Per consecrationem panis et vinum idem episcopus sacerdoti tradita est cum sententia: «Accipite et populus sanctus offert sacrificium Eucharisticum conficiendi. Quid intelligis quod imitantur autem quod celebramus […]». Et ideo oportet scire opus ritualia principalem anthropologiae

— l’angolo della memoria storica —

ACTUS EPISCOPUM IN ORDINE inter sacra sacerdos panem et vinum iudicio: 'Adepto offerentis: regnum sancti mysterii eucharistico Sacrificio conficitur. IPSE DE COMPOTI qui volunt facere ut id quod imitantur celebramus […]». DA QUI LA NECESSITÀ DI CONOSCERE L’ESIGENZA ANTROPOLOGIA DEL RITO

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hodie, Ipsi recte possumus quaerere violati - operated in variis viis - ex pluribus locis in Virgins cultu inveniuntur, non de hostibus fidem implemented, sed potius haec ipsa qui clausos custodiant, uti et augendae ordine? Ecco dunque il fallimento di tante liturgie che si sono indirizzate unicamente verso la direzione intellettuale, quod eventually, In maxime casibus,, aliqua parva scholarum, in pessimi, sed, et sine fine caput - saepe intolerabilis - Sacerdos Disputatio!

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auctor
Paulus Milani

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'Accipe Spiritum populus offert sacrificium Eucharisticum conficiendi. renditi conto di ciò che farai imita ciò che celebrerai. conforma la tua vita al mistero della croce di cristo signore» [dal rito della sacra ordinazione dei presbìteri]

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antico rito egizio della imbalsamazione

Con questo nuovo articolo vorrei riflettere con i Lettori de In insula, quæ appellatur Patmos, sulle dinamiche del rito, non da un punto di vista propriamente liturgico, ma innanzitutto storico-antropologico.

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Negli ultimi decenni, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, et in Ecclesia,, a demolitione Derby fuerit et divini cultus ritualia, tant’è vero che anche a livello linguistico — che è sempre una spia interessante dei mutamenti di prospettiva e di visione delle cose — i termini stessi come “rito”, "Cultu", "Rite", Et assumpsit sono negans, nisi palam ad literam detrahens. usque hodie, backlash recens in in in lxx de moribus - et, sicut et vos scitis, saepe sunt maxime rabidus ultimum ictibus exactis occidentes, Sententia iam prope finem - se habet per modum religio Christiana necesse est in anima, et non videbitis et divinationes non nocivis. Hic temptabimus explicare et ad nostra legentibus, quæ appellatur Patmos Island, quod religio sit vitae potius sit pars constitutiva hominis.

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Historia de studiis ad Religiones ostendit, anthropologicus a visual, dimensio aliqua necessitate sed sacrorum religionis coetus, omni tempore cultura. E cercando di definire quali fossero gli elementi determinanti la “religione” in senso generalizzato e allargato, si è potuto cogliere come l’elemento “rito” sia imprescindibile.

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antico rito romano della sepoltura

La parola “rito” ha le sue origini nel vocabolario indoeuropeo; rta si ritrova nei Rgveda — i più antichi tra i libri sacri dell’India — e sta ad indicare l’ordine immanente del cosmo, in un senso molto vicino al termine LEX, la legge fondamentale del cosmo. “Rito” dunque si collega al senso di ordine cosmico, e di conseguenza anche morale, in contrapposizione al disordine, al caos, e quindi anche al male morale.

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Il rito è un gesto, o una serie di gesti, solitamente collettivi — ma possono anche esserci riti individuali — che vengono posti in essere nella prospettiva di una azione che va oltre la pura dimensione empirica immediata. Esso si situa all’interno di una precisa coordinata umana, che è la dimensione simbolica.

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Fra le varie definizioni dell’uomo che possiamo ricordare, come quelle di animale razionale, animale politico, animale sociale, forse la più appropriata e comprensiva di tutti gli altri aspetti è quella di animal symbolicus. È proprio a partire da questa capacità simbolica che l’uomo si differenzia dagli altri animali, ed è in grado di vivere tutte quelle dimensioni propriamente umane, come la cultura, la religione, l’arte.

