La questione dell’eresia e degli eretici, ieri e oggi

LA QUESTIONE DELL’ERESIA E DEGLI ERETICI, IERI E OGGI

Qualunque fedele ben saldo nella fede, sensibile al bene delle anime, bene informato del caso, può pronunciare, con prudenza e dopo attento esame, la nota di eresia a carico di un altro fedele; può anche denunciarlo, se crede e se ciò può servire al bene dell’eretico e a quello dei fedeli […]

 

Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli OP
eresia la questione della eresia oggi
l’opera del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, La questione dell’eresia oggi [vedere QUI]

Un termine delicato ma importante del linguaggio cristiano, da usare con prudenza, nelle dovute circostanze e con cognizione di causa, è quello di “eresia”, la quale consiste in generale nella scelta (àiresis, αἵρεσις) di una proposizione falsa nel campo della dottrina della fede o nella soppressione o negazione o dubbio volontari di qualche verità di fede. Ora, siccome la fede è verità, l’eresia è una proposizione falsa contro la dottrina della fede. L’eretico non accoglie con vera fede (fides qua) tutto quanto (fides quae) la Chiesa, a vari livelli di autorità, ci dà a credere come è contenuto nel deposito della divina Rivelazione, le cui fonti sono la Scrittura e la Tradizione. Egli invece fa una cernita arbitraria; ossia, ritenendosi magari direttamente illuminato da Dio, sceglie soggettivisticamente tra i contenuti della fede solo quelli che gli piacciono o gli fanno comodo o trova conformi alla sua ragione. Il che denota la mancanza di una vera fede, anche se il soggetto accetta gli altri contenuti, perchè chi crede, accoglie con fiducia tutto quello che l’autorità gli rivela. Viceversa, è precisamente quando si tratta di dati univoci od omogenei alla ragione, che la ragione ha il diritto e il dovere di fare un vaglio in base ai suoi princìpi e al suo metodo e di assumere solo ciò che è conforme a ragione e può essere intuìto o dimostrato dalla ragione. Invece le verità di fede non contrastano con la ragione, ma le sono però superiori, in quanto verità divine, cosicchè, se può esservi armonia tra ragione e fede, dato che l’una e l’altra si fondano in Dio, tale armonia non consente alla ragione di rendersi evidenti quelle verità, che restano certissime, ma per lei misteriose e trascendenti.

giovanna arco
Giovanna d’Arco guidò le armate francesi contro quelle inglesi durante la guerra dei cent’anni. Catturata dai Borgognoni fu venduta agli inglesi che la processarono per eresia. Il 30 maggio 1431 fu arsa viva al rogo. Nel 1456 il Pontefice Callisto III dichiarò nullo quel processo. Nel 1909 fu beatificata dal Santo Pontefice Pio X e canonizzata nel 1920 dal Pontefice Benedetto XV.

Questa incongruenza dell’intelletto dell’eretico con la verità e quindi la sua nozione falsa, che peraltro a lui appare vera, può essere cosciente e intenzionale, oppure può essere inconsapevole e involontaria. Nel primo caso si dà una colpa grave, perchè sopprime o falsifica la fede sotto l’angolo di quella proposizione. E poichè ogni verità di fede è necessaria alla salvezza, un’eresia compromette la salvezza, anche se si tratta di una sola proposizione, così come basta un solo peccato mortale per togliere la grazia. Così similmente in un organismo, qualunque corruzione o disfunzione di un organo vitale, anche se gli altri restano sani, provoca la morte del soggetto.

Nel secondo caso il soggetto non sa di essere nell’errore, per cui non ne ha colpa. Supponendo che egli ami la verità, se viene illuminato, facilmente si corregge. Invece l’eretico volontario, siccome è attaccato al suo errore, anche se confutato, persiste nel restargli attaccato in quanto preferisce il suo giudizio a quello della Chiesa, che lo avverte della sua eresia, che egli continua a professare non per amore della verità, ma perchè gli fa comodo o per superbia o per altri interessi estranei all’amore per la verità.
L’eretico non è semplicemente chi nega una verità di fede o un dogma, ma è il cattolico che tradisce la fede passando all’eresia. Per questo, quei soggetti, come per esempio i protestanti, che nascono in un ambiente protestante e ricevono un’educazione protestante, benchè nelle loro dottrine siano contenute oggettivamente delle eresie, non possono propriamente essere denominati “eretici”, ma, secondo l’espressione coniata da San Giovanni XXIII, ed entrata nell’uso, sono “fratelli separati“, Essi, come insegna il Concilio, appartengono alla Chiesa, ma senza essere in piena comunione, per cui la Unitatis Redintegratio auspica che essi un giorno entrino nella Chiesa cattolica [vedere QUI].

eretici donatisti
Sant’Agostino disputa con gli eretici donatisti, dipinto di Carl Van Loo (1753)

L’eresia si oppone alla verità rivelata o di fede, sia essa la Parola di Dio, sia il dogma o sia la dottrina della Chiesa. Essa dubita del vero e sospetta il falso; scambia il vero col falso e il falso col vero; l’apparenza con la verità e la verità con l’apparenza; relativizza l’assoluto ed assolutezza il relativo; rende mutevole l’immutabile ed immutabile il mutevole; confonde ciò che è distinto; oppone ciò che è unito; prende la parte per il tutto (“ideologia”) e il tutto per la parte.
Il Nuovo Testamento, pur ritenendo inevitabili le eresie a causa della debolezza e della malizia umana [I Cor 11,19], considera le eresie come “dottrine diaboliche” [I Tm 4,1] e mette in guardia contro gli eretici [Tt 3,10]. L’eretico «rifiuta di volgersi alla verità per dare ascolto alle favole» [II Tm 4,4]. È un “anticristo” che si separa dalla comunità cristiana [I Gv 2,19]. L’eresia è una sapienza “terrena, carnale, diabolica” [Gc 3,15]. San Giovanni è severo contro gli eretici: occorre star lontani da loro: «chi va oltre e non si attiene alla dottrina di Cristo, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poichè chi lo saluta, partecipa delle sue opere perverse» [II Gv 11].

eretici giordano bruno
la celebre statua eretta in onore di Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma dopo l’Unità d’Italia. Il Bruno subì un lungo processo a partire dal 1592. Nel 1599 il tribunale dell’inquisizione lo invitò ad abiurare sette proposizioni eretiche. Dopo la condanna fu fatto trascorrere un altro anno durante il quale l’invito fu più volte ripetuto. I giudici dell’inquisizione, oltre a condannare le sue eresie, per anni cercarono di salvarlo.

La Chiesa sin dagli inizi, nei decreti dei Papi e dei Concili, dopo un opportuno avvertimento all’eretico, se questi non si correggeva, si è sempre premurata di segnalare gli eretici alla comunità ed eventualmente di punirli, affinchè stesse in guardia ed evitasse il loro errore. Un provvedimento disciplinare canonico è la scomunica, il cosiddetto anàthema sit, la quale ha il compito di chiarire che l’eretico, a causa della sua eresia, non può essere considerato come membro di quella comunità, che è fondata su quella verità che egli rifiuta. Tuttavia la Chiesa, anche nel caso degli eretici, non sempre ricorre alla scomunica, ma possiede anche altri mezzi e modi per stimolare ed indurre il peccatore al pentimento e ad abbandonare il suo errore.

Mentre tuttavia una scomunica può essere tolta, quando la Chiesa condanna un’eresia, come è dimostrato dalla storia stessa [vedere QUI], non ritira mai la sua sentenza [vedere QUI, QUI], perchè è da ritenersi che la Chiesa sia infallibile in questo tipo di giudizi, che toccano, sia pur sub contrario, la dottrina della fede.

