I compiti del Sommo Pontefice ed i gradi della infallibilità

I COMPITI DEL SOMMO PONTEFICE ED I GRADI DELLA INFALLIBILITÀ

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Secondo la nota esplicativa della Congregazione per la dottrina della Fede alla Lettera Apostolica Ad tuendam fidem di San Giovanni Paolo II del 1998, l’infallibilità pontificia nell’insegnare le verità di fede si pone su tre gradi di autorevolezza: un massimo, un medio, un minimo. Se quindi il Sommo Pontefice enuncia una nuova dottrina che tocchi direttamente o indirettamente la verità di fede, perché la spiega o la commenta, anche se in questa circostanza non ci sono le condizioni dettate dal Concilio Vaticano I, non per questo l’insegnamento del Sommo Pontefice non è infallibile […]

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Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli OP

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Pietro rubens
Ubi Petrus, ibi Ecclesia

Dopo aver ascoltato la professione di fede di Simone «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» [cf. Mt 16,16], Nostro Signore Gesù Cristo ha voluto edificare la sua Chiesa sulla roccia, e questa roccia è Pietro. Il che vuol dire che Cristo concepisce la “sua” Chiesa, ossia la Chiesa da Lui progettata, voluta, istituita, la nuova Assemblea o Convocazione (קהל, qahàl) di Israele, come un edificio ben fondato, robusto, resistente ad ogni attacco nemico ed incrollabile: «Le forze degli inferi non prevarranno contro di essa» [cf. Mt 16,18]. Nessuno, nel corso della storia fino alla fine del mondo, potrà mai mutare, falsificare o distruggere l’essenza e quindi l’esistenza della Chiesa. Questo non vuol dire che periodicamente la Chiesa, per il suo aspetto umano, non abbia bisogno di essere riformata; non nel senso tuttavia che essa, deviando dalla sua essenza o dalla sua forma, sì da divenire deforme, abbia bisogno di recuperare la sua forma essenziale. Questa forma infatti è immutabile e incorruttibile ed è mantenuta in essere nella sua identità dall’assistenza dello Spirito Santo. La forma della Chiesa può chiarirsi, consolidarsi, irrobustirsi o migliorarsi lungo i secoli — questa è opera speciale dei Concili ecumenici —, ma non può sostanzialmente mutare.

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popolo in cammino
la Chiesa è un popolo in cammino

La Chiesa certo conosce un divenire nella sua storia, che però non intacca la sua essenza o costituzione fondamentale — il cosiddetto “diritto divino” —, che Cristo ha voluto darle. Essa conosce alti e bassi, periodi di decadenza o di ripresa, periodi di stasi o di progresso, di crescita o di diminuzione, di espansione o di restringimento. Essa sa conservare l’essenziale e il perenne senza cadere nel conservatorismo e sa rinnovarsi e progredire senza cadere nell’evoluzionismo o nel modernismo, secondo il quale la Chiesa non ha un’essenza fissa concettualmente definibile una volta per tutte — il dogma —, ma è un evento esistenziale e concreto in continuo divenire come manifestazione nella storia e nella modernità della volontà salvifica di Cristo. La Chiesa è in continua radicale evoluzione senza che nulla resti di fisso, perchè l’“evento Cristo”, come essi si esprimono, ossia lo “scandalo della croce”, sconvolge tutte le nostre certezze.

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piatra angolare
Gesù è indicato più volte come pietra angolare

Più volte il Nuovo Testamento chiama Gesù «pietra angolare» [cf. Mt 21,42; At 4,11; Ef 2,20; I Pt 2,6-7]. È allora evidente che Pietro è la “pietra” non in senso originario, primario, radicale e fondamentale, ma derivato dalla prima pietra divina, che è Cristo e quindi in rappresentanza di Lui, partecipe dei suoi stessi poteri, il cosiddetto “potere delle chiavi”. Il fatto dunque che Cristo sia il Capo celeste della Chiesa animata dallo Spirto Santo non ha impedito al Signore di volere un capo visibile, suo vicario sulla terra, per guidare infallibilmente — benché peccatore — la Chiesa terrena al regno di Dio. Cristo così ha edificato la Chiesa nella sua essenza e nelle sue funzioni essenziali; e tuttavia anche Pietro, per comando stesso di Cristo, ha un compito secondario di edificazione — quello che si chiama “diritto ecclesiastico” —, il quale, erigendosi sulla Chiesa fondata da Cristo, la edifica nel senso che la guida a nome di Cristo con l’assistenza dello Spirito Santo, verso una sempre più profonda conoscenza della Parola di Dio, verso la conquista a Cristo di sempre più numerose anime, fomentando l’unione nella carità, educando alla fede e a tutte le virtù, indicando sempre la meta ultima del cammino della Chiesa, istituendo e formando i sacri ministri, convalidando i carismi, incitando i buoni, richiamando a sé i ribelli, correggendo gli errori e i cattivi costumi ed esortando tutti ad entrare nel regno di Dio.

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gerusalemme celeste
raffigurazione pittorica della Gerusalemme Celeste

Con la sua divina potenza se Cristo avesse voluto avrebbe potuto guidare direttamente dal cielo anche la Chiesa terrena e visibile, servendosi dell’unica mediazione dello Spirito Santo che agisce nei cuori e nelle anime. In tal modo Cristo guida ed organizza le schiere beate degli angeli e le stesse anime della Chiesa celeste. Ciò è appunto ciò che credono i luterani e gli ortodossi scismatici orientali e molti altri eretici. Ma ciò, stando alla narrazione evangelica ed alla millenaria tradizione della Chiesa, non corrisponde a verità. In realtà, l’istituzione del papato da parte di Cristo si è rivelata molto saggia, anche se il suo esercizio di fatto, data la debolezza e la malizia degli uomini, presenta a volte alcune difficoltà, che tuttavia possono essere risolte. È quello che cercherò di fare in questo articolo.

