«Lo Spirito Santo e noi». Non ci sono più i vescovi e i cattolici di una volta

— attualità ecclesiale —

«LO SPIRITO SANTO E NOI». NON CI SONO PIÙ I VESCOVI E I CATTOLICI DI UNA VOLTA

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[…] anche per i fedeli è arrivato il momento di scegliere il necessario, attraversando i carboni ardenti della modernità e dei diritti assoluti assunti a fanatismo contro la Chiesa. Tali diritti, anche in tempo di pandemia, non costituiscono mai un rimedio al male, si autodistruggono nell’immediato e si secolarizzano e legalizzano diventando diritti positivi che intaccano la carne dei più deboli e indifesi e attentano a quella componente sacramentale e liturgica che ha nell’Eucaristia il suo apice di fede necessaria, quotidianamente celebrata.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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PDF  articolo formato stampa
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AUDIO LETTURA DELL’ARTICOLO

I Padri de L’Isola di Patmos hanno inserita negli articoli la audio-lettura per i Lettori colpiti da quelle disabilità che impediscono loro la lettura e fornendo un servizio anche a coloro che trovandosi in viaggio e non potendo leggere possono usufruire della audio-lettura

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Nota del direttore responsabile de L’Isola di Patmos pubblicata alle ore 19.45

l’articolo di Padre Ivano Liguori, Ofm. Capp. che sotto segue è stato pubblicato alle ore 17,45 del 4 novembre. Un paio di ore dopo la redazione di Avvenire.it ha cancellato il pezzo al quale il nostro redattore ha fatto richiamo. Quell’articolo adesso non è più visibile. Ne rimane traccia nel giornale della Diocesi di Senigallia che lo ho riportato quasi integralmente [vedere QUI] Bene, tutto sommato una amenità in meno su quelle colonne. Mi rammarico per la caduta dell’Unione Sovietica, perché se fosse rimasta in piedi, oggi il direttore responsabile di Avvenire potrebbe essere reclamato a gran voce dalla Duma come direttore della Pravda.

Ariel S. Levi di Gualdo

 

 

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dono di un nostro confratello napoletano: «facite ammuina!»

Un giornale che si definisce cattolico, quello che dovrebbe fare è anzitutto supportare e accompagnare la fede dei cristiani nella quotidianità, preservando da inciampi i semplici.

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Senza tanti fronzoli e l’immancabile bigottismo da sacrestia, utilizzare uno stile giornalistico carismatico capace di infondere fiducia, così da leggere il mondo in modo profetico, secondo quel Regno di Dio che è già presente in mezzo a noi (cfr. Lc 17,20) e che un credente dovrebbe riconoscere da lontano.

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Con tutta probabilità mi sbaglio, io che sono come al solito troppo vintage e troppo ingenuo per questo secolo, in cui essere cristiani adulti significa riformare l’irriformabile e proporre un Dio alternativo sapientemente glitterato che si sovrappone al Dio di Gesù Cristo. Tuttavia, a costo di essere ripetitivo e antipatico devo insistere su un fatto: trovo sempre una mancanza evidente di quella bella virtù cardinale che è la prudenza. Virtù che bisogna chiedere alla Spirito Santo quotidianamente e che si esige non solo per un consacrato nell’episcopato e nel sacerdozio ma anche per un semplice fedele battezzato che svolge un ruolo dentro la Chiesa, specie se quel ruolo implica l’informazione e la formazione.

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Perché dico questo? Vengo subito al punto. Apprendo da Avvenire [cfr. articoli QUI] di un’inchiesta condotta dall’Istituto IPSOS secondo la quale due terzi dei credenti avrebbe giudicato necessario la sospensione delle celebrazioni con popolo durante il lockdown nazionale fra marzo e maggio. A quanto pare, l’88% dei cristiani delle nostre comunità ha promosso le misure anti-Covid in chiesa.

