La pastorale inadeguata

LA PASTORALE INADEGUATA

 

Il Collegio dei Vescovi in unione col Vescovo di Roma continua e continuerà sempre a costituire la guida infallibile nella fede cattolica, quale che sia il modo col quale il Magistero si esprime, semplice o solenne, ordinario o straordinario.  Spetta dunque ai vescovi, fraternamente uniti nella collegialità, rimediare alla grave crisi di fede che oggi serpeggia nella Chiesa.

 

 

Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli OP
giovanni XXIII apertura vaticano II
San Giovanni XXIII all’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II

Il Santo Pontefice Giovanni XXIII nel famoso discorso di apertura Gaudet Mater Ecclesia del Concilio Vaticano II, evidenziava come scopo del Concilio non fosse tanto quello di condannare specifici errori del presente, quanto piuttosto quello di proporre il messaggio cristiano in uno stile ed in un linguaggio moderni, adatti all’uomo del nostro tempo. Egli precisava come esistessero già le condanne; esse erano presupposte e non dovevano essere dimenticate; si trattava invece di dare la prevalenza al tono propositivo, senza per questo escludere totalmente ― il che non avrebbe avuto senso proprio per il carattere pastorale del Concilio ― la condanna degli errori, e questa condanna effettivamente ci fu, anche se il Concilio si limitò a denunce generiche senza entrare in dettagli e senza citare i nomi degli autori. Inoltre il Concilio ritenne di abbandonare la formula tradizionale del canone e dell’anathema sit, il che non significava assolutamente che le condanne conciliari potevano essere prese alla leggera.

Così nel Concilio troviamo la condanna dell’ateismo, del materialismo, dell’individualismo, del secolarismo, dell’antropocentrismo, del liberalismo, del relativismo dogmatico e morale, dello sfruttamento dei lavoratori, del disprezzo per poveri e i deboli, del delitto politico, della corsa agli armamenti, della guerra di aggressione, dell’aborto, delle dittature, del totalitarismo statale, del razzismo, dello sfruttamento della donna e dei minori, dell’ingiustizia sociale, delle sperequazioni economiche. Inoltre il Concilio si guardò bene, nel riformare la Curia Romana, dall’abolire il Dicastero addetto alla sorveglianza dottrinale ed alla difesa della fede, che fino ad allora era chiamato “Sant’Offizio”. Invece questo ufficio, col nuovo nome più chiaro di “Congregazione per la Dottrina della Fede”, fu adeguato allo spirito del rinnovamento conciliare col perdere quel carattere di esclusivo ed eccessivo intervento repressivo e sanzionatorio ed acquistare un’impostazione ed uno stile più umani ed evangelici, per i quali la confutazione ragionata e motivata dell’errore era finalizzata alla valorizzazione dei lati positivi delle dottrine erronee e delle qualità umane e culturali dell’errante, mediante l’uso di procedimenti interpretativi e correttivi più aggiornati e l’assicurazione all’errante di una maggiore possibilità di difendersi e di spiegare le sue posizioni. Le pene poi venivano mitigate. Nel contempo veniva abolito l’Indice dei libri proibiti.

Questa saggia impostazione del Concilio si sarebbe dovuta assumere con quell’equilibrio che esso suggeriva; e invece purtroppo spesso negli ambienti dell’episcopato e delle istituzioni accademiche, sotto la spinta dei cosiddetti “progressisti”, che in realtà erano dei cripto-modernisti, nacque l’uso, aggravatosi in questi ultimi decenni, di tollerare il rifiorire di vecchi errori e il sorgere di nuovi, per timore si essere trattati da Pastori pre-conciliari e nella convinzione di riconoscere così il pluralismo e la libertà di espressione.

