Il Vescovo di Laodicea Combusta, con il sostegno di Caterina Caselli, chiede alle autorità turche: «Non fate sfilare il Gay Pride davanti alle rovine della mia Cattedrale in Anatolia

IL VESCOVO DI LAODICEA COMBUSTA, CON IL SOSTEGNO DI CATERINA CASELLI, CHIEDE ALLE AUTORITÀ TURCHE: «NON FATE SFILARE IL GAY PRIDE DAVANTI ALLE ROVINE DELLA MIA CATTEDRALE IN ANATOLIA

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[...] se qualcuno osa dissentire da certe dissacrazioni messe ripetutamente in scena a queste parate del Gay Pride, ecco levarsi un coro di gaie praeficae al grido di «omofobo, omofobo!». Esattamente come quando a Riad urlarono all’omofobia perché molti abitanti dell’Arabia Saudita si sentirono oltraggiati quando il Gay Pride, celebrato nelle vicinanze della Mecca, si prese beffa di Maometto, proprio come in precedenza si erano presi beffa di Gesù Cristo e della Beata Vergine Maria a Roma, Berlino, New York, San Francisco …

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Ariel évêque de Laodicée
auteur: S.E. Mons. Ariel S. Levi Gualdo Évêque de Laodicée Combusta [1]

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Ecc.mo Signore Tahir Akyürek

Sindaco del Comune metropolitano di

Konya nell’Anatolia

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papa di ritorno da armenia
le Saint-Père Francis, in viaggio di ritorno dall’Armenia, risponde parlando a braccio con i giornalisti [all’interno dell’articolo è disponibile il collegamento al video intregrale]

Di ritorno dall’Armenia le Souverain Pontife, parlando bras coi giornalisti in aereo e facendo propria una frase dell’Arcivescovo di München Cardinale Reinhard Marx, ha affermato che «la Chiesa deve chiedere perdono ai gay» [cf. QUI, video integrale QUI]. Non posso entrare in merito alle risposte date dal Santo Padre, le quali necessiterebbero di difficili interpretazioni di cui potrei non risultare all’altezza, perché il compito forse spetterebbe a S.E. Mons. Marek Solczyński, Nunzio Apostolico in Azerbaigian, Armenia e Georgia. Dal canto mio, come episcopo laodiceo, sto aspettando di poter approfondire certi temi con l’Arcivescovo Metropolita di Antiochia, di cui la Chiesa particolare a me affidata è diocesi suffraganea, devo solo attendere ch’egli faccia rientro in Anatolia dalla Svezia, dove si trova al momento per preparare assieme a Sua Grazia Eva Brunne ─ prima vescovessa luterana lesbica di Stoccolma [cf. QUI, QUI] ─ i grandi festeggiamenti dei 500 anni della cosiddetta “riforma” di Martin Lutero che si terranno a Lund ed ai quali parteciperà anche il nostro Augusto Pontefice nell’ottobre del 2017, proprio in occasione del centenario delle apparizioni della Beata Vergine Maria a Fatima.

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Come Vescovo di questa Chiesa particolare dell’Anatolia, desidero intanto esporre le mie perplessità. Ecco perché mi rivolgo pubblicamente a Lei, Ecc.mo Sindaco, per evitare che chiunque si senta in “diritto” di estrapolare due frasi da un mio discorso riportato per “sentito dire”, o da una mia richiesta verbale in base alla quale attribuirmi ciò che non ho detto; perché così purtroppo funziona quando si toccano certi ambienti strutturati sulla più acuta suscettibilità. Affidando invece questo mio testo scritto alla stampa turca – che è modello e garanzia di libertà, di pluralismo e di rispetto di tutte le diversità –, non potrà essermi attribuito né imputato ciò che non ho detto e ciò che non ho scritto.

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Gay pride Chicago 1
«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratta dal Gay Pride di Chicago, Papa Benedetto XVI dettoBettyindicato comeRegina degli omofobi“.

