Lectio sulla Tradizione presso i Francescani dell’Immacolata tenuta da Ariel S. Levi di Gualdo

LECTIO  SULLA TRADIZIONE PRESSO I  FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA TENUTA DA ARIEL S. LEVI di GUALDO

 

«La Tradizione, tra il Gesù della Storia e il Cristo della fede» è stato l’argomento trattato dal Padre Ariel nel corso di una conferenza divisa in due lectiones.

 

Autore  Redazione dell'Isola di Patmos
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Redazione
dell’Isola di Patmos

 

 

Francescani della immacolata 1
I Frati Francescani dell’Immacolata con il Santo Padre Francesco

Il 2 Maggio, Ariel S. Levi di Gualdo ha tenuto in Roma una lectio sulla Tradizione presso i Francescani dell’Immacolata, pubblicata integralmente sul canale youtube dell’Isola di Patmos.

Rinnovando auspici d’ogni grazia del Signore a questa giovane e preziosa Famiglia religiosa, i Padri dell’Isola di Patmos ringraziano Fra Carlo per le riprese video e Jorge, collaboratore del Padre Ariel, per il montaggio del filmato.

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4 thoughts on “Lectio sulla Tradizione presso i Francescani dell’Immacolata tenuta da Ariel S. Levi di Gualdo

  1. Nella sicura certezza che non pubblicherà questo commento, mi domando e le domando, padre Ariel, come si è potuto permettere nella seconda parte della sua conferenza di sferrare un attacco critico simile ad un mostro sacro della ecclesiologia come Brunero Gherardini? Se io fossi il suo vescovo, forse, la richiamerei all’ordine, e forse, la obbligherei a meditare sull’umiltà, e lasciamo perdere la prudenza, lasciamo perdere …

  2. Caro Confratello,

    commenti come questo tuo, che per quanto mi riguarda non oserei mai di non pubblicare, richiederebbero anzitutto nome e cognome, qual virile segno di assunzione di responsabilità di ciò che si afferma, perché in assenza di presbiterale virilità, non si può parlare né di umiltà né di prudenza, ma di clericali stizzosi specializzati a lanciare il sasso al buio e ritirare poi la mano.

    Io ho rivolto delle critiche teologiche ad un venerabile confratello anziano con tutto il debito rispetto e nel legittimo esercizio della libertà dei figli di Dio.

    Detto questo aggiungo, anzi ti esorto a rivolgere a Mons. Brunero Gherardini questa serie di domande:

    1. Quando sei entrato l’ultima volta dentro un confessionale?
    2. Quante sono le persone che segui attraverso la direzione spirituale?
    3. Quando è stata l’ultima volta che hai portato la Comunione ad un ammalato?
    4. Quando è stata l’ultima volta che hai amministrato il Sacramento dell’Unzione degli Infermi?
    5. A quanti padri di famiglia, licenziati e rimasti cinquantenni senza lavoro ed in serie difficoltà nel guardare in faccia la moglie ed i figli, hai offerto parole di conforto?
    6. In che modo sei riuscito a convincere una ragazza di 22 anni, rimasta incinta dopo un rapporto con un amico occasionale a non abortire?
    7. In che modo, con quali argomentazioni e dopo quanti lunghi colloqui, sei riuscito a convincere un sacerdote trentenne catapultato dal mondo onirico del seminario alla realtà ecclesiale ed ecclesiastica tutt’altro che felice, a non abbandonare il sacerdozio?

    Potrei seguire con molte altre domande, ma qui mi fermo, dopo avere espresso, attraverso di esse, il genere di ministero pastorale che io svolgo giornalmente, avanti a tutto e anzitutto, pur dilettandomi ad approndire tematiche teologiche, dogmatiche e storico ecclesiali.

    Mons. Gherardini è il classico, pio ed amabile “trombone accademico” che parla di una pastorale e di una pastoralità che ahimé non esercita e che non ha in pratica mai esercitato, quindi che di fatto non conosce. E’ un indubbio mostro sacro della ecclesiologia, ma un mostro monco, come lo sarebbe un accademico di chirurgia clinica che parla e spiega in modo meticoloso la tecnica degli interventi, senza mai essere entrato dentro una sala operatoria, avere impugnato il bisturi, essersi sporcato le mani coperte dai guanti col sangue dei pazienti e via dicendo.