epicuro
busto marmorei di Epicuro

Che cosa allora è successo? È accaduto che numerosi errori già condannati nel passato sono risorti e, non venendo condannati, hanno provocato in molti la convinzione o l’impressione che la precedente condanna fosse stata superata o annullata dal nuovo clima dottrinale e pastorale avviato dal Concilio. Ciò si è accompagnato al risorgere di quelle idee moderniste che sostenevano la mutabilità dei concetti dogmatici, senza che anche questo increscioso fenomeno sia stato adeguatamente represso, il che ha generato in molti una mentalità storicista, relativista ed evoluzionista, che ha favorito il disprezzo delle antiche condanne e la tranquilla assunzione degli errori moderni, riconosciuti peraltro come tali solo dagli esperti della storia delle idee e delle eresie, giacché in realtà molte dottrine presentate come nuove ed avanzate, agli occhi degli storici seri del pensiero, sono quasi sempre il ritorno, magari con termini o sfumature diversi, di errori di tempi immediatamente precedenti il Concilio o anche antichi o antichissimi risalenti a volte addirittura ai filosofi presocratici, come per esempio gli aforismi di Eraclito, Anassagora, Pitagora, Epicuro, Democrito, Parmenide o Protagora o le mitologie dell’antica India o della Cina.

diritto aborto
quel “diritto d’aborto” che non si tocca …

Potremmo fare molti esempi di questi errori condannati dalla Chiesa prima del Vaticano II risalendo nei secoli sino agli inizi del cristianesimo, errori che restano tali e che quindi il Concilio non ha affatto smentito, ma che anzi esso presuppone, almeno implicitamente: la negazione della dimostrabilità razionale dell’esistenza di Dio; la negazione della trascendenza, della immutabilità e dell’impassibilità divine; la negazione della divinità di Cristo; la negazione dei miracoli e delle profezie; l’idea che in Cristo Dio si muti in uomo; la negazione della Redenzione e quindi della Messa come sacrificio espiatorio e riparatore; la negazione della corporeità sensibile di Cristo risorto; la negazione della gerarchia ecclesiastica; l’idea che tutti e sempre sono in grazia; la possibilità di salvezza anche per gli atei e per chi è fuori della Chiesa; l’identificazione della Chiesa col mondo; l’idea che ogni religione sia salvifica; la negazione della coppia primitiva e della trasmissione della colpa originale per generazione; l’idea che Dio non castiga ma fa solo misericordia; Dio perdona anche chi non si pente; la negazione dell’esistenza di dannati nell’inferno; la negazione dell’esistenza del diavolo; la concezione dell’uomo come essere soprannaturale o divino; la negazione dell’immutabilità del dogma; la concezione della fede non come verità ma come esperienza o come prassi, oppure la fede come essenzialmente legata al dubbio o all’incredulità; la negazione della legge morale naturale; l’esaltazione dell’omosessualità; la liceità della fecondazione artificiale, dei rapporti sessuali extra matrimoniali e dell’uso degli anti-fecondativi; l’aborto e l’eutanasia intesi come diritti; il sacerdozio della donna, etc ..

concilio calcedonia
il Concilio di Calcedonia in una icona bizantina

Così similmente si crede che la dottrina delle due nature nel Concilio di Calcedonia non sia più attuale, si rifiuta il dogma dell’anima umana come forma sostanziale del corpo insegnato dal Concilio di Viennes nel 1312; si respinge la condanna di Eckhart fatta da Clemente V nel 1329; si nega il dogma dell’immortalità dell’anima proclamato dal Concilio Lateranense V nel 1513; si pensa che la condanna di Lutero fatta dal Concilio di Trento sia sbagliata; si crede che la condanna del liberalismo fatta dal Beato Pio IX sia superata; non si tiene conto della condanna del panteismo fatta dal Concilio Vaticano I e da San Pio X; si disprezza l’enciclica Pascendi Dominici Gregis di San Pio X; non si tien più conto degli errori di Rosmini condannati dal Sant’Offizio nel 1887; non ci si cura della condanna della massoneria fatta da Leone XIII, del comunismo fatta da Pio XI, nonché della scomunica dei comunisti fatta da Pio XII nel 1949; non ci si cura della condanna dello spiritismo fatta dal Sant’Offizio nel 1918; non si bada ai pericoli di un certo ecumenismo segnalati da Pio XI nell’enciclica Mortalium animos; ci si è dimenticati degli errori segnalati da Pio XII nella Humani Generis; si rifiuta il monito circa il teilhardismo fatta dal Sant’Offizio nel 1959.