Nel diritto canonico l’eresia si configura come un crimine o un delitto, che quindi può essere punito dietro regolare processo, avviato a seguito di denuncia sporta alla competente autorità giudiziaria ecclesiale, da quella episcopale a quella romana. Oggi i processi per eresia sono molto rari. I pastori preferiscono interventi meno formalizzati e più morbidi o duttili, a seconda dei casi, promovendo le buone qualità dell’eretico e mirando più che alla punizione, alla correzione. Questo stile più evangelico e più rispettoso della persona dell’eretico e fiducioso nelle capacità di autodifesa di un popolo di Dio dovutamente informato in quelle verità che sono negate dall’eretico, trae origine dalla riforma pastorale e canonica promossa dal Concilio Vaticano II, il quale, pur condannando gravi errori del mondo moderno, non pronuncia mai la parola “eresia” preferendo espressioni equivalenti. E neppure esistono i tradizionali canoni contro gli eretici.

eresia ario
antico affresco raffigurante l’eresiarca Ario

L’eresia nel senso più forte è la negazione di un dogma solennemente ed esplicitamente definito [dottrina ex cathedra]. Ma siccome il Magistero della Chiesa insegna infallibilmente le verità di fede o connesse alla fede anche a due livelli o modalità inferiori di autorevolezza, come per esempio è avvenuto per le dottrine del Concilio Vaticano II [vedere mi precedente articolo QUI], chi non accettasse queste dottrine di autorità inferiore, certamente non peccherebbe contro la fede divina e quindi non potrebbe essere considerato propriamente eretico; e tuttavia il suo errore potrebbe essere qualificato come “prossimo all’eresia” (haeresi proximum), in odore di eresia (haeresim sapiens) o quanto meno disobbediente al Magistero autentico della Chiesa: offensivo delle pie orecchie (piis auribus infensum).

eretici agostino pietro della francesca
Sant’Agostino in una raffigurazione di Pietro della Francesca. L’Ipponate fu strenuo nel combattere l’eresia di Pelagio

Qualunque fedele ben saldo nella fede, sensibile al bene delle anime, bene informato del caso, può pronunciare, con prudenza e dopo attento esame, la nota di eresia a carico di un altro fedele; può anche denunciarlo, se crede e se ciò può servire al bene dell’eretico e a quello dei fedeli, al Vescovo o alla Congregazione per la Dottrina della Fede [vedere nostro precedente articolo QUI]. Non è quindi necessario considerare eresie o eretici solo quelle dottrine o coloro che sono stati esplicitamente condannati dalla Chiesa. Certo, di queste eresie si può avere assoluta certezza e il condannarle da parte nostra può dare gran forza al nostro giudizio. Ma nessuno ci impedisce, anzi l’amor Christi che urget nos, ci spinge a prender nota delle eresie che sono in circolazione, e sono parecchie, per vedere che cosa si può fare per porvi rimedio.

Indubbiamente il vaglio e il discernimento delle eresie non è facile. Occorre avere un grande amore per la verità ed essere animati da una grande carità: occorre essere ben preparati nella dottrina cattolica e saper interpretare i detti e gli scritti degli altri. Occorre sforzarsi di interpretare in bene, a meno che l’errore non sia evidente. Occorre sempre però, in linea di principio, mettere in conto di potersi sbagliare nell’interpretare o nel giudicare: o troppo severi o troppo miti. Una proposizione che appare ereticale ut littera sonat, ossia secondo il significato oggettivo, proprio e coerente delle parole, potrebbe non essere eretica nelle intenzioni e nel significato inteso dall’autore, che non si è espresso bene o con proprietà di linguaggio, ma intendeva dire un’altra cosa che, a conti fatti, è ortodossa.

eretici farinata dante
Farinata illustra a Dante la condizione degli eretici condannati a dannazione eterna

La Chiesa condanna sempre, quando lo fa, un’eresia ut littera sonat, ossia nel significato letterale, in quanto oggettivamente reca danno ai fedeli e suscita adepti, magari senza fare il nome dell’autore, per non affrontare la questione a volte spinosa di cosa intendeva dire esattamente l’autore, ma la cosa da un punto di vista pastorale non interessa. L’importante è che i fedeli vengano preservati dall’errore e sappiano qual è la verità opposta.

La Chiesa fa il nome dell’autore, quando si tratta di una dottrina sua propria o intende censurare l’esponente principale o l’iniziatore di un movimento ereticale o quando gli aderenti di tale movimento eventualmente sono astuti nel declinare o nascondere la loro responsabilità. Oggi però la Chiesa evita spesso di fare il nome, onde impedire un’esagerata opposizione all’eretico, che ne misconoscerebbe le qualità, che possono essere anche grandi e benefiche per altri versi.

eresia rosmini
il Beato Antonio Rosmini

Oggi però soprattutto — si veda per esempio il caso del Beato Antonio Rosmini — la Chiesa, valendosi di più progrediti metodi e mezzi dell’ermeneutica, come per esempio il metodo della contestualizzazione, della storicizzazione, o della varietà dei linguaggi e dei modi espressivi o la stessa psicologia dell’autore, cerca di mettere in luce eventuali buone intenzioni o buona fede dell’autore, così da scagionarlo almeno dall’eresia “formale”, ossia colpevole e da ammettere solo un'”eresia materiale”, inconscia ed involontaria, che salva l’innocenza dell’autore.

eretici luterro 95 tesi
Martin Luther affigge 95 tesi sul portale della chiesa di Wittenberg. Forse nessuno gli aveva mai spiegato che la porta della chiesa rappresenta “Cristo porta della salvezza” e “porta del gregge“, se lo avesse appreso, avrebbe cercato altro luogo per piantare chiodi ed eresie …

Non si può ammettere invece che la Chiesa si sbagli nell’interpretare il pensiero di un autore, sì da condannarlo erroneamente per eresia. L’dea quindi di certi falsi ecumenisti, secondo la quale il Concilio di Trento non avrebbe capito Lutero è assolutamente falsa e il tentativo di presentarlo come cattolico incompreso è pure causa assolutamente persa, dopo cinque secoli di studi dottissimi ed numerosi interventi del Magistero a suo riguardo.

L’ecumenismo voluto dal Concilio è certo una benedizione e un dono dello Spirito Santo, in quanto accordo tra cattolici e protestanti nelle verità che sono rimaste comuni; ma non facciamone il cavallo di Troia per far entrare le eresie di Lutero all’interno della Chiesa, chè questa non sarebbe più opera dello Spirito Santo, ma del demonio. E ne abbiamo già la prova dalla confusione creata dai modernisti, i quali, come già osservava San Pio X nella Pascendi dominici gregis, sono allievi dei protestanti [vedere nostri articoli precedenti QUI, QUI]. Semmai, sono questi falsi ecumenisti, che non hanno capito nè Lutero nè il Concilio di Trento. Ma essi stanno recando un grave danno, in quanto impediscono che oggi l’autorità ci ricordi le eresie di Lutero. Ma se circolano come circolano le eresie luterane, sotto mentite spoglie, senza che l’autorità intervenga, ciò non toglie che esse restino eresie; tuttavia non si può escludere che in certi casi il mancato intervento dell’autorità sia motivato da ragioni valide, come per esempio l’opportunità o l’evitare un male maggiore e però anche da motivi meno nobili, come la negligenza o il rispetto umano.

eretici giudici rotali
assisa dei giudici del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica

Considerando i contenuti ereticali o supposti tali o para-ereticali, occorre stabilire l’entità o la portata o il peso dell’errore, a quale grado di autorità della Chiesa esso si oppone, di quanto si allontana dalla verità, il danno che esso provoca, quelle che tradizionalmente si chiamano le “note teologiche”. Il supposto errore si oppone a un dogma o solo a una dottrina della Chiesa o solo a un’opinione teologica? Una volta accertata l’entità dell’errore, occorre innanzitutto tentare di persuadere l’eretico a tu per tu, come prescrive il Vangelo. La denuncia pubblica dell’errore va fatta solo se l’eretico rifiuta la correzione e se la sua eresia seduce molti. Per una piccola fiammata possono bastare due secchi d’acqua. Ma per un incendio, bisogna chiamare i pompieri. Per questo Cristo dice che, se il fratello non ascolta nel colloquio privato o nel trattare la cosa tra due o tre, occorre avvertire la Chiesa [cf. Lc 17, 1-4; Mt 18, 15-17].

