – con i barboni, il Cardinale Bagnasco ricorda anzitutto la figura sobria e ieratica di un vescovo; ricorda come un vescovo dovrebbe essere, come dovrebbe presentarsi e parlare pubblicamente, come dovrebbe celebrare le sacre liturgie. Ma soprattutto, il Card. Bagnasco, è un uomo di ottima formazione ecclesiale, di impeccabile classe ecclesiastica, di sana e solida dottrina.

    Sicuramente, del Card. Bagnasco il Vescovo Galantino è l’antitesi, in tutti i sensi; e forse proprio per questo è stato messo nel ruolo che al momento occupa, per dare l’ennesima umiliazione alla Chiesa italiana.

    Io temo che uomini come il Card. Bagnasco tendano a trincerarsi – opinione e pura supposizione mia – dietro principi di unità, quindi del non mostrare attriti interni …
    Cosa per me sbagliata, perché a volte, l’unità, si preserva proprio attraverso decise divisioni, ce lo dice il Signore stesso: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare» [Mt 10, 34-25].

    Io che ragiono con una mente ecclesiale e non con una mente clericale, ho molto chiaro da sempre il fatto che per mantenere la vera unità è necessario separare la verità dall’errore e dalla menzogna, la virtù dal vizio, l’ortodossia dall’eterodossia …
    I clericali, invece, ragionano in altro modo, ed a tale scopo si nascondono dietro il dito di una non meglio precisata “unità” che non affiora però in alcun angolo dei Vangeli, perché essere «perfetti nell’unità» [Gv 17,23] vuol dire essere nella verità e non nella menzogna.

    Se ci pensa bene, la risposta alla sua domanda l’ho data nel mio articolo stesso nel quale ho scritto:

    « … ad Antiochia l’Apostolo Paolo muove delle severe critiche all’Apostolo Pietro su questioni di carattere pastorale [Gal 2,11]. Oggi purtroppo, nella moderna Antiochia, gli errori di Pietro potrebbero essere anche più gravi in quanto proporzionati a tempi molto tristi e ad una società occidentale al completo collasso, ma purtroppo pare non esserci neppure l’ombra di un Paolo nell’intero Collegio Apostolico».

    Il problema è che San Paolo non era un clericale, tutto qua.
    I clericali hanno infatti ragioni sempre superiori … superiori allo stesso Vangelo.

    Tutte le persone in autorità all’interno della Chiesa che oggi tacciono per paura, per interesse, per timore di vedersi stroncare le “sacrosante” aspirazioni di carriera, domani rischiano veramente di essere gettate nel fuoco della Geenna, «dove sarà pianto e stridore di denti».

    Questa è la mia ecclesiologia, strutturata sul totale rigetto di qualsiasi “ragione politica clericale”.

  6. Reverendo e stimato confratello, tu scrivi: “il Cardinale Bagnasco ricorda anzitutto la figura sobria e ieratica di un vescovo; ricorda come un vescovo dovrebbe essere, come dovrebbe presentarsi e parlare pubblicamente, come dovrebbe celebrare le sacre liturgie. Ma soprattutto, il Card. Bagnasco, è un uomo di ottima formazione ecclesiale, di impeccabile classe ecclesiastica, di sana e solida dottrina“.
    Hai proprio centrato il bersaglio, perché così realmente è il nostro Arcivescovo, ma nessun giornale laicista lo ha mai scritto, e temo purtroppo che non lo scriverà mai, perchè ad alcuni la verità non piace, anzi fa proprio male …
    I migliori auspici per l’Isola di Patmos.
    don Andrea (Genova)

    P.S. Ho appreso che il grande Padre Cavalcoli è qua il Liguria da noi, ottimo a sapersi. Lo visiterò appena possibile.

  7. Già, il “re nudo” … Favola antica o dura realtà?
    No no. Nessun “re”, nessun “serpente” dietro o davanti ai sempiterni galantini: non sia mai che ci si elevi al Sommo Poeta che nelle viscere infernali scopre dei papi la soffocante fossa.