Noi tutti siamo consapevoli che l’omosessualità non è un reato perseguibile dalla Legge, né una malattia, ma un disordine della sessualità più o meno libero, più o meno condizionato o indotto a livello psicologico. Chiunque ha il diritto riconosciuto dalla Legge di esprimere la propria sessualità come meglio desidera, quando ciò non viola le leggi sul senso comune del pudore della società civile, ed in particolare di quei minori che necessitano sempre di adeguata tutela. E come sappiamo il governo di questo nostro amato Paese è da sempre molto tollerante nei confronti di siffatte manifestazioni, come del resto lo è la Turchia in generale. Noi tutti ricordiamo infatti l’ultimo grande Gay Pride per le strade di Istanbul, il cui carro principale era guidato da un fotomodello gay vestito da Grande Imam in color fuxia sgargiante; e da questo carro, al grido di “peace and Love", un gruppo di gay vestiti con dei burqa arancione e verde pisello hanno lanciato palloni color arcobaleno davanti alla grande moschea, quella che fu sino a cinque secoli fa la grande cattedrale dell’Oriente dedicata a Santa Sofia. Il tutto – e come Vescovo lo riconosco – con lodevole senso interreligioso, perché solitamente questi lobbisti gay organizzano carri grotteschi con fotomodelli vestiti da papi e vescovi caricaturali, con i carri che partono dalla piazza antistante la Basilica di San Giovanni in Laterano, sede della cattedra del Vescovo di Roma, ultimando il percorso in Piazza della Repubblica, dove si trova la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, costruita sul complesso delle antiche terme di Diocleziano, presso le quali trovarono orrida e dolorosa morte i cristiani durante le feroci persecuzioni avvenute tra la fine del III e gli inizi del IV secolo per opera di Diocleziano, Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro, che emisero degli editti di revoca dei diritti dei cristiani con l’obbligo di adeguarsi alla pratiche della religio pagana.

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Gay pride Berlino
«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Grottesco gaypapa benedicente tra la folla al Gay Pride di Berlino.

Gli atti omosessuali sono per la nostra morale «intrinsecamente disordinati» [2], in particolare quelli ostentati con orgoglio. E qui faccio notare che la parola “grave disordine” non è un insulto, ma un termine proprio del lessico teologico in uso nel comune linguaggio della morale cattolica. Indicare poi gli atti omosessuali come «gravi perversioni» non è affatto irrispettosa aggressione verso i gusti e le abitudini sessuali altrui, ma ciò che insegnano i nostri testi sacri vetero e novo testamentari [3], per i quali né io né qualsiasi altro Vescovo dell’catholica orbe abbiamo umana facoltà di domandare perdono a nessun omosessuale che decida di sentirsi offeso per quanto scritto nelle Sacre Scritture.

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Gay Pride Paolo Schmidlin
«La Chiesa deve chiedere perdono ai gay». scultura oltraggiosa di Paolo Schmidlin su Benedetto XVI e titolata Miss Kitty, riportata in trionfo sulla copertina di Pride, celebre mensile gay [vedere tutte le foto QUI]

In questione non sono gli omosessuali né le persone con tendenze sessuali diverse da quelle eterosessuali. Tutti quanti esseri umani ai quali per anni, quando vivevo e svolgevo il ministero sacerdotale in Italia, ho dedicato attenzioni, ascolto e premure in mia qualità di confessore e di direttore spirituale, ma anche come amico fedele. In questione, per me Vescovo e per noi cattolici in generale, sono invece i lobbisti, gli ideologi della cultura omosessualista che con la condizione umana degli omosessuali e le loro intime e spesso profonde sofferenze non hanno proprio niente da spartire; anzi posso affermare che molti omosessuali sono parecchio infastiditi da queste parate, come in passato mi spiegarono due famosi artisti del mio Paese d’origine: il regista Franco Zeffirelli ed il compianto attore di teatro Paolo Poli.

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«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratte dal Gay Pride di Roma del giugno 2009, dove un transessuale brasiliano ha raffigurato una Madonna blasfema

Sono tante le persone che lungi dal gridare “gay è bello” vivono con dolore la propria condizione, perché da una parte hanno attrazioni sessuali spesso incontrollabili verso il loro stesso sesso, dall’altra non le accettano. Ciò nonostante i lobbisti gay sostengono che costoro vanno aiutati ad accettare le “meraviglie” della loro condizione, in quanto appunto «gay è bello!». Per questo hanno creato enormi problemi politico-giuridici agli psicologi clinici ai quali è ormai proibito in molti Paesi del mondo praticare psicoterapie a soggetti omosessuali, perché a dire dei lobbisti, il loro unico compito – leggasi obbligo – è di convincerli che la loro dimensione omosessuale è uno stato meraviglioso che come tale va accolto e pienamente vissuto. Ringraziando Dio i confessori ed i direttori spirituali non sono ancora stati obbligati a sottostare alle direttive ed ai protocolli della Lobby Gay, almeno per adesso, quindi continuano a svolgere il proprio ministero in conformità al Vangelo ed alla dottrina cattolica, anche qua in Turchia, senza dover chiedere scusa a nessuno.