L’eresia non è una semplice opinione contraria che non scalfisce l’unità della fede, ma essa invece corrompe la fede. Guai a eresiaq opinionitrattare da eretico chi semplicemente ha un’opinione contraria o diversa! Ma anche guai a lasciar correre eresie che mandano in perdizione le anime sotto pretesto della libertà di pensiero o di pluralismo teologico! Certezza teologica e certezza di fede sono due cose ben diverse. Oggi si tende a ridurre tutto ad opinione, anche le certezze di fede: per questo, se qualcuno cade nell’eresia, si pensa semplicemente che abbia un’opinione diversa. Non si dà peso al fatto che un certo modernismo e un certo tradizionalismo retrivo sono eresie. Oppure avviene il contrario: chi la pensa diversamente da me è un eretico. Occorre recuperare i criteri oggettivi per le valutazioni e non lasciarsi trasportare dai pregiudizi, dall’emotività e dalla faziosità. Altrimenti, che cattolici, che “universali” siamo, se ognuno vuol tirare il sacro nome di cattolico dalla sua parte?

eresia errore
sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico

Occorre distinguere l’errore in campo teologico o esegetico dall’eresia. Il teologo e l’esegeta si occupano certo della dottrina della fede o della Chiesa, ma mediante la loro scienza, la quale certamente è fondata su princìpi di fede e sui dogmi; ma la teologia e l’esegesi costruiscono il loro sapere mettendo in opera e avvalendosi di mezzi e metodi cognitivi elaborati dalla ragione.
Ciò comporta il fatto che la ragione, essendo fallibile, può sbagliare in due modi: o all’interno del suo stesso procedere, e allora abbiamo l’errore; oppure in quanto la ragione interpreta la verità di fede, il dato biblico o dogmatico, e allora abbiamo l’eresia. Se per esempio un esegeta si sbaglia nell’ubicare una città o nell’interpretare la natura di uno strumento musicale dell’Antico Testamento, senza che ciò entri nel merito della dottrina della fede, questo è un semplice errore esegetico. Se invece dovesse affermare che gli angerli nella Sacra Scrittura sono meri personaggi simbolici e fantastici, è chiaro che cadrebbe nell’eresia.

E così pure, se un teologo preferisse dividere l’ente in ente finito ed ente infinito piuttosto che in ente per essenza ed eresia imparare dagli erroriente per partecipazione, ciò non comprometterebbe la dottrina della fede. Ma se dovesse risolvere la persona umana nella relazione, metterebbe in pericolo il dogma della Santissima Trinità, per il quale solo la Persona divina è relazione sussistente. E se non cade nell’eresia formalmente e direttamente, vi cade indirettamente e per conseguenza (propositio haeresi proxima).

L’eresia propriamente è una tesi ribelle alla dottrina della Chiesa interprete infallibile della Parola di Dio. Ma esiste un errore contro la fede ancora più grave, il massimo grado dell’errore: la bestemmia, che è l’insulto verbale alla stessa Parola di Dio, ossia a Dio, a Cristo e alla sua dottrina, con l’attribuzione a Dio o a Cristo di epiteti o attributi sprezzanti, offensivi e ingiuriosi. Alla bestemmia, nella prassi, specie liturgica e sacramentale, corrisponde il sacrilegio o l’empietà.

dogma assunzione
cliccare sopra l’immagine per visionare il filmato

Si danno dunque quattro gradi di autorità nella dottrina della fede e per corrispettivo di ribellione alla verità di fede: il grado massimo è la Parola di Dio, alla quale si oppone la bestemmia. Al di sotto della Parola di Dio, che esce dalla stessa bocca di Cristo, vi sono poi gli insegnamenti della Chiesa: il grado più elevato è il dogma definit (ex cathedra), oggetto del Magistero straordinario (Papa e Concili) e di solenne definizione (de fide credenda).

Sotto il dogma c’è la dottrina prossima alla fede, oggetto del Magistero semplice ed ordinario (il Papa con i vescovi sparsi nel mondo); contiene le verità logicamente connesse, dedotte o presupposte, al dogma (de fide tenenda). A questo grado si oppone la dottrina prossima all’eresia. Al grado più basso abbiamo il semplice Magistero autentico, che tratta sempre di fede, ma di ciò che la Chiesa deduce o ricava dalla sua stessa dottrina. E quindi anch’esso è infallibile, però ad esso si deve il religioso ossequio della volontà. L’errore contrario è la disobbedienza al Magistero della Chiesa.

congregazione della dottrina della fede
La Congregazione per la Dottrina della Fede

Chi oggi si occupa o s’interessa di eresie, chi cerca di individuarle e correggerle, chi esprime giudizi su di esse, chi formula accuse, rilievi o note di eresia; al limite il solo parlare seriamente di eresie che non siano quelle dei primi secoli, è spesso malvisto soprattutto negli ambienti modernisti. Si vede subito in lui con una certa ironia o con fastidio il cacciatore di streghe, il cerbero inesorabile, l’aggressore dei mulini a vento, un patetico residuo del passato, l’ansioso inseguitore di fantasmi, l’avanzo dell’Inquisizione, la mente rigida incapace di elasticità o duttilità, la mente ristretta di chi vede il nemico nel diverso, il tradizionalista retrogrado, il presuntuoso intollerante e senza misericordia, chiuso nelle proprie idee superate, invidioso di chi ha successo, il pedante che cerca il pelo nell’uovo, il fariseo che pretende di giudicare gli altri, colui che mira a dominare le coscienze, l’aspirante vescovo tosatore del gregge.

dominus jesus
cliccare sull’immagine per leggere il testo della Dichiarazione Dominus Jesus

In nome di un malinteso ecumenismo, di una falsa libertà religiosa, e di un dialogo a tutto campo, abbiamo perduto la coscienza dell’universalità oggettiva della verità come bene vitale comune. Siamo ancora sensibili, grazie a Dio, alla sofisticazione dei cibi, al pericolo delle epidemie, alla falsificazione della moneta, giustamente tutti assieme cerchiamo di rimediare a questi mali, consapevoli della loro oggettività. Quando invece si tratta di idee, di dottrine, di contenuti intellegibili, di verità di ragione o di fede, ecco comparire il mostro piacevole del soggettivismo e del relativismo e quindi il menefreghismo per i pericoli nostri e degli altri.

 

Cop_SanTommaso
una interessante opera su San Tommaso d’Aquino [vedere QUI]

Quanta consapevolezza invece aveva la cristianità medioevale del danno arrecato a tutti dall’eresia. Non per nulla si parlava di “peste ereticale”. E San Tommaso non esitava appunto a paragonare la falsificazione della fede alla falsificazione della moneta. Quale senso del peso delle realtà spirituali nel bene come nel male! Quale viva percezione dell’importanza della fede nella nostra vita! Quale coscienza della fede come bene comune! Si parla molto di verità e di fede. E ciò va senz’altro bene. Ma si parla poco o non si sa parlare nel dovuto modo di eresia. Non ci siamo ancora liberati dai fantasmi del passato, che pesano su questa fatidica parola. Alcuni forse vorrebbero toglierla dal vocabolario; ma è sbagliato. La Chiesa la usa ancora e la userà sempre. Si tratta di imparare o reimparare ad usarla. Anzi è del tutto auspicabile che la Chiesa organizzi dei centri di ricerca, di raccolta di dati, e di cura delle eresie, così come in campo medico esistono poderose organizzazioni e strutture che studiano e risolvono in équipe e scientificamente i problemi della salute.

eresia ritrattazione eretico
raffigurazione pittorica della ritrattazione dell’eretico dinanzi al Sommo Pontefice

Perchè mai notiamo i più lusinghieri progressi, con la presenza di personale altamente specializzato, nel campo della cura della salute fisica, per cui esistono tante strutture, tanta serietà e competenza, mentre nel campo della vita spirituale e in particolare dei problemi riguardanti la verità e le sue contraffazioni sembra regnare l’indifferenza, il dilettantismo, l’arretratezza e il pressapochismo? Non solo alla Santa Sede e nelle grandi istituzioni accademiche, ma in ogni diocesi, in ogni parrocchia, in ogni istituto religioso, in ogni centro culturale laico cattolico dovrebbero esistere uffici e servizi ben forniti, per aiutare i fedeli nel discernimento e a difendersi o a difendere gli altri dal veleno dell’eresia. È giunto il momento di parlare dell’eresia con serietà, con serenità, con oggettività, con senso di responsabilità, con pastoralità, in un clima di carità e di servizio fraterno, senza ironie, senza ansietà e senza isterismi, un po’ come il medico parla dell’influenza o del vaccino contro il morbillo.

eresia lefebvre consacra i vescovi
eresie ed eretici moderni: il vescovo scismatico Marcel Lefebvre consacra illecitamente quattro vescovi in disobbedienza a Roma, da lui dichiarata “caduta in apostasia” a causa delle “dottrine eretiche” del Concilio Vaticano II [vedere i filmati QUI e QUI]

Certo l’eresia è una cosa seria, ma appunto perchè tale, occorre riprendere a parlarne con serietà, calma e cognizione di causa, senza lasciarla in mano alle sette o agli estremisti, che ne squalificano e distorcono il significato, se ne servono per divorarsi tra di loro e per affermare una meschina dominazione sulla coscienza degli altri. Operare contro l’eresia per la vittoria della verità e quindi per la salvezza delle anime, non è cosa da poco.

