La saggezza di Ipazia gatta romana. La sciatteria clericale è divenuta quell’ottavo Sacramento che il Sommo Pontefice esalta. Appello: regalate un saturno di castorino al Padre Ariel, sarà lieto di indossarlo

– attualità –

LA SAGGEZZA DI IPAZIA GATTA ROMANA. LA SCIATTERIA CLERICALE È DIVENUTA QUELL’ OTTAVO SACRAMENTO CHE IL SOMMO PONTEFICE ESALTA. APPELLO: REGALATE UN SATURNO DI CASTORINO AL PADRE ARIEL, SARÀ LIETO DI INDOSSARLO

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Oggi, per udire il Santo Padre usare la parola «vergogna», bisogna respingere i colonizzatori islamici dell’Europa, o chiudere le porte a delinquenti e potenziali terroristi fatti passare in modo truffaldino per profughi, oppure bisogna indossare una talare; quella talare che da sempre, i preti, hanno usato come segno di sobrietà e di distacco dalla mondanità, ma anche come segno di quella riconoscibilità da alcuni pagata sino allo spargimento del proprio sangue.

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Autore Ipazia gatta romana
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Ipazia gatta romana

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Preti mondani vanitosi come le donne – il Beato Rolando Rivi, seminarista, in talare e saturno, ucciso a 15 anni in odio alla fede cattolica per essersi rifiutato di togliersi la talare di dosso

Durante un briefing col Gruppo della Azione Gattolica Italiana dedicato a Gatto Pio, martire della rivoluzione spagnola del 1937, commentando l’ultima perla uscita dalla Domus Sanctae Marthae diffusa da Zenit [cf. QUI], gattopardesca agenzia stampa fondata dai Legionari di Cristo, emblema ieri del rigore e della santa tradizione sotto i pontificati di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, oggi ridotta ad una succursale della Teologia della Liberazione, ho espresso a gatti e gatte che se il mio direttore spirituale, il Padre Ariel S. Levi di Gualdo, fosse il rettore di un seminario, oggi avrebbe difficoltà a istruire i candidati al sacerdozio. Per esempio sullo stile di linguaggio del sacerdote, che può essere anche deciso e duro, quando il caso lo richiede. Come a volte sono richiesti giudizi netti, laddove non è possibile chiamare diversamente il male, che tale va’ sempre chiamato, indicato e fuggito. Ammesso che in tal senso il Vangelo e la letteratura di San Paolo Apostolo abbiano sempre un significato ben preciso.

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Preti mondani vanitosi come le donne – il cadavere del Presbitero Umberto Pessina, ucciso in odio alla fede cattolica e morto dentro la sua mondana talare

Il parlare del Sacerdote, ad alto o basso tono, amorevole o severo secondo quanto richiesto dal caso, deve essere mosso sempre da spirito di imparzialità. Il sacerdote deve essere equilibrato, non lasciarsi influenzare dagli umori personali e meno che mai dall’orgoglio ferito.

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Per meglio trasmettere il messaggio, potrei portare più esempi di vita vissuta del mio direttore spirituale, che ogni tanto si confida con me, specie la sera prima di dormire, quando io mi metto sul suo letto in fondo ai suoi piedi recitando la coroncina a Gatto Pio. Ricordo per esempio che il mio buon Padre fu chiamato anni fa da due prelati per dare un parere su un certo sacerdote, al quale essi stavan guardando per un particolare incarico. Questo sacerdote, quando il mio buon Padre si stava preparando ai sacri ordini, tentò di rendergli il percorso vocazionale un inferno, d’impedirgli l’accesso al sacerdozio, ma soprattutto di divenire sacerdote in quella diocesi, ricorrendo a tal fine a illazioni, alla semina di veleni e via dicendo. Ciò non perché vi fossero motivi, ma perché aveva deciso di nutrire verso di lui antipatia. Tutto questo motivato dal fatto che in lui, anziché un futuro confratello, aveva deciso di vedere un potenziale concorrente, secondo lo stile di quei preti che considerano il presbiterio un pollaio del quale si sentono i galletti incontrastati.