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successione apostolica
opera raffigurante la successione apostolica

Una prima questione può esser quella della regolamentazione della successione di un Papa ad un altro. Cristo non ha dato disposizioni precise in merito. Nel Nuovo Testamento si fanno raccomandazioni circa la prudenza nella scelta dei pastori e se ne elencano i requisiti e le virtù necessari. Una cosa che comunque dà sicurezza è l’assicurazione data da Cristo che la Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, non mancherà del suo pastore fino alla fine e del mondo. E di fatti è sorprendente notare la perfetta successione dei Pontefici da San Pietro all’attuale Santo Padre Francesco. L’elezione dei Papi è avvenuta sin dagli inizi — e ciò è abbastanza logico — sulla base del voto del collegio apostolico e poi, in seguito sino ai nostri giorni, del collegio cardinalizio. Tuttavia a questo punto, data la fragilità e la malizia degli uomini, possono sorgere angosciosi interrogativi: si sono sempre rispettate le regole? E se un Papa viene eletto a seguito di un’infrazione delle regole dell’elezione, è valido? E noi comuni fedeli, come possiamo esser certi che un dato Papa è stato validamente eletto? Chi ce lo assicura? Chi può illuminarci? Gli antipapi non sono forse sorti in seguito a contestazioni da parte dei cardinali circa la validità dell’elezione del Papa? A chi spetta dirimere questioni di questo genere? Come fare per discernere il vero Papa? Io credo che non dobbiamo porci tanti problemi. Il comune fedele non ha normalmente gli strumenti per verificare cose così difficili. Il Papa è sempre eletto dal collegio cardinalizio ormai da molti secoli. Quando un Papa viene ufficialmente proclamato, c’è da supporre che la sua elezione sia stata valida. Se ci fosse stata qualche irregolarità tale da invalidarla, l’unica voce autorevole e credibile sarebbe quella non dico di uno o due cardinali, che magari parlino di straforo, ma occorrerebbe un pronunciamento pubblico di almeno un gruppo di cardinali, i quali dovrebbero fornire le prove, cosa che non avvenne in occasione dello scisma di Occidente. E per questo i cardinali ribelli non elessero un vero Papa, ma solo un anti papa.

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pettegolezzo
il pettegolezzo, quel male così tristemente diffuso anche dentro la Chiesa …

Non basta attenersi alle voci che girano, perché possono essere interessate, dettate da desiderio di novità, invidia o da altri inconfessabili motivi. Anche ammesso che possano trapelare forti indizi presso privati, o anche in certi ambienti più o meno estesi, se il collegio cardinalizio nel suo insieme non dà segni di contestazione, è bene stare con le posizioni ufficiali. Fu questo probabilmente il caso di Alessandro VI, che ottenne l’elezione in modo simoniaco, ma, siccome non apparve una chiara contestazione da parte dei cardinali, la storia ha registrato questo Papa come valido.

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Benedetto XVI atto di rinuncia
Il Sommo Pontefice Benedetto XVI durante la lettura del suo pubblico atto di rinuncia al ministero attivo

Una questione che si è posta di recente con l’atto di rinuncia al ministero petrino di Benedetto XVI e l’elezione dell’attuale Pontefice è quella del significato giuridico del cosiddetto “pontificato emerito”, considerando soprattutto che un evento di tal fatta non si era mai verificato nella storia della Chiesa. Si tratta di due Papi legittimi coesistenti, dei quali uno è in carica, mentre l’altro è a riposo; una cosa simile a quanto già avviene nelle diocesi, dove capita la coesistenza del vescovo emerito col titolare ufficiale. La questione può essere la seguente: qual è l’autorità del Papa “emerito”? Certamente egli ha cessato dalle funzioni pontificie di capo della Chiesa, che sono state assunte da Papa Francesco. Dunque il caso di Papa Benedetto XVI mette in luce il fatto che si può dare un vero Papa, che però, per giustificato motivo, non esercita più il ministero petrino. Dunque l’autorità di Joseph Ratzinger sembra limitarsi a quella che già possedeva prima di esser stato eletto a Papa, vale a dire un’autorità episcopale cardinalizia, nonchè quella di eminente teologo, ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, uomo quindi di grande valore e prestigio internazionale, ex perito del Concilio, che può dare un valido aiuto all’azione del Papa presente, ovviamente in sottomissione a lui, come quella di qualunque fedele.

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Un’altra questione sono i gradi di autorità dottrinale del ministero petrino. Gesù si è limitato qui a due direttive fondamentali: “Confirma fratres tuos” e “Pasce oves meas”. Esistegradi di autorità allora una prima distinzione, che tocca i due piani dell’agire: il magistero e il governo: dunque un potere di insegnamento della fede e un potere di governo o pastorale. Gesù ha promesso a Pietro l’assistenza dello Spirto Santo, che rende infallibile, ossia assolutamente vero, l’insegnamento dottrinale o dogmatico. Ma non gli ha promesso l’impeccabilità nella condotta morale e nella conduzione della Chiesa dal punto di vista pastorale e disciplinare. Un Papa può essere un uomo mediocre, un cattivo pastore, un uomo vizioso, ma non può mai essere un eretico o un falsario nella fede. Tutti possono errare nella fede all’infuori di Pietro. Il Papa corregge chiunque erra nella fede: ma egli non è corretto da nessuno.

