La Chiesa che muore per risorgere in un piccolo gregge: Carlo Caffarra è stato un autentico dottore e padre della Chiesa del XXI° secolo

LA CHIESA CHE MUORE PER RISORGERE IN UN PICCOLO GREGGE: CARLO CAFFARRA È STATO UN AUTENTICO DOTTORE E PADRE DELLA CHIESA DEL XXI° SECOLO

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« … ho parlato col Cardinale Carlo Caffarra il giorno prima che morisse, rimanendo d’accordo che sarei andato a visitarlo a Bologna assieme al mio collaboratore il giorno 20 di questo mese. Invece, sabato 9 settembre, nella cattedrale metropolitana di San Pietro in Bologna si celebreranno le esequie funebri di uno degli ultimi grandi padri e dottori della Chiesa »

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Carissimo Ariel,

nimis bene scripsisti de me! [Ndr. cf. QUI].Ti ringrazio per la tua vicinanza e il tuo affetto, ho passato momenti di gravi prove, ma il «Signore mi ha liberato dalla bocca del leone». Ho sofferto molto per la Chiesa e con la Chiesa […]. Ti aspetto a Bologna dopo la prima decade di settembre, così avremo modo di stare mezza giornata in compagnia. Prega la Madonna anche per me. Un forte abbraccio a te e Jorge. Un carissimo saluto a Padre Giovanni Cavalcoli.

+Carlo Caffarra [17 agosto 2017]  

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Carlo Caffarra, Busseto 1° giugno 1938 – Bologna 6 settembre 2017

La prima domanda che sempre rivolgevo al Cardinale Carlo Caffarra all’inizio dei nostri frequenti colloqui, era: «Padre Cardinale, come sta?». L’ultima volta che ha risposto a questo quesito d’inizio conversazione è stato il 5 settembre: «Sto bene. Pensa, i medici mi rincuorano dicendo che sono come una automobile che ha il motore di una Ferrari dentro la carrozzeria di una Fiat Cinquecento degli anni Settanta».

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Invece, incontrandolo di persona, esordivo dicendo: «Padre Cardinale, sono contento di trovarla bene». Come gli dissi l’ultima volta che lo visitai a Bologna assieme a Jorge Facio Lince, verso il quale egli manifestava quell’affetto e stima che per sua indole nutriva verso i giovani studiosi dotati di fede e di profondità filosofica e teologica. Mi sorrise e poi rispose spiritosamente rivolto a Jorge: «È ovvio che il tuo buon Padre mi trovi bene, sai com’è: belli si nasce», disse indicando se stesso con due colpi di mano sul petto e proseguendo col dire: « … poi, sapendo che venivate a farmi visita, per non sfigurare dinanzi a voi stamattina sono andato anche dal parrucchiere». E ridacchiando si passa una mano sui capelli.

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Il Cardinale s’era ritirato su un colle bolognese, in un appartamento adiacente il seminario arcivescovile della Città Felsinea. Passeggiando in quello spazio verde attorno alla sua casa, mi disse: «Adesso guardo Bologna qua dall’alto, pregando tutti i giorni per questa Città».

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Nel salotto dove si tenevano i nostri colloqui privati, egli conservava sul muro un grande ritratto del Santo Pontefice Giovanni Paolo II, ed ogni tanto, tra un discorso e l’altro, non mancava di lanciargli uno sguardo.

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Carlo Caffarra, Busseto 1° giugno 1938 – Bologna 6 settembre 2017

Il Cardinale Carlo Caffarra mi ha trasmesso un autentico patrimonio di fede, dottrina e cultura teologica. Nel corso degli anni avvenire potrò parlare e scrivere di questo patrimonio che mi ha trasmesso, mai però di tutto il resto, che porterò invece con me dentro la tomba, nel totale segreto.

