Ipazia gatta romana risponde a Roberto de Mattei

IPAZIA GATTA ROMANA RISPONDE A ROBERTO DE MATTEI

 

Ipazia gatta romana [vedere biografia in redazione, qui] offre una risposta analitica al messaggio di Roberto de Mattei pubblicato e diffuso da Riscossa Cristiana [testo integrale qui]

 

 

 

 

 

Autore Ipazia di Alessandria gatta romana
Autore
Ipazia gatta romana  

cliccare qui per ascoltare la canzone dedicata ad Ipazia da Alberto Sordi

 

 

Chiarissimo Professore Dott. Roberto de Mattei.

Il Sacerdote Innominato di cui «per carità cristiana» ella tace il nome, sappiamo tutti che è Ariel Stefano Levi di Gualdo. Ora, essendo io filosofa, cercherò di risponderle con una certa coerenza logica.

Nessuno l’ha accusata di scrivere sul quotidiano Il Foglio, tutt’altro, il Reverendo Innominato le ha posto un quesito che lei non ha evaso: le ha domandato se esiste un ateismo cattivo, quello di Eugenio Scalfari, intellettuale di sinistra; ed uno buono, quello di Giuliano Ferrara, intellettuale di destra, sul cui giornale sono stati ripetutamente pubblicati vostri articoli cosiddetti “anti-bergogliani”, non solo la critica all’intervista del Santo Padre.

Il fatto che lei affermi che «l’intervista di Papa Francesco è censurabile per il suo contenuto», è una dichiarazione che la porta fuori dal suo mestiere di storico avvezzo da tempo a usare lo strumento della storia per arrivare a conclusioni teologiche e contestazioni dottrinarie, che sono del tutto legittime, ma a loro volta contestabili, specie se lei presume, come devoto cattolico, di poter «censurare» il Santo Padre per quello che fa e che afferma.

Gli articoli ai quali lei fa riferimento, a partire da alcuni duri articoli sulla persona del Santo Padre firmati da Alessandro Gnocchi — al quale di recente il Reverendo Innominato ha dato dell’eretico [vedere qui] — e dal compianto Mario Palmaro di benedetta memoria [vedere qui], non potevano essere pubblicati su Avvenire perché come lei sa questo quotidiano è l’organo ufficiale dei vescovi italiani. O forse solo Riscossa Cristiana e Corrispondenza Romana possono beneficiare del diritto a non pubblicare articoli che sollevassero solo indirettamente pertinenti riserve sui vostri amici lefebvriani? Pertanto, se vuole essere logico e coerente, non dica che né Avvenire né altri giornali cattolici avrebbero mai pubblicato quei vostri articoli, quando i primi a censurare siete voi, ed a livelli ai quali neppure la vecchia Pravda sarebbe forse giunta.

Le «accuse» a Cristina Siccardi non sono «ingenerose», anche perché non sono accuse ma critiche. E qui verrebbe da domandarle qual è il suo criterio di “critica scientifica”, visto che lei è un accademico di lungo corso. Nessuno ha infatti attaccato la deliziosa Signora ma solo i suoi libri e le sue idee bislacche, in base alle quali ella può essere indicata a pieno e meritato titolo come «scrittrice», perché tale è, non però con l’aggettivo di «cattolica» come lei la definisce, perché tale non è. E chi ha contestato le idee cattolicamente errate della Signora Siccardi, che le piaccia o no, è di fatto un rispettabile pastore in cura d’anime ed un teologo sul cui nome ella tace per quella che chiama stizzosamente «carità cristiana». Ora, se per caso lei volesse sprezzare qualcuno, lo faccia pure, anche questo è un suo diritto, non invochi però la «carità cristiana», se al cattolico duro&puro vuol giocare, perché la carità non è un semplice modo popolare di dire, è cosa molto seria, perché … Deus caritas est.

Il Reverendo Innominato è quindi un sacerdote che di fronte al Popolo di Dio è investito di quella grave responsabilità che lei e la Signora Siccardi non avete né per grazia di stato sacramentale né per sacro ministero, ossia l’obbligo morale di dire ai fedeli cosa è giusto e cosa è sbagliato. Pertanto, con serietà pastorale, il Reverendo Innominato ha invitato i fedeli cattolici che vivono spesso con comprensibile ansia questi momenti di smarrimento intra ed extra ecclesiale, a non cercare risposte e linee guida di percorso nelle righe di questa deliziosa Signora, che in modo maldestro ha abusato la figura del Beato Paolo VI per legittimare il Vescovo Marcel Lefebvre, impudentemente paragonato a Sant’Atanasio di Alessandria e presentando Paolo VI come figura attraverso la quale giungere a Lefebvre [vedere qui]. Pertanto, la Signora Siccardi, a fronte di queste sue pubbliche dichiarazioni strampalate sul piano storico, teologico ed ecclesiologico, o è un’ignorante — nel senso etimologico del termine di ignorare — oppure è una mistificatrice della storia della Chiesa, perché il Beato Paolo VI, riguardo il quale costei afferma di propria viva voce accurati studi di ricerca svolti [vedere qui], nella sua lettera indirizzata il 29 giugno 1975 a Marcel Lefebvre fece questa chiara e inequivocabile affermazione:

Vous laissez invoquer en votre faveur le cas de saint Athanase. Il est vrai que ce grand évêque demeura pratiquement seul à défendre la vraie foi, dans les contradictions qui lui venaient de toute part. Mais, précisément, il s’agissait de la défense de la foi du récent concile de Nicée. Le concile fut la norme qui inspira sa fidélité, comme du reste chez saint Ambroise. Comment aujourd’hui quelqu’un pourrait-il se comparer à saint Athanase, en osant combattre un concile comme le deuxième concile du Vatican, qui ne fait pas moins autorité, qui est même sous certains aspects plus important encore que celui de Nicée?

«È vero che Sant’Atanasio restò praticamente il solo a difendere la vera fede, pur nelle opposizioni che gli giungevano da ogni parte. Ma si trattava precisamente della fede del recente Concilio di Nicea. Oggi, come potrebbe qualcuno paragonarsi a Sant’Atanasio, osando combattere un Concilio come il Vaticano II, che non è meno autorevole, che è addirittura sotto certi aspetti più importante di quello di Nicea?». [testo integrale della lettera del Beato Paolo VI, qui]

Può una studiosa seria eludere questo scritto così chiaro del Beato Paolo VI, sino ad ignorare del tutto che proprio dinanzi ad esso, pochi anni dopo, preso amaramente atto della chiusa pervicacia di questo vescovo, San Giovanni Paolo II decise di comminargli la scomunica, dopo che questi aveva posto in essere un atto scismatico, tale di fatto è la consacrazione di quattro vescovi senza il mandato della Sede Apostolica? [vedere qui].

Valuti adesso lei la erronea ed ereticale portata di quanto afferma e scrive la Siccardi, seminando in tal modo gravi errori tra quel Popolo di Dio verso il quale il Reverendo Innominato ha precise responsabilità e mandato — a lui conferito da un Vescovo in comunione col Vescovo di Roma — di annuncio e di salvaguardia della Verità Rivelata e del Magistero della Chiesa, ella dichiara infatti:

«Monsignor Lefebvre è stato un cavaliere senza macchia e senza paura con una forza che non è stata sicuramente umana, lui ha agito come avrebbe potuto agire un Sant’Atanasio durante l’arianesimo, ha agito come una Santa Caterina da Siena che da sola ha affrontato i Pontefici […] ecco allora che Monsignor Lefebvre diventa paladino delle cose più importanti, delle realtà più essenziali, cioè paladino della fede, nel senso che difendendo la Santa Messa si difende la fede stessa […] Monsignor Lefebvre ha agito così per tanto amore verso Gesù Cristo e poi per la Chiesa e anche per il Papa […] Ecône è stato un luogo dove è stato veramente possibile difendersi dai bombardamenti liberali, modernisti, relativisti e dove è stato possibile mantenere la Tradizione» [vedere qui, a partire dal minuto 12,10 a seguire].

Il fatto che il Cardinale Raymond Leonard Burke abbia scritto una prefazione ad un libro di questa Autrice, non è né una garanzia né una patente di legittimazione dei suoi contenuti, anche perché, se come voi c’insegnate è legittimo criticare ad ogni piè sospinto l’operato dei pontefici che si sono succeduti dal 1958 a oggi e quindi l’autorità ed i documenti di un intero concilio ecumenico — cosa nella quale siete ormai da tempo specializzati attraverso libri, conferenze ed attività pubblicistiche — a maggior ragione domando: si possono all’occorrenza criticare le scelte più o meno opportune di un singolo cardinale, destituito dal Romano Pontefice dalla presidenza del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, per essere nominato ad appena 66 anni cappellano dei Cavalieri dell’Ordine di Malta?

Per quanto riguarda la Signora Maria Guarini, sulla cui amabilità e impegno nessuno ha mai sollevato alcuna questione, il fatto che Brunero Gherardini l’abbia definita «una donna di Fede e di scienza», non è una garanzia, pur essendo la Signora una donna d’indubbia fede e una studiosa che cerca d’imparare la scienza. Quando infatti la Signora presentò tempo fa al Reverendo Innomitato la bozza di un suo libro su tematiche liturgiche, egli rimase sconcertato nel riscontrare in essa tutta una serie di errori di carattere storico e teologico, uniti ad una precaria conoscenza della dogmatica sacramentaria, coronati infine da una generosa prefazione di Brunero Gherardini. Questo il motivo per il quale il Reverendo Innominato non accettò di pubblicare quel libro nella collana teologica da lui diretta: per evitare ad un eminente confratello anziano della caratura di Brunero Gherardini l’ennesima brutta figura da consegnare alla storia, tanto evidenti erano certi errori della Guarini quanto inopportuna dinanzi ad essi la prefazione del Gherardini.