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Bisogna distinguere, senza separare, la dottrina dei Pontefici dalla dottrina della PonteficiChiesa. La prima nasce dall’iniziativa del Papa — per esempio il motu proprio — e con ciò stesso diventa dottrina della Chiesa. La seconda invece nasce dai Concili, e viene approvata dal Papa.
Di fatto non si dà mai il caso di un Papa che, abusando del suo carisma di maestro universale della fede, abbia sostenuto l’eresia o che viceversa abbia insegnato come dogma qualcosa che poi si è rivelato eretico o non conforme al Vangelo, come ha creduto stoltamente Lutero. Un caso del genere del resto sarebbe impensabile, perché smentirebbe l’assistenza dello Spirito Santo promessa da Cristo.

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condanna di ario
raffigurazione dell’assisa del Concilio di Nicea che condannò l’eresiarca Ario

Il Papa è infallibile sia quando condanna un’eresia, sia quando approva o dogmatizza una dottrina. Roma locuta, causa finita. Il Papa, assistito dallo Spirito Santo, in queste sue decisioni non torna mai indietro. Se così non fosse, bisognerebbe dire che il Papa può confondere ciò che è di fede con ciò che gli è contrario, il che è empio al solo pensarlo. E si badi bene che non è solo questione di condannare un’eresia in se stessa, ma anche di condannarla nel senso inteso dall’eretico. Famoso a questo riguardo fu il caso dei giansenisti, i quali pretendevano di accettare la condanna papale dell’eresia in se stessa, ma negavano che fosse condannata nel senso inteso da Giansenio. Al che il Papa rispose dicendo che invece l’aveva condannata proprio nel senso inteso da Giansenio. Da qui si può capire quanto stolti sono i luterani e i modernisti nel sostenere, ancora dopo cinque secoli, in base ad inutili cavilli, che il Concilio di Trento si è sbagliato nel condannare Lutero. E invece in realtà sono loro che dovrebbero decidersi una buona volta ad accogliere la verità, senza prendere in giro gli ecumenisti ingenui.

Giovanni XXII
raffigurazione pittorica del Sommo Pontefice Giovanni XXII

Vi sono stati sontanto alcuni pochissimi casi di Papi che hanno ceduto momentaneamente a minacce; ma è evidente che tale loro atto estorto è stato estraneo alla loro responsabilità, tanto è vero che, dopo aver riacquistata la loro libertà, loro stessi hanno annullato l’atto invalido. Il caso più difficile è forse quello di Giovanni XXII nel XIV secolo il quale, in alcune sue omelie, sostenne che le anime dei defunti hanno la visione beatifica solo alla fine del mondo. È vero che non esisteva un dogma in questo senso; ma la cosa avrebbe dovuto esser chiara dalla Tradizione e dalla Scrittura. Pensò poi Benedetto XII nel 1336 a definire dogmaticamente la visione beatifica come atto dell’anima immediatamente dopo la morte. Con Giovanni XXII abbiamo il caso di un attaccamento indiscreto alla propria opinione, anche se il Papa si ritrattò in punto di morte. Qui in ogni caso il carisma di Pietro ne esce indenne, perché il Papa si fermò al videtur e non volle dare alcuna definizione. Ciò non vuol dire che il Papa non possa avere opinioni personali su questioni teologiche discusse o su dottrine teologiche incerte e che quindi in questo campo non possa errare. Quando invece, come maestro della fede, tratta nelle più svariate circostanze, livelli, forme o modalità, di temi che riguardano direttamente o indirettamente la fede, ossia gli insegnamenti di Cristo, la divina Rivelazione o il Simbolo della fede o dogmi già definiti, il Papa non può errare, ossia è infallibile, perché se errasse vorrebbe dire che Cristo non mantiene le promesse, che sarebbe cosa blasfema solo il pensarlo.

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concilio vaticano i
Il Beato Pontefice Pio IX al centro dell’assisa del Concilio Vaticano I

Il Concilio Vaticano I stabilisce alcune condizioni nelle quali un insegnamento dottrinale del Sommo Pontefice è infallibile, ma ciò non vuol dire che è infallibile solo a quelle condizioni: condizioni di infallibilità non vuol dire le uniche condizioni di infallibilità. Così io posso dire che un laureato in medicina può curare l’influenza. Ma questo non vuol dire che non possa farlo anche chi non è medico. Le condizioni stabilite dal Vaticano I sono di carattere straordinario, sono quelle più rigorose e solenni, che danno la massima certezza, certezza di fede divina o teologale, che l’insegnamento è di fede. Esse riguardano la definizione di un nuovo dogma, ossia appunto di un’interpretazione che il Papa fa della Parola di Dio. In tale occasione il Papa dichiara o definisce che la dottrina che egli propone è di fede o è contenuta nella divina Rivelazione. Abbiamo qui il cosiddetto dogma definito.

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confusione
il non lieve problema della confusione …

Occorre fare attenzione a non confondere la modalità definitoria caratteristica della proclamazione di un nuovo dogma col semplice definire cose di fede o prossime alla fede. Il Papa può dare delle definizioni nel campo della fede, per esempio può dare una definizione o dire o spiegare che cosa è la Chiesa, che cosa è la santità, che cosa è il dogma, che cosa è la verità, che cosa è l’eresia, che cosa sono il paradiso e l’inferno, che cosa è la creazione, che cosa è la grazia, che cosa è la transustanziazione, che cosa è la fede, che cosa è la carità, che cosa è la legge naturale, cosa sono i sacramenti, chi è il sacerdote, chi è il religioso, che cosa è la risurrezione e via discorrendo, senza che per questo egli si ponga sul piano del dogma. Ma trattandosi di temi nei quali egli è maestro della fede, assistito dallo Spirito Santo, anche in questi casi è infallibile, e va ascoltato, se non proprio con fede divina come nelle definizioni solenni, certamente con totale fiducia e con religioso ossequio della volontà e dell’intelligenza.