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Preti mondani vanitosi come le donne – il Presbitero Giovanni Minzoni, ucciso a bastonate dentro la sua mondana talare

Quale occasione migliore poteva presentarsi al mio buon Padre? Due prelati dai quali dipendeva quell’incarico, che si rimettevano al suo parere, sapendo che lui conosceva il soggetto in questione, loro no. Quell’episodio mi ha insegnato, come futura filosofa metafisica, che gli uomini dotati dell’animo sacerdotale e dello spirito di governo pastorale, non devono mai cedere agli umori personali …

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fu così che il mio buon Padre rispose nel merito della domanda a lui rivolta su uno dei suoi più feroci nemici, affermando in modo imparziale: «Per questo genere di incarico non vedrei elemento migliore di questo giovane sacerdote al quale voi avete pensato, non ultimo anche in considerazione del livello molto basso dei membri di quel presbitèrio».

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Preti mondani vanitosi come le donne – se questo prete non fosse stato un rigido e un mondano, si sarebbe fatto fucilare in bermuda con al collo una stola fatta coi colori della bandiera della pace.

Questo galletto seguita tutt’oggi a odiare il mio buon Padre, mosso da un malanimo affatto mitigato ma accresciuto nel corso degli anni. Lungi dal darsi pace, ha tentato di creargli ulteriori problemi in quel presbiterio, usando come braccio armato la propria adorante corte di omuncoli, se non peggio di donnette. Forse costui pensa che l’incarico avuto a suo tempo dipenda da chissà quali prelatoni ammaliati dalla sua scienza e dal suo irresistibile fascino intellettuale, mentre invece – come a volte può accadere nella Chiesa –, dipende dal giudizio positivo dato da un prete imparziale relegato da sempre nei margini più periferici di quella struttura ecclesiastica sempre più simile alla Camorra, alla N’drangheta ed a Cosa Nostra. Giudizio – quello del mio buon Padre – che a suo tempo fu preso letteralmente come oro colato, proprio perché considerato leale e imparziale. 

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Preti mondani vanitosi come le donne – il Presbitero Virginio Icardi, un altro giovane mondano ucciso dentro la sua talare

Al ché mi chiedo – sempre se per ipotesi il mio buon Padre fosse rettore di un seminario – in che modo potrebbe istruire i seminaristi alla imparzialità e alla fuga dall’agire umorale? Correrebbe il rischio che qualche seminarista dotato di un neurone in più, gli risponda: «Il Papa, però, in quanto a parzialità, spirito umorale e giudizi avventati giocati sul caricaturale e persino sul discredito altrui, non è che ci vada poi tanto leggero».

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Preti mondani vanitosi come le donne – il Presbitero Mario Borzaga, altro giovane prete vanitoso ucciso dentro la sua talare

In effetti, il Sommo Pontefice ha gridato quasi allo scandalo verso i preti “mondani” con la talare e col saturno in testa, ma non ha mai espresso una parola sui numerosi preti che disattendendo le norme canoniche, per esempio andando in giro con i jeans e le magliette variopinte. Non una parola ha mai espresso il Santo Padre su quei preti che in estate si presentano in sacrestia con i bermuda a fiori e le ciabatte ai piedi, indossando un camice e una sciarpina coi colori arcobaleno che vorrebbe essere una stola, ed andando parati in modo così indecente all’altare per celebrare la Santa Messa. Può essere però che quelli, per il Santo Padre, non siano preti mondani, ma preti di frontiera, preti di periferia, preti di strada, forse prossimi alla nomina episcopale, mica come quei mondanacci che osano indossare sempre le talari, memori non ultimo di quanti loro confratelli, anche in tempi recenti, dentro le talari ci sono morti di morte violenta.

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Prendo quindi atto che il mio buon Padre è un prete mondano, perché la talare la indossa sempre, tutti i giorni. E le sue talari sono di eccellente fattura, fatte su misura dal sarto e rigorosamente pagate da sua madre e da suo fratello, i quali più volte, quando gli hanno chiesto di che cosa in particolare avesse bisogno, in varie occasioni si sono sentiti rispondere: «Una bella talare nuova, perché usandola tutti i giorni, già si cominciano a vedere i segni del tempo».

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Preti mondani vanitosi come le donne – il Presbitero Francesco Spoto, morto martire in odio alla fede dentro la sua talare

Tra il mio buon Padre, che rientra a quanto pare nella categoria dei mondani, ed i preti sociali, preti di strada, preti di periferia e di frontiera oggi tanto di moda e tanto beneamati dal Santo Padre, c’è però una gran differenza: dopo che il suo cellulare pagato 48 euro ad un discount si spense dopo tre anni di uso e non si riaccese mai più, sua cognata gli regalò un suo vecchio telefono cellulare di seconda mano e di quarta generazione addietro. E ciò al contrario dei tanti preti sociali, preti di strada, preti di periferia e di frontiera oggi tanto di moda e tanto beneamati dal Santo Padre, i quali sempre e di rigore hanno gli ultimi e più costosi modelli di telefono cellulare.

