Meglio il difettoso uomo Jorge Mario Bergoglio di quei cattolici ideologici ciechi e soprattutto disonesti

— attualità ecclesiale —

MEGLIO IL DIFETTOSO UOMO JORGE MARIO BERGOGLIO DI QUEI CATTOLICI IDEOLOGICI CIECHI E SOPRATTUTTO DISONESTI

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Toccando il delicato e doloroso tema dell’aborto, il Sommo Pontefice Francesco I ha usato termini di una pesantezza e di una severità mai usati dal Santo Pontefice Giovanni Paolo II, che ben sappiamo quanto tenesse a certi temi. Neppure il Venerabile Pontefice Benedetto XVI, pur essendo anch’esso molto preciso e deciso, ha mai fatto ricorso ad analogie così dure. Forse che siano stati frenati dal fatto che uno di nascita era polacco, l’altro di nascita è tedesco? Perché il Pontefice regnante, senza andare per il sottile ha proprio paragonato «l’aborto selettivo» alle peggiori pratiche dei nazisti.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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il Padre Ariel S. Levi di Gualdo a inizi estate, durante uno dei suoi soggiorni in Sicilia, assieme al suo “angelo caduto in volo”.

Vi sono vari modi per cogliere lo spirito animoso dei ciechi ideologi, il principale è sicuramente la mancanza di lucidità critica, dalla quale ne consegue il tentativo di negare a tutti i costi l’evidenza dei fatti anteponendo un «Si, ma però …», con tutto ciò che appresso consegue.

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Il Sommo Pontefice Francesco I, ricevendo e parlando ai delegati del Forum delle Famiglie [testo ufficiale QUI] toccando il tema del matrimonio e negando che una coppia possa essere composta da due uomini o da due donne, quindi ribadendo che questa sacra unione, che è Sacramento di grazia, va letta nella luce del mistero della creazione nel rapporto mistagogico «fatti a immagine e somiglianza di Dio», toccando il delicato e doloroso tema dell’aborto ha usato termini di una pesantezza e di una severità mai usati dal Santo Pontefice Giovanni Paolo II, che ben sappiamo quanto tenesse a certi temi. Neppure il Venerabile Pontefice Benedetto XVI, pur essendo anch’esso molto preciso e deciso, ha mai fatto ricorso ad analogie così dure. Forse che siano stati frenati dal fatto che uno di nascita era polacco, l’altro di nascita è tedesco? Perché il Pontefice regnante ha proprio paragonato «l’aborto selettivo» alle peggiori pratiche dei nazisti [vedere rassegna stampa: QUI, QUI, QUI, QUI, etc ..].

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il mio “angelo caduto in volo”, quanti di questi angeli, oggi non nascono più?

Il Sommo Pontefice ha fatto notare: «Qualcuno vede mai più in giro nani»? E riferendosi alla amniocentesi, con la quale nelle prime settimane di gravidanza è possibile verificare se il feto non è affetto da alcun genere di malformazione, si è ulteriormente richiamato all’epoca classica, quando nell’antica Grecia i bimbi imperfetti erano gettati giù da una rupe e uccisi. E per più volte ha definito l’aborto un «omicidio». A questo aggiungo a titolo personale, poiché da sempre vicino agli affetti da sindrome di Down, che in molti dei Paesi europei più “evoluti” i bimbi down non nascono più, per un motivo semplice: sono ammazzati prima della loro nascita, dopo essere stati dichiarati null’altro che «un grumo di cellule difettose». Invece in altri Paesi, a partire dall’Italia, per i bimbi down ci sono centri di assistenza e di socialità straordinari portati avanti da eccellenti professionisti e da molti volontari che si dedicano a queste creature dotate anzitutto di una iper-affettività a volte davvero incredibile, per non parlare poi della loro innata simpatia.

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Il Sommo Pontefice, nel dipingere la degenerazione sociale ed etica in corso, caratterizzata dal fatto che oggi non si fanno più bambini, non esita a narrare:

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«Una volta ho incontrato due sposi da dieci anni, senza figli. È molto delicato parlare di questo, perché tante volte i figli si vogliono ma non vengono, non è vero? Io non sapevo come gestire l’argomento. Poi ho saputo che loro non volevano figli. Ma queste persone a casa avevano tre cani, due gatti…» [testo ufficiale QUI].

