Il Natale di Cristo e l’Epifania della fede e della ragione, oltre le nubi dell’irrazionalismo, del cieco fideismo e devozionismo

—  Attualità ecclesiale —

IL NATALE DI CRISTO E L’EPIFANIA DELLA FEDE E DELLA RAGIONE, OLTRE LE NUBI DELL’IRRAZIONALISMO, DEL CIECO FIDEISMO E DEVOZIONISMO

Se il Natale è il tempo del Logos che si incarna, allora nell’Incarnazione Dio Eterno assume tutta la natura umana, temporanea: e assume anche la ragione umana che rielabora concetti in un ragionamento discorsivo e nel tempo, sino a divenire manifesto nell’Epifania, che significa appunto “rendersi manifesto”. Ecco allora che nella ragione umana risiede la ricerca filosofica, la ricerca storica, la ricerca scientifica … insomma una ricerca della verità immanente che va di pari passo con la ricerca di una verità trascendente che riguarda la fede, ed entrambe possono farsi cammini di santità.

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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Il Vangelo di San Matteo racchiude questo racconto:

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«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”» [Mt 2, 2].

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Non abbiamo bisogno di ulteriori conferme che questo periodo di pandemia sia davvero denso di incertezza. Mentre scrivo questo articolo, cari Lettori de L’Isola di Patmos, su Roma si sono addensati nuvoloni neri e secchiate di pioggia travolgono la Capitale. La luce si intravede appena, fra le nuvole. Ecco come il tempo atmosferico può esprimere lo stato d’animo di molti, tanto che il 2020 è stato denominato dal Censis quale anno della paura nera per gli italiani [1].

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Questa paura ha generato delle reazioni di chiusura, di irrazionalismo e di fideismo senza precedenti; sicuramente senza precedenti nei tempi moderni. Recentemente ho letto su Facebook l’idea per la quale il Sacramento del battesimo donerebbe una sorta di immortalità indefinita, perché renderebbe per sempre legati al Verbo Incarnato Immortale. Dunque, proseguiva nei commenti la mia amica facebooker, affermando che di fronte a un ignobile microrganismo, un virus così sciocco, perché avere paura? Perché chiudersi dentro casa? Perché far gettare un anno di vita a tutti gli “immortali” gesuani?

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Onestamente ho sorriso leggendo queste argomentazioni. Ho pensato che dovevo intervenire subito spiegando la differenza fra l’unione ipostatica della natura umana di Cristo con la persona divina (per cui Cristo è una persona e due nature), e il nostro essere incorporati in Lui nel Battesimo, anche noi con la natura umana. In questo secondo caso, infatti, esattamente come la natura di Gesù era passibile di sofferenze, malattie, dolori, vissuti peraltro nella Passione anche noi benché battezzati lo siamo. Il carattere sacramentale battesimale non ci fa da scudo alle malattie e la serenità, l’affidamento a Dio che dobbiamo avere in quanto battezzati non esclude, anzi include la nostra azione morale di prudenza e di speranza. La nostra responsabilità nel proteggere i fragili [2].

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Immediatamente però mi sono fermato dal rispondere. Perché bisognava andare alla radice della questione. Non entrare subito negli approfondimenti teologici. Cosa della quale desidero invece parlare adesso. La radice consiste infatti nell’atteggiamento interiore. Anzitutto avere l’atteggiamento di ricerca, di approfondimento, di apertura mentale dei Magi. Che cercavano Gesù seguendo una stella e chiedevano a tutti dove fosse il re dei Giudei appena nato. Riguardo l’Epifania scrive in una sua opera il Venerabile Pontefice Benedetto XVI:

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«Potevano concorrere diversi fattori per far percepire nel linguaggio della stella un messaggio di speranza. Ma tutto ciò poteva mettere in cammino soltanto chi era uomo di una certa inquietudine interiore, uomo di speranza, alla ricerca della vera stella della salvezza. Gli uomini di cui parla Matteo non erano soltanto astronomi. Erano sapienti: rappresentavano la dinamica dell’andare al di là da sé […] si trovano al seguito di Socrate e del suo interrogarsi, al di là della religione ufficiale, circa la verità più grande. In tale senso, questi uomini sono dei predecessori, dei precursori, dei ricercatori della verità, che riguardano i tempi»[3]

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Questo atteggiamento di ricerca della verità è lo stesso tempo di Natale che lo domanda. Se il Natale è il tempo del Logos che si incarna, allora nell’Incarnazione Dio Eterno assume tutta la natura umana, temporanea: e assume anche la ragione umana che rielabora concetti in un ragionamento discorsivo e nel tempo, sino a divenire manifesto nell’Epifania, che significa appunto “rendersi manifesto”. Ecco allora che nella ragione umana risiede la ricerca filosofica, la ricerca storica, la ricerca scientifica … insomma una ricerca della verità immanente che va di pari passo con la ricerca di una verità trascendente che riguarda la fede, ed entrambe possono farsi cammini di santità.