Ci fa piacere, Chiarissimo Professore, che voi riusciate a tenere in piedi fondazioni, agenzie stampa, riviste, siti, pubblicazioni di libri a pagamento, organizzazioni di conferenze, marce per la vita e via dicendo, il tutto con gli abbonamenti ed il sacrificio di tanti fedeli amici che collaborano con voi. Pertanto, se anziché dichiararsi offeso per certi «attacchi calunniosi» che tali non sono, avesse la carità cristiana di insegnare anche a noi come raccogliere cifre consistenti di danaro per tenere in piedi le nostre attività per il bene della Chiesa fondata da Cristo su Pietro, le saremmo grati da ora e per sempre, assicurando un ricordo speciale per lei e la Fondazione Lepanto durante una Santa Messa celebrata per voi — di rigore col vetus ordo — nel giorno della festa della Cattedra di San Pietro.

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Post Scriptum

Il Dottor Paolo Deotto, direttore di Riscossa Cristiana, riferendosi anch’esso al Reverendo Innominato, ha colto l’occasione per fare allusione agli esiti della Legge Basaglia che ha lasciato a piede libero molti soggetti problematici dopo la chiusura dei manicomi [vedere articolo integrale qui]. Il Dottor Deotto, col suo pudibondo vetero democristianese basato sul dire e non dire — lessico e stile ormai morto agli albori degli anni Settanta −, pare molto sensibile a certi problemi politico-sociali, sicché vorremmo invitarlo a valutare anche un altro dramma, sul quale potrebbe scrivere qualche perla di saggezza: l’Italia è un paese sempre più vecchio e con un numero di anziani problematici sempre più elevato, molti dei quali restano purtroppo tagliati fuori dai reparti di geriatria per mancanza di posti disponibili, cosa che costituisce in parte un dramma umano, in parte una emergenza che meriterebbe di essere approfondita.

LA SALUTE NELLA RISATA

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28 thoughts on “Ipazia gatta romana risponde a Roberto de Mattei

  1. Mi lascia perplesso come cattolico questa difesa di Lefevre e partecipazione a convegni in quel ambito. Cito ” legga il Motu proprio di Giovanni Paolo II, Ecclesia Dei.
    “4. La radice di questo atto scismatico è individuabile in una incompleta e contraddittoria nozione di Traditione. …”
    Inoltre, la scomunica è stata revocata quella decretale per i vescovi viventi, non per Lefebvre e il suo scisma, per cui è sempre valida quella latae sententiae per l’adesione formale allo scisma: “Nessuno deve ignorare che l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa(8)”.

    1. Tutto giusto, Vincenzo, solo il termine “scisma” non è corretto 😉 Benedetto XVI lo ha spiegato benissimo anche nella famosa Lettera ai Vescovi del 2009. La FSSPX non è mai stata definita, dai Papi, scismatica. Lo scisma era legato ai 4 Vescovi e non alla Fraternità la quale tuttavia ha ordinato sacerdoti quando i vescovi erano scismatici, ma tolto lo scisma nel 2009 le ordinazioni sono valide ma NON hanno giurisdizioni, di conseguenza non sono “ordinati” alla Chiesa. La loro posizione è canonicamente “disordinata” ma non più scismatica. La FSSPX NON è mai stata dichiarata scismatica in quanto fraternità. L’atto scismatico di cui parlava GPII nella ED era relativo alle ordinazioni dei 4 vescovi. Benedetto XVI con il suo gesto aveva tentato di aprire un varco, ma non c’è riuscito e non per suo dolo! Molta responsabilità l’hanno avuta alcune frange tradizionaliste di casa nostra e che si guardano bene dall’entrare nella FSSPX perchè non li prenderebbero. Lefebvre consumò lo scisma NON dando vita alla Fraternità, ma per la sola nomina dei 4 vescovi.

      1. Cito Cherubino . “La scomunica latae sententiae che colpì mons. Lefebvre non è decaduta e non è da confondere con il decreto ad personam che colpì Lefebvre e i vescovi.
        Facciamo un pò di chiarezza:
        – la scomunica latae sententiae colpiva Lefebvre e i vescovi da lui consacrati e quanti formalmente aderiscono alle posizioni di Lefebvre;
        – il decreto di scomunica sanciva quanto era già nella scomunica latae sententiae;
        – Lefebvre è morto scomunicato e la revoca non lo riguarda;
        – la revoca decretata da Benedetto XVI riguarda il decreto precedente e non la scomunica latae sententiae;
        – pertanto chi aderisce formalmente agli errori e alle scelte scismatiche di Lefebvre, non riconoscendo l’autorità di tutti i pontefici, prima di tutto quello vivente e “regnante”, non condannando l’ordinazione illegittima dei vescovi e l’esercizio illecito del ministero sacerdotale, non accetta il Magistero integrale che comprende il Concilio Vaticano II è tuttora scomunicato. Ora veda lei se sulla “carta” questi signori che contestano anzi accusano il papa (diversi pontefici) di errori, eresie, ecc. ecc. e fanno apertamente professione di adesione alle idee di Lefevbre siano cattolici o no

    2. Caro Vincenzo.

      il suo commento è del tutto pertinente, però è vero ciò che le dice sopra la romana “Santa Caterina da Venezia”: la scomunica è legata alla consacrazione dei quattro vescovi senza il mandato della Sede Apostolica ed in disobbedienza alla Sede Apostolica, in tal caso, Marcel Lefebvre, può essere indicato con linguaggio tecnico neppure come eretico ma come eresiarca.

