Casus et Viganò “Quis ego sum respondendum est?”. pedophilia, sed etiam maxime late de homosexualitate pertractari ephebophilia clerici. Postremo vulneribus, quae, sub Ecclesiae piaciona piacioneria

- Ecclesia nuntium -

IL CASO VIGANÒ ED IL «CHI SONO IO PER RISPONDERE?». PAEDOPHILIA, EFEBOFILIA, Sed in hoc potissimum in immensis posito Clericis IMPUDICITIA NIMIS. PIACIONA Ecclesia in ultima pertinent ad ictus PIACIONERIA EXITIALIS.

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In itinere ab Hibernia reditu, una giornalista ha rivolto al Sommo Pontefice una domanda sul cosiddetto Caso Viganò, senza che però nessuno, a quanto sino ad oggi ho letto, abbia analizzata la risposta data dall’Augusto intervistato. in facto,, Sancti Patris, dinanzi alle questioni sollevate da un vescovo anziano ha esordito nei concreti fatti con un “Chi sono io per rispondere”? Eppure il quesito a cui rispondere è molto semplice: S.E. Mons. Carlo maria Viganò, dice il vero o dice il falso?

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auctor
S Arihel. Levi Tadinensis

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disinteresse e gratuità

Nei precedenti articoli ai quali rimando [Cf.. qUI, qUI], credo d’aver distinto con sufficiente rigore scientifico la differenza tra pedofilia, efebofilia e casi di omosessualità diffusi nel clero. O per usare le parole di un uomo di Dio, Cardinal Carlo Caffara, col quale più volte ebbi a parlare del problema ormai fuori controllo dei preti e degli ecclesiastici gay ai più alti vertici delle nostre gerarchie ecclesiastiche: «Siamo dinanzi a un problema di proporzioni ormai epidemiche!», rispose con addolorato sconforto il porporato.

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In uno di questi miei ultimi articoli rivolgo a taluni giornalisti esperti di faccende vaticane un preciso quesito che so bene rimarrà senza risposta, ossia se costoro credono che il Pontefice Regnante sia per fede, doctrina,, scienza e doti pastorali al di sopra di Gregorio I Magno. Quindi domando, in tono sicuramente ironico ma pertinente, se costoro sono veramente convinti del fatto che il Padre e il Figlio possono anche sbagliare a far procedere lo Spirito Santo, ma che il Pontefice Regnante non può invece sbagliare mai, qualsiasi cosa dica o faccia. Trovo infatti inquietante che costoro non si pongano neppure il problema che l’uomo Jorge Mario Bergoglio, come tutti noi nati con la macchia del peccato originale, è un essere imperfetto perché corrotto anch’esso come tutti gli umani da questa macchia, che da noi non è stata certo commessa, ma che ci è stata trasmessa dai nostri progenitori responsabili della natura corrupta [Catechismus Catholicae Ecclesiae,, nn. 385-412].

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A questi strenui difensori, per i quali forse l’uomo Jorge Mario Bergoglio, dopo il Verbo di Dio e la Beata Vergine Maria è considerato il terzo nato senza macchia di peccato originale nella storia dell’intera umanità, fanno da controcanto soggetti similmente ma diversamente pericolosi: gli odiatori del Pontefice Regnante, pronti ad aggredirlo e irriderlo in modo insolente per qualunque cosa egli dica o faccia, incluse le non poche cose giuste da lui dette e fatte nel corso del proprio pontificato, ma soprattutto dimenticando che egli, per quanto imperfetto, limitato e defettibile è il legittimo Successore di Pietro. Possiamo pertanto non apprezzarlo come persona, o come cosiddetto privatus Doctor, ma dobbiamo però rispettarlo e soprattutto ubbidirlo quando egli si esprime in materie di dottrina e di fede [Cf.. Mt 16, 13-20].

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Noi consacrati col Sacro Ordine Sacerdotale — ed è bene che io lo ricordi a certi generi di giornalisti laici —, al Vescovo che ci ha ordinati recitando su di noi la preghiera consacratoria, imponendoci le mani ed ungendoci col sacro crisma, abbiamo promesso rispetto e devota obbedienza, intellexerunt: a lui e al Vescovo di Roma, perché è in comunione col Vescovo della Diocesi e col Vescovo di Roma Padre della Chiesa universale che noi celebriamo e possiamo lecitamente e validamente celebrare il Sacrificio Eucaristico. Non abbiamo invece mai promesso che il Vescovo consacrante, quindi il Vescovo di Roma, ci sarebbe rimasto simpatico e che lo avremmo stimato. Abbiamo promesso che lo avremmo rispettato e ubbidito. Infatti noi siamo presbiteri consacrati col Sacramento dell’Ordine, non siamo certi vaticanisti che pare abbiano invece solennemente promessa simpatia e stima incondizionata a Jorge Mario Bergoglio, ovviamente il tutto Et amor Dei free, come spiegheremo in seguito …