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Possibile? Sembrerebbe proprio di sì! Quindi secondo questi dati e secondo la lettura data da Avvenire, il grido: «ridateci la S. Messa» è opera di una certa vulgata di fanatici baciapile. Lo stop delle celebrazioni “a porte aperte” vede la promozione piena del Popolo delle Parrocchie. Non so voi, ma io, a leggere certe cose, sto veramente male. Difatti, se la soluzione è sembrata vincente la prima volta, lo sarà anche nel caso di un secondo lockdown natalizio, così come le indiscrezioni vociferano in questi giorni.

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E dico questo con la più viva preoccupazione perché, dopo quasi un anno di convivenza con il Covid, tale posizione non può più essere giustificata dell’emotività o dalla sorpresa. È chiaro che assume i connotati di una vera e propria scelta di campo ragionata, una decisione precisa tra fede e necessità così come scrissi su queste colonne qualche mese fa, scelta supportata da un diritto “buonisticamente” interpretato che vede nella salus publica la suprema lex.

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A tutti i cattolici appassionati di diritto e di Cicerone, ricordo che per un cristiano cattolico la prima suprema lex è, e resterà sempre, Gesù Cristo, fondamento e via per raggiungere la salus animarum. A questo proposito cito e condivido quello che è il pensiero del cardinal Sarah:

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«L’esistenza terrena è importante, ma molto più importante è la vita eterna: condividere la stessa vita con Dio per l’eternità è la nostra meta, la nostra vocazione» (cfr. Lettera ai Presidenti delle Conferenze Episcopali sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del Covid-19, Torniamo con gioia all’Eucaristia!).

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Per questo motivo questo sondaggio apparso sul quotidiano dei vescovi mi addolora nella duplice veste di sacerdote e di cristiano, rivelando una ben precisa falla tra i credenti cattolici italiani che dovrebbe essere curata anziché sponsorizzata.

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Non posso che immedesimarmi come parroco in cura d’anime verso i numerosi confratelli sacerdoti che non hanno ancora terminato di spiegare ai propri Consigli Pastorali la splendida lettera della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti che invita a riprendere la vita cristiana ripartendo proprio dall’Eucaristia celebrata comunitariamente nel Dies Domini.

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In che modo i sacerdoti potranno educare i propri fedeli a nutrirsi di Gesù Eucaristia e a trasmettere le verità di fede cattolica nella comunione ecclesiale domenicale, se questi fedeli preferiscono un Credo Smart Working, agevolmente vissuto da casa?

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Come giustificare ai catechisti e alle famiglie dei bambini e dei ragazzi in cammino di fede che un nuovo lockdown liturgico/catechetico non solo è buono e giusto ma è addirittura auspicabile, quando l’Ufficio Catechistico Nazionale ha emanato delle chiare linee guida per la catechesi in Italia al tempo del Covid? Linee guida responsabili, prudenti e sicure ma che non possono ripudiare e scalzare il doveroso annuncio kerigmatico che ha nel Vangelo di San Matteo [cfr. Mt 28,19-20] il sigillo vincolante del Salvatore verso il Collegio Apostolico.

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Capirete bene che ci troviamo di fronte a un bivio e tra le due cose una è vera e l’altra falsa. O i cattolici in Italia hanno conquistato nel 2020 il trofeo Nietzsche e sono giunti alla morte di Dio visto come aggravio insopportabile in tempo di pandemia, e allora è bene che lo comunichino ufficialmente ai loro vescovi, anime belle dell’accoglienza, affinché ne prendano atto. Oppure, se così non fosse, i vescovi dovrebbero impedire che sul loro giornale circolino tali posizioni che non hanno altra conseguenza che aumentare la costernazione e il disagio di quel 12% di cattolici che ancora considera la Santa Messa indispensabile.

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Perché la Santa Messa è di Cristo, mica di un “Franceschiello” qualsiasi che con il suo editto galvanizza i marinai al grido di «Facite Ammuina» (fate confusione).