  2. padre Ariel lei ha una penna … “diabolica”, in senso puramente figurato, per carità! Ora, rispondere possono anche risponderle, mi domando però in merito a cosa o smentendola su cosa?
    A colpirmi è stato questo alludere senza nominarla, come se lei fosse un emerito sconosciuto, ma quando mai !?. Ha forse dimenticato, l’ironico direttore di Riscossa Cristiana, che invoca per lei la legge Basaglia, che su quel sito, i suoi articoli, erano i più letti e kliccati con centinaia di “mi piace”, e che oggi quelle centinaia di gradimenti sono in pratica assenti su quelli che scrivono le loro “firme di punta” a partire da Gnocchi e dalla Siccardi?
    Io credo, carissimo padre, che lei non sia un soggetto controllabile, e che l’unico controllo che lei accetta e a cui soggiace, è quello della chiesa e della sua autorità. Non la conosco di persona, ma dai suoi articoli e libri credo, molto modestamente, di avere capito questo.

    1. Su Riscossa Cristiana io leggevo solo gli articoli di padre Ariel e prima quelli del padre Cavalcoli, i quali sono spariti … prima uno, poi un altro … perchè?
      Mistero!
      Ho però notato che l’uscita di queste due penne è coincisa con una svolta marcatamente lefevriana.
      Coincidenze!
      Lunga vita all’Isola di Patmos, qua siete in casa vostra padri carissimi, e nessuno può farvi le pulci.

      Un saluto da un affezionatissimo lettore di Torino

  3. Caro Padre, mi sono sempre domandato una cosa: come fa Don Ariel a mantenersi così giovanile? Ha 20 anni più di me, ma sembra un mio coetaneo! Finalmente leggendo i benefici della risata in fondo al suo ultimo articolo ho scoperto il suo segreto!

    1. Caro Marco,

      Grazie per il sorriso che mi hai regalato, a maggior ragione devo “difendermi” assicurando che non ho fatto il “patto col Diavolo”. Come del resto non lo ha fatto Mons. Antonio Livi, che malgrado qualche acciacco, a 78 anni, pare un giovanotto; spero di arrivare alla sua età nelle sue condizioni fisiche, ma soprattutto mentali.

  4. Caro Padre Ariel, stavolta devo dire che il testo mi lascia perplesso. Lo dico con dispiacere e con la preoccupazione di essere scambiato per lefebvriano e di beccarmi a mia volta una “stilettata” dalla sua penna. Perché trasformare questo meraviglioso sito in un’arena dove condurre sterili polemiche? Capisco il primo articolo, ma questo secondo era necessario? Gli altri padri sono d’accordo? Ci lasci la bella immagine di un sacerdote umile ed edificante e non quella falsa di un polemista incattivito. E lasci perdere le persone da lei citate che anche ammesso abbiano torto cercano solo il bene della Chiesa. Con un sinodo in corso dove la relazione intermedia conteneva pericolose aperture alle coppie omosessuali e alla comunione per i risposati pensa d’avvero che le minacce per la Chiesa (il pericolo della apostasia di cui parla la Madonna), provenga dai 4 gatti da lei citati come presunti lefebvriani? Pensa che sia piu’ retta la coscienza di un De Mattei o di un Forte che stilo’ la citata relatio intermedia? Grazie per l’attenzione

