il terremoto come “teofania” e … la “supercazzola” dell’esegeta biblico Padre Giulio Michelini …

 — bollettino di guerra: è in corso una guerra contro la fede? —

IL TERREMOTO COME TEOFANIA E … LA «SUPERCAZZOLA» DELL’ESEGETA BIBLICO PADRE GIULIO MICHELINI

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Chi interpreta il concetto e il dato di fede «Dio castiga e usa misericordia», come una espressione che denota «un giudizio di un paganesimo senza limiti», mostra di essere persona appartenente ad un’altra religione, o comunque ad un pensiero diverso da quello cattolico, oltre che immerso in pensieri “preistorici”. In caso contrario, si corre purtroppo il rischio di cercare risposta nelle supercazzole: «Supercazzola prematurata? Blindo come fosse antani, sbiricuda tapioca» [cf. Amici miei, II atto, 1982].

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Autori
Giovanni Cavalcoli O.P. – Ariel S. Levi di Gualdo

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Cari Padri,

sono un sacerdote della Diocesi di Milano impegnato al momento in studi biblici. Durante una lezione di pochi giorni fa, è emerso il tema dei “castighi di Dio” […] Il docente ci ha invitati a leggere un articolo del biblista francescano Giulio Michelini, che vi giro con la presente. A me, questo articolo non convince, ma forse sbaglio io, per questo domando un vostro parere.

don Emanuele (Milano)

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Premessa minore alla risposta:

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Supercazzola, definizione dal vocabolario italiano: «Parola o frase senza senso, pronunciata con serietà per sbalordire e confondere l’interlocutore».

Dizionario Zingarelli, 2016

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le supercazzole di Ugo Tognazzi, nel ruolo del mitico Conte Mascetti, al cimitero di San Miniato al Monte in Firenze – per aprire il video cliccare sopra l’immagine.

Ugo Tognazzi dette vita con altri mostri sacri del cinema italiano alla trilogia Amici miei, nella quale fu coniata l’espressione «supercazzola», oggi divenuta lemma letterario, come in precedenza lo divenne «il gattopardo» di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, tanto che gattopardo è ormai inserito nel vocabolario della lingua italiana e vari altri internazionali come sinonimo di trasformismo. Il lemma «supercazzola», che dal 2016 è stato inserito nel vocabolario della lingua italiana [vedere QUI, QUI], è un termine che indica invece una «Parola o frase senza senso, pronunciata con serietà per sbalordire e confondere l’interlocutore».

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Chiarito il significato letterario di «supercazzola» secondo il vocabolario della lingua italiana, procediamo adesso alla disamina dell’articolo del teologo francescano Padre Giulio Michelini, pubblicato in Avvenire del 9 novembre 2016 e così titolato: «Matteo e il racconto del sisma. Nel Vangelo il terremoto è teofania, non un castigo». Rispondiamo volentieri al quesito a noi rivolto da un giovane sacerdote ambrosiano che ci domanda lumi a tal proposito; e lo facciamo rimandando anzitutto i Lettori al testo integrale dell’articolo del dotto francescano, a noi proposto a distanza di sette mesi dalla sua pubblicazione [vedere QUI].

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Leggendo questo testo ci si accorge che l’Autore non sa né che cosa è una teofania, né che cos’è il castigo divino. Infatti, la osservazione di fondo da fare a Padre Giulio Michelini è che il castigo divino è una teofania e la teofania può essere il castigo divino, perché in caso contrario si rischia di cadere nelle espressioni senza senso di Ugo Tognazzi nella veste del mitico Conte Mascetti: «Supercazzola prematurata? Blindo come fosse antani, sbiricuda tapioca … » [vedere video riportato sopra].