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compendio dottrina sociale
il compendio della Dottrina Sociale della Chiesa

Così pure, se il Papa enuncia una nuova dottrina che tocchi direttamente o indirettamente la verità di fede, perché la spiega o la commenta, anche se in questa circostanza non ci sono le condizioni dettate dal Vaticano I, non per questo l’insegnamento del Papa non è infallibile. Dunque, per sapere se il contenuto di una dottrina, di un discorso, di un documento, di un intervento, o di un qualunque pronunciamento pontifici sono di fede, occorre anzitutto vedere se il Papa parla come dottore privato, nel qual caso non abbiamo atti di magistero, ma solo opinioni private e discutibili, oppure se parla come Papa. In questo secondo caso non occorre esigere tutte le condizioni poste dal Vaticano I, ma è necessario e sufficiente che il Papa espliciti, sviluppi, spieghi, commenti o applichi un dato che si sa già essere di fede o perché Parola di Cristo o perché dato della Tradizione o di precedenti Concili o perché articolo del Credo, o perché dogma già definito o perché comunque insegnamento del Magistero ecclesiale precedente.

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papa colomba
 San Giovanni Paolo II

Secondo la nota esplicativa della Congregazione per la dottrina della Fede alla Lettera Apostolica Ad tuendam fidem di San Giovanni Paolo II del 1998 [cf. QUI], l’infallibilità pontificia nell’insegnare le verità di fede si pone su tre gradi di autorevolezza: un massimo, un medio, un minimo. Questi tre gradi si giustificano in relazione a tre livelli di fermezza o certezza o credibilità con i quali un maestro può proporre la medesima verità di fede. Il Papa può parlare o a nome di Cristo, suprema autorità, oppure può parlare come mandato da Cristo ad annunciare il Vangelo, oppure come interprete del Vangelo.

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Pio IX
immagine del Beato Pontefice Pio IX

La dottrina enunciata al primo livello è il dogma definito, ossia quella proposizione di fede che è definita dal Papa ex cathedra come di fede o come contenuta nella Rivelazione — per esempio la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione o dell’Assunzione di Maria al cielo —. Tale dottrina è oggetto della fede divina o teologale. Negarla è eresia.

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La dottrina del secondo livello è derivata o dedotta dal dogma o è necessariamente connessa al dogma, per cui, se viene negata, viene negato il dogma. Per esempio, sostenere il sacerdozio della donna, non è direttamente eresia, ma è prossimo all’eresia, perché contrasta col sacramento dell’Ordine, che è dogma di fede. Oppure quanto Papa Francesco ha insegnato sulla misericordia. Queste dottrine sono oggetto di fede ecclesiastica o di fede cattolica. Negarle è errore prossimo all’eresia.
Mentre al primo grado il Papa insegna simpliciter la dottrina di Cristo non nelle formali parole di Cristo, ma sotto forma di dogma, al secondo grado egli insegna, come Vicario di Cristo, la sua interpretazione del dogma e le verità che occorre rispettare per salvare il dogma, verità razionali, come per esempio la legge naturale o l’esistenza del libero arbitrio o della coscienza, e verità di fatto, come per esempio la legittimità di un dato Pontefice: se egli infatti non fosse legittimo, crollerebbe tutto quanto egli ha insegnato in fatto di fede.

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tre livelli
tre livelli, tre gradi …

Al terzo livello, poi, il Papa deduce conseguenze, offre spiegazioni ed interpretazioni del suo stesso insegnamento al secondo livello. È comprensibile, allora, che qui siamo al livello più basso della sua autorità; però, come fa intendere il commento della Congregazione per la dottrina della fede al documento pontificio, facciamo attenzione che anche qui si tratta sempre di materia di fede, anche se non si tratta più di prestare un assenso di fede teologale. Si tratta invece di un “ossequio religioso della volontà”. Ipotizzare, quindi, che almeno a questo livello l’insegnamento del Papa sia fallibile, è impensabile. Negare queste dottrine è disobbedienza alla dottrina della Chiesa.

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sacra scrittura
la sacra scrittura

Come esempi di quest’ultimo livello possiamo pensare alle conseguenze che Papa Francesco trae dal suo insegnamento sulla misericordia, relativamente al dovere di ogni fedele di aprirsi maggiormente ai bisogni degli altri, soprattutto dei piccoli, dei poveri e dei sofferenti, al dovere di perdonare chi si pente, di tollerare i deboli e gli incapaci. Il Papa è il supremo predicatore del Vangelo, sommo ed infallibile custode e trasmettitore della Parola di Dio, ovvero della divina Rivelazione contenuta nella Scrittura e nella Tradizione. Egli ha il compito di promuovere una sempre migliore conoscenza della Parola di Dio stimolando i doni profetici, gli studi biblici e teologici e la predicazione del Vangelo in ogni forma, modalità e grado. Deve affrontare e risolvere le grandi questioni dottrinali e disciplinari, soprattutto quelle che possono turbare la Chiesa, servendosi dei suoi collaboratori, di esperti e della Curia Romana, a cominciare dalla Congregazione per la dottrina della fede e, nei casi più seri, dell’opera dei sinodi episcopali e soprattutto dei concili ecumenici.