freud vignetta
celebre vignetta su Sigmund Freud

Non parliamo poi delle contaminazioni del cattolicesimo che sorgono dal fatto di mescolarlo col pensiero del Rinascimento italiano, di Cartesio, di Lutero, dell’illuminismo, dell’empirismo, di Kant, di Fichte, di Schelling, di Hegel, di Marx, di Freud, dell’esistenzialismo, di Husserl, di Heidegger, di Severino, dello storicismo di Bohnöffer, del pensiero indiano, del buddismo e di altri.

La mancanza di interventi correttivi o critici da parte di vescovi o istituti accademici o uomini di cultura cattolici porta molti a credere che tutte queste teorie e queste idee tutto sommato siano divenute ammesse ed accettabili: la Chiesa, si pensa, ha mutato opinione o si è corretta in seguito a studi più critici e più documentati. Se vogliamo essere moderni, aggiornati e seguaci del Concilio ― tale è il pensiero di molti ―, dobbiamo seguire questi pubblicisti, giornalisti, filosofi, teologi, moralisti, esegeti, vescovi e cardinali che oggi hanno assunto posizioni contrarie a quelle tradizionali presentate qui sopra. Il fatto che Roma o altre autorità ecclesiastiche non intervengano si crede essere segno che Roma tacitamente riconosce di essersi sbagliata.

Questa crisi della fede all’interno della Chiesa stessa e tra gli stessi pastori, esclusi, s’intende, il Papa, nonché lo stesso Magistero, che godono del carisma dell’infallibilità, può essere caratterizzata con cinque attributi: soggettivismo, buonismo, relativismo, modernismo, secolarismo.

Soggettivismo. La fede non viene concepita più come ascolto di una dottrina insegnataci da Gesù Maestro, per il tramite della Chiesa, ma come incontro immediato, esistenziale, affettivo ed esperienziale con Cristo, anche senza passare attraverso il Magistero della Chiesa: un concetto tipicamente protestante della fede, la quale appare congiuntamente non come l’adeguarsi del nostro intelletto ad una verità oggettiva ― ciò che San Paolo chiama “obbedienza della fede” ―, ma come libera espressione della coscienza soggettiva, che si ritiene direttamente illuminata da Dio, eventualmente per mezzo della Scrittura, ma nel senso di sola Scriptura.

Buonismo. La fede quindi non è virtù dell’intelletto, alla quale segue la carità come effetto della volontà, ma la fede è risolta nella carità e con essa confusa. La fede non è atto del conoscere, ma è coinvolgimento pratico dell’intera persona, ciò che in realtà appartiene alla carità e non alla fede. La carità in qualche modo si sostituisce alla verità. Non si fonda sulla verità, non presuppone la verità, ma appare essa stessa come fondamento della verità.

Alla base di questa visione c’è una disfunzione e un disordine nel rapporto tra intelletto e volontà. Bisogna dire che in passato si mancava alla carità in nome della verità, si veda per esempio il processo a Giordano Bruno; oggi si manca invece alla verità in nome della carità, si pensi per esempio al rahnerismo oggi a piede libero.