Occorre un forte equipaggiamento non solo culturale, ma anche spirituale, perchè, oltre a dover lottare contro l’ignoranza, la malizia e la dabbenaggine umane, si tratta di far fronte anche alle insidie del padre della menzogna; dal che torna assai consigliabile, se non necessario, ricorrere all’intercessione di Maria Santissima, vincitrice di tutte le eresie.

Varazze, 6 marzo 2015

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35 thoughts on “La questione dell’eresia e degli eretici, ieri e oggi

  1. Buongiorno, avrei una richiesta di chiarimento da rivolgere a Padre Cavalcoli: vorrei sapere come si configurano i pronunciamenti di un pontefice mediante MOTU PROPRIO e, conseguentemente, come è da valutare la posizione di chi non si attiene o fa opposizione a questi stessi pronunciamenti. Grazie.

    1. Cara Giovanna.

      I motu proprio, come dice la stessa espressione, sono decisioni, ordini, permessi o disposizioni pastorali-disciplinari pubblici del Santo Padre, indirizzati per lo più a tutta la Chiesa, emanati per iniziativa propria o personale del Papa, dalla validità per lo più temporanea, di carattere non magisteriale o dottrinale, per cui non mettono in gioco l’infallibilità pontificia.
      Si suppone comunque in linea di massima che siano impronati a saggezza e prudenza e pertanto vanno obbediti.
      La disobbedienza o il disprezzo in linea di principio sono obbiettivamente peccato grave e, se il motu proprio tocca il governo, gli affari, le leggi o la pastorale ufficiale della Chiesa, può comportare anche lo scisma.

    2. Cara Grazia.

      I motu proprio, come dice la stessa espressione, sono decisioni, ordini, permessi o disposizioni pastorali-disciplinari pubblici del Santo Padre, indirizzati per lo più a tutta la Chiesa, emanati per iniziativa propria o personale del Papa, dalla validità per lo più temporanea, di carattere non magisteriale o dottrinale, per cui non mettono in gioco l’infallibilità pontificia.
      Si suppone comunque in linea di massima che siano impronati a saggezza e prudenza e pertanto vanno obbediti.
      La disobbedienza o il disprezzo in linea di principio sono obbiettivamente peccato grave e, se il motu proprio tocca il governo, gli affari, le leggi o la pastorale ufficiale della Chiesa, può comportare anche lo scisma.

  2. La ringrazio molto, reverendo padre, per questo articolo chiaro e denso nella sua consueta pacatezza espositiva. Certamente ci rifletterò. C’è in giro, specie in rete, una tale accozzaglia di parole, spesso proposte come definitive e inconfutabili, che davvero diventa difficile discernere il vero dal falso, addirittura arduo riconoscere il confine tra il cattolico e l’eretico di fatto. Arduo anche perché spesso chi scrive si propone con l’autorevolezza dell’abito che porta, o dei titoli, o delle competenze, del rigore logico, eccetera. Come si fa a rigar dritto, per così dire, per la via maestra se poi non solo nel mondo laico, ma persino all’interno della stessa gerarchia cattolica emergono posizioni o prassi differenti? Quale criterio può essere alla mia portata per un sano discernimento? Per questo spesso la forma si fa sostanza, il modo, e la carità e la sapienza autentica, con cui vengono offerte le proprie conoscenze diventano dirimenti e decisivi nella scelta. Almeno per me.

    1. Gentile Signora,

      il criterio fondamentale per distinguere il cattolico dall’eretico sono gli articoli di fede che proclamiamo ogni domenica nel Credo alla Santa Messa. Un bel commento al Credo è il Credo di Paolo VI, che il Papa pubblicò nel 1968, facilmente reperibile nelle librerie cattoliche, ma volendo anche leggibile qui:

      http://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/motu_proprio/documents/hf_p-vi_motu-proprio_19680630_credo.html
      http://www.masci.it/files/All.%201%20-%20Credo%20del%20popolo%20di%20Dio%20di%20Papa%20Paolo%20VI.pdf

      Un commento molto più esteso è il Catechismo della Chiesa Cattolica.
      Buono è anche il commento al Credo di S.Giovanni Paolo II, pubblicato in volumetti dalle Edizioni Piemme.
      Per vivere la nostra fede nell’oggi sono fondamentali gli insegnamenti dottrinali del Concilio Vaticano II nell’interpretazione e spiegazione dei Papi del postconcilio, soprattutto nelle encicliche, fino a Papa Francesco.
      In particolare le omelie e i discorsi del Papa, quando toccano temi dottrinali, sono esposizioni delle verità di fede, che fanno da criterio per distinguere il vero dal falso, il dogma dall’eresia.
      I documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), soprattutto quelli del postconcilio, sono utili per conoscere gli errori e le eresie, dai quali dobbiamo difenderci e per imparare il modo di confutarli o correggerli.
      Sarebbe molto utile poter far capo, come a guida spirituale ed a consulente teologico, a un sacerdote dotto e di esperienza, possibilmente docente in qualche isitituto accademico della Chiesa, in piena comunione con la Chiesa e col Papa.
      Per quanto riguarda la teologia e la morale, sono raccomandate dalla Chiesa soprattutto le opere di SanTommaso d’Aquino e dei suoi discepoli, come per esempio il Maritain, il Gilson, il Fabro, il Sertillanges, il Congar, il Garrigou-Lagrange, il Journet, lo Spiazzi, il Livi, il Cottier, il Parente, il Ciappi, il Cordovani, il Piolanti, Tomas Tyn.
      Occorre generalmente ascoltare i vescovi e i cardinali, i quali, in unione col Papa, sono maestri della fede, che si fonda sulla divina Rivelazione, le cui fonti sono la Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura nell’interpretazione della Chiesa.
      Può leggere anche opere di non cattolici, ma faccia attenzione a prendere il buono e a respingere il cattivo. Sia prudente nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso, per esempio con gli islamici, seguendo le norme del Concilio e gli esempi dei Papi.
      Non ascolti coloro che dicono che le dottrine del Vaticano II e dei Papi del postconcilio sono in contraddizione con la Tradizione, perchè è falso.
      Ma si guardi anche ed ancora di più dai modernisti, sedicenti “progressisti”, i quali spacciandosi per interpreti del Concilio contro l’interpretazione data dal Magistero, lo pongono in contrasto col Magistero precedente da essi disprezzato e inquinano le verità difede con gli errori del pensiero moderno, sotto pretesto che dobbiamo dialogare con gli uomini del nostro tempo e che le dottrine del Concilio costituiscono un progresso rispetto a quelle del preconcilio.
      Per la giusta interpretazione del Concilio, le suggerisco il mio libro Progresso nella continuità, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2011.
      Si guardi dalle opere di eretici – anche se famosi – modernisti, come Rahner, Schillebeeckx, Kung e Boff e tradizionalisti come Lefebvre ed i cosiddetti “sedevacantisti”.
      Si guardi questi teologi, magari famosi ed acclamati, laici o ecclesiastici, quale che sia il loro grado gerarchico, che però, magari con fascinosa astuzia ed arte di accalappiare gli ingenui, si pongono in contrasto col Magistero della Chiesa.
      E’ vero che dobbiamo essere moderni, ma non modernisti, perchè il modernismo è un’eresia condannata da San Pio X. Nel moderno e nel nuovo dobbiamo distinguere, alla luce del Vangelo, il buono dal cattivo.
      Ma dobbiamo anche capire che la Tradizione non è ferma ai tempi di Pio XII, ma che il Concilio ce la spiega e ce la fa conoscere meglio, pur nella continuità dell”immutabiler verità di fede, infallibilmente e sempre insegnata dalla Chiesa, non solo nel suo Magistero eccezionale, raro, straordinario e solenne, quando definisce un dogma (ex cathedra), ma anche in quello corrente, semplice ed ordinario di tutti i vescovi del mondo uniti al Successore di Pietro.
      Si sforzi di vedere in ogni Papa che ci parla di Cristo il Vicario di Cristo, e il Maestro della fede e della morale, l’araldo del Vangelo, non importa se parla per telefono o in un’intervista o per twitter, senza stare a fare confronti o critiche relativi alla loro condotta, al loro carattere, alla loro psicologia, ai loro difetti umani, al loro governo della Chiesa o al loro pastorale. Occorre distinguere dove è lecito criticare il Papa e dove non è lecito.
      Sia prudente nei giudizi, pronta a lasciarsi correggere ove si accorga di sbagliare, ma anche coraggiosa e leale nel sostenere e difendere la verità della quale è certa.
      Non sia attaccata alle sue opinioni, ma non ceda, quando è sicura di conoscere la verità. Rispetti le opinioni degli altri, ma impari a correggere fraternamente chi si pone in contrasto con la fede.
      Infine, per ottenere il discernimento, oltre che lo studio e la meditazione, occorrono la preghiera, un’intensa vita cristiana e grande devozione allo Spirito Santo e alla Madonna.

