Diritto e morale: sulla scia della teologia di Tomas Tyn

DIRITTO E MORALE

SULLA SCIA DELLA TEOLOGIA DI

TOMAS TYN

 

Le leggi fatte dagli uomini, come tutte le loro opere, possono essere sbagliate. Le leggi fatte dagli uomini sono delle brutte copie delle leggi fatte da Dio; somigliano a queste ultime come un fantoccio meccanico può somigliare ad un uomo vivo. Ecco che, la più semplice indagine mette capo a questa verità; al di sopra delle leggi votate dai parlamenti o imposte dai dittatori ci sono altre leggi, fatte per gli uomini, ma non dagli uomini, que, se non si vedono scritte in un codice, sono dimostrate dalla ragione come è dimostrata dal calcolo degli astronomi l’esistenza di una quantità di stelle, che neppure il telescopio riesce a scoprire [Francesco Carnelutti]

GIanni Battisti 1

auteur
Gianni T. baptistes*

 

Mario Palmaro
Mario Palmaro [1968-2014]

Come hanno modo di ricordare spesso molti teologi, filosofi, giuristi in tutto il mondo e come ci ha ricordato il compianto Mario Palmaro, il rapporto fra Diritto e Morale è indubbiamente uno degli snodi fondamentali e più problematici del pensiero umano. Il Servo di Dio padre Tomas Tyn, teologo, filosofo e moralista di grande valore condividerebbe senz’altro questa affermazione. Quante volte si è infatti confrontato con questa “alta” questione – rispetto alla quale vorremmo ora fornire solo degli spunti per successivi approfondimenti – e quante perle preziose di sapienza ci ha lasciato in eredità.

Tomas Tyn
Il Servo di Dio Tomas Tyn, Ordre des Prêcheurs [1950-1990]

Padre Tomas combatteva da par suo il “riduzionismo anti-sapienziale” che pretendeva stoltamente di negare “il carattere razionale e scientifico, nel senso non positivistico della parola, della teologia”. In tal senso il predicatore domenicano ci ricorda come sia «compito del teologo, dans particolare anche del moralista, quello di fornire delle dimostrazioni» pur raccomandando una «certa docilità» e pur consapevole come «a livello morale non si possa pretendere una dimostrazione di un rigore assoluto, proprio perché la materia è contingente, trattandosi degli agibili dell’uomo». La «docilità» raccomandata dal Servo di Dio è dunque d’obbligo, trattandosi, juste, di questioni «alte» quali son sempre quelle che pongono l’uomo dinanzi ad una scelta che deve incontrare il Divino.

Romano Guardini
il teologo Romano Guardini [1885-1968]

In tale prospettiva un altro grande pensatore come Romano Guardini giungeva a sottolineare, con una certa qual sofferenza come i suoi pensieri ruotassero sempre intorno alla questione «di come Dio voglia il finito» consapevole che «ogni valore è in se stesso chiaro, mais, non appena entra nella compagine della vita umana, si circonda quasi di un alone caliginoso di ingiustizie e deformazioni: di qui una profonda problematicità della dimensione morale, o meglio del volere, agire, esistere in senso morale …» anche in considerazione del fatto che «l’uomo è un fascio di contraddizioni».
Il pensiero di cui sopra sottolinea ancora Guardini «emerge molto presto nella storia dello spirito, vedi la dottrina aristotelica della mesòtes etica; cosicché, l’autentico atteggiamento morale presuppone il sentimento della complessità della vita, un interiore senso della misura e un certo sollevarsi al di sopra …».
«Alto» e sicuramente arduo da affrontare è dunque il tema del rapporto fra diritto e morale, mais, come accennato in precedenza, vorremmo offrire delle chiavi di studio e di lettura valide e sicure, tra cui il pensiero e l’opera di padre Tomas.

Cavalcoli convegno Tyn
il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli durante un convegno sulla figura e la teologia del teologo domenicano Tomas Tyn

Il teologo padre Giovanni Cavalcoli da molti anni assiduo studioso delle opere del Tyn, ci ricorda che: «Nella misura in cui si aggraverà l’attuale disorientamento e relativismo nel campo della morale, si sentirà sempre più il bisogno di rifarsi all’insegnamento di padre Tyn, qui, col suo robusto pensiero dogmatico e speculativo, ci ricorda che una lotta efficace contro l’errore in morale è data solo dalla confutazione degli errori dogmatici e speculativi che ne sono alla base, proponendo in questo campo, con validi argomenti, la sana dottrina».