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Quando il giorno 5 ho parlato con lui, non mi è sembrato versare in uno stato di debilitazione. Non era affetto da una malattia che stava compromettendo la sua vita, aveva avuto problemi in precedenza ed un intervento chirurgico superato; era un uomo molto curato da una parte, molto scrupoloso da parte sua a seguire i consigli dei medici specialisti. Quindi non è morto per una malattia giunta allo stato degenerativo terminale, ma è stato fulminato da un arresto cardiaco.

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Azzardo un’ipotesi: la sua morte repentina, potrebbe essere avvenuta dopo avere ricevuta chissà quale notizia, o semmai dopo aver riflettuto per alcuni giorni su una notizia ricevuta pochi giorni prima? Dico questo ripensando ad una sua battuta di alcuni mesi fa, fatta in toni scherzosi mentre si trovava in una struttura clinica per fare dei controlli: «… scusa se quando prima mi hai chiamato non ti ho risposto, ma in questo momento mi trovo in clinica per fare un po’ di controlli di routine. Adesso sono in camera mia, posso parlare con tutta tranquillità». Chiedo notizie del suo stato di salute, egli risponde: « … ti dirò, a parte i problemi conseguenti all’età che avanza, in salute sto bene. Ma forse, un giorno, potrebbe giungermi una di quelle notizie talmente grosse che potrei rimanerci secco da un minuto all’altro ».

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Il buon Popolo di Dio, sempre più disorientato, conosce solo la punta visibile del grande iceberg che emerge dal mare. Noi, che siamo in questo dei poveri disgraziati resi dalla conoscenza per nulla privilegiati, ma appunto disgraziati, centimetro per centimetro conosciamo invece tutti i metri che formano la base di questa montagna di ghiaccio sommersa nelle acque gelide del mare; sappiamo come questa massa di ghiaccio si è formata e che cosa può comportare andare a sbatterci sopra con un piroscafo lanciato contro di esso a gran velocità.

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Carlo Caffarra, Busseto 1° giugno 1938 – Bologna 6 settembre 2017

Siamo forse colpevoli di non informare il Popolo di Dio? No, in coscienza non lo siamo, perché si è tenuti ad informare quando attraverso un richiamo ad un grande sforzo comune e collettivo, è possibile correggere una rotta. Quando invece non si hanno più i mezzi per correggere la rotta ed evitare una collisione, a quel punto informare vorrebbe dire creare solo un inutile panico che non servirebbe a niente, se non a peggiorare la situazione. Questa è la differenza che corre tra il principio della conoscenza utile e salvifica, rispetto a quella conoscenza del tutto inutile, resa tale dal fatto che produrrebbe null’altro che scandalo fine a se stesso in una situazione ormai irreversibile.

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A suo tempo, quando la morbosità giornalistica e popolare premeva affinché fosse reso pubblico l’ultimo testo ancora segretato del messaggio dato dalla Beata Vergine Maria ai tre pastorelli di Fatima, il Santo Pontefice Giovanni Paolo II, rimproverando un certo spirito di pura curiosità, disse che il sapere e il conoscere comporta anche delle grandi responsabilità:

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«[…] molti lo vogliono conoscere [Ndr. questo “segreto”] solo perché spinti dalla curiosità e dal gusto del sensazionale: costoro però dimenticano che per essi sapere comporta una responsabilità. È un voler solo soddisfare la propria curiosità, se non si è al tempo stesso pronti ad agire contro la tragedia annunciata» [Visita apostolica a Fulda, 1980, risposta a una domanda del Sommo Pontefice riportata dal settimanale tedesco Stimme des Glaubens].