    1. Caro Giuseppe.

      Il suo commento è benvenuto e non mi sognerei mai di stilettarla.
      Non voglio allargare la polemica, che reputo chiusa, anche perché il mio dovere, assieme ai due padri più anziani, è quello di edificare il Popolo di Dio con testi di teologia, dottrina, catechesi, pastorale … non certo con polemiche che, se superano il limite, divengono sterili e fini a se stesse, come io sinceramente penso e come giustamente mi ha fatto presente anche il teologo e confratello anziano Antonio Livi, di cui tengo da sempre in altissima considerazione il parere e soprattutto il consiglio, dato che io ascolto anche e soprattutto gli altri, non certo e non solo me stesso.
      Sul bene della Chiesa bisogna intendersi, perché non credo che il genitore di un drogato, vedendo il figlio contorcersi per le crisi di astinenza, andando dallo spacciatore a comprargli l’eroina faccia il suo bene. In altre parole: il bene della Chiesa si ricerca nella Chiesa, con la Chiesa per la Chiesa e dentro la Chiesa, non ponendosi in aperto antagonismo alla Chiesa, alla sua autorità ed al suo magistero.
      Per quanto riguarda il sinodo sulla famiglia, sul quale tra un po’ scriverò un articolo, io credo che sia opportuno non fare il processo alle intenzioni. Mi spiego: sono usciti fuori testi di discussioni, proposte e via dicendo, è vero … ma tutto questo è irrilevante, con buona pace di chi, applicando criteri politici anzichè ecclesiologici, paventa “svolte”, “golpe”, “tradimenti della dottrina”, trasformando il tutto in una specie di scoop per Corrispondenza Romana, Riscossa Cristiana, Chiesa&Post concilio, ecc …
      E dico irrilevante perché ciò che contano sono le conclusioni e quindi le direttive pastorali; e per adesso non abbiamo avuto né le une né le altre. Ciò che di ufficiale abbiamo, per adesso, sono 19 minuti di impeccabile discorso conclusivo del Santo Padre dinanzi al quale nessuno può ragionevolmente dissentire, perché è giusto, dottrinalmente corretto e pastoralmente equilibrato. Cosa questa magistralmente spiegata con tutto l’equilibrio e la scienza teologica che gli è propria dal teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, che su queste nostre colonne telematiche dedicò alla prolusione conclusiva del Santo Padre un articolo, nel quale troverà anche allegato il filmato del Sommo Pontefice che parla ai Padri sinodali: http://isoladipatmos.com/il-sinodo-dei-vescovi-ed-il-problema-rahner-il-grande-apprendista-stregone/
      Dunque mi dica, questi stracciatori di vesti e paventatori, come il de Mattei, di scismi, su che cose basano le loro opinioni e ipotesi?

      vedere filmato: https://www.youtube.com/watch?v=kZj0MV-f2Ug

      Questi “politici” della Chiesa spaventati, di che cosa stanno a discutere, forse dei processi alle intenzioni o di fantascientifici universi paralleli nei quali tutto può di rigore finire male?
      Io non sono in grado, inoltre, di stabilire “se è più retta la coscienza di un de Mattei o di un Forte”, perché solo Dio può leggere e giudicare la profondità delle coscienze. Posso dirle solo questo: io ho promesso devota e filiale obbedienza nelle mani del vescovo che mi ha consacrato nel sacro ordine sacerdotale, non nelle mani di Roberto de Mattei od altri laici affini.
      l’Arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, sotto molti aspetti è la perfetta antitesi del mio sentire teologico, ma è un vescovo, un legittimo successore degli Apostoli al quale io devo il mio più devoto rispetto. De Mattei non è un vescovo e non è un legittimo successore degli Apostoli. Pertanto, pur non condividendo la sua teologia, io tributerò sempre venerazione a Bruno Forte in quanto rivestito della pienezza del sacerdozio apostolico, almeno fino a quando non cadesse in pubblica e conclamata eresia. Non sarò mai, invece, dalla parte di de Mattei, che a partire dal Santo Padre per seguire con i Padri sinodali, resta un laico che presume fare le pulci a Pietro ed a tutti i suoi Apostoli, fatta eccezione per uno o due che mostrano ambiguamente di pensarla forse come lui.
      Il tutto glielo dico con spirito puramente cattolico e senza alcuno spirito polemico, perché non ne posso più di questi laici sempre più clericalizzati e di questi chierici sempre più laicizzati.

      Con sincera stima.

  5. Reverendissimo Padre Ariel, riuscirà a capire, il buon Alessandro Gnocchi, partito ormai per la tangente, che lei, con le sue parole, e la sua accusa di eresia, gli ha spalancato le braccia per dirgli ti voglio nella chiesa e con la chiesa? Perchè non conta l’abbia capito io, conterebbe invece lo capisse lui.