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Scrive in un suo recente articolo Giovanni Covino:

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«Proprio perché anche l’intelligenza può presentarsi come “via alla santità”, la Chiesa, con il suo costante insegnamento di Madre, ha sempre tenuto in gran conto la ricerca scientifica e la possibilità di coniugare questa con la fede – come recita l’ormai famoso incipit della Lettera enciclica Fides et ratio: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su sé stesso”» [4].

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Entrando in quest’ottica di epistemologia duale, teologica e filosofico – scientifica, davvero l’uomo eleva tutta la propria persona. Perché è in grado di entrare in uno sguardo duplice: oggettivo sul reale, in grado di ricostruire il dato documentale davanti a sé mediante il linguaggio tecnico della scienza. Al tempo stesso, di leggere dentro questi dati, in modo contemplativo l’azione eterna di Dio. Lo sguardo contemplativo sul dato reale è fondamentale oggi, specialmente in tempo di pandemia, che altrimenti risulterebbe essere solo una crisi sanitaria senza orizzonte di senso.

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Su questa stessa linea di pensiero si muove la ricerca dell’amico scrittore Adriano Virgili, di cui segnalo l’opera: La resurrezione di Gesù. Un’indagine. Si tratta appunto di una ricerca storico-scientifica sul dato della fede in Gesù Cristo, nella quale l’Autore ― come scrive Alessandra Fusco in una sua recensione [cfr. QUI] ― segue pedissequamente la via della ragione, non quella della cieca fede. Proprio come avrebbe fatto Sherlock Holmes segue la strada della logica, ci presenta il Gesù storico e gli apostoli, soppesa tutte le ipotesi alternative alla Risurrezione: può essere stato un complotto degli apostoli? Il risorto era forse un sosia? È stata tutta una finzione? E le smonta una a una affidandosi alla ragione. E in questo modo ci mostra che non esiste nessun’altra realtà e che l’unica ipotesi plausibile è proprio quella professata da tutti noi cristiani: Cristo è risorto veramente!

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Il Mistero del Natale, tra fede e ragione, sino alla manifestazione nella Epifania, va sempre contemplato in relazione a quello della Pasqua. Non esiste l’uno senza l’altro. Sono misteri interconnessi, sebbene fuori dal tempo. Si vive bene la Pasqua se iniziamo a vivere bene il Natale, questo Natale 2020, al quale segue quella manifestazione visibile della divinità che si esprime nella Epifania. Questo nonostante tutto e nonostante tutti.

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Riscoprire l’interconnessione fra fede e ragione diventa quindi necessario ed è il compito che possiamo prenderci dinanzi al Verbo di Dio incarnato che rende visibile con l’Epifania la propria divinità.

Il libro di Adriano Virgili, che vi consiglio in lettura, potete ordinarlo QUI.

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«Gesù dolce, Gesù amore» [Santa Caterina da Siena]

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Roma, 6 gennaio 2021

Epifania del Signore Gesù

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NOTE

[1] 54° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2020, pp 1 – 9. Disponibile su https://www.censis.it/sites/default/files/downloads/Sintesi_la_societ%C3%A0_italiana_2020.pdf ultimo accesso: 06 dicembre 2020 ore 9.51.

[2] Ne ho parlato esplicitamente in questi video, che ho girato durante il Lockdown di marzo – aprile. https://www.youtube.com/playlist?list=PLSp8F3ofKmT9USoW-J5NZPSs4dLsfsNnW

[3] J. Ratzinger – Benedetto XVI, L’infanzia di Gesù [Rizzoli, Libreria Editrice Vaticana, 2012, 111 – 112].

[4] Giovanni Covino, Covid 19: Ricerca e Santità in tempo di pandemia [cfr. QUI]   

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