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Sinceramente ci saremmo aspettati di sentire affermare da quelle certe frange cattoliche che esercitano il diritto di critica sulla pastorale di questo pontificato, spesso anche in toni di catastrofico stupore, che il Sommo Pontefice, trattando temi legati alla famiglia, al matrimonio e alla vita, nel condannare certe derive è stato parecchio più duro dei suoi Predecessori; soprattutto nel condannare senza mezzi termini l’aborto legalizzato, indicandolo più volte come un omicidio. Invece, tutti costoro hanno taciuto. Non hanno aperto bocca i grandi organizzatori delle marce ideologiche per la vita e non hanno emesso sospiro i cacciatori di “eresie papali”. Non un rigo di commento è stato pubblicato su Corrispondenza Romana facente capo alla Fondazione Lepanto, neppure due righe vergate dall’ultima coda con movenza nunziante [cf. QUI], forse perché saranno tutti impegnati nella organizzazione dell’ennesimo convegno sul Vecchio e nuovo modernismo, dove saranno relatori diversi autori della Correctio Filialis al Sommo Pontefice? [cf. QUI]. Poi, se dinanzi a queste dichiarazioni del Sommo Pontefice, vogliamo prendere atto di che cosa sia il più cieco e virulento «Si, ma però …», basti leggere l’ultimo articolo sul Blog Rossoporpora [cf. QUI].

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il mio “angelo caduto in volo”, quanti di questi angeli, oggi non nascono più?

Tra queste colonne de L’Isola di Patmos, i difetti e le limitatezze dell’uomo Jorge Mario Bergoglio le abbiamo messe ripetutamente in luce, a volte anche in modo molto severo, specie dinanzi a più fatti ed espressioni pericolosamente ambigue del Sommo Pontefice. Sempre però dicendo e precisando che noi saremo sempre con Pietro e sotto Pietro. Meglio infatti l’uomo difettoso Jorge Mario Bergoglio di certi ciechi cattolici ideologici, ma soprattutto disonesti, che pur di fronte a espressioni di una giusta e straordinaria severità non esitano ad esordire con un «Si, ma però …», se non peggio tacendo completamente.

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Se Stalin, a cui carico sono ascritti milioni di morti ed ancor più numerosi milioni di perseguitati, avesse affermata una cosa giusta, a maggior ragione i suoi critici, proprio per apparire seri, onesti e affidabili, avrebbero dovuto loro per primi mettere in luce quella giusta affermazione, rendendo in tal modo più credibili le loro critiche al dittatore sovietico. Se però a questo non ci arrivano insigni storici, teologi preoccupati per gli attacchi al depositum fidei, giornalisti cattolici, promotori di marce per la vita e organizzatori di convegni dedicato al Pontefice regnante allo scopo di metterne in luce le eterodossie, allora vuol dire che siamo messi parecchio male. E, proprio dinanzi a questo male, memori più che mai dei difetti e delle limitatezze dell’uomo Jorge Mario Bergoglio, noi affermiamo con fede certa che saremo sempre con Pietro e sotto Pietro, perché gli altri «Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» [Mt 15, 14].

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Era difettoso l’uomo Simone figlio di Giona [cf. Mt 16, 17-18] ed è difettoso l’uomo Jorge Mario Bergoglio, erano gravati di limiti persino i Santi Pontefici Leone e Gregorio Magno, ma nessuno di costoro era cieco, dai piccoli ai grandi. Invece, chi per cieca ideologia non vede e non vuol vedere, può solo guidare verso un fosso. Ovviamente, manco a dirsi: con tutte le migliori intenzioni; esattamente quelle buone intenzioni di cui sono pavimentati tutti i saloni di ricevimento dell’Inferno.

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Roma, 17 giugno 2018

 

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4 thoughts on “Meglio il difettoso uomo Jorge Mario Bergoglio di quei cattolici ideologici ciechi e soprattutto disonesti

  1. salve ,gentile padre ariel vorrei domandarle cosa c è di ideologico nel fare una marcia per la vita? dato l affermarsi ovunque la cultura della morte, un gruppo di cattolici che si batte per la vita andrebbero incoraggiati dalle gerarchie ,ma il papa è stato in silenzio anzi si è avuta l impressione quasi di un suo fastidio a queste belle manifestazioni e ora rimprovera loro di silenzio, a parte che un papa deve dire queste cose sull aborto necessariamente, è un suo dovere confermarci nella fede ,ma poi che fa l elogio di una nota abortista come la bonino definendola “grande “ci si rimane sbalorditi come anche dell ingresso di abortisti nella pontificia accademia per la vita ,o della partecipazione del segretario di stato vaticano parolin al Bilderberg a Torino, cosa debbo pensare ?vi ringrazio

    1. … insomma, se una persona, chiunque essa sia, afferma cose giuste, lei, anziché dire che quelle date cose sono giuste, non può fare proprio a meno di delegittimarla ricordando tutte le cose sbagliate dette eventualmente in precedenza?