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“Teofania”, infatti, non significa altro che “manifestazione” o “apparizione” di Dio. Naturalmente nella vita presente Dio non appare immediatamente nella sua intima essenza, «faccia a faccia» [I Cor 13,12], cosa che potrà avvenire solo nella visione beatifica del Paradiso. E tuttavia, come risulta dalle narrazioni bibliche, Dio può apparire ed appare in vari modi indirettamente, velatamente, «come in enigma» [ibid.], tramite immagini, simboli, visioni, creature e fenomeni naturali, che possono raccogliersi sostanzialmente in due categorie: a volte Dio appare in modo gratificante, incoraggiante e consolante, sì da mostrare la sua tenerezza, la sua dolcezza e la sua misericordia; a volte invece ci mostra un volto adirato e severo, benché sempre paterno, mandando sventure e sofferenze, per provare e rafforzare la nostra virtù, farci pentire dei nostri peccati ed esortarci alla conversione. Egli appare in modo terribile e spaventoso soprattutto ai peccatori e ai suoi nemici.

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In questo secondo caso abbiamo il castigo, che però dobbiamo intendere come correzione, ed accettare come espiazione per noi o per gli altri, sull’esempio di Cristo, sì che, se abbiamo da soffrire da innocenti per amore di Cristo, la prova si trasforma in «perfetta letizia» [Gc 1,2]. Solo ai dannati Dio appare come nemico irreconciliabile, non però per colpa di Dio, ma per colpa loro, perché fino alla fine della loro vita hanno rifiutato l’offerta della misericordia divina.

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I passi del Vangelo citati da Padre Giulio Michelini possono essere espressioni plastiche ed enfatiche per manifestare e significare la forza e il potere di Dio in eventi eccezionali. In tal senso conveniamo che in certi luoghi dei Vangeli un terremoto non significa necessariamente castigo, ma appunto è una teofania della potenza divina che segnala e sottolinea l’importanza di certi eventi della storia della salvezza.

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In altri luoghi della Scrittura, invece, il significato punitivo del terremoto è evidente [Ap 6,12; 8,5; 11,13.19; 16,18]. Del resto, come troviamo nel racconto racchiuso nel Libro della Genesi, dove si narra del castigo per il peccato originale, l’ostilità della natura è conseguenza di questo peccato [Gen 3,18]. Non è infatti pensabile l’esistenza di terremoti nel Paradiso terrestre.

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Se è vero che, come insegna la Scrittura, il peccato produce sofferenza e morte, non è difficile riconoscere come i danni che ci vengono dalla natura, senza escludere le trascuratezze, l’incuria e le improvvidenze dell’uomo, abbiano un legame col peccato originale ed anche, come indica la Bibbia, con i nostri stessi peccati, anche se è vero che un terremoto che colpisce intere popolazioni, può coinvolgere anche e soprattutto molti innocenti. Ma è appunto anche per questo fatto che la fede cristiana ha una risposta consolante, e cioè che questi innocenti ― ché poi nessuno di noi è mai perfettamente innocente ― hanno la possibilità di unirsi alla croce redentiva di Cristo.

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In tal modo la saggezza del cristiano sta nel vedere la presenza di Dio in tutto ciò che gli accade. Certamente, il termine “teofania” conviene soprattutto alle manifestazioni divine che danno gioia; eppure il cristiano sa vedere una teofania nel senso suddetto anche nei momenti della sventura, del dolore e della disgrazia. Anzi, sta proprio qui il cosiddetto asso nella manica del cristiano.

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Ogni uomo di buon senso, se non è uno stolto ateo, sa vedere Dio nelle cose che gli vanno bene. Il difficile è saper vedere un Dio di giustizia e di misericordia quando le cose vanno male. Saper vedere Dio, come diceva Lutero, «sub contraria specie». Saper capire il mistero del Crocifisso, «scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» [I Cor 1,23]. Saper vedere la suprema bellezza sotto l’apparenza dello sfacelo, la vita sotto la sembianza del morente, la salvezza sotto l’apparenza del condannato, la beatitudine sotto le apparenze del disperato; perché anche e soprattutto in questi elementi, si manifesta la vera e solida fede in Dio Padre creatore del Cielo e della terra, nel Verbo Incarnato Suo Figlio unigenito, nello Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio.