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Il Santo Pontefice Giovanni Paolo II fece capire che né un certo popolo morboso, né certi giornalisti a caccia di scoop, avrebbero potuto far fronte a queste responsabilità. E se come si pensa, l’ultimo cosiddetto “Terzo segreto”, non è stato rivelato per intero, tutto sommato, a parere mio, hanno fatto bene a non rivelarlo, sapendo che la conseguenza sarebbe solo il chiacchiericcio mondano, non certo la corsa alla conversione, alla penitenza e alla richiesta di remissione dei peccati. Figurarsi, coi tempi che corrono, ci sarebbe il rischio di vedere i grandi comproprietari del mondo, vale a dire i sommi sacerdoti della grande anti-chiesa sodomitica LGBT, mettere fuori legge la Madre di Dio, casomai, in un eventuale testo integrale, vi fosse anche un solo richiamo vago alla conversione degli immorali per la loro salvezza dalle fiamme dell’Inferno. E così assisteremmo, prima, alla condanna della Madonna per “reato di omofobia”, poi, seguirebbero per reazione blasfemìe e bestemmie a non finire al primo successivo Gay Pride, inscenate da questi paladini della “tolleranza” ispirati nelle loro gesta da Lucifero in persona.

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La Chiesa visibile che oggi abbiamo sotto gli occhi, con tutti i nani e le ballerine che danzano nel salone delle feste del Titanic che ha appena urtato il grande iceberg, deve semplicemente affondare, perché da anni e anni è in uno stato di decadenza irreversibile. La Chiesa visibile che oggi abbiamo sotto gli occhi, è quella che puttaneggia con un mondo ormai vuoto di Cristo, ben guardandosi di scuotere l’umanità con l’annuncio del Mistero del Dio incarnato, morto e risorto. Una Chiesa socialista, populista ed ecologista che ha messo in piedi una commissione-farsa affidata all’Arcivescovo Francisco Ladaria Ferrer, per discutere sulla possibilità di un diaconato femminile che noi sappiamo essere cosa già decisa; per questo era necessaria, a maggior ragione, una commissione-farsa di studio. E sappiamo altresì che la farsa del diaconato alle donne è solo un primo cavallino di Troia che dovrà precedere il graduale ingresso del gran cavallo: il sacerdozio femminile. Il preludio del sacerdozio femminile — a parte il già deciso diaconato femminile —, sono le discussioni pseudo-teologiche da tempo in corso alla luce del sole, ovverosia il fatto che il “no” di Giovanni Paolo II su questo tema espresso con la formula definitiva, a parere di molti non è poi così definitivo, quindi non è così infallibile, così dogmatico [cf. QUI]. Anche perché: che cosa vuol dire, ma soprattutto che valore ha il concetto di infallibilità od il concetto di dogma, dinanzi al tripudio soggettivo o collettivo del personale sentire, del cuoricino che mi batte, che mi dice e che mi fa sentire, che rende valido e soprattutto dogmatico solo ciò che “io penso”, che “io sento” …?

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Carlo Caffarra, Busseto 1° giugno 1938 – Bologna 6 settembre 2017

Altra decisione già presa, su impulso del nefasto Cardinale Clàudio Hummes, è quella del sacerdozio agli uomini sposati in cosiddetta via sperimentale. La scusa addotta per questa istituzione saranno le diverse regioni del mondo dove c’è molta carenza di clero. Bisogna passare solo alla regolamentazione del tutto, perché questa, come altre cose ancora peggiori, sono già state decise tutte quante. E tra poco ci ritroveremo pure dinanzi alla celebrazione di “Messe ecumeniche” con i protestanti, cosa che da sempre sta molto a cuore ad un’altra nefasta figura del Collegio Cardinalizio, il Cardinale Walter Kasper, che fa parte di quella corte dei miracoli che danza nella sala delle feste del Titanic dopo averlo fatto sbattere sopra il grande iceberg. E la Chiesa degli Hummes, dei Kasper e della delinquenziale corte dei miracoli, corrisponde sempre meno alla Chiesa di Cristo. Nell’attuale Chiesa visibile è infatti in corso una veloce mutazione genetica, o per meglio dire una trasmutazione, che detta con un esempio equivarrebbe in tutto e per tutto alla nostra Ipazia gatta romana che da felino tal è, si trasformasse velocemente in un pitone reticolato. In simile non auspicabile evenienza, sarei forse io crudele ed incoerente, ad affermare che quel pitone reticolato, non è assolutamente la mia amabile gatta Ipazia, ma tutt’altra cosa ?