Relativismo. Poiché ogni uomo ha bisogno di verità, si crede che di fatto tutti sono nella verità intesa come carità. Quindi tutti sono buoni e in buona fede, seppure ognuno a modo proprio. Infatti il rispetto della diversità, della libertà e del pluralismo richiede che la verità non sia un dato oggettivo, universale, vincolante, uno per tutti, ma sia qualcosa di relativo alla coscienza soggettiva e creativa di ciascuno, in quanto ognuno è diverso dagli altri.

liberta religiosa
la libertà religiosa si basa anche e soprattutto sul riconoscimento da quella reciprocità dalla quale nasce poi la vera pace …

Da qui un falso concetto della libertà religiosa, che praticamente è l’assolutizzazione della coscienza individuale, è liberalismo ed indifferentismo religiosi: perché affannarsi ad annunciare il Vangelo? Tanto tutti conoscono già la verità, tutti si salvano, tutti sono in grazia, tutti sono perdonati, tutti hanno buona intenzione e buona volontà. Nessuno fa il male volontariamente. Secondo costoro tutti sono nella verità, anche se la mia verità contraddice alla tua. Ma comunque Dio è in tutti e salva tutti. Non esiste un’opposizione netta, assoluta, immutabile, universale ed oggettiva tra vero e falso: una medesima cosa può essere vera per me e falsa per te. Tutti abbiamo ragione. Dipende dal punto di vista. Quindi non si devono condannare errori ed eresie. Tutt’al più si può esprimere il proprio parere ma si devono rispettare anche le idee degli altri, per quanto contrarie alle nostre.

Sarebbe bene quindi per alcuni chiudere la Congregazione per la Dottrina della Fede, organismo che ancora riflette una superata mentalità pre-conciliare, inquisitoriale. La fede non è una certezza, ma una semplice opinione tra le altre, per sua natura è dialogo, confronto, convive col dubbio e con la stessa incredulità. Solo così si è aperti e tolleranti; altrimenti si diventa degli integralisti e dei talebani.

Secolarismo. Osserviamo che la fede ha perso il suo orientamento speculativo, contemplativo, spirituale, trascendente, soprannaturale, escatologico, benché si continui ad usare questi termini, come fa Rahner, ma falsificandoli e secolarizzandoli. In realtà Rahner ― e lo dice esplicitamente ― non crede affatto nell’immortalità dell’anima e in una vita dopo la morte, ma per lui la salvezza è solo qui.

cristo storico
Cristo Dio è nella storia

Dio non è al di sopra o al di là della storia, ma solo nella storia. Non c’è un altro mondo oltre a questo e superiore a questo, ma il cristianesimo è solo per questo mondo che è l’unico mondo. Non c’è un sacro oltre al profano, ma lo stesso profano è sacro (Rahner). Il sacerdozio non è fondato da Cristo, ma emana dal Popolo di Dio (“Chiesa dal basso”), per cui non esistono gerarchie (“struttura piramidale”), ma tutti siamo fratelli ugualmente sacerdoti (Schillebeeckx). L’azione della Chiesa è un’azione politica e non soprannaturale (teologia della liberazione).

Cristo non trascende il mondo ma è il vertice evolutivo del mondo ―“Punto Omega” ―: cristologia “cosmica” (Teilhard de Chardin). Infatti non è lo spirito (divino) che crea la materia, ma è la materia che si trasforma in spirito e diventa Dio (ancora Teilhard, con riferimento a Darwin, Schelling e Bruno).

Modernismo. Tutte queste idee e prospettive sono elaborate nella convinzione di essere moderni e di intrattenere un dialogo e un confronto con la modernità, sulla scia dell’impostazione innovativa del Concilio. L’idea in se stessa è buona, ma il guaio è che qui la “modernità”, invece di essere vista come un complesso di dati da vagliare alla luce del Vangelo, onde tenere il positivo e respingere il negativo, è considerata essa stessa un assoluto, alla luce del quale prendere dal Vangelo solo quello che si concilia con la modernità. È l’errore gravissimo del modernismo di ieri e di oggi.