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Il cristiano che è scampato ad un terremoto, che cosa fa? Cosa pensa? Come reagisce? Quali idee, quali sentimenti dovrebbero ispirargli il prete o il vescovo? Non certo prendersela con un Dio crudele o impotente, col destino o con la natura matrigna, come ha fatto il poeta Giacomo Leopardi; non certo restarsene fatalisticamente intontito e muto davanti a un fatto che appare assurdo e incomprensibile; non basta a tranquillizzarlo, come farebbero Lucrezio o Spinoza, il pensiero delle “leggi della natura”; non impreca contro il Ministero dell’Ambiente o contro i geologi, non protesta per il ritardo dei soccorsi, ma ringrazia Dio di essere scampato; si ricorda del peccato originale e chiede a Dio misericordia; prega per le vittime, si dà a consolare i sofferenti, collabora all’opera di soccorso e, scosso dal forte richiamo di Dio, si pente dei propri peccati, aumenta i buoni propositi ed offre la sua sofferenza per la conversione dei peccatori.

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La novità del Cristianesimo rispetto all’antica religio greco-romana, è stata proprio quella di portare il pensare e il sentire umano al di fuori da una visione irascibile-punitiva degli dèi, guidando verso la visione preventiva e correttiva di un Padre amorevole e misericordioso, «lento all’ira e grande nell’amore» [Sal 102] che si prende cura della creazione e dell’uomo creato a propria immagine e somiglianza. Pertanto, chi interpreta il concetto ed il dato di fede «Dio castiga e usa misericordia» [cf. Tb 13,2], come un’espressione che denota «un giudizio di un paganesimo senza limiti» [cf. QUI], mostra di essere persona appartenente ad un’altra religione, o comunque ad un pensiero diverso da quello cattolico, oltre che immerso in pensieri “preistorici”. E qui, purtroppo, anziché cercare risposta e via per il nostro cammino nei misteri rivelati della fede, si corre purtroppo il rischio di cercare risposta nelle supercazzole: «Supercazzola prematurata? Blindo come fosse antani, sbiricuda tapioca …» [cf. Amici miei, II atto, 1982, cf. QUI].

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8 thoughts on “il terremoto come “teofania” e … la “supercazzola” dell’esegeta biblico Padre Giulio Michelini …

  1. Se non ricordo male, padre Giulio Michelini ha avuto il privilegio di predicare a marzo di quest’anno gli esercizi spirituali quaresimali del Papa e della Curia Romana.
    Meditazioni davvero originali e suggestive per titoli e parallelismi come spiegava qui:
    http://www.osservatoreromano.va/it/news/tra-matteo-e-kafka
    Meditazioni poi raccolte in un libro:
    http://www.acistampa.com/story/raccolti-in-un-libro-gli-esercizi-spirituali-di-padre-giulio-michelini-per-il-papa-5706
    Molto interessante la lettura di alcuni stralci relativi alla nona meditazione: la Resurrezione di Gesù spiegata attraverso la metamorfosi di Kafka, qui proposta
    http://ilsismografo.blogspot.it/2017/04/vaticano-dal-libro-che-raccoglie-le.html

    1. Caro Ettore,

      prima ancora furono predicati da Padre Ermes Ronchi, al quale io dedicai questo articolo:

      «Gli esercizi alla Curia Romana. Dai predicatori ai becchini: il funerale dell’omiletica» [vedere QUI]

      Padre Giovanni Cavalcoli dedicò invece un altro suo articolo al predicatore eterno della Casa Pontificia. E dico eterno perché oggi tutto è provvisorio ed a tempo, incluso pare lo stesso pontificato, non però il ruolo di Padre Raniero Cantalamessa:

      «Misericordia e condanna eterna. Tra il cappuccino della misericordia ed i cornetti anonimi» [vedere QUI]

