Il caso del Cardinale George Pell: primo, non siamo nati preti, secondo, l’eresia è un delitto peggiore della pedofilia

IL CASO DEL CARDINALE GEORGE PELL: PRIMO, NON SIAMO NATI PRETI, SECONDO, L’ERESIA È UN DELITTO PEGGIORE DELLA PEDOFILIA

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«se nella vecchiaia dovessi finire alla gogna per le dissolutezze della mia vita passata, allora è giusto che con me ci finiscano anche Sant’Agostino e Sant’Ignazio di Loyola. E che tutti e tre si finisca pure condannati alla damnatio memoriae per la vita dissoluta condotta prima della nostra conversione»

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Autore
Giovanni Cavalcoli, O.P.

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Filtrate il moscerino e ingoiate il cammello

[Mt 23,24]

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non siamo nati preti – nella foto: il futuro Padre Ariel S. Levi di Gualdo ripreso col teleobiettivo sulla sua moto Honda 1000 al circuito da corsa [anno 2001]

Quando nella nostra visione della realtà e più specificamente della morale, la nostra scala di valori non corrisponde alla verità, succede che sottovalutiamo i delitti più gravi e diamo eccessiva importanza ai minori. Notiamo peraltro che anche quelli meno gravi possono essere peccati mortali, meritevoli di essere puniti severamente. Ciononostante esistono peccati ancora più gravi, meritevoli di una pena maggiore.

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Ne consegue il problema che nel valutare l’entità dei peccati noi non ci basiamo su criteri oggettivi, ma ci lasciamo ingannare dalle apparenze soggettive. È un po’ come valutare la dimensione delle stelle. Chi lo direbbe che esistono stelle migliaia di volte più grandi del sole, stelle che non vediamo neppure ad occhio nudo, ma che sono visibili solo mediante potenti telescopi?

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non siamo nati preti – il futuro Padre Ariel sulla moto da strada Honda 600, quella da corsa la usava solo al circuito o sulle autostrade ben asfaltate [anno 2001]

Così, come in campo scientifico, per non restare ingannati, occorrono potenti mezzi di indagini, altrettanto e ancor più nell’indagine filosofica, teologica e morale, occorre un intelletto penetrante, capace di intus-legere, che sappia andare al di là delle apparenze sensibili, penetrare nell’essenza delle cose, librarsi al di sopra del tempo e dello spazio, andare a fondo, elevarsi alle altezze, intuire i princìpi, scoprire le cause prime, apprezzare i fini ultimi.

 

non siamo nati preti – il futuro Padre Ariel nella foto pubblicitaria di un azienda produttrice di maglie per uomo [anno 1987]

Allora scopriamo la vera gerarchia dei valori  e ci accorgiamo che “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” [Lc 4,4]. Ci accorgiamo che la vita spirituale è più importante di quella fisica, e pertanto questa dev’essere ordinata e anche sacrificata a quella. 

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E per converso ci accorgiamo che i peccati contro la verità sono più gravi dei peccati contro la giustizia, che i peccati spirituali sono più gravi dei peccati carnali, che la superbia e l’empietà sono più gravi della lussuria o dell’avarizia, che l’eresia è peccato più grave della pedofilia, la quale giustamente suscita orrore, sdegno per il colpevole e soprattutto pietà per la vittima, ma non raggiunge però il danno incalcolabile, che l’eresia fa a noi stessi e alla Chiesa.

 

non siamo nati preti – il futuro Padre Ariel nella foto pubblicitaria di un azienda produttrice di maglie per uomo [anno 1987]

L’eresia è quella superbia per la quale rifiutiamo la verità della Parola di Dio, che ci salva ed è la luce della vita, e scegliamo la via della menzogna, che conduce alla morte eterna. La pedofilia è una gravissima offesa a Dio, ma solo indirettamente, come conseguenza della disobbedienza alle leggi che Egli ci ha dato per regolare la nostra sessualità.

 

Ricordiamoci che il peccato originale, sorgente di tutti i peccati e di tutte le nostre sventure, non è stato un peccato di lussuria, ma di superbia. Il peccato di lussuria è spesso un peccato di fragilità, che può avere delle attenuanti, vedere per esempio quello che dice il Papa nell’Amoris laetitia a proposito del peccato dei divorziati risposati.