Il funesto connubio errori dottrinali-deviazioni morali, in effetti inquietava molto il padre Tomas che considerava, avec raison, la purezza dottrinale un bene di straordinaria importanza. Nel corso del nostro ultimo convegno [voir qui] il teologo padre Ariel Stefano Levi di Gualdo ha ricordato e illustrato in tal senso come la morale cattolica si fondi sul buonsenso dogmatico, ed in che misura «La attuale crisi morale all’interno della Chiesa nasce a monte da una profonda crisi della dottrina e del dogma che si è sviluppata e diffusa a partire dalla fine degli anni Sessanta».

Giacomo Biffi
Il cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna

Padre Tomas aveva orrore per l’errore e l’eresia, ma aveva un grande amore per l’errante che cercava di correggere — mettendo con ciò in atto quell’opera di carità spirituale che tanto lo contraddistingueva — con la carità ed il rispetto che si addicono ad un santo pur consapevole che, come afferma il cardinale Giacomo Biffi :

«… la storica saggezza della Chiesa non ha mai ridotto la condanna dell’errore a una pura e inefficace astrazione. Il popolo cristiano va messo in guardia e difeso da colui che di fatto semina l’errore, senza che per questo si cessi di cercare il suo vero bene e pur senza giudicare la responsabilità soggettiva di ciascuno che è nota solo a Dio».

Quanto “santo equilibrio” in padre Tomas Tyn e nei Pastori come il cardinale Biffi; quanto ne troviamo di “santo equilibrio” nella sapienza millenaria della Chiesa e nei buoni Dottori. È infatti un’epoca, la nostra, preda delle mode del momento. Tutto è rimesso, in questi tempi oscuri e burrascosi, al capriccio del singolo, ad istinti, trasgressioni e tendenze spacciati il più delle volte per legittima autoaffermazione, per sacrosanto esercizio di libertà.

Rileva monsignor Antonio Livi:

Auteur Antonio Livi
Il filosofo e teologo Antonio Livi

«Particolarmente evidente è la crisi che lo scetticismo imperante ha prodotto nell’ambito della coscienza morale. Ma la crisi della morale non è la radice, ma uno dei rami di questo male che è lo scetticismo. E’ comunque un sintomo allarmante …» visto che, continua il maestro filosofo e teologo del senso comune «il crollo delle certezze morali comporta la fine dell’uomo e della società, e poi anche della vera religione, quella cattolica».

Serafino Lanzetta
il teologo Serafino Lanzetta, della Congregazione dei Francescani dell’Immacolata

In ossequio al senso comune il giovane teologo padre Serafino Lanzetta evidenzia come «i principi morali naturali sono evidenze indimostrabili ed essi stessi presupposti di una vera conoscenza … senza di essi non si dà vita morale, non si dà conoscenza nell’ambito della ragion pratica. Alla ragione è immediatamente evidente la legge morale nel suo primissimo principio che implica il dover fare sempre il bene ed evitare il male». Egli ci ricorda dunque, essentiellement, il principio primo della morale: Bonum faciendum, malum vitandum.

LISA JOHNSTON | lisa@aeternus.com  lisajohnston@archstl.org  His Eminence Raymond Cardinal Leo Burke | Prefect of the Apostolic Signatura | Archbishop Emeritus of St. Louis in front of the shrine to the Sacred Heart of Jesus in the Cathedral Basilica of S
Il cardinale Raymond Leonard Burke, Presidente del supremo tribunale della segnatura apostolica. Alto Patrono dell’Associazione Internazionale Tomas Tyn

Un grande maestro del Diritto della Chiesa, il cardinale Raymond Leonard Burke, in questi nostri tempi bui pone in risalto come senza giustizia non si possa mostrare carità pastorale. Invece cosa accade al giorno d’oggi? Che non esiste più la morale oggettiva nei nostri salotti radical chic, dove domina uno scetticismo “alla moda” che non ammette una verità che superi le mille e spesso bislacche opinioni umane, non esiste più la morale oggettiva tra i nostri famosi opinion leaders, che poi mediante meccanismi ben collaudati influenzano l’intera società attraverso il cinema, le televisioni, l’internet, le radio, i libri, la stampa.