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«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratte dal Gay Pride di Roma del giugno 2009, rappresentazione blasfemo-grottesca di Cristo

Questi lobbisti, le cui parate si basano sulle provocazioni spesso irriverenti e dissacranti, pretendono quel rispetto che però esigono di non portare agli altri. Lo dimostrano le numerose parate del Gay Pride, nelle quali è ormai prassi che il mondo cattolico, assieme alle sacre figure ed ai simboli ad esso cari, siano trattati con irriverenza in nome di una libertà di espressione che non tiene conto del sentimento, della fede e della dignità altrui; e se qualcuno osa dissentire, per esempio da certe dissacrazioni messe ripetutamente in scena a queste parate, ecco levarsi un coro di gaie praeficae al grido di «omofobo, omofobo!». Esattamente come quando a Riad urlarono all’omofobia perché molti abitanti dell’Arabia Saudita si sentirono oltraggiati quando il Gay Pride, giungendo coi suoi carri presso la Mecca, si prese beffa di Maometto, proprio come in precedenza si erano presi beffa di Gesù Cristo e della Beata Vergine Maria davanti alla Cattedrale del Vescovo di Roma, per seguire appresso con analoghe parate dissacranti messe in scena a Berlino, New York, San Francisco …

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Ciascuno, col consenso delle Autorità civili turche ed in conformità alle leggi di grande apertura e tolleranza di questo nostro amato Paese che fonde il laicismo liberale alla cultura islamica, è libero di inscenare le manifestazioni che vuole, entro i criteri riconosciuti e tutelati dalla Legge; ma non mi risulta che la Legge conceda il diritto a denigrare altri cittadini, il sentimento dei quali merita tutela tanto e quanto quello dei lobbisti gay.

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gay pride spettacolo blasfemo a bologna 1
«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratte da uno spettacolo blasfemo messo in scena al teatro del Cassero di Bologna dall’Arcigay-Arcilesbica nel 2015, tra l’altro anche con finanziamenti pubblici del Comune [cf. QUI, QUI].

Le anime degli antichi presbiteri e gli spiriti ormai beati dei fedeli laodicei, assieme a me, loro Vescovo, ultimo ancora vivente di questa antica Chiesa particolare, non gradiscono vedere nella piazza antistante le antiche rovine della loro Chiesa cattedrale uomini e donne mascherati da “suorine” in equilibrio sui tacchi a spillo, personaggi che indossano mitrie episcopali grottesche sulla testa e meno che mai – come accaduto e documentato da foto e filmati – persone camuffate da Gesù grotteschi e Madonne blasfeme. E invero Le dirò che a me, come Vescovo, a questi piagnoni professionisti del vittimismo gaycentrico, rimane difficile chiedere perdono, anche se lo domanda il Sommo Pontefice chiacchierando del più e del meno coi giornalisti in viaggio di ritorno dall’Armenia, posto che il Successore di Pietro non dovrebbe proprio parlare del più e del meno, semmai parlare con più prudenza e molta meno improvvisazione, proprio come tempo fa mi dissero alcuni Metropoliti ortodossi dopo avere affermato: «Noi siamo messi male perché in mille anni non siamo riusciti a scrollarci di dosso il cesaropapismo d’Oriente, ma voi purtroppo siete messi peggio, perché dopo cinquecento anni e tre concili ecumenici non siete riusciti a scrollarvi di dosso Lutero, visto che il vostro Primate d’Occidente si sta preparando ad andare a Lund a festeggiarlo, dopo che gli organi ufficiali d’informazione della Santa Sede e svariati alti prelati, hanno persino chiamata “réforme” lo scisma luterano echiesala aggregazione ereticale che da lui ha preso appresso vita [cf. QUI]. E mentre ciò avveniva, il Cardinale Walter Kasper ha dato alle stampe un libro celebrativo su questo eresiarca» [ si rimanda agli articoli di Giovanni Cavalcoli, À QUI e Ariel S. Levi Gualdo QUI].

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gay pride spettacolo blasfemo a bologna 2
«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratte da uno spettacolo blasfemo messo in scena al teatro del Cassero di Bologna dall’Arcigay-Arcilesbica nel 2015.

Se i gay variopinti mascherati da femmine fatali sfileranno nella piazza di San Simeone lo Stilita il Giovane dinanzi alle rovine della nostra Cattedrale, che resta comunque segno visibile e cuore della Chiesa di Laodicea Combusta, desidero si sappia sin d’ora che per i successivi tre anni decreterò la sospensione della processione in onore del Santo Patrono Anatolio Vescovo di Laodicea, che è oggetto di devozione nell’Anatolia in generale, celebrando la festività solo tra le rovine della nostra Cattedrale e facendo al tempo stesso un atto di riparazione per l’oltraggio recato alla nostra antica Chiesa particolare.

