I Padri de L’Isola di Patmos hanno urgente bisogno di vedove belle e generose. Ma c’è di più: siamo pressoché sicuri che ci offriranno anche il loro prezioso sostegno

I PADRI DE L’ISOLA DI PATMOS HANNO URGENTE BISOGNO DI VEDOVE BELLE E GENEROSE. MA C’È DI PIÙ: SIAMO PRESSOCHÉ SICURI CHE CI OFFRIRANNO ANCHE IL LORO PREZIOSO SOSTEGNO

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[…] vorrei ricordare l’ovvio senza veli e falsi pudori, perché questo è il mio stile. Così Dio mi ha fabbricato, così Cristo mi ha voluto a suo servizio nel sacro ministero sacerdotale. Ecco allora l’ovvio: come avrete notato non abbiamo sponsor né beneficiamo di contributi da parte di Fondazioni cattoliche e di Ordini Cavallescheschi sollecitati a riversare su di noi regalìe in cospicue somme di danaro dalla solerte Segreteria di Stato del Vaticano, che sovente usa a tal fine le pingui casse delli Boni Cavalieri indirizzando la loro generosità su riviste e siti genuflessi al potere, che non sempre – per non dire quasi mai – è però il potere della fede che converte e salva le anime. No, non il potere della verità, spesso purtroppo è il potere di quella menzogna che la fa da padrona di questi tempi tristi  […]

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Cari Lettori,

La vedova di Winchester

a inizi dicembre chiediamo ogni anno il vostro aiuto per pagare le spese di gestione del sito di questa rivista, che ammontano a 6.800 euro.

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Ringrazio i Lettori che nel corso dell’anno hanno inviato offerte e che ci consentono di proseguire nella nostra opera apostolica, tra loro anche vari sacerdoti.

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Fatti i ringraziamenti ricordo adesso l’ovvio, senza veli e falsi pudori, perché questo è il mio stile. Così Dio mi ha fabbricato, così Cristo mi ha voluto a suo servizio nel sacro ministero sacerdotale. Ecco allora l’ovvio: come avrete notato non abbiamo sponsor né beneficiamo di contributi da parte di Fondazioni cattoliche e di Ordini Cavallescheschi sollecitati a riversare su di noi regalìe in cospicue somme di danaro dalla solerte Segreteria di Stato del Vaticano, che sovente usa a tal fine le pingui casse delli Boni Cavalieri indirizzando la loro generosità su riviste e siti genuflessi al potere, che non sempre – per non dire quasi mai – è però il potere della fede che converte e salva le anime. No, non il potere della verità, spesso purtroppo è il potere di quella menzogna che la fa da padrona di questi tempi tristi.

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Voi comprendete come mai certe agenzie stampa e grandi siti cattolici scrivono ciò che devono scrivere e vedono solo ciò che devono vedere? E se qualcuno osa scrivere ciò che non si deve scrivere perché legato a fatti e situazioni che non si devono vedere ― semmai osando persino reclamare che i responsabili di certi gravi errori siano neutralizzati e puniti per evitare il perpetrarsi dei loro danni recati alla Chiesa di Cristo ―, loro si affrettano pure a scrivere che non è vero, inserendo seduta stante sulla lista dei “cattivi” chi ha osato commentare il fatto in toni di fuoco. Come infatti sapete siamo arrivati anche a questo: le “liste di proscrizione” con tanto di pubblica lavagna che indica “buoni” e “cattivi”, “amatori” e “odiatori” …

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Forse è bene chiarire che coloro che si sono prodigati a stilare certe liste, avevano una libertà interiore pari all’importo annuo di 250.000 euro di sovvenzione proveniente perlopiù dalle pingui casse di certi Cavalieri, il tutto su dolce invito evangelico a essi rivolto dalla Segreteria di Stato del Vaticano, che alla prova provata dei fatti non sempre ama la verità e chi la serve, ma chi la verità la manipola, se non peggio: chi proprio la falsifica e la nasconde …

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… della serie: libertà e verità hanno per taluni un prezzo. È stato quell’imbecille di San Giovanni Battista che non volle capire come la libertà e la verità funzionano a questo mondo. Se lo avesse capito avrebbe avuto un ricco conto presso la Cassa di Risparmio di Gerusalemme e sarebbe morto vecchio su una spiaggia dei Caraibi sorseggiando un Cuba Libre, disteso su una sdraia in riva al mare. Invece non ha capito niente, quell’emerito imbecille, ed ha perduta così la testa.