La morale oggettiva è stata dunque sostituita da una umbratile, incerta, vaga, fumosa, zuccherosa, sicuramente perniciosa morale situazionale, quando non da un vero e proprio nichilismo morale, dimenticando colpevolmente che a Dio che si rivela è dovuta l’obbedienza della fede — il credere — e pure quella dei comportamenti umani — l’agire, l’operare umano — «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» [Gv 14,15]; «Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando» [Gv 15,14]. Condicio sine qua non dell’amore a Dio è dunque l’osservanza della Sua legge consapevoli, con il santo Apostolo, che «pieno compimento della Legge è l’amore» [Rm 13,10] infatti «il termine della legge è Cristo» [Rm 10,4]. I comandi del buon Dio, lungi dall’essere costrizioni, sono ali per innalzarsi fino a Lui. La grande dignità della coscienza morale è stata messa in evidenza dal Magistero della Chiesa.

Il Concilio Vaticano II, al numero 16 della costituzione pastorale Gaudium et Spes insegna che:

«Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa’ questo, fuggi quest’altro».

L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro il suo cuore; obbedire a questune legge è la dignità stessa dell’uomo e secondo essa egli sarà giudicato [cfr Rm 2,14-16]. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria. Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge, che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo …

Michel-Ange 1509
Michel-Ange (1509), particolare della caduta e della cacciata dal Paradiso, Cappella Sistina

La legge, ci ricorda Sant’Andrea vescovo di Creta: «fu vivificata dalla grazia e posta al suo servizio in una composizione armonica e feconda. Ognuna delle due conservò le sue caratteristiche senza alterazioni e confusioni [...] Tuttavia la legge che prima costituiva un onere gravoso e una tirannia diventò, per opera di Dio, peso leggero e fonte di libertà».

Tanta importanza ha la giustizia per l’uomo retto che il profeta Abacuc, che al capitolo 1 versetti 3 e 4 arriva a lamentarsi con il Signore: «Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Non ha più forza la legge, ne’ mai si afferma il diritto. L’empio infatti raggira il giusto e il giudizio ne esce stravolto». Al capitolo 2 versetti 1-4 arriva la risposta di Dio « Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente … Ecco, soccombe chi non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede».

Il profeta Ezechiele al capitolo 18 versetti 1-9 ci comunica questa straordinaria «parola del Signore»: « [...] se uno è giusto e osserva il diritto e la giustizia [...] se non opprime alcuno, restituisce il pegno al debitore, non commette rapina, divide il pane con l’affamato e copre di vesti l’ignudo, se non presta a usura e non esige interesse, desiste dall’iniquità e pronunzia retto giudizio fra un uomo e un altro, se cammina nei miei decreti e osserva le mie leggi agendo con fedeltà, egli è giusto ed egli vivrà, parola del Signore Dio».

In effetti non possiamo non rimarcare che della disobbedienza a Dio abbiamo fatto innumerevoli volte, nel corso dei secoli, amara esperienza a cominciare dalla grande disobbedienza primordiale nel Giardino di Eden [ Gn 3]. Quell’esperienza amarissima che toglie l’amicizia, la grâce, la presenza del nostro Creatore. Una disobbedienza che catapulta l’uomo nelle tenebre del peccato e della morte. Potessimo invece — e il Signore voglia davvero darcene la forza — seguire l’esempio dei grandi santi del passato e del presente guidati dalla Santissima Vergine Maria, esempio sublime di santità e Sede della Sapienza. I santi ci indicano la strada per arrivare a Cristo che è Via Verità e Vita [Gv 14,6]. I santi, come ci ricorda il cardinale Carlo Caffarra, attualizzano mirabilmente la morale cristiana nei vari momenti storici. È questa una delle immense ricchezze del cattolicesimo. Avere tanti “campioni” di fede e di morale che ci danno un luminoso esempio, che ci edificano spiritualmente, che ci attraggono con il loro amore e la vera bontà.