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E di ammuina – confusione – in questo periodo storico c’è ne fin troppo, dentro e fuori la Chiesa tanto da avere bisogno di pastori prudenti e saggi come il buon Vescovo emerito di Ascoli Piceno, Giovanni D’Ercole [cfr. mio precedente articolo, QUI] che ebbe l’ardire di affermare che «La Chiesa non è il luogo del contagio», dimostrando così un raro equilibrio tra prudenza pastorale e amore per il prossimo, il tutto coniugato con quel primato di obbedienza a Cristo prima che a Cesare.

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Ci dicono di obbedire? Bene lo faremo e con gioia, secondo quanto riportato dal Beato evangelista Luca nel libro degli Atti degli Apostoli. Obbedire riascoltando ai nostri giorni quella voce apostolica che ci dice:

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«Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie…» (At. 15,28)

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È questo che desideriamo sentire, cari padri vescovi. Imponeteci il giogo del necessario, volentieri porgeremo il nostro collo e le nostre spalle al dolce giogo dell’Eucaristia celebrata comunitariamente nel giorno del Signore, l’unico Signore necessario in una Chiesa di finti indispensabili.

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Allo stesso modo, anche per i fedeli è arrivato il momento di scegliere il necessario, attraversando i carboni ardenti della modernità e dei diritti assoluti, assunti a fanatismo contro la Chiesa. Tali diritti, anche in tempo di pandemia, non costituiscono mai un rimedio al male, si autodistruggono nell’immediato e si secolarizzano e legalizzano diventando diritti positivi che intaccano la carne dei più deboli e indifesi e attentano a quella componente sacramentale e liturgica che ha nell’Eucaristia il suo apice di fede necessaria, quotidianamente celebrata.

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Laconi, 4 novembre 2020

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Ricordiamo ai  Lettori che è in prevendita il libro dei Padri de L’Isola di Patmos, che potete ordinare sin da ora e riceverlo entro pochi giorni. Basta entrare nel nostro negozio librario: QUI.

 

 

 

 

 

 

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17 thoughts on “«Lo Spirito Santo e noi». Non ci sono più i vescovi e i cattolici di una volta

    1. Gentile Fabio,

      che l’espressione “Facite ammuina” sia o meno da considerarsi un fatto storico, ai fini dell’articolo, non appare determinante. Infatti, la citazione è stata scelta a semplice titolo esemplificativo, riportando una nota espressione dialettale, radicata nella cultura partenopea, che esprimere una ben chiara situazione di confusione o per meglio dire di chiasso. E proprio di chiasso non abbiamo bisogno in questo momento nella Chiesa, neanche se il chiasso proviene da un giornale definito “cattolico”, il quale sebbene non venga più comprato da nessuno – come da lei precisato – è da considerarsi sempre come la voce dei vescovi italiani. E a questo proposito – mi sia permesso dire – una voce chiassosa non più animata dalla Parola di Cristo ma da una parola laicizzata e laicizzante che dovrebbe destare inquietudine. Ogni bene.

    1. Capisco che purtroppo, la emozionalità basata sul “secondo me…”, “io penso…”, “io sento che…”, sta letteralmente accecando le persone.
      Semmai possa servire a farla ragionare, le copio-incollo il testo tradotto in italiano dalla fedele versione latina del solenne giuramento fatto dal ben poco eroico Arcivescovo Carlo Maria Vigano:

      «Io … alla presenza di … toccando con la mia mano i sacrosanti Vangeli di Dio, prometto di custodire fedelmente il segreto pontificio nelle cause e negli affari che devono essere trattati sotto tale segreto, cosicché in nessun modo, sotto pretesto alcuno, sia di bene maggiore, sia di causa urgentissima e gravissima, mi sarà lecito violare il predetto segreto. Prometto di custodire il segreto, come sopra, anche dopo la conclusione delle cause e degli affari, per i quali fosse imposto espressamente tale segreto. Qualora in qualche caso mi avvenisse di dubitare dell’obbligo del predetto segreto, mi atterrò all’interpretazione a favore del segreto stesso. Parimenti sono cosciente che il trasgressore di tale segreto commette un peccato grave. Che mi aiuti Dio e mi aiutino questi suoi Santi vangeli che tocco di mia mano»

      detto questo le domando: secondo lei, che cosa vuol dire

      «[…] in nessun modo, sotto pretesto alcuno, sia di bene maggiore, sia di causa urgentissima e gravissima, mi sarà lecito violare il predetto segreto»?