  3. potrei sapere quale dogma ha negato mons.Lefebvure, per essere definito eretico?
    e come puo essere definito scismatico, se si è limitato a “disobbedire” solo contro ordini che si opponevano ad altri ordini perpetui (cfr, Bolla Quo primum tempore) che poi hanno avuto conferma da Benedetto XVI, quando ha detto: ” la Messa tridentina non è stata mai Abrogata?
    e come puo essere definito scismatico, se citando i Papi conciliare nel Canone della Sua Messa e di tutti i Suoi sacerdoti, non ha voluto essere mai contro il Papa di Roma come ad es. lo sono i veri scismatici ( vedi i c.d. ortodossi di Russia) oggi chiamati “fratelli separati”?
    e come puo essere definito scismatico se per la consacrazione dei Suoi vescovi -allora- aveva ripetutamente richiesto alla Santa Sede il famoso Mandato romano , che senza una cristiana ragione gli è stata negato?

    alla luce dei Dottori come San Tommaso, il Bellarmino etc.puo un papa essere scismatico ed eretico?

    Spero tanto che non si facciano processi sommari, con cui un giorno, davanti a Dio e alla storia, possiamo pentircene amaramente….sempre se avremo il tempo di farlo….” Lui…..viene come un ladro”!

    1. Caro Lettore,

      Lefebvre nega quattro dogmi:

      1. Infallibilità del Papa (Conc.Vaticano I);
      2. Essenza della Chiesa (Lumen Gentium);
      3. Essenza della Messa (Concilio di Trento);
      4. Essenza della Tradizione (Lumen Gentium).

      Lefebvre è scismatico perchè ha identificato la Messa come tale con il rito tridentino. Per cui secondo lui il novus ordo è una falsa Messa.
      Si capisce che la Messa tridentina non è mai stata abrogata, ma come Messa, non come vetus ordo. Il vetus ordo effettivamente è stato sostituito dal novus ordo. Però il vetus ordo resta un rito valido ma straordinario.
      Lefebvre è contro Paolo VI perchè lo accusa di essere liberale e modernista, che sono eresie condannate rispettivamente dal Beato Pio IX e San Pio X. Ora, accusare un Papa di eresia è a sua volta eresia.
      Per quanto riguarda il fatto che Roma gli abbia negato il permesso di consacrare, si faccia una domanda: perchè il Papa gliel’ha negato? Lo si dovrebbe capire da quanto ho detto sopra, soprattutto ai punti 1 e 3.
      Un Papa scismatico? Direi proprio di no. Lo scisma, propriamente, è il separarsi dalla Chiesa e dal Papa. Ma un Papa “scismatico” da chi si dovrebbe separare? Da se stesso?
      Un papa eretico? Propriamente è impossibile, perchè possiede il carisma di Pietro. E’, per mandato di Cristo, l’unica persona sulla terra che sia infallibile in fatto di fede. E non è mai successo che un Papa abbia detto delle eresie, come Papa.

      1. Falso, Padre Cavalcoli, lei mente sapendo di mentire:
        1)Lefebvre mai ha rigettato il dogma del CVI sull’infallibilità, casomai è lei, Padre Cavalcoli che non accetta integralmente il dogma del CVI perchè nel giudizio di infallibilità lei esclude la volontà definitoria per cui è lei eretico e non Mons Lefebvre. Per lei i pronunciamenti Magisteriali senza volontà definitoria sono infallibili: il che è falso e contraddice appunto questo dogma del CVI. 2) l’essenza della Chiesa così come è espressa nella Lumen Gentium non appartiene ai pronunciamenti infallibili (e tra le altre cose non è in linea con la Tradizione precedente) per cui chi non vi si attiene, e tra questi Mons Lefebvre, non è assolutamente scismatico nè eretico. 3) Il VEtus Ordo non è mai stato abrogato 4) l’essenza della Tradizione nella Lumen Gentium non è magistero infallbile quindi medesimo discorso del punto 2)

        1. Carissimo.

          Lei è così esilarante che avrebbe la capacità di far ridere persino una mamma al funerale del figlioletto di sei anni.
          Affermare che Giovanni Cavalcoli è eretico, è credibile nella stessa misura in cui lo sarebbe affermare che Giacomo Casanova non piaceva alle donne e che per tutta la vita ha vissuto come un monaco trappista morendo infine in odore di santità e che oggi, sulla sua tomba, si svolgono pellegrinaggi per chiedere a questo mistico intercessioni presso Dio per grazie speciali.

          Anche noi chiederemo con lei a San Giacomo Casanova protettore dei vergini intercessione affinché questo domenicano “eretico” si corregga dall’eresia.

        2. Caro Bazzorini,

          Ariel S. Levi di Gualdo le ha già riposto a tono col suo fare faceto, data la inconsistenza dell’accusa di eresia che lei mi rivolge. Ma desidero anche difendermi personalmente.

          1) Non ho dubbi che Lefebvre accetti il dogma dell’infallibilità pontificia definito dal Vaticano I. Ma il punto non è questo. Il punto è che l’eresia di Lefebvre sta nel fatto che non accetta l’infallibilità di Paolo VI, accusandolo di liberalismo e di modernismo, come potrà vedere nel mio articolo “La dimostrazione teologica“, di prossima pubblicazione, dove parlo appunto di Lefebvre. Ora, accusare un Papa di eresia, è a sua volta eresia.

          2) La Lumen Gentium è una Costituzione dogmatica. Il che non vuol dire che dia una definizione della Chiesa in modo definitorio, ossia con esplicita voluntas definiendi.
          Le condizioni stabilite dal Vaticano I per l’infallibilità pontificia sono quelle di massimo livello di infallibilità. Ma la Chiesa è infallibile anche a gradi inferiori, quali sono quelli delle dottrine del Vaticano II.
          La Chiesa può definire una verità di fede anche in modo non definitorio, ma semplicemente implicito. Ma resta sempre verità di fede, dottrina infallibile. Tale è il caso della definizione della Chiesa data dalla Lumen Gentium.
          Non è dogma esplicito o definito, ma è dogma implicito o definibile. Per questo, Lefebvre, rifiutando questa definizione, cade nell’eresia almeno implicita.

          3) Nella Lumen Gentium c’è anche una definizione dogmatica della Sacra Tradizione. Per questo è eresia rifiutare anche questa definizione, che è verità di fede.

          4) Lefebvre cade nell’eresia anche riguardo alla Santa Messa, perchè sostiene che la Messa novus ordo è falsa, protestante ed eretica. Pecca quindi di eresia contro la definizione della Messa data dal Concilio di Trento, che vale anche per il Vaicano II, perchè sarebbe eretico pensare che un Concilio falsifichi la sostanza della Messa.

          Sono due anni che le sto dicendo queste cose inutilmente. Sarebbe ora che le recepisse, anche per fare una buona Quaresima.