vescovi italiani
assemblea dei vescovi italiani

Sorgono spontanei dei filiali suggerimenti ai vescovi: il Collegio dei Vescovi in unione col Papa continua e continuerà sempre a costituire la guida infallibile nella fede cattolica, quale che sia il modo col quale il Magistero si esprime, semplice o solenne, ordinario o straordinario. Può sbagliare solo il singolo vescovo o un gruppo di vescovi (per esempio una conferenza nazionale) se non sono in comunione col Papa. Spetta dunque ai vescovi, fraternamente uniti nella collegialità, rimediare a questa grave crisi di fede. Benedetto XVI non per nulla indisse l’Anno della Fede ed aveva in programma la pubblicazione di un’enciclica sulla fede, se i modernisti, evidentemente allarmati, non lo avessero fermato. Tuttavia ritengo che sia bene che il nuovo Papa metta in atto il progetto di Papa Benedetto, senza paura dei modernisti. Sono loro che devono cedere, non certo Roma.

salto della fede
il grande salto della fede …

Bisogna tornare ad avere autentica stima per la virtù teologale della fede, che è l’inizio della salvezza. Se la fede è sana e forte, allora possono esercitarsi tutte le altre virtù, innanzitutto la carità. Ma se la fede è annacquata o confusa con altre cose per quanto importanti, tutto crolla e nulla si può costruire. La fede può stare senza la carità benché con difficoltà: ma la carità non può assolutamente esistere senza la fede, se non vuol decadere a mera filantropia, a emozione o, peggio, a sfogo di istinti soggettivi. Ma la fede è verità, per cui occorre tornare ad aver rispetto per la verità, certo nella carità. Ma non c’è carità senza la verità. Il giusto rispetto per la coscienza soggettiva e per la libertà religiosa non deve essere una scusa per disprezzare la verità oggettiva, universale ed immutabile. L’Autorità Ecclesiastica deve saper contemperare saggiamente il rispetto per la coscienza soggettiva con la cura del bene comune in fatto di dottrina della fede, promovendo la sana dottrina e sostenendo i suoi divulgatori ed apostoli, e confutando con buone ragioni e in modo persuasivo gli errori continuamente insorgenti, opponendo opportuni rimedi e correggendo amorevolmente con giustizia gli erranti e i ribelli.

pastorale
il bastone pastorale del vescovo, uno strumento di grande carità che all’occorrenza dovrebbe servire anche per correggere i ribelli

Questa funzione dei vescovi, per quanto oggi soffra una grave crisi, è una funzione vitale di quella Chiesa che Cristo ha fondato garantendole che non sarà vinta delle forze dell’inferno. Per quanto dunque oggi la situazione sia angosciante e scandalosa, come cattolici siamo assolutamente sicuri che questa crisi sarà superata con la forza dello Spirito Santo per una Chiesa più santa e più forte di prima, vera luce delle genti e sacramento universale di salvezza.

Varazze, 27 agosto 2015

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11 thoughts on “La pastorale inadeguata

  1. Carissimo padre, letto tutto di un fiato, come quello di padre Ariel, Dio vi … strabenedica!!
    Bentornati sulla vostra e (se permettete) anche sulla nostra Isola dove ci fate respirare aria cattolica, straziati come siamo noi poveri fedeli da omelie alla “Mazzi” e alla “Ciotti”, da messe celebrate perfino in calzoncini corti … proprio così! Ai primi di agosto in una chiesa del Salento un prete si è messo una stola arcobaleno sui calzoni al ginocchio e la maglietta a maniche corte, e a me e a mia moglie scandalizzati ha risposto che nella messa basta la sostanza, e la sostanza è stata una predica dove invece che Cristo ha nominato per 30 minuti Tonino Bello.
    E poi qualche confessore fa pure il severo, quando capita di dire che si è persa la messa della domenica perchè non si trovava una chiesa cattolica con un prete cattolico dove andare.
    Grazie.. grazie!

    1. ho visto di peggio a Milano marittima dove un prete si è messo a celebrare la messa in mare su un pattino, dopo la consacrazione due onde hanno sbattuto il pattino e il calice si è rovesciato cadendo in mare con tutte le ostie, e lui lo ha ripreso come se niente fosse accaduto. Viva i vescovi e viva Galantino del quale parlate nell’altro articolo … viva, viva!! A Milano marittima i pesci hanno fatta la comunione.