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Dall’anno 2010 il mio buon Padre usa un computer portatile acquistato durante le liquidazioni ai magazzini vaticani, mentre i tanti preti sociali, preti di strada, preti di periferia e di frontiera oggi tanto di moda e tanto beneamati dal Santo Padre, quelli per intendersi che si presentano a far gioire l’Augusto Inquilino della Domus Sanctae Marthae con i loro clergyman scollacciati e sdruciti, hanno di prassi e di rigore i gadget elettronici di ultima generazione, più costosi e soprattutto più inutili, il costo dei quali equivale a tre volte tanto quello di una talare di buona fattura. E molti di costoro non esitano a celebrare la Santa Messa dentro i cocci di terracotta colorata, semmai spiegando ai fedeli che «Papa Francesco vuole una Chiesa povera per i poveri». Però, dopo avere messo il Preziosissimo Corpo e Sangue di Cristo dentro scodelle di terracotta, nelle loro abitazioni private hanno maxi schermi televisivi pagati migliaia di euro. Il mio buon Padre, emblema della mondanità in talare, è stato per anni senza avere il televisore in casa; e quando infine lo ha acquistato – non reputando opportuno privarne il suo collaboratore che da anni vive con lui –, ha speso 188 euro per acquistare una modesta sottomarca anonima. Però … è un mondano in talare. E non approfondiamo neppure il tema dei tanti preti sociali, preti di strada, preti di periferia e di frontiera oggi tanto di moda e tanto beneamati dal Santo Padre, che pur provenendo da famiglie povere o molto modeste, dopo essere entrati in seminario con le pezze attaccate addosso e dopo essere stati mantenuti per tutto il ciclo formativo dalle diocesi o da qualche benefattore, dopo avere indossato per tutta la vita abiti civili squallidi e paramenti sintetici logori e puzzolenti per le sacre celebrazioni, alla loro morte lasciano in eredità due o tre appartamenti di pregio agli amati nipoti assieme a due o tre milioni di euro in depositi bancari, ed al tempo stesso le spese del funerale da pagare a carico della diocesi. E vogliamo forse parlare dei tanti preti sociali, preti di strada, preti di periferia e di frontiera oggi tanto di moda e tanto beneamati dal Santo Padre, che hanno venduto agli antiquari ed ai collezionisti d’arte preziosi paramenti antichi, suppellettili d’altare e pregevoli opere d’arte appartenenti alle chiese parrocchiali? Perché se qualcuno crede che lo abbiano fatto per sfamare i poveri, in tal caso mostrerebbe davvero di vivere nella fantasia di Alice nel Paese delle Meraviglie.

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Preti mondani vanitosi come le donne – il giovane Presbitero Ubaldo Marchionne, ucciso all’altare a colpi di mitra mentre stava distribuendo la Comunione.

Mi dispiace che il Santo Padre abbia abbinato la talare alla mondanità, ben guardandosi però dal parlare dei preti mondani in jeans e maglietta variopinta che spesso traboccano vizi pessimi e quasi di rigore sempre molto costosi. Ma soprattutto, una cosa che respingo al Venerabile Mittente, è l’infelice paragone tra la vanitosità delle donne e certi indossatori di talari. La respingo per un motivo semplice: il mio buon Padre la talare la porta anche per nascondere in modo discreto ciò che ci porta sotto dalla vita in giù. Perché di questi tempi e in questa Chiesa così mal ridotta, per diventare preti occorrono, oltre al dono di grazia di una fede granitica, anche degli attributi virili notevoli e pure lodevoli. Attributi che sarebbe sconveniente far intravedere dai pantaloni. Anche per questo motivo egli porta la talare, per una questione di comune senso del pudore.