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accademia teologica
La Pontificia Accademia Teologica, di cui il nostro Padre Giovanni Cavalcoli è membro ordinario

Il Papa deve fare particolare attenzione al lavoro dei teologi, che paiono a volte dotati di doni profetici, lavoro in sé preziosissimo, ma che oggi spesso dà preoccupazioni ai buoni fedeli ed alla Chiesa stessa per l’indipendenza di alcuni dal Magistero della Chiesa, quindi in ultima analisi, dalla Parola di Dio e dalla fede stessa. Il teologo può, con le sue ricerche, proporre nuove interpretazioni del dato di fede, che possono essere approvate dal Magistero e addirittura assurgere al livello del dogma; ma certi teologi, per la loro indisciplina, hanno bisogno di essere corretti. Grande influsso hanno oggi anche i giornalisti nel bene come nel male: il Papa ha il compito di seguire ed essere informato sulle loro idee, che possono influenzare un pubblico vastissimo per il bene come per il male.

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papa francesco dialogo
immagine del Santo Padre Francesco durante una catechesi

Il Papa deve promuovere il dialogo religioso e sapienziale con tutti gli uomini di buona volontà, quale che sia la cultura o la religione alla quale appartengono, compresi i non-credenti. Deve illuminare i ciechi, avvicinare i più lontani, migliorare i più vicini, conciliare tra di loro gli avversari, correggere gli erranti, ammonire i peccatori, consigliare i dubbiosi, incoraggiare i pusillanimi, intimorire gli arroganti, redarguire i superbi, consolare gli afflitti, pregare Dio per i vivi e per i morti.

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Il linguaggio del Papa dev’essere dignitoso, consono alla sua dignità, né troppo elevato o raffinato, né secolaresco e volgare, sicché la gente, anche la più lontana dalla fede si accorga di essere davanti ad un uomo di Dio, un segno della bontà e della misericordia divina tra gli uomini. Deve “esprimere cose spirituali in termini spirituali” [cf. I Cor 2,13].

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Pope Francis gives a thumbs up next to father Lombardi during his flight to Turkey
il Santo Padre durante un colloquio con i giornalisti

I gradi di autorevolezza del magistero pontificio appaiono in qualche modo dal genere dei documenti pontifici. Partendo dall’alto, abbiamo le solenni definizioni dogmatiche, che sono eventi molto rari. Scendendo si passa alle Lettere encicliche e ancora scendendo troviamo denominazioni diverse come “Epistola enciclica”, “Costituzione apostolica”, “Lettera apostolica”, fino ai discorsi, alle udienze generali, ai discorsi di circostanza e alle omelie delle Sante Messe.

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Il Papa attuale ha molta inventiva nell’adottare nuovi mezzi di predicazione un tempo impensabili per un Pontefice, come l’intervista, il telefono, twitter ed altri. Stiamo attenti che la novità e la modestia del mezzo non devono farci dimenticare l’importanza del magistero pontificio. Per quanto riguarda il governo della Chiesa (“pasce oves meas”) — potere di santificazione, potere pastorale, giurisdizionale ed amministrativo — il Papa possiede certo un apposito carisma, ma non è infallibile, né è impeccabile, anche se c’è da presupporre, in linea di massima, che normalmente agisca con carità, prudenza e giustizia. Fortuna grandissima è quando abbiamo Papi santi. I lefevriani, che si dichiarano tanto religiosi, sono in questo non scusabili e giustificabili nella loro ingiusta polemica contro i Papi del Concilio e del post concilio. Ma in questo campo anche un Papa di ottime intenzioni ed ottimi princìpi può essere mal informato, mal consigliato, circonvenuto. Nell’arco della storia della Chiesa, può egli stesso avere difetti morali, come attaccamento al potere, arroganza, ambizione, faziosità, impetuosità, slealtà, favoritismo, cocciutaggine, diffidenza, irresolutezza, mollezza, tergiversazione, timidezza, astuzia, rispetto umano, ecc.

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papa unita chiesa
unità della Chiesa

Il Papa è il promotore e il custode supremo ed inappellabile dell’unità e della concordia nella Chiesa, nel pluralismo delle legittime tendenze. Egli deve diffondere la Chiesa nel mondo, deve sostenerla davanti ai poteri terreni e difenderla dagli attacchi dei nemici. Ma non è detto che tutte le sue iniziative siano le migliori; anzi a volte può commettere dei veri e propri errori o può trascurare il suo dovere o non essere all’altezza della situazione o mancare di imparzialità.

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papa giudici rota
il Santo Padre durante l’udienza concezza ai giudici della Rota Romana

Il Papa come supremo giudice e magistrato della Chiesa visibile, è tenuto a far rispettare l’ordine e la legge da parte di tutti i fedeli. Egli ha quindi la facoltà di scomunicare gli scismatici, i disobbedienti, i ribelli, gli eretici. Oggi l’uso della scomunica è molto raro. Ma non che non si diano molti che, a rigor di legge, meriterebbero di esser scomunicati o per le loro offese al Papa o alla Chiesa o per le loro infrazioni alla disciplina ecclesiastica o per la loro falsificazione della dottrina della fede. Ma i Papi, soprattutto a partire dal post concilio, preferiscono solitamente affrontare la grave questione dei meritevoli di scomunica, che oggi sono moltissimi, anche in alti posti della Chiesa, con mezzi più di carattere pastorale che canonico, con gesti miti ma significativi, che non hanno una configurazione giuridica, ma fanno comunque comprendere la disapprovazione del Papa, come la correzione fraterna, spostamenti, degradazioni, isolamento, diminuzione degli incarichi, sospensione dall’insegnamento, allontanamenti, promoveatur ut amoveatur, interruzione o raffreddamento dei rapporti. Nulla di canonistico; ma chi ha orecchi da intendere, intende; si tratti dei fedeli o dell’interessato.