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Chi conosce i metri e metri di ghiaccio che si trovano nelle fonde e gelide acque del mare, molto al di sotto della visibile punta estrema sulla superficie, può anche giungere al punto di non farcela più fisicamente, di tortura in tortura. Cristo Signore stesso, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, dinanzi al supplizio non ce la fece, ed il suo cuore cedette.

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Carlo Caffarra, Busseto 1° giugno 1938 – Bologna 6 settembre 2017, benedice le spoglie del suo predecessore sulla cattedra arcivescovile di Bologna, Cardinale Giacomo Biffi, Milano 13 giugno 1928 – Bologna 11 luglio 2015.

Come Cristo, anche il Cardinale Carlo Caffarra è stato preso da quella morte che costituisce da sempre la “invenzione” più assurda dell’uomo, entrata nella scena della nostra esistenza umana col peccato originale, che ha corrotta la nostra natura perfetta creata in origine da Dio. Un peccato dal quale siamo stati lavati col battesimo e riscattati col sacrificio del Cristo agnello immolato e della sua risurrezione, alla quale tutti siamo stati resi partecipi.

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Duole molto — ovviamente per loro —, che né i vaticanisti del politically correct, né la stampa laicista che urla alla “rivoluzione epocale bergogliana”, abbiano speso in questi due giorni solo poche e misurate parole sul Cardinale Carlo Caffarra, che non era certamente il Cardinale Carlo Maria Martini, nato e vissuto per piacere alle masse dei radical chic. Il Cardinale Carlo Caffarra è nato e vissuto per piacere a Cristo, ed ha cercato di piacergli dalla culla sino alla croce. Ecco perché oggi partecipa alla gloria eterna del mistero del Risorto, dopo che il suo cuore non ha retto più; ed il suo, non era il cuore di un piacione, ma di uno che in certe cose esigeva proprio di non piacere, ossia quanto basta per fare di lui un padre e dottore di quella autentica Chiesa di Cristo che sopravvivrà, semmai anche in un piccolo gregge sparuto, sino al Suo ritorno alla fine dei tempi, quando «tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti».

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Durante l’Ottava di Pasqua, il Cardinale ed io ci parlammo per una mezz’ora mentre ci trovavamo in due angoli opposti dell’Italia: lui, in una zona della Lombardia, io nel Cilento, sul confine tra la Campania e la Basilicata: « … sono venuto in una zona della Lombardia a fare il parroco durante le solennità pasquali. Ormai, in certe zone, i sacerdoti cominciano a scarseggiare. È stata, per me, una bellissima esperienza». Risposi: «Penso che a breve, il nostro futuro, sarà proprio questo: spostarci da una parte all’altra per portare il Verbo di Dio e per servire il Popolo di Dio disperso, o quel che resterà del Popolo di Dio». Replica il Cardinale: «Durante uno dei miei soggiorni estivi a Castel Gandolfo, il Santo Pontefice Giovanni Paolo II mi disse che in un futuro non lontano saremmo ritornati al silenzio delle catacombe. Non sarebbero state più le catacombe del passato, ma una realtà del tutto nuova, seppure simile nella sostanza. E dicendo questo si rifece all’allora giovane teologo Joseph Ratzinger, che espose questa eventualità sul finire degli anni Sessanta» …

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il Cardinale Carlo Caffarra con il Padre Giovanni Cavalcoli nel Convento San Domenico di Bologna, durante l’atto ufficiale di apertura della causa di beatificazione del teologo domenicano Tomas Tyn

Eravamo nel dicembre del 1969 e quella dell’allora giovane teologo Joseph Ratzinger, alla prova dei fatti è stata invero una straordinaria profezia:

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«Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico, flirtando ora con la sinistra e ora con la destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Sarà un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata. A quel punto gli uomini scopriranno di abitare un mondo di indescrivibile solitudine, e avendo perso di vista Dio, avvertiranno l’orrore della loro povertà. Allora, e solo allora, vedranno quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto» [cf. da un ciclo di lezioni radiofoniche tenute a Regensburg nel 1969].