    1. Caro Fausto.

      Non ho proprio memoria di mio padre, a partire dall’infanzia all’età adulta – ossia fino all’età di 26 anni, quando lo persi – che mi abbia rimproverato con spirito di acredine, o peggio animato da cattivi sentimenti. Tutt’altro riconosco e riscontro, riflettendoci oggi, un profondo spirito di totale bontà nei suoi rimproveri. La stessa identica bontà attraverso la quale io ho dato dell’eretico ad Alessandro Gnocchi, ribadendo che le sue espressioni sono profondamente e gravemente ereticali, ingiustamente e pericolosamente sprezzanti la persona del Santo Padre, che con tutti i suoi limiti e difetti – che egli ha e che nessuno nega – rimane Pietro, la pietra sulla quale Cristo ha edificato la sua Chiesa; quindi questo autore si sta assumendo la gravissima responsabilità, davanti all’Onnipotente, della semina di veleni tra il Popolo di Dio, specie tra i fedeli smarriti e disorientati in cerca di conforto.
      Il sacerdote non è né un sociologo, né un operatore religioso, né un impiegato della “società multinazionale” Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ma per l’appunto un padre, chiamato all’esercizio responsabile, ed a volte anche gravoso e deciso, di questa sua paternità.
      Gnocchi e le persone che seguono la sua linea sono totalmente auto-referenziali, non ascoltano nessuno, non riconoscono la paternità sacramentale dei sacerdoti – ad eccezione di quelli che errando la pensano come loro – non riconoscono l’autorevolezza dei teologi che nella Chiesa e in perfetta comunione con la Chiesa hanno ricevuto dalla stessa mandato per trasmettere le verità di fede ed il suo Magistero.
      Al momento dubito che abbia capito quello che io ho detto e ciò che lei sottolinea, stando almeno a quanto seguita a scrivere http://www.riscossacristiana.it/gnocchi100215/ a maggior ragione non perdo la speranza e spero che prima o poi capisca e riconosca che l’autorevolezza e l’autorità pastorale della paternità non dipende affatto da tutti quegli accidenti esterni che spesso sono segno di un glorioso passato che per alcuni non deve passare, proprio come spiega in modo a mio parere davvero magistrale il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli nel suo ultimo articolo http://isoladipatmos.com/per-un-sano-tradizionalismo/

  6. Don Ariel, ci sono a mio avviso un po’ di pro e di contro. Certe posizioni “tradizionali” trasudano effettivamente oltre che ad un livore assurdo, una superbia dilagante. E’ da tempo che scrivo in rete, e dovrebbe esser chiaro a chiunque abbia studiato un minimo di dottrina e si professa “tradizionale”, che in una società diseguale com’è la Chiesa, composta da superiori e sudditi, l’obbedienza dei sudditi innanzi a richieste dei superiori, che non ledono i diritti divini o naturali, è un obbligo assoluto anche se fossero ordini ingiusti…in quella che a noi sembra ingiustizia difatti, il Signore, lavora per i suoi piani e la nostra incauta ribellione potrebbe essere proprio quell’ intralcio non voluto ai Suoi disegni, e anche se siamo noi i suoi attori nel mondo, la nostra superbia potrebbe essere l’elemento di rottura capace di rovinare tutto. Le scuse normalmente accampate per sottrarsi all’obbedienza, sono generalmente assurde e sono sempre fondate, in ultima analisi, sulle proprie opinioni personali anteposte con estrema non chalance al Magistero della Chiesa, cosa che un cattolico non dovrebbe fare mai e poi mai, alla faccia dei paladini della purezza dottrinale…Ho dovuto impormi per sostenere l’errore della FSSPX che non aveva motivi nel caso specifico di rifiutare l’accordo di regolarizzazione canonica, visto che affermano la sottomissione al Papa(!)…. mi sono beccato anch’ io la mia buona dose di improperi e di arrampicamenti “teologici” fai da te, davanti ad un evidenza quasi comica…ma se una persona ama la dottrina di nostro Signore sa che o la si professa integralmente, o non la si professa affatto. E il sottoscritto, vorrebbe provare ad essere un vero cattolico integrale e non a sprazzi sorvolando i Dogmi a comodo per far spazio ai pensieri personali…questo non è seguir la Tradizione…ma è semplice relativismo/modernismo mascherato da Tradizione…
    E’ vero però, che seppur davanti all’ostinatezza ingiustificata e a tanti problemi da Lei segnalati, è comunque perlomeno grazie alla FSSPX se oggi abbiamo ancora la Messa in Rito Tridentino e questo credo che sia innegabile…
    Dall’altra parte invece abbiamo un soviet di modernisti che sembrerebbero reclamar finalmente vittoria a piè sospinto…chi marciava ancora con purezza e semplicità nella Scrittura e nella Tradizione senza fanatismi, con grande amore e serenità, totalmente cum ecclesia, è stato colpito duramente da forze indefinibili. Sto parlando chiaramente dei Francescani dell’Immacolata, un santo ordine, commissariato, senza precedenti nella storia, senza motivazioni!…Ma per capirle basta leggere i blog di alcuni dissidenti dell’ordine. Ho letto un loro articolo due giorni fa e sono rimasto scioccato per l’odio e il livore personale che trasudavano da ogni riga, una vera questione di delirante superbia: scioccante..mi creda non scherzo…
    Quindi noi fedeli Cattolici Apostolici Romani, che vogliamo professare la nostra Fede integralmente, seguendo il Magistero di sempre, come i Santi e i Dottori della Chiesa ci hanno insegnato, nella sana Tradizione, non siamo messi bene…da una parte e dell’altra abbiamo eccessi e relativismi inaccettabili, forze centripete tese alla demolizione del punto di equilibrio, che poi è quello che si cerca…il demonio chiaramente lavora bene su tutti gli schieramenti… Che Dio ci aiuti…Grazie Don Ariel un caro saluto.