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rahner 2
il gesuita tedesco Karl Rahner

È interessante notare come i Papi del post-concilio non nominino mai né Rahner né i rahneriani, benché questa corrente modernistica sia molto diffusa anche in alti posti; ma il Pontefice non perde l’occasione per confutare con garbo e acutezza gli errori del rahnerismo.

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Il Papa può irrogare anche una scomunica ingiusta e quindi invalida e nulla. È questo il caso della scomunica inferta da Alessandro VI al Savonarola. Per lungo tempo si sono avuti dubbi se il Savonarola avesse ragione di parlare di scomunica “surrettizia”. Il Padre Giacinto Scaltriti, che per cinquant’anni si è dedicato allo studio di questo intricato caso, è giunto alla conclusione, sulla base di prove sicure, che il Savonarola aveva ragione. Per questo l’Ordine domenicano da qualche tempo si è fatto promotore della causa di beatificazione del martire domenicano.

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giovanni Paolo II e giovanni XXIII
gli ultimi due Pontefici canonizzati

Il Papa, come ogni buon cristiano, è tenuto a farsi santo, ed anzi, come Papa, ad essere di esempio agli altri fedeli. Questo dovere appare ancora più chiaro, se pensiamo all’ufficio che il Papa ha, come sacerdote e vescovo, di santificare i fedeli. E questo ufficio appare ancora di più, se pensiamo che egli, sempre come Papa, è il sommo liturgo e supremo moderatore nella Chiesa dell’amministrazione e della disciplina dei sacramenti.

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Pietro conferma i tuoi fratelli
«Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede, e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli».

Se però Cristo ha assicurato al Papa, come maestro della fede (“confirma fratres tuos”) l’inerranza ovvero l’infallibilità, non gli ha assicurato, benché la grazia non gli manchi, l’impeccabilità, che non appartiene a nessuno, anche i più santi dei figli di Adamo. Il Papa dunque può peccare sia nella sua condotta morale personale, sia nel suo modo di governare la Chiesa (“pasce oves meas”). Come supremo pastore del gregge di Cristo, come giudice e magistrato nelle cause della Chiesa, e nei rapporti di questa con i poteri mondani, può commettere imprudenze, ingiustizie, soprusi, infrazioni alla legge.

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Paolo VI berretta a Ratzinger
il Beato Pontefice Paolo VI impone la berretta cardinalizia all’Arcivescovo Joseph Ratzinger

Il Papa è il capo del collegio cardinalizio e di quello episcopale. Dal punto di vista sacramentale egli è il vescovo di Roma ed è quindi vescovo come tutti gli altri. Tuttavia solo il vescovo di Roma è il Romano Pontefice. Il suo primato sui vescovi non è un primato sacramentale, ma di magistero, di santificazione e di giurisdizione e consiste nel confermarli nella fede e pascerli come parte eletta del gregge di Cristo. Anzi, come successori degli apostoli, essi sono suoi stretti collaboratori nell’annuncio del Vangelo e nella guida della Chiesa. Il collegio episcopale unito al Papa, nel suo ministero dottrinale, è infallibile.

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giuda
il tradimento di Giuda

Cristo ha conferito a Pietro un potere spirituale, ovviamente senza proibirgli di esercitare un’amministrazione terrena, come testimonia il fatto che Giuda “teneva la cassa”. Così, sin dai primi secoli la sede romana ha cominciato ad amministrare una serie di territori via via crescente o perché donati ai Papi dai potenti della terra o da privati o perché si offrirono spontaneamente ad essere sotto la guida temporale del Papa. Così nacquero gli Stati della Chiesa, che assunsero la loro massima estensione e potenza nel XVI secolo. È successo allora che il papato si è trovato gradatamente e sempre maggiormente impegnato in un governo temporale così assorbente, che finiva per impedire al governo spirituale una più ampia libertà, e per certi aspetti, se offriva alla Santa Sede un’indipendenza nei confronti degli altri Stati europei, costituiva una contro-testimonianza per il fatto inevitabile di proporsi ed agire come forza terrena contro altre forze terrene, tra l’altro con mezzi guerreschi, che ben poco ricordavano il regno di Cristo che non è di questo mondo.

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La riforma tridentina dette certamente al papato un nuovo slancio spirituale, ma non mise in discussione il compito di dover gestire immensi territori per quel tempo, sempre quindi col rinnovato rischio del temporalismo e l’eccessivo coinvolgimento negli affari terreni e politici.
Ancor oggi il Papa è un capo di Stato, la Città del Vaticano, entità statale minuscola, la cui guida peraltro il Pontefice affida ad un apposito governatorato retto da laici, il che evidentemente lascia al Papa tutta la libertà di dedicarsi in pienezza al suo ministero spirituale di pastore universale della Chiesa.

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Concilio Vaticano II
l’assisa del Concilio Vaticano II

Quello che rimpiangiamo del Medioevo di un Innocenzo III o un Gregorio IX è quell’unità religiosa, che purtroppo si è spezzata con la riforma luterana. Soltanto per quel breve periodo il papato riuscì ad essere il signore spirituale dell’Europa utilizzando il suo potere temporale per il bene dell’Europa. In tal modo la Santa Sede riuscì a conquistarsi da tutta Europa una stima che da allora non è più riuscita a riconquistare.

