confiscation&environs: « Nous sommes l'armée (clérical) les selfies « entre les migrants et spilline

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DECADENZA&ENVIRONS: « US ARMY (COMMIS) LES selfies' MIGRANTS ET SPILLINE ENTRE …

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la 16 febbraio sul sito di se produire compare la seguente notizia: « Les migrants. la selfie del Papa con la spilla “Apriamo i porti!"». Dinanzi a quell’annuncio ed a quelle immagini qualcuno ha fatto giustamente notare che oggi, tra tante cose da aprire, il Vangelo ha la priorità, specialmente in certe curie, conventi, monasteri o seminari

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auteur
Ivano Liguori, ofm. Capp.

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L’esercito del selfieun palcoscenico sul quale i preti non dovrebbero trovarsi a loro agio [per aprire cliccare sull’immagine]

Come sacerdote trovo sempre difficile da applicare un passo del Vangelo di Matteo:

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«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. donc, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: Ils ont déjà reçu leur récompense. plutôt, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; et le père de votre, qui voit dans le secret, Il vous récompensera " [Mt 6,1-3].

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Si sa: l’uomo è vanaglorioso e come tale trova sempre grande difficoltà ad operare gratuitamente. E il sacerdote resta, jusqu'à preuve du contraire, pas facile, un uomo con tutti i suoi difetti. Praticando il bene c’è sempre la tentazione di un tornaconto personale, anche quando non c’è una ricompensa monetaria, il guadagno si può sempre lucrare in fama, in prestigio, in visibilità e, naturellement, dans like.

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Possiamo forse sprecare tanto ben di Dio? Bien sûr que non. Così oggi, nous prêtres, non cerchiamo più anime da salvare ma like da collezionare. bientôt dit: abbiamo compiuta un’azione di carità? Ecco pronta la foto su Instagram! Un politico che detesto ha espresso un parere? Non indugio a castigarlo andando giù duro di Gazouillement! Individuo la foto di un prete in pianeta e manipolo? Ecco già pronto il commento sprezzante e sarcastico su Facebook o sul blog di turno!

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Roma, 25 janvier 2019: Ivano Liguori e Ariel S. Levi Gualdo, le immagini dove i sacerdoti si sentono a proprio naturale agio

Gli esempi si potrebbero moltiplicare, ma la sostanza di fondo rimane sempre la stessa: siamo felici di aver praticato la nostra giustizia, quella che piace tanto al mondo. E per quanto mi dolga a dirlo, agendo a questo modo noi preti non siamo più pescatori di uomini, come il beato apostolo Pietro [cf. Mt 4, 19], ma pescatori di followers. Siamo davvero saturi di preti internettiani che ricercano visibilità: James Martin — noto apostolo del mondo arcobaleno e della Chiesa in uscita — Alex Zanotelli, Giorgio De Capitani, Mauro Leonardi e altri ancora che si arrampicano sulla scalata della notorietà, semmai per raggiungere la fama di vere e proprie étoile: Antonio Mazzi e Luigi Ciotti.

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Lungi il provare invidia o risentimento per questi confratelli, che in me suscitano solo sconforto, avendo scelto di percorrere uno stile sacerdotale non conforme ma molto comune al giorno d’oggi; uno stile che Gesù non condivide assolutamente, perché la platealità non rientra tra le caratteristiche del discepolo. en fait, il far parlare di sé, non costituisce mai una scelta saggia [cf. Lc 6,26]. le prêtre, deve esercitarsi in una trasparenza dietro la quale deve manifestarsi Cristo; e questo genere di cammino di perfezione, richiede tutta una vita.

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I vecchi Florilegi di santità che venivano letti nei conventi durante i pasti del tempo quaresimale, custodivano una bella espressione: «Egualmente insensibile alle lodi e ai disprezzi». Perché questo è l’uomo illuminato da Dio, che si dimostra trasparente e insensibile a ciò che può costituire un merito o un demerito. Ciò non vuol dire disprezzare i doni o i carismi personali, anzi è più che mai doveroso riconoscere che quanto posseggo non mi appartiene ma è grazia di Dio, quindi non posso vantarmene; il tutto è scritto e spiegato nella celebre parabola dei talenti [cf. Mt 25, 14-30]. Le stesse critiche non sono la parola definitiva di Dio sulla mia esistenza, quindi sono ininfluenti.