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Dal Beato Paolo VI sino al Venerabile Benedetto XVI, questo processo che prese avvio dopo lunga gestazione sul finire del pontificato del Venerabile Pio XII, è divenuto oggi irreversibile, con tutto ciò che comporta il dato reale e oggettivo di quella irreversibilità, gestita dalla corte dei miracoli di un manipolo di autentici delinquenti ormai sempre più simili a dei killers.

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Una volta, si moriva martiri della fede, oggi si muore invece martiri di quella impotenza generata da una decadenza in stato avanzato e per questo irreversibile. Ma ancora, la Congregazione per le cause dei Santi, non si è decisa a studiare e riconoscere questa nuova forma di martirio: il martirio bianco. Forse perché è troppo impegnata a compiacere il nuovo corso lavorando ai processi di beatificazione di socialisti, ecologisti e deisti …

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il Sommo Pontefice Francesco I e il Cardinale Carlo Caffarra il 16 aprile 2016.

Questo era Carlo Caffarra, io l’ho conosciuto e ve lo testimonio. Un uomo di Dio che ha concretato il monito del Santo Pontefice Giovanni Paolo II «Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo ed alla sua salvatrice potestà». Altro che la Chiesa civettuola, mondialista, ecologista ed ecumenista, che amoreggia con Lutero, Marx e Freud, che non giudica né condanna nessuno — ad eccezione dei propri figli devoti —, ed ormai ridotta ad una meretrice che allarga le gambe al mondo ed ai suoi satanici padroni, introducendo nel proprio corpo tutte le peggiori malattie infettive chiamate non più tali, bensì «accoglienza», «inclusione» e persino «misericordia». E noi che siamo e intendiamo rimanere apostoli delle divine cure salvifiche contenute nel Santo Vangelo, come possiamo riconoscere l’aberrante “diritto” alla malattia? Come possiamo accettare che la odierna Chiesa visibile, anziché accogliere il peccatore, s’è messa ad accogliere il peccato? È forse questa la autentica Chiesa di Cristo?

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Alle guide cieche, oggi io oso “profetare” che tra poco assisteremo: in parte, alla morte di numerosi dei pochi buoni vescovi e sacerdoti che ci restano e che non ce la faranno più a reggere a livello psico-fisico; in parte, assisteremo ad un elevato abbandono del sacerdozio di buoni sacerdoti che, ridotti ad uno stato di totale impotenza e messi dai gestori della satanica gran corte dei miracoli nella condizione di non poter agire, preferiranno fare un passo indietro e, per umana coerenza, chiederanno la dimissione dallo stato clericale. Come infatti già più confratelli mi hanno confidato nel segreto del foro interno e del foro esterno: «Un conto è morire martiri della fede per la difesa della verità, un conto morire invece inutilmente, per la pura e irrazionale stupidità degli uomini senza ormai più fede, verità e cristiana dignità». Tutti problemi che però saranno risolti, sicuramente. Anche in modo brillante, visto che oggi abbiamo come Prefetto della Congregazione per il clero uno dei più grandi pastori in cura d’anime della storia della Chiesa, che ha passato la propria intera esistenza a contatto con i sacerdoti e le realtà pastorali e diocesane; un uomo a tal punto discreto tanto da ricordare il racconto de Il cavaliere inesistente di Italo Calvino …

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Tutto questo ve lo dico nel giorno della natività della Beata Vergine Maria, sempre sperando, domani, di avere totalmente torto, domandando quindi perdono per le gravi affermazioni rese oggi, in occasione della morte di uno degli ultimi padri e dottori della Chiesa di Cristo.