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Una cosa che accomuna questi due estremi, che come dei binari ferroviari sono distanti tra di loro, che non si toccano ma che consentono però il transito dello stesso identico treno, è che il loro agire, sia esso favorevole ad oltranza o contrario ad oltranza a questo pontificato, non è gratuito, perché dietro gli uni e gli altri ci sono soldi e finanziatori; non ci sono le libere offerte dei Lettori unite alle offerte per le Sante Messe in suffragio dei defunti che il sottoscritto mette da sempre a totale disposizione delle spese de In insula, quæ appellatur Patmos,, con tanto di pubblico registro nel quale è documentata al centesimo sino all’ultima offerta ricevuta [per meglio intendersi, videre qUI]. Sono quindi arrivato a una conclusione: sia amare in modo cieco e acritico, sia odiare in modo altrettanto cieco ed acritico, a certe gente rende; e sia chiaro che rende sia in soldi sia in benefici di vario genere.

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S.E. Mons. Carlo maria Viganò, ha deciso di rendere pubblici fatti e situazioni note da sempre all’interno della Chiesa; e questi fatti che hanno in sé del luciferino sono noti anche a tutti i vaticanisti da sempre più introdotti nei cosiddetti sacri palazzi, nei quali è da stabilire cosa al momento di veramente sacro sopravviva [Cf.. memoriale di S.E. Mons. Carlo maria Viganò, qUI].

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In reditum trinus dall’Irlanda, una giornalista ha rivolto al Sommo Pontefice una domanda sul cosiddetto Caso Viganò, senza che però nessuno, a quanto sino ad oggi ho letto, abbia analizzata la risposta data dall’Augusto intervistato. in facto,, il Santo Padre pronto a correre a Lampedusa, pronto a dedicare risposte dettagliate e logorroiche sulla nave di migranti fermata di recente nel porto di Catania, pronto come più volte ho ricordato a lavare e baciare i piedi a musulmani e prostitute alla Missa in Coena Domini, nel giorno che si festeggia la istituzione della Santissima Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale, non certo la giornata del profugo e della prostituta, dinanzi alle questioni sollevate da un vescovo anziano ha esordito nei concreti fatti con un … “Chi sono io per rispondere”? [Cf.. momentum 20,47 del video che segue]. Mentre il giornale dei Vescovi d’Italia liquidava questo memoriale come «un dossier avvelenato» [Cf.. qUI].

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La stampa laicista, la stessa che per decenni ha pubblicamente linciato il Beato Pontefice Paolo VI, il Santo Pontefice Giovanni Paolo II e il Venerabile Pontefice Benedetto XVI, si è lanciata immediatamente alla difesa del Pontefice Regnante scaricando stille di veleno sull’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, senza però entrare nel merito di quanto egli afferma nel suo memoriale. Perché il quesito è molto semplice: Sua Eccellenza Reverendissima, dice il vero o dice il falso? E ciò detto ricordo che questo genere di stampa è composta dagli stessi giornalisti che quando all’epoca attaccavano il Sommo Pontefice Paolo VI e poi il Sommo Pontefice Giovanni Paolo, erano dei giovanotti aitanti dalle folte chiome, oggi sono invece calvi e soffrono di artrite reumatoide, ma sono rimasti nell’anima le stesse scorta semper. Ma soprattutto sono soggetti ai quali, oggi come quarant’anni fa, se qualcuno chiedesse loro di recitare le prime cinque parole di apertura del Credo, si quit, però magnificano sulla stampa ultra laicista questo «pontificato rivoluzionario» che ha dato vita a «svolte epocali» dalle quali «mai si tornerà indietro» perché «assolutamente irreversibili». hic, quod assolutezza della fede sulla quale costoro scrissero fiumi di veleno per denigrare il Cardinale Joseph Ratzinger quando la Congregazione per la Dottrina della Fede promulgò la dichiarazione Dominus Jesus [Cf.. qUI], l’hanno infine applicata al cosiddetto bergoglismo. Et haec, aut non placet, si chiama idolatria, o se preferiamo idolaicolatria.