          1. Le rispondo come ha giustamente scritto Mons Livi nel suo articolo di “commiato”: come è possibile che lei e Ariel mettiate sullo stesso piano i veri eretici e scismatici (Protestanti Ortodossi ecc) con Mons Lefebvre. E’ chiaro che state commettendo un grossissimo errore perchè siete entrambi accecati da un “odio modernista” verso la Tradizione. “I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”). 1) Ma cosa vuol dire: “Lefebvre non accetta l’infallibilità di Paolo VI”; ai fini della determinazione dell’eresia non vuol dire nulla. Se Paolo VI ( come tutti i Papi) si pronuncia infallibilmente i Cattolici e quindi anche Lefebvre aderiscono senza problemi, se Paolo VI non si pronucia infallibilmente chi non vi aderisce sicuramente non è eretico. E’ sulle Dottrine espresse dal Magistero che si decide o meno l’eresia non su accuse generiche ad un Pontefice.

          2. Caro Bazzorini.

            Chiedo scusa se inserisco un mio commento in articolo del Padre Giovanni Cavalcoli, ma talvolta lei me le tira fuori con la pinza …
            Mi dispiace che lei citi così a sproposito – ed oserei dire cattivamente – il nostro caro e stimato Mons. Antonio Livi.

            Prendendo dunque fedelmente quanto lei qui asserisce pubblicamente ed applicando il suo identico criterio sulla infallibilità (che poi è quello dei de Mattei&C.) le rispondo che allora si potrebbe essere tranquillamente favorevoli alla contraccezione, rigettando tutto ciò che il Beato Paolo VI ha scritto nella Humanae Vitae, uno dei pochissimi documenti che i “tradizionalisti” esaltano, inclusi coloro che danno al Beato Paolo VI persino dell’ “apostata” e del “distruttore della Chiesa”.
            Sorvolo sulla coerenza di questa gente …

            Il Beato Paolo VI, con questa enciclica, non ha sancito un nuovo dogma di fede né ha fatto ricorso ad un pronunciamento dogmatico solenne che implica il più elevato grado della infallibilità.

            La prego, domandi anche a Mons. Livi se è d’accordo e ci faccia sapere, anche perché m’interesserebbe sapere come mai, quando si tratta di morale sessuale e relative “proibizioni”, i “lefebvriani” sarebbero in tal caso d’accordo e riconoscerebbero infallibilità anche al più modernista dei curati di campagna, quando invece si tratta degli altri atti di magistero, inclusi atti solenni e nuove dottrine sancite da un concilio ecumenico, in quel caso pongono tutto in discussione e questionano “dottrinalmente, filosoficamente ed epistemologicamente” sulla loro infallibilità, semmai ribadendo che il Modernismo è la sintesi di tutte le eresie – cosa sulla quale siamo pienamente d’accordo – mentre i lefebvriani che sconfessano un intero concilio ecumenico non sono invece stati mai dichiarati eretici, tanto da affermare che qualcuno osa persino disquisire sulle loro “ipotetiche eresie”.

            Non essendo io, come questi soggetti, una mente borderline, capisce bene che ho bisogno di chiarimenti, di cui rimango in attesa.

            La mia domanda è pertanto questa – e la prego di rispondermi nello stretto merito – : posto che il Beato Paolo VI non ha promulgato la Humanae Vitae attraverso un pronunciamento solenne che implica il più alto grado della infallibilità, possiamo rigettare le dottrine morali in essa contenute, o porle in discussione come i de Mattei&C. pongono in discussione il “magistero non infallibile” di un concilio “solo pastorale”?

            Attendo risposta, da lei o da chi per lei …

          3. Pur non essendo in sé infallibile, l’Humanae Vitae lo diventava quando, condannando la contraccezione, riaffermava una dottrina proposta da sempre dal Magistero ordinario universale della Chiesa. La costituzione Dei Filius del Concilio Vaticano I stabilì, nel suo cap. 3, che vi possono essere verità che debbono essere credute, con fede divina e cattolica nella Chiesa, senza che vi sia la necessità di una definizione solenne, in quanto espresse dal Magistero ordinario universale.

            Le condizioni necessarie all’infallibilità del Magistero ordinario universale sono che si tratti di una dottrina riguardante la fede o la morale, insegnata autorevolmente in ripetute dichiarazioni dei Papi e dai vescovi, con un carattere indubitabile e impegnativo. La parola universale va intesa non nel senso sincronico di una estensione nello spazio in un particolare periodo storico, ma nel senso diacronico di una continuità del tempo, per esprimere un consenso che abbraccia tutte le epoche della Chiesa (Card. Joseph Ratzinger, Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei del 29 giugno 1998, nota 17).

          4. Due giorni dopo la pubblicazione della Humanae vitae, nell’udienza generale svoltasi a Castel Gandolfo, il Beato Paolo VI disse:

            «il magistero potrà e dovrà forse ritornare con disegno più ampio, organico e sintetico per una trattazione completa di quanto riguarda l’essere umano nel campo del matrimonio, della famiglia, dell’onestà dei costumi»

            Questo per dirle che per quanto riguarda il “grado” della “infallibilità” di questa dottrina vincolante, esso è stato chiaramente espresso dallo stesso Paolo VI.

            Per me, il criterio della “infallibilità” non va solo dalla cintura in giù, ma anche e soprattutto dalla cintura in su.
            La mia risposta è la seguente:

            «Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto alle dottrine che il Romano Pontefice o il Collegio dei Vescovi propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarle con atto definitivo».
            E ancora:
            «Fermamente accolgo e ritengo anche tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi proposte dalla Chiesa in modo definitivo».

            Il documento intero [Ad tuendam fidem] può leggerlo qui:
            http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/motu_proprio/documents/hf_jp-ii_motu-proprio_30061998_ad-tuendam-fidem.html

            Il tutto al contrario di lei che, pur ritenendo dogma di fede certo e assoluto tutto ciò che va dalla cintura in giù, rigetta invece tutte quelle dottrine, ben più numerose e spesso anche parecchio più importanti, che vanno invece dalla cintura in su, mi riferisco nello specifico a tutto il magistero del Vaticano II che lei rifiuta in blocco, però salva come dottrina certa e assoluta la enciclica Humanae vitae di quel Paolo VI da lei accusato a più riprese di avere “protestantizzato la Chiesa”; enciclica nella quale si esprime che è moralmente illecito l’uso dei contraccettivi.

            La Humanae vitae si rifà anche ai precedenti magisteri ed a quanto espressero sul tema specifico Pio XI e Leone XIII, ossia si rifà alla precedente “tradizione”, esattamente come il Concilio Vaticano II si rifà fedelmente alla tradizione dei precedenti concili, con delle comprensibili innovazioni, perché ogni concilio ha sempre comportato delle innovazioni. Attenzione però, anche la Humane vitae comporta una grande innovazione rispetto al precedente magistero, perché qualora lei non lo sapesse Pio XII, pur riconfermando sostanzialmente la enciclica Casti connubii di Pio XI, fece su di essa una innovazione sostanziale ammettendo i cosiddetti “metodi naturali”, mentre dal canto suo Paolo VI parla per la prima volta della liceità dei rapporti sessuali tra coniugi al di fuori dell’atto procreativo purché non sia fatto ricorso a metodi artificiali per impedire l’eventuale apertura alla vita.
            Detto questo: lei ha letto bene questa enciclica? Quindi è sicuro di accettarla e difenderla? Perché in essa è sancito qualche cosa di molto più innovativo di quella che lei ha più volte definita come la “messa eretica” di Paolo VI, vale a dire la liceità dei rapporti matrimoniali non a fini procreativi, ma «a manifestazione di affetto e a salvaguardia della mutua fedeltà» [cf. Humanae vitae, 16].
            Dunque … ci pensi bene, prima di difendere questa enciclica di … “pericolosa rottura” con la precedente tradizione grazie al solco aperto da Pio XII, perché in essa è contenuto qualche cosa di parecchio più “grave” dell’uso delle lingue nazionali al posto del latino e del Messale di Paolo VI al posto di quello di San Pio V, secondo una riforma liturgica che di fatto fu avviata da Pio XII.
            Insomma: lei intende seguitare a tenersi buono anche Pio XII, oppure mettere anche lui nel calderone dei papi del “conciliabolo” e quindi partire all’indietro da Pio XI in giù, visto che nei concreti fatti Pio XII apre le porte sia ad un diverso approccio con la morale sessuale sia alla successiva riforma liturgica? Insomma, Pio XII potrebbe essere definito come un vero e proprio pontefice cripto-vaticansecondista, non le pare?

