Gli omosessuali e quella virtù cardinale della prudenza che il Sommo Pontefice dovrebbe esercitare, essendo sulla terra il Successore dell’Apostolo Pietro, non il Successore di Cristo

— attualità ecclesiale —

GLI OMOSESSUALI E QUELLA VIRTÙ CARDINALE DELLA PRUDENZA CHE IL SOMMO PONTEFICE DOVREBBE ESERCITARE, ESSENDO SULLA TERRA IL SUCCESSORE DELL’APOSTOLO PIETRO, NON IL SUCCESSORE DI CRISTO

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Il Romano Pontefice è sì il Vicario di Cristo, ma non è Cristo, è il suo vicario sulla terra, non il suo Successore sulla terra. Il Sommo Pontefice è il Successore di Pietro, non il Successore di Cristo. Quindi non può essere più “aperto” e più “buono” di Cristo stesso. Né può abolire ciò che Cristo ha stabilito anche attraverso la creazione dell’uomo e della donna, creati per mezzo di Lui e in vista di Lui (cfr. Col 1,16).

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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AUDIO LETTURA DELL’ARTICOLO

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«I bambini non si comprano» – Se il disegno di legge contro la omotrasofobia sarà convertito in Legge dello Stato, per una immagine come questa si rischierà il carcere. 

Da giorni ascolto fedeli cristiani turbati dalle recenti affermazioni del Romano Pontefice sulle unioni civili tra persone con tendenze omosessuali. Aggiungo a costoro diversi confratelli sacerdoti che si sono ritrovati spiazzati e imbarazzati per queste esternazioni private del Papa. Noi sacerdoti, fedeli a ogni Successore di Pietro, sappiamo, quanto certe affermazioni producano nel comune sentire precedenti che rendono poi problematica e difficoltosa la pratica pastorale, sacramentale e morale. Come già accaduto in passato con la esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Questo a causa di una debolezza formativa intrinseca delle persone che non riescono più a distinguere tra un pronunciamento magisteriale della Chiesa e un pettegolezzo ecclesiale. Detta in altri termini: per gli uomini di oggi ― compresi molti cristiani ― non c’è nessuna differenza tra una intervista a braccio del Pontefice con Eugenio Scalfari o con Antonio Spadaro, una enciclica e un motu proprio summorum pontificum.

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Per questo non intendo soffermarmi di proposito sull’analisi delle parole ambigue presenti in quel documentario di Evgeny Afineevsky mostrato alla Festa del Cinema di Roma di pochi giorni fa. L’opera del regista russo, da più parti è stata definita come «un buon prodotto, capace di tratteggiare il profilo di un Pontefice che è proteso verso le periferie, nel dare ascolto alla comunità tutta, soprattutto agli ultimi e ai distanti» [cfr. QUI].

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Una valutazione ardita, questa, che potrebbe avere anche un merito ai fini dell’arte cinematografica, ma che appare totalmente lesiva per l’autorità e la dignità del Papa che non può essere paragonato e assoggettato a un qualsiasi uomo in forza del suo ruolo spirituale e morale che riveste per tutta la cattolicità. Nel progetto cinematografico documentaristico il Papa dell’inclusività avrebbe affermato:

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«Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo» [cfr. QUI].

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Di fronte a questa affermazione, possiamo annoverare la testimonianza dell’attivista cileno Juan Carlos Cruz, presente anche lui all’evento cinematografico di Roma, che ha affermato:

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«Quando ho incontrato Papa Francesco mi ha detto quanto fosse dispiaciuto per quello che era successo. Juan, è Dio che ti ha fatto gay e comunque ti ama. Dio ti ama e anche il Papa poi ti ama».

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Unendo il documentario del regista russo alla testimonianza dell’attivista cileno si confeziona così una ben precisa intenzionalità con cui leggere la figura del Pontefice, riducendolo a un capo fazione. Purtroppo, un tale tentativo non serve, perché la figura del Papa non si regge in forza di recensioni o valutazioni soggettive, bensì la figura del Papa è autentica in base a quello che ha stabilito Cristo stesso per lui, costituendolo suo vicario e rappresentante in terra. Ecco perché non serve fare l’analisi dell’intervista al Papa e cercare di ricostruire una complessa esegesi con l’unico scopo di scagionare o incolpare il Romano Pontefice. Tanto meno serve una interpretazione in bonam partem di certi teologi che hanno il solo scopo di salvare il salvabile e far dire al Papa quello che forse egli non ha mai pensato, detto o semplicemente ipotizzato. Perché bisogna anche fare i conti con quest’altra tipologia di soggetti: quelli che da sette anni si sono ormai specializzati a far dire al Sommo Pontefice ciò che non ha detto, trovando nelle sue parole quello che non c’è.