      1. Cara Michela.

        Ciò che lei ci scrive è di una gravità inaudita e per questo ci piacerebbe credere ad una specie di grottesca, per quanto pesantissima, “battuta” estiva. Però, visti purtroppo certi preti in circolazione, ciò che lei narra potrebbe essere vero.
        Milano Marittima è nel territorio dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, di cui è Arcivescovo Metropolita S.E. Mons. Lorenzo Ghizzoni.
        Per dovere di coscienza lei è tenuta a informare dell’accaduto l’Ordinario Diocesano affinché sia a conoscenza del fatto gravissimo da lei narrato, anzitutto appurando se il sacerdote in questione è un suo presbitero oppure se era un sacerdote di passaggio, quindi prendendo tutti i più severi provvedimenti canonici previsti per un caso di siffatta e inaudita gravità se è un suo presbitero, od informando l’Ordinario Diocesano di questo presbitero se invece si trattava di un sacerdote di passaggio.
        Se ha problemi di qualsiasi genere a farlo, ci scriva in privato che provvediamo noi a darle indicazioni, oppure su sua indicazione a informare noi direttamente l’Arcivescovo.

        Attendiamo sue notizie.

        1. Cari Redattori, sono di Ravenna anche se trasferito in Canada da molti anni, ma sento ancora viva l’appartenenza alla mia città d’origine. Forse voi non lo sapete, ma i Ravennati ricordano bene che Mons. Ghizzoni ha partecipato all’inaugurazione della moschea di Ravenna, tra parentesi la seconda più grande d’Italia dopo quella dell’Urbe. Spero che il nostro Arcivescovo Metropolita tra un ramadan e un’abluzione abbia tempo di indagare sul sacrilegio sopra descritto, ma ho i miei dubbi…

        2. Cari Redattori, sono di Ravenna anche se trasferito in Canada da molti anni, ma sento ancora viva l’appartenenza alla mia città d’origine. Forse voi non lo sapete, ma i Ravennati ricordano bene che Mons. Ghizzoni ha partecipato all’inaugurazione della moschea di Ravenna, tra parentesi la seconda più grande d’Italia dopo quella dell’Urbe. Spero che il nostro Arcivescovo Metropolita tra un ramadan e un’abluzione abbia tempo di indagare sul sacrilegio sopra descritto, ma ho i miei dubbi…

  2. Gent.mo Padre
    non voglio cadere nella deformazione professionale dello psicoterapeuta … era da tempo che volevo inviarvi un messaggio perché vi seguo da mesi ma ora soltanto lo faccio.
    Vorrei dire a lei, ma anche a P. Ariel, che “analizzare” i vostri scritti è un piacere a livello scientifico. Ne ho parlato anche con miei colleghi, che seguono Patmos, perché molte sono le peculiarità vostre, parto dalla prima: due menti molto intelligenti (e i vostri scritti dicono tutto sul vostro quoziente intellettivo) possono “coabitare” insieme in uno spazio fisico, o accademico o variamente abitativo, compreso un blog (che è comunque uno spazio coabitativo e di comune gestione), solo se privi di quel narcisismo che produce il tipico egocentrismo degli intellettuali brillanti, alto in modo esponenziale nella misura che sono intelligenti. Voi mi avete permesso di venire in contatto con un elemento raro che è l’umiltà vera, il lavorare (come ho letto in un articolo, non ricordo quale, se suo o di P. Ariel) per “Dio” e non per l'”io”.
    Una cosa, P. Cavalcoli, mi spiace, che da poco ho scoperto che lei ha vissuto tanti anni a Bologna, la mia città, avessi saputo le avrei fatto visita, ma forse capiterà altrove.
    Questo volevo dirvi, forse per “deformazione professionale”, ma con stima e ossequio, Paolo.