            Ora, se vuole consultarsi con il suo consulente teologico, per quanto mi riguarda io le dico: è meno grave chi sbagliando e commettendo peccato fa uso dei preservativi ma accetta però nell’obbedienza della fede tutte le dottrine dell’ultimo concilio ecumenico, rispetto a chi cade invece in pubblica eresia e commettendo per questo peccato ben più grave dichiara “apostatico” un intero concilio ecumenico, tutte le dottrine vincolanti da esso sancite, sconfessando l’intero magistero dei Sommi Pontefici dell’ultimo mezzo secolo, pur non facendo però uso dei peccaminosi preservativi, i quali sono male ma non sono certo il centro dell’intero mistero del male.
            Chieda quindi al suo consulente e poi eventualmente ci faccia sapere.

  4. Reverendo Padre,

    «le verità di fede non contrastano con la ragione, ma le sono però superiori, in quanto verità divine». Di per sé la ragione non può contrastare con la fede, ma la nostra ragione è decisamente fallibile. Quindi potrebbe accadere che la Chiesa proclami infallibilmente una proposizione che, alla ragione di un singolo fedele, appaia assurda o in contrasto con il resto della dottrina.
    La Chiesa non proclamerà mai il dogma che Ipazia è un cane, ma se dovesse farlo sono io a vederla male (o magari non ho mai capito cosa sia un gatto e cosa sia un cane).

    Mi sbaglio?
    Nel caso in cui il mio ragionamento sia corretto, non sarebbe opportuno preparare i fedeli all’eventualità di dover avere una fede così pura? In questo modo non avrebbero più scuse per abbracciare l’eresia.

    1. Caro Lettore.

      la nostra ragione è effettivamente fallibile. Ma in certi casi non sbaglia. La verità di fede può essere in contrasto con una ragione falsa, bugiarda, corrotta, sofistica o errante, ma non con una ragione ben fondata, sana ed onesta, che si trova nella verità, perchè la fede è verità e la verità non può andare contro la verità.
      Può capitare invece che la Chiesa proclami una verità che contrasta con la ragione errante di un singolo, che non fa buon uso della sua ragione. In tal caso effettivamente la dottrina di fede gli può sembrare assurda. In questo caso, ci vuole qualcuno che lo corregga e gli faccia capire che la verità di fede non è affatto assurda, ma è in armonia con la sana ragione.
      Lei pertanto non deve considerare l’ipotesi che la Chiesa proclami come di fede una proposizione assurda, perchè questo non può assolutamente capitare, essendo la Chiesa maestra di verità sia nel campo della fede che della ragione.
      La purezza della fede quindi non è accettare l’assurdo, ma accogliere il Mistero, che, come ho detto, non è contro ma al di sopra della ragione e luce per la ragione.

  5. Reverendo Padre, una sola domanda. Come ci si deve comportare ad esempio nei confronti delle teorie di Rahner, di Kung e della Teoria della Liberazione nel sudamerica? Quest’ultima è stata fortemente disapprovata sia da san Giovanni Paolo II che da Benedetto XVI mentre sembra avere il favore di papa Francesco. Noi semplici fedeli non esperti in teologia e dogmatica ci sentiamo disorientati quando vediamo atteggiamenti diversi nei confronti di stessi movimenti.

    1. Cara Adriana.

      Il Santo Padre Francesco non ha affatto approvato gli errori della teologia della liberazione condannati dal Card. Joseph Ratzinger. Queste sono vergognose chiacchiere di giornalisti disinformati e intriganti. Su queste cose delicate, non si attenga a quello che dicono i giornali, ma guardi ai documenti autentici della Chiesa e del Papa.
      E’ vero invece che il Papa accoglie taluni aspetti positivi della telogia della liberazione, che del resto riconobbe anche Ratzinger.
      Quanto a Rahner e Kung, sono eretici. Kung è stato solo dichiarato da Roma non-cattolico. Rahner finora è riuscito a farla franca. Ma per essere informato sulle sue eresie, le consiglio di consultare il mio libro Karl Rahner. Il Concilio tradito, Edizioni Fede&Cultura,Verona 2009.

      1. comprato oggi. appena finito di leggere quello che sto leggendo ora, tra l’altro molto interessante, sull’amore di Dio e di Gesù Cristo, lo leggerò. in effetti la chiesa ufficiale dovrebbe essere più chiara e, scusi il termine semplicistico, meno “buonista” , nel senso che oggi che non esiste più l’indice per i libri e un bombardamento mediatico dal quale a volte è difficile distinguere quello che effettivamente dice il santo padre o i vescovi e quello che sono solo interpretazioni di giornalisti o scrittori o c.d. teologi, la cui competenza a volte pensiamo sia elevata e invece magari seguono teorie “dubbie” (V.appunto Rahner, Kung, Bianchi(nominato addirittura consultore presso il Vaticano), Mancuso e altri), è difficile districarsi. Tali pubblicazioni sono distribuite nelle librerie cattoliche ed è difficile per noi a volte distinguere. La mia età mi fa apprezzare la messa in latino, pur non essendo lefebriana,ma, se fatta bene, senza interpretazioni strane come a volte si vede in giro, mi piace anche molto il novo ordo che mi permette di capire meglio tutto lo svolgimento della cerimonia e soprattutto il contenuto delle letture.

  6. Secondo alcuni studiosi, il plateale gesto di Lutero dell’affissione delle sue 95 tesi sul portone della chiesa di Wittenberg, sarebbe un falso storico.
    Comunque sia, l’eminentissimo cardinale Marx ha recentemente affermato che Lutero dovrebbe essere l’ispiratore della riforma della Chiesa Cattolica. Ma S.E.R. ha letto perlomeno la prima delle 95 tesi? La prima delle tesi luterane afferma infatti che “Gesù Cristo volle che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza”. Non mi risulta però che l’intenzione di S.E.R. e dei suoi confratelli teutonici sia quella di fare della vita dei fedeli una penitenza continua, tutt’altro…

  7. Lefebvure non accetta la infallibilità di Montini, perché questi, non l’ha impegnata! visto che: non è quella che PER SOFISMI si vuole nei 3 gradi! .Non è eresia, accusare di eresia un Papa: c’è la Cum ex Apostolatus, il Diritto Canonico, la ragione e i FATTI che lo pretendono. Lefebvre non cade nell’eresia perchè non dice che è falsa la Messa secondo il Novu ordo, ma solo questo rito: simile a quello luterano. Perché favorisce l’eresia verso l’Eucarescotia, al di là della validita della Transustaziazione, che può avvenire dalla forma ed intenzioni del celebrante a prescindere da altri fattori. Non è stato il Vat. II a volere il rito nuovo, ma solo Paolo VI, arbitrariamente e contraddicendo lo Stesso Spirito Santo ostendato, visto che, lo Spirito Santo nel 1962 con Giovanni XXIII aveva ristampato il Messale tridentino, facendo intendere una volontà contraria a quella di Montini nello stravolgere il Rito e a dire che era lo Spirito Santo: a volerlo! non credo che lo Spirito Santo cambi idea nel giro di pochi anni!!! anzi non la cambia mai.