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Cosa mai sarebbe costato al Battista vestire i panni del Vescovo di Belluno e domandare scusa a Erode per avere pensato che il suo legame con Erodiade, peggio quello morboso verso Salomé, poteva essere male? [vedere precedente articolo, QUI]. Oppure come il Vescovo di Vittorio Veneto, che a Erode, Erodiade e Salomè ha spalancato le porte di accesso alla Santissima Eucaristia [cf. articoli QUI, QUI, QUI, QUI]. In fondo, costoro, non ne hanno forse “sacrosanto” diritto? Perché proprio a questo, certi vescovi, stanno riducendo la Santissima Eucaristia ed i Sacramenti di grazia: a un diritto al quale si accede tra una porcata di Erode, una furbata di Erodiade, ed una danza sensuale di Salomè, mentre tutto tace tra pavidità, omissioni colpose e soprattutto opportunismi clericali.

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Non crediate che dal lor canto certi cosiddetti “conservatori” o “tradizionalisti” che strepitano agguerriti in apparenza su siffatte cose aberranti, siano diversi e migliori, o che siano connotati da un esercito di anime pure, perché quando qualche laico o ecclesiastico, anche indirettamente legato alle loro fonti di danaro, ha commesso qualche cosiddetta porcata in grande stile, loro hanno totalmente taciuto, perché dinanzi ai soldi tutte le grandi difese della tradizione e della sana dottrina cattolica finiscono “letteralmente a puttane”, se mi passate questo termine molto elegante e tipicamente ecclesiastico.

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In modo del tutto contrario a queste notorie meretrici di ieri e di oggi, noi che per fede e divina vocazione ricevuta amiamo Cristo Dio, la sua Santa Chiesa e la verità, in questo contesto socio-ecclesiale non avremmo avuto neppure i mezzi materiali indispensabili per lavorare, se non fosse stato per la libera generosità dei nostri Lettori, che di nuovo ringraziamo, ed ai quali torniamo a chiedere generoso aiuto.

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Il nostro giovanneo motto è Veritas vos liberat [La verità vi farà liberi]. Ma la verità ha sempre un prezzo, ed è un prezzo sempre molto elevato. E questo, se permettete, a dirlo è un soggetto che, se certi talenti ricevuti da Dio li avesse usati in modo mefistofelico, a servizio della menzogna più ambiziosa e del supremo spirito pavido e clerical-ruffiano, forse oggi sarebbe membro del Collegio Cardinalizio, unito in “perfetta comunione” col mondo ecclesiastico decadente di coloro che vedono ma non guardano, che dicono ma non dicono, che sapevano ma coprivano e che dinanzi allo scoppio di certi scandali non trovano di meglio da fare che mentire, affermando che non erano mai stati informati, o che non sapeva niente, mentre in verità hanno prima massacrato e poi minacciato i pochi coraggiosi che sono andati a segnalargli persone e situazioni ad alto rischio. E via a seguire con quelli che stanno alla finestra in attesa di tempi migliori e del carro di un nuovo condottiero sopra al quale saltare come se nulla fosse mai stato prima … E chi a tal proposito vuole approfondire questo discorso, non deve far altro che leggersi il mio libro E Satana si fece trino [cf. QUI].

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Questi sono i motivi per i quali non possiamo permetterci di correre il rischio di ritrovarci limitati nella nostra libertà in cambio di regalìe e sovvenzioni. Perché sia chiaro: tutti, ma proprio tutti, “progressisti” e “tradizionalisti”, sono prigionieri di un padrone, ed hanno un prezzo. Quelli che in apparenza non hanno padrone, spesso sono assoggettati al padrone peggiore: la cecità di sé stessi che produce mancanza di lucidità e di oggettivo senso analitico e critico. Spesso, questi ultimi, sono coloro che al sempre più smarrito Popolo di Dio recano anche i danni peggiori.

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E pensare che noi, i padroni, non li dovremmo neppure cercare! Proprio così, perché sono stati loro stessi a offrirsi, sapendo che L’Isola di Patmos è una rivista che marcia sulla media di oltre dieci milioni di visite all’anno, sulla quale scrivono dei sacerdoti e dei teologi resi credibili dal fatto che non sono sul libro-paga di nessuno. Ergo noi siamo creduti, quando con cognizione di causa analizziamo e scriviamo.

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Possiamo far dunque unico affidamento sull’obolo della povera vedova di cui narra il Santo Vangelo [cf.  Mc 12. 41-44], colei che con fede e amore dona gratuitamente quello che ha. Di questo noi abbiamo bisogno: del libero e disinteressato obolo di tante buone, belle e sante vedove.