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riti indù nell’isola di Goa

Le scoperte della paleoantropologia, a partire già dagli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, hanno fatto emergere questo elemento essenziale, original, che è stato anche definito come “la carta d’identità dell’uomo”. La capacità simbolica, alla quale inerisce alla capacità di cogliere e vivere il “sacro”, non è una qualità secondaria o derivata. Dunque il rito è atto simbolico per eccellenza: attraverso l’uso di realtà empiriche, materiali, appartenenti a questo mondo, si cerca di entrare in relazione con ciò che trascende questo mondo, Ciò viene vissuto anche nella celebrazione dei sacramenti nel cattolicesimo: elementi materiali, come acqua, olio, pane e via dicendo, sono utilizzati per significare e realizzare effettivamente la presenza operante di Dio.

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Le prime tracce rituali nella storia dell’umanità, si possono individuare nei riti funerari; benché di non sempre facile interpretazione. Le sepolture preistoriche forniscono molto materiale per una indagine sui riti, sono il segno certo di una attenta cura per i defunti. La presenza di segni simbolici rinvia ad una certa credenza in una vita dopo la morte, o di un possibile ritorno alla vita. Dopo i riti funerari, abbiamo tracce di riti di culto già nell’VIII millennio avanti Cristo; compaiono i due simboli chiave, il toro e la donna feconda, simboli di fertilità di vita, che daranno poi origine al culto di vere e proprie divinità. A partire dal V millennio avanti Cristo, troviamo invece molte rappresentazioni divine e immagini di oranti, con la tipica posizione delle braccia o delle mani levate al cielo.

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Il rito si colloca nell’esperienza esistenziale dell’uomo, significa la ricerca di un contatto con una realtà trascendente, operando un passaggio dal segno all’essere. Tutte le religioni, conoscono il rito; quamquam, in alcune, la parte rituale è ridotta al minimo, oppure in altre, Sed contra est, è notevolmente amplificata. Non esiste nessun fenomeno religioso, senza espressione rituale.

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riti tribali africani

Chi celebra un rito intende vivere un atto significativo per la propria vita, ossia porre un gesto che abbia e dia un senso, che veicoli un messaggio e comporti delle conseguenze, delle conseguenze non solo immediate ma che vadano al di là del momento. Il rito, come si può notare in tutte le esperienze religiose, ha sempre una, o più finalità, che possono essere le più disparate, come ad esempio: lodare la divinità, ottenere un buon raccolto, vincere sui nemici, guarire da una malattia, salvarsi l’anima e via dicendo a seguire. Solo per stare nel campo cattolico basterebbe guardare all’indice del Messale per le Messe ad diversa, con tutta la ricchezza di intenzioni che l’esperienza del popolo di Dio ha manifestato.

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Secondo gli studiosi di Storia delle Religioni l 'homo religiosus fa riferimento ad un archetipo originario, un archetipo celeste; in un linguaggio più vicino alle grandi religioni rivelate potremmo dire che fa riferimento alla Realtà trascendente divina. Attraverso l’azione rituale l’uomo cerca di realizzare in terra l’archetipo celeste e cerca altresì di far riferimento al tempo primordiale, archetipico, all’Illud tempus.

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Il rito svolge la determinante funzione di rendere sempre attuale il mito — inteso secondo la terminologia degli storici delle religioni, id est paro of opinionibus, certo argumento doctrinae fecit religio -, tum quid significat quod expressio Prosperi Aquitani: lex orandi lex credendi. Igitur non est magis immediata inter id quod creditur ad quæ celebratur, et quod celebratur.

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Nam Catholico, salvificam actionem Christi,, Non enim est aequalis et in actione sacramentali, scilicet effective per ipsum. etiam, lex hostiae, etiam ludit a decretorium munus in unum et tenere compaginare, ordinata e rettamente orientata l’intera comunità dei credenti.

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rito ancestrale degli antenati in Corea

Per compiere un rito è altresì necessario che ci sia uno spazio sacro, che si distingue dal resto. Per l’homo religiosus lo spazio è disomogeneo: vi è uno spazio sacro e uno spazio profano. Lo spazio profano è quello del caos, del disordine, della non significanza; lo spazio sacro è lo spazio ordinato, con un senso, un orientamento. Vi possono essere una grande varietà di spazi consacrati: una caverna, un cerchio di pietre, un albero, un semplice tappeto, fino alle manifestazioni più evidenti che si manifestano nella costruzione dei Templi, nelle grandi civiltà.