  3. Caro Padre, grazie a lei per questo dottissimo articolo e grazie anche a Padre Ariel per la precisione chirurgica con la quale ha trattato nel suo il caso Galantino.
    Per noi sacerdoti seguirvi è un piacere ma soprattutto un grande conforto spirituale e teologico.

  4. Padre Cavalcoli, lei sa essere (ed è a volte) molto severo ma con grande grazia, il padre Ariel sa essere (ed è a volte) molto severo ma con grande ironia.
    E’ da questa fusione che, secondo me, nasce una linea vincente e avvincente, la vostra.
    Grazie anche a nome delle mie consorelle che vi seguono.

    Sr. Lucia del S. Cuore

  5. Padre, nel Suo articolo si evidenzia lo sconforto, la necessità di uscire da questo disordine di ideologie che Lei ha citato e che segnano purtroppo il pensiero attuale non in linea coi tempi che cambiano continuamente ed in modo repentino. La confusione regna indisturbata. Ma la riscossa può venire solo dal di dentro, nel lottare per affermare la Verità e non trovare soluzioni di comodo per il bene comune. Bisogna affermare la vera dottrina e chi non è d’accordo, è fuori. L’esempio, ma ce ne sono tanti, è quel prete che dice Messa su un pattino; chi è quel vescovo che gli ha imposto le mani, sapeva che S. Paolo a Timoteo disse :”non avere fretta ad imporre le mani a qualcuno per non farti complice dei peccati altrui”. Quanti di questi vescovi devono riflettere sulle parole di Paolo e fare mea culpa! Anche i fedeli devono capire e protestare per non permettere lo scempio di un rito Santo qual è la Messa. La Santa Messa dobbiamo capirla; quante volte la liturgia della parola e l’omelia (talvolta lunga e pallosa) sembrano avere più importanza della liturgia eucaristica? Non sarebbe opportuno spiegare con brevi commenti ciò che avviene nella liturgia eucaristica? Grazie

  6. magari può essere utile questo:
    http://www.iltimone.org/33609,News.html
    ALLA SCOPERTA DEL NOSTRO TESORO PIÙ GRANDE: LA SANTA MESSA. ONLINE UN CORSO IN QUATTRO PUNTATE
    Si è svolto in quattro serate, tra il 15 aprile e il 27 maggio scorsi, il corso di introduzione alla santa Messa tenuto da don Andrea Brugnoli, parroco di S. Zeno in Zai (Verona), fondatore del movimento di apostolato giovanile Sentinelle del Mattino.

    Il corso, un piccolo capolavoro di catechesi su cose “alte” – e non sul “fumo” spesso veicolato da tanti incontri e tante iniziative di pastorale, giovanile e non – è online. Quattro video, girati nella chiesa del Centro per la Formazione alla Nuova Evangelizzazione, in via Righi 2 a Verona, che sono una risorsa preziosa, da usare e diffondere.

  7. Rev. Padre,
    certamente conosce quello che stanno proponendo le conferenze episcopali tedesca, francese e svizzera: seminatori di zizzania, più che predicatori del vangelo.
    Veda qui la denuncia di Magister: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351124
    Il sinodo ombra di Svizzera e Germania ha un seguito. In due libri
    Vi si legge che i divorziati risposati e le coppie omosessuali non si aspettano “misericordia”, ma il riconoscimento della bontà della loro condìzione.
    Veda anche le tesi pubblicate : http://www.dbk.de/fileadmin/redaktion/diverse_downloads/dossiers_2015/2015-05-25_Dokumentation_Studientag_zur_Bischofssynode_FR_DE_IT.pdf
    ed i riferimenti ai due libri.
    Infine la replica critica del vicario della diocesi di Coira mons. Grichting.

    Un quadro di desolazione e sconforto per tanti di noi … nella supplice attesa dell’intervento dello Spirito Santo

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