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Preti mondani vanitosi come le donne – la pisside forata da un proiettile tenuta in mano dal giovane Presbitero Ubaldo Marchionne ucciso rivestito delle insegne sacerdotali col Santissimo Sacramento in mano

Detto questo rimando i Lettori ad un articolo pubblicato in passato da Ariel S. Levi di Gualdo per le nostre colonne di Theologica, dove si parla e si spiega l’alto valore spirituale, pastorale e anche sociologico dell’abito del prete, che per la legge ecclesiastica disattesa, malgrado alcuni decenni di richiami in tal senso da parte dei tre predecessori del Pontefice Regnante, rimane la talare, ma soprattutto rimane sempre obbligatoria. Perché dunque, il Santo Padre, invece di ricordare che la talare è obbligatoria e che il clergyman può essere usato solo in alternativa, nei casi di necessità e mai di usuale prassi, si è preso invece beffa di chi rispetta ancor oggi una legge canonica della Chiesa, dopo avere indicato in varie altre circostanze il rispetto della legge come rigidità e l’uso dell’abito ecclesiastico come sinonimo di mondanità ?

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modello di saturno in castorino, sarebbe un ottimo regalo natalizio per il Padre Ariel [cf. QUI]

Ma d’altronde, oggi, per udire il Santo Padre usare la parola «vergogna», bisogna respingere i colonizzatori islamici dell’Europa, o chiudere le porte a delinquenti e potenziali terroristi fatti passare in modo truffaldino per profughi, oppure bisogna indossare una talare; quella talare che da sempre, i preti, hanno usato come segno di sobrietà e di distacco dalla mondanità, ma anche come segno di quella riconoscibilità da alcuni pagata sino allo spargimento del proprio sangue. E quando il bene è mutato in male ed il male in bene, il rispetto delle leggi canoniche è sbeffeggiato come rigidità e lo sprezzo delle leggi canoniche elevato a segno di grande apertura pastorale e sociale; quando il decoro esteriore della dignità sacerdotale è mutato in mondana vanità e la sciatteria pretesca elevata a rango di grande apertura sociale e di alta pastoralità, vuol dire che siamo messi molto male, o come dice un triste ma saggio detto popolare: «Il pesce puzza a partire dalla testa».

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Romolo, gatto del quartiere Centocelle, condannato a due anni e tre mesi per atti di vandalismo, è uno dei diversi gatti assistiti in carcere dall’Azione Gattolica Italiana di Ipazia gatta romana

Se in occasione del Santo Natale, qualche Lettore volesse donare un saturno di castorino al Padre Ariel, egli sarà ben lieto di indossarlo in memoria del Beato Rolando Rivi, il giovane seminarista ucciso in odio alla fede dopo che gli fu comandato di togliersi di dosso la talare. Rispose il martire ragazzino: «Non me la tolgo, perché è il segno che io appartengo a Gesù».

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Ricordo ai nostri Lettori che col Gruppo dell’Azione Gattolica Italiana, sono dedita all’assistenza dei gatti in carcere, ai quali garantiremo una particolare vicinanza spirituale durante questo Santo Natale.

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vedere articolo  cliccando sotto:

I MUSULMANI OSTENTANO, I PRETI SI NASCONDONO. IL CONCETTO TEOLOGICO DELL’ABITO SACERDOTALE E RELIGIOSO: «SIA CHE MANGIATE, SIA CHE BEVIATE …»

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Cari Lettori.

Come vi abbiamo ricordato in un nostro dettagliato resoconto [vedere QUI], a fine dicembre dobbiamo rinnovare tutti gli abbonamenti di servizio e contiamo sul vostro aiuto, perché sino ad oggi abbiamo potuto adempiervi ogni anno grazie alle vostre offerte. Potete inviarci le vostre offerte usando il comodo e sicuro sistema Paypal sul quale si trova il conto dell’Isola di Patmos [vedere sotto …]

Dio ve ne renda merito.

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7 thoughts on “La saggezza di Ipazia gatta romana. La sciatteria clericale è divenuta quell’ottavo Sacramento che il Sommo Pontefice esalta. Appello: regalate un saturno di castorino al Padre Ariel, sarà lieto di indossarlo

    1. Caro Beppe.

      Dopo questa … “messa show“, tutta giocata sull’irreale emotivo, quante prostitute si sono convertite e quante, appena terminata la celebrazione, sono tornare subito al loro lavoro ?
      Perchè Maria Maddalena, pentita e perdonata, ha cambiata vita divenendo una seguace del Signore Gesù, non è tornata a fare immediatamente marchette.