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Condivido il pensiero del Card. Robert Sarah quando dice:

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«Più siamo rivestiti di gloria e di onore, più siamo elevati in dignità, più siamo investiti di responsabilità pubbliche, di prestigio e di incarichi nel mondo, come laici, sacerdoti o vescovi, e più dobbiamo progredire nell’umiltà e coltivare con cura la dimensione sacra della nostra vita interiore cercando costantemente di vedere il volto di Dio nella preghiera, nell’orazione, nella contemplazione e nell’ascesi. Può succedere che un sacerdote buono e pio, una volta elevato alla dignità episcopale, cada rapidamente nella mediocrità e nella preoccupazione di avere successo negli affari del mondo. [...] Manifesta nel suo essere e nelle sue opere una volontà di promozione, un desiderio di prestigio e una degradazione spirituale. Finisce per nuocere a se stesso e al gregge di cui lo Spirito Santo lo ha stabilito custode per pascere la Chiesa di Dio, che si è acquistata col sangue del proprio Figlio. Corriamo tutti il pericolo di essere monopolizzati dagli affari e dalle preoccupazioni del mondo se trascuriamo la vita interiore, prière, l’orazione, lo stare ogni giorno faccia a faccia con Dio, l’ascesi necessaria a ogni contemplativo e a ogni persona che vuole vedere l’Eterno e vivere con Lui» [cf. Robert Sarah, La puissance du silence, Cantagalli, 2017, pp. 35-36].

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Roma, 25 janvier 2019: Ivano Liguori e Ariel S. Levi Gualdo, le immagini dove i sacerdoti si sentono a proprio naturale agio

la 16 febbraio sul sito di se produire compare questa notizia: « Les migrants. la selfie del Papa con la spilla “Apriamo i porti!"» [voir QUI]. Annuncio e immagini dinanzi alle quali qualcuno ha fatto giustamente notare che oggi, tra tante cose da aprire, il Vangelo ha la priorità, specialmente in certe curie, conventi, monasteri o seminari

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La notizia è però un clickbait molto ben riuscito, il web impazzisce per certe cose ed il chef executive officer la fa da padrone, en bref: bel colpo Avvenire! Tralasciando il titolo a grande effetto, la notizia che segue riporta che don Nandino Capovilla si è avvicinato al Sommo Pontefice durante l’incontro sulle Migrazioni a Sacrofano e, tra saluti e baci, il Santo Padre ha notato la spilletta «Apriamo i porti!» in mano al sacerdote e, gradendo la cosa, si è prestato per fare un selfie con lui [cf. QUI, QUI, QUI, QUI].

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Chiedo scusa a tutti: temo di avere sicuramente bisogno di molta conversione, forse anche di un buon collirio per gli occhi, perché io non riesco proprio a cogliere un messaggio evangelico in tutto ciò. ou mieux: il messaggio c’è, ed è evidente che c’è, però è politico e sociale. L’inizio di una giustizia umana che si vuole realizzare attraverso le logiche del mondo.

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Il sacerdote così commenta il selfie sul suo profilo Facebook:

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Saliamo sui tetti! Coraggiosamente papa Francesco non perde occasione, taglia corto con le esortazioni scontate. Si concede una foto che rilancia quell’apriamo i porti che sta unendo cittadini dal nord al sud del Paese e che per i cristiani è obbligo evangelico per essere liberi dalla paura. Da questo titolo del meeting nazionale della Chiesa italiana Francesco è partito per denunciare e rilanciare: “La paura è l’origine di ogni schiavitù e di ogni dittatura. Sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori. Noi rinunciamo all’incontro con l’altro per erigere barriere: questo non è umano. Chi ha avuto la forza di vincere la paura oggi è invitato a salire sui tetti e invitare gli altri a fare altrettanto”.