buoni cattivi
le vecchie lavagne di un tempo

Padre Giovanni Cavalcoli sottolinea molto opportunamente che «c’è chi sorride alla distinzione tra buoni e cattivi, che pure è usata da Cristo, quasi si trattasse di un’ingenuità da bambini o di un dualismo fondamentalista. Ma l’alternativa non è altro che quella di rifugiarsi in un moralismo equivoco, torbido, opportunista e relativista, sotto l’apparenza della tolleranza e della liberalità. E’ prudente certo in molti casi astenersi dal giudicare, ma può esser segno di viltà o disonestà non prender posizione quando le cose sono chiare», poiché se è vero che «a causa del peccato originale siamo tutti peccatori, ciò non sopprime la distinzione fra giusti e peccatori». Prosegue in tal senso il teologo domenicano: « [...] ciò che ci è proibito è la pretesa di sostituirci al giudizio divino, considerando comunque che già Sant’Agostino notava che nella misura in cui sin da adesso, benché imperfettamente, è possibile fare quella distinzione, la si deve fare, ed è questo il compito della giustizia umana».

Passiamo ora brevemente al Diritto, riguardo il quale è opportuno accennare alladroit Rivelazione ed in particolare alla fonte vetero e neo testamentaria, soprattutto in considerazione del fatto che nella Bibbia il termine Legge — si pensi solo alla Toràh o Pentateuco e alle Tavole della Legge contenenti il Decalogo — è, senza dubbio, uno dei più ricorrenti. Naturalmente sono notevoli i riferimenti a Legge, Diritto, Giustizia presenti anche nella Sacra Tradizione e nell’insegnamento del Magistero. In precedenza abbiamo fatto riferimento all’Antico Testamento. Vorrei allora citare un celeberrimo e davvero significativo versetto profetico: «Dice il Signore: Praticate il diritto e la giustizia, liberate l’oppresso dalle mani dell’oppressore, non fate violenza e non opprimete il forestiero, l’orfano e la vedova, e non spargete sangue innocente in questo luogo …» [fournit 22,3].

In tutte le lingue e culture il termine diritto indica qualcosa, juste, di retto, di dritto, di non sviato. Dunque l’insieme delle leggi da ritenersi senz’altro rette, dunque giuste. mais, come ci ricorda, fra i molti, uno dei massimi giuristi del Novecento, Francesco Carnelutti, noi possiamo senz’altro dire di una legge emanata dal legislatore che è una legge ingiusta. Orbene

«… se anche una legge può essere ingiusta», dice Carnelutti: «La conformità alla legge non è più un concetto idoneo a definire la giustizia. Come si supera dunque questa grande difficoltà? Non c’è altra via che non sia quella di riflettere che altro sono le leggi fatte dagli uomini, altro sono le leggi fatte da Dio».

Sin dall’antichità, un grande dottore come san Girolamo enunciava l’assioma secondo cui aliae sunt leges Caesarum aliae Christi. «Le leggi fatte dagli uomini».

Seguita Carnelutti nella sua esposizione:

Francesco Carnelutti
Il giurista Francesco Carnelutti

«come tutte le loro opere, possono essere sbagliate. Le leggi fatte dagli uomini sono delle brutte copie delle leggi fatte da Dio; somigliano a queste ultime come un fantoccio meccanico può somigliare ad un uomo vivo. Ecco che, la più semplice indagine mette capo a questa verità; al di sopra delle leggi votate dai parlamenti o imposte dai dittatori ci sono altre leggi, fatte per gli uomini, ma non dagli uomini, que, se non si vedono scritte in un codice, sono dimostrate dalla ragione come è dimostrata dal calcolo degli astronomi l’esistenza di una quantità di stelle, che neppure il telescopio riesce a scoprire».

angelo con bilanciaFrancesco Carnelutti non voleva naturalmente mettere in discussione l’opportunità di una certa qual “sana laicità” delle istituzioni umane, la sostanziale bontà delle leggi e della società civile — e d’altra parte anche il Santo Apostolo Paolo nella prima lettera a Timoteo capitolo 1 versetto 8 ci dice:” Noi sappiamo che la legge è buona purchè se ne faccia un uso legittimo” — ma il celebre giurista friulano traeva comunque le logiche conclusioni del suo ragionamento:

«… Così la giustizia si risolverebbe sempre nella conformità alla legge, purché s’intenda non legge fatta dagli uomini, ma fatta da Dio. Quando un atto è conforme a una legge fatta da Dio è giusto anche se non è conforme a una legge fatta dagli uomini; et vice versa. Perciò abbiamo udito il Vicario di Cristo insegnare ai giudici che quando una legge non è conforme al diritto naturale, in massima, non la debbono applicare. Poiché l’insieme delle cose fatte da Dio si chiama la natura, al complesso delle leggi fatte da Dio si è dato il nome, assai appropriato, di diritto naturale».