      A titolo di cronaca: il Sommo Pontefice Benedetto XIII, canonizzò ed elesse Santa Margherita da Cortona a patrona delle prostitute pentite.
      Attenzione: non “delle prostitute”, ma delle “prostitute pentite”.

      http://www.santiebeati.it/dettaglio/31450

      In caso contrario, si rischia di confezionare una Santa Messa dai risvolti quasi sacrileghi per la gioia degli ultra laicisti de Il Corriere della Sera.

      1. p. Ariel,
        grazie per la sua chiarezza e limpidezza di insegnamento. Ritengo scandaloso e sacrilego che sacerdoti, ed i loro vescovi, scelgano di officiare (non mi sente di usare il verbo “celebrare”) questi eventi (che purtroppo sono Sante Messe) dove il Corpo ed il Sangue Santissimo di Cristo sono banalizzati e resi quasi un rimedio sciamanico ai mali dell’anima. Emotività, emozionalismo, relativismo, falsa carità ecc. ecc. cancri della Chiesa. Che fare oltre che denunciare questi fatti, come fa Lei e L’Isola di Patmos e nel nostro piccolo tanti credenti come me, se non pregare? Che il Cuore Immacolato di Maria interceda per noi ed il mondo intero presso il Padre.

  1. In economia si parla di variabili pro-cicliche o anti-cicliche. Per esempio, durante un ciclo recessivo possono esserci dei fenomeni pro-ciclici che tendono ad accentuare questa negatività. Allora chi governa è posto davanti alla questione di valutare l’opportunità di varare delle misure anti-cicliche. La cosa che colpisce di questo pontificato è che, sulla base di considerazioni astrattamente giuste (e mi riferisco solo alla buona fede del papa), si muove in maniera clamorosamente pro-ciclica aggravando le derive moderniste nella Chiesa. Oggi la vanità e la mondanità è patrimonio quasi esclusivo del prete che si getta in pasto al “popolo” confondendosi con esso, o con la sua caricatura, diventando così egli stesso la caricatura di una guida pastorale; la quale guida, invece, per la natura del proprio officio sarà sempre “condannata” ad una certa solitudine mondana, quand’anche dovesse muoversi quotidianamente tra i poveri delle “periferie”.

  2. Ma ha visto lo squallido “clergyman” con cui il cardinale Parolin si è presentato in Senato per il concerto di Natale? E meno male che era in una delle massime istituzioni della Repubblica Italiana, bel segno di rispetto… Per non parlare dell’ennesimo crocifisso seminascosto…

  3. Passa qualche giorno e ancora una volta il Papa, pur di andare “misericordiosamente” incontro al popolo, finisce per fare del populismo anche lui: infatti, non si può dire, oggi, sulla scia di certe sparate di Mons. Galantino o di un grossolano demagogo come Don Ciotti, che l’Italia è messa così male da “costringere i giovani a emigrare o a mendicare posti che non esistono” (giusto? ho capito bene?); e il giorno prima, cioè ieri, dire che l’Italia può e deve accogliere centinaia di migliaia di migranti come una benedizione, come una risorsa che ci salverà dalla decadenza (giusto? ho capito bene?). La mia impressione è che il Papa legga l’Italia con gli occhi del pensiero egemone progressista che caratterizza chi gli sta intorno, una specie di populismo “inclusivista”, e quindi politicamente corretto, e quindi non riconosciuto come tale (a differenza di quello “esclusivista”): per tale populismo, come per tutti i populismi, la priorità è cantare la canzone del giorno, infischiandosene di qualsiasi coerenza e ragionevolezza.

    Passa un altro giorno e lo stesso Papa, sempre per andare incontro “misericordiosamente” al popolo, finisce, come sovente gli accade, per creare confusione con l’esaltazione della Non-Violenza. Il Cristianesimo si definisce per quello che è, non per quello che non è; il Cristianesimo, per usare una terminologia filosofica di base, è supremamente Essere, non è un Non-Essere qualcosa. E’ ben vero che poi il Papa fa capire in qualche modo che per non-violenza intende un Essere Veramente qualcosa, ma perché andare ad usare e legittimare un concetto che nasce a-cristiano se non proprio anti-cristiano, e che in ogni caso è riduttivo dell’essere cristiano, dato che il non-uccidere (e sempre se ben inteso) ne è solo un corollario? Il concetto di Non-Violenza nasce in un ambito culturale dove la Verità NON-E’ ri-conosciuta e non viene posta a fondamento dell’etica.

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