  7. Che Riscossa Cristiana adotti la censura è un dato di fatto anche per i commenti ai loro articoli. Una volta mi sono permesso di esprimere il mio dissenso ad un loro articolo di grande livore e asprezza contro il Santo Padre, cercando di argomentare la mia posizione. Ora i miei commenti non solo non sono stati pubblicati, ma addirittura non hanno nemmeno ricevuto risposta privata. Una sconcezza da panico.. questa è la loro tradizione: io ho ragione, tutti gli altri hanno torto!!!

  8. Mi unisco ai tanti appelli supplicati nell’intervento di Ghergon che non posso che condividere e aggiungo, caro Padre Ariel: aiutateci! pensate davvero alle persone come noi e credeteci, siamo in tanti. Su faceboock ci chiedono testi di apologetica e di catechesi, ci chiedono come devono andare avanti e non è gente che frequenta la Messa antica, ma è gente che alla Messa ordinaria non va più perchè sono stanchi delle messe moderniste… e non sanno a chi rivolgersi, non sanno cosa fare, anime dimenticate da tutti!
    Quanto alla bellissima e saggia Ipazia che dirle? :-) Potremo unire le mie tre: Diva, Yume e Vita insieme a Valery, la gatta della nostra amica Ester e fondare una nuova congregazione di teologhesse sagge :-) e sopraffine …
    Voltiamo pagina caro Padre Ariel, Gesù attende proclamatori della Parola e Lui solo sa quanto ne abbiamo bisogno tanto da dire che la messe è molta ma i veri operai sono pochi. Lei sarà anche uno di questi pochi, ma la dote per affrontare tutto questo ce l’ha, la spenda bene.
    Dio la benedica, e la Madonna la protegga.
    Ave Maria

    1. Cara Caterina,

      ma ti sei impazzita? Mettere assieme tre gatte, tanto più delle gatte cattoliche come quelle tue, di Ester e la mia? E’ meno pericoloso mettere assieme tre pit bull, cani appartenenti alle razze “socialmente pericolose”.

  9. R.mo Padre mi trovo in accordo con i suoi scritti, magari non sempre nella forma, ma nella sostanza si.
    La devo inoltre ringraziare per aver messo (indirettamente) in discussione il mio modo di pensare. Spesso mi sono ritrovato con la testa piena di idee tradizionaliste, che ormai ho
    capito essere diverse da tradizione, in cui il Papa era l’oggetto dei miei attacchi (alle frasi poi estrapolate), senza mai ricordarmi delle parole di Cristo “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”.
    Ora poi posso dire di aver capito bene cos’è il mondo tradizionalista: un mondo chiuso, fatto di gente che se la fa e se la ride e dove il dissenso non è permesso, soprattutto non è permesso sulle cose opinabili e contingenti. Il dissenso dalle loro idee, si intende. Mentre è permesso, anzi è d’obbligo il dissenso alla Chiesa.
    Gli ultimi esempi sono gli attacchi alla persona di Adinolfi, facendo beceramente leva sulla sua condizione di divorziato risposato (come se loro fossero senza scheletri nell’armadio) e adesso a Francesco Agnoli, reo di non pensarla più come loro (http://www.riscossacristiana.it/balilla-crociati…/).
    Quindi mi sento di ringraziarla di cuore.
    Ave Maria!

    1. Caro Gianluca.

      Spesso mi sono sentito ripetere che è un mondo, quello cosiddetto “tradizionalista”, dove ci sono anche ottime persone, mosse da sincera buona fede. Sfugge però il fatto – cosa che io ritengo di poter invece affermare con l’esperienza del confessore, del direttore spirituale e del pastore in cura d’anime – che molte di queste ottime persone, proprio perché animate da questi corretti sentimenti, se ne allontanano per i motivi del tutto veri che lei ha indicato.
      Fare una affermazione come questa mia, comporta nella migliore delle ipotesi finire accusati di generalizzazioni ingenerose. E dinanzi a queste repliche, ecco che vorrei sinceramente capire, facendo in tal senso un esempio: nel 2011, in un mio libro (E Satana si fece Trino), spiegai che molti seminari diocesani e noviziati religiosi erano ormai a tal punto inquinati, che se vi entravano ottimi elementi, presto si trovavano nella condizione di uscirne, il tutto, spesso, nella totale impotenza delle autorità ecclesiastiche e religiose che parevano quasi difendere la gramigna anziché il buon grano; e di tutto questo spiegano i motivi. Questo è stato il risultato: nel corso degli anni c’è stato un vero e proprio esercito di vescovi che dinanzi a quelle analisi mi hanno dato non una ma mille ragioni, alle quali ho più volte risposto: “Bene, allora intervenite!”.
      Se lo stesso criterio analitico viene però applicato al mondo dei cosiddetti “tradizionalisti”, a quel punto si scatenano tuoni e fulmini … “ecco, tu generalizzi, non tieni in considerazione le tante buone e brave persone”.
      Io tengo in considerazione che da un albero marcio non possono nascere rami e frutti sani, ed ho motivo di ritenere che il lefebvrismo nasce in sé e di per sé marcio, vale a dire da un intollerabile e inaccettabile atto di ribellione all’autorità di Pietro e ad un intero concilio ecumenico. Detto questo mi si spieghi, con queste innegabili premesse, quali frutti sani dovrebbero nascere, forse la salvaguardia del santissimo rito della santissima Messa di San Pio V?
      Bene, ma a quale prezzo, è stata pagata la salvaguardia di un patrimonio liturgico che andava – sono il primo a dirlo – tutelato, salvaguardato e non perduto?