 

non siamo nati preti – il futuro Padre Ariel nella foto di una brochure pubblicitaria di una azienda svizzera di cosmetici maschili [anno 1994]

Cristo è comprensivo verso la prostituta penitente, ma è terribile contro la superbia e l’ipocrisia dei farisei e dei dottori della legge, per nulla pentiti, e che anzi, attaccati ad inezie, vogliono fargli da maestri. La superbia e l’eresia sono peccati diabolici. Il diavolo non ha problemi di sesso, ma gli interessa solo mentire e disobbedire a Dio. Infatti i peccati di superbia sono commessi per calcolo, lucidamente, con deliberata volontà. La lussuria è invece il peccato del povero figlio di Adamo, ignorante e schiavo delle passioni.

 

L’insistenza ossessiva sui peccati sessuali, più propria del passato, ma presente anche oggi [cf. QUI], con la corrispondente sottovalutazione dei peccati spirituali, è l’indice di una concezione morale dualistica e gnostica, che pone l’origine del male nella materia e non nello spirito e nella volontà.

 

non siamo nati preti – il futuro Padre Ariel nella foto di una brochure pubblicitaria di una azienda svizzera di cosmetici maschili [anno 1994]

Si concepisce lo spirito come puro e innocente — un bello scarico di responsabilità — e si dà alla materia tutta la colpa del male che facciamo. Cristo è molto severo contro questa ipocrisia, quando ci ricorda che il peccato non viene dal di fuori dell’uomo, ma dal suo cuore [Mt 15,19].

 

L’errore e il peccato in campo morale hanno le loro radici nell’errore filosofico, metafisico e teologico, in ultima analisi, nell’eresia. Togliamo la causa e potremo anche togliere l’effetto. È quindi un’ipocrisia scagliarsi contro la pedofilia e non curarsi di individuare e confutare le eresie. 

non siamo nati preti – un pesante scherzo goliardico: il futuro Padre Ariel fotografato dagli amici senza che se ne accorgesse mentre stava svegliandosi. La foto fu stampata e messa a sua insaputa nella pubblica bacheca degli annunci dell’università con scritto: “povero addormentato cerca studentessa che lo svegli” 

Si può avere una preparazione teologica ottima come l’aveva Mons. Krzysztof Charamsa, ed essere un sodomita [cf. QUI, QUI]. Ma ciò non dipende certo dall’applicazione dei princìpi etici di San Tommaso. Non ci sarebbe invece da meravigliarsi che una condotta di un pedofilo sorgesse dalla messa in pratica dell’etica liberal-esistenzialistica di Karl Rahner [1].

Dopo il periodo delle cannonate contro i pedofili, il rischio è adesso quello di un’esplosione di ipocrita misericordismo, che scende a patti con quello schifoso peccato. Qualcosa del genere sembra di poter leggere nell’infelicissima qualifica di “santo” data dal Cardinale Gualtiero Bassetti a Don Lorenzo Milani [vedere QUI, QUI], quando è trapelata purtroppo la notizia della sua simpatia per la pedofilia. Bene allora ha fatto il Cardinale Giuseppe Betori, in sua qualità di Arcivescovo metropolita di Firenze, ad affermare la sua netta opposizione all’eventuale apertura di un  processo di beatificazione di Don Lorenzo Milani. Il che peraltro non deve intendersi come smentita delle sue qualità di educatore, bene messe in rilievo dal Santo Padre.

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non siamo nati preti – il futuro Padre Ariel al mare nel giorno del compimento del suo 35° anno di età [anno 1998]

Altro disgustoso spettacolo di ipocrisia in tema di pedofilia, è la persecuzione in atto contro il Cardinale George Pell per supposti peccati di gioventù commessi cinquant’anni fa – ammesso che li abbia commessi –, e comunque ormai espiati, come se la psicologia, l’esperienza umana e la storia dei santi non avessero niente da insegnarci sulle possibilità di riscatto da un passato peccaminoso [vedere servizio de L’Espresso, QUI].