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Il Tempio intende essere una riproduzione sulla terra di un modello trascendente, diventa il luogo santo per eccellenza, luogo di santificazione e di orientamento per il mondo. Testimonianza di ciò in campo cristiano, e cattolico in particolare, è tutta l’edilizia sacra che ha letteralmente ricoperto i nostri territori di cattedrali, basiliche, ecclesiarum, oratori … spesso veri e insuperabili capolavori d’arte. Un investimento di personale, denari, energie, che ha attraversato i secoli.

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hodie, Ipsi recte possumus quaerere violati - operated in variis viis - ex pluribus locis in Virgins cultu inveniuntur, non de hostibus fidem implemented, sed potius haec ipsa qui clausos custodiant, uti et augendae ordine?

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Il rito occupa e deve occupare un posto fondamentale nella vita cristiana. Un cristianesimo senza ritualità, significherebbe l’amputazione di una dimensione appartenente alla stessa esperienza umana; senza rito ci troveremmo di fronte ad una esperienza non pienamente umana, in quanto si ridurrebbe la fede cristiana alla sua sola dimensione morale o intellettuale. Una fede irrituale sarebbe un’espressione anti-umana e, haec, sarebbe non cristiana, quia, Incarnatio, Verbum caro factum est [Cf.. Gv 1, 14], assumendo — eccetto il peccato — tutto ciò che c’è ed appartiene all’esperienza umana [Cf.. in 2, 5-11].

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linea strano! Non è un rabbino che celebra il Paschae sciens de Israel! uel Tefillah di Shabbath, è un prete cattolico che celebra per una comunità neocatecumenale un rito che dovrebbe essere il Sacrificio Eucaristico della Santa Messa

Ecco dunque il fallimento di tante liturgie che si sono indirizzate solo verso la direzione intellettuale, quod eventually, In maxime casibus,, aliqua parva scholarum, in pessimi, sed, et sine fine caput - saepe intolerabilis - Sacerdos Disputatio!

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Non si può impunemente andare contro la natura dell’uomo, perché una volta dimenticato o trascurato il vero culto, si finisce inevitabilmente per ricorrere a dei surrogati: quante laiche o profane liturgie hanno sostituito il culto divino! Ogni cambiamento arbitrario, improvvisato, immotivato, inventato di sana pianta, porta con sé delle inevitabili conseguenze sul piano della dottrina e della vita comunitaria. Il rito deve, natura, essere ripetitivo, deve cioè godere di una determinata stabilitas, una continuità nel tempo e nello spazio. Quando invece il rito è continuamente manomesso, in vari modi, come purtroppo abbiamo potuto constatare in casa cattolica, soprattutto a partire dal post-concilio, le conseguenze, a medio e lungo termine, sono devastanti. La dottrina cattolica, a lungo andare, finisce con l’essere negata, dimenticata o quantomeno adulterata dall’instabilità dell’azione liturgica.

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La vita della comunità cristiana viene scompaginata, venendo a mancare punti di riferimento saldi; e questo lo dico anche solo da un punto di vista dell’antropologia. Di tutto questo ne è triste e drammatica testimonianza il crollo verticale della partecipazione ai Sacramenti in genere, ed alla Messa festiva in particolare. quidem, anche all’interno del cattolicesimo, i riti possono vivere delle riforme, ma appunto delle ri-forme, vale a dire riportare alla forma originale, ma non a delle de-forme intese come delle deformazioni della verità rivelata, o peggio delle parodie di essa.

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eppure lo sappiamo bene quali sono i risultati del linea strano e della distruzione della struttura fissa, non alterabile e universale del sacro rito, il risultato sono le chiese vuote.

L’uccisione, o il grave ferimento del rito ha portato all’agonia di molte comunità cristiane; per qualche tempo, anche decenni, si è vissuto “col fieno in cascina” accumulato precedentemente, ma ormai le scorte sono quasi esaurite!

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Il cristianesimo non si può esaurire nella sola dimensione rituale. Questo va affermato a chiare lettere, in particolare contro certi vuoti ritualismi di Lace & corigiam che sconfinano nella patologia della ritualità, che non supportano una vita orientata al Vangelo ed alla Carità. autem, senza il rito, la fede cristiana corre il rischio di perdere la sua dimensione verticale e di appiattirsi su una vaga morale che, senza più essere alimentata dall’alto, si riduce a sterile sforzo umano, inevitabilmente appiattito sulle morali di moda nel mondo del momento.

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Novaria, 6 Februarius 2019

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«Et cognoscetis veritatem et veritas liberabit vos» [Gv 8,32],
sed adducere, nedum veritatem diffundendam et defendendam
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