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Per questo vi chiediamo di volerci sostenere con le vostre offerte che ci consentiranno di pagare le spese vive annuali del sito sul quale è appoggiata questa rivista. A vostro piacimento e comodità potete usare il codice Iban del conto intestato a Edizioni L’Isola di Patmos, il codice swift per bonifici internazionali, oppure il comodo e sicuro sistema PayPal, anch’esso intestato a Edizioni L’Isola di Patmos. Chi può farlo disponga, sull’uno o sull’altro conto, un versamento mensile per un intero anno, anche di pochi euro, ma per noi preziosi, perché se solo 100 persone ci mandassero ogni mese anche cinque o dieci euro, per noi sarebbe un notevole sollievo, vale a dire un grande aiuto per la nostra missione apostolica.

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Merita spendere infine due parole sulla figura del cattolico avaro, spiegando anzitutto chi è, ma soprattutto come ragiona. Il cattolico avaro è colui che prende sempre volentieri a piene mani il frutto del sacrificio e del lavoro pastorale altrui, che ti cerca senza esitazione alcuna per chiedere consigli, pareri e risposte. Dichiarandosi poi sereno e sollevato dai dubbi e dalle sofferenze che lo affliggevano. Però mai ti metterà un euro nella cassetta delle elemosine. E siccome il cattolico avaro ha bisogno di giustificazioni per poter vivere sereno con la sua avarizia, una delle sue principali è la seguente: «… ma come facciamo: tutti chiedono soldi!». In questo il cattolico avaro ha pienamente ragione, perché è vero: tutti chiedono soldi. Però non valuta ciò che a monte della richiesta è offerto: c’è chi in cambio di soldi offre droghe e acidi allucinogeni, chi come noi offre salutari medicine per l’anima, soprattutto per le anime affrante e smarrite. Se però noi non siamo forniti di mezzi necessari, possiamo anche chiudere tranquillamente il laboratorio farmaceutico, perché le medicine non le potremo né fabbricare né offrire gratuitamente a chiunque ne abbia di bisogno, come invece facciamo dall’ottobre del 2014.

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Dietro L’Isola di Patmos lavorano diverse persone, tutte a titolo puramente gratuito, non solo noi Padri e il caro Jorge Facio Lince responsabile delle Edizioni. Porgo quindi riconoscenti ringraziamenti alla nostra cara webmaster, la Signora Manuela Luzzardi, al caro Fiore Cappone, nostro Web hosting, che da cinque anni ci offre a un prezzo di assoluto favore un servizio di altissimo livello, specie considerando il nostro sistema, le grandi memorie di archivio, i programmi grafici ed editoriali che usiamo e via dicendo, i costi dei quali sarebbero di per sé ampiamente superiori a quelli da noi pagati.

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Per quanto riguarda le Edizioni L’Isola di Patmos, chi di voi ha acquistato i nostri libri avrà notato quanto sono curati nei caratteri di scrittura, nella grafica, nelle copertine. Di questo dobbiamo rendere grazie alla cara Ester Maria Ledda, nostra impaginatrice, alla Signora Dorotea, che cura le copertine, ma soprattutto al lavoro meticoloso del caro Ettore Ripamonti, il nostro prezioso correttore di bozze, capace a trovare non solo piccoli refusi, ma persino uno spazio bianco in più tra parola e parola. La cara Licia Oddo, che si occupa della promozione delle nostre opere. Certo, dalla vendita dei libri che è appena iniziata il 7 luglio 2019, non possiamo al momento sostenere la nostra opera, per avviare la quale ci è stato offerto un prestito d’onore di 10.000 euro che nel tempo dovremo restituire. Per caso c’è qualcuno che intende aiutarci anche in piccola parte, a pagare questo debito? Non lo abbiamo contratto per noi stessi, ma per servire al meglio il Popolo di Dio. Pur malgrado siamo però felici, perché temevamo un potenziale e doloroso fallimento, invece i libri stanno vendendo e tutto lascia presagire che la nostra sarà un’Editrice cattolica di cosiddetta nicchia che riuscirà a diffondere con le sue pubblicazioni la sana dottrina e gli insegnamenti del magistero perenne della Chiesa.

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Confidiamo nella vostra sensibilità e generosità, ben sapendo che noi lavoriamo per ciascuno di voi in un momento di grave crisi ecclesiale ed ecclesiastica, impegnando tutte le nostre forze senza risparmio alcuno per noi stessi. In cambio non chiediamo niente per noi, il nostro lavoro è da sempre gratuito, vi domandiamo solo un’offerta a sostegno della nostra opera, ossia per il pagamento delle spese vive.

