Il coronavirus nella Quaresima del mondo. Nel mentre, tuttologi e dementi insultano vescovi e i sacerdoti sui social: «Atei senza fede, ci avete privati di Gesù!»

—  attualità ecclesiale —

IL CORONAVIRUS NELLA QUARESIMA DEL MONDO. NEL MENTRE TUTTOLOGI E DEMENTI GRIDANO AI VESCOVI E AI SACERDOTI SUI SOCIAL: «ATEI SENZA FEDE, CI AVETE PRIVATI DI GESU!»

[…] aprire al culto pubblico delle chiese non può considerarsi un atto sicuro, pertanto andava immediatamente limitato, se non chiuso, come poi effettivamente accaduto. Il tutto, grazie a un’ampia fetta di popolo che, dalle piccole sino alle grandi cose, sembra ormai da lungo tempo specializzato a non ascoltare i pastori, anzi: semmai facendo persino il contrario di ciò che i pastori insegnano e chiedono, il tutto, non di rado, persino con atteggiamenti di compiaciuta sfida da parte di non pochi fedeli.  

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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Social&Pubblica Gogna: … ecco, guardate la faccia del «satanico colpevole», sì: è proprio lui! Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che assieme ai mefistofelici vescovi italiani «non vedevano l’ora di sospendere la celebrazione delle Sante Messe, per privarci di Gesù!» … «siamo alle porte della fine: abbiamo vescovi atei asserviti al governo e ai poteri occulti massonici». E tutto questo è vero, assolutamente vero: lo attestano numerosi “cattolici” che scrivono sui social

In questo momento di crisi per pandemia da coronavirus che sta segnando un momento di sofferenza e di prova anche per la Chiesa, noi Padri de L’Isola di Patmos ci siamo impegnati, con pubblicazioni ormai giornaliere, per stare vicini ai cattolici, ma anche ai molti non cattolici che ci seguono e che, bontà loro, ci apprezzano e ci stimano. Nostro compiuto, in questo momento segnato da gran confusione, è fare corretta informazione e dare notizie reali per dissipare le peggiori fake news messe in circolazione da persone di fatto scellerate.

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Come scrissi in un articolo passato, difficilmente entro in polemica. Infatti non polemizzerò, perché difendere la verità dal falso e dall’errore, non vuol dire polemizzare ma servire la verità a chi è stato bombardato da menzogne. Di questo quel mio articolo parlava, della congiura degli arroganti o, come dissi, riferendomi a un testo del filosofo Ferraris, alle supercazzole dei supercazzolari che si ritengono autorevoli in materia teologica e invece non sanno niente [cf. QUI].

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In questo tempo di grande prova, di dolore, morte e sofferenza per la nostra amata patria e la Chiesa italiana, davvero eviterei di scendere in dettagli polemici. Purtroppo, l’ostico polemizzatore che tanto contesta il clero italiano mi ha portato all’estremo. Così ho accolto l’invito del padre Ariel che a me e agli altri confratelli ci ha pregati di offrire ai Lettori riflessioni sul periodo che siamo vivendo, denunciando le arroganti e maleducate accuse che quotidianamente riceviamo, specialmente mediante social network, ma non solo …

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Questo tempo di epidemia che stiamo vivendo, questa esperienza [1] permessa dal Signore, è una grazia enorme che nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire. Questa è la Quaresima non solo per la Cina, l’Italia o la Spagna. È la Quaresima del mondo. Alla fine di questa Quaresima, a Dio piacendo avremo tutti la nostra Pasqua: il passaggio con Gesù Risorto a una Nuova Era in cui saremo tutti Uomini Vivi. Si, è la Quaresima del Mondo. Dopo, la nostra vita, non sarà mai più come prima. Stiamo combattendo una battaglia spirituale per l’Italia contro due nemici invisibili: il COVID19 e soprattutto la cappa di superbia fideistica che da tanti, molti, troppi anni ha racchiuso l’intero popolo di Dio in un gioco autoreferenziale: un finto modo ben celato di vivere da cattolici e di essere tali che oggi sta uscendo fuori. Il virus del relativismo, denunciato già anni fa dal Sommo Pontefice Benedetto XVI, non può più nascondersi. Questa Esperienza epidemica è davvero apocalittica: dove apocalisse qui non intende la fine del mondo, come ritenuto dal pensiero profano. Apocalisse è rivelazione di un dato nascosto.

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Questa epidemia sta rivelando e svelando il cuore di molti. Quelli che, Dio piacendo, ci saranno a fine Esperienza, potranno dire io c’ero in quella emergenza sanitaria 2020. E aggiungeranno, parole simili. Ora che ci sono, credo nel Dio di Gesù Cristo, quello da sempre insegnato e predicato dalla Chiesa Cattolica. potranno dire ora credo, prima invece credevo di credere. Ero cieco, e adesso vedo. Certo, c’è chi questa Quaresima mondiale la sta vivendo proprio male; e peggio ancora la fa vivere male ad altri. L’ostico polemizzatore non ha fatto altro, in tutto questo iniziale tempo quaresimale: viverla male. Detto questo posso chiarire: il polemizzatore non è uno solo, ma purtroppo è costituito da molti. Ho usato un singolare, sebbene in realtà siano per l’appunto molti. E purtroppo, in questi molti, ci sono numerosi fedeli laici, moltissimi che conosco di persona, anche insospettabili, che si sono apocalitticamente rivelati.

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Più volte mi sono venute in mente queste parole del profeta Michea: «Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato? Rispondimi». Cosa intendo? È presto detto. Da quando sono stati emessi i decreti del governo di Giuseppe Conte e da esse sono seguiti tutte le decisioni della Conferenza Episcopale Italiana, da allora sono iniziate una serie di aggressioni verbali nei confronti di vescovi, sacerdoti e religiosi da parte di una enorme fetta di fedeli laici [2] a mezzo stampa, social network e altro [3]. Nelle mie esperienze, colloqui e telefonate di questi ultimi giorni, posso riferire le più disparate reazioni scomposte di una buona porzione dei fedeli laici. Fedeli laici che aggrediscono continuamente il clero accusandolo di ateismo, di non credere alla presenza Reale di Gesù nella Santissima Eucaristia e altre sciocchezze simili.

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La decisione di permettere la celebrazione delle messe senza la presenza del popolo, trova la sua ratio profonda nel dato che l’ammassarsi di persone in un luogo chiuso permette la diffusione del COVID19. A tutto questo, gli ineffabili, ultimi ed estremi baluardi della fede cattolica contro il clero risponderebbero senza batter ciglio: «Che scemenza massonica. Sarebbe bastato far rispettare la distanza di sicurezza. Comodo così. D’altronde tutti avrebbero obbedito a quella semplice norma. E invece ci tolgono Gesù».

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Eh già … questa maggioranza di fedeli laici che sono davvero obbedienti, anzi obbedientissimi persino agli insegnamenti del Magistero, tanto che di fronte all’eterno insegnamento dell’aborto come omicidio, vanno comunque ad abortire [cf. video meditazione di padre Ariel QUI], di fronte all’indissolubilità del matrimonio e il valore della famiglia reclamano il diritto inalienabile di divorziare e di convivere, arrivando in qualche caso ad accusare la Chiesa di essere rimasta al Medio Evo … Potrei andare avanti, al di là delle esperienze che ho avuto. E in fondo mi si potrebbe obiettare che sì, è vero, è una maggioranza di popolo di Dio disobbediente al Magistero, alla Tradizione e alla Scrittura, ma in questo caso si che avrebbe obbedito. Allora perché non fidarsi? Perché la Chiesa nella sua Sapienza, come una madre sa bene quando i suoi figli sono troppo discoli e in un’emergenza bisogna essere disciplinati senza se e senza ma.

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Io stesso ho assistito a una scena a dir poco raccapricciante: poco prima della messa dell’8 marzo scorso, essendo già vigenti le norme che richiedevano ai fedeli di distanziarsi di almeno un metro nella partecipazione alla Santa Messa, in una chiesa del centro di Roma questa norma fu totalmente disattesa. Le nove persone presenti si rifiutarono ostinatamente di distanziarsi. Solo tre, fra di essi, avevano uno stretto legame di parentela da giustificare una loro vicinanza. Così, per essere più vicino all’altare centrale, i fedeli laici accalcavano le prime panche, stando vicini fra loro. Inutili sono stati i richiami del sacrestano prima della Messa, dello stesso sacerdote poco prima di suonare la campana di inizio Messa. Sacerdote che, ad oggi, a causa di quel popolo di Dio obbediente, oltre ad aver seriamente rischiato la salute per contagio da COVID19, rischia anche una denuncia penale. A questo punto, aprire al culto pubblico delle chiese non può considerarsi un atto sicuro, pertanto andava immediatamente limitato, se non chiuso, come poi effettivamente accaduto. Il tutto, grazie a un’ampia fetta di popolo che, dalle piccole sino alle grandi cose, sembra ormai da lungo tempo specializzato a non ascoltare i pastori, anzi: semmai facendo persino il contrario di ciò che i pastori insegnano e chiedono, il tutto, non di rado, persino con atteggiamenti di compiaciuta sfida da parte di non pochi fedeli. Chiarito il tutto domando: era questa, l’ampia fetta di popolo per il quale, in questo momento, potevano rischiare di lasciare le chiese aperte alle sacre celebrazioni?

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Di lì a poco, anche nei miei confronti le aggressioni verbali telefoniche via social o altro mezzo di comunicazione non si sono arginati, anzi sono aumentati. Gli argomenti supportati, da questi ultimi baluardi della fede contro la «chiesa massonica di Bergoglio» [4], erano i seguenti:

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1) L’acqua essendo benedetta è immune da qualsiasi contatto infetto da corona virus, perciò mettendoci la mano dentro non si rischia contagio.

2) Gli elementi accidentali del pane e del vino, una volta consacrati dal sacerdote nella Messa, perdono le caratteristiche chimiche e dunque sono esenti dal rischio contagio.

3) Il sacerdote, essendo in persona Christi, è immune dal contagio [5].

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Questi tre “argomenti” sarebbero comprova di una chiesa ormai atea e non più fiduciaria di Dio, che ha paura di morire e sciocchezze simili. Inutile stare a ripetere e a spiegare gli elementi base della teologia sacramentaria, perché ovviamente si viene tacciati di progressismo. Ma soprattutto corriamo il rischio, da persone con serie lacune sui fondamenti del Catechismo, che noi sacerdoti e teologi ci si senta dare lezioni di teologica sacramentaria da questo esercito di polemizzatori. Sono in pratica gli stessi soggetti che, seppure digiuni dei rudimentali elementi scientifici, senza pena di ridicolo salgono sulle cattedre dei social per dare lezioni ai più celebri virologi sul virus in circolazione [cf. nostro articolo, QUI]. 

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Da questo però si evince un primo dato: queste frasi e tipi di atteggiamento, che si ammantano anche di un fatalismo di fondo, riprendono una mentalità magica e sciamanica. Non entro nel giudicare la fede di queste persone, di cui solo Dio sa tutto e può entrare in coscienza. Ma di fronte a certe argomentazioni, dei sacerdoti e dei teologi, come per esempio noi Padri de L’Isola di Patmos, possiamo sollevare il legittimo quesito: tutto questo, rientra nell’alveo della dottrina cattolica? Evidentemente no. Specie se poi congiunti a un atteggiamento di superbia, di giudizio, di calunnia, di voler comandare a bacchetta il clero, perché siffatto quadro non rientra certamente in una prassi di vita cattolica, al di là delle intenzioni del cuore.

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Questa larga porzione del popolo di Dio, alla concreta prova dei fatti disobbedisce in modo continuo, ostinato e pertinace e non vuole ascoltare il vero insegnamento della fede cattolica, ma semplicemente continua a girare intorno a convinzioni personali di cui non vuole sentir in nessun modo né correzione né catechesi. Certo, d’altro lato, in questa sede ringrazio di cuore quella piccola porzione di cattolici autentici che, contrariamente a questa mentalità sciamanica, ha voluto e saputo indirizzarmi tutte le difficoltà personali, anche una certa sofferenza per il digiuno eucaristico: ma lo hanno fatto in modo educato, tranquillo da figli e figlie della Chiesa che però si affidano ai loro pastori, seppure non perfetti, anzi diciamolo: persino se umanamente, spesso, molti di noi sono veri e propri soggetti  da scartare. Da questi pochissimi laici ho imparato e sto imparando l’obbedienza eroica, quella difficile, quella stessa di Gesù nella sua ora più buia del Getsemani.

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Tornando invece ai polemizzatori, casomai non bastasse quanto detto sinora, ecco che questi indomiti difensori della fede contro il secolarismo, il massonismo, insomma tutti gli ismi che avrebbero infettato i preti e la Chiesa, sono del tutto inconsapevole a quanto male fanno. Perché se il sacerdote o religioso deve discutere con loro per un’ora al telefono, testardi al fatto che l’Eucarestia è farmaco dell’immortalità ma non sostituisce paracetamolo e farmaci classici, allora non potrà stare ad ascoltare chi ha davvero bisogno. Sorbirsi un’ora di parolacce, calunnie e urla, significa togliere un’ora di tempo a coloro che stanno in prima linea: medici, infermieri, operatori sanitari a salvare più vite umane possibili strappandole dalla morsa del COVID19.

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Per questo desidero allora descrivere e ringraziare chi in questa Quaresima ci sta insegnando cosa vuol dire amare fino alla fine [Gv 13,3]. Penso allora all’ansia di quel marito che attende il ritorno della moglie, medico al Columbus COVID2, che non sa quando tornerà a casa ad abbracciarlo, lui e i suoi figli. A questo punto, non sa nemmeno se tornerà a casa. Penso allora ai momenti di profonda stanchezza, morale e fisica dell’infermiera di terapia intensiva di Monza, stravolta di turni massacranti e dai tanti morti che vede passarle davanti. Penso allora a una collaboratrice volontaria del mio blog di teologia, che è già da qualche giorno in prima linea nella Battaglia per l’Italia. È biologa e analizza i fluidi dei pazienti, ad oggi uno dei materiali potenzialmente pericolosi; ma senza il suo lavoro, le cure e la ricerca non andrebbero avanti. Conosco questa donna da tanti anni e adesso, solo adesso, capisco cosa significhi essere amati con l’amicizia di Maria, di chi ti protegge e prega per te nel silenzio, ti offre la vita, mentre tu neanche lo sai. Penso anche ai turni massacranti in ambulanza di un’altra cara amica, soccorritrice volontaria, che a rischio della salute trasporta malati da una parte all’altra della sua città; a sera torna esausta e volentieri scambia due parole al telefono col suo vecchio amico frate … Queste sono le persone che hanno davvero bisogno. Mentre chi è protetto in casa e può permettersi di urlare e insultare i chierici, non è nel bisogno, ma è nell’ozio. E si tratta anche dell’ozio più grave, all’interno del quale si sono immersi molti che potrebbero invece iniziare a fare qualche cosa per chi ha bisogno davvero, come la carità materiale e la preghiera.

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Chi dunque può piangere e fare il lamento, sono coloro che hanno perso nonni, genitori e figli a causa del virus. Davvero il loro grido si apre all’immensa misericordia di Dio.

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Tornando ai sanitari impiegati in questa emergenza: vorrei ringraziarli. Dietro alle persone senza nome che poc’anzi ho indicato, ci sono volti e vite, e sento davvero tutto l’amore e l’attenzione di Gesù Redentore e Medico dei peccati. Grazie a queste sentinelle invisibili, mi sento di trascorrere una Quaresima diversa. Sentinelle che come soldati al fronte vedono morti, e spesso perdono la vita anche loro. Grazie davvero perché mostrate anche che questa Esperienza è ricolma di grazia trinitaria.

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Ci tengo a concludere con un consiglio: cari Lettori e Amici de L’Isola di Patmos, mentre viviamo in questa quarantena volontaria, distinguiamoci dai falsi accusatori che ho descritto, e immergiamoci nel silenzio sacro per attingere al meglio i tesori spirituali della fede, e poter esplodere commossi il nostro Exultet  pasquale.

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Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,

risorge vincitore dal sepolcro [….] di questa notte è stato scritto:

 la notte splenderà come il giorno, e sarà fonte di luce per la mia delizia.

Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,

lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori,

la gioia agli afflitti.

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Gesù dolce, Gesù amore [Santa Caterina da Siena]

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Roma, 30 marzo 2020

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NOTE

[1] Come ripeto spesso nelle mie predicazioni digitali, preferisco chiamarla Esperienza e non epidemia: il primo nome infatti permette di evocare anche i doni che Dio ci offre in questo periodo, e non richiama solo la morte e la sofferenza che in esso sono presenti.

[2] Ovviamente qui non intendo affermare che tutti i fedeli laici si siano rivolti nei confronti dei sacerdoti in maniera violenta. Personalmente ne ho incontrati molti, poi il singolo lettore nel suo esame di coscienza può domandarsi se rientra o meno in questa categoria.

[3] Si veda a titolo esemplificativo: https://www.marcotosatti.com/2020/03/26/chiese-chiuse-una-donna-ci-manca-il-tutto-leucarestia/

[4] Guai a chiamarlo col nome papa e riconoscerlo come tale.

[5] Questo argomento risulta induttivamente falso, vedasi l’enorme numero di sacerdoti defunti https://www.avvenire.it/attualita/pagine/coronavirus-i-preti-morti-emilia-lombardia per offrire conforto ai malati di Corona Virus.

 

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IL NOSTRO AUTORE DOMENICANO GABRIELE GIORDANO M. SCARDOCCI, HA APERTO UN CANALE YOUTUBE, AL QUALE VI INVITIAMO A ISCRIVERVI IN SEGNO DI SOSTEGNO PER LA SUA OPERA DI CATECHESI E PREDICAZIONE ATTRAVERSO I SOCIAL VEDERE QUI]

 

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Novità dalla Provincia Domenicana Romana: visitate il sito ufficiale dei Padri Domenicani, QUI

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14 thoughts on “Il coronavirus nella Quaresima del mondo. Nel mentre, tuttologi e dementi insultano vescovi e i sacerdoti sui social: «Atei senza fede, ci avete privati di Gesù!»

  1. La nuova bq, sito non molto amato, suppongo, da padre Ariel, ospita di una foto della benedizione impartita dall’arcivescovo di milano al nuovo ospedale in fiera dinanzi ad un centinaio di persone, distanziate, ma non troppo. Senza far eccessive polemiche, devo tuttavia concordare che ci sono chiese che possono ospitare decine e decine di persone, alcune centinaia di fedeli, distanziate due/tre metri. Nella Cattedrale di Asola, il mio piccolo paese, contando una persona per banco ( possono ospitare 6/8 persone almeno), ci possono stare almeno sessanta persone. Contando anche i più piccoli settanta; lasciando qualcuno in piedi o portando delle sedie distanti alcuni metri, sottolineo alcuni, si superano facilmente i cento posti. Le liturgie feriali sono frequentate al massimo da 50 persone. La chiusura, che sia del governo o del vescovo, lascia a dir poco perplessi. Se il problema fosse la messa festiva, basterebbe porre un numero chiuso massimo di fedeli- ad es. ad asola 100 ci stanno con distanze di 4/5 metri- ed aumentare il numero delle messe ad almeno 6. Il dubbio sul comportamento della cei resta ed è forte.

    1. Sinceramente io non so se lei ha ascoltato i miei 25 minuti di video, evidentemente no.

      La mia riflessione si apre chiarendo, non in base alle mie opinioni, ma in base al deposito della fede cattolica, quello che è il ruolo dei vescovi nella Chiesa, da chi hanno ricevuto il loro mandato e quale è la loro potestas di governo pastorale.

      Ora, delle due cose l’una: o lei non ha proprio ascoltato quello che ho detto – ma in tal caso ci dovrebbe risparmiare i suoi commenti – oppure proprio non le è chiaro che lei, come qualsiasi fedele, non dovrebbe azzardarsi a proporre che cosa i vescovi devono fare in materia di pastorale, liturgia e disciplina dei Sacramenti, che cosa è giusto che facciano e come lo dovrebbero fare.

      Evidentemente, quando sin dall’inizio ho spiegato questo e chiarito che la Chiesa non è una democrazia parlamentare, lei non ha proprio inteso e persiste e insiste a dire ” … secondo me … io credo che … io penso che …”. Oppure lei commenta una video riflessione che non ha proprio ascoltato.
      Delle due l’una, oppure tutte e due.

      Infine: lei, come fedele cattolico, non può dubitare, come in conclusione afferma, dell’intero collegio episcopale di questo Paese, perché, in tal caso, farebbe bene, per coerenza, a cambiare davvero bussola di orientamento.

      1. Non ho ascoltato il suo video. Infatti ho commentato un altro articolo, quello di P. Scardocci. L’ho citata nella mia mail, ma non ho fatto osservazioni sul filmato. Mi spiace. Faccio commenti, fino a che mi è consentito, su ciò che leggo, non su altri articoli. Quindi, non sul suo. Nella mia mail, comunque, non noto allocuzioni tipo secondo me, io credo che, io penso che…non ritengo giusto, anzi non è giusto che mi “metta in bocca” parole che non ho scritto. L’Italia è varia, ma la densità di fedeli per celebrazione è nota ai vari vescovi. Una messa per 100 persone nel Duomo di Milano, ad esempio, non cozza assolutamente con norme ancor più restrittive delle vigenti. E’ un dato di fatto. Non pretendo di avere l’autorità dei vescovi, devo loro obbedienza entro certi limiti. Ma posso fare osservazioni critiche. E’ il minimo, non li reputo così ignoranti del concetto di densità e delle leggi. Per il resto, sia loro che lei avete il diritto di pensarla diversamente. I padroni della Chiesa, è bene ricordarlo, non sono i fedeli, ma neppure i preti. E, come rispose il cardinale segretario di stato a Napoleone, non riuscirete a distruggerla.

        1. Ostinandosi e persistendo a contestare i pastori della Chiesa, come se fosse suo diritto e libertà dire loro cosa fare e il modo migliore in cui farlo, lei getta tra le righe un episodio tragico e drammatico della storia della Chiesa, diverso come tale dalla citazione a sproposito fatta da lei a fine commento.
          Questo il fatto tragico e drammatico: dopo avere fatto prigioniero il Sommo Pontefice Pio VII nel 1806, nel corso del tragitto verso la Francia Napoleone disse al Cardinale Ercole Consalvi … «In pochi anni, io avrò distrutto la Chiesa!». Il Cardinale gli rispose: «No, Maestà! non ci siamo riusciti noi preti a distruggerla in 17 secoli, non ci riuscirete neppure voi».
          Con questa frase ribadì anzitutto la natura divina della Chiesa e il fatto che, per quando indegni e peccatori, i pastori ne sono suoi fedeli custodi.

          A parte questo, mi dica: ma se lei ce l’ha così tanto con i prete, perché non si iscrive all’Associazione Laici Anarchichi Anticlericali?

          1. Non ce l’ho con i preti, tutt’altro. Hanno avuto troppa fretta- i vescovi- nel chiudere le s.messe- i decreti tra l’altro parlano genericamente di celebrazioni, perchè lo Stato non può vietare la partecipazione alla Messa, in base al Concordato- ai fedeli. Mia sorella va a lavorare in fabbrica, le banche sono aperte, lo studio del mio commercialista è aperto e non è possibile celebrare una s. messa per 20, 30,40 fedeli in chiese di 2000 mq ? La matematica non è un’opinione. Non sono teologo, ma, se la mettiamo su questo (inutile) piano, lei non è un matematico. L’obbligo della comunione sulla mano, per i pochi che hanno avuto o i pochissimi che hanno ancora la possibilità di comunicarsi, poi è un assurdo ridicolo e tragico, perchè favorisce la diffusione del virus. Taccio del tentativo di alcuni, Bassetti in primis, di chiudere le chiese (quando nel centro sud c’era una percentuale infima di infetti): una evidente oscenità. Ci sono alcuni prelati e probabilmente alcuni sacerdoti più realisti del re. Qualcuno è un pavido, qualcuno è connivente con il nemico. Non ho usato il termine ateo clericali o cose simili. Ma, i vescovi, hanno commesso errori e taluni di questi sono gravi e palesi. Si potrebbero riaprire al pubblico le Messe per PAsqua, almeno, in spazi adeguati e a numero chiuso. Lo hanno chiesto ? Non sembra. Lo possono tuttavia fare autonomamente, ho letto bene. Non lo fanno? Liberissimi: libero io di giudicarli male. Non drammatizzo, ma ho la sensazione che si siano sottomessi a chi non vuole che la gente vada a messa.

          2. Far perdere alle persone comune l’abitudine alla s.messa, inoculare la sensazione che la fede e la messa non sono essenziali, far percepire ai piccoli e ai più deboli che il Potere può sanzionare chi partecipa alla messa, come un criminale comune: ecco l’obiettivo. Senza sacerdoti come posso sperare di non perdermi (eternamente, ma non solo)? Se li nascondono, me la prendo con i governi?. Se si nascondono loro, con chi devo prendermela? Mia madre è in ospedale in riabilitazione; se si ammalasse o mi ammalassi io, mi auguro che non crederà che io, nipote di un sacerdote cappellano di ospedale, mi attenga ai decreti dei vescovi e non chiami un sacerdote per la confessione! Io non voglio una chiesa senza preti e neppure una chiesa che valorizzi i laici, casomai l’esatto contrario. Capisco le necessità, ma devono essere reali. Non possiamo stare in casa per sempre; rischio di più al supermercato o in una chiesa semivuota? La matematica e la fisica, pure la medicina, dicono nel supermercato. Pertanto i vescovi ( e anche voi)hanno sbagliato le loro valutazioni. Adesso, col numero chiuso se necessario, riaprano le S.Messe al pubblico, almeno per Pasqua. Non mi interessa se il celebrante è santo o peccatore, se è frocio o si porta a letto le belle ragazze, se è colto o ignorante. Vivo con mia sorella e nella sua ditta ci sono casi: qualche rischio lo si corre sempre. Rischio meno a messa che in casa, mi creda. Buona Pasqua a tutti.

          3. «io non voglio» … «io voglio» … ma si rende conto di ciò che di grave afferma?
            Lei sta considerando i Sacramenti di grazia un suo diritto a suo di «io non voglio» … «io voglio» …
            E neppure posso invitarla a riflettere su ciò che di grave dice, perché l’ho già fatto più volte e con ampie spiegazioni, ma lei non ascolta altri che se stesso e le sue ragioni del tutto errate, quindi replica rincarando la dose.

          4. Sono d’accordo che la Chiesa non sia una democrazia e che sia uan struttura verticistica. Però credo che il problema non sia tanto obbedire o non obbedire a una direttiva ecclesiatica, ma il problema è di opportunità. La gerarchia può fare quello che vuole con i sacramenti (questo è il messaggio, piaccia o no, che passa fondamentalmente dai vostri articoli di questi ultimi giorni), ma non può pretendere che se i poveri dementi laici si sentano abbandonati, non esternino a loro modo questo disagio. Credo che in tutto questo si sia mancato di carità nei confronti dei fedeli. Ora Lei mi verrà a dire che sono i fedeli a non avere carità dei poveri pastori sofferenti, etc. etc. Ma oggettivamente non ci si può stupire se i fedeli avvertono la gerarchi acome un’accozzaglia (perchè in effetti la gerarchia stessa da tempo ha perso il senso verticistico della Chiesa, trasformandosi in accozzaglia, cioè in massa informe) di persone terrorizzate rinchiuse nei lor palazzi. Il messaggio poi del Santo Padre per la Settimana Santa è stato a dir poco glaciale. Ecco se posso sintetizzare direi proprio che in tutta questa faccenda si sia proprio mancato di carità, venendo almeno apparentemente meno da parte della Gerarchia alla sua missione di annunciare e portare Cristo al mondo, cioè in parole povere di essere Pastori con la P maiuscola. Non stupiamoci quindi se sempre più laici si chiedono quale sia l’utilità di simili pastori.

          5. Caro Antonello,

            anche se mi sono sempre idealmente “identificato” – nel senso di ispirato – con la figura del Beato Apostolo Paolo, oggi mi sento molto il Battista che predica alle sabbia del deserto.

            Vede … i fedeli, o molti di loro, sono talmente presi dai loro dolori, più che comprensibili, al punto da essere sordi a qualsiasi ragionevole parola a loro rivolta. Per esempio: sono mesi e mesi che io scrivo e spiego che siamo dinanzi a una grande e dolorosa prova di fede. Una prova che, negli ultimi due mese, si è acutizzata ancora di più con la pandemia da coronavirus.

            Contrariamente a certi “soggetti tipo”, per mia struttura psicologica e per mia formazione spirituale, ecclesiale e teologica, parto sempre da una domanda: “Dove ho sbagliato io”. Ora lei comprende quanto talvolta io possa arrabbiarmi, partendo da questa mia impostazione, verso tutti coloro – non me ne voglia: lei incluso – che partono dal principio del tutto opposto: dove hanno sbagliato e dove sbagliano gli altri?

            Le pare possibile che da una parte vi sia un popolo di fedeli formato da vergini illibate vilipese e martirizzate e dall’altra un cattivo Pontefice, dei cattivi Vescovi, dei cattivi Presbiteri?
            Davvero le domando: le pare possibile?

            Noi Pontefici, Vescovi, Presbiteri, mi dica: di chi siamo prodotto e frutto, se non del Popolo di Dio? O conosce forse altro luogo dal quale Cristo ci sceglie e nel quale manda vocazioni?
            Volete Pontefici, Vescovi e Presbiteri scelti tra Arcangeli, Angeli, Cherubini e Serafini? E allora prendetevela con Gesù Cristo, che evidentemente ha sbagliato tutto e che persiste a scegliere invece i propri pastori tra il suo popolo.
            Insomma: vi duole proprio tanto dover ammettere che noi siamo la perfetta immagine vostra, o santi, illibati e lamentosi fedeli senza macchia e senza peccato?

            Dicevo che da mesi vado dicendo che siamo sottoposti a una grande e dolorosa prova di fede, dinanzi alla quale molti non trovano di meglio da fare che prendersela – come può vedere anche dai commenti qui inviati e pubblicati – con il Sommo Pontefice Francesco.

            Il Pontefice regnante è un uomo gravato di indubbi difetti e limiti, ha spesso il dono della non-chiarezza e dell’ambiguità, non è affatto estraneo a espressioni o a uscite infelici … e tutto questo, nel corso degli anni, io l’ho scritto e spiegato, senza esimermi dal rivolgere critiche all’uomo Jorge Mario Bergoglio e al suo carattere non facile.

            Piaccia o non piaccia, con buona pace di complottisti, di sostenitori di conclavi irregolari, sino a giungere a pesanti accuse di eresia e di apostasia dalla fede cattolica a lui rivolte, il Sommo Pontefice Francesco, per grazia o per disgrazia, per benedizione o per meritato castigo è il legittimo Successore del Beato Apostolo Pietro e il Vicario di Cristo sulla terra. Come tale dobbiamo a lui filiale rispetto e devota obbedienza, fosse anche il peggiore dei Pontefici dell’intera storia della Chiesa.

            Ci sono persone che mi accusano – quando non sanno più dove attaccarsi – di usare un linguaggio scurrile. Ovvio che lo faccio apposta e non certo per incapacità di controllo, esattamente come in questo caso, nel quale ricorrendo a un chiaro eufemismo le dico che, in questo momento di grande crisi senza precedenti nella storia della Chiesa, con una pandemia in corso e con lo scoramento, la paura e gli umori alle stelle, attaccare Pietro equivale a prendere una P38 e spararsi sui coglioni.

            Dunque la domanda che lei dovrebbe rivolgersi come molti altri ai quali io predico come il Battista nel deserto, è questa: come posso superare questa prova di fede? E, se non ci riesco, sarebbe bene domandarsi: perchè, non riesco a superarla? Forse sbaglio io, in qualche cosa?

            La Chiesa, nei momenti più difficili della sua storia è sempre stata salvata dall’unita. E l’unità non è mai stata indolore ma spesso pagata proprio a prezzo di dolore e sangue, una unità che è anzitutto unità con Pietro e sotto Pietro. E chi non comprende o si rifiuta di comprendere questo, danneggia la propria anima e danneggia la Chiesa.

            Infine, per quanto riguarda il suo lamento: «Il messaggio poi del Santo Padre per la Settimana Santa è stato a dir poco glaciale», posso risponderle che io ho pianto col cuore affranto, quando invece l’ho visto solo, zoppicante, con l’aria sofferente, in una Piazza San Pietro deserta, dinanzi al Santissimo Sacramento a pregare Dio per scongiurare questa pandemia, dando l’indulgenza plenaria ai malati gravi, a chi li assiste e accudisce. Una immagine terrificante: la Chiesa, tutta quanta, sta per entrare nell’Orto degli Ulivi dove tutti siamo chiamati a consumare una passione che sarà dolorosissima e che durerà chissà per quanto tempo prima che ci si possa riprendere. E dinanzi a questa evidenza terribile e drammatica, voi non avete proprio di meglio da fare che perdervi nei ciechi piagnistei di queste grandi, emerite e pericolose scemenze?

          6. Rispondo alla risposta di padre Ariel qui, dato che non so perchè nella Sua risposta manca la possibilità di rispondere, come invece c’è altrove. Intanto La ringrazio per la considerazione che ha avuto del mio commento. Anche se come al solito molto verboso. A proposito, non sarebbe meglio sintetizzare un pò certi vostri articoli che effettivamente sono a volte troppo troppo lunghi e ridondanti? Tornando a quello che Lei mi ha risposto, Le faccio notare che non è entrato nel merito di quello che ho detto. IL succo del mio interventi è la mancanza di carità. Da ambo le parti, ovviamente. Come lei ha detto la Chiesa è sempre stata salvata dall’unità. Ma che segno di unità diamo se abbandoniamo i fedeli (sospendendo celebrazioni,confessioni e chiudendosi a doppia mandata in casa, alla faccia della strombazzata Chiesa in uscita) e voi per primi prendete a legnate (in senso figurato) gli stessi fedeli che prima di tutto esprimono il loro forte disagio? Credo che l’errore in cui cadiate nei vostri recenti articoli, sia quello di confondere quelli che dal mattino alla sera inveiscono contro il Papa con i tantissimi invece che oggi si sentono a disagio e in imbarazzo e per l’atteggiamento della gerarchia in questa pandemia e che fino a ieri non erano affatto critici nei confronti dei vescovi e del pontefice. Il fatto poi che i prebiteri e i vescovi sono scelti dal popolo di Dio, il qualepopolo a quanto pare a Lei sembra quasi fare schifo, non è una ragione sufficiente per affermare che i pastori abbiani “quasi il diritto” di essere mediocri. I pastori devono prendersi causa del prendersi cura del gregge. Quanto poi al chiedersi “dove sbaglio io”, Le assicuro che dai suoi articoli e dalle Sue risposte ai commenti, tale struttura psicologica che Lei afferma di avere, non traspare affatto. Anzi traspare proprio il contrario. Basti guardare cosa ha scritto due righe dopo:«Noi Pontefici, Vescovi, Presbiteri,..». Cioè mi faccia capire, perchè da quello che Lei scrive così sembra… Lei è pontefice? Forse era meglio dire «noi presbiteri, vescovi, pontefici..» per lo meno. Concludo riguardo alle accuse di scurrilità. Al di là dello scurrile, mi permetta e non me ne voglia, Lei appare a tratti (scientificamente o meno come Lei dice) triviale. Certi atteggiamenti potranno essere d’effetto tra il “sottoproletariato” romano, ma se attraverso il vostro sito l’intenzione è quello di raggiungere le diverse zone della penisola italica, forse è il caso di cambiare approccio o si finirà per essere da molto (certamente non da tutti) scambiati per dei buzzurri anzichè dei teologi.

          7. 1. Legga il suo messaggio;
            2. legga la mia risposta;
            3. legga di nuovo la replica che ha inviato alla mia risposta.

            Fatto questo domando a chiunque ci legge: predico, o non predico nel deserto come ho lamentato?
            Ma soprattutto: ecco come reagiscono le persone che si sentono toccate nel vivo.

            E’ tutto qui, in ordine cronologico, basta solo leggere.

  2. A quando una bella discussione col famoso Antonio Socci, un altro che non ama essere contraddetto e si atteggia a tuttologo in materia di religione?

    1. A dire il vero io l’ho contraddetto più di una volta e sono rimasto sempre suo amico.
      Antonio Socci è un giornalista professionista di talento, è un devoto cattolico con idee spesso sanguigne derivanti dal suo carattere e dal suo ceppo culturale tosco-senese; idee sulle quali si può discutere, ma mai si è atteggiato a teologo. Ha rivolto e rivolge critiche dove reputa opportuno rivolgerle, ma non lo fa elargendo lezioni di teologia.

  3. Questa epidemia sta rivelando e svelando il cuore di molti. Ecco su questo sono perfettamente d’accordo e l’ho sostenuto sin dal primo momento. Questa epidemia è un momento di Grazia. Da non sprecare.

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