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dall’Isola di Patmos, 8 settembre 2017

festa della natività della Beata Vergine Maria

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nota del 9 Settembre 2017, ore 14.30

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LA REDAZIONE DE L’ISOLA DI PATMOS  HA PARTECIPATO AI FUNERALI DEL CARDINALE CARLO CAFFARRA

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Nella cattedrale metropolitana di San Pietro gremita di fedeli, alle ore 11, alla presenza di numerosi vescovi e sacerdoti, S.E. Mons. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, ha celebrato le esequie funebri del Cardinale Carlo Caffarra. 

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Sr. Matilde Giuseppina Nicoletti

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le esequie funebri del Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo emerito di Bologna

I Padri de L’Isola di Patmos Giovanni Cavalcoli e Ariel S. Levi di Gualdo, malgrado il loro desiderio non sono riusciti a recarsi a Bologna nel giro di due giorni dopo l’annuncio della morte del Cardinale Carlo Caffarra, trovandosi adesso entrambi a molta distanza dal Capoluogo emiliano romagnolo e per ciò impossibilitati a spostarsi improvvisamente.

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prima della fine di questo mese il Padre Ariel ed il suo collaboratore Jorge Facio Lince saranno a Bologna dove si recheranno a rendere omaggio alla tomba di colui che è stato per tutti noi un grande padre, maestro e amico.

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S.E. Mons. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo metropolita di Bologna, omelia funebre

Questa mattina mi sono recata a Bologna dalla vicina residenza della mia comunità religiosa di San Lazzaro di Savena, per rendere omaggio al Cardinale Carlo Caffarra e partecipare a nome di tutta la nostra redazione alle sue esequie funebri.

Per il proseguimento della loro opera apostolica, i Padri de L’Isola di Patmos potranno contare oggi su un angelo protettore in più nel Paradiso.

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Bologna, 9 settembre 2017

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4 thoughts on “La Chiesa che muore per risorgere in un piccolo gregge: Carlo Caffarra è stato un autentico dottore e padre della Chiesa del XXI° secolo

  1. Caro padre Ariel,

    quel che non si vuol dire e ammettere, è che siamo da quattro anni in crisi profonda, tu la chiami “irreversibile” e temo tu abbia ragione. Non credo, come scrivi sul finir dello scritto, che dovrai smentir quel che affermi oggi, leggo da anni i tuoi libri e scritti, so quanto ci hai azzeccato più volte con anni d’anticipo, alle volte perfino quando di certe cose non se ne parlava neppure, credo sia giusto di questo dartene atto, posto che tu sei il primo a pregare, giustamente, nel far certe analisi (o meglio profezie), di sbagliare e d’aver torto.

    Sotto il pontificato di Benedetto XVI c’erano stati diversi segni di ripresa, alcuni anche sorprendenti, oggi non sanno più invece come nascondere che piazza san Pietro è sempre più vuota, la basilica è ridotta in uno stato indescrivibile, simile a un mercato, con gente fatta entrare in condizioni vergognose e senza rispetto per il luogo sacro della cristianità.

    L’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2015 indica che in Europa il numero dei sacerdoti è calato di 2.502 in un solo anno. Centinaia in tutta Europa gli istituti religiosi maschili e femminili chiusi, i loro stabili venduti, spesso svenduti. Molti altri in fase di chiusura. Molti monasteri di monache di clausura son ridotti al lumicino, decine e decine di congregazioni femminili ridotte ormai a poche suore anziane, molti i conventi e gli istituti religiosi che da vent’anni non hanno più una professione e un ingresso nel noviziato.

    Ma sopra a tutto e più di tutto, la cosa su cui si tace, dinanzi a questa “rivoluzione epocale” in corso, iniziata tra “buongiorno” e “buonasera”, “buon pranzo” e “buona cena”, con annunciate riforme della curia romana finite chissà dove, è che gli abbandoni del sacerdozio sono in preoccupante aumento, e coincidono proprio con l’inizio di questa stagione di “epocale rivoluzione”.