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La voce del Papa è quella della Chiesa, che si esprime attraverso organi e canali ufficiali della Santa Sede e attraverso un magistero solido, preciso e puntuale, non attraverso improvvide e inopportune chiacchiere private. La sua, piaccia o non piaccia, deve essere una voce chiara e tutelata scrupolosamente, non può essere utilizzata in documentari, interviste a braccio o live su Facebook o su Instagram. Il Papa non deve essere l’influencer di Dio.

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La voce del Papa non dovrebbe dare adito a smentite ufficiali in quanto è garanzia di quella virtù cardinale della prudenza che è imprescindibile per ogni pastore della Chiesa. Una voce che si dovrebbe sentire con saggia parsimonia, evitando quelle dispute di parola con il mondo che il Serafico Padre Francesco sconsigliava ai suoi frati.

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Ecco perché considero questi scoop così sensazionalistici, lesivi della figura del Sommo Pontefice e non vincolanti per il fedele cattolico che non ha nessun obbligo di assenso di fede. Sappiamo bene come oggi ogni affermazione può essere sapientemente manipolata e utilizzata a dovere. La stampa, i social media e i media sono in grado di cucire una nuova veste a qualsiasi affermazione quando, estrapolandone il contesto originario, viene rivoltata così tante volte da assumere una valenza contraddittoria, con il risultato di mutare in bianco quello che è nero e in bene quello che è male.

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Tali escamotage sono palesi a tutti, ma alcuni risultano essere più utili di altri quando agevolano, ad esempio, fini ben precisi e molto specifici. E il fine in questo caso coincide con la legge contro l’omotransfobia e i diritti LGBT che in Italia è in via di approvazione. Se ci pensiamo bene, questa intervista al Papa ha avuto il merito di un tempismo perfetto, infatti quale migliore sponsor del Pontefice per presentare le istanze aperturistiche della comunità arcobaleno nel contesto mediatico e sociale italiano da sempre cattolico?

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È sicuro che davanti a tali esternazioni, tutti si sentiranno in dovere di affermare ingenuamente: «se lo dice il Papa è una cosa buona, è una legge urgente e giusta», quindi bisogna farla passare. Attenzione, esemplificazioni come questa conducono molto rapidamente alla conseguenza della supremazia del positivismo giuridico sul diritto naturale e sulla morale naturale. Con la conseguenza che una legge diventa giusta solo per il fatto che è stata attuata e approvata da un legislatore umano o perché il legislatore umano considera tale legge giusta in forza del suo stesso esistere. Sappiamo bene che così non è, anzi molte leggi che pretendono il titolo di giuste e civili si sono rivelate quelle più deleterie e pericolose.

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Per San Tommaso d’Aquino il diritto umano procede da quello naturale, quindi una legge che contrasta con il diritto naturale non solo può essere nociva ma anche moralmente inumana e sconveniente in quanto si oppone a Dio come supremo bene e legislatore. Chiarito questo, ritorniamo alle esternazioni papali e ai problemi contingenti.

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Deve essere a tutti chiaro che qualsiasi Papa non può andare contro il deposito della fede cattolica e della dottrina perenne della Chiesa. In merito alle persone con tendenze omosessuali la Chiesa è già stata abbastanza chiara, sia attraverso la rivelazione scritturistica, sia attraverso i pronunciamenti magisteriali, sia nella pratica pastorale dei direttori d’anime. Il Papa non può che ribadire e confermare quello che c’è già nell’insegnamento della Chiesa e nel caso in cui voglia chiarire ulteriormente il suo pensiero circa questioni particolari, lo può fare senza però uscire dall’alveo del magistero bimillenario.

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Quindi il Papa, come tale, non potrà mai dire che è necessario per le coppie omosessuali sposarsi, avere dei figli ed equiparare il loro matrimonio a quello naturale tra un uomo e una donna. Questo non potrà mai accadere, ma questo non deve essere visto necessariamente come una presa di posizione all’odio, anzi è necessario ribadire con chiarezza che nella Chiesa qualsiasi persona predisposta all’omosessualità non andrà mai dileggiata o condannata ma semmai accompagnata con sollecitudine verso un cammino di verità che non può però rinnegare sé stesso.    