      Carlo Maria Viganò ha fatto ciò che avrei fatto io se per malaugurata ipotesi – è un esempio, sia chiaro – avessi violato il sigillo sacramentale riferendo pubblicamente che il Signor Caio, 50 anni, marito e padre di tre figlie, mi ha confessato che ha una irresistibile attrazione verso le prostitute minorenni con le quali più volte ha avuto rapporti sessuali.
      A quel punto io decido di violare il segreto motivando il tutto dicendo che era mia intenzione tutelare le giovani prostitute e svergognare pubblicamente il Signor Caio.

      Questo ha fatto Viganò, quindi la prego, non ce lo porti come modello, questo povero idolo di paglia che molti si sono innalzati sulle ceneri della nostra povera devastata Chiesa.

      1. Viganò, uno che sostiene che Trump deve salvare il mondo dalle tenebre e che Papa Francesco sia un emissario dell’anticristo. Ma come si fa ad andare appresso a questa gente? Come? Lui, don Minutella… Ora arrivano anche i commenti di un certo vice parroco del Savonese contro il Papa che sarebbe un eretico da convertire. Tutti a stracciarsi le vesti per le frasi del Papa sui gay, quando nella chiesa ormai la stragrande maggioranza dei sacerdoti sono gay, (tutto dimostrato, verificato, non ultimo dal giornalista Martel con il suo saggio Sodoma). Che poi, una delle poche certezze che si hanno oggi è che Papa Francesco non sia omosessuale. Ed è curioso, come scritto dallo stesso Martel, che guarda caso spesso i prelati che attaccano con più veemenza gli omosessuali e le presunte aperture siano proprio quelli omosessuali. I famosi “rigidi mondani” (conosciuti anche personalmente). Tutti con lo stesso stile. Pizzi, merletti, ossessione per la liturgia, spesso quella antica. Custodi della sacra dottrina, finché però non riguarda la loro camera da letto.

        1. Si legga questo libro:

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          io certe cose le ho analizzate e raccontante dall’interno, come prete e con cognizione di profonda causa, non sono un laico approssimativo e strafalcione come Martel. Lui fa gossip, io invece faccio testo, con rigore scientifico.

      2. Interessante la sua risposta
        Magari più in là esprimo un commento .
        Detto e premesso che io “ non sragiono “ ( lo deduco dalla sua affermazione ) e non tento di introdurre il “ virus Vigano’’ in questo forum ( come Lei lascia intendere…)
        Ciò che ha espresso il Vigano’ concorda perfettamente con ciò che penso io e che ho maturato nel tempo a prescindere da Vigano’.
        Non è tutto bianco o tutto nero .
        Di Vigano’ posso far mie alcune cose e altre no come di Padre Livio ( ho appena sentito la catechesi mattutina di oggi 9 novembre: e letteralmente perfetta ) come dei video di Lei caro Don Ariel e di questa rivista on Line che io ritengo buona a tratti ottima come condivido e seguo il Minutella ( mi perdoni la grave mancanza …. ma così è….) .
        Eppure in Vigano ‘ Padre Livio , Don Ariel , Minutella …. non c’è assolutamente uniformità nel discorso che portate avanti … anzi…

