Giubileo: “La Misericordia e il mistero della salvezza”

GIUBILEO: “LA MISERICORDIA E IL MISTERO DELLA SALVEZZA”

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In questo Giubileo della Misericordia siamo chiamati a identificarci con il cieco di Gerico, chiedendo con fede la guarigione dalla cecità originata dal nostro peccato, per sentirci dire dalla fonte eterna e viva della Misericordia di Dio: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». E noi loderemo Dio, «Perché eterna è la sua misericordia»

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Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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porta santa Paolo VI
Il Beato Paolo VI apre la Porta Santa

La Misericordia percorre l’intero mistero della salvezza, ed è anche cantata come inno dal salmista in un celebre salmo di lode e di gloria, il Salmo 135, detto anche הַלֵּל (Grande Hallel) che ad ogni lode di ringraziamento elevata a Dio ripete 25 volte: quoniam in aeternum misericordia eius (perché eterna è la sua misericordia).

La Misericordia di Dio è la manifestazione del suo eterno amore verso le creature e verso lo stesso creato. La Misericordia è la manifestazione aperta della forza e della bontà di Dio; una manifestazione che attraverso il mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio diviene fisica e corporea, quindi visibile. Come infatti scrive San Paolo nel prologo della sua lettera agli abitanti della città di Efeso, nel Figlio generato non creato della stessa sostanza del Padre la Misericordia si ricapitola, secondo questa felice e profonda definizione dell’Apostolo racchiusa nell’ espressione: «il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra». Una ricapitolazione che costituisce in sé e di per sé un atto di misericordia di Dio Padre che offre il proprio Figlio unigenito che diverrà agnello immolato senza macchia che col sangue del proprio sacrificio lava il peccato del mondo.

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L’anziano Paolo VI prostrato in ginocchio all’ingresso della Porta Santa

Il teologo domenicano Reginald Garrigou-Lagrange sottolinea che «Grazie alla Misericordia il Creatore fa nascere la creatura dal nulla. Egli inoltre compie qualcosa in più: fa scaturire il bene dal male». Questo il motivo per il quale nella lode del cero pasquale che viene cantata a Pasqua, esprimiamo la nostra lode a Dio cantando: «Felice colpa, che ci fece meritare un così grande Redentore». E l’opera cristologica di Redenzione per opera di Cristo i è il cuore eterno, vivo e pulsante della sua Misercordia.

La Misericordia è quindi è un vero e proprio attributo della natura di Dio che si manifesta in ogni sua azione esterna. Dio non diviene misericordioso dopo che l’uomo, rompendo l’armonia del creato, introduce nel mondo la morte attraverso il mistero del peccato originale; misericordioso Dio lo è da sempre, non solo prima del peccato dell’uomo, ma prima della creazione stessa dell’uomo, perché anche in questo consiste il mistero: egli ci ha scelti e amati prima ancora della creazione del mondo, predestinandoci a essere suoi figli adottivi [cf. Ef 1, 1, 4-5].

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San Giovanni Paolo II apre la Porta Santa

La Misericordia di Dio consiste, quindi, non solo nel sollevare l’uomo dalla miseria del peccato, ma anche nell’ammetterlo alla partecipazione della natura di Dio attraverso la grazia. Per questo motivo l’atto della creazione dell’uomo e il porre ai suoi piedi l’armonia dello stesso creato, il donare ad esso l’amicizia, è manifestazione di misericordia da parte di Dio Padre che per bocca del figlio ci annuncia di chiamarci «amici» [Gv 15,15] dopo averci riscattati dalla condizione di «servi» [Gal 3, 13].

Nella sua enciclica Dives in misericordia, dedicata al mistero della Misericordia di Dio [cf. QUI] nel 1980 il Santo Pontefice Giovanni Paolo II ci guida a riflettere che in Cristo e mediante Cristo, Dio Padre diviene particolarmente visibile nella Sua Misericordia; ed il tutto mette in risalto quell’attributo della divinità che già l’Antico Testamento ha definito «Misericordia», o come ripete il salmista «Perché eterna è la Sua Misericordia».

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L’anziano e malato Giovanni Paolo II prostrato in ginocchio dinanzi alla Porta Santa

Cristo conferisce a tutta la tradizione vetero-testamentaria della Divina Misericordia un significato definitivo. Non soltanto parla di essa e la spiega con l’uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifica. Egli stesso è, in un certo senso, la Misericordia. Per chi la vede in lui – e in lui la trova – Dio diventa particolarmente «visibile» quale Padre «ricco di misericordia» [Ef 2, 4], [Cf. Dives in Misericordia, 2].

L’espressione dell’Apostolo Giovanni: «Chi vede me, vede il Padre» [cf. Gv 14,9], riferita al Cristo che poco prima si era proclamato via, verità e vita [cf. Gv 14,6], sottintende il proprio essere divino cuore pulsante e visibile della Misericordia del Padre. Il Cristo ci offre quindi la Misericordia come cibo e fonte di acqua viva: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete». Il tutto anche con riferimento ai Sacramenti di grazia, che sono l’ espressione più grande della Misericordia di Dio, tutti. Sebbene in questo Giubileo della Misericordia ve n’è uno in modo particolare al quale accostarsi, il Sacramento della penitenza e della riconciliazione, la confessione.

Il Santo Padre Francesco apre la Porta Santa

Attraverso i suoi doni di grazia, Dio ci apre sempre il cuore della sua eterna Misericordia, purché noi accogliamo, accettiamo e, all’occorrenza, cerchiamo o andiamo incontro alla sua Misericordia. Per essere accolti nel cuore della sua Misericordia basta infatti un solo, sincero e profondo: «Signore abbi pietà di me». Come il cieco di Gerico che avendo udito che passava Gesù si mise a gridare «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio [cf. Lc 18,35-43].

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il Santo Padre Francesco s’inchina all’ingresso della Porta Santa

In questo Giubileo della Misericordia siamo chiamati a identificarci col cieco di Gerico, chiedendo con fede la guarigione dalla cecità originata dal nostro peccato, per sentirci dire dalla fonte eterna e viva della Misericordia che è Dio: «Abbi di nuovo la vista, la tua fede ti ha salvato». E noi loderemo Dio prostrati in ginocchio, «Perché eterna è la Sua Misericordia», perchè la nostra fede ci ha salvati. E noi cominceremo a seguirlo ed a glorificarlo, liberi da quel peccato che ci rende ciechi e chiusi alle azioni della grazia del Padre Creatore, del Figlio Redentore, dello Spirito Santo Consolatore.

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