Il marxismo culturale di Gramsci, uscito dal carcere per portare in carcere il Cattolicesimo

– Theologica –

IL MARXISMO CULTURALE DI GRAMSCI, USCITO DAL CARCERE PER PORTARE IN CARCERE IL CATTOLICESIMO

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Friedrich Nietzsche per un verso e Antonio Gramsci per altro verso, avevano intuito tutto. Mentre noi cattolici, ignari delle loro intuizioni, indubbiamente geniali, anziché lavorare per prevenire certi gravi e potenziali problemi, a uno a uno li abbiamo realizzati tutti nel nostro presente. E oggi dobbiamo ammettere, con serena e addolorata onestà intellettuale, che avevano visto giusto e che, purtroppo, per adesso hanno avuto ragione.

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Autore Jorge A. Facio Lince
Autore
Jorge A. Facio Lince

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Oggi, chiunque non sia in grado di parlare nel modo prescritto dalla moda, cioè di riprodurre facilmente le formule, le convenzioni e le sentenze della cultura di massa, come se fossero suoi, è minacciato nella sua stessa esistenza, sospettato di essere un idiota o un intellettuale.

Teodoro Adorno

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12.02.2016   Jorge A. Facio Lince  —  IL MARXISMO CULTURALE DI GRAMSCI, USCITO DAL CARCERE PER PORTARE IN CARCERE IL CATTOLICESIMO

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NOTA POSTUMA DEL 30 SETTEMBRE 2017

 

Bologna, 18 febbraio 2016

Caro Ariel,

ho letto con molto interesse questo articolo scritto dal tuo giovane allievo e collaboratore, e l’ho apprezzato molto, specie sapendo che ha soli 33 anni. La sua maturità filosofica è notevole e lodevole. Ti raccomando di seguitare a coltivarlo, assieme a Padre Giovanni Cavalcoli. Avrò poi modo e occasione di esprimergli le mie opinioni su questo suo scritto quando a breve verrai a Bologna insieme a lui a farmi visita.

Salutami tanto Padre Giovanni e ricordami nella preghiera alla Madonna.

+Carlo Caffarra

 

 

 

 

 

 

 

 

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8 thoughts on “Il marxismo culturale di Gramsci, uscito dal carcere per portare in carcere il Cattolicesimo

  1. Gentile giovane filosofo.
    Più che un commento al suo scritto, profondo e illuminante, vorrei fare solo una constatazione: ho notato, dalla sua nota biografica, che lei ha appena 32 anni.
    Complimenti!
    Io ho più del doppio dei suoi anni e non sarei in grado di argomentare così, come ha fatto lei, ma una cosa desidero fargliela sapere: sono totalmente d’accordo con lei.
    Mi ha colpito la sua logica deduzione finale, riguardo al fatto che, purtroppo, per il momento, certi pensieri e strategie, hanno vinto,
    Auguri, e seguiti a scrivere per noi.

    1. Caro Don Angelo,

      la ringrazio per il suo commento. Ho 32 anni, è vero, ma dall’età di 17 anni sono in mezzo ai libri e agli studi in giro per l’Europa; quindi credo di avere fatto solo quello che dovevo fare dopo molti anni di lavoro.

      Comunque io, più che argomentare dal nulla, altro non ho fatto, ho solo prodotto una sintesi dopo avere studiato a lungo e con cura i materiali.

      Sono contento che il mio messaggio sia riuscito a toccare persone come lei, perché in tal modo il lavoro e il tempo impegnato sono stati ben pagati.

      Stia certo che continuerò a scrivere. Non certo allo stesso livello in cui scrivono, per quantità e qualità, dei giganti come Padre Ariel e Padre Giovanni, con i quali ho la grazia infinita di collaborare, imparando a poco a poco da loro affinché possa tirare fuori qualche cosa anch’io con il tempo e la maturazione.

      1. … gigante io?
        Suvvia, figlio carissimo, qualcuno potrebbe pensare che ti ho pagato!
        L’unico gigante sulle nostre colonne è il domenicano Giovanni Cavalcoli.
        Invece, per quanto riguarda me, se non avessi fatto il prete, forse avrei avuto un futuro luminoso e di successo come il capo dei nani presso il circo della defunta e compianta Moira Orfei.

        Diciamo che nella vita, a volte, bisogna accontentarsi; e tu, ti sei dovuto accontentare di un “maestro” come me, in altri tempi avresti potuto avere molto, ma molto di meglio.

        Sai che ho apprezzato molto il tuo articolo, veramente molto, anzi a dire il vero moltissimo.

  2. Dr. Facio Lince, ho studiato anch’io alla lateranense, e proprio filosofia. Terminai 5 anni fa. Ho letto con molta attenzione il suo dotto articolo, e leggendolo mi chiedevo come può essere stato possibile, che uno che ragiona e argomenta come lei, sia uscito da una lateranense in cui, filosofia, vuol dire prima di tutto e sopratutto Hegel?
    Grazie e complimenti.

    1. Cara Serena.

      Lei ha purtroppo ragione, ma io al Laterano ho fatto solo gli studi teologici, dopo avere conseguito in precedenza i titoli in filosofia. Alla Lateranense sono andato a prendere solo la inutile carta del teologo, e l’ho presa con molta sofferenza. Debbo confessarle che gli studi li ho svolti con molta difficoltà a causa delle idee soggettive presentate come verità assolute da parte di non pochi docenti.

      Veda però il lato positivo: lei è riuscita almeno a finirli, i suoi studi filosofici; mentre io, se avessi dovuto fare i corsi di laurea in filosofia al Laterano, dubito che avrei potuto terminare gli studi e conseguire il titolo.

      Riconosco la grandezza del pensiero hegeliano ma considero erroneo presentarlo come un dogma o neo-dogma per diminuire o per banalizzare il pensiero di altri autori o di altre epoche come il medioevo o l’antichità; ma soprattutto reputo erroneo usare la filosofia di Hegel come strumento e mezzo (a volte persino unico) di speculazione teologica.

      La cosa che stupisce non è tanto che i professori presentino Hegel come altri autori propinando le loro idee come verità assolute, ma che neghino nelle stesse lezioni i presupposti fondamentali della filosofia, della teologia e della fede in una università che si nomina pontificia e che è l’Università del Sommo Pontefice, i cui docenti si vantano pure apertamente, durante le loro lezioni “egocentriche“, di essere i grandi periti delle più grandi commissioni teologiche e filosofiche del mondo …

      Debbo dirle pertanto che per me, il giorno più bello, non fu quando entrai alla Lateranense ma quando ne uscii, per cominciare a fare vera teologia con autentici maestri cattolici.

  3. Gent.mo e giovane promettente filosofo, a mio tempo mi laureai in filosofia alla Cattolica di Milano (come ho scritto poc’anzi in un post al magistrale articolo del Padre Cavalcoli), anche se nella vita mi sono dedicato a tutt’altre cose, pensi che per 35 anni sono stato prima impiegato e poi funzionario di banca (!?).
    Quando nel 1969 mi laureai, se qualcuno avesse fatto circolare un bellissimo articolo come il suo nella Milano universitaria dell’epoca, l’autore avrebbe seriamente rischiata la “gambizzazione”.
    Mi complimento per la profondità dei suoi contenuti di analisi.

  4. Nietzsche e Gramsci pensatori geniali del male,avevano intuito QUASI tutto, (ma perchè compiacersene?) Dopo di loro sono apparsi nuovi pensatori e sono sorte nuove scienze. La tecnica, la tecnologia, il mondo materiale si è evoluto tanto da far ritenere che l’Uomo non abbia più limiti di conoscenza e di potenza.
    Nell’ora presente, atei, agnostici, satanisti, logge massoniche già cantano vittoria, convinti d’aver conquistato definitivamente l’uomo “materiale”al servizio del principe del mondo.
    Riguardo a noi cattolici, non credo si possa generalizzare. Accanto agli ignari, ci sono stati i “cavalli di legno” e i servi “sciocchi”. E c’è chi cerca ancora di blandirli:
    http://www.grandeoriente.it/la-chiesa-la-loggia-il-cardinale-ravasi-sul-sole-24-ore-cari-fratelli-massoni-non-mancano-i-valori-comuni/
    Ci sono infine i cattolici assistiti dalla grazia di Dio, Tutto già scritto nel Nuovo Testamento, Santi, martiri e profeti, pontefici e umili laici – essi pure inascoltati, derisi, emarginati. Sono, siamo pochi. Il loro esempio la loro fede, la nostra preghiera siano i baluardi della nostra resistenza

  5. A complemento del suo ottimo lavoro, segnalo questo articolo:
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-volevano-luomonuovo-invece-lhanno-ucciso-15267.htm
    Enrico Cattaneo – con un taglio più giornalistico e parole più esaustive delle mie – spiega come l’eredità del marxismo e per certi aspetti anche del nazismo sia stata assunta dalla cultura oggi dominante, l’ideologia liberal-radicale, asservita al Principe del Mondo. Le tecniche e gli strumenti oggi utilizzati sono ancor più sofisticati e le finalità solo marginalmente diverse. L’obiettivo è sempre quello, l’inganno che lusingò Adamo ed Eva. La felicità, il benessere terreno, l’uomo padrone di sé stesso e del proprio destino, libero di agire secondo l’ istinto, senza vincoli di ordine morale naturale, Senza più distinguere tra bene e male, verità e menzogna, La seducente strategia demoniaca propugna l’aridità spirituale, l’ottundimento della coscienza, la cancellazione della Chiesa, la liberazione da Dio, l’autodistruzione dell’umanità…
    Ma la storia ce lo insegna, tra corsi e ricorsi, e il Vangelo garantisce a chi resterà saldo: portae inferi non praevalebunt adversus eam

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