        Io seguo ascolto con vivo interesse ( addirittura di questo prezioso suo blog ne scarico gli articoli in versione cartacea e li tengo sotto forma di dispensa in libreria ) tutti senza pregiudizi e senza partigianeria da “ fan” per L uno o per L altro e poi faccio sintesi tenendomi ciò che attraverso il mio discernimento ( buono e cattivo che sia ) ritengo buono ( non c entra nulla il “ secondo me…” )
        Sottoponendo il tutto a continua verifica . Le partigianerie da “ fan “ o tutto bianco o tutto nero , non mi piacciono e falsano .
        A proposito :

        https://www.marcotosatti.com/2020/11/09/vigano-la-grande-informazione-censura-i-brogli-di-biden/

        Saluti

      3. Ho maturato L idea che questo quadretto descritto in modo chiaro da Cesare Sachetti sia nitidamente veritiero ( non è affatto complottismo … per niente) , al netto di Vigano’ o meno , l appello fatto dal medesimo alla preghiera dei cristiani di qualsiasi condizione , età , status sociale , salute o meno , perché il momento è molto serio , cruciale …. è valido ed ora più che mai opportuno

        Quello che sta succedendo è di una gravità inaudita e peggio ancora saranno le conseguenze( sopratutto per i cristiani …in particolare i Cattolici : Kamala Harris & company docet; preoccupa meno quel rimbambito/burattino di Biden ).
        Promuoveranno e sponsorizzeranno in tutto L Occidente tutto ciò che è anti cristiano come non è stato mai finora : verranno le precondizioni per accelerare anzi imporre lo spirito anti Cristiano .
        Chiamatelo tempo dell anticristo se volete …

  1. Stimato P. Ariel,
    in merito alle presunte gravi violazioni dei segreti papali da parte di Mons. Viganò, anche Cristo ha trasgredito la legge (“il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato”); il fine del bene della Chiesa (che riguarda la totalità delle persone) è molto più importante della tutela di una minoranza di persone, come nel paragone da Lei riportato che non ritengo equivalente. Ultimamente poi faccio molta fatica a riconoscere come tale l’attuale Papa (nel Credo diciamo “credo la Chiesa” non “il Papa”), oltretutto le dimissioni di Benedetto XVI sembrano essere state forzate e quindi invalide, sarebbe bastato lasciargli la guida spirituale e il resto dell’amministrazione esecutiva affidarlo ad un Collegio di Cardinali. Di una Chiesa succube al mondo e a Satana non so cosa farmene e anch’io ci rimango “solo per i Sacramenti” come diceva Don Milani.

    1. Cara Claudia,

      l’argomento è molto delicato e il suo paragone evangelico tende più all’emotivo (comprensibilissimo) che all’oggettivo.
      Sia chiaro, questo ragionare non è colpa sua, semmai colpa nostra che da troppo tempo abbiamo derogato alla nostra missione fondamentale: guidare e insegnare al Popolo di Dio, in quanto guide e maestri istituiti per Sacramento di grazia.

      Le rispondo per ordine:

      – Lei cita un passo evangelico tramite il quale Gesù Cristo mette in luce l’elemento della ipocrisia e il culto idolatrico dei precetti creati dagli uomini attorno alla Legge Mosaica. In molti altri passi dei Santi Vangeli, Gesù Cristo mostra non solo rispetto per la Legge, ma insegna quale sia il vero rispetto della Legge dei Santi Patriarchi e Profeti.