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Con questo criterio farisaico e spietato dovremmo allora processare Sant’Agostino, San Paolo e San Pietro per aver iniziato il loro cammino col piede sbagliato, ma volendo bisognerebbe processare e condannare duramente anche il Padre Ariel S. Levi di Gualdo, che leggendo in anteprima queste mie righe, mi ha commentato:

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«… io non ho mai fatto mistero di avere condotto in gioventù una vita da libertino, prima di cadere lungo la mia Via di Damasco e poi divenire in seguito anche sacerdote. Non solo ammetto certi miei errori e dissolutezze del passato, ma spesso, specie quando parlo con alcuni giovani uomini e donne, o quando per esempio spiego loro che la convivenza è una de-responsabilizzante parodia di un matrimonio basata sulla non assunzione di responsabilità, spesso aggiungo anche … “e badate bene, vi parlo per esperienza, perché certi errori, nella vita, io li ho fatti prima di voi e forse peggio ancora di voi”».

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non siamo nati preti – il futuro Padre Ariel al mare nel giorno del compimento del suo 35° anno di età [anno 1998]

Udito ciò che già conoscevo, ho chiesto al mio confratello sacerdote se stesse temendo di correre il rischio che, giunto alla mia età, qualche gruppo coalizzato di sue ex amiche appartenenti ad una vita passata morta e sepolta, costituisse la A.F.S.A [Associazione Furono Sedotte e Abbandonate], mettendolo così in chissà quale difficoltà.

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Ma, da uomo di fede, mi ha risposto:

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«Se accadesse, non esiterò a tirarmi dietro in questa vicenda anche Sant’Agostino e Sant’Ignazio di Loyola che, appena adolescente, faceva già il paggetto in una corte spagnola; perché all’epoca, i giovani boy toy, si chiamavano paggetti. E se nella vecchiaia dovessi finire alla gogna io, è giusto che con me ci finiscano anche loro due: Agostino e Ignazio. E che tutti e tre si finisca pure condannati alla damnatio memoriae per la vita dissoluta condotta prima della nostra conversione».

 

non siamo nati preti – il futuro Padre Ariel nel giorno del compimento del suo 41° anno di età [anno 2004], pochi mesi dopo comincerà la formazione al sacerdozio

Questo dialogo privato tra Padre Ariel e me, reso pubblico per nostra misurata e calcolata scelta, con tanto di vecchie foto trasformate dal colore al bianco e nero, proprio per dare l’idea del “vecchio”, del “passato”, cela dietro al comico il tragico, perché mira a precisare che questo attacco al Cardinale George Pell ha invece tutto il sapore di essere una vendetta dei modernisti per il severo rimprovero che lui, molto fedele alla sana dottrina, rivolse al Cardinale Walter Kasper in un sinodo sulla famiglia per il suo lassismo e relativismo morale. Questo è infatti il perfido metodo dei modernisti, i quali, non avendo ragioni per difendere le loro eresie, contrattaccano con la calunnia e con la diffamazione.

 

Nel maggio 2009 Ariel Stefano Levi di Gualdo è consacrato sacerdote da S.E. Mons. Luigi Negri in una antica chiesa di Roma … non siamo nati preti, lo siamo diventati.

Questa vicenda dimostra tutta la loro meschinità e che ciò che brucia alla loro coscienza non è il dramma della pedofilia, ma la vergogna di essere degli eretici.

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Varazze, 4 luglio 2017

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[1] Vedi un’acuta critica all’etica rahneriana nell’opera di Tomas Tyn “Saggio sull’etica esistenziale formale di Karl Rahner” [Ed. Fede&Cultura, Verona 2011].

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L’AZIONE MAFIOSA CONTRO IL CARDINALE GEORGE PELL, QUALCUNO LA CHIAMA ANCHE … PEDOFILIA?

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Il giorno che come Cardinale mi accingerò a entrare nella Cappella Sistina per il Conclave, semmai pure con un alto margine di probabilità d’essere eletto, spero che non scappi fuori qualche mia ex amante a dichiarare alla stampa che mezzo secolo prima l’avevo sedotta e abbandonata

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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 O felice colpa, che meritò tale e così grande Redentore

[Preconio Pasquale]

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cari ricordi romani, Padre Ariel e Suor Giovanna, Catacombe di Priscilla, 2013

Le foto che accompagnano l’articolo di Padre Giovanni Cavalcoli O.P. le ho messe a disposizione io alla Redazione. Spero che queste immagini — per non parlare di immagini goliardiche molto peggiori —, non finiscano col pregiudicare la mia elevazione alla dignità cardinalizia, perché tutti i nostri Lettori sanno quanto nella berretta rossa io ci speri dal profondo del cuore. E, queste foto, sono la palese conferma di tale aspirazione.