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Il Concilio Vaticano II programma un rinnovamento anche nell’esercizio del ministero pontificio prospettandogli una più stretta comunione con l’episcopato (collegialità) e un’impronta maggiormente missionaria ed evangelizzatrice, aperta a tutti gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti, soprattutto quelli che cercano la verità e la giustizia ed hanno bisogno della divina misericordia. È il programma di Papa Francesco, al quale auguriamo pieno successo ed al quale promettiamo piena obbedienza, affidandolo a Maria Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa.

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Varazze, 17 febbraio 2015

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5 thoughts on “I compiti del Sommo Pontefice ed i gradi della infallibilità

  1. Innanzitutto La ringrazio per il tempo che ci dedica.
    Come mai esistono 3 tipi di Magistero, ed un solo grado di obbedienza a tutti e tre, se poi la differenza che determina i vari gradi non esiste vista la obbedienza richiesta?
    Mi sembra “tirannica” tale esigenza, in quanto palesemente contraddittoria.
    Infatti, se esistono tre tipi di Magistero -e non so perché, tralaltro- perchè ci si deve sbrigare con uno solo tipo di obbedienza che è per il Magistero infallibile?

    Poi, Lei dice:

    “…….Un Papa non può mai essere un eretico o un falsario nella fede….. egli non è corretto da nessuno. ”

    E come la si confuta questa (presunta) verità se ad es. abbiamo, una prova certa che questa non è verità, come dimostra il p. Kramer quando riconosce:
    il “Papa” Francesco in Evengelii Gaudium n. 247: “Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata”. Questo testo è una esplicita professione di eresia [cf. Nostra Aetate, n° 4, N.d.A.], direttamente opposta alla solenne definizione dogmatica di Papa Eugenio III e del Concilio Ecumenico di Firenze, e la dottrina detta dal supremo magistero di Papa Benedetto XIV in «Ex Quo Primum», che ripetutamente ed esplicitamente cita la definizione di Firenze, in cui l’alleanza Mosaica è stata “revocata” ed “abrogata”.????

    1. Caro Timorato,

      i tre gradi o livelli di autorità del Magistero della Chiesa, come è spiegato nella Ad tuendam Fidem (appendice della CDF alla lettera di S.Giovanni Paolo II del 1998), sono motivati dal fatto che la Chiesa insegna ed interpreta la dottrina di Cristo tenendo conto di tre cose:

      1. Le stesse parole di Cristo nel Vangelo;
      2. Il rapporto esistente tra il sapere della ragione e il sapere di fede;
      3. le deduzioni, le spiegazioni, le esplicitazioni e le conseguenze che la Chiesa stessa trae dai propri insegnamenti alla luce del Vangelo.

      Tutti questi insegnamenti sono infallibili grazie all’assistenza dello Spirito Santo. Tuttavia esistono tre gradi di infallibilità e per conseguenza tre gradi di obbedienza o di adesione da noi dovuta a detti insegnamenti.
      Il grado massimo, il primo, di autorità, è dato dal dogma esplicito solennemente definito, ossia quando il Magistero (Papa o Concilio), interpretando la Parola di Dio o il dato rivelato (Bibbia e Tradizione), enuncia o chiarisce una verità di fede specificando che è di fede (voluntas definiendi).

      Questi interventi danno la certezza massima, quando sorge un dubbio se una data proposizione è o non è di fede.
      Ma siccome anche nei gradi inferiori si tratta di materia di fede, il buon cattolico deve accontentarsi della certezza data da quei gradi, che sono i più frequenti (Magistero semplice ed ordinario) senza pretendere che per dare la sua adesione assoluta, la Chiesa debba ogni volta pronunciarsi al primo livello.

      A tale dottrina di primo livello dobbiamo l’obbedienza della fede teologale o divina. Chi dissente è un eretico esplicito e formale.
      Nel secondo grado la Chiesa insegna verità di ragione connesse col dato di fede, senza le quali la fede sarebbe impossibile. Per esempio, l’esistenza del libero arbitrio.

      Siccome l’atto di fede è un atto della libera volontà, se non esistesse il libero arbitrio, non potrebbe esistere neppure l’atto di fede.

      Oppure spiega la Parola di Dio in modo semplice, pastorale ed omiletico, senza definizioni solenni. Questo è lo stile delle dottrine del Concilio Vaticano II.

      A tale Magistero è dovuta un’adesione di fede nella Chiesa (fides ecclesiastica). Chi dissente è “prossimo all’eresia” (haeresi proximus). Oppure si può dire che rischia l’eresia o è “in odore di eresia” (haeresim sapiens)

      Al terzo grado il Magistero sviluppa o esplicita una dottrina del secondo grado. Per esempio, la proibizione degli anticoncezionali, che la Chiesa deduce dall’etica sessuale insegnata al secondo grado. Chi dissente qui, disobbedisce al Magistero autentico.

      L’adesione dovuta è il “religioso ossequio della volontà” e un parere contrario o contradditorio è una proposizione falsa, che “offende le pie orecchie” (piis auribus infensa).

      Per quanto riguarda l’Alleanza di Dio col popolo ebraico, essa sostanzialmente non è mi stata revocata, in quanto S.Paolo nella Lettera ai Romani (cc.9-11) assicura che Israele alla Parusia si convertirà a Cristo, ossia riconoscerà in Gesù il Messia promesso nell’Alleanza mosaica.

      Bisogna dunque distinguere nel concetto di Alleanza di Dio con l’umanità due aspetti:

      – un conto è l’Alleanza in se stessa, nella sua sostanza immutabile e divina. Essa consiste essenzialmente in due cose, che permangono in entrambi i Testamenti: 1. Dio vuol salvare l’uomo; 2. l’uomo deve obbedire a Dio.