      – Noi siamo dotati di coscienza e di libero arbitrio in quanto menti pensanti e razionali. La Chiesa ha una complessa serie di leggi che in apparenza, in casi molto particolari, potrebbero apparire in conflitto con la nostra coscienza, con ciò che noi riteniamo bene, ammesso che lo sia. Qualora venisse a crearsi questo conflitto, come si è creato nel povero Arcivescovo Carlo Maria Viganò, che cosa dobbiamo seguire, come vescovi o presbiteri vincolati a precise e solenni promesse: quello che la Chiesa ci indica, o quello che noi riteniamo sia bene? E sia chiaro, questa, non è una questione di stile, di forma o peggio di cervello gettato all’ammasso, ma è proprio una questione di fede. Ovvio che mai, la Chiesa, potrà chiedermi, attraverso la legittima Autorità Ecclesiastica, di compiere azioni contrarie al depositum fidei e alla morale cattolica, o dei delitti, ma potrebbe chiedermi di osservare e ubbidire a molte cose sulle quali io non sono d’accordo, o che ritengo persino sbagliate e dannose. In quel caso, che cosa devo applicare? Applico il “ma secondo me … io penso che …” oppure mi rimetto in obbedienza alla Chiesa?
      Forse un esempio concreto le chiarirà meglio il tutto: quasi un decennio fa, in modo del tutto ingiusto, mi fu imposto di non scrivere e di non pubblicare. Ma non perché io scrivessi cose false o sconvenienti, tutt’altro! Ma perché avevo fustigato a giusta e meritata ragione diversi ecclesiastici, soprattutto la venefica lobby gay. E così, qualche curiale malizioso che si era sentito punto nel vivo, aveva convinto il mio vescovo di allora che “questo prete molesto” avrebbe potuto creargli problemi nella sua corsa verso il cardinalato, dato pressoché per certo e sicuro.
      Avrei potuto avere tutte le umane e apparenti ragioni per dire che non ero tenuto a ubbidire a un comando dato da un vescovo ambizioso che, preso in giro da dei curiali e dagli stessi toccato nel suo punto debole, mi aveva dato un comando del tutto ingiusto.
      Invece io ubbidii a quel comando ingiusto e per un anno intero non pubblicai più niente. Quel vescovo non è diventato cardinale, anzi ha fatto numerose figure meschine e infine, il suo ritiro dalla cattedra episcopale, fu salutato da tutto il presbiterio come la sventata fine del governo di un “pericolo pubblico”.
      Tutto questo per dirle: io ho il diritto di criticare l’Autorità Ecclesiastica, è la Chiesa stessa che mi concede il diritto all’esercizio del senso critico, anche in modo severo, sempre entro i limiti del consentito. Ciò che però non posso e non devo fare, è disubbidire all’Autorità Ecclesiastica ponendomi come giudice al di sopra di essa. Questo non posso e non devo farlo.
      Disubbidire a un comando, fosse anche ingiusto, per un presbitero è cosa gravissima. Meglio eseguire una cosa sbagliata in ubbidienza all’Autorità Ecclesiastica, che fare la cosa giusta in disubbidienza all’Autorità Ecclesiastica. Poi, dinanzi a Dio, l’Autorità Ecclesiastica che ha usato la propria potestas per indurre un presbitero a eseguire un ordine ingiusto o sbagliato o lesivo alla sua persona e dignità umana, dovrà seriamente risponderne sino al vero e proprio rischio di finire a patire in eterno all’Inferno.

      – E’ vero, nel Credo diciamo di “credere nella Chiesa e non nel Papa”, ma bisogna ricordare che il Romano Pontefice non è il presidente di una democratica repubblica parlamentare, ma il Vicario di Cristo sulla terra, legittimo successore del Beato Apostolo Pietro al quale Cristo Dio ha dato potere di legare e di sciogliere. Attenzione quindi a scindere “Chiesa” e “Papa”, come lei rischia di fare, perché è pericolosissimo. Detto questo: io posso anche affermare – e l’ho fatto più di una volta – che il Pontefice regnante corre il serio rischio di passare agli annali come uno dei peggiori Sommi Pontefici della storia della Chiesa. Questo lo posso dire, nessuno può impedirmelo. Ciò che non posso fare, né mai farò, è mettere in dubbio la sua legittima autorità e negargli la dovuta obbedienza e il dovuto rispetto. Attenzione: ubbidire e rispettare non vuol dire stimare. Si può infatti ubbidire e rispettare una persona senza essere ad alcun titolo tenuti a stimarla. La stima, infatti, se il Sommo Pontefice la vuole, se la deve guadagnare, perché non gli è dovuta, ma il rispetto e l’obbedienza sì, quelli gli sono dovuti.