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La mia analisi appare corretta e possiede un senso se la confrontiamo con l’evidenza dei fatti e con le reazioni scaturite dopo l’uscita del documentario sul Papa. In Italia l’onorevole Zan, principale firmatario della legge contro l’omotransfobia, scrive su Twitter:

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«Le parole di @Pontifex_it su #UnioniCivili riconoscono il diritto delle persone #lgbt alla vita familiare e aiutano il contrasto all’odio e alle discriminazioni. È compito del legislatore combattere questi fenomeni violenti: ora acceleriamo su legge contro #omotransfobia» [cfr. QUI].

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Risposte pubbliche come queste si sono moltiplicate in tutto il mondo politico internazionale e in tutti gli ambienti che sostengono le lobby LGBT, tanto da innalzare un canto di vittoria e portare in trionfo il Pontefice come colui che ha posto finalmente fine all’oscurantismo cattolico di matrice medievale, razzista, fascista e maschilista.

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È palese che tali signori ignorano profondamente cosa sia il Romano Pontefice e quale sia il suo ruolo all’interno della Chiesa Cattolica. Egli è sì il Vicario di Cristo ma non è Cristo, è appunto il suo vicario sulla terra, non certo il suo Successore sulla terra. Il Sommo Pontefice, per meglio ancora chiarire, è il Successore di Pietro, non è il Successore di Cristo. Né può tanto meno essere più “aperto” e più “buono” di Cristo stesso. Con ciò è presto detto che non può abolire ciò che Cristo ha stabilito anche attraverso la creazione dell’uomo e della donna, creati per mezzo di Lui e in vista di Lui (cfr. Col 1,16). Così l’uomo e la donna, maschio e femmina, unici e complementari, fanno parte di una finalità naturale che si realizza non soltanto attraverso un atto fisiologicamente corretto ma anche rispettando il fine a cui quest’atto intrinsecamente mira, cioè al vivere una sessualità unitiva e procreativa orientata e redenta dall’unico e sommo bene che è Dio.

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E la consapevolezza di essere Servo dei servi di Dio costituisce proprio la via di redenzione del Beato apostolo Pietro. Egli a Cesarèa di Filippo, sebbene costituito da Cristo come pietra su cui edificare la Chiesa (cfr. Mt 16,18), ha dovuto convertirsi attraverso una nuova sequela. Dopo aver scandalizzato il Maestro con una proposta di salvezza alternativa alla croce e all’obbedienza al Padre (cfr. Mt 16,21-23), ha capito che Cristo è l’unica strada percorribile all’uomo. Pietro, quindi ogni Pontefice di ogni tempo, si rende ben conto che il suo ufficio è nelle mani di Cristo e produce salvezza solo e soltanto quando si permette a Cristo di salvare il mondo attraverso il sacrificio della croce e dell’obbedienza a Dio (cfr. Gv 21,15-19).

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Come ben sappiamo, oggi parlare di croce e di obbedienza significa essere presi per fanatici, queste sono realtà non gradite al mondo. Per questo motivo è meglio cercare realtà di salvezza aliene da Cristo, mostrando nel Vicario di Cristo un sostituto, attraverso il quale mostrare strade nuove più stuzzicanti, o per meglio dire, procedendo ovviamente per assurdo paradosso: “Se Cristo è rimasto indietro, il suo Vicario sulla terra può aggiornare, o meglio rivoluzionare tutto quanto”.

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Questa è la vera astuzia demoniaca che imperversa la nostra contemporaneità e che ancora cerca di usare la figura del capo della cristianità per confondere gli uomini e disunire la Chiesa. Pietro, che in passato è stato vagliato come il buon grano da Satana (Lc 22,31-34), patisce ancora gli attacchi della scimmia di Dio, che da fuori e da dentro la Chiesa, sottopone i successori dell’apostolo a una continua tentazione a cui si può resistere solo attraverso la preghiera di Cristo e a un continuo ed umile ravvedimento dopo l’errore: «Simone, Simone ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32).

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Laconi, 24 ottobre 2020

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39 thoughts on “Gli omosessuali e quella virtù cardinale della prudenza che il Sommo Pontefice dovrebbe esercitare, essendo sulla terra il Successore dell’Apostolo Pietro, non il Successore di Cristo