      Questa Alleanza si manifesta la prima volta con Noè, ma Cristo, pur con tutti cambiamenti accidentali intervenuti (per esempio l’abolizione della circoncisione o del sacrificio dell’agnello o dell’antico sacerdozio) non ha fatto altro che portarla a compimento e darle un’efficacia risolutiva (la remissione dei peccati), che la prima non aveva.

      Infatti, Dio salva tutti mediante Cristo e la Chiesa (almeno invisibilmente), ma può salvare anche senza i sacramenti.
      Indubbiamente c’è una notevole differenza tra le due Alleanze, perchè mentre nella prima Dio salvava mediante il simbolo di sacrifici di animali, nella Nuova Egli salva mediante il Sacrificio del suo stesso Figlio. Ma, come diceva già Sant’Agostino, l’Antica prefigura la Nuova e la Nuova svela le prefigurazioni dell’Antica.

      Inoltre, se Dio avesse voluto, poteva salvarci anche solo con l’Antica. Se ha voluto salvarci con la Nuova, non è perchè l’Antica non salvava, ma perchè ha voluto salvarci in modo migliore con un amore più grande, donandoci il suo stesso Figlio.
      Resta certo il fatto che l’Antica salvava in relazione a Cristo; ma resta anche sempre che Dio, se avesse voluto (de potentia absoluta), poteva salvarci anche senza Cristo.

      In tal senso, trattandosi di una decisione divina ab aeterno ed irrevocabile del Dio fedele, l’Alleanza non è mai stata revocata. Questo intendeva dire il Papa;

      – un conto invece è l’Alleanza nel suo sviluppo storico. In tal senso, certo, si parla di più Alleanze, così come si parla di più età dello stesso individuo o del progresso della conoscenza di una medesima verità.

      Dio quindi nella storia, come è raccontato dalla stessa Sacra Scrittura e come Cristo stesso dichiara, ha voluto successivamente perfezionare quest’unica ed eterna Alleanza per rimediare all’infedeltà degli uomini e perchè Egli ha voluto manifestare in Cristo maggiormente, definitivamente e sommamente la sua misericordia.

      In tal senso la Chiesa parla di una “Nuova Alleanza”, la quale però è in continuità con l’Antica, secondo le parole stesse di Gesù, che non è venuto ad abolire la Legge, ma a portarla a compimento.

  2. Reverendo Padre,

    mi sono sempre chiesto come mai sia necessario dire che «il collegio episcopale unito al Papa, nel suo ministero dottrinale, è infallibile». Infatti se il Papa da solo è infallibile, il fatto che i vescovi uniti al Papa siano infallibili non aggiunge né toglie nulla. Anche il sottoscritto, se va dal Papa a chiedergli di proclamare un dogma e questi accetta, unito al Papa è infallibile…

    Forse la risposta alla mia domanda è che c’è qualche differenza fra l’infallibilità del Papa e l’infallibilità del collegio episcopale unito al Papa.

    1. Caro Signore,

      Gesù ha detto agli apostoli: “Chi ascolta voi, ascolta me” [Lc 10,16] ; però ha dato a Pietro il compito di confermre i fratelli nella fede [cf. Lc 22,32]. Ciò comporta logicamente l’infallibilità del collegio episcopale unito al Papa in materia di fede.
      Siccome però il Papa è il capo del collegio apostolico, sempre dalla volontà di Cristo si deduce che il Papa può, se vuole, proclamare un nuovo dogma per conto suo e con propria autorità infallibile, anche indipendentemente da una decisione dell’episcopato.
      Tuttavia normalmente non lo fa perchè preferisce agire collegialmente con i vescovi.

      1. Rev.mo Padre Cavalcoli, e anche questo magistrale articolo sul papa e i suoi compiti la canta chiara a chi vuole capire, come quello precedente del padre Levi di Gualdo “il papa tornerà a indossare le scarpette rosse” (quelle del martirio!).
        Siete consapevoli (spero di si!) del gran bene che ci avete fatto con questi ultimi articoli, a noi, coloro che il padre Levi di Gualdo spesso ha chiamato “cristiani smarriti … disorientati …?”.
        Questo è il problema, padre, non abbiamo chi, come voi, ci orienta. Nelle parrocchie è tutto un brulicare di movimenti neocatecumenali, carismatici … chi come me e mia moglie ha avuto la disgrazia di inciampare sui “kiki” (ormai chiamiamo così i neocatecumenali) è rimasto basito. Chiaro che poi, davanti a quel bailamme, molti, inclusi noi, finiscono dai lefevriani, dove almeno (e questo onestamente lo avete ammesso sempre anche voi), ci sono liturgie devote e curate, si … il problema però (come giustamente voi dite e spiegate) è che cosa c’è dietro quelle liturgie … in chiare parole ci avete detto e spiegato che c’è l’eresia.
        Se i vescovi capissero che stanno perdendo i fedeli, per causa soprattutto di ciò che fanno i neocatecumenali e i loro onnipotenti catechisti nelle parrocchie, e se gli dessero una solenne calmata, forse, il padre Cavalcoli e il padre Levi di Gualdo, non dovrebbero spiegarci “attenti, non andate a cercare rifiugio dai lefevriani”.
        Noi siamo in tutto d’accordo con voi, e vi ringraziamo, però, questi buoni vescovi, la smettano di lavarsi le mani, di lasciare che le loro parrocchie siano sempre più neocatecumenalizzate, e prendano provvedimenti verso questa setta, perchè di una setta si tratta, inutile girarci intorno.
        Un cordialissimo saluto da due settantenni felicemente marito&moglie da quasi 50 anni.

        Andrea e Luisa Ceccherini, Firenze

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