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Richiamandomi ad un mio precedente articolo, nel quale parlo dell’abito del prete [vedere QUI], è presto detto come mai, chi ha vissuto una vita intensa e “allegra”, non solo indossa sempre la propria veste sacerdotale, ma non si fa vedere in pubblico neppure con una camicia a mezze maniche, perché per un prete dovrebbe essere cosa disdicevole. E sia ben chiaro, casomai proprio non lo fosse: a dir questo non è San Luigi Gonzaga, ma uno che dinanzi agli obbiettivi fotografici ebbe a posare sia vestito sia semi-vestito, finendo nel secondo caso anche su qualche cartello pubblicitario, ai tempi che furono …

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Roma 2009, rito della sacra ordinazione sacerdotale di Ariel S. Levi di Gualdo

chi ha vissuto una vita passata intensa e “allegra”, oggi, nel suo ruolo di sacerdote, si guarda bene dall’andare in giro a tarda sera sulle passeggiate, od a bivaccare nei locali trendy e nei pub, come purtroppo sono abituati a fare non pochi miei confratelli usciti dal seminario con lo stesso spirito del soldato di leva che finalmente si congeda dal servizio militare. E, a fine congedo, ricordo che c’era l’apoteosi dello sfogo: vestiti alla moda trasgressivi, orecchini alle orecchie, tinture di capelli dai colori più improbabili e via dicendo. Quelli che invece finita la leva mettevano firma e rimanevano nell’Esercito, si mantenevano ligi, semmai invidiando in cuor loro gli ex commilitoni, all’incirca come i seminaristi divenuti preti che entrano nella curia romana. Ecco perché, sia i primi sia i secondi, quando poi decidono di sfogarsi, giungono a fare in una giornata di dissolutezze tutto ciò che gli altri non hanno fatto in una vita intera [tra i molti episodi, vedere l’ultimo, QUI].

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Roma 2009, rito della sacra ordinazione sacerdotale di Ariel S. Levi di Gualdo

Anche in piena e “gaudente” estate, quanto io ho adempiuto a tutte le mie sacre funzioni, rientro in casa e non esco fino al mattino, perché sono un prete e come tale devo dare testimonianza di vita al Popolo di Dio ed anche alla comunità dei non credenti, perché il mio gaudio è il Verbo di Dio incarnato, morto, risorto e asceso al cielo. Se volevo darmi ad altri gaudî, non dovevo che restare a suo tempo dov’ero, perché disponevo di tutti i necessari mezzi psicologici, fisici ed economici per “godermi” la vita. O forse qualcuno pensa che in età adulta sia divenuto prete perché il sacerdozio è stata l’ultima spiaggia di un fallimento esistenziale e sociale, o per la mancanza di vita sentimentale? Preti si dovrebbe diventare dopo avere avuto dalla vita mille altre possibilità, non perché privi di possibilità. Ecco perché me la rido quando vedo i più mediocri dei miei confratelli intraprendere le più alte carriere ecclesiastiche. Solo delle persone stolte e fuori dal reale come certi nostri superiori possono non capire — o nella migliore delle ipotesi fingere di non capire — che nel competitivo mondo secolare, certi soggetti che si pavoneggiano nella Chiesa di questi tempi in vesti paonazze e rosse, non sarebbero riusciti ad avere neppure un posto di usciere in un comune di provincia. Tutt’altre storie quelle di diversi di noi, che abbiamo avute ben altre concrete possibilità a livello sociale, professionale e sentimentale, a partire da Padre Giovanni Cavalcoli, entrato trentenne nell’Ordine dei Frati Predicatori dopo gli studi filosofici, il quale si mostrò, prima, da bimbo, uno straordinario prodigio nel disegno; in seguito, dopo l’adolescenza, una mente filosofica sopraffina. Chi gli avrebbe impedito, oggi, di essere marito e padre di più figli, o di essere magnifico rettore di una università italiana, o di essere un rinomato professore ordinario di filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa? 

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E noi, non dovremmo forse ridercela, con profondo dolore interiore, nel vedere oggi soggetti che, pur non conoscendo il greco e il latino, escono dall’Augustinianum dottori in patristica, dopo avere studiato sulle dispense e sulle traduzioni, anziché sui testi originali dei Padri della Chiesa? E fatto questo tornano come pavoni nelle proprie diocesi per millantare al “popolo bue” la cultura e la scienza che non hanno, con il povero vescovo che si dibatte su quale incarico di rilievo dare a un così degno e siffatto dottore. E tutti questi soggetti, ammantati oggi di profughi e di periferie esistenziali, sono lanciati in grandi carriere in virtù del fatto che, nella Chiesa visibile contemporanea, la “dottrina” ed i “rigorismi” teologici, la prima orticaria sembrano crearla proprio al titolare della Cattedra di Pietro.