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Non dimenticate che anche Cristo coi suoi Apostoli avevano bisogno d’esser sostenuti nella loro missione, ed avevano chi li sosteneva, anche se molti devoti, su queste pagine del Santo Vangelo, chissà perché preferiscono sorvolare. Come se a Cristo Dio e agli Apostoli si potesse sempre e solo chiedere, mai dare …

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Possa Dio rendere merito a tutti coloro che ci sosterranno.

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dall’Isola di Patmos, 29 novembre 2019

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QUI DI SEGUITO SONO RIPORTATI TUTTI I NOSTRI ESTREMI

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«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
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intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

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Se fate un bonifico, inviateci una email di avviso, la banca
non fornisce la vostra email e noi non  potremmo inviarvi 
un ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]


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6 thoughts on “I Padri de L’Isola di Patmos hanno urgente bisogno di vedove belle e generose. Ma c’è di più: siamo pressoché sicuri che ci offriranno anche il loro prezioso sostegno

  1. Di questi tempi, che saranno ricordati nella storia, come tra i più bui della Chiesa, anche una piccola luce, può aiutare a non smarrirsi.
    Ho dato il mio contributo all’olio della lampada.
    Grazie per quello che tutti i collaboratori offrono.
    Buon Natale nel Signore che viene….

  2. Il Battista col Cuba Libre ai Caraibi farà gridare allo scandalo addirittura i moderni farisei.
    Non so se piacerà al Santo, ma a me si.
    Intanto acquisto un paio di libri, poi vedremo, secondo non la nostra, ma la Sua Volontà.
    Buon “lavoro” di evangelizzazione.

  3. Caro Don Ariel ,

    non sono una ricca vedova , ma una vecchia zitella, prima di Natale intendo collaborare per quello che mi e’ possibile con “L’Isola di Patmos ” sarà solo una goccia anche se vorrei donare il Mare. Siccome il mare e di tutti non vorrei privarne l’umanità, spero che quella piccola perla possa essere un puntino nell’universo della vostra rivista…

  4. Cari padri dell’isola di Patmos,
    nemmeno io sono una ricca vedova ma una moglie e madre con un lavoro (grazie a Dio!)
    Contribuisco volentieri alla vostra opera di evangelizzazione in questo povero mondo che ha perso la bussola.
    Dio vi benedica e vi accompagni sempre
    Sursum corda
    Habemus ad Dominum!

  5. “Scherza con i fanti, ma lascia stare i Santi”. mi auguro che lei, don Ariel, stesse facendo ironia su San Giovanni, il che è ancora peggio. Si rende conto di ciò che scrive? Ma pensa che nel Cielo qualcuno avrà riso della sua aberrante battuta sul Santo?? Ma come osa scherzare sui Santi, nessuno si permetterebbe mai di pensare simili oscenità! Come pensa che le avrebbe risposto il Battista se lo avesse avuto davanti? Certo non avrebbe riso! Ma chieda perdono! Poco mi importa se ho davanti un sacerdote o teologo! Sono una sedicenne che non tollera proprio la mondanità dei Sacerdoti. La sua volgarità è intollerabile! E non mi risponda colla assurda scusante che usa lei di paragonare la sua volgarità alla severità di Gesù Cristo! Come se le parole che usa lei fossero allo stesso livello dei rimproveri di Dio! Si abbassa a usare termini del mondo che un Cattolico e molto più un Sacerdote dovrebbero evitare anche di ascoltare!
    E pure si permette, come se lei pensasse come Dio, di affermare che non c’è nulla di male nelle sue parole e che non sono diverse da quella di Cristo Gesù?! Che Dio la perdoni… e non mi inserisca tra i seguaci di don Minutella, non lo considero proprio!

    1. … da ciò che lei mi scrive, posso dedurre che San Filippo Neri, assieme ad altri Santi dotati di particolare senso dell’umorismo, siano in questo momento a bruciare tra le fiamme dell’inferno.

      Lei dice di avere 16 anni, io ne ho 56.
      Mia madre ne ha 79, ebbene: vuole farsi spiegare direttamente da mia madre, che cosa mi avrebbero fatto mio padre e lei, se io avessi osato scrivere da adolescente una pubblica lettera come la sua a un prete che aveva quattro decenni d’età più di me?

      Mi scriva in privato, le do il contatto di mia madre, così che lei possa raccontarle questa bella storia …

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