  1. La ringrazio per il chiarimento.
    È vero che i giornalisti manipolano le parole del Papa, tuttavia a me sembra, personalmente, che l’attuale Pontefice incoraggi con i suoi discorsi ambigui o poco chiari la stampa. Alcuni suoi discorsi che ho ascoltato dalla tv mi fanno fortemente sospettare che vogliano stravolgere gli insegnamenti del Vangelo. Vorrei fare un esempio: tempo fa Bergoglio ha affermato che Maria dinnanzi a suo Figlio in Croce abbia avuto dei sentimenti di delusione nei confronti di Dio rispetto alle promesse di grandezza che le erano state fatte nei confronti di suo Figlio. Come dire: Maria è una donna come tutte le altre che prova sentimenti di rancore o ribellione a Dio e la sua fede ha vacillato???
    Era questo che voleva dire il Pontefice?
    Sinceramente non ho parole! Mai un Pontefice ha cercato di mettere in dubbio la fede granitica della Santissima Vergine. Non pretendo di avere ragione ma permettetemi di affermare che questa sua esternazione non è stata manipolata dalla stampa in quanto io come tanti altri che guardavano il canale Rai l’abbiamo sentita in diretta. Ci tengo a precisare che la mia non vuole essere una forma di attacco al Pontefice, ma ogni giorno che passa sento purtroppo confermati i miei timori e le mie sensazioni negative. Mi sembra di vedere una Chiesa come una nave in tempesta senza comandante. Per comandante intendo il Vicario di Cristo non di certo Cristo Dio che invece non abbandonerà mai la sua Chiesa, anche sta attraversando un periodo di smarrimento, spero il più breve possibile.

    1. Ha anche detto in diretta TV che “anche” lui ha poca fede. Non che non si possa intenderlo per il suo senso di umiltà, ma perché dirlo in quel modo secco, imbarazzante? Non sarebbe piuttosto meglio stare zitti, per prudenza, appunto?

    2. Buon giorno Padre Ivano,
      mi sto convincendo sempre più che scandalizzare e disorientare i fedeli è proprio lo scopo a cui tende Francesco I col suo metodo di predicare. Più che confermare nella dottrina di sempre egli mira a scuotere le menti su un dato argomento affinché se ne discuta non importa ciò che capisce il povero fedele . Lei cosa ne pensa ?

      1. Gentile Lettore,

        il problema non è tanto quello che pensa Padre Ivano – che ha svolto i regolari studi di teologia e in seguito si è specializzato in Pastorale della Salute – il problema più preoccupante è cosa pensano i semplici fedeli cristiani che vedono nel Papa una guida spirituale e morale fuori dal comune, non paragonabile ad altri leader religiosi contemporanei.

        Negli ultimi quarant’anni, abbiamo avuto figure come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che avevano la capacità di infondere nel cuore dei credenti quella nostalgia viva di Dio e del Vangelo che invitava a desiderare la perfezione del Padre (cfr. Mt 5,48).

        Le dirò di più, tanti giovani degli anni 80’ e 90’ hanno poi intrapreso la strada della consacrazione religiosa, del sacerdozio o del matrimonio cristiano spesso dopo le Giornate Mondiali della Gioventù nelle quali lo spalancare le porte a Cristo diventava il grido di guerra che faceva tremare i cuor e spronava a voler realizzare grandi opere fidandosi di Dio. Oggi è ancora oggi così?

        Francesco I ha scelto sicuramente un modo diverso rispetto ai suoi predecessori di presentarsi al mondo cattolico e a quello non cattolico. Un modo del tutto singolare, forse vicino allo stile gesuitico che spesso destruttura e mette in discussione ogni cosa per giungere a una più precisa sintesi. Sicuramente appare evidente la discontinuità con i suoi predecessori, ma questo potrebbe non essere necessariamente un male.

        Quello che invece un Papa non può permettersi assolutamente di fare è essere poco chiaro, lacunoso, inefficace, fraintendibile e interpretabile. E questo perché la sua non è una parola di un uomo qualsiasi – per intenderci Jorge Mario Bergoglio – ma quella del Vicario di Cristo, di Pietro, ossia di Francesco I, Romano Pontefice.

        Detto questo reputo, con tutto il rispetto possibile dovuto al Romano Pontefice, che uno stile pastorale del genere sia imprudente e alla lunga pericoloso, perché è risaputo che qualsiasi pastorale, esortazione, omelia, discorso che un pastore della Chiesa si propone di mettere in atto, deve necessariamente partire da una fondata e ben solida dottrina, cosa che la Chiesa possiede da due millenni.

        Tutte le altre variazioni sul tema, non rendono più appetibile il Vangelo ma più debole e noi questo lo stiamo sperimentando vedendo le nostre chiese vuote, i nostri cristiani smarriti e noi sacerdoti distratti da appetibili miraggi.

        Spero di aver risposto alla sua domanda, le chiedo un Pater, Ave, Gloria per la mia conversione.

    1. Ricordo che dopo il terremoto dell’Aquila alcune affermazioni temerarie sui castighi di Dio provocarono un’epurazione all’interno della Chiesa, perché non si deve mai più dire che Dio castiga. In compenso, ora si può dire che Dio è sadico.