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Abbiamo pertanto appreso da questi giornalisti che l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò avrebbe avuto una causa di successione col fratello e la sorella, che sarebbe stato allontanato dal ruolo che ricopriva come Segretario generale del Governatorato della Città del Vaticano, che sarebbe quindi un carrierista deluso, il quale aspirava a diventare Governatore e quindi cardinale … insomma: il “povero” e “astioso” Arcivescovo Carlo Maria Viganò, si sarebbe infine vendicato alla tenera età di settantasette anni per quelli che secondo lui erano dei torti subìti [Cf.. qUI, qUI, qUI, qUI, etc. …].

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Faccio notare ai membri di questa congrega giornalistica e blogghettara, inclusi diversi vaticanologi che difendono a spada tratta, patet, Et amor Dei free reigning in pontificem, qualsiasi cosa egli dica o faccia, che i peggiori scandali di pedofilia, quelli che hanno portato sino alla bancarotta diverse diocesi americane nel corso degli anni Novanta del Novecento, si sono verificati proprio per questi meccanismi di ragionamento con i quali oggi, talune scorta vaticanologhe tentano di difendere sia il difendibile sia soprattutto l’indifendibile. Sia pertanto chiaro a tutti loro e pure senza facile pena di smentita, che le diocesi americane hanno subìto quel che hanno subìto e pagato quel che hanno pagato, perché dinanzi alle denunce reagivano esattamente a questo modo:

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«Si tratta solo di ex seminaristi dimessi dal seminario che vogliono vendicarsisi tratta solo di un sacerdote che ha chiesto la dimissione dallo stato clericale e che adesso cerca di vendicarsi … si tratta solo di alcuni preti che hanno avuto problemi con quel vescovo e con quel cardinale e che adesso vogliono vendicarsi … si tratta solo di laici cattolici che con quel parroco hanno avuto problemi per il modo in cui egli aveva deciso di gestire la parrocchia e adesso vogliono vendicarsi … si tratta solo di gruppi di persone istigati dagli studi legali americani nel tentativo di estorcere somme di danaro in risarcimento danni a decenni di distanza da eventi tutti da dimostrare …».

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Gli scandali peggiori sono scoppiati in modo virulento con immane danno alla Chiesa, perché chi avrebbe dovuto intervenire ed agire in modo deciso e immediato ha dichiarato non attendibili sia i testimoni sia coloro che denunciavano certi gravi misfatti. Esattamente come di recente ha fatto il Cardinale Oscar Maradiaga, che vivendo all’ombra del sole vivo, essendo da esso irradiato è quindi sole vivo egli stesso, per ciò anch’egli esente da qualsiasi genere di critica e anch’esso nato senza macchia di peccato originale, sino al punto di poter affermare dinanzi a decine di seminaristi che hanno denunciato giri di omosessualità all’interno del suo seminario arcivescovile, con il coinvolgimento in essi dei formatori, che si tratta solo di «mormorazioni» di «seminaristi chiacchieroni» [Cf.. qUI]. Il tutto a poca distanza dalla dimissione del suo vescovo ausiliare, un gay conclamato di cui mai quella vergine illibata dell’Arcivescovo Oscar Maradiaga si era accorto, sempre per il fatto che anch’egli, nato senza macchia di peccato originale, non può avere neppure la più vaga capacità di percepire e cogliere situazioni peccaminose.

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hodie, diversa, scorta vaticanologhe, eludendo il discorso e informandoci delle cause di successione dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò con i familiari, o tentando di presentarlo come un carrierista al quale non è stato dato il contentino, ripropongono gli stessi identici schemi attraverso i quali abbiamo poi avuto gli scandali peggiori; non ultimo per il fatto che i potenti non potevano e non dovevano essere toccati, se poi venivano toccati, il tutto rischiava di risolversi con uno stizzoso … «Chi sono io per rispondere?».

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quidem, questo genere di reazioni allachi sono io per rispondere?”, sono tutte quante teologiche e da leggere nell’ottica della più alta mistagogia dogmatica, perché in esse è contenuto e racchiuso un grande mistero: il mistero dell’umiltà. Esattamente quella che forse rende il Pontefice Regnante ed altri soggetti a lui molto vicini più umili ancòra di Cristo stesso che «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini» [Cf.. II Fil 1, 6-7].