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Roma 2009, rito della sacra ordinazione sacerdotale di Ariel S. Levi di Gualdo

Essere passati dall’allegra dissolutezza alla naturale ricerca della strada verso la santità, ma soprattutto essere divenuti preti in età adulta, dopo molte esperienze di vita, ha dei risvolti più positivi che negativi. Proverò a fare un solo esempio trai tanti …

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… una volta, un confratello mi rimproverò di avere seccamente allontanato da me una giovane Signora, tra l’altro sposata e madre di una creatura. Per inciso: fosse stata anche libera, avrei agito altrettanto. Dinanzi al rimprovero del confratello, tagliando corto risposi: «Ascoltami bene, io una donna innamorata che non trova coraggio per dichiararsi tale, la riconosco da lontano. Quindi chiudiamo il discorso e non venirmi a parlare delle tue amenità imparate presso quei corsi di fantascienza applicata, tali sono le lezioni di teologia pastorale tenute nei seminari, perché a confronto è più realistica la serie televisiva di Star Trek » …

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Roma 2009, rito della sacra ordinazione sacerdotale di Ariel S. Levi di Gualdo

… dinanzi a quella risposta il confratello si arrabbiò ancor di più, salvo venire da me un mese dopo a dire: «Ammetto che avevi ragione. Quella Signora s’era proprio invaghita di te. Lo ha confidato a me, che mi sono trovato in difficoltà anche e solo a risponderle, tanto “era cotta”. Ma dimmi, come hai fatto a capirlo, senza che lei ti abbia mai detto niente?». Risposi: «L’ho capito perché non sono entrato in un seminario a undici anni, né sono diventato prete a ventiquattro/venticinque anni dopo avere vissuto in un mondo fatto di una castità eterea e di un celibato surreale; un mondo nel quale, formatori senza esperienza umana e con grandi carenze di maturità e spiritualità, presumono di guidare i futuri preti nel mondo del concreto, del reale. Adesso capisci come mai è molto difficile che la prima catechista che mi fa un sorriso, mi faccia cadere a terra dall’albero come una povera pera immatura? Perché prima, in me, hanno fabbricato l’uomo, poi, sopra l’uomo, hanno costruito e formato il prete».

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Essere divenuti preti in età adulta, anche dopo una vita “allegra”, può avere molti vantaggi umani, morali, spirituali e pastorali, specie dopo avere capito a fondo che cos’è bene e che cosa è male, quindi comportandosi di conseguenza nell’annuncio del Vangelo e nella guida pastorale del Popolo di Dio.

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Roma 2009, rito della sacra ordinazione sacerdotale di Ariel S. Levi di Gualdo

E siccome credo di essere un uomo adulto — da non confondere con i “cristiani adulti”, perché quelli sono altra cosa —, nutro a dir poco forti dubbi su una presunta vittima che denuncia un Cardinale dopo mezzo secolo, soprattutto se questo Cardinale si trovava a gestire, in modo risoluto e con tanti nemici che s’era fatto attorno, lo spinoso problema dello Ior …

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… a questa gestione si aggiunga anche altro: il Cardinale George Pell ha duramente contestato, dall’alto dei suoi due metri e tre centimetri di statura, le teologie protestantiche ed a dir poco ardite del Cardinale Walter Kasper durante le prime riunioni sul Sinodo della famiglia.

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Roma 2009, rito della sacra ordinazione sacerdotale di Ariel S. Levi di Gualdo

E tutto questo, me la chiamate pure pedofilia ?