  2. Buongiorno. Per la prima volta ho letto un vostro articolo anziché aspettare l’elaborazione del vocale. Complimenti Frate Liguori. Articolo non lungo e scritto in modo comprensibilissimo. Giovedì ho ascoltato Padre Ariel nella clip in merito rilasciata su Retequattro nella trasmissione “Dritto e Rovescio” ed era stato anche lui chiarissimo. Io comunque ho votato contro la legge sull’omotransfobia, ho firmato una petizione su CitizenGo, ma temo che la legge passerà. Come ho scritto a commento di video inerenti alla questione presenti su Youtube sui canali cattolici, ciò che trovo veramente scandaloso è che il Papa non si pronunci e non chiarisca. Va da se che se non lo fa, e non lo ha fatto, vuole dire che egli vuole che il messaggio sbagliato passi. Inoltre nella citata trasmissione di Retequattro è stato detto che il documentario del regista russo, sembra che addirittura in Vaticano sia stato premiato. Non so se questo è vero. Grazie per questo bellissimo articolo. Laudetur Iesus Christus e Ave Maria.

  3. Padri e confratelli stimati,

    quello che riuscite a dire, e il bene che riuscite a fare, e soprattutto il coraggio con il quale agite, se da una parte è di aiuto ai fedeli, dall’altra è di grande sollievo e stimolo a noi sacerdoti.

    don Carlo Menegatti

  4. Padre Ivano, come vecchio parroco ti dico che mai più sapienti furono queste tue parole:

    “Noi sacerdoti, fedeli a ogni Successore di Pietro, sappiamo, quanto certe affermazioni producano nel comune sentire precedenti che rendono poi problematica e difficoltosa la pratica pastorale, sacramentale e morale. Come già accaduto in passato con la esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia”.

    Chissà se a qualcuno interessano i problemi che poi noi preti dobbiamo affrontare nella concreta pratica pastorale?

    Grazie per questo articolo che, di certo, ha fatto molto del bene anche e soprattutto a noi preti.

  5. dopo le cazzate antipapiste sparate dal sig. Ariel in quella fogna di Dritto e Rovescio di ReteQuattro, ci mancava in rincaro di dose di un altro che ha dimenticato che il papa è infallibile.
    Poveretti voi!

    1. Gesù ha detto all’adultera: “Dio ti ha creato così, lo stato deve riconoscere il tuo diritto all’adulterio”,
      oppure le ha detto ” Va e non peccare più”?

    2. Se fosse redatto un dizionario con la raccolta di tutte le “espressioni a braccio” dei papi, ne salterebbero fuori così tante e così belle che lei non saprebbe dove attaccarsi per proclamare l’infallibilità a priori e posteriori di certe uscite infelici.
      Di diverso c’era questo: le “espressioni a braccio” dei predecessori dell’augustissimo regnante, erano fatte al di fuori degli atti di magistero e dei discorsi pubblici, non a Spadaro o Scalfari. Esisteva, poi, un sistema di totale protezione della figura e delle parole del papa, che quando parlava misurava anche i sospiri, sistema totalmente polverizzato dall’augustissimo regnante. Così le “espressioni a braccio” erano e rimanevano tali, semmai uscivano fuori dalle sacre mura anni o secoli dopo, ma senza finire su giornali e televisioni a sommo smarrimento dei sacerdoti e dei fedeli.

      don A.T.
      (docente di storia della Chiesa)

      Bravissimo Padre Ivano Liguori.

    3. Antipapista padre Ariel? A me sembra che padre Ariel abbia difeso la figura del Pontefice (quello attuale) sin troppo, in più occasioni, più di quel che merita Bergoglio.
      Bergoglio ne ha dette tante di affermazioni anticattoliche e contrarie alla dottrina di Cristo che faccio fatica a considerarlo Papa.
      “Chiunque proponga una dottrina diversa da quella insegnata da Gesù Cristo, fosse pure un angelo, sia anatema”.
      Vorrei chiedere personalmente al Papa se sia servo di Cristo o servo di questo mondo.

  6. Il Sommo Pontefice era un tifoso e tutt’oggi seguita a tifare per la quadra di calcio argentina San Lorenzo, quando ne parla con gli amici dice che è la squadra migliore che esiste al mondo.
    Lei ritiene, Sig. Kerigmatico, che questa affermazione rientri nel magistero infallibile, come le sue risposte ai giornalisti o le interviste rilasciate a Eugenio Scalfari nel salotto della Domus Sancthae Marthae?