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Le porgo con l’occasione, Ecc.mo Sindaco, auguri di ogni bene e sincere benedizioni per il Suo mandato di Primo Cittadino di questa nostra Provincia metropolitana dell’Anatolia.

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+Ariel S. Levi Gualdo

Per Grazia di Dio e della Sede Apostolica

Évêque de Laodicée Combusta

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[1] Sul Vescovo di Laodicea Combusta [eletto a questa sede titolare il 1° aprile 2015], si rimanda ai precedenti articoli pubblicati sullÎle de Patmos: QUI, QUI, QUI

[2] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 2357-2359

[3] Cf. Libro della Genesi 19,1-29. San Paolo Apostolo: Lettera ai Romani 1, 24-27; Prima Lettera ai Corinzi 6, 9-10; Prima Lettera a Timoteo 1, 10.

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laodicea anatolia 3
Laodicea Combustatra queste antiche rovine si trova anche la Cattedrale e la sede episcopale laodiceana

 

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La celebre canzone di Caterina Caselli

PARDON, PARDON !

da oggi è un nuovo canto liturgico approvato con Motu Proprio Summorum Pontificum

sulle Linee aeree dell’Alitalia

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3 réflexions sur "Il Vescovo di Laodicea Combusta, con il sostegno di Caterina Caselli, chiede alle autorità turche: «Non fate sfilare il Gay Pride davanti alle rovine della mia Cattedrale in Anatolia

  1. Père Ariel Caro, tra te e certi nostri vescovi c’è una gran differenza di fondo: la tua sede episcopale di Laodicea Combusta detta anche, come leggo sull’elenco delle sedi vescovili titolariLaodicea Abbruciata” (il cui significato è, juste, Laodicea bruciata), tu l’hai trovata tale,cioè bruciata, e di questo non hai nessuna colpa, rien, cerchi perfino di evitare che il gay pride possa sfilare in segno di sfida davanti alle vetuste rovine della cattedrale che fu.
    Ma certi nostri vescovi che hanno bruciato, o che stanno bruciando parecchie nostre diocesi, che responsabilità hanno, plutôt?
    Lasciami comunque dire che, parfois, te ne esci con dei colpi di genio non indifferenti!

    1. Caro Julius,

      i fatti dimostrano che io alla mitria non ci aspiro e non ci tengo, cosa provata dal mio comportamento e dai miei scritti; e semmai, più che mitrato, corro il rischio di finire prima o poi mitragliato.

      Coloro che fino a tre anni fa parlavano di sacri pontificali solenni, che tutto sapevano sui più ricchi accessori liturgici, che si facevano fare preziose e costose talari su misura in stoffe pregiate e che aspiravano sul serio al mitramento, oggi sono tuttiperiferico-esistenziali”, con ilpoveroe lapovertàsempre sulla bocca, con sciatti clergyman scollacciati a mezze maniche, pronti a fare in qualsiasi momento l’apologia del profugo e pronti a dire e spiegare chei poveri vanno avanti a tutto”. E ogni tanto, qualcuno di questi trasformisti in carriera, riesce a passare per le maglie ed a diventare vescovo per davvero; e tra questi, coloro che in siffatto squallido campionario di adulatori riescono a mitrarsi, sono i peggiori in assoluto.

      Lei pensa che io possa essere annoverabile tra questo genere di persone? Perché una cosa fondamentale che non deve sfuggirle, dell’ambiente ecclesiastico, è questa: chi davvero aspira, la parolaepiscopatonon la nomina neppure per scherzo in riferimento a se stesso, se non per dire o per rispondere a qualsiasi laico o ecclesiastico che gli prospettasse questa possibilità eventuale futura«Io? Oh Signore, non, vi prego! Non dite queste cose, non ne sarei mai degno, non ne sarei mai all’altezza…».

      Io che invece non aspiro proprio a niente, mi posso permettere la libertà e quindi il lusso non indifferente di dire che forse, al triste stato attuale dei fatti, sarei moralmente più degno e soprattutto pastoralmente e dottrinalmente più competente e meno dannoso di certi vescovi di ultima nomina. Ed una volta affermato questo, sono veramente e serenamente felice di rimanere con la mia talare nera per tutta la vita, senza nulla ambire e senza mai nulla sperare, se non fare la volontà del Padre Nostro che è nei cieli, cosa questa che fa di me un prete felice, realizzato nella vita umana e spirituale, ma soprattutto libero, perché né gli ambiziosi né i carrieristi trasformisti celati oggi dietro una patina di ruffiano pauperismo, potranno mai conoscere quella verità che ci farà veramente liberi.

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