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Il est vrai: bisogna salire sui tetti, sono con te don Nandino, ma sui tetti io ci salgo per annunciare il Vangelo, La Parole de Dieu. E detto questo posso informarti che non ho visto molte spilline nell’ospedale dove sono cappellano con su scritto «no aborto!», «viva l’obiezione di coscienza!». Neppure ho visto nelle parrocchie spille inneggianti la famiglia tradizionale, la fedeltà coniugale, la fedeltà al celibato sacerdotale, la difesa delle donne di strada, la tutela dei malati terminali e degli anziani allettati e via dicendoma l’elenco potrebbe ancora continuare. E quando eventi di questo genere accadono, sono sempre per mano di laici che vengono subito tacciati di tradizionalismo, di fascismo e di bigottismo. peut-être, a differenza di noi preti, loro hanno ancora qualcosa di apertoil cuore.

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Roma, 25 janvier 2019: Ivano Liguori e Ariel S. Levi Gualdo, le immagini dove i sacerdoti si sentono a proprio naturale agio

Noi preti abbiamo sempre più bisogno dei selfie per agire e trovare il coraggio, perché ormai il Vangelo non ci pungola più ed è lettera morta. Se per sbaglio lo citiamo, spesso accade che si tratta solo dell’edizione riveduta secondo l’interpretazione de le Manifeste di Marx ed Engels o del sunto delle Tesi Martin Luther.

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Caro don Nandino, sono certo che nella tua comunità svolgi un servizio encomiabile, ma la prossima volta evita i selfie e la pubblicità, perché non sono necessari. Il tuo sacerdozio è già convincente così, senza queste cose, perché si basa sulla exousia [autorità, authoritativeness] du Christ. È poi bene ricordare che quando San Giuseppe Cafasso passava tra i muratori, carcerati, condannati a morte e povera gente del suo tempo, dubito che ricercasse visibilità, tanto meno si lasciava inebriare dal sacro fuoco dell’entusiasmo che può scottare malamente.

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Il tuo servizio sacerdotale è prezioso, svolgilo pertanto annunciando Cristo, se lo farai scoprirai che le persone ti cercheranno non perché sei un giusto secondo il pensiero del mondo, ma perché hanno incontrato un ministro di Dio che accoglie, riconcilia, sfama con l’Eucaristia, insegna a pregare e a piegare le ginocchia davanti a una maestà superiore a quella dei réseau social: il Santissimo Sacramento.

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Cagliari, 18 février 2019

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L’ESERCITO DEL SELFIE
[ Tagagi & Ketra ]
Hai presente la luna il sabato sera
Intendo quella vera, intendo quella vera
Hai presente le stelle, le torri gemelle
Quelle che non esistono più ,quelle che non esistono più
E se ti parlo di calcio
E se ti suono un po’ il banjo
Dici che sono depresso, che non sto nel contesto, che profumo di marcio
Ma se ti porto nel bosco
Mi dici portami in centro
Perché lì non c’è campo, poi vai fuori di testa come l’ultima volta
Siamo l’esercito del selfie
Di chi si abbronza con l’iPhone
Ma non abbiamo più contatti
Soltanto like a un altro post
Ma tu mi manchi
Mi manchi
Mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa
Mi manchi nella lista
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho
Hai presente la notte del sabato sera
Intendo quella nera, intendo quella nera
Hai presente la gente che corre in mutande
Dici che non esistono più, dici che non esistono più
E se ti parlo di sesso
Carta forbice o sasso
Dici che sono depresso, che non sto nel contesto, che profumo di marcio
Ma se ti porto nel parco
Mi dici portami in centro
Perché lì non c’è campo, poi vai fuori di testa come l’ultima volta
Siamo l’esercito del selfie
Di chi si abbronza con l’iPhone
Ma non abbiamo più contatti
Soltanto like a un altro post
Ma tu mi manchi
Mi manchi
Mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa (mi manchi in carne ed ossa)
Mi manchi nella lista (mi manchi nella lista)
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho (che non ho)
Siamo l’esercito del selfie
Di chi si abbronza con l’iPhone
Ma non abbiamo più contatti
Soltanto like a un altro post
Ma tu mi manchi
Mi manchi
Mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa (mi manchi in carne ed ossa)
Mi manchi nella lista (mi manchi nella lista)
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho (che non ho)
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[Compositori: Alessandro Merli / Fabio Clemente / Tommaso Paradiso]

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