      – Riguardo “le dimissione” a suo dire “forzate” di Benedetto XVI e per questo “non valide”, lei sta semplicemente affermando che il Venerabile Predecessore del Pontefice regnante è null’altro che un miserabile bugiardo. Le ricordo infatti che Benedetto XVI, in più occasioni, ha ribadito la piena e totale libertà del suo atto di rinuncia. Tenga poi conto che un romano Pontefice non si dimette, ma può fare atto di rinuncia. Ora, delle due l’una: o Benedetto XVI è appunto un bugiardo, oppure ha firmato l’atto di rinuncia con una rivoltella puntata alla testa. Ma non è vera né l’una né l’altra cosa, ce lo ha detto, spiegato e ribadito Benedetto XVI che in tal senso, o dice il vero – e io credo che lo dica – o è un bugiardo – e io non credo che lo sia -.

      – Don Lorenzo Milani io lo considero uno dei vari pessimi maestri del Novecento, ma questa è opinione mia basata su diversi suoi scritti, discorsi e azioni. Figurarsi, c’è un esercito di cattocomunisti che lo vorrebbe “santo subito!”. Detto questo: nella Chiesa non si rimane solo per i Sacramenti, perché i Sacramenti sono quella grazia soprannaturale che santifica un intero percorso di fede, attraverso quell’obbedienza che – per quanto il Milani sragionasse dicendo “l’obbedienza non è più una virtù – rimane sempre una fondamentale virtù.

      Dopo avere risposto alle sue affermazioni ci tengo a chiarirle che quando noi preti incontriamo fedeli che ragionano come lei, la domanda che dovremmo porci, in modo molto serio è molto urgente, sarebbe una sola: se i nostri fedeli ragionano così, dov’è che noi abbiamo sbagliato? Perché una cosa è certa: siamo noi che abbiamo sbagliato. E mi limito a noi preti, sorvolando per pudore sui nostri vescovi capaci a parlare solo di “poveri e migranti”, “periferie esistenziali” e “Chiesa in uscita”, mentre le membra del Popolo di Dio, sempre più smarrite, sono orfane di guide solide e sicure e le nostre chiese sempre più vuote.

      Lei, cara Claudia, nel suo ragionare sbagliato, non ha una bensì mille giustificazioni. Noi preti, invece, no. Non abbiamo neppure una sola e misera giustificazione.

      Preghi per noi e accetti la mia benedizione.

        1. Caro Stefano,

          chi non mi ha dato una cattedra vescovile, che né in passato né soprattutto in un momento come questo nostro presente avrei assolutamente mai accettato, ha tutta la mia più sincera e profonda gratitudine, perché mi ha salvato dall’Inferno su questa terra all’interno di questa Chiesa. Credo che nel giro massimo di un anno avrei dovuto rinunciare alla cattedra per la guerra all’ultimo sangue che mi avrebbero fatto, ma soprattutto per i problemi insormontabili che mi avrebbero creato buona parte dei miei preti e tutti i vescovi delle diocesi limitrofe che gli avrebbero dato man forte, subissando di proteste la Congregazione per i vescovi, semplicemente perché sarei stato colpevole di essere un vescovo cattolico.

        2. Nella mia diocesi a uno come Padre Ariel, su 90 preti che siamo: 20 (10 dei più giovani e 10 dei più vecchi) lo avrebbero portato sulla vecchia sedia gestatoria, e non gli avrebbero baciata solo la mano, ma anche la scarpa, e lo avrebbero anche proposto già in vita come santo patrono della diocesi, gli altri 70 preti gli avrebbero versato il cianuro dentro l’ampolla del vino per la santa messa.