    Io appartengo a una diocesi dove negli ultimi 10 anni sono stati ordinati un totale di 7 nuovi sacerdoti, 5 dei quali hanno abbandonato il sacerdozio dopo poco tempo.

    Che sian forse questi i prezzi di una “rivoluzione epocale”?

    Non ti nascondo che io, a 50 anni di età e con 20 di ministero sacerdotale, provo santa invidia per la morte del Cardinal Caffarra, e mi sarebbe piaciuto, con un colpo secco, aver la grazia della sua stessa morte.

    Ma le “rivoluzioni”, specie quelle “epocali”, hanno i loro prezzi da pagare, o le loro accettabili “defezioni” che van dalle chiese vuote ai preti che abbandonano il sacerdozio.

    In fondo a ben pensarci c’è sempre una giustificazione, forse, i fedeli che disertano le chiese ed i preti che abbandonano il sacerdozio in numero sempre più crescente, non erano ancora “cristiani adulti”, sicché che dire … è stato forse meglio perderli che trovarli?

    Comunque hai scritto bene … è morto uno degli ultimi padri e dottori della Chiesa.

    Un sacerdote toscano

    1. Gentile confratello sacerdote toscano,

      com’è messa la città di Roma, com’è messa la sua povera chiesa?
      E’ messa in questo modo, esattamente in questo modo …
      Apri l’articolo sotto e valuta tu, a conferma di quanto scrive padre Ariel nel suo eccellente articolo sul compianto Card. Caffarra, e a quanto commenti tu.
      Come non “invidiare” il Card. Caffarra tornato alla Casa del Padre, il tutto detto da uno che ha da poco compiuto 39 anni?

      don Paolo (clero romano)

      http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/pipi_colonnato_sa_pietro-3220803.html

  2. Molto vi sarebbe da dire e scrivere su questa figura titanica, perché tale era, in fede e cultura.
    Io fui ordinato da lui quando era vescovo di Ferrara e ne ricordo la profondità e la paternità. Ma ricordo anche quanto era disprezzato da certi ambienti cittadini che facevano capo in parte alle vecchie logge massoniche in parte allo zoccolo duro del vecchio PCI.
    Il suo successore, cercò di piacere a tutti, facendo di fatto poco o niente, oltre ai non pochi danni …
    Poi giunse mons. Negri, che ai “padroni della città” non piacque, che fece storcere il naso anche a diversi preti, ma che oggi proprio questi preti rimpiangono, dinanzi a un successore mandato con una precisa missione: piacere a tutti.

    L’allora mio vescovo Carlo Caffarra proprio questo m’insegnò: che non si può piacere a tutti, e da vent’anni vivo il mio sacerdozio con questa convinzione, cercando di agire di conseguenza.

    Nel paradiso lo accompagnino gli angeli!

    Sacerdote ferrarese

  3. C’è un passaggio, quello sulla non opportunità di rivelare tutto per non creare il panico, su cui sono un po’ perplesso. Io per certe cose sono ancora ingenuo, ma mi dico che le cose è meglio che la gente le sappia. Dopotutto Giona fu mandato a Ninive a predire la distruzione della città; dal panico arrivò il pentimento (oggi diremmo: dal panico qualcuno può passare all’attrizione e poi alla contrizione). È vero, come dice la parabola del ricco epulone, che chi non vuol credere non crede neanche sotto una pioggia di profeti. Ma se la Madonna disse di rendere pubblico il segreto nel ’60, forse un motivo c’era. Oltretutto la Chiesa pullula di quelli che mio nonno partenopeo avrebbe chiamato “fessi contenti” che si lanciano in grandi apprezzamenti su Caffarra e il suo testamento spirituale; ma nonostante i toni apocalittici del Cardinale, ancora ti irridono se dici che la crisi della Chiesa è epocale.

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