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La verità è che la Chiesa, nel corso degli ultimi cinque anni, ha cercato di piacere e di compiacere il mondo in tutti i modi. E per farlo ha anzitutto messo un esercito di persone sbagliate nei posti più delicati e quindi sbagliati. magis, come nel corso di questo Augusto Pontificato, era accaduto che degli ecclesiastici fossero destituiti, dimessi o cacciati senza alcun processo canonico, senza conoscere le accuse dei delatori e senza la possibilità di difendersi; il tutto mentre al tempo stesso, i promotori della New Church tutta misericordia, tenerezza e amore per tutto ciò che non è cattolico, irridevano il diritto, la legge e coloro che «idolatrano le norme canoniche». E qui ricordo che le norme canoniche sono state scritte a garanzia della giustizia e del mantenimento dell’ordine all’interno della Chiesa, per evitare qualsiasi forma di libero arbitrio e di abuso delle autorità ecclesiastiche. E si tratta di principi fondamentali, haec, che servono soprattutto per difendere i poveri, i deboli ed i fedeli operai della Vigna del Signore dai soprusi dei prepotenti, inclusi quei prepotenti ecclesiastici che irridono le norme canoniche e poi impongono le dittature del loro libero arbitrio; tutti soggetti dei quali, reigning in pontificem, non ha parlato mai, ma proprio mai! [Cf.. qUI]. E il tutto sempre con buona pace delle scorta vaticanologhe che non se ne accorgono e che se vengono poste dinanzi a queste inconfutabili evidenze dei fatti, allora tacciono e fuggono via, perché per loro l’uomo Jorge Mario Bergoglio è più perfetto nella propria umanità del Verbo di Dio fatto uomo. E detto questo la domanda sorge proprio d’obbligo: ma a tutti costoro, in benefici di vario genere, che cosa gliene viene, se sono disposti a negare sino a questi livelli la palese realtà dei fatti?

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Una Chiesa che vuole piacere a tutti i costi e costi quel che costi, che pone in risalto figure sgradevoli come il gesuita James Martin, impunito e impudente sostenitore della teoria del genere e dell’omosessualismo, in un proliferare di preti e soprattutto di vescovi che amoreggiano con le potenti mafia gay o cosiddette LGBT, come può osare parlare del grave, pericoloso e ormai devastante problema della omosessualità nel clero, giunto da tempo ai vertici delle massime cariche ecclesiastiche? Il Pontefice Regnante sollevò il problema «siamo pieni di omosessuali», parlando a porte chiuse ai Vescovi d’Italia riuniti in assemblea plenaria [Cf.. qUI], ma il problema è lungi, non solo dall’essere risolto, perché non si è neppure cominciato a trattarlo. Ciò con la conseguenza che le mafia gay hanno ormai imposto e piazzato propri uomini nel Collegio Episcopale ed a quanto provano i fatti anche nel Collegio Cardinalizio, con tutta la gaia proliferazione che n’è conseguita in questa nostra povera Chiesa visibile sempre più omosessualizzata e colpita dalle scariche di un autentico nubifrocio rerum.

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S.E. Mons. Carlo maria Viganò, ha sollevato questa questione, lo ha fatto come vescovo anziano e come ex Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America. A nessuno di noi interessano le sue questioni ereditarie familiari o le sue cause di successione, non ci interessa il processo alle sue intenzioni circa il fatto che egli si sarebbe sentito tradito nelle sue aspettative di carriera. Questo dare in pasto pillole di veleno all’opinione pubblica, da parte di certe scorta vaticanologhe è il danno peggiore che possa essere fatto alla Chiesa, perché a questo modo sono stati per anni coperti i preti pedofili e con essi i vescovi che li coprivano, mentre tutti gli accusatori erano incolpati di essere solo dei prevenuti rancorosi che cercavano unicamente vendetta.

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Il problema morale nella Chiesa non è rappresentato dalla pedofilia, che come ripeto ha toccato, seppure con effetti devastanti, un numero veramente molto esiguo di preti in giro per tutto il mondo; il problema della Chiesa è l’omosessualità diffusa nel clero. Ci sono ormai diocesi nelle quali, trovare un prete eterosessuale, è un’impresa che rasenta l’impossibile; e quei pochi preti eterosessuali che vi sopravvivono, sono ostracizzati e massacrati sia dai loro confratelli gay che degli ormai numerosi vescovi gay amicus.