      1. Vedo che ha provveduto Lei, Padre, a colmare la mia lacuna, non mi ricordavo proprio quei precedenti …
        Nessuna meraviglia, tuttavia, così è consuetudine del mondo.
        Mi sovvien un’antica locuzione: “Similes cum similia facillime congregantur…” credo sia di Cicerone – se ben ricordo – nel “De Senectute”, circa duemila anni fa.
        Del resto – parafrasando il titolo del bel programma culinario curato da Don Domenico su TV 2000, questo è oggi “Quel che passa il convento …” – sono di attualità, anzi all’avanguardia, le nuove alchimie, le ricerche e le sperimentazioni su ingredienti, odori, aromi e fragranze. Le vecchie, tradizionali, povere ma essenziali ricette delle nostre nonne vanno rivisitate e riproposte in versione moderna per andare incontro ai piaceri, ai gusti esigenti della gente di oggi, fino a soddisfare i palati più raffinati…

  2. Cari Padri,

    occorre veramente una classe rarissima unita a una cultura enciclopedica, per riuscire a unire assieme ironia e verità di fede, senza svilire le verità di fede, ma mettendole in giusto risalto, assieme al meritato risalto degli errori altrui, perché di questa confusione, o come voi dite di questo “bollettino di guerra”, non se ne può proprio più!

  3. Io non ho nulla da obiettare, come credente, sui principi che informano questi ragionamenti.
    Vorrei fare solo notare, se altri non l’hanno già fatto e a me è sfuggito, cosa c’entrano i terremotati con l’approvazione della legge sulle unioni gay.
    Se Dio voleva mandare un segnale chiaro a chi se ne è reso responsabile, avrebbe dovuto mandare il terremoto sul Parlamento Italiano e castigare coloro che hanno commesso questo scempio e non popolazioni inermi, che forse non condividevano affatto questa scelta del Parlamento Italiano.
    Ringrazio per la risposta che mi vorrete, di grazia, dare.
    Giuseppe Rossi

    1. Caro Giuseppe,

      infatti nessuno di noi ha mai affermato una cosa simile, lo abbiamo spiegato in pagine e pagine di articoli dettagliati, che però, evidentemente, molti non leggono, perché sono sufficientemente sazi dopo avere preso, come “inconfutabili verità rivelate”, due righe su un articolo di giornale o una epigrafe sgrammaticata scritta da qualche internauta più o meno anonimo su Facebook …

      vedere QUI, QUI, QUI

  4. non direi: ” questi innocenti … hanno la possibilità di unirsi alla croce redentiva di Cristo”, ma piuttosto direi: “questi innocenti … sono uniti a forza alla croce redentiva di Cristo”

    e ancora non direi: “il cristiano che è scampato al pericolo … non impreca contro il Ministero dell’Ambiente o contro i geologi, non protesta per il ritardo dei soccorsi”; ma piuttosto direi: “vede nel Ministro dell’Ambiente incompetente lo strumento della volontà di Dio, e nella tornata elettorale immediatamente successive vota ancora per l’incompetente sì, ma strumento della volontà divina, e vota contro il competente che osa opporsi alla volontà divina”

    1. Caro Beppe,

      secondo la fede cattolica, tutti coloro che si salvano, partecipano volontariamente al mistero redentivo della Croce di Cristo offrendo la propria sofferenza per la propria e l’altrui salvezza.

      Quei soggetti, come per esempio i fanciulli, gli embrioni o i feti o comunque coloro che senza colpa non conoscono questo piano di salvezza, siccome Dio vuol salvi tutti, vengono uniti da Dio stesso non forzatamente ma liberamente alla Croce di Cristo e così si salvano.

      Quanto al giudizio che un terremotato può dare sul Ministero dell’Ambiente, non intendevo dire che il Ministero non possa avere qualche responsabilità circa il degrado dell’ambiente, ma è evidente che non gli si può dare una colpa per il terremoto. Semmai il buon cristiano può cogliere occasione dalle delusioni che gli son venute dal Ministero dell’Ambiente per offrire a Dio la propria sofferenza in sconto dei propri peccati e di quelli del prossimo, operando e chiedendo a Dio nella preghiera che il Ministero possa funzionare meglio, e formulando eventualmente una particolare intenzione di preghiera, come ho suggerito mesi fa a Radio Maria, per la conversione dei sodomiti, sebbene sia stato a dir poco mal compreso …

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