    Animo, figlio caro, ormai siete rimasti solo in quattro vecchi gatti a ballare sui tappeti delle liturgie kiko-carmeniane al suono dei bonghi, tra un colpo di artrosi reumatica e l’altro, perché né i vostri figli né tanto meno i vostri nipoti intendono saperne proprio niente delle vostre settarie amenità.
    Lo so, è brutto morire, ma prima o poi capita a tutti.

  7. Signor Giovanni, premio accompagnato da torta per il compleanno del regista e a porgerla in veste di cameriere il Papà. Quella torta alla fine ha gettato più sconcerto e delusione in tanti come me più dello stesso documentario. Sa, al Cardinale Zen il Papa non l’ ha neanche ricevuto dopo un viaggio lunghissimo dalla Cina a ormai 88 anni. Come ha detto Valli in un suo articolo bisogna essere i peggiori, chiaramente di una certa linea politica per essere accolti in Vaticano, altrimenti RIEN , NADA….

  8. Grazie Rev. P. Ivano,
    non ci abbandonate, abbiamo bisogno di voi che ci date tanto sostegno in questi momenti di confusione e smarrimento.

  9. Un utile approfondimento viene proposto da Stefano Fontana:
    https://www.vanthuanobservatory.org/ita/sul-riconoscimento-giuridico-delle-unioni-civili-omosessuali-nota-dellosservatorio/
    Questo un breve stralcio:
    “… Il magistero della Chiesa si è già pronunciato ampiamente sulla questione, negando la legittimità giuridico/morale del riconoscimento civile delle unioni omosessuali e la liceità per i fedeli cattolici di concorrere ad approvarle. Ciò è avvenuto in vari documenti e soprattutto nelle Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali della Congregazione per la Dottrina della Fede, ….”

    1. Buonasera Padre, se la CDF tra gli altri ha definito che è contro la legge morale per un politico cattolico dare il proprio assenso e favorire leggi su unioni di fatto e civili, ritengo quindi che sia peccato mortale,aggravato dall’essere pubblico, spendersi per esse e ritenerle un male minore, se si guarda alla nota di Ratzinger ai vescovi USA che proibiva di dare la comunione ai politici. Sbaglio? Si può invocare l’ignoranza invincibile?

  10. Che il Papa sia solo un “servo inutile” è assodato.Tirare sassi nella piccionaia è comunque il passatempo preferito di questo Pontefice.
    Non ritengo l’attuale successore di Pietro cattolico. Al suo apparire cambio canale.
    Il suo alveo è oltralpe. Fra i Germani.

  11. Signora Lucia, certamente oramai dopo 7 anni sappiamo tutti bene il Papa cosa fa e cosa vuole. Personalmente, io credo che Bergoglio sia una persona buona, se soltanto ci ricordiamo che in un incontro con le guardie carcerarie parlando di leggi, di pena detentiva, disse che l’ergastolo non è una soluzione, e questo, contrariamente al pensiero unico della gente, a quello della maggior parte delle persone che vorrebbe che qualcuno schiattasse in carcere anziché ravvedersi e “cambiare”, possiamo capire. Questo ed altri esempi ci dimostrano l’indole del Papa. Però, ovviamente il Papa deve fare il Papa, e cioè attenersi al Magistero della Chiesa Cattolica, alla Dottrina, da qui non si scappa. Buona giornata a tutti.

    1. Quando Bergoglio parla di detenzione riecheggiano motivi Pannelliani.
      E chi ha mai affermato che il carcere sia una soluzione?

      E se il Papa deve fare Il Papa,e cioè attenersi al Magistero,l’asserto veicola un misconoscimento,nel disordine attuale,rispetto a quanto la Tradizione ha per secoli affermato circa la liceità della condanna a morte.

      «La morte inflitta come pena per i delitti leva tutta la pena dovuta per i delitti nell’altra vita,o per lo meno parte della pena in proporzione della colpa,del pentimento o della contrizione.La morte naturale non la leva.»Summa theol.,

      « Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.»
      A ragione Amerio parla di utilismo giacobino dei neoterici.