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La moderna Chiesa accogliente e includente, tutta misericordia e tenerezza, che non giudica e che esalta il supremo tribunale della coscienza soggettiva, non osa più dire cosa è morale o immorale, cos’è lecito e cos’è peccato. L’unica sola immoralità pare infatti essere costituita dal respingimento degli immigrati clandestini che hanno pagato 5.000 Dollari un viaggio su un barcone, quando un biglietto aereo Sumptus parvus per giungere in Italia gli sarebbe costato 300 quod 400 Euro. E questo genere di Chiesa mondana e mondanizzante non può certo esprimere giudizi negativi sulla cultura omosessualista e la pratica dell’omosessualità. ita, l’unico peccato abominevole rimane la pedofilia, sino al punto di urlare “al pedofilo!” quanto un prete, semplicemente e giosamente omosessuale, ha avuto un rapporto sessuale con un minore consenziente di diciassette anni e undici mesi.

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Ma anche la Chiesa italiana, come certe scorta vaticanologhe, è forse davvero propensa a difendere Et amor Dei free certe cause, incluse quelle dei profughi veri o presunti? Perché mi sovviene un dubbio che lancio sul finire tra le righe, non essendo parte dell’argomento trattato: pare infatti che i soldi erogati dallo Stato alle varie istituzioni benefiche e caritative per l’assistenza dei profughi veri o presunti, sia ammontata nel corso dell’ultimo anno ad un importo superiore allo stesso gettito dell’Otto per Mille alla Chiesa Cattolica, vale a dire oltre un miliardo di Euro. E tutto questo fa sorgere in me un dubbio: in varie parti d’Italia, ed in modo del tutto particolare da Napoli in giù, è stato un proliferare di Onlus fondate da preti che hanno percepito e che percepiscono a tal fine erogazioni di fondi per l’assistenza dei profughi. Caratteristica di queste Onlus diffuse soprattutto nel Meridione d’Italia, nel quale come sappiamo esistono tre diverse Mafie, alle quali si aggiunge anche la mafia ecclesiastica di certi preti, è quella di non presentare mai i bilanci. Se poi andiamo alle Camere di Commercio per vedere gli statuti e verificare da chi sono costituite, scopriremo che queste Onlus sono composte dal fratello del prete assieme alla sorella del prete ed ai nipoti del prete … i quali ovviamente si spartiscono la torta Et amor Dei free!

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Quando anche questo grande amore per i profughi, che ripeto è del tutto Et amor Dei free, salterà fuori: altro che scandalo dei preti pedofili! In fondo è questa la vera piaga di quel clericalismo male indicato e male spiegato dal Sommo Pontefice nella sua Lettera al Popolo Santo di Dio [Cf.. qUI], vale a dire la clericale presunzione che noi siamo furbi, mentre tutti gli altri sono dei poveri ignoranti incapaci di capire che purtroppo, proprio come diceva una volta la sapienza popolare del Santo Popolo di Dio: «Senza soldi non si canta Messa!».

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E che la Madre di Dio Maria Santissima Madre della Chiesa possa intercedere per noi, ammesso che riesca ancòra a lungo a trattenere il braccio del suo Divino Figlio affinché non scateni la sua ira su di noi, avendoci peraltro chiaramente spiegato e informati che: «Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra» [Mt 11, 22]. Et iterum:: «In verità vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, die iudicii, sarà trattato con meno rigore di quella città» [Mt 10, 15].

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Spetterà poi a chi è più misericordioso e tenero di Gesù Cristo, contestare il suo giudizio e le sue punizioni accusandolo di non essere misericordioso.

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in insula, quæ appellatur Patmos, 27 August 2018

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3 cogitationes on "Casus et Viganò “Quis ego sum respondendum est?”. pedophilia, sed etiam maxime late de homosexualitate pertractari ephebophilia clerici. Postremo vulneribus, quae, sub Ecclesiae piaciona piacioneria

  1. ottimoveramente ottimo articolo che getta luce!
    un appunto da correggere…articuli, a metà circa, si cita un passo della Scrittura, che sarebbe diciamo l’inno alla divinità di Gesù. Lei scrive II Fil 1,6-7.
    E’ ovviamente un errore di battitura perchè non esiste una seconda lettera ai Filippesi e la giusta citazione è Fil 2,6 et hoc.
    spero di aver fatto cosa gradita

  2. Duole vedere che stanno usando la stessa tattica di sempre: il far finta di nulla e il tirar dritto verso la propria strada. Mi viene da pensare che siano così assuefatti dal peccato che non provino più nessuna vergogna o, più prosaicamente, lavorano per la dissoluzione finale. Per loro, haec, ci sarà di certo mentre la Chiesa, è sicuro, rifiorirà splendidamente proprio sul letame sparso con tanta alacrità da costoro

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