    1. Mio caro.

      Lo Spirito Santo non cambia sicuramente idea, siamo noi che ci evolviamo in virtù delle sue azioni di grazia, perché se così non fosse saremmo sempre a girare e girare in viaggio nel deserto in attesa di giungere senza mai arrivarvi a una terra promessa.
      E se per grazia dello Spirito Santo non ci fossimo evoluti nella fede e per la fede nel Risorto, oggi non saremmo cristiani, bensì ebreo-gesuani, non in grado di capire e di cogliere ciò che veramente era accaduto tra il Golgota ed il sepolcro vuoto del Risorto. Non per niente fu necessario, dopo la risurrezione del Cristo, che giungesse il dono e la luce dello Spirito Santo, perché in caso contrario neppure gli Apostoli, che pure furono spettatori di certi eventi, avrebbero avuto la capacità di coglierli, o per caso le risulta che credettero alle donne che avevano visto Cristo risorto? Manco per idea, le presero per delle visionarie …
      Temo che a lei, in Vangelo dei discepoli sulla via di Emmaus non abbia insegnato proprio niente, tanto è attaccato morbosamente alle sue quattro piccinerie pseudo-cattoliche. Lei non è riuscito a cogliere che dalla via di Emmaus inizia un cammino senza fine sino alla parusia; ed i discepoli, il Signore, lo riconobbero da come spezzava il pane, ossia dalla centralità dell’essenza eucaristica; non lo riconobbero dalla lingua che parlava, posto che Gesù non istituì l’Eucaristia secondo le anafore e le parole latine del Messale di San Pio V, usò l’aramaico. E le sue parole furono in seguito tradotte in greco, poi in latino, poi nelle varie lingue nazionali, ma la centralità rimane quella: “lo spezzare del pane” lungo la via di Emmaus, in cammino verso il suo regno che non avrà fine.
      Io mi sono spiegato secondo i misteri della fede ed il deposito della fede cattolica, se poi lei non intende o non vuole intedere e preferisce a continuare a vivere confusamente come scrive, sappia che purtroppo è in buona compagnia e che in ogni caso il problema è tutto quanto suo, non certo mio e neppure nostro.

  8. Lei afferma: “La Humanae vitae si rifà anche ai precedenti magisteri ed a quanto espressero sul tema specifico Pio XI e Leone XIII, ossia si rifà alla precedente “tradizione”, esattamente come il Concilio Vaticano II si rifà fedelmente alla tradizione dei precedenti concili, con delle comprensibili innovazioni, perché ogni concilio ha sempre comportato delle innovazioni.” E’ vero che la Humanae vitae si rifà ai precedenti magisteri ma il CVII, in alcune sue dottrine, non si rifà ai precedenti magisteri, anzi li contraddice. Quelle che lei chiama “comprensibili innovazioni” sono contraddizioni del Magistero precedente. Ecco perchè la Humanae vitae è infallibile a differenza di alcune dottrine del CVII che non lo sono. Entrambe sono mancanti della volontà definitoria quindi la nota che rende infallibile la Humanai vitae (continuità del Magistero) non si riscontra in certe dottrine conciliari.

    1. Il Vaticano II non contraddice il magistero precedente e chi lo afferma in modo deciso, cosciente e ostinato sceglie la via dell’eresia.
      Io non sono persona idonea con la quale poter giocare di sofismi pseudo filosofici che non stanno né in cielo né in terra, si cerchi dunque un altro giocattolo con il quale giocare.

      1. Gaudium et spes 22.2: «Infatti con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo» Cosa è questa eresia scritta nel CVII? ve ne è traccia nel Magistero e nella Tradizione della Chiesa?. NO NON VE ne è traccia. L’unico modo per dire,come fà lei, che non esistono dottrine conciliari in opposizione al precedente Magistero è negare il principio di identità e non contraddizione.

        1. Lei è un comico ignorante nel senso etimologico del termine: ossia che ignora ciò che è racchiuso nei Vangeli per quanto riguarda l’Incarnazione del Verbo, la sua finalità e la sua missione, espressa in tutti i Vangeli ma in modo particolare in quello di San Giovanni Apostolo.
          Insomma: lei non sa neppure perché il Verbo si è fatto carne.
          Le do un consiglio: si mette le mostrine sulle spalle, vada in pellegrinaggio a Predappio, sfoggi il saluto romano sulla tomba del “santo duce” al grido del tutto pretestuoso di “Dio, Patria, Famiglia”, perchè quello è il suo ambiente natural-aggressivo-distruttivo, non la Chiesa Cattolica.
          Mi da un fastidio davvero tremendo che oggi, persone rimaste orfane sia di Lotta Continua e Democrazia Proletaria, sia della estrema destra fascisteggiante, abbiamo scelto come loro valvola di sfogo la “teologia” e la “Chiesa Cattolica”.
          E lei è uno di questi, purtroppo.

  9. Lo Spirito Santo fu dato DOPO l’INCONTRO COL RISORTO! e per aver il potere del Sacerdozio e il coraggio dell’Apostolato -intanto!
    Si accorge che il suo, è spiritualismo come di: una “conoscenza” tutta personale quasi esoterica e a tratti anche fantastica e semimodernista? Per stornare il discorso, batte sempre sulla questione del latino, come se io per una sorta di feticismo, che vedo più in Lei ,”dal momento che non mi ha capito e sempre batte”, avessi la mania della lingua e non parlassi invece di una questione più grave, che impedisce di incontrare il Cristo del “pane spezzato”! Ma per Lei quel “Chi ascolta Voi, ascolta Me” è da seguire con Storicismo e Relativismo, fino ad omettere documenti del Magistero perchè:”quattro piccinerie pseudo-cattoliche”? E come si evolvono le anime, nel credere che la Messa non è il Calvario, se non ha più bisogno di un Rito che – secondo la Lex orandi- celebri tale dramma, perché deve credere più al Sepolcro vuoto? Ma proprio perché credono ai Testimoni del Sepolcro vuoto, che celebrano le “gesta eroiche” del Calvario: i cattolici! Non si preoccupi della confusione, s. Teresa dice: più in alto vado, più confusa mi trovo.

    1. Carissimo.

      Nessuno mi aveva mai accusato di essere uno spiritualista affetto da deviazioni esoteriche, storiciste, relativiste … e benediciamo Dio che si è fermato, altrimenti avrebbe forse aggiunto che sono pure comunista e al contempo anche un massone impegnato a contribuire nella costruzione del nuovo ordine mondiale.

      Sigmund Freud ha avuto molte rispettabili intuizioni ma ha seminato anche parecchi danni, tanto che da sempre, sul metodo nato dalla sua “scienza” psicoanalitica, nutro forti riserve e perplessità.
      Una cosa però devo ammetterla con amareggiata onestà intellettuale: forse, questo neurologo viennese, scrisse il suo saggio sulle nevrosi ossessive di stampo religioso dopo avere conosciuto alcuni soggetti come lei.

      Mi rivolgo quindi a tutti coloro che grazie ai soggetti come lei si presentano dai miei confratelli parroci per chiedere lo … “sbattezzo” …

      Cari aspiranti allo “sbattezzo”, vi prego di considerare che il nostro Gentile Lettore Timorato non rappresenta il mondo cattolico, la sua fede ed il suo sentire, ma rappresenta solo le psicopatologie di se stesso, che anziché sfogare nel calcio o nella politica, ha deciso, purtroppo per noi, di sfogare in quella che lui pensa essere la Chiesa Cattolica ed il sentire cum Ecclesia.

  10. Reverendo Padre,
    la ringrazio per le risposte che mi da nonostante il sottoscritto preferisca scrivere in anonimato.
    La negazione di un solo dogma è sufficiente ad essere eretici, perché significa che non si credono per fede neanche gli altri dogmi. Tuttavia, si potrebbe rilevare il passaggio all’eresia in un altro momento, precedente a questo anche se forse in genere meno conoscibile, cioè il momento in cui una persona decide che i dogmi non sono infallibili.
    Credere che i dogmi non sono infallibili rende eretici anche nel caso in cui non si è ancora negato nessun dogma?

    1. Caro Lettore.

      L’eresia sorge inizialmente nell’intimo come un atto interiore di disobbedienza a una data verità di fede. Certamente essa denota una fede imperfetta,vacillante o non convinta, ma in qualche modo essa resta per le altre vertà di fede che si continua ad accettare.
      E’ vero tuttavia, che è scossa anche la radice del credere, perchè chi crede veramente, crede a tutto ciò che la Chiesa presenta come verità di fede e non fa delle scelte tra questo e quello.
      La convinzione che i dogmi non sono infallibili e sono mutevoli col tempo è tipica dei modernisti, condannata da San Pio X nella Pascendi dominici gregis.
      Questa convinzione non solo e non tanto è eretica, ma suppone in qualche modo il rifiuto stesso totale della fede, e quindi l’apostasia, in quanto caratteristica del dogma come tale è l’infallibilità, per cui il rifiutare il dogma come tale vuol dire implicitamente rifiutarli tutti, anche se i modernisti sanno molto bene fingere di credere.

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