  8. Rev Padre,
    San Giovanni Paolo II ha scritto l’esortazione apostolica PASTORES DABO VOBIS
    riguardo alla formazione dei Sacerdoti nelle circostanze attuali ( 25 marzo 1992)
    « Vi darò Pastori secondo il mio cuore » Ger 3,15
    Un testo profetico, leggendolo oggi. Melius praevenire quam curare.
    Come mai la Chiesa l’ha dimenticato?
    C’erano già allora tutte le avvisaglie del pericolo, ma ora siamo nel pieno del marasma…
    Gli è forse che la nostra fede sia scarsa e la nostra preghiera debole …

  9. La grafia di Bonhöffer è errata (quella corretta è appunto con la “h” prima della “ö”). A parte questo e la lista dei pensatori venefici, dalla quale eliminerei due o tre nomi, che includerei invece nella lista dei pensatori benefici (sono verso la fine dell’elenco e non comprendono psicoanalisti), trovo il Suo contributo eccellente. E l’Isola di Patmos un’operazione intelligente e stimolante.

    1. Caro lettore.

      Sono scherzi del “correttore automatico” che a volte può alterare le parole. Solitamente controlliamo con attenzione quelle latine, che il correttore tende ad alterare, ma non avevamo prestato attenzione alla alterazione di un nome tedesco.
      Abbiamo corretto e di ciò le siamo molto grati.

  10. Vedo che il mio precedente commento è in moderazione. Forse perché alludo a Kant, Hegel e Gentile come pensatori che vale la pena di studiare in forma diretta (leggendone cioè integralmente i testi chiave), sui quali vale la pena di riflettere e dai quali si può cavare anche qualche indicazione teoretica e/o metodologica di considerevole spessore (non per un sacerdote, e tanmeno per un vescovo, ne convengo). Se è così, comprendo la Vostra cautela, e Vi invito senz’altro a cestinare quel commento, insieme al presente.

    Mi permetto invece di tornare a suggerire la rettifica del cognome di Bonhöffer (meglio ancora: Bonhoeffer, come nella curiosa immaginetta riprodotta sopra), dal momento che nell’articolo viene citato ripetutamente. Sono sviste che possono capitare, ma una volta rilevate, vale la pena di porvi rimedio.

    Con simpatia e stima

    P. S. Don Ariel, tempo fa spigolando fra i blog cattolici tradizionalisti ebbi modo di assistere a una violenta reazione contro di Lei, causata da una Sua breve riflessione sulla FSSPX. Toni e contenuti di quella reazione mi parvero ingiusti, se non indegni. Allora non mi fu dato modo di scriverlo. Lo faccio, per quel che vale, ora…

    1. Caro lettore.

      Certo che vale la pena leggere questi autori e all’occorrenza studiarli anche a fondo.
      Per esempio, io ho studiato in modo molto approfondito, in passato, il pensiero di Nietzsche, dove non mancano spunti critici da prendere in considerazione e anche diversi “colpi di genio”, al di là di quella che può essere la sua impostazione non certo in armonia con l’essenza del pensiero cristiano.
      Il problema è altro, per esempio quando si prende un Hegel, o vari altri autori simili, usandoli – o peggio imponendoli proprio – come strumenti “unici” per fare “vera” teologia.

      Per quanto riguarda i lefebriani, sto pubblicando a minuti un articolo che torna sull’argomento …

  11. il dottorato è una cortesia che alla stregua di un caffè non si nega a nessuno per buon cuore clericale“.
    Fa male leggere queste cose. Eppure un tempo le scuole e le università cattoliche erano universalmente rinomate per la qualità e il rigore della formazione impartita.
    Tutto questo non è un passo avanti, ma un clamoroso passo indietro. L’ignoranza del clero postconciliare di oggi ricorda infatti l’ignoranza del clero preconciliare, beninteso, del pre Concilio di Trento!

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