      1. Gentile Padre Ivano,

        credo che il tema da lei trattato in questo intervento sia molto importante. Mi rendo conto che molto spesso proprio il tema “sabato per l’uomo” o “l’uomo per il sabato” mi crea molta confusione se provo ad estenderlo al di fuori del caso specifico del sabato per gli ebrei. Sono anche spesso confuso dal tema della coscienza versus obbedienza all’autorita’, e il concetto di “primato della coscienza” mi tormenta non poco perche’ spesso non riesco bene a capire se dei pensieri che ho vengono dalla mia coscienza (e se quindi devo darne importanza primaria) o se invece sono altro e quindi da ignorare per quanto possibile (ma allo stesso tempo ho paura ad ignorarli nel caso siano la coscienza e sarebbe peccato andarci contro)… e in fin dei conti, quindi, come riconoscere la vera voce di Dio dentro di noi. Credo che questo tema sia molto importante, e le vorrei chiedere gentilmente se potra’ scrivere in futuro un articolo ancora piu’ dettagliato di questa sua risposta, come una forma di catechiesi su un argomento su cui credo non essere l’unico ad avere le idee un po’ confuse, e che allo stesso tempo credo sia di fondamentale importanza.
        La ringrazio per questa sua risposta a Claudia, e in anticipo per un eventuale approfondimento su questo tema.

  2. Reverendo Padre Ivano,

    condivido con lei che vi è una scelta precisa da parte di gran parte dell’episcopato di far intendere alla gente che i Sacramenti, e in particolare il Sacrificio Eucaristico, non sono il cuore pulsante della nostra vita di fede, con tanti saluti al ‘liturgia culmen et fons’ promosso dal Concilio
    l’ho notato anche da una recente intervista del Santo Padre Francesco ( https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/10/30/papa-francesco-all-adnkronos-covid-corruzione-benedetto_chrA2saxr5INZHQvsZT44N.html?refresh_ce ), di cui riporto un passo che personalmente mi ha scandalizzato più delle affermazioni pontificali su gay e simili

    Non voglio entrare nelle decisioni politiche del governo italiano ma le racconto una storia che mi ha dato un dispiacere: ho saputo di un vescovo che ha affermato che con questa pandemia la gente si è “disabituata” – ha detto proprio così – ad andare in chiesa, che non tornerà più a inginocchiarsi davanti a un crocifisso o a ricevere il corpo di Cristo. Io dico che se questa “gente”, come la chiama il vescovo, veniva in chiesa per abitudine allora è meglio che resti pure a casa. E’ lo Spirito Santo che chiama la gente. Forse dopo questa dura prova, con queste nuove difficoltà, con la sofferenza che entra nelle case, i fedeli saranno più veri, più autentici, Mi creda, sarà così

    cioè, praticamente il Papa ha dato il via libera a violare il precetto domenicale a tutti i fedeli ‘non veri, non autentici’. di fatto è anche una negazione dei sacramenti come medicina per l’uomo malato

    1. Il Papa non ha dato il via libera a niente, ha detto solo che non si va a messa la domenica “per abitudine”. O perché “si è sempre fatto così”. Ha perfettamente ragione a dire che di fedeli così oggi non ne ha bisogno la chiesa. Questo Papa a mio avviso scandalizza non perché parla in maniera confusa, ma perché parla in maniera reale, senza troppi giri di parole.

      1. ma una persona è meglio che vada in chiesa per abitudine o non ci vada per niente?
        nel primo caso una persona può venir stimolata dalla Parola di Dio, dalla predica, dalla liturgia e passare da una relazione fredda con Dio a una più vera e piena. è vero che Dio può dare quando e come vuole la grazia della conversione, ma più buone occasioni buone ci sono meglio è
        nel secondo caso invece restandosene a casa cosa finisce a fare? finisce a guardarsi pornazzi!
        con la storia del ‘meglio pochi ma buoni’ rischiamo veramente di far morire la vita delle nostre comunità, e finiremo a rinchiuderci in un elitismo dannoso per noi e spiacente a Dio
        poi papa Francesco non aveva detto che la Chiesa è un ‘ospedale da campo’ per curare le ferite dell’umanità? e il ‘fedele per abitudine’ non è uno di questi malati? e noi lo vogliamo buttare fuori…

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