      «E quando poi si argomenta non potersi troncare la vita di un uomo perché gli si sottrarrebbe la possibilità dell’espiazione,si neglige la gran verità che la pena capitale medesima è un’espiazione……..la pena capitale,anzi ogni pena,è illeggittima se si pone l’indipendenza dell’individuo di fronte alla legge morale,mediante la morale soggettiva,e di fronte alla legge civile come conseguenza di quella prima indipendenza.La pena capitale diventa barbara in una società sreligionata ,che,chiusa nell’orizzonte terrestre,non ha il diritto di privare l’uomo di un bene che per lui è tutto il bene.»Romano Amerio-Iota Unum
      Taccio sulla scarsa considerazione che viene riservata alla vittima.Solo il malvagio è oggetto di una bislacca…

  12. Per non ripetere né l’articolo né i commenti, pongo due noterelle: 1) chi parla sempre e solo di diritti, ignorando che essi possono scaturire solo dai doveri, fa strame del Diritto; 2) gli ecclesiastici che anziché enunciare i principi morali necessari scendono a propugnare specifici atti legislativi, fanno ingerenza clericale lesiva dell’autonomia dello Stato.

  13. Su Telepace.it, sezione Verona, c’è un video di don Bruno Fasani, intitolato Omosessuali figli di Dio, che si esalta inneggiando alla modernità e alla profezia di Papa Francesco. Infatti quella emittente è molto vicina al Papa.
    Non tocca però minimamente i problemi della salute.
    Io avevo letto la dottoressa Silvana De Mari, che è medico, e più volte ha trattato il problema dal punto di vista medico.
    Non crede che tutti i sacerdoti dovrebbero approfondire la pastorale della salute?
    “Mens sana in corpore sano” lo dicevano gli antichi. Maltrattando il corpo in ribellione a Dio (droga, alcolismo, sessualità deviata, ecc…) si maltratta la mente e lo spirito e si precipita nell’infelicità.

  14. Gentile Padre Liguiori, io francamente non ho capito il senso dell’articolo. Difendere il Papa? Minimizzare l’accaduto? Mi pare che difendersi dietro la foglia di fico del fatto che si tratta di affermzioni private e non di Magistero, faccia sentire lontano un miglio il rumore delle unghie di uno ceh cerca di arrampicarsi sugli speccho per difendere l’indifendibile. Se è vero che esite “una debolezza formativa intrinseca delle persone che non riescono più a distinguere tra un pronunciamento magisteriale della Chiesa e un pettegolezzo ecclesiale”, è altrettanto vero che il Papa se non comdivide certe posizoni a cui portano alcune sue affemazioni ambigue, ha due modi per sciogliere il dubbio: usare prima di tutto prudenza (anche tacendo anzichè parlare a vanvera) e poi eventualemnte chiarire quanto detto. Il silenzio da parte del Vaticano su questo film, mi sa tanto di assenso. Credo sia evidente che Bergoglio se ne infischia del Magistero e della Dottrina. La Chiesa oggi ha un problema: un signore vestito di bianco che si è annidato sul soglio di Pietro, infarcito di un cattocomunismo provinciale sudamericano e con un ego abbastanza ingombrante.

    1. Gentile Antonello,

      è sempre più difficile per un sacerdote oggi, rispondere a quesiti come quello che lei ha esposto in questo suo commento, per il semplice motivo che molti si attendono risposte da rivoluzionari o da contestatori.

      Tale difficoltà consta perché oggi c’è la diffusa tendenza “minutelliana” a trovare e incolpare i difensori del Pontefice regnante, etichettandoli come incauti difensori d’ufficio da eliminare e combattere.

      Mi creda, il Papa non ha bisogno di difensori, per un sacco di validi motivi che sarebbe lungo spiegare in questa sede.

      Si chiede quale senso abbia il mio articolo? Quello di dire semplicemente che ogni Papa ha bisogno della prudenza apostolica data dallo Spirito Santo in ogni momento del suo ministero. Questo perché il Pontefice sperimenta le miserie e le fragilità legate alla persona umana così come tutti, cose che possono sussistere anche in presenza di un ufficio tanto delicato e alto come quello che è chiamato a ricoprire. E proprio il fatto che il Pontefice sia riconosciuto come una persona autorevole e come la legittima autorità a capo della Chiesa Cattolica deve indurre il fedele cattolico a non confondere quello che è magistero infallibile da alcune infelici, evitabili e manipolabili “espressioni a braccio” che sono proprie dell’umano.