    Mons. Gherardini, uomo di straordinaria amabilità e di altrettanta profonda scienza, nelle sue conferenze scivola sulle colossali bucce di banana della non-concreta-conoscenza-pastorale, finendo a tal proposito per parlare di una pastorale tutta quanta accademica, intellettuale ed empirica. Da questo nasce la sua drammatica mal comprensione della “tremebonda” pastoralità del Concilio Vaticano II, nella quale è caduto ed ha abboccato come un luccio in curva quell’ottimo ragazzo del Padre Serafino Lanzetta FI.

    Non si può infatti perdersi sulle nuvole della Gerusalemme Celeste dimenticando in modo pericoloso la Gerusalemme Terrena.

    Mons. Gherardini ha prodotto non pochi danni – vedasi appunto Lanzetta e vari altri – perché ha usato male la sua scienza e la sua intelligenza, seminando dubbi insani sulla pastorale e la pastoralità del Vaticano II e di conseguenza generando pericolose ambiguità; questo è ciò che io penso e questo è ciò che ritengo in mio diritto di poter esprimere senza ledere la degnissima persona in questione, al quale và per età sacerdotale e per scienza la mia devozione.

    Le mie due conferenze sono piene di quesiti ai quali gli esponenti di questo pensiero che giocano sulle questioni di lana caprina e questionando sulla “parolina” a loro dire sbagliata, non hanno mai dato e non intendono dare risposta, per esempio:
    «Se a inizi anni Sessanta non vi fosse stato questo grande Concilio, che cosa ne sarebbe stato della Chiesa, se essa, in piena rivoluzione di pensiero e costume sociale, fosse stata proiettata agli inizi degli anni Settanta con uno stile sia pastorale sia di linguaggio che una società completamente trasformata non sarebbe stata più neppure in grado di recepire, oltre che di capire?».

    Per quanto riguarda il mio Vescovo, sono io il primo a suggerirti di segnalare alla sua attenzione il sottoscritto suo presbitero così poco umile e così poco prudente. Perché il mio Vescovo, prima di divenire tale, è stato per quarant’anni parroco a giornaliero contatto con la realtà pastorale; e al momento è amato dai suoi presbiteri e dai suoi fedeli. Altrettanto non si può dire di tanti suoi confratelli “professoroni” assurti anni addietro al grado sacramentale dell’episcopato senza alcuna esperienza pastorale. Quanti episcopati sono stati infatti concessi solo come ultimo “meritato” … “scatto di carriera”! Vescovi che hanno poi seminato veri e propri disastri nelle loro diocesi, alienandosi l’affetto e la stima dei propri preti. Perché a mio parere, un Vescovo che per tutta la vita ha fatto il professore in una università pontificia, limitandosi per anni a celebrare la Santa Messa in una cappella di suore, dinanzi ad un vecchio curato di campagna che per cinquant’anni ha fatto il parroco si dovrebbe mettere in ginocchio e imparare anzitutto l’ABC di ciò che mai ha imparato.
    E da prete e da teologo, in coscienza io ti dico che il sentimento cristiano, nel Popolo di Dio, non è stato salvato affatto dai “tromboni” dell’accademia teologica, ma da un esercito di anonimi curati di campagna, da generazioni e generazioni di preti del contado che conoscevano più o meno bene il latino e che con quattro rudimenti del Catechismo della Chiesa Cattolica ben imparati in seminario, hanno tenuta viva la fede nei Christi fideles.

    Io faccio il teologo perché prima di tutto e avanti a tutto sono un prete consapevole del fatto che, per fare i teologi, non è necessario essere preti e che appunto, il prete, è anzitutto un prete, vale a dire un pastore in cura d’anime. E non avendo mai avuto grilli per la testa, il prete l’ho sempre fatto nei posti più umili e spesso anche più dimenticati, mi sento a mio agio vestito di nero e non ho mai sognato colori rossi sgargianti.

    Se ti capita a tiro Mons. Gherardini, sii gentile, ricordaglielo a nome mio, cos’è un pastore e di conseguenza il concetto di pastorale.

    Amen!

  3. A dire il vero volevano farmi cardinale già all’ultimo concistoro, ma purtroppo l’Arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ed il Vescovo dell’Isola di Tonga, Soane Patita Paini Mafi, mi hanno rubato il posto, perché sono molto più intelligenti di me.
    Io non sono rimasto male, anzi l’ho presa proprio sportivamente ed ho ringraziato Dio dal profondo del cuore per avermi tenuto fuori dall’attuale Collegio cardinalizio.

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