Quanta verità in queste parole e quale grave responsabilità quella dei governi nelle politiche scolastiche oltre a quella di alcuni prestigiosi atenei — non solo italiani in verità — nell’aver colpevolmente emarginato una materia sì grande e degna quale appunto il Diritto Naturale — custodito del resto da sempre dalla Chiesa — e con essa studi, idées, riflessioni che risulterebbero al contrario davvero fondamentali per il futuro della società, per l’avvenire dei nostri figli.

decalogoLa legge di Dio non può essere accantonata a cuor leggero, anche se in quest’epoca sembra che la si possa metter da parte con una superficialità, spesso con una superbia ed un’arroganza forse mai riscontrate in passato. A volte si ha la netta impressione che l’uomo sia come divenuto, di colpo, insipiente, che non sia più in grado di riconoscere il vero, il bello, il bene, che anzi si trovi a combattere queste supreme virtù, questi valori insostituibili. Il buon Dio è certamente misericordioso, paziente e lento all’ira, ma è anche sommamente giusto. Chiediamo a Lui e alla Sua Grazia santificante, che torni ad instillare nelle nostre menti e nei nostri cuori quel Santo Timor di Dio che è principio della sapienza.

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* L'AUTEUR – Giurista, svolge la libera professione forense, ha conseguito in seguito il diploma in teologia, è studioso di scienze filosofiche e storiche ed è Presidente dell’Associazione Internazionale Tomas Tyn, di cui sono padri spirituali e membri i redattori di questa rivista. Di questa Associazione internazionale è Alto Patrono il Cardinale Raymond Leonard Burke e Presidente Onorario l’anziana madre del Servo di Dio Tomas Tyn.

Video di presentazione del sito della postulazione della causa di beatificazione del padre Tomas Tyn — a cura di Giovanni Cavalcoli, À

 

BIBLIOGRAFIA

Cfr. Tomas Tyn OP, dispensa De Fine Ultimo, leçon 20 octobre 1989, une fois 1 e segg. Fondamentale, per approfondire il pensiero filosófico e teológico di T. Tyn, la lettura della sua grande opera Metafisica della SostanzaPartecipazione e Analogía Entis a cura di P.Giovanni Cavalcoli OP, Foi et Culture, Vérone 2009; utile anche la lettura de La Forza della VeritàLezioni di Teologia a cura di Gianni T. Battisti Deui Rieti 2012;
Cfr. Romano Guardini, Una Morale per la Vita, Morcelliana Brescia 2001, pag17 e segg;
Cfr. John Cavalcoli, Il Pensiero di Tomas Tyn, opuscolo divulgativo a cura del Cenacolo di San Domenico;
Cfr. Giacomo Biffi, Memorie e digressioni di un italiano cardinale, Cantagalli Siena, 2007, une fois 179
Cfr. Antonio Livi, Interpretazione o riformulazione del dogma? Il fenómeno dell’attuale disorientamento dottrinale in mezzo al popolo di Dio, vedere in Verità della FedeChe cosa credere ed a chiI criteri di discernimento tra Magistero e Teologia a cura di Gianni T. baptistes, Leonardo da Vinci, Roma 2013, une fois 21 e segg;
Cfr. Serafino Lanzetta FI, Verità naturale e rivelazione soprannaturale nell’annuncio delVangelo della Vita in Verità della Fede cit.pag 184 e segg.
Cfr. John Cavalcoli, L'enfer existe – la verità negata, Foi et Culture, Vérone, 2010, pagg 21 e 22;
Cfr. Francesco Carnelutti, La Valle di Giosafatte, Edizioni Radio Italiana, Torino 1950, une fois 48 e segg.

 

J.S. Bach: Lodate Dio, coro della Diocesi di Roma diretto da Marco Frisina

solista: Andrea Bocelli

      Lodate Dio

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