      1. Gentile Padre Liguori,
        Le assicuro che non mi aspetto risposte da rivoluzionari o da contestatori. E per quanto concerne don Minutella, che resti dove sta.
        Il Suo articolo mi pare in pio tentativo di difendere il Papa e sminuire l’accaduto. Lei si richiama al fatto che si dovrebbe avere pruenza. Ma un discorso del genere poteva avere un valore all’inizio dell’infelice pontificato di Francesco. Ormai, dopo anni di imprudenze, non credo più che si tratti di imrudenza, ma di deliberate e calcolate scelte destabilizzanti. Come Lei ha già indicato nel Suo articolo, certe affermazioni provocano disastri. Provi un po’ (Lei lo saprà di gran lunga meglio di me) ad andare a spiegare ad un anziano o, forse ancora peggio, ad un adolescente che quello che conta è il Magistero, la Tradizione, etc. La risposta sarà, ma se lo ha detto il Papa…
        Questi siono i fatti. Il resto sono congetture e cavilli burocratici (la differenza tra Magistero e opinioni personali) che tali vengono recepiti e non compresi dalla maggior parte dei fedeli.
        Non credo più che certi atteggiamenti siano miserie e fragilità umane. Francesco semplicemente non crede. O almeno è questo che io ormai penso di questo “stravagante” successore di Pietro. E lo dico con il dolore del cuore.

      2. Gentile padre Ivano Liguori, io mi trovo spesso a meditare sulle parole che Gesù ha detto a Pietro in Mt 16,19 «A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
        Non sono un mandato a modificare anche le Sue parole?
        Come va inteso correttamente questo versetto?
        Grazie.

        1. Certo che no, neppure uno iota sarà cambiato, mi dispiace per la chiesa 2.0 modernista. La dottrina è quella e Pietro deve pascere le pecorelle di Dio, non le sue, al modo di Dio, non il suo. Le garba? 😉

          1. È ciò che pensavo anche io fino a quando tutto è stato messo in discussione. E mi è sorto il dubbio.

  15. Il papa ė infallibile soltanto quando parla ex-cathedra, come quando pubblica una enciclica, un’affermazione dogmatica, si spera…
    Uno che dice che “Dio ti ha fatto gay” e che non chiarisce mai nulla e che bisogna rincorrere per cercare di mettere una pezza a quello che dice, è indifendibile. Meno male che adesso sono in molti ad accorgersene.

    1. Cara Manuela,

      può essere – anche se personalmente prego e spero di no – che a 84 anni io potrei essere molto peggiore.
      Per questo prego e spero, nell’eventualità, di poter avere vicine a me, come sempre ho avuto, delle persone che mi impediscano all’occorrenza di creare disorientamento nei fedeli e di gettare discredito sulla Santa Chiesa e il Sacro Collegio Sacerdotale.
      La differenza è che io mi sono sempre circondato di persone valide e capaci, che al momento mi hanno indicato i miei errori o gli errori che rischiavo di commettere.
      Se invece avessi eliminato dai miei paraggi tutte le persone di valore, animate da prudenza e sapienza, per circondarmi di ruffiani opportunisti in carriera capaci solo a dire: «… si, splendido, stupendo, meraviglioso … ah, che originalità, che novità, che rivoluzione!», sicuramente già da adesso direi fesserie non solo sul pulpito o sui miei scritti, ma anche a colazione, pranzo e cena.
      In ogni caso ricordi sempre una cosa fondamentale: né le limitatezze, né lo spirito imprudente ed egocentrico, intaccano in alcun modo la legittima autorità dell’imprudente e dell’egocentrico, se ne è rivestito per grazia di Dio, che può avercelo dato per grazia o disgrazia, ma sempre e in ogni caso per grazia, anche se al momento non comprensibile.
      Questo, è il secondo passaggio che fatichiamo molto a far comprendere spesso ai fedeli: le miserie imbarazzanti della persona e la grandezza di quel suo alto ufficio istituito da Cristo Dio in persona.

      1. Grazie per la sapiente risposta, padre Ariel, che ovviamente condivido e a cui cercherò, con tutte le mie miserie, di adeguarmi; però quest’uomo non ha demenza senile, non si può giustificarlo sempre… lo Spirito Santo lo ha messo, certo, spero però che il ruolo che questo papa svolgerà non assomigli a quello svolto da Giuda. Forse Gesù torna, dato che i principi non negoziabili non esistono più nemmeno per certa chiesa, tutto crolla, i cristiani sono perseguitati ovunque e importa assai poco a quasi tutti? Chi lo ha capito bene è l’Islam, che è pronto a spazzarci via, alla faccia dell’ecumenismo lontano anni luce da quello di san Francesco. Mi sa che Cristo sta venendo da Re: non permetterà più pachamame impudenti in Vaticano ed altri peccati gravissimi ai Suoi occhi, che mai ha lasciato impuniti nell’AT. O no? Un affettuoso saluto e tante benedizioni!
        Manuela

          1. Volentieri padre, la penso per esperienza come lei sulla pericolosità secolare dell’islam. Spero che Oriana sia morta convertita. Grazie per la graditissima benedizione, la e vi leggo sempre con grande interesse

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