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Il giorno che come Cardinale mi accingerò a entrare nella Cappella Sistina per il Conclave, semmai pure con un alto margine di probabilità d’essere eletto al sacro soglio, forte del fatto che dopo l’ultimo conclave tutto è più o meno possibile, spero che non scappi fuori qualche mia ex amante a dichiarare alla stampa che mezzo secolo prima l’avevo sedotta e abbandonata, anche perché, conoscendo le desolanti limitatezze che circolano nel basso e soprattutto nell’alto clero, dubito che certi ecclesiastici capirebbero che non esistono donne sedotte attraverso ipnosi suggestiva e lavaggio del cervello, esistono invece donne che si lasciano sedurre, spesso anche molto volentieri. Se però, la seduzione felicemente accolta, non segue poi i loro progetti e la loro volontà, eccole sbraitare …

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Mamma, mamma! Cecco mi tocca …

Cecco, tocca tocca, che adesso mamma non vede.

E dopo che Cecco ha toccato e semmai se n’è andato:

Babbo! Cecco mi ha sedotta e abbandonata …

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Non c’è dubbio, Cecco è solo uno sporco maschilista e, mentre lui “toccava”, lei non c’era, se poi c’era non sentiva e non capiva; e se doveva capire, per farlo ci ha impiegato cinquant’anni, giungendo infine alle sue conclusioni prima che io entrassi come Cardinale nel Conclave con alte probabilità di essere eletto al sacro soglio, se quella sciagurata in procinto di essere definitivamente sedotta dal Professor Alzheimer, non si fosse svegliata dopo mezzo secolo per svergognare il suo vecchio seduttore.

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Dall’Isola di Patmos, 4 luglio 2017

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6 thoughts on “Il caso del Cardinale George Pell: primo, non siamo nati preti, secondo, l’eresia è un delitto peggiore della pedofilia

  1. Racconto un episodio che piacerà a don Ariel, Una volta un papavero dell’università salesiana, che rientra pienamente nella categoria di cui sopra, uno che si vantava di farsi fare le traduzioni dalla sua ex con la quale e col marito della quale andava in viaggio (!), mi disse che aveva visto per la prima volta da me cedere il passo alle donne prima di varcare una porta. In altre parole: nessuno, in anni di seminario e di sacerdozio (per non dire prima, evidentemente), gli aveva insegnato come comportarsi in pubblico. Eppure costui poi ha fatto carriera.
    Caro don Ariel, non si preoccupi: non la nomineranno mai vescovo, per paura che in tal caso qualcuno tiri fuori le fotografie e monti su una campagna scandalistica sui giornaletti. L’apparenza è tutto, per i mediocri (che sono la maggioranza, purtroppo).

    C’è però un altro aspetto da considerare.
    Premesso che ormai da decenni chi diventa prete lo fa dopo essere entrato in seminario tardi, almeno dopo la ventina, spesso senza aver svolto buoni studi liceali e con alle spalle la solita trafila di ragazze ecc.
    Quando uno di costoro incontra un (sia pur rarissimo) ragazzo laico che è serio, morigerato, studioso e posato, come credete che lo accolga? Con simpatia? Con amicizia? Errore. Lo accoglie con fastidio e invidia, prendendolo in giro perché non ha la macchina nuova o non ci sa fare con le ragazze, sparlando di lui alle spalle e così via. Credo che siano episodi come questo a fungere da test per vedere se uno è un bravo sacerdote oppure un mediocre carrierista.

  2. Non mi sembra che si possano mettere sullo stesso piano delle scorribande di gioventù, magari anche una certa libertà sessuale, con la pedofilia. La pedofilia è un reato, ma soprattutto è un peccato contro l’innocenza dei piccoli che viene violata e causa nelle povere vittime dei danni psicologici spesso indelebili. Si tratta di violenza, stupro, non semplicemente di vita disordinata. Per favore, non scherziamo.

    1. Cara Mariella,

      nessuno paragona le scorribande sessuali alla pedofilia, il tema centrale dei due articoli è il fatto che nella “classifica” dei peccati, l’eresia è peggiore della pedofilia. Come lo è la superbia, che non a caso è il primo dei peccati capitali, ed è da sempre indicata, dai Padri de L’Isola di Patmos, come molto peggiore della lussuria, ecc …

      Che la pedofilia sia un abominio è fuori da ogni discussione, però quando si tratta di ecclesiastici affetti da gravi turbe psichiatriche, viene anzitutto chiamata pedofilia ciò che non è affatto pedofilia.