      Che senso ha ricordare la Signora Bonino, dinanzi al Sommo Pontefice che condanna con toni durissimi l’aborto, usando parallelismi che mai alcun suo Predecessore ha osato usare? Con quale spirito logico ed espositivo, lei mescola in poche righe: dagli abortisti all’Accademia per la Vita all’incontro del Gruppo Bilderberg? E mi dica, Mr. Spock, il vulcaniano con le orecchie a punta della serie Star Trek, dove l’ha lasciato?

  2. gentile padre ariel non delegittimo nessuno ,mi aspetto che un sommo pontefice sia sempre coerente e confermi nella fede le sue pecorelle,ho notato una cosa quando Benedetto xvi parlava di aborto ,e i valori non negoziabili la stampa lo attaccava ,con Francesco non avviene chissà perchè

    1. … perchè Benedetto XVI è il prodotto di una psicologia teutonica sotto tutti gli aspetti, a partire da un discorso di carattere linguistico: in lingua tedesca, una data parola, significa quella parola e nell’altro che quella parola. Il tedesco è per sua natura deciso e preciso, nel bene come nel male.
      Un argentino è prodotto di altra cultura e psicologia: non tende mai a dire le cose direttamente ma principalmente indirettamente, le parole, nella lingua spagnola-argentina, possono avere diversi significati, secondo lo stile e l’impostazione del discorso.
      Se il Pontefice, anziché un tedesco o un argentino, fosse stato un asiatico, asseconda del Paese di appartenenza, avrebbe altre caratteristiche, ancora più complesse.

      Benedetto XVI, per formazione, è prodotto di una cultura ecclesiastica secolare, in quanto membro del clero secolare. Francesco I, per formazione, è prodotto di una cultura religiosa e per di più di una cultura circoscritta alla Compagnia di Gesù di un preciso Paese dell’America Latina.

      Se il Santo Padre Francesco non viene attaccato, è semplicemente perché la stampa e chi vi sta dietro ha fatto un ulteriore e pericoloso “salto di qualità”: si sono inventati un Pontefice che non esiste. Pertanto, in luce, sono messi solo certi discorsi ed omessi altri. Questo ovviamente anche per colpa del Santo Padre, che interloquendo in modo estemporaneo con i giornalisti, non dovrebbe dire mai cose vaghe e ambivalenti, indugiando nella mancanza di chiarezza e improvvisando discorsi usando una lingua – l’italiano – che non è la sua lingua madre; lingua che parla, ma di cui ha una conoscenza tutt’altro che profonda e nella quale si esprime in modo impreciso e con estrema povertà di vocaboli. Non tutti possono essere dei poliglotta come il Santo Pontefice Giovanni Paolo II, anche perché nel corso dei secoli sono stati beatificati e canonizzati uomini e donne che parlavano solo la loro lingua, talvolta anche male, o addirittura il loro solo dialetto locale. Abbiamo persino un dottore della Chiesa che era analfabeta e che non sapeva leggere e scrivere: Santa Caterina da Siena.

      Per quanto riguarda coerenza e altro, io posso dirle di avere smesso da tempo di esigerla dagli altri, preferendo invece esigerla da me stesso. A portarmi a questo genere di atteggiamento nel corso degli anni, sono stati proprio tanti fedeli cattolici, ed ancora ripeto: tanti. Quei fedeli che esigono dal vescovo, dal presbìtero e dal pontefice, tutte quelle virtù, quella purezza, quella rettitudine, quell’impegno, quello spirito di sacrificio, quella vita spirituale e di preghiera, che loro non praticherebbero mai neppure per mezza giornata, salvo però pretendere ed esigere da vescovi, presbìteri e dallo stesso Sommo Pontefice, l’esercizio di tutte quelle sante virtù da cui loro non sono neppure sfiorati.

      Quindi, dal Santo Padre Francesco, non pretendo più di tanto, o forse non pretendo niente, mentre invece, da me stesso, pretendo molto.

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