  10. caro padre, lei scrive: “Il Reverendo Innominato è quindi un sacerdote che di fronte al Popolo di Dio è investito di quella grave responsabilità che lei e la Signora Siccardi non avete né per grazia di stato sacramentale né per sacro ministero, ossia l’obbligo morale di dire ai fedeli cosa è giusto e cosa è sbagliato”.
    Dio la benedica solo per questa sua frase!! Con essa ribadisce il ruolo dei preti e dei teologi ed il ruolo dei laici e degli studiosi di varie materie.
    Non è la prima volta che, nei suoi articoli, lei ribadisce la figura del sacerdote, che, all’occorrenza, è anche una figura di autorità, e lo è per “sacramento di grazia” e, come lei dice per “mandato” ricevuto dalla Chiesa.
    Parole sante!!
    Questa gente, come alcuni gruppi di neocatecumenali (siamo tutti sacerdoti!) che io ho conosciuto in passato, paiono non aver proprio chiara la figura del sacerdote.
    Bene ha scritto, un certo “Orion – 30 gennaio 2015, 10:50”, in un precedente articolo, quello dove lei è stato coperto di insulti (All’irrazionalismo intollerante degli islamici l’Occidente oppone soltanto l’irrazionalismo tollerante degli atei) : “ai tempi di san Pio X alla Siccardi non sarebbe stato concesso di aprir bocca neppure per cantare nel coro parrocchiale, figurarsi di aprir bocca per pontificare su questioni ecclesiastiche? Volete fare davvero i tradizionalisti duri e puri? Benissimo, allora cominciate a dire alla Siccardi di smetterla di occuparsi di cose di Chiesa, dacché come dice l’Apostolo “mulier taceat in Ecclesia“ “.
    Non dico che, le donne, debbano tacere, come lo si intenderebbe oggi, forse neppure san Paolo intendeva questo ma altro, che un signor laico, però, taccia sprezzante il nome di un sacerdote, “per carità cristiana”, è qualificante del prof. De Mattei e di tutta la sua cupa cordata di tristi intristiti.
    Grazie ancora padre!

    1. La mia ovviamente era una provocazione :)
      Uno dei grossi problemi della Chiesa di oggi sta proprio nel fatto che c’è una grossa confusione tra clero e laicato: abbiamo chierici che si sono laicizzati, e laici che si sono chiericizzati.

  11. Non mi sembra così strano che in una situazione di grande confusione (perché questo è il dato di fondo) ci sia chi pensa di risolvere qualcosa negando tutto quello che la Chiesa ha detto e fatto negli ultimi cinquant’anni. E’ una posizione speculare e complementare a quella secondo cui la soluzione a portata di mano sta nelle donne prete, nell’introdurre il divorzio e il matrimonio gay cattolici, nel dare tutto il potere ai soviet …ehm, consigli pastorali e sinodi diocesani. Non è nemmeno raro che le persone si spostino all’interno di questi due poli senza passare per il centro. Nelle epoche di difficoltà gli esseri umani sono purtroppo portati a cercare il colpo di bacchetta magica che rimetta magicamente tutto a posto. E’ un’illusione, certo, ma non tocca a voi, preti e vescovi, eliminare questa confusione che espone i laici alla tentazione di cercarsi da soli la loro ricettina?

  12. Don Ariel,
    mi sono imbattuto in questo discorso di De Mattei del 2005 che credo spieghi bene il suo pensiero riguardo gli atei “buoni” e gli atei “cattivi”. Il succo è il seguente:

    “Una sincera ed efficace collaborazione in cui i cattolici antiprogressisti abbiano il coraggio di professarsi antiliberali, e i liberali antiprogressisti abbiano il coraggio di collaborare con i cattolici antiliberali che ad essi tendano la mano. E’ già accaduto nella storia con il Patto Gentiloni, […] I liberali antiprogressisti che non hanno paura di guardare il nemico e chiamarlo per nome, che hanno il coraggio di dire molto chiaro e forte quello che molti europei e italiani pensano, infrangendo la cappa del conformismo politicamente corretto. Essi non hanno timore di suscitare le ire del mondo politico e culturale da cui provengono. Questi laici ci indicano la strada della fortezza, dobbiamo fornire loro la virtù cristiana e teologale della speranza, la fiducia che con l’aiuto soprannaturale della grazia e con una grande teologia della storia alle spalle, le radici cristiane dell’Europa e dell’Occidente porteranno invincibilmente nel nostro tempo i loro straordinari frutti di civiltà”

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