      Mi spiego: avere rapporti sessuali con certi ragazzi di 14/15 anni, oggi vuol dire avere rapporti sessuali con soggetti molto più navigati di quanto non lo fossero all’età di 25 anni i nostri padri oggi ottantenni. E non parliamo delle ragazzine: 60/70 anni fa, ad una tredicenne la madre regalava una bambola, oggi molte mamme regalano alle figlie tredicenni la pillola anticoncezionale, però, quando accade loro qualche cosa di spiacevole, tutta la stampa e l’opinione pubblica urla all’innocenza violata. Ma come, viaggiava con la pillola anticoncezionale nello zainetto! Non importa, era comunque una creatura innocente.

      Spesso, come hanno provato sia gli specialisti in psicologia clinica sia gli investigatori, sia soprattutto i giudici di vari tribunali del mondo nelle loro sentenze, mai però pubblicizzate dai giornali, questi “innocenti” adolescenti erano dei veri e propri adescatori di persone adulte turbate e disturbate da disordini sessuali e da grandi fragilità umane. E queste “vittime” hanno poi ricattato i loro adescati per anni, dopo avere ottenuto da loro regali e danaro. E spesso li hanno denunciati per pura vendetta quando, alzando di volta in volta la posta, sono giunti a chiedere quasi l’impossibile. E queste non sono opinioni mie, ma risultati di lunghe e dettagliate indagini giudiziarie, ed infine di sentenze, alle quali però, la stampa laicista e anticlericale, non da mai spazio.

      Certe malattie gravi – ed un pedofilo è una persona gravemente ammalata che va messa anzitutto nella condizione di non nuocere a nessuno -, non possono essere trattate sulla scia dei sentimenti emotivi; perché dalla emotività non è mai nata la giustizia, ma sempre le ingiustizie peggiori.

      Sussiste il gravissimo problema ed il reato di pedofilia, quindi si può parlare di pedofilia e di pedofilo, quando la vittima è un bambino in fascia di età al di sotto della pubertà. Ma non si può parlare di pedofilia quando la presunta vittima, che non di rado, ripeto, è invece un “adescatore professionista”, è un adolescente. In questo secondo caso si può parlare di efebofilia o di molestie sessuali.

      Cosa accade invece? Se l’adulto è un membro della pia confraternita della potente cosca LGBT, in tal caso, egli ha compiuto la meritoria opera di aprire all’adolescente la strada verso le meraviglie dell’amore homo, se però si tratta di un prete che violando tutte le basilari regole morali ha avuto un rapporto con un giovane di 17 anni e 11 mesi, in tal caso si urla al pedofilo.

      Lei capisce che, alla prova dei fatti, c’è qualche cosa che non torna.

      Per appurare quanto vero e quanto realistico sia ciò che affermo, basti andare in una discoteca e vedere la fiumana di ragazzi in fascia d’età 14-16 anni, i loro atteggiamenti, il loro frasario, il loro abbigliamento, il loro esibizionismo a sfondo prevalentemente sessuale a tratti patologico, i preservativi usati che gli addetti alle pulizie raccolgono la mattina del giorno dopo disseminati per il locale ecc …

      Chi ha visto tutto questo, dubito se la senta di parlare di “creature innocenti”.

      Una volta, noi preti, con questi e altri generi di adolescenti, cercavamo di fare azioni pastorali di recupero, oggi invece stiamo loro alla larga, molto alla larga, avendo tutte le più prudenti ragioni per esserne terrorizzati. Infatti, se uno di costoro – come più volte accaduto – accusasse il buon pastore in cura d’anime d’avergli palpeggiato la patta dei pantaloni, il prete finirà alla pubblica gogna. E quando dopo qualche anno, il tribunale – come più volte accaduto -, stabilirà che il prete è stato ingiustamente accusato, la macchia calata comunque su di lui rimarrà indelebile; e l’opinione pubblica non parlerà mai di un prete ingiustamente accusato da un adolescente malizioso e cattivo, ma dirà che … “il prete se l’è cavata”.

      Questo è il mondo del reale, nel quale noi, purtroppo, abbiamo dovuto prudentemente rinunciare a certe preziose opere pastorali, perché oggi, un San Filippo Neri od un San Giovanni Bosco, se tentassero di recuperare adolescenti difficili, correrebbero il rischio di finire alle sbarre dei tribunali con delle accuse infamanti, frutto della vendetta degli stessi adolescenti, ai quali un uomo di Dio ha osato dire: «Tu hai preso la strada sbagliata, con il serio rischio che questo strada ti conduca un giorno all’Inferno».

      E fu così che Padre Filippo Neri e Padre Giovanni Bosco, per tutta risposta, si ritrovarono ad essere accusati di molestie o di violenza sessuale, ed additati sulla pubblica piazza come pedofili. E una volta che gli inquirenti ed i giudici hanno stabilita la loro totale innocenza, gli anticlericali a tutti i costi e costi quel che costi, hanno affermato e diffusa voce: «A Filippo Neri ed a Giovanni Bosco, è andata bene solo perché non hanno trovato le prove giuste per incastrarli».

      1. Fratello carissimo e stimatissimo,

        Dio ti benedica, Dio ti preservi, Dio ti dia sempre forza e soprattutto voce!

        In breve: un ragazzo di 14 anni con evidenti turbe psicologiche, proveniente da una famiglia disastrata, trascurato dai genitori separati e dalla madre che cambiava un compagno al mese, si avvicinò alla parrocchia, dove io lo accolsi veramente come un figlio.
        Aveva grossi problemi a livello scolare, spesso passava mezzi pomeriggi con me a fare i compiti, o a imparare quel che mai era riuscito ad apprendere a scuola.
        ecc .. ecc …
        Una volta lo rimproverai duramente perché si era messo a frequentare ragazzi più grandi di lui che si facevano di spinelli a tutto spiano, e dal mio rimprovero duro e paterno, rimase sicuramente ferito nell’orgoglio.
        Una settimana dopo mi chiama il vescovo che mi domanda che genere di rapporto avessi con quel ragazzo. Capii subito che al vescovo era stato detto qualche cosa di grosso, ma lui era reticente a parlarmi, e non mi disse niente.
        Trascorre un’altra settimana e mi viene notificato il mio trasferimento dalla parrocchia, con l’obbligo di andare fuori diocesi per un mese a riposarmi prima di spostarmi nella nuova parrocchia.
        Vado dal vescovo a domandare che cosa è accaduto, ma il vescovo tace.
        Solamente dopo altre due settimane vengo a sapere, da dei parrocchiani, che il ragazzo mi aveva accusato d’averlo molestato, che due persone lo avevano portato a parlare con il vicario foraneo il quale senza nulla chiedere e dire a me, si era messo a interrogare varie persone vicine alla parrocchia, con il risultato di seminare un sospetto.
        Su suggerimento del mio avvocato, che non finirò mai di ringraziare, presentai immediatamente denuncia.
        Non si arrivò mai ad alcun processo, perché dopo pochi giorni, gli investigatori, avevano verbalizzata la dichiarazione a loro fatta dal ragazzo in presenza dei genitori, che si era inventato tutto e che non era vero niente.
        Fui spostato lo stesso dalla parrocchia, e arrivando nella parrocchia nuova, sono stato indicato e chiacchierato come … “ci hanno mandato un nuovo parroco che ha molestato un ragazzo ma che l’ha fatta franca”.

        Tu hai espresso delle sacrosante verità, possano ascoltare e capirle chi dovrebbe capirle e ascoltarle.

        Un sacerdote lombardo

  3. I due Padri qui hanno messo alcuni spunti fecondi e brillantemente esposti, ma ben sanno che la trattazione potrebbe andare assai più avanti senza con ciò esaurire i temi.
    Un errore comune è quello di considerare i comportamenti sessuali come peccati in sé, a prescindere dalla vera radice di ogni peccato, che è fondamentalmente la superbia di non riconoscere Dio come Creatore e nostro unico e Sommo Bene.
    Ma se dimentichiamo questo fondamento ultimo, come di fatto il pensiero (!) oggi dominante dimentica, allora non solo è impossibile parlare di peccato, ma come logica conseguenza non è possibile nemmeno sanzionare civilmente alcun comportamento sessuale o altro.
    Pedofilo. E allora ?
    Prostituta. E allora ?
    LGBT pluripromiscuo . E allora ?
    Monsignore dedito a orge e droga. E allora?
    Trafficante di organi umani. E allora ?
    Non voglio continuare fingendo una competenza che non ho. Ma dico: in tutto ciò e in tutto il resto che nemmeno sono capace di dire, che male c’è ? Se non esiste il Bene, non esiste neanche il Male, e ogni sanzione è solo sfrontata ipocrisia.

  4. La defenestrazione del Cardinale Mueller è ancor più clamorosa ed inquietante: non era accusato “nemmeno” di pedofilia … a ciascuno le